Un senso precipite d’abisso di Marino Badiale

 

 

Pollution concept. Garbage pile in trash dump or landfill.

By Marino Badiale …che ringraziamo

Fonte: Badiale & Tringali – 30.03.2024

In questo intervento, Marino Badiale afferma che alla radice della crisi ambientale, messa in luce dalla recente letteratura ecomarxista, ci sia ciò che lui chiama “illimitatezza” e propone la seguente ipotesi: il rifiuto di ogni limite è stato assorbito e fatto proprio dall’umanità contemporanea. Questo aspetto è in contrasto con ogni forma di cultura umana precedente il capitalismo ed è legato alla natura del rapporto sociale capitalistico.


Il messaggero giunse trafelato/ disse che ormai correva/ solo per abitudine/ il rotolo
non aveva più sigilli/ anzi non c’era rotolo, messaggio,/ non più portare decrittare
leggere/ scomparse le parole/ l’unica notizia essendo/ visibile nell’aria/ scritta su
pietre pubbliche/ in acqua palese ad alghe e pesci./ Tutto apparve concorde con un
giro/ centripeto di vortice/ un senso precipite d’abisso.

B. Cattafi, La notizia

1. Introduzione: un mondo condannato

L’attuale civiltà planetaria si sta avviando all’autodistruzione, a un collasso generalizzato che porterà violenze e orrori. Una organizzazione economica e sociale che ha come essenza della propria logica di azione il superamento di ogni limite è ormai arrivata a scontrarsi con i limiti fisici ed ecologici del pianeta. Non potendo arrestarsi, essa devasterà l’intero assetto ecologico del pianeta prima di collassare. Il fatto che questo sia il percorso sul quale è avviata la società globalizzata contemporanea emerge con chiarezza da molte ricerche, interessanti in sé e anche perché svolte da studiosi di formazione scientifica (nel senso delle scienze “dure”) e lontani da impostazioni teoriche legate al marxismo o in generale all’anticapitalismo. Uno dei centri di ricerca di questo tipo è lo Stockholm Resilience Center dell’Università di Stoccolma. [1] Al suo interno viene sviluppata da anni la ricerca relativa ai “limiti planetari” che la società umana non deve superare per non rischiare la devastazione degli ecosistemi planetari e quindi, in ultima analisi, l’autodistruzione. Gli studiosi del Resilience Center hanno individuato nove di questi limiti (fra i quali, ad esempio, la perdita di biodiversità, il cambiamento climatico, l’acidificazione degli oceani). Nelle prime versioni di tali studi [2] questi limiti non erano tutti quantificati in termini di un parametro oggettivo, mentre recentemente questo obbiettivo è stato raggiunto. [3] La buona notizia è allora che oggi è possibile misurare tali parametri e avere un’indicazione oggettiva sul superamento dei limiti planetari individuati dagli studiosi. La cattiva notizia è che sei su nove di questi limiti sono stati superati, vale a dire che la società umana contemporanea si sta muovendo in una zona altamente pericolosa.

Ulteriori interessanti considerazioni si possono trovare in un recente libro di Vaclav Smil. [4] L’autore mostra con molta chiarezza come le basi concrete, materiali, della nostra attuale civiltà consistano in una massiccia produzione di alcuni materiali fondamentali: acciaio, cemento, ammoniaca (per i fertilizzanti), plastica. Senza questa produzione massiccia, che richiede enormi quantità di energia, non è pensabile poter fornire cibo, riparo, indumenti agli otto miliardi di esseri umani attualmente viventi (e in procinto di diventare nove o dieci); non è possibile, possiamo aggiungere, se intendiamo mantenere l’attuale organizzazione economica e sociale. Ma questa produzione massiccia e crescente è esattamente l’origine materiale di quel superamento dei limiti planetari del quale si è sopra parlato, e quindi dell’attuale crisi generalizzata degli ecosistemi terrestri. Ulrike Herrmann [5] e Andrea Fantini, [6] d’altra parte, mostrano come non ci si possa aspettare una miracolosa soluzione tecnologica che ci permetta di continuare il “business as usual”, magari con qualche piccola correzione, come l’uso dell’auto elettrica al posto di quella tradizionale. Ad esempio, nota Herrmann, le fonti di energia rinnovabile (eolico, solare) hanno problemi di intermittenza, ben noti, che al momento non sappiamo come superare, e che rendono impossibile pensare che l’attuale struttura economica e sociale possa basarsi sul loro uso esclusivo. Un’altro problema significativo sta nel fatto che l’energia solare arriva sulla Terra con una intensità molto bassa. Per farne la base dell’attuale struttura industriale ed economica “avremmo bisogno di trasformare completamente i nostri attuali sistemi di cattura e stoccaggio dell’energia, creando una massiccia infrastruttura (di pannelli solari, turbine eoliche, impianti bioenergetici, turbine mareomotrici e, soprattutto, tecnologie per immagazzinare quell’energia, come le batterie) basata su risorse materiali che, a differenza della luce solare, non sono rinnovabili. Un’economia basata sul solare può contare solo sui materiali esistenti e dunque, a lungo termine, la sua crescita sarà limitata”. [7]

Questi sono solo alcuni esempi dei problemi che sorgono se si vuole pensare una crescita economica indefinita nel rispetto dei vincoli posti dalla necessità di preservare gli ecosistemi terrestri. Ma questo vuol dire semplicemente che l’ecosistema planetario, che è l’ambiente nel quale la civiltà umana può esistere, non è in grado di reggere la crescita economica tipica del capitalismo, crescita che non può ammettere limiti. Di conseguenza, l’ecosistema planetario è sul punto di crollare, e le misure necessarie non possono essere ulteriormente dilazionate. Per fare l’esempio del cambiamento climatico (che è solo uno degli aspetti dell’incipiente crollo ecosistemico), alcuni obiettivi di riduzione delle emissioni dovrebbero essere raggiunti già entro il 2030, e al momento gli impegni assunti dai vari paesi non sono sufficienti. Come ricorda il rapporto UNEP 2022 dedicato a questi problemi (che si intitola significativamente “The closing window”) “si calcola che le politiche attualmente in essere, senza azioni ulteriori, porteranno ad un riscaldamento globale di 2,8 gradi nel ventunesimo secolo”. [8]

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Il 77% dei migliori climatologi ritiene che il riscaldamento globale sarà di 2,5°C

…. e sono inorriditi

 

 

 

Fonte Znetwwork che ringraziamo

“Mi aspetto un futuro semi-distopico con dolore e sofferenza sostanziali per le popolazioni del Sud del mondo”, ha detto un esperto.

Quasi l’80% degli scienziati climatici di alto livello prevede che le temperature globali aumenteranno di almeno 2,5°C entro il 2100, mentre solo il 6% pensava che il mondo sarebbe riuscito a limitare il riscaldamento globale a 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali, secondo un sondaggio pubblicato mercoledì da  Lo ha rivelato il Guardian  .

Quasi tre quarti hanno attribuito l’insufficiente azione dei leader mondiali alla mancanza di volontà politica, mentre il 60% ha affermato che gli interessi aziendali, come quelli dei combustibili fossili, stanno interferendo con il progresso.

“Mi aspetto un futuro semi-distopico con notevole dolore e sofferenza per le popolazioni del Sud del mondo”, ha detto  al Guardian uno scienziato sudafricano . “La risposta del mondo fino ad oggi è riprovevole: viviamo in un’epoca di sciocchi”.

“Ciò che mi ha sconvolto è stato il livello di angoscia personale tra gli esperti che hanno dedicato la propria vita alla ricerca sul clima”.

L’indagine è stata condotta da  Damian Carrington del Guardian , che ha contattato tutti gli esperti che erano stati autori senior di un rapporto del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC) dal 2018. Su 843 scienziati di cui erano disponibili le informazioni di contatto, 383 ha risposto.

Ha poi chiesto loro quanto pensavano che le temperature sarebbero aumentate entro il 2100: il 77% prevedeva almeno 2,5°C e quasi la metà prevedeva 3°C o più.

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I valori dell’Occidente non sono più credibili se non si riducono le disuguaglianze

venerdì 26 aprile 2024
Tempo di lettura: 11 min
Fonte : ASVIS che ringraziamo

La linea del cambiamento di data passa nello stretto di Bering tra le due isole Diomede. Se a mezzogiorno dalla Grande Diomede, che appartiene alla Russia, si attraversano i quattro chilometri di gelido mare per approdare nella Piccola Diomede che fa parte dell’Alaska, si dovranno aggiornare gli orologi a poco dopo le tredici del giorno precedente.

Per i geografi, la linea del cambiamento di data segna il confine tra Occidente e Oriente. Dal punto di vista geopolitico però dovremmo spostarci di almeno tre fusi orari per includere anche il Giappone e la Corea del sud, se non l’Australia, perché per “Occidente” si intende l’insieme di Paesi ricchi, industrializzati, uniti da valori comuni. La scelta di rafforzare i legami di questa comunità nacque da un’idea del presidente francese Valéry Giscard d’Estaing, in collaborazione con il cancelliere tedesco Helmut Schmidt. Il primo G6, tra Francia, Germania, Gran Bretagna, Stati Uniti, Italia e Giappone si riunì nel castello di Rambouillet, in Francia, dal 15 al 17 novembre 1975. L’anno dopo l’incontro fu esteso al Canada e nel 1998 alla Russia, quando si sperava che Mosca tendesse ad assimilarsi all’Occidente; ma queste speranze furono deluse e nel 2014, dopo l’invasione della Crimea, la Russia fu espulsa e il G8 divenne definitivamente G7.

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Climate Crisis to Cost Global Economy $38 Trillion a Year by 2050

 

Per leggere l’articolo tradotto in italiano clicca l’icona blu google translate  (la quarta da sinistra in fondo all’articolo)   . Per un uso professionale e/o di studio raccomandiamo  di fare riferimento al testo originale.

 

Fonte Znetwork  che ringraziamo 

“This clearly shows that protecting our climate is much cheaper than not doing so, and that is without even considering noneconomic impacts such as loss of life or biodiversity,” a new study’s lead author said.

 

The climate crisis will shrink the average global income 19% in the next 26 years compared to what it would have been without global heating caused primarily by the burning of fossil fuels, a study published in Nature Wednesday has found.

The researchers, from the Potsdam Institute for Climate Impact Research (PIK), said that economic shrinkage was largely locked in by mid-century by existing climate change, but that actions taken to reduce emissions now could determine whether income losses hold steady at around 20% or triple through the second half of the century.

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Mentre il pianeta bolle, le grandi compagnie dei media continuano a portare acqua ai giganti dei combustibili fossili

 

Fonte Znetwork che ringraziamo

Autore:

Quando si tratta di reportistica sul clima, le grandi compagnie dei media continuano a deludere il pubblico.

Il 28° vertice della Conferenza delle parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP28), si è recentemente riunito a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti (EAU). Il presidente del vertice, Sultan Ahmed Al Jaber – che è anche a capo della compagnia petrolifera nazionale degli Emirati Arabi Uniti – ha attirato critiche per le voci secondo cui avrebbe pianificato di utilizzare la COP28 per concludere accordi petroliferi e per sostenendo non c’è “nessuna scienza” dietro le richieste urgenti per l’eliminazione graduale dei combustibili fossili, una dichiarazione che in seguito ha ritrattato. CNNCBSIl New York Times, e altro organi di informazione dell’establishment tutti raccontavano del tumulto che circondava la sua difesa mercenaria dei combustibili fossili.

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Vero coraggio politico

 

Image by Gary Bembridge, Creative Commons Attribution 2.0

Fonte Znetwork che ringraziamo

9 gennaio 2024

Questo sarà un post breve, ma questo pomeriggio a Londra è successo qualcosa di importante che immagino non verrà riportato in America: qualcosa di coraggioso e con implicazioni reali.

Forse ricorderete che qualche settimana fa ho  scritto che l’accordo internazionale del mese scorso secondo cui era giunto il momento di “abbandonare i combustibili fossili nei sistemi energetici, in modo giusto, ordinato ed equo” significava che non era più intellettualmente difendibile per consentire alle nazioni di consentire l’espansione dell’industria del petrolio e del gas.

Stamattina Chris Skidmore, deputato conservatore ed ex segretario all’Energia nel governo Tory,  ha annunciato  le sue dimissioni dal Parlamento. Perché? Perché la prossima settimana il governo, guidato da Rishi Sunak, cercherà di aprire il Mare del Nord a una nuova enorme ondata di trivellazioni di petrolio e gas. È come se un senatore repubblicano dicesse: “Non mi ricandiderò perché il mio partito è diventato una filiale dell’industria dei combustibili fossili”. Ciò non accadrà, temo, ma è successo in Gran Bretagna, e nel modo più esplicito. Come ha sottolineato Skidmore nella sua  lettera di dimissioni :

Le decisioni prese alla COP28 il mese scorso hanno messo in moto la transizione globale verso l’abbandono dei combustibili fossili . Mentre continua la crescita esponenziale dell’energia rinnovabile e pulita, mentre cerchiamo di ridurre la nostra domanda di energia per i combustibili fossili attraverso l’adozione di una migliore efficienza energetica negli edifici e nell’industria, mentre l’adozione dell’elettricità sostituisce i combustibili fossili, non c’è motivo di  sostenere per aumentare la produzione di combustibili fossili in un momento in cui gli investimenti dovrebbero essere fatti altrove , nelle industrie e nelle imprese del futuro, e non del passato.

Ha continuato dicendo

Man mano che i combustibili fossili diventano sempre più obsoleti, l’espansione di nuove licenze per petrolio e gas o l’apertura di nuovi giacimenti petroliferi non farà altro che creare risorse non recuperabili del futuro, danneggiando le comunità locali e regionali che dovrebbero invece essere supportate nella transizione delle loro competenze e competenze verso l’energia rinnovabile e pulita.

E questo:

Il disegno di legge che sarà discusso la prossima settimana  non ottiene altro che inviare un segnale globale che il Regno Unito si sta allontanando sempre più dai suoi impegni climatici. Non possiamo aspettarci che altri paesi eliminino gradualmente i loro combustibili fossili mentre allo stesso tempo noi continuiamo a rilasciare nuove licenze o ad aprire nuovi giacimenti petroliferi.  È una tragedia che al Regno Unito sia stato permesso di perdere la propria leadership sul clima, in un momento in cui le nostre imprese, industrie, università e organizzazioni della società civile stanno fornendo leadership e competenze di prima classe a così tante persone in tutto il mondo, ispirando un cambiamento in meglio.

 

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La crescente ondata di ansia climatica: le azioni degli psichiatri

Fonte DORS.IT che ringraziamo 

a cura di Rita Longo

L’indagine nazionale statunitense “Climate Change in the American Mind: Beliefs and Attitudes“, i cui risultati sono stati pubblicati sottoforma di Report a febbraio 2023 (https://climatecommunication.yale.edu/publications/climate-change-in-the-american-mind-beliefs-attitudes-december-2022/), ha rilevato che il 64% della popolazione dichiarava di sentirsi “alquanto preoccupato” rispetto al surriscaldamento globale, e il 27% di dichiarava “molto preoccupato”. Inoltre, 1 americano su 10 asseriva di aver avuto sintomi ansiosi e/o depressivi collegati al cambiamento climatico, che li aveva spinti a cercare aiuto dal punto di vista emozionale e supporto sociale.

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Hard-fought COP28 agreement suggests the days of fossil fuels are numbered – but climate catastrophe is not yet averted

Shutterstock

Matt McDonald, The University of Queensland

As negotiators stagger towards their beds in Dubai and another year’s climate talks come to a close, it’s time to take stock. Did COP28 achieve the big breakthrough the world needs on climate change?

Probably not. But the final agreement – met with an ovation – includes a first call for nations to transition away from fossil fuels. It’s a step short of a commitment to phasing the fuels out, as some delegates had pushed for. But the development suggests the days of fossil fuels are numbered.

The overriding question the world now faces is whether the broad commitments nations agreed to are enough as climate change gathers pace. The answer, alarmingly, is no.

UAE: controversial hosts

This year’s talks were controversial from the start.

The role of oil man Sultan Al Jaber as COP28 president fuelled concerns about the hosting role of the United Arab Emirates – a country with significant interests in sustaining a fossil fuel economy. Then came reports Al Jaber had questioned the scientific rationale for phasing out fossil fuels to tackle climate change, amid reports of fossil fuel trade negotiations on the sidelines of negotiations).

On top of this, unprecedented numbers of fossil fuel lobbyists and geoengineering advocates attended the talks. This did not create the ideal conditions for action on climate change.

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Risolvere la crisi climatica significa porre fine alla nostra dipendenza dalla crescita economica

Source: Open Democracy

 

Fonte Znetwork  che ringraziamo 

 

 

Ma la decrescita nel Nord del mondo non funzionerà se non sarà accompagnata da risarcimenti per il Sud del mondo

I leader mondiali arriveranno ora a Dubai per la COP28 , dove discuteranno su come accelerare la spinta globale verso l’energia pulita.

E con il Nord del mondo responsabile del 92% delle emissioni di anidride carbonica in eccesso a livello mondiale o del 74% dell’uso di materiali in eccesso (metà del quale viene estratto nel Sud del mondo), è chiaro che l’attuale crisi ecologica è responsabilità delle economie industrializzate che sedersi attorno al tavolo.

La fonte del problema risiede nello stesso sistema economico che dà priorità alla crescita economica, al profitto e all’accumulo di ricchezza rispetto al benessere delle persone e del pianeta. Il cieco perseguimento di una crescita economica esponenziale ha dato impulso al processo decisionale economico. Ma la crescita economica esponenziale comporta un’estrazione esponenziale e un approfondimento esponenziale delle disuguaglianze.

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COP28: a year on from climate change funding breakthrough, poor countries eye disappointment at Dubai summit

Lisa Vanhala, UCL

At the COP27 summit in Sharm El-Sheikh, Egypt, an agreement to establish a loss and damage fund was hailed as a major breakthrough on one of the trickiest topics in the UN climate change negotiations. In an otherwise frustrating conference, this decision in November 2022 acknowledged the help that poorer and low-emitting countries in particular need to deal with the consequences of climate change – and, tentatively, who ought to pay.

This following year has seen more extreme weather records broken. Torrential rains created flooding which swept away an entire city in Libya, while wildfires razed swathes of Canada, Greece and the Hawaiian island of Maui.

As these events become routine worldwide, the case grows for an effective fund that can be set up quickly and help those most vulnerable to climate change. But after a year of talks, the fund has, so far, failed to materialise in the way that developing countries had hoped.

I’m writing a book on UN governance of loss and damage, and have been following the negotiations since 2013. Here’s what happened after the negotiators went home and what to watch out for when they return, this time at COP28 in Dubai.

Big questions

Many questions were raised and left unresolved in Sharm El-Sheikh. Among them: who will pay into this new fund? Where will it sit? Who will have power over it? And who will have access to the funding (and who won’t)?

A transitional committee with 14 developing country members and 10 developed country members was appointed by the UN to debate these questions after COP27. The committee has met regularly over the last year, but at its fourth meeting at the end of October – scheduled as the last session – important questions surrounding the fund, such as who should host and administer it, remained. Discussions broke down without an agreement.

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“I più pessimisti erano fin troppo ottimisti”

Fonte Terrestres  che ringraziamo

Intervista condotta da Quentin Hardy e Pierre de Jouvancourt.

Autore intervistato  : Jean-Baptiste Fressoz **

[ la traduzione dal francese è stata effettuata con l’assistenza di google translator. Per un uso professionale e/o di studio si raccomanda di fare riferimento al testo originale ]

Nonostante lo sconvolgimento dei mercati energetici seguito alla guerra in Ucraina, nel 2022 la domanda globale di energia fossile non è quasi diminuita. Nonostante tutto, alcuni sperano che l’idea di transizione energetica, legittimata dal teso contesto geopolitico, possa finalmente prendere seriamente il via. Nulla però è meno certo in quanto la storia dell’energia si scontra con i nostri pregiudizi sulle possibili politiche energetiche. Colloquio.

Tempo di lettura: 20 minuti 

Recentemente hai pubblicato articoli che mettono in discussione la nozione di transizione energetica, mostrando in particolare che questa nozione influenza il modo in cui pensiamo alle trasformazioni necessarie oggi di fronte al cambiamento climatico. Puoi ricordarci quali sono i tuoi argomenti principali?

Jean-Baptiste Fressoz: La transizione energetica è il futuro più consensuale che ci sia. Di fronte al cambiamento climatico è evidente che occorre effettuare una “transizione energetica”. Ma se ci pensi, è qualcosa di gigantesco di cui non abbiamo esperienza storica. Su scala globale non c’è mai stata una transizione energetica, non sappiamo quanto tempo potrebbe richiedere. 

Questa idea di transizione energetica ci sembra naturale perché abbiamo una visione della storia dell’energia del tutto falsa, secondo la quale avremmo vissuto diverse transizioni nel passato, che avremmo cambiato completamente in più occasioni i sistemi energetici (dal legno, al carbone, dal carbone al petrolio), quando in realtà abbiamo solo consumato sempre di più tutte queste energie. 

Su scala globale, non c’è mai stata una transizione energetica… L’attuale nozione di transizione energetica fa sembrare un problema di civiltà un semplice cambiamento nelle infrastrutture energetiche.

Jean-Baptiste Fressoz

La nostra cultura storica ha normalizzato una futurologia straordinariamente strana. L’attuale nozione di transizione energetica fa sembrare un problema di civiltà un semplice cambiamento nelle infrastrutture energetiche. Questo è un errore di categoria.

Nel tuo recente lavoro parli di “simbiosi energetica e materiale” riguardo ai rapporti tra energia e infrastrutture produttive nella storia. Puoi dirci cosa intendi con questo e fare qualche esempio?

In generale, la storia dell’energia è classicamente divisa in grandi fasi: nel XVIII secolo si usava il legno e l’idraulica, nell’Ottocento, con la rivoluzione industriale, il carbone e nel XX secolo il petrolio e l’elettricità. In un libro di prossima pubblicazione, invece, studio le simbiosi tra le energie. In che modo, ad esempio, l’uso del carbone fa sì che consumiamo molta più legna, anche per ragioni energetiche? In che modo l’uso del petrolio determina un maggiore consumo di carbone, anche per ragioni energetiche, ecc.?

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La nicchia climatica umana

Ringraziamo Terrestres  la Rivista da cui è tratto questo articolo. Per un uso professionale o di studio di questo articolo raccomandiamo di fare riferimento al testo originale alla fonte : Terrestres 

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L’emisfero settentrionale (dall’Europa al Nord Africa, passando per Cina e Stati Uniti) subirà questa settimana un’ondata di caldo senza precedenti, con temperature comprese tra 35 e 50°C. Se possiamo aggiungere degli strati per proteggerci dal freddo, quando il caldo diventa insopportabile non ci resta che togliere la pelle. Ma in che misura e per chi il clima può diventare inadatto alla vita umana? Secondo uno studio è possibile che in questo secolo più di 3 miliardi di persone saranno esposte a un clima inabitabile.

Tempo di lettura: 18 minuti

Questo articolo è apparso originariamente il 17 giugno 2022.

Questa primavera, nei mesi di aprile e maggio, un’ondata di caldo durata diverse settimane ha colpito l’India e il Pakistan . Questo periodo, che precede il monsone, è solitamente il più caldo dell’anno, poiché la pioggia porta con sé un leggero raffreddamento. Con temperature intorno ai 50°C per diversi giorni, molte persone hanno dovuto lavorare durante la notte relativamente fresca. Non mancava solo l’acqua – a volte inquinata – ma anche l’energia: diverse centinaia di migliaia di persone mancavano di elettricità per alimentare frigoriferi o condizionatori – disponibile solo per i più ricchi.Il caldo intenso è anche causa di decine di infarti al giorno, significativa mancanza di sonno, saturazione del sistema sanitario .

Questo episodio prefigura una tendenza planetaria di cui cominciamo a conoscere alcune caratteristiche: cupole di calore, megaincendi, ondate di caldo, siccità. A questo quadro si aggiungono tutta una serie di problemi sanitari, tra cui la diffusione di malattie infettive e il deterioramento delle condizioni di salute fisica e mentale. Ad esempio, il cambiamento climatico fa diminuire la durata media del sonno, soprattutto tra le donne, gli anziani o le persone provenienti da paesi poveri, il che tende a causare molti problemi, come un aumento della depressione, del cancro, della perdita di memoria, ecc. 1 . Esiste anche uno studio americano che prevede che i problemi cardiaci causati dal caldo potrebbero uccidere fino a 10.000 americani all’anno entro la fine del II secolo.. E il caldo non danneggia solo la vita umana, ma anche molti animali sono in pericolo diretto. Lo dimostra questa incredibile carneficina, dovuta a un’ondata di caldo in Kansas, che ha recentemente trasportato migliaia di bovini (vedi sotto).

vedi il filmato a questo indirizzo
Fonte: Rawsalert ( https://twitter.com/i/status/1537233682867851264 )

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Camminando in un mondo di forni Un passo nella giusta direzione

Questo articolo è ripreso da ZNETWORK che ringraziamo . La traduzione in italiano è effettuata con l’assistenza di google traslator. Per un uso professionale e/o di studio si raccomanda di fare riferimento all’articolo all’origine

Autrice :

Fonte ZNETWORK 

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Troppo caldo.

Troppo secco.

Troppe armi.

Questo mondo ha bisogno di cambiare.

Ma è troppo vago. Dopotutto, questo mondo sta già cambiando, ma non in modi che fanno bene a te e a me.

Conosci i fatti. Luglio 2023 è stato il  mese più caldo  mai registrato, da quando noi umani abbiamo iniziato  a tenere traccia  della temperatura. E sta solo diventando più caldo. Come ha detto al  New York Times Petteri Taalas, segretario generale dell’Organizzazione meteorologica mondiale,  il recente clima troppo estremo è solo “un assaggio del futuro”.

Dichiarare guerra a noi stessi

Non sta piovendo. Non almeno dove (e quando) così tanti di noi ne hanno bisogno per  l’acqua potabile  , l’agricoltura o la ricreazione. L’Uruguay  è fuori dall’acqua, con il governo che dà la priorità ai data center e alle multinazionali invece che alla sua gente assetata. In Sud Africa, il governo propone di depurare l’acqua delle  miniere abbandonate  come soluzione a una prolungata crisi idrica e alla mancanza di acqua potabile. Le persone in città come  Flint, Michigan e  Jackson, Mississippi , sanno come ci si sente. Non è solo grazie alle carenze naturali, ma alla cattiva gestione, ai misfatti aziendali, alla mancanza di investimenti in infrastrutture critiche e al  razzismo , il tutto mescolato con il cambiamento climatico. E questo è solo l’inizio . Decine di  metropoli  rischiano di ritrovarsi con acqua potabile contaminata o scarsa (o entrambe). Peggio ancora, quando piove, uccide e distrugge come le inondazioni improvvise nel  Vermont  circa un mese fa o nella capitale parzialmente devastata della Cina, Pechino e dintorni  proprio di recente .

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Nuclear is flatlining

Fonte : Theecologist
Dr Jim Green 1st March 2023 | 
Nuclear power remains stagnant and only an acceleration of China’s nuclear program will save the industry from a global death spiral.

The nuclear industry experience last year was the same as almost every other for the past 30 years: a small number of reactor start-ups and a small number of closures.

Meanwhile, the growth of renewables is being turbocharged as countries seek to strengthen energy security.

Decline

There were seven reactor start-ups worldwide in 2022 and five permanent reactor closures, a net gain of just 4.2 gigawatts (GW) of electricity generating capacity.

The fleet of mostly young reactors 30 years ago is now a fleet of mostly ageing reactors. Due to the ageing of the reactor fleet, the International Atomic Energy Agency (IAEA) anticipates the closure of 10 reactors (10 GW) per year from 2018 to 2050.

Over the past decade, from 2013‒22, there were on average 6.5 reactor construction starts annually. That’s a recipe for slow decline. There were 20 construction starts over the past two years, suggesting the possibility of a further period of stagnation.

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Il cambiamento climatico aumenta le malattie infettive in tutto il mondo

Fonte  Climate & Capitalism  che ringraziamo 

di Neha Pathak
Yale Climate Connections, 22 febbraio 2023

Ondate di calore, inondazioni, siccità e temperature in aumento alimentate dai cambiamenti climatici hanno reso il mondo più vulnerabile alle epidemie e alla diffusione di un’ampia varietà di agenti patogeni, da batteri e virus a funghi e protozoi.

Il cambiamento climatico ha già aumentato il rischio di quasi il 60% di tutte le malattie infettive conosciute, comprese le malattie trasmesse da zecche e zanzare – come la malattia di Lyme e la dengue – e varie infezioni trasmesse da cibo e acqua, secondo un’analisi pubblicata sulla  rivista  Nature Climate Cambia .

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Legambiente ER. CCS, stretta di mano ENI-SNAM: facciamo il punto

Fonte Legambiente EmiliaRomagna che ringraziamo

Pubblichiamo questo comunicato  di Legambiente Emilia Romagna che fa chiarezza sulla tecnologia CCS promossa  come ” miracolosa risolutrice” della questione energetica in grado di rendere compatibile il perdurare dell’utilizzo delle fonti fossili  con la transizione ecologica , una proposta che non convince scienziati e tecnici. Un progetto deviante  per non affrontare il cambiamento necessario per la decarbonizzazione della produzione di energia. editor

IL COMUNICATO LEGAMBIENTE EMILIA-ROMAGNA 

 Stretta di mano Descalzi-Vernier in nome del fossile: gli investimenti sul CCS allontanano gli obiettivi di decarbonizzazione, legandoci a doppio filo ai combustibili fossili

 CCS tecnologia attualmente fallimentare, serve solo a favorire il business del fossile, Legambiente: ennesimo atto di greenwashing delle due partecipate di stato per ancorare il paese, già in grave crisi climatica, alle fonti fossili.”

 Ravenna si conferma ancora una volta Capitale del fossile, dopo la stretta di mano fra Descalzi e Vernier di ieri che ha sancito la collaborazione tra Eni e SNAM per la prima fase di avvio del progetto di CCS (Carbon Capture and Storage) sulla Costa Ravennate. In particolare, il progetto prevede il sequestro delle emissioni prodotte dall’impianto di lavorazione di gas a Casal Borsetti, convogliate poi verso la piattaforma di Porto Corsini.

Ma non è tutto oro ciò che luccica: sebbene nelle note stampa dei due A.D. si legga di una tecnologia matura, pronta all’utilizzo e che sta avendo notevoli sviluppi in Europa, basta una veloce rassegna stampa a smentire le loro posizioni. Oltre a rivelarsi una tecnologia acerba e fallimentare, il CCS si dimostra essere il meccanismo perfetto per continuare il business-as-usual del fossile. Ma veniamo al dunque.

In Australia, il colosso del fossile Chevron ha investito 3 miliardi, con sussidi statali per 60 milioni, per un impianto di cattura e stoccaggio che doveva raggiungere un target dell’80% di efficienza nella cattura: dopo cinque anni la stessa compagnia ha dovuto rendere conto del fallimento del più grande impianto di CCS al mondo, che dopo un avvio tortuoso, dal 2019 al 2021 ha catturato nemmeno la metà del target proposto.

Uno studio recente dell’Institute for Energy Economics and Finance ha preso in esame 13 progetti di punta in campo CCS a livello mondiale, responsabili per il 55% delle operazioni nel settore. Dei 13 impianti, 7 non hanno raggiunto i target, 2 sono falliti e 1 è in stato di fermo. Inoltre, lo studio mostra che, lungi dall’essere una tecnologia nuova e innovativa, il CCS è impiegato da oltre 50 anni per il recupero di gas, riutilizzato poi per facilitare il pompaggio da altri pozzi. Lo studio mostra infatti come il 73% della Co2 catturata venga utilizzata in processi di Enhanced Oil Recovery (EOR).

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COP27: nulla di fatto. Nessuna sorpresa

Fonte: REDD-Monitor – 28.11.2022

L’ennesima riunione delle Nazioni Unite sul clima non porterà alcuna differenza. L’industria dei combustibili fossili continuerà a espandersi. Le emissioni di gas serra cresceranno. La crisi climatica peggiorerà.

Ecco una breve panoramica di ciò che è emerso dalla COP27.


Perdite e danni

La COP27 ha raggiunto un accordo per la creazione di un fondo per compensare i Paesi per le perdite e i danni causati dalla crisi climatica. Ciò è importante. Ma i dettagli sono disperatamente vaghi, o del tutto inesistenti. Da dove e quando arriveranno i soldi, non è dato saperlo.

I governi che hanno partecipato alla COP27 hanno raggiunto la decisione di «stabilire nuove modalità di finanziamento per assistere i Paesi in via di sviluppo che sono particolarmente vulnerabili agli effetti negativi del cambiamento climatico, per rispondere alle perdite e ai danni… »

Istituiranno un “Comitato di Transizione” con l’obiettivo «di rendere operativi gli accordi di finanziamento». E inviteranno «le istituzioni finanziarie internazionali a prendere in considerazione, in occasione delle riunioni di primavera del 2023 del Gruppo della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale, la possibilità che tali istituzioni contribuiscano ad accordi di finanziamento, compresi approcci nuovi e innovativi, per rispondere alle perdite e ai danni associati agli effetti negativi dei cambiamenti climatici».

L’idea di affidare alla Banca Mondiale e al Fondo Monetario Internazionale “approcci innovativi” agli accordi di finanziamento è la ricetta per un disastro.

A me sembra un invito a sviluppare un programma per garantire che i governi e le imprese responsabili della crisi climatica evitino di pagare risarcimenti alle comunità che soffrono le conseguenze della crisi climatica – mentre consente all’industria dei combustibili fossili di continuare a trarre profitto dall’inquinamento.

I governi hanno inoltre concordato che terranno consultazioni ministeriali prima della COP28 «per far progredire la considerazione e la comprensione di un possibile risultato su questo problema».

L’inclusione di perdite e danni nel “Piano di Applicazione di Sharm el-Sheikh” è attesa da tempo. Ma il testo concordato, tradotto in inglese, non significa nient’altro che dare un calcio al barattolo per allontanarlo il più lontano possibile.

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L’IPCC distribuisce la bozza finale del rapporto di sintesi al sesto rapporto di valutazione

Comunicato Stampa IPCC. La traduzione è stata fatta con google translator. Per un uso professionale fare riferimento al testo originale in lingua inglese . vedi IPCC 

 

GINEVRA, 25 novembre – Il gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici (IPCC) ha distribuito ai governi la bozza finale del riepilogo per i responsabili politici e un rapporto più lungo del rapporto di sintesi del sesto rapporto di valutazione per revisione e commenti. La distribuzione finale del governo, che va dal 21 novembre 2022 al 15 gennaio 2023, è l’ultima fase dei preparativi prima dell’approvazione plenaria da parte del gruppo di esperti di questa rata finale del sesto rapporto di valutazione dell’IPCC, prevista per marzo 2023 .

Il rapporto di sintesi integra i risultati dei tre contributi del gruppo di lavoro pubblicati rispettivamente nell’agosto 2021, e poi nel febbraio e nell’aprile 2022, e i tre rapporti speciali pubblicati nel 2018 e nel 2019. Fornirà ai responsabili politici una panoramica di alto livello -datare la comprensione del cambiamento climatico, dei suoi impatti e dei rischi futuri e delle opzioni per affrontarlo. Il rapporto di sintesi confluirà nel Global Stocktake del prossimo anno, una componente fondamentale dell’accordo di Parigi che monitora la sua attuazione e valuta i progressi collettivi verso gli obiettivi concordati.

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COP27: one big breakthrough but ultimately an inadequate response to the climate crisis

Matt McDonald, The University of Queensland

For 30 years, developing nations have fought to establish an international fund to pay for the “loss and damage” they suffer as a result of climate change. As the COP27 climate summit in Egypt wrapped up over the weekend, they finally succeeded.

While it’s a historic moment, the agreement of loss and damage financing left many details yet to be sorted out. What’s more, many critics have lamented the overall outcome of COP27, saying it falls well short of a sufficient response to the climate crisis. As Alok Sharma, president of COP26 in Glasgow, noted:

Friends, I said in Glasgow that the pulse of 1.5 degrees was weak. Unfortunately it remains on life support.

But annual conferences aren’t the only way to pursue meaningful action on climate change. Mobilisation from activists, market forces and other sources of momentum mean hope isn’t lost.

One big breakthrough: loss and damage

There were hopes COP27 would lead to new commitments on emissions reduction, renewed commitments for the transfer of resources to the developing world, strong signals for a transition away from fossil fuels, and the establishment of a loss and damage fund.

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Crisi climatica: il riscaldamento di 1,5°C può innescare più punti di non ritorno

Fonte: Antropocene.org che ringraziamo 

 

 

 

Secondo una nuova e importante ricerca pubblicata sulla rivista «Science», se la temperatura globale dovesse aumentare di oltre 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali, potrebbero verificarsi diversi punti di non ritorno per il clima. Anche ai livelli attuali di riscaldamento globale, il mondo rischia già di superare cinque pericolosi punti climatici di non ritorno e i rischi aumentano per ogni decimo di grado di ulteriore aumento delle temperature.

Un team di ricercatori internazionali ha sintetizzato le prove relative ai punti di non ritorno, le loro soglie di temperatura, i tempi e gli impatti, grazie a una revisione completa di oltre 200 articoli pubblicati dal 2008, quando i punti di non ritorno climatici sono stati definiti per la prima volta in modo rigoroso. L’elenco dei potenziali punti di non ritorno è passato da nove a sedici.

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Per essere all’altezza dei tempi ….

 

 

I frequentatori più assidui del sito Diario Prevenzione avranno notato che da diverso tempo pubblichiamo sempre più spesso report, documenti e notizie che fanno riferimento a grandi temi come il cambiamento climatico, ai necessari interventi e adattamenti per farvi fronte. Come sempre riprendiamo questi report e articoli dalle fonti più qualificate come Enti di ricerca, siti autorevoli, riviste specializzate.Su questo tema del riscaldamento climatico e della necessaria trasformazione ecologica della società nei modi di produrre e consumare, a causa della guerra in Europa e della crisi energetica, si sta perdendo tempo e si stanno facendo molti passi indietro.

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Il padiglione “Science for Climate Action” di WMO, IPCC e MERI Foundation ospiterà la scienza sui cambiamenti climatici alla COP27, Egitto

Dotato delle ultime conoscenze sui cambiamenti climatici, il padiglione mira a fornire la scienza al centro dei colloqui internazionali, del processo decisionale e dell’azione per il clima.  

Sotto lo slogan “Connected”, il padiglione si concentrerà sull’impatto delle attività umane su comunità, economie ed ecosistemi, al fine di passare ad azioni concrete di mitigazione e adattamento.

“Il messaggio della comunità scientifica è molto chiaro. Gli impatti dei cambiamenti climatici sono già molto visibili e peggioreranno. La COP27 deve accelerare i livelli di ambizione sulla mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici”, ha affermato il segretario generale dell’OMM, il prof. Petteri Taalas, aggiungendo che “l’OMM informerà i negoziati alla COP27 con le ultime scoperte scientifiche sulle concentrazioni di gas serra e sullo stato del clima, nonché come aggiornamenti sulle osservazioni, il monitoraggio e la ricerca sul clima. L’OMM svelerà un piano d’azione per ottenere gli allarmi precoci per tutti e iniziative per aumentare la resilienza”.

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Dal sogno solare all’incubo legale

FONTE TNI

In che modo gli investitori finanziari, gli studi legali e gli arbitri traggono profitto dal boom dell’arbitrato degli investimenti in Spagna
31 maggio 2022
Rapporto

Questo attento esame delle cause di arbitrato sugli investimenti contro la Spagna rivela che il Trattato sulla Carta dell’Energia (ECT) sta avvantaggiando solo gli investitori transnazionali e gli studi legali specializzati a scapito del sogno solare della Spagna.

Scarica qui il rapporto completo .

Negli ultimi 10 anni, la Spagna è stata oggetto di più cause di arbitrato sugli investimenti rispetto a qualsiasi altro paese. Ha ricevuto un totale di 51 reclami, di cui 27 sono già stati risolti, 21 dei quali a favore dell’investitore.1 Ciò significa che in otto reclami su dieci gli investitori hanno vinto. Secondo il governo spagnolo, l’importo totale richiesto dagli investitori stranieri ammonta a quasi 8 miliardi di euro. Finora, la Spagna è stata condannata a pagare più di 1,2 miliardi di euro di risarcimento per i casi persi, che equivale all’intero impegno di spesa del Paese per combattere la crisi climatica – o cinque volte quello che ha speso per alleviare la povertà energetica nel 2021 Man mano che i casi continuano, saranno in gioco sempre più soldi dalle casse dello Stato; non solo per pagare agli investitori le somme risultanti dai lodi, ma anche gli onorari di avvocati ed esperti,

Tutte le cause sono state intentate nell’ambito del Trattato sulla Carta dell’Energia (ECT), un accordo commerciale e di investimento internazionale con più di 53 Stati membri in Europa e in Asia. Un’ampia gamma di parti interessate considera l’ECT ​​obsoleto (compresi la Commissione europea e gli Stati membri dell’UE), per due ragioni principali. In primo luogo, i suoi standard di protezione degli investimenti formulati in modo vago e il meccanismo altamente controverso di risoluzione delle controversie investitore-Stato (ISDS) che li applica consentono agli investitori privati ​​di sfidare le misure di politica pubblica nel settore energetico. In secondo luogo, vi è ampio consenso sul fatto che l’ECT ​​non sia in linea con gli obiettivi dell’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici o gli obiettivi di sviluppo sostenibile.

L’ECT fornisce una forte protezione per gli investimenti esteri nel settore energetico, inclusi petrolio, gas e carbone, contro le interferenze del governo che riducono i profitti di un investitore. La Spagna è degna di nota perché tutte le cause coinvolte sono avviate da investitori stranieri nel settore delle energie rinnovabili. I generosi incentivi approvati dal governo spagnolo nel 2007 hanno attratto molti investitori stranieri e nazionali. Gli incentivi sono stati rivisti al ribasso negli anni successivi. Questi cambiamenti nella politica sono stati contestati da investitori stranieri ai sensi dell’ECT. Ma un attento esame dei casi contro la Spagna mostra che l’ECT ​​sta avvantaggiando solo investitori transnazionali e studi legali specializzati a scapito del sogno solare spagnolo.

Risultati chiave:

1.
I casi ECT contro la Spagna sono stati utilizzati per pagare premi di investimento, avvocati e arbitri, distogliendo importanti risorse pubbliche da aree di importanza ambientale e sociale. Ad oggi, la Spagna è stata condannata a pagare oltre 1,2 miliardi di euro di risarcimento agli investitori stranieri e 101 milioni di euro ad avvocati e tribunali arbitrali. Nei casi in corso gli investitori chiedono ulteriori 3 miliardi di euro, che comunque comporteranno corrispondenti costi procedurali.

2.
Le rivendicazioni ECT creano un sistema discriminatorio. Solo i grandi investitori stranieri o gli investitori spagnoli con filiali estere o società di cassette postali possono ricorrere all’arbitrato internazionale. Possono intascare ipotetici profitti futuri, mentre gli investitori domestici più piccoli non possono. Questo trattamento discriminatorio trasferisce denaro e potere verso grandi società e fondi di investimento transnazionali a spese delle imprese spagnole, comprese le PMI e le cooperative energetiche che sono agenti importanti per una giusta transizione energetica e rappresentano il 75% degli investimenti nelle energie rinnovabili.

3.
L’ECT avvantaggia in modo schiacciante gli investitori finanziari e speculativi. Al momento in cui scriviamo, l’89% dei beneficiari delle richieste di ECT non sono società di energia rinnovabile ma società finanziarie e fondi di investimento che hanno poco o nulla a che fare con la transizione energetica sostenibile. Molti hanno investito nel settore spagnolo delle energie rinnovabili a causa dei rendimenti superiori al mercato, acquistando installazioni esistenti invece di espandere la produzione di energia rinnovabile, e allo stesso tempo riversando denaro in progetti di combustibili fossili altrove. La metà delle società che hanno citato in giudizio la Spagna hanno anche investimenti nei settori del carbone, del petrolio, del gas e dell’energia nucleare.

4. La
Spagna è diventata una nicchia commerciale attraente per gli studi legali specializzati. L’alto tasso di successo dell’investitore nei casi di arbitrato ha reso l’ECT ​​il trattato preferito per avviare casi ISDS. Studi legali specializzati hanno un ruolo attivo nella pubblicità dell’uso del contenzioso sui trattati di investimento tra i loro clienti aziendali. Solo sei studi legali hanno rappresentato la maggior parte dei casi contro la Spagna.

What the invasion of Ukraine means for the IPCC’s latest climate change report

Myles Allen, University of Oxford and Hugh Helferty, Queen’s University, Ontario

The UN’s new IPCC report on the mitigation of climate change says that immediate and deep emissions reductions are needed to limit global warming, along with removing carbon dioxide back out of the air in future. Meanwhile, the world’s governments are urging fossil fuel companies to drill for more oil and gas as fast as possible to make up for sanctions on Russia. What on earth is going on?

The job of the IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) is not to conduct research or to express opinions, but to assess the scientific literature. This primarily means papers accepted in academic journals prior to a cut-off date. In the case of this latest report, that was back in October 2021.

Since then, wholesale prices of most fossil fuels have more than doubled. So, what to make of the IPCC’s conclusions? Does Russia’s invasion of Ukraine make it easier or harder to stop climate change? The answer depends heavily on how you frame the problem.

Using the “emitter responsibility” framing adopted by the IPCC – and hence by almost everyone else, including the world’s governments and corporations – climate change means emitters need to reduce “their” emissions. Vendors of the products that cause those emissions are mere bystanders.

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LAUDATO SI’: CONVERSIONE ECOLOGICA E SOCIALE, PARTECIPAZIONE E RAPPRESENTANZA

 

Mario Agostinelli presidente Laudato Sì

Diffondiamo da Inchiestaonline

Un previsto successo elettorale del mondo ambientalista nel medio periodo presenta molte incertezze. Innanzitutto, dovrebbe prendere seriamente in considerazione una consapevolezza intergenerazionale del tempo che viene a mancare e una diffusa conoscenza di come un innalzamento brusco dell’energia interna del nostro Pianeta possa precludere la sopravvivenza della nostra specie. Il che, anche dopo la pandemia è tutt’altro che scontato. In secondo luogo, la connessione tra ingiustizia climatica e sociale (nel senso che i più colpiti sono i più poveri) può dare l’illusione alle classi più ricche e alle nazioni più potenti di poter accaparrare per sé le risorse residue per uno stile di vita immutato e impiegare mirabolanti tecnologie che trattino la natura come un manufatto artificiale adatto alla propria esclusiva riproduzione. Questa è la nuova forma che il negazionismo climatico assume tra i seguaci della crescita illimitata ed è tutt’altro che pacifico e minoritario.

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Mario Agostinelli: Il nucleare é per sempre

Fonte: Inchiestaonline

Autore : Mario Agostinelli 

Cingolani Ministro durerà magari solo giorni: più sfortunatamente per noi anche per mesi, ma il nucleare, purtroppo, è per sempre, basta dire la verità. Purtroppo, l’educazione scolastica e l’informazione scientifica abitualmente non si responsabilizzano per illustrare l’incompatibilità tra il vivente e impieghi troppo densi di energia, come nel caso dei fossili e del nucleare.

Per rappresentare, in modo seppure grezzo e con qualche approssimazione, l’ordine di grandezza con cui le tecnologie energetiche possono interferire con la riproduzione della vita, basti dire che, per ottenere pari energia, la fusione di un grammo tra isotopi di idrogeno equivarrebbe alla fissione di 8-10 grammi di uranio, ovvero a portare a combustione 5.000 tonnellate di carbone o bruciare in centrale 6.300 metri cubi di gas, o, ancora, con processi ben più controllabili e non distruttivi, a far cadere da un dislivello di 1.000 metri 1/3 di tutta l’acqua del lago d’Iseo. Un simile confronto rappresenta in modo “drammatico” l’impatto assai differente di fonti di energia che si sono formate in processi lontanissimi nel tempo e che vengono ricuperate all’istante con tecniche estreme (fusione, fissione, combustione), che sprigionano effetti con ordini di grandezza di parecchio multipli rispetto alle forze naturali con cui conviviamo sul Pianeta (acqua vento, luce e calore del sole). Quanto più densa è la fonte energetica, tanto più lungo e duraturo sarà il suo tempo di smaltimento in atmosfera, negli oceani e nei suoli, fino ad effetti distruttivi in caso di incidente o di eccessivi accumuli.

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Nos projections climatiques pour l’an 2500 montrent que la Terre sera inhospitalière pour les humains

Les prévisions actuelles concernant l’avenir du climat ne vont pas assez loin.
Shutterstock

Christopher Lyon, McGill University; Alex Dunhill, University of Leeds; Andrew P. Beckerman, University of Sheffield; Ariane Burke, Université de Montréal; Bethany Allen, Swiss Federal Institute of Technology Zurich; Chris Smith, University of Leeds; Daniel J. Hill, University of Leeds; Erin Saupe, University of Oxford; James McKay, University of Leeds; Julien Riel-Salvatore, Université de Montréal; Lindsay C. Stringer, University of York; Rob Marchant, University of York et Tracy Aze, University of Leeds

De nombreux rapports basés sur des recherches scientifiques évoquent les effets à long terme des changements climatiques, tels que l’augmentation des niveaux de gaz à effet de serre, des températures et des mers, d’ici 2100. L’Accord de Paris exige que nous limitions le réchauffement à moins de 2 degrés Celsius d’ici la fin du siècle par rapport au niveau préindustriel.

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Podcast Diario Prevenzione – 25 giugno 2021 – Puntata n° 86

a cura di Gino Rubini

In questa puntata parliamo di :

– Un nuovo rapporto afferma che sono necessarie azioni e investimenti governativi urgenti contro la resistenza antimicrobica. L’articolo:  “Resistenza agli antimicrobici” 23/06/2021 • Raisa Santos su Health Policy Watch su Health Policy Watch
– Canada, uno studio IWH. Procedure OHS più deboli, le politiche spiegano i maggiori rischi di infortuni dei piccoli datori di lavoro
L’homme machine 
UNISON GB . La solidarietà internazionale è la chiave per contrastare i regimi autoritari
il Dossier di INRS : AGENTS SENSIBILISANTS
– Il periodico ” Lavoro e Salute”, un magazine online fuori dal coro.

 

Etui. La riduzione dell’orario di lavoro e la crisi climatica

Nel suo recente discorso a una conferenza sulla riduzione dell’orario di lavoro e la crisi climatica, la professoressa Juliet Schor del Boston College ha sottolineato che è impossibile decarbonizzare adeguatamente, ad esempio mirando a ridurre le emissioni di carbonio circa il 10% all’anno, un obiettivo molto ambizioso – senza ridurre l’orario di lavoro nei paesi sviluppati. Ciò è dovuto principalmente al fatto che la trasformazione del sistema energetico da combustibili fossili a fonti energetiche rinnovabili pulite è essenziale per ridurre le emissioni, ma di per sé non è sufficiente.

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