Why demonising people as ‘workless’ won’t solve rising economic inactivity

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James Morrison, University of Stirling

As the gloves come off for election year, Britain’s would-be leaders are circling a new political punch-bag: people who are “economically inactive”.

According to the Office for National Statistics (ONS), this term denotes those who are not currently in employment, who have not sought employment within the last four weeks and who are unable to start work within the next two weeks. Between November 2023 and January 2024, 9.25 million 16 to 64-year-olds were inactive. This is equivalent to 21.8% of all working-age adults.

The renewed political focus is the latest incarnation of what sociologists since the 1970s have called “scroungerphobia”. My research shows that myths around people who aren’t working have long been promoted by mainstream UK politicians and right-wing news media.

What the data actually shows, however, is that swathes of people are facing serious and complex life challenges. The rise in economic inactivity is being driven by mental ill-health and burnout, growing NHS waiting lists and Britain’s increasing reliance on unpaid carers. Many of those affected face deepening poverty after years of cuts to out-of-work benefits.

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L’Anses publie un rapport sur les effets du télétravail sur la santé

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Fonte Etui 

Autore : Pierre Bérastégui che ringraziamo 

L’Agence nationale de sécurité sanitaire de l’alimentation, de l’environnement et du travail (ANSES) a publié un rapport dressant l’état des lieux des connaissances sur les effets du télétravail sur la santé.

L’étude, réalisée à la demande par l’Institut de recherche en santé environnement et travail (IRSET), identifie des effets sanitaires potentiels liés au recours massif au télétravail et aux technologies qui y sont associées. Les effets indésirables et leurs effets aggravants concernant la santé (troubles musculosquelettiques, impacts sur la vue, perturbation du sommeil, etc.), l’activité de travail (exigences de réactivité et de disponibilité, horaires de travail atypiques, dynamiques relationnelles, etc.) et la vie sociale – principalement en termes d’articulation vie privée et vie professionnelle.

Le rapport pointe que l’identification et la prévention des risques liés au télétravail nécessite la mobilisation de l’ensemble des acteurs – employeurs, préventeurs, travailleurs et leurs représentants –, afin de faire émerger des connaissances et des solutions qui tiennent compte de la réalité des situations de travail. Cette mobilisation doit intégrer les trois composantes de la santé, à savoir la santé physiologique, mentale et sociale. L’Anses souligne également que le télétravail ne se résume pas à la pratique du travail dans un autre lieu. Il s’agit d’une forme d’organisation du travail à part entière.

 

La recherche sur le télétravail fait état de situations très différentes et traduit une réalité complexe. Il peut caractériser l’activité d’un indépendant payé à la tâche comme dans le travail de plateforme, ou celle plus traditionnelle du salarié à temps plein. Il peut s’effectuer en des lieux différents, tel que l’espace de coworking, un train, un aéroport, son domicile, etc. Cette variété se reflète dans des différences de définition, qui complique le travail de compilation des connaissances sur le sujet. C’est l’une des  raisons pour lesquelles on observe une variation importante des résultats dans les enquêtes. De plus, les données produites avant ou durant la période Covid ne sont pas représentatives de la situation actuelle, le développement rapide de cette modalité de travail étant notamment lié à l’évolution du cadre juridique associé.

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Il Regno Unito rischia di diventare una nazione “burnout”.

 

Fonte Etui.org

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Mental Health UK ha pubblicato il suo ultimo rapporto annuale sul burnout nel Regno Unito, rivelando che il paese rischia di diventare una “nazione bruciata”.

Realizzata da YouGov per conto dell’organizzazione Mental Health UK, l’indagine si basa su un campione di 2.060 adulti britannici (di cui 1.132 in età lavorativa) con l’obiettivo di comprendere meglio il fenomeno del burnout professionale nel Regno Unito. I risultati suggeriscono che il Paese è sul punto di diventare una “nazione stanca”, con 9 adulti su 10 nel Regno Unito che hanno riferito livelli elevati o estremi di pressione o stress nell’ultimo anno. L’esperienza di stress o pressione è stata descritta come “costante” o “frequente” dal 34% degli intervistati. Essere vittime di bullismo da parte di altri colleghi è stato motivo di stress per il 31% dei lavoratori del Regno Unito, mentre dover affrontare lavori extra a causa della crisi del costo della vita è stato evidenziato come un fattore chiave per 4 persone su 10 intervistate.

Nell’ultimo anno, un lavoratore su cinque ha dovuto prendersi una pausa a causa di problemi di salute mentale dovuti a pressioni o stress. La probabilità che qualcuno abbia preso un congedo nell’ultimo anno a causa di problemi di salute mentale dovuti allo stress diminuisce con l’età, con il 34% dei lavoratori di età compresa tra 18 e 24 anni che lo ha fatto, rispetto al 15% di quelli di età pari o superiore a 55 anni. È più probabile che i lavoratori di età compresa tra 35 e 44 anni abbiano sperimentato regolarmente livelli elevati o estremi di stress e pressione, mentre i lavoratori di età pari o superiore a 55 anni hanno meno probabilità di averlo fatto. Questi risultati si aggiungono al peso delle statistiche che mostrano livelli sconcertanti di ansia, stress, depressione e burnout legati in tutto o in parte al posto di lavoro nel Regno Unito.

Quando si tratta di soluzioni, più della metà degli intervistati ha citato un buon equilibrio tra lavoro e vita privata, mentre quattro su dieci hanno citato il sostegno di un manager o di colleghi e colleghi. Altri fattori più importanti includono adeguamenti ragionevoli sul lavoro (38%), supporto professionale per la salute mentale come programmi di assistenza o coaching per i dipendenti (29%) e organizzazioni che offrono formazione sulla salute mentale e personale sulla salute mentale sul lavoro (24%). Tuttavia, la metà dei lavoratori afferma che il proprio datore di lavoro non ha un piano per individuare i segni di stress cronico e prevenire il burnout. Ancora più preoccupante è il fatto che il 35% dei lavoratori adulti ha affermato di non sentirsi a proprio agio nel parlare ai propri supervisori o dirigenti senior dei livelli elevati o estremi di pressione e stress che sperimentano sul lavoro.

Questi risultati allarmanti giungono in un momento in cui il numero di persone disoccupate a causa di malattie di lunga durata è in aumento, con conseguenti costi per i singoli individui, i datori di lavoro e i contribuenti. In questo contesto, Mental Health UK chiede al Primo Ministro di convocare un vertice nazionale su occupazione e salute mentale. Il vertice, che riunirà ministri, datori di lavoro ed esperti, avrà l’obiettivo di identificare modi per creare luoghi di lavoro sani e aiutare al meglio le persone che lottano contro lo stress e la cattiva salute mentale a rimanere al lavoro o a ritornarvi.

Secondo Evangelia Demerouti, professoressa di psicologia del lavoro e delle organizzazioni presso l’Università della Tecnologia di Eindhoven, esperta di burnout e autrice del recente documento di lavoro dell’ETUI “ Affrontare il burnout nelle organizzazioni ”, “le parti sociali devono sollecitare i governi e i politici a sostenere la ricerca sul burnout in modo che sia chiaro possono essere sviluppate politiche riguardanti la diagnosi e il trattamento dei dipendenti burn-out.”

EU-OSHA. La salute mentale sul lavoro dopo la pandemia di COVID

Keywords:

La pandemia di COVID-19 ha avuto un forte impatto sul mondo del lavoro. La relazione presenta i risultati di un’analisi delle indagini europee in tema di salute mentale sul lavoro prima, durante e dopo la pandemia.

Le principali conclusioni riguardano il diverso impatto su determinati settori, il tipo di lavoro, i sottogruppi di lavoratori e il genere, la digitalizzazione e l’importanza che le organizzazioni attuino in modo proattivo misure in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Inoltre, la gestione dei rischi psicosociali legati al lavoro deve far parte delle misure di protezione dei lavoratori, sia ora che in caso di futuri eventi critici.

Scarica in: EN

Una nuova indagine mostra che la salute mentale dei lavoratori europei è sempre più a rischio

 

Fonte ETUI

Telus Health, un fornitore di servizi tecnologici sanitari con sede in Canada, ha condotto un sondaggio mondiale  sulle tendenze nella salute mentale degli adulti occupati. Il rapporto Europa  evidenzia un declino della salute mentale dei lavoratori europei, con il 38% dei lavoratori ad alto rischio di problemi di salute mentale. 

Il rapporto europeo si concentra su sei Stati membri: Francia, Germania, Spagna, Paesi Bassi, Polonia e Italia. Per ciascun paese, l’indagine calcola un indice di salute mentale (MHI) basato su diversi indicatori. Tra ottobre e aprile 2023, la salute mentale dei lavoratori è diminuita in Paesi Bassi, Germania, Italia e Spagna. I Paesi Bassi hanno registrato il calo più marcato e rimangono il punteggio più favorevole sulla salute mentale (69,0) rispetto ad altri paesi nel rapporto. Pur in leggero miglioramento, la Polonia continua ad avere il punteggio più basso (55,5), seguita da Spagna (57,1) e Italia (58,4). 

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Appunti su crisi e prospettive della Prevenzione di Mauro Valiani

Un articolo del Dott. Mauro Valiani  che ringraziamo per questo importante contributo 

Si potrebbe pensare che quello della prevenzione sia un argomento troppo specifico, a petto della dura condizione che caratterizza il welfare dei paesi occidentali, che ci siano fenomeni e temi più pesanti da trattare. In verità questo orientamento non è adeguato. Siamo nel 45esimo anno della legge 883/78 istitutiva del servizio sanitario nazionale. Una svolta storica che metteva in prima linea proprio il tema della prevenzione, individuale e soprattutto collettiva. In verità, anche oggi, senza rinnovate strategie per la ‘produzione di salute’ e protezione dell’ambiente sarà ben difficile qualsiasi rilancio della sanità pubblica e, più in generale, del nostro paese. Le valutazioni che seguono riflettono la specifica situazione toscana, ma molti elementi possono essere considerati anche in chiave nazionale.

appunti su crisi prevenzione

Per scaricare il file pdf dell’articolo clicca QUI 

L’era del disagio. Più del 60% degli italiani convive con uno o più disturbi della sfera psicologica

 

ERA-DEL-DISAGIO-2023

Per scaricare il Report clicca QUI

 

Insonnia, ansia, depressione, apatia, attacchi di panico e disturbi dell’alimentazione curati con una preoccupante tendenza alle cure “fai da te”: oltre il 60% degli italiani convive da anni con uno o più disturbi della sfera psicologica e ne soffrono di più le donne (65%) e i giovani della Generazione Z (75%,con punte dell’81% nel caso delle ragazze).

È quanto emerge da un’indagine effettuata dall’INC Non Profit Lab, il laboratorio dedicato al Terzo Settore di INC – PR Agency Content First, attraverso la ricerca“L’era del Disagio”, realizzata in collaborazione con AstraRicerche, tra gli italiani e le Organizzazioni NonmProfit con il patrocinio di Rai per la Sostenibilità – ESG.

Nuovi rischi lavorativi: stress lavoro correlato e rischi psicosociali

Fonte  Il Manifesto in rete 

di Maurizio Mazzetti che ringraziamo 

Chi in qualche modo si è occupato di sicurezza sul lavoro, o ha ricevuto la relativa formazione, si sarà imbattuto, specialmente se diciamo non più giovanissimo, in una elencazione dei possibili rischi lavorativi (diretti, o presenti nell’ambiente di lavoro anche se non toccanti tutti i lavoratori, cosiddetti rischi ambientali) quale quella seguente:

  • rischi fisici (es. da contatto con la corrente elettrica, rumori, temperature troppo alte o molto basse)
  • chimici (es. contatto con acidi, vapori, gas tossici)
  • biologici (virus, batteri, altri agenti morbigeni)
  • infortunistici (es. inciampare/scivolare sul pavimento, martellarsi un dito, tagliarsi con la motosega, essere investiti da un muletto)
  • da organizzazione del lavoro (ad esempio, turni, orari, modalità di svolgimento della prestazione, tempi di esecuzione e pause, rapporti con il pubblico)

Superata o meno che sia la suddetta elencazione, l’evoluzione tecnologica degli strumenti produttivi, e, parallelamente, quella organizzativa della produzione, hanno condotto ad una domanda di accrescimento qualitativo della prestazione lavorativa, cui sempre più richiede partecipazione, iniziativa, problem solving, esattezza, autodiagnosi e correzione degli errori, relazione con colleghe/i e/o clienti/utenti. Si può ben dire che aziende ed organizzazioni sempre più richiedono a chi lavora una prestazione non tanto fisica, ma sempre più psichica: se un tempo lavoratrici e lavoratori vendevano forza fisica in cambio della retribuzione, oggi sempre più vendono la loro intelligenza e le proprie capacità mentali, e le proprie capacità e competenze. Come conseguenza, l’attenzione al rischio da organizzazione del lavoro è cresciuta; peraltro, sia il D. Lgs. 626/1994, sia il vigente Testo Unico TU 81/2008, (articoli 17, 28 e 29) pongono esplicitamente in capo al datore di lavoro quello di valutare “tutti i rischi”.

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In questa puntata: La salute richiede la pace. Come evitare un mondo climatico distopico…..

Connessioni 5

18 novembre 2023

fatti, eventi, report di ricerca e dati per capire meglio cosa succede nel campo della prevenzione e della salute negli ambienti di vita e di lavoro.

In questa puntata della Rubrica vi offriamo documentazione su:

– Il diritto universale alla salute richiede la pace e rifiuta la guerra
– Per evitare un futuro climatico distopico, dobbiamo prima immaginare il mondo che vogliamo
– La violence environnementale de l’économie fossile
– Regione Emilia-Romagna. Proteggersi dai rischi, nel linguaggio dei segni.
– Convegno nazionale agricoltura 2023: Taranto, 26 ottobre 2023.

Il diritto universale alla salute richiede la pace e rifiuta la guerra
E’questo il titolo del documento promosso dalla AIE Associazione Italiana di Epidemiologia alla elaborazione del quale hanno partecipato venti società scientifiche  che fanno riferimento al campo della salute e della sanità. E’ un primo passo importante. Nel documento si afferma: ” In qualità di società scientifiche di area sanitaria, dati i nostri obblighi professionali incentrati sulla tutela e la promozione della salute, sentiamo urgente la necessità di esprimerci pubblicamente e congiuntamente a favore della pace e contro la guerra in tutte le aree del pianeta.

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How to solve our mental health crisis

Advert for a universal basic income (UBI) scheme in New York, May 2016. Such schemes could offer significant benefits for recipients’ mental health.
Generation Grundeinkommen via Wikimedia, CC BY-SA

Matthew Smith, Professor in Health History, University of Strathclyde

This article is republished from The Conversation under a Creative Commons license. Read the original article.


 

When BBC journalist Rory Carson sought online consultations for a potential mental health issue, three private clinics diagnosed him with attention deficit hyperactivity disorder (ADHD). They charged between £685 and £1,095 for these consultations, which lasted between 45 and 100 minutes, and all prescribed him medication.

ADHD is a highly controversial disorder which emerged in the US in the late 1950s during the cold war, and quickly became associated with stimulant drugs such as Ritalin. Now diagnosed throughout the world, ADHD is central to many debates about neurodiversity.

While Carson’s Panorama investigation into its treatment attracted plenty of criticism, the fact that this disorder could apparently be diagnosed quite casually online is concerning. When he subsequently had a more rigorous (but free) three-hour, in-person consultation with an NHS psychiatrist, he was told that he did not, in fact, have ADHD.


Across the world, we’re seeing unprecedented levels of mental illness at all ages, from children to the very old – with huge costs to families, communities and economies. In this series, we investigate what’s causing this crisis, and report on the latest research to improve people’s mental health at all stages of life.


Society’s increasing awareness of mental health issues and demand for mental health support has been driven, in part, by social media and easier access to information online. While this is no bad thing in many ways, the related increase in self-diagnosis (including among children and adolescents) is clearly open to abuse by some organisations offering costly diagnoses and treatments.

But there is another reason for this rapid growth in private mental healthcare. In England alone, the NHS spends around £2 billion per year on private hospital care for mental health patients – equating to 13.5% of its total mental health spend. Due to the reduction in NHS bed provision, nine out of ten privately-run mental health beds are now filled by NHS patients.

While the UK government says it is committed to spending more money on mental health, private investment companies are reportedly queuing up to “seize the opportunities offered up to them by the NHS crisis”. Private providers say they can do more to help avert a mental health emergency exacerbated by the COVID pandemic, yet a dozen of the 80-odd privately-run mental health hospitals in England were rated as “inadequate” in the Care Quality Commission’s latest report, which has warned of possible closures.

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La strategia della Commissione europea per affrontare i problemi di salute mentale ha incontrato scetticismo

 

Fonte ETUI

Il 7 giugno 2023, la Commissione europea ha presentato la sua strategia per affrontare i crescenti problemi di salute mentale nell’UE, compresi quelli causati dal lavoro.

Annunciata per la prima volta durante il discorso sullo stato dell’Unione della presidente von der Leyen nel settembre 2022 , l’iniziativa ha fatto seguito all’identificazione della salute mentale come una delle principali preoccupazioni dei cittadini europei durante la conferenza sul futuro dell’Europa. Descrive 20 iniziative faro finanziate con 1,23 miliardi di euro rispetto all’attuale bilancio pluriennale, volte a sostenere gli Stati membri dell’UE nel “mettere al primo posto le persone e la loro salute mentale”.

Le azioni dell’UE in materia di salute mentale si concentreranno su tre principi guida: prevenzione adeguata ed efficace, accesso a cure e cure mentali di alta qualità e a prezzi accessibili e reinserimento nella società dopo il recupero. È inquadrato come un approccio globale che riconosce i molteplici fattori di rischio della cattiva salute mentale. “Garantire una buona salute mentale sul posto di lavoro” è elencato tra i settori d’azione, attraverso “campagne di sensibilizzazione a livello dell’UE e una possibile futura iniziativa dell’UE sui rischi psicosociali sul lavoro”.

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La salute come diritto universale. Scaduto?

 

Fonte: Saluteinternazionale.info che ringraziamo 

Gianni Tognoni

Gli ultimi 50 anni coincidono con un processo di trasformazione radicale della società: da orizzonte di promozione della universalità dei diritti individuali e collettivi a sistema che vede gli umani come variabile dipendente dai “diritti proprietari”. Una storia narrata dal Tribunale Permanente dei Popoli.

Cosa può dire, a proposito di una salute-sanità la cui situazione di crisi non ha bisogno di ulteriori sforzi diagnostici, la esperienza del Tribunale Permanente dei Popoli (TPP), una organizzazione con radici certamente non sanitarie, pensata ed istituita negli stessi anni del sistema sanitario nazionale (1976-1979) e con valori molto simili?  L’ ipotesi che guida la risposta alla domanda è molto semplice:  I quasi cinquanta anni trascorsi coincidono con un processo di trasformazione radicale della società: da orizzonte di promozione della universalità dei diritti individuali e collettivi a sistema che vede gli umani come variabile dipendente dai “diritti proprietari”.

Gli anni ‘70 concludono il “trentennio glorioso” che sembrava aver preso sul serio la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Pur con tanti limiti, si chiudeva  il periodo coloniale; la vittoria del Vietnam sugli Stati Uniti  sembrava confermare il realismo dei sogni del ‘68; l’OMS, titolare della traduzione in realtà quotidiane del bene comune, salute e sanità, estende nel 1977 le sue competenze all’ambito critico dell’economia con il rapporto sui farmaci essenziali; la dichiarazione solenne ad Alma Ata mette le  comunità e non le tecnologie come condizione imprescindibile di una sanità coerente con la definizione della salute come indicatore di una vita nella dignità. L’ Italia era divenuta nel frattempo esemplare anche a livello internazionale con le sue lotte-leggi sui diritti del lavoro, della famiglia, dell’autonomia della donna, e la legge 180 cambiava la storia, non solo italiana, della psichiatria: è in questo contesto che nasce la Legge 833 che nel dicembre 1978 sanciva la istituzione del SSN.

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Linee guida sulla salute mentale sul lavoro

FONTE WHO

Panoramica

Si stima che il 15% degli adulti in età lavorativa soffra di un disturbo mentale in qualsiasi momento. Si stima che la depressione e l’ansia costino all’economia globale 1 trilione di dollari all’anno, principalmente a causa della perdita di produttività. Le persone che vivono con gravi condizioni di salute mentale sono in gran parte escluse dal lavoro nonostante la partecipazione ad attività economiche sia importante per il recupero.Le linee guida dell’OMS sulla salute mentale sul lavoro forniscono raccomandazioni basate sull’evidenza per promuovere la salute mentale, prevenire le condizioni di salute mentale e consentire alle persone che vivono con condizioni di salute mentale di partecipare e prosperare nel lavoro. Le raccomandazioni riguardano gli interventi organizzativi, la formazione dei dirigenti e dei lavoratori, gli interventi individuali, il ritorno al lavoro e l’acquisizione di un impiego. Le linee guida sulla salute mentale sul lavoro mirano a migliorare l’attuazione di interventi basati sull’evidenza per la salute mentale sul lavoro.

Sommario esecutivo:   Arabo  | Cinese  | Inglese  | francese  | Russo  | spagnolo

Allegato web:  inglese

Link correlati : Salute mentale sul lavoro: policy brief

 

I “nuovi” manicomi

Fonte : Saluteinternazionale.it che ringraziamo 

 

di Benedetto Saraceno

Le violenze di Foggia, all’interno dell’istituzione Don Uva, non rappresentano il caso isolato. Le violazioni dei diritti sono molto diffuse non solo a danno dei  pazienti dei servizi psichiatrici ma anche, e forse soprattutto, a danno di tutte quelle persone che, per disabilità e vulnerabilità, sono ospiti in strutture residenziali di varia natura.

Nella notte del 23 di gennaio i carabinieri e i NAS di Foggia hanno eseguito una misura cautelare nei confronti di trenta operatori sanitari (infermieri e ausiliari) della istituzione Don Uva di Foggia. L’operazione ha coinvolto otto dipendenti della struttura, sedici operatori sociosanitari della società Universo Salute, tre operatori sociosanitari dipendenti della società Etjca spa, due educatrici professionali dipendenti della società Universo Salute e un addetto alle pulizie della La Pulisan srl. Alcuni di questi operatori sono stati messi in carcere, altri sono ai domiciliari e i restanti sono indagati senza misure coercitive. I reati contestati sono quelli di maltrattamenti aggravati, sequestro di persona e violenza sessuale ai danni di venticinque donne degenti.

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GB. Newsletter Tuc Risks 1076  del 27/01/23 

 

Dalla Newsletter TUC  abbiamo tratto queste notizie :

 

Amazon tratta i robot meglio dei lavoratori

I lavoratori di Amazon hanno accusato l’azienda di imporre condizioni “severe” e bassi salari. Il 25 gennaio, con il loro primo sciopero in assoluto contro il gigante online, i membri della GMB hanno dichiarato di essere costantemente monitorati e rimproverati per “tempi morti” di pochi minuti, e che il personale viene trattato peggio dei robot dell’azienda. Due lavoratori del magazzino di Coventry, Darren Westwood e Garfield Hilton, hanno descritto come anche un viaggio alla toilette possa portare a domande da parte dei dirigenti. Hanno detto che le condizioni di lavoro stanno avendo un impatto negativo sui loro colleghi, alcuni dei quali lavorano 60 ore a settimana per tenere il passo con gli aumenti del costo della vita. Westwood ha inviato un messaggio a Jeff Bezos, fondatore, presidente esecutivo e avventuriero spaziale di Amazon, che secondo la rivista Forbes ha una fortuna di 120 miliardi di dollari: “Non vogliamo la sua barca o i suoi razzi. Vogliamo solo poter vivere”.

Comunicato stampa GMB . Notizie della BBC in linea . Morning Star .

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CIIP.PRIMO DOCUMENTO DI CONSENSO. DALLO STRESS LAVORO CORRELATO ALLA PREVENZIONE DEI RISCHI PSICOSOCIALI

 

CIIP, la Consulta Interassociativa Italiana per la Prevenzione, ha attivato dal 2014 un gruppo di lavoro sullo stress lavoro correlato seguendo e partecipando al dibattito nazionale su un tema di importanza sempre crescente per la salute e la sicurezza dei lavoratori.
La pandemia ma anche la guerra, la precarietà, le condizioni economiche, la crisi climatica, hanno contribuito ad elevare l’attenzione nei confronti dei cambiamenti organizzativi e sociali anche sul lavoro e ad attivare interventi di supporto in azienda per singoli e gruppi di lavoratori, opportunità
e necessità che deve essere mantenuta come integrazione della gestione dello stress lavoro correlato.
Con il presente documento, aperto ed in progress, il gruppo di lavoro intende fornire un primo contributo alla discussione e rinnovare l’impegno di CIIP e delle Associazioni a:

• mantenere nel tempo il gruppo di lavoro sullo stress lc e aggressioni
• sostenere con iniziative la sensibilizzazione alla cultura del benessere valorizzando il contributo interdisciplinare (psicologi, ergonomi…)
• ribadire la necessità di integrare la prevenzione dei rischi psicosociali e dei disturbi muscolo-scheletrici lavoro-correlati
• promuovere le competenze organizzative delle figure interne al sistema di prevenzione di impresa
• raccogliere e diffondere esperienze, strumenti e soluzioni sulla gestione dello stress lavoro correlato  anche considerando le diverse specificità aziendali
• promuovere «l’ascolto attivo» del sistema lavorativo aziendale e istituzionale
• confrontarsi su analisi e soluzioni/proposte operative

IL DOCUMENTO

SLC-Primo documento di consenso-CIIP (2)

Per scaricare il file .pdf del documento clicca QUI 

I lavoratori più anziani non sono inclini a chiedere il sostegno del datore di lavoro, citando l’età e altri problemi

Uno studio di IWH trova preoccupazioni sulla privacy, la reputazione, la perdita del lavoro tra i motivi per cui i lavoratori più anziani non sono inclini a condividere hanno bisogno di supporto per continuare a lavorare. N.B   La traduzione è stata fatta con google translator. Per un uso professionale fare riferimento al testo originale in lingua inglese . editor

Fonte IWH- Institute for Work and Health 

 

Alla luce della grave crisi del lavoro osservata in un’ampia gamma di settori in Canada, potrebbe essere una buona notizia per i datori di lavoro che molti lavoratori anziani non abbiano fretta di andare in pensione. Questo secondo un nuovo studio sui lavoratori anziani condotto dall’Institute for Work & Health ( IWH ).

Tuttavia, lo studio ha anche riscontrato problemi di conservazione legati alla riluttanza dei lavoratori più anziani a rivelare le loro esigenze di supporto. I risultati suggeriscono che le organizzazioni motivate a sostenere i lavoratori anziani a rimanere al lavoro devono offrire supporti flessibili a cui le persone possano accedere senza dover divulgare le proprie esigenze.

Nello studio, i partecipanti (tutti di età pari o superiore a 50 anni) hanno affermato di voler proteggere la propria privacy, evitare i pettegolezzi e salvaguardare la propria reputazione. Erano diffidenti nei confronti degli atteggiamenti di età e degli stereotipi sui lavoratori più anziani che avevano esigenze di salute o non avevano la capacità di apprendere nuove competenze.

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La salute mentale nel mondo. Il rapporto OMS 2022

 

Fonte Saluteinternazionale.info

Benedetto Saraceno

In molti paesi le persone con disturbi mentali continuano a risiedere in grandi manicomi o in istituti di assistenza sociale con condizioni di vita precarie, con assistenza clinica inadeguata e frequenti violazioni dei diritti umani.

A vent’anni dal World Health Report 2001Mental Health: New Understanding, New Hope (1), il primo storico riferimento per l’azione in salute mentale che segnò l’inizio di una nuova fase nella storia della salute mentale globale, l’OMS ha ritenuto fosse giunto il momento di produrre un nuovo Rapporto Mondiale dedicato alla salute mentale (2). Senza dubbio l’OMS deve essere sinceramente congratulata per questo fondamentale documento che sarà un riferimento per i prossimi decenni. Non tanto perché la visione e le raccomandazioni del Rapporto 2001 avessero perso validità ma perché, negli ultimi 20 anni, molti aspetti delle nostre società sono cambiati: mutamenti nella scienza e nella tecnologia ma soprattutto nel riconoscimento  della salute mentale come componente essenziale della salute e sanità pubbliche (3).

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Conferenza ETUI sui rischi psicosociali in luoghi (non) previsti

 

Fonte ETUI  che ringraziamo

ETUI conference on psychosocial risks in (un)expected places 

(in fondo all’articolo originale in lingua inglese  un testo tradotto in italiano con google translator )

Authors

On 19 and 20 October, the European Trade Union Institute held its annual OSH conference, this year dedicated to psychosocial risks in (un)expected places. Building on previous events, the conference aimed to advance the debate on psychosocial risks by embracing segments of the working population that often fall outside the scope of PSR policies. Bringing together experts from academic and policy spheres, the discussion laid the foundations for a more holistic approach to addressing psychosocial risks at work.

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WHO – OMS – Mental health at work

OMS_mental_health

Per scaricare il file pdf clicca QUI

 

ilo_psy

Per scaricare il file pdf clicca QUI 

Questi due documenti sono molto importanti e utili per ricalibrare le troppo spesso scontate  valutazioni del ” rischio stress lavoro correlato” vissute da molti operatori e consulenti come un adempimento burocratico.

Vedi   CIIP 

L’IA per la gestione dei lavoratori: rischi e opportunità per la SSL

Fonte Osha.eu

Immagine

Vettoriali di fullvector – www.freepik.com

L’uso di sistemi di gestione dei lavoratori basati sull’intelligenza artificiale (AIWM) può aiutare a progettare posti di lavoro e posti di lavoro sani e sicuri, ma può anche comportare rischi per i lavoratori come l’intensificazione del lavoro, la perdita del controllo del lavoro e la disumanizzazione.

Un nuovo rapporto delinea i rischi e le opportunità dei sistemi AIWM per la sicurezza e la salute sul lavoro. Il rapporto include l’analisi dei dati statistici dell’indagine ESENER del 2019 e si basa su una revisione della letteratura e interviste ad esperti. Facendo seguito alla relazione di sintesi sull’argomento , esplora anche le possibili misure di prevenzione, sottolineando la necessità di approcci incentrati sull’uomo e di “prevenzione attraverso la progettazione” per garantire la salute, la sicurezza e il benessere dei lavoratori.

Due policy brief completano i risultati e forniscono raccomandazioni per aiutare ad affrontare i rischi e suggerire misure di prevenzione.

Leggi il report e la sintesi Intelligenza artificiale per la gestione dei lavoratori: implicazioni per la sicurezza e la salute sul lavoro

Consulta le policy brief Intelligenza artificiale per la gestione dei lavoratori: rischi e opportunità e Intelligenza artificiale per la gestione dei lavoratori: misure di prevenzione

Consulta altre pubblicazioni sulle nuove forme di gestione dei lavoratori

Maggiori informazioni sul progetto Digitalizzazione del lavoro

Segnalazione. Inrs. Travail & Sécurité : numéro de juillet-août 2022

Fonte INRS 

Les pratiques addictives

Le numéro 839 du magazine Travail & Sécurité est paru. Le dossier du mois est consacré à la prévention des pratiques addictives. Au sommaire, découvrez un entretien avec Marie Pezé, psychologue spécialiste du burnout, pour qui l’organisation du travail est au centre de la question du burnout. Un reportage « En Images » emmène au sein du chantier de l’extension de la digue du port de La Turballe.

Couverture du numéro 839 de Travail & Sécurité
  • Le Grand Entretien, avec Marie Pezé, psychologue spécialiste du burnout, pour qui le burnout est devenu un concept réceptacle de toutes les plaintes liées au monde du travail. Ce qui n’enlève rien de sa pertinence et ne doit pas faire oublier sa signification : témoigner de la souffrance de nombre de salariés.
  • Le Dossier consacré à la prévention des pratiques addictives. Observées en milieu professionnel comme partout ailleurs, les pratiques addictives peuvent être favorisées par certaines conditions de travail. Pour construire une démarche de prévention collective, associée à la prise en charge des cas individuels, l’implication de l’ensemble des acteurs est essentielle. L’instauration d’un climat de confiance également.
  • Le En Images propose une immersion au sein du chantier de l’extension de la digue du port de La Turballe où les phases de terrassement et de génie civil, réalisées dans un espace limité et un environnement maritime contraignant, ont nécessité une préparation très rigoureuse pour tenir les délais et assurer la sécurité de tous les intervenants.
  • Les Actualités, la rubrique Émergences s’intéresse à la loi Agec (antigaspillage pour une économie circulaire). Cette dernière, adoptée en février 2020, vise à réduire les emballages plastique, à lutter contre le gaspillage et l’obsolescence programmée, et à favoriser le réemploi des produits. Elle incite à plus de réparation, de réutilisation et d’écoconception des produits de consommation courante. Une loi qui va faire évoluer les filières de recyclage.
  • Les reportages En entreprise et la partie Services qui propose un « Droit en pratique » concernant les nouvelles dispositions applicables sur le suivi de l’état de santé des travailleurs, les extraits des textes officiels parus entre le 1er et le 31 mai 2022 et pour finir deux « Questions-Réponses » l’une sur la conception des quais de chargement pour limiter les chocs subis par les caristes, l’autre sur les risques liés à la multiplication des visioconférences.

Le ondate di caldo peggiorano le condizioni di salute mentale

Heatwaves worsen mental health conditions

 

Laurence Wainwright, University of Oxford and Eileen Neumann, University of Zurich

Heatwaves have a huge impact on our physical and mental health. Doctors usually dread them, as emergency rooms quickly fill up with patients suffering from dehydration, delirium and fainting. Recent studies suggest at least a 10% rise in hospital emergency room visits on days when temperatures reach or exceed the top 5% of the normal temperature range for a given location.

Soaring temperatures can also make symptoms worse in those with mental health conditions. Heatwaves – as well as other weather events such as floods and fires – have been linked to a rise in depressive symptoms in people with depression, and a rise in anxiety symptoms in those with generalised anxiety disorder – a disorder where people feel anxious most of the time.

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CIIP. Nota in merito alla sicurezza da aggressioni al personale in ambito sanitario

Il Gruppo di Lavoro della CIIP ha elaborato una nota in merito alla sicurezza degli operatori socio-sanitari.La nota individua l’esigenza di omogeneizzare definizioni e interventi in materia di valutazione e gestione dei rischi da atti violenti cui sono esposti gli operatori socio sanitari. La nota CIIP è stata inviata ai Componenti dell’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie.

lettera CIIP_Osservatorio_ Sicurezza 2022

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Una storia di lotte per la salute e la sicurezza in fabbrica

Ringrazio Gianni Marchetto che con questa intervista raccolta da Luigi Agostini testimonia  e  rappresenta il lungo percorso di lotte per la salute nelle fabbriche Fiat negli anni 70 e 80 . Gianni Marchetto, operaio Fiat divenne un protagonista di questo movimento per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro che ha portato a miglioramenti delle condizioni di lavoro.

La Salute e il Lavoro ultimo

Per scaricare il file pdf di Lavoro e Salute  clicca qui

GB. Gli insegnanti mostrano segni di depressione clinica

La prova di una diffusa depressione clinica tra insegnanti e presidi è stata scoperta dal sindacato didattico NASUWT. Quasi 12.000 insegnanti hanno preso parte all’indagine sul benessere del sindacato. L’analisi ha rilevato un punteggio di benessere medio tra gli insegnanti di 38,7 sulla scala del benessere mentale di Warwick-Edimburgo. Un punteggio inferiore a 41 indica il rischio di una probabile depressione clinica. Il 91% degli insegnanti che hanno risposto al sondaggio NASUWT ha riferito che il proprio lavoro ha influito negativamente sulla propria salute mentale nell’ultimo anno. Il dottor Patrick Roach, segretario generale della NASUWT, ha dichiarato: “Ricordiamo ai datori di lavoro e all’Health and Safety Executive che hanno il dovere legale di agire in risposta a questa crisi e di intraprendere azioni positive per proteggere e salvaguardare la salute mentale e il benessere di insegnanti e presidi”.
Comunicato stampa NASUWT .