Fonte : Ilmanifestoinrete 

Autore: Maurizio Mazzetti che ringraziamo 

 

Nel momento in cui esce questo articolo, e pur con le doverose cautele essendo le indagini ancora aperte, si può dire da subito che la strage di Casteldaccia costituisce una sintesi di tutto ciò che NON ha funzionato, e di tutto ciò che si doveva fare e non si è fatto quando si lavora, o comunque si accede, in uno spazio che la normativa definisce confinato o sospetto di inquinamento.

Ora, (purtroppo) qui in Italia tutte le informazioni raccolte nelle indagini saranno disponibili a sentenze definitive pronunciate, quindi magari in Cassazione, e a distanza di anni. Inoltre, le indagini della magistratura servono ad individuare delle colpe, più che a stabilire delle cause. Riepiloghiamo in ogni caso brevemente i fatti, con tutte le cautele possibili.

L’AMAP (Azienda Municipalizzata Acquedotto di Palermo, di proprietà pubblica) per la manutenzione delle condotte fognarie appalta le operazioni ad una ditta esterna, la Tek, la quale a sua volta subappalta alla Quadrifoglio. In simili esternalizzazioni, ormai la regola, negli appalti privati controlli (e responsabilità) dell’appaltatore si esauriscono sul primo anello della catena, con quelli successivi che diventano sempre più deboli da punto di vista economico ma anche della qualificazione e formazione del personale (vedasi, da ultimo, la strage a Bargi sul lago di Suviana. Negli appalti pubblici la catena delle responsabilità è più lunga, con tutta una serie di specificazioni che non possiamo trattare qui e che in ogni caso non è detto si applichino agli appalti di una municipalizzata, cioè un tipo di azienda che può assumere diverse forme giuridiche. Oltre al personale della Quadrifoglio, tra cui c’è anche il titolare dell’azienda stessa (un settantunenne, ancora al lavoro alla sua età …. e che in quanto titolare non comparirà nelle statistiche INAIL perché non coperto dall’assicurazione obbligatoria pubblica) si aggiunge un lavoratore dipendente di una agenzia di somministrazione già “affittato” all’AMAP stessa.

Pare che la commessa riguardasse la messa in quota dei pozzetti e la disostruzione con ausilio di autospurgo, restando all’esterno. I lavoratori raggiungono il luogo ove operare, in una strada di periferia, aprono un tombino, calano le attrezzature e iniziano ad operare stando all’esterno; un’operazione di routine svolta da personale esperto, e non particolarmente rischiosa. Accade però un qualche imprevisto: la sonda o il tubo restano incastrati …. Ed ecco che il titolare della Quadrifoglio si cala per sbloccarlo; pare che lo sblocco avvenga di colpo, si diffonde il letale idrogeno solforato o acido solfidrico (H2S) in concentrazioni che i Vigili del Fuoco intervenuti rileveranno 10 volte superiori a quelle tollerabili. Prima tre lavoratori, poi gli altri si calano (o secondo alcune ricostruzioni, erano già presenti dove non avrebbero dovuto stare perché il gas tossico non era ancora fuoriuscito) nel tombino non avendo contatti col titolare per portare soccorso. Ma quel che conta è che, in nessun caso, che l’appalto lo prevedesse o meno, avrebbero dovuto calarsi senza alcuna delle protezioni obbligatorie se si opera in ambienti confinati e a rischio di inquinamento; in particolare sprovvisti sia di maschere ad ossigeno, sia del rilevatore di gas tossici. È l’idrogeno solforato che proviene dalla melma presente nelle fogne, prodotto dalla fermentazione dei liquami, fa il suo sporco lavoro; la sua presenza era quindi certa e è davvero difficile credere non fosse conosciuta. Tre operai muoiono subito; altri due seguono la stessa sorte, un terzo resta gravemente intossicato nel tentativo di soccorrerli, e finisce in coma; qualche intossicazione si registra anche tra chi era rimasto all’esterno quando il gas si diffonde. La famigerata catena della solidarietà, lodevole ma inadeguata e letale per gli stessi improvvisati soccorritori, si ripete ancora una volta.  Solo chi è rimasto all’esterno (e, parrebbe, con un certo ritardo, oggetto di indagine) riesce a dare l’allarme. Ma i Vigili del Fuoco intervenuti non possono che recuperare i corpi, la rianimazione da parte del 118 è impossibile; per il recupero di due corpi è necessario addirittura l’intervento dei sommozzatori specializzati. >>>> segue >>>

Leggi tutto

Invisibili

 

Fonte : DORS.IT  che ringraziamo 

a cura di: Osvaldo Pasqualini

Invisibili è una raccolta di 20 racconti nata dalla volontà di restituire un’anima ai fautori delle inchieste e alle vittime di infortuni sul lavoro. E lo fa cercando di comunicare concetti basilari quali la salute e la sicurezza negli ambienti di lavoro, facendo leva sulle emozioni che la narrazione di questi tragici eventi sono in grado di suscitare nel lettore. Il titolo della raccolta rimanda all’immagine degli operatori dei Servizi di Prevenzione e Sicurezza degli Ambienti di Lavoro (PreSAL) delle ASL e dei lavoratori coinvolti nei tragici eventi raccontati, figure, entrambe, purtroppo, ancora troppo spesso invisibili.

I racconti si riferiscono a fatti realmente accaduti e sono stati scritti dagli operatori dei Servizi PreSAL sulla base delle informazioni raccolte nelle inchieste infortunio. Ognuno di essi è divenuto un caso di studio e di riflessione per imparare dagli errori e per ragionare su che cosa si sarebbe dovuto fare per evitare che accadessero. La scheda sintetica “Non sarebbe successo se…” riporta infatti le azioni che si sarebbero dovute intraprendere per far sì che l’infortunio non accadesse. In alcuni racconti, la sezione “Come prevenire” è sostituita da “Raccomandazioni” in cui le indicazioni per la prevenzione sono state condivise negli incontri della Comunità di Pratica degli operatori dei Servizi PreSAL delle ASL del Piemonte.

 

Leggi tutto

Un salto nel “VUOTO”: il rischio di caduta dall’alto nelle operazioni di costruzione e manutenzione delle serre

Infortuni mortali e gravi nel montaggio e manutenzione  nelle serre .
Una forma di coltivazione diffusa

Convegno Nazionale

“Un salto nel “VUOTO”: il rischio di caduta dall’alto nelle operazioni di

costruzione e manutenzione delle serre”

7 giugno 2024 / Ore 8.30 – 13.00

Mercato dei Fiori — Sala Aste – Via Italo Balbo – TERLIZZI

La Brochure

 

BROCHURE DEF

Per scaricare la Brochure clicca QUI 

 

Per affrontare le tragedie degli infortuni mortali plurimi sul lavoro occorre superare diversi luoghi comuni. Podcast di Diario Prevenzione – 15 maggio 2024 – puntata n° 119

 

a cura di Gino Rubini

– Le stragi di operai di Brandizzo, Firenze, Suviana e Casteldaccia : su cosa si può incidere per migliorare la sicurezza ? Riflessioni da una serie di articoli .
– Alcune riflessioni sulla strage di operai a Casteldaccia nel palermitano
– CALA LA MANNAIA DELLA CASSAZIONE SUL PROCESSO ETERNIT BIS
– Perché il cambiamento climatico sta rendendo le malattie parassitarie più difficili da prevedere

Buon ascolto !

 

Brandizzo: Fillea, si faccia chiarezza su Star.Fer A 9 mesi dalla strage l’allarme del sindacato: “Non sono minimamente cambiate le procedure su subappalti, formazione e dicurezza”

Fonte Collettiva che ringraziamo 

Autore: Marco Merlini

“I lavoratori di Star.Fer sono lavoratori che vanno sempre e comunque tutelati e anche se legalmente il contratto di subappalto con una nuova impresa è fattibile, la circostanza per cui, cambiato il cappello, gli stessi dirigenti della Sigifer siano nuovamente impiegati nei subappalti di Rfi è un fatto di una gravità inaudita”. Lo dichiarano in una nota congiunta la Fillea Cgil Nazionale, del Piemonte e di Vercelli.

 

“Così come grave è che a 9 mesi e più dalla strage di Brandizzo non siano minimamente cambiate le procedure per più formazione, più qualificazione degli operatori, meno subappalti e più gestione diretta da parte di chi materialmente vince gli appalti delle manutenzioni, come ha correttamente ricordato anche la Filt Cgil del Piemonte – continuano i sindacati –. Ci saremmo aspettati segnali chiari da parte di Rfi e da parte del gruppo Ferrovie, sia internalizzando ulteriormente le attività come da accordi sottoscritti, assumendo i lavoratori degli appalti edili, sia e soprattutto giungendo ad un’implementazione delle intese in essere. In particolare per qualificare di più imprese e lavoratori chiamati a garantire la manutenzione ordinaria e straordinaria della rete, nel pieno rispetto dei contratto collettivo naizonale edili e, come fatto da diverse amministrazioni pubbliche, agendo le deroghe che il Codice degli appalti prevede a tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, vietando il ricorso al subappalto”.

“Dovremmo attendere l’ennesimo scandalo – continua la Fillea Cgil – o l’ennesima inchiesta giornalistica o peggio l’ennesimo morto lungo i binari affinché le belle parole spese dopo Brandizzo da parte dei vertici dell’azienda di Stato, diventino fatti concreti?”

“Il tema della qualità delle manutenzioni, il tema della sicurezza dei lavoratori – conclude il sindacato – non è un tema diverso dal modello organizzativo, dalla qualità degli investimenti, dalla capacità di far crescere e qualificare indotti ed imprese oltre la logica del profitto e della mancanza di trasparenza lungo la catena degli appalti e delle forniture. È chiedere troppo che il committente sia un soggetto pienamente responsabile, capace di pretendere da chi vince un appalto di fare il lavoro per bene e di controllarne costantemente l’esecuzione?”

Alcune riflessioni sulla strage di operai a Casteldaccia nel palermitano

 

Diventa sempre più difficile scrivere delle stragi di operai che ogni mese riempiono per un paio di giorni le prime e seconde pagine dei quotidiani per scomparire qualche giorno dopo. Diventa difficile scrivere perché si ripetono le stesse analisi, si individuano le cause primarie e le concause di questi eventi tragici senza che vi siano poi i necessari interventi per avviare un cambiamento delle pratiche aziendali che sono all’origine delle tragedie. Vi è una cultura o meglio una subcultura gestionale del lavoro d’impresa, purtroppo “egemone”, che è parte costitutiva di queste tragedie . Diciamolo ancora una volta: si chiama volontà di esternalizzare le responsabilità gestionali da parte delle stazioni appaltanti per quanto riguarda il coordinamento e il controllo di ciò che avviene “a valle” della filiera.

La stazione appaltante si fa scudo del fatto che il “rischio specifico” per la lavorazione affidata in appalto è compito dell’azienda che lo svolge senza interrogarsi sulla qualità e sulle competenze delle aziende in subappalto che si trovano a lavorare nella filiera.

Il problema di fondo riguarda una legislazione sugli appalti che non si pone il tema della sicurezza del lavoro come paradigma di riferimento.

Come è possibile, sarà l’indagine della magistratura, nel caso in fattispecie a definire le modalità di accadimento e le responsabilità, che 5 operai scendano nei cunicoli o camere del sistema fognario senza l’ausilio dei respiratori, senza l’utilizzo di un rilevatore per la valutazione preventiva sulla presenza di gas e senza una strumentazione di protezione individuale come i respiratori ?   >>> segue >>>

Leggi tutto

Connessioni 9 – Letture per il Primo Maggio

Connessioni 9

30 aprile 2024

fatti, eventi, report di ricerca e dati per capire meglio cosa succede nel campo della prevenzione e della salute negli ambienti di vita e di lavoro.

 

 

 

 

Letture per il Primo Maggio

Con questo numero 9 della rubrica Connessioni abbiamo pensato di offrire alcune letture interessanti per celebrare il 1 maggio. In questa epoca di aggressioni ai diritti delle persone che vivono del proprio lavoro proponiamo la condivisione di alcuni scritti utili a rafforzare l’autostima e la dignità di ciascuno di noi.
Il primo articolo :” Disuguaglianza. Il potere al servizio di pochi “ dal sito disuguaglianzedisalute.it ci illustra le disuglianze sociali crescenti nel mondo e ci permette di scaricare tramite un link il Rapporto OXFAM

Citiamo questa frase ” Per quanto riguarda l’Italia, il forte incremento della povertà, negli ultimi due decenni, richiede particolare attenzione: non è più concentrata in alcune zone del Mezzogiorno o tra le coorti più anziane a basso reddito, ma interessa anche le regioni settentrionali e le giovani generazioni. Nuclei più giovani – con redditi mediamente più bassi, minori risparmi o beni ereditati – mostrano da tempo, nelle rilevazioni ISTAT, una capacità di spesa più contenuta. L’incidenza della povertà è parimenti molto elevata in nuclei familiari con un solo percettore di redditi da lavoro a riprova che un solo lavoratore in famiglia spesso non basta ad evitare la condizione di povertà. La persistenza intergenerazionale della povertà (chi cresce in povertà in Italia e vive in povertà in età adulta) è più intensa in Italia rispetto alla maggior parte dei Paesi europei.”

Le politiche governative basate sulla promessa elettorale della probabile distribuzione di bonus da 100 euro una tantum con la prossima tredicesima … sono il segno della inadeguatezza e della mancanza di strategie del governo per combattere le povertà.

Un’altra lettura importante che proponiamo riguarda gli infortuni mortali sul lavoro.

E’ il testo del discorso del Cardinale Matteo Maria Zuppi pronunciato in Piazza Maggiore in occasione della Manifestazione sindacale del giorno 11 aprile.
“Siamo esseri umani e non macchinari, persone uniche e non pezzi di ricambio», la sicurezza non è un costo, né un lusso, ma un dovere cui corrisponde un diritto inalienabile di ogni persona “

Infine una riflessione sul dramma delle guerre in corso che stanno distruggendo le vite e le condizioni di vita futura per molti anni a Gaza e in molte città dell’Ukraina. Le guerre sono una perdita di vite umane e al tempo stesso hanno portato la comunità internazionale ad abbandonare un priorità fondamentale per chi verrà dopo di noi: la lotta per mitigare e riportare sotto controllo i cambiamenti climatici. Vi proponiamo la lettura di un articolo su Scienza in rete che è un’anticipazione del libro di Maurizio Bonati Il cronico trauma della guerra, dal 2 maggio in libreria.

Buon Primo Maggio !

Medicina Democratica: Fermare le stragi sul lavoro, basta con la precarietà di contratti e subappalti a cascata!

Riceviamo da Medicina Democratica  che ringraziamo

 

Fermare le stragi sul lavoro, basta con la precarietà di contratti e subappalti a cascata!

28 aprile, Giornata Internazionale della Sicurezza sul Lavoro, Marco Caldiroli: “Precarietà dei contratti e subappalti a cascata al massimo ribasso, alla base di troppi incidenti mortali: fermare la strage con una vera qualificazione tecnico-professionale delle imprese e prevenzione realizzata con l’impiantistica

Milano, 27 aprile 2024. C’è un aumento del 19% di omicidi da lavoro nei primi due mesi di quest’anno, con il record lombardo del 42% rispetto al 2023, secondo i dati INAIL, un trend spaventoso, che ha visto nelle stragi operaie, al cantiere via Mariti a Firenze con 5 morti, e alla Centrale idroelettrica Bragi a Suviano, sull’Appennino Bolognese, con 7 morti, i fatti più sconvolgenti. Occorre intervenire il più rapidamente possibile per interrompere questa catena che non è mai frutto di fatalità, ma ha cause precise, fondamentalmente nel mancato rispetto delle norme. “L’aspetto su cui è urgente intervenire dal lato normativo è quello della qualificazione tecnico-professionale delle imprese” – ha dichiarato Marco Caldiroli, Presidente di Medicina Democratica – si tratta di una previsione esistente ma mai messa in atto e che il Governo, con il DL 19/2024, intende solo apparentemente attuare attraverso la inidonea proposta, tecnicamente ed eticamente, della patente a crediti. La nostra proposta invece è quella di superare le forme di autocertificazione e semplificazione imperanti, ridefinendo le condizioni minime per le quali un soggetto può iniziare a svolgere una attività in relazione al rischio della stessa: su questo chiameremo al confronto e alla condivisione, le forze sociali, le organizzazioni sindacali, ma anche le rappresentanze politiche e istituzionali. Troppi imprenditori improvvisati, senza formazione e senza attrezzature idonee, mandano allo sbaraglio i lavoratori e le lavoratrici”.

In particolare le tragedie di Firenze e Suviano, non solo hanno scosso profondamente l’opinione pubblica, ma hanno nuovamente portato a galla una delle cause che incidono fortemente sull’andamento infortunistico: la precarietà dei contratti e i subappalti a cascata al massimo ribasso, che è una modalità diffusa: “ Particolarmente grave è apparso, in entrambi i casi – ha aggiunto Caldiroli – la difficoltà e il tempo trascorso per avere un’idea precisa delle imprese coinvolte e dei relativi rapporti con i lavoratori deceduti. Ciò è in palese contrasto con la normativa che chiede, per i cantieri, la preventiva notifica agli organi di vigilanza delle imprese via via che entrano nel cantiere.”

 Occorre interrompere al più presto questa catena di infortuni, che non sono mai frutto di fatalità o di cosiddetti errori umani, colpevolizzando proprio le vittime, che non sono”deficienti”, come ha detto un imprenditoreCosì come si conoscono le lamentele di molti datori di lavoro sulle “troppe sicurezze” sulle macchine, in particolare se impediscono la produttività piena, il pieno sfruttamento, e quindi la manipolazione e l’aggiramento delle protezioni, che sono la normalità nei luoghi di lavoro e tra le cause di infortuni.

Quando il fattore dell’infortunio appare un’azione personale, nella maggior parte dei casi , la motivazione è dovuta ad una esposizione a un rischio per sopperire alle deficienze (in sicurezza, attrezzature, procedure, DPI ecc) delle aziende. “La nostra proposta – sottolinea Caldiroli – si inserisce in quella più generale che vuole ridare piena voce e diritti, in primis, ai lavoratori e alle lavoratrici nei luoghi di lavoro e si basa sull’obiettivo della prevenzione mediante l’impiantistica, ovvero progettare, realizzare e mantenere luoghi di lavoro a misura di uomo e di donna e non il contrario”. 

Il lavoro deve essere sicuro ! Infortuni e Malattie Professionali – Confronto di analisi e proposte

Verso il 28 aprile giornata mondiale della sicurezza e della salute sul lavoro

Con il patrocinio di:
Comune di Bologna Città e Metropolitana di Bologna
e con il sotegno di Banca Etica
il Manifesto in rete con CGIL, CISL, UIL e COMMA2
presentano l’incontro pubblico il giorno 22 aprile 2024 , ore 15 presso Auditorium Marco Biagi
Introduce:
Maurizio Mazzetti il Manifesto in rete
Intervengono:
Ambrogio Dionigi – Città Metropolitana e Comune di Bologna
Massimiliano Del Vecchio – Comma2
Paolo Galli– ASL
Francesca Gramellini CNA
Marino Mazzini – CISL
Riccardo Monti – Confindustria Emilia
Gianluca Napoletano – INAIL
Susanna Sandri – CGIL,
Elisa Sambataro – UIL
Carlo Soricelli Osservatorio Nazionale di Bologna morti sul lavoro
Antonio Zoina direttore ispettorato del lavoro di Bologna
coordina
Andrea Bonzi il resto del Carlino
Al termine buffet etico, a cura delle cucine popolari

Info: ilmanifestoinrete@gmail.com 
Diretta sulla pagina facebook – https://m.facebook.com/IlManifestoBologna/

«Siamo esseri umani e non macchinari, persone uniche e non pezzi di ricambio», la sicurezza non è un costo, né un lusso, ma un dovere cui corrisponde un diritto inalienabile di ogni persona

INTERVENTO DEL CARDINALE MATTEO MARIA  ZUPPI A BOLOGNA

11 aprile 2024 sciopero Cgil e Uil per la sciagura del bacino di Suviana

Intervento in Piazza Maggiore sulla sicurezza e sul lavoro bene comune

Per prima cosa rivolgo un pensiero alle vittime, la preghiera per loro e per le loro famiglie, che la scomparsa dei loro – e nostri – cari la porteranno, atroce, tutti i giorni. Dio li accolga dove non c’è morte e le lacrime sono asciugate, consoli i familiari, ispiri solidarietà. Vorrei rivolgere un pensiero grato anche a tutti quelli che si stanno prodigando con generosità straordinaria lavorando per cercare i dispersi. E un ringraziamento particolare alla gente della montagna. Ci fanno sentire comunità, vivono questa tragedia come loro dolore – e così deve essere – e ci ricordano che siamo una comunità. I panini che istintivamente hanno preparato e offerto a quanti aiutavano sono la dimostrazione dell’umanità da ritrovare e da non smarrire.

Non possiamo abituarci al fatto che il lavoro, che dà vita, diventi morte. Per nessuno. Lavoro e morte non devono mai abbracciarsi. Il lavoro è vita e deve far vivere, è vocazione, dignità della persona, socialità. Se diventa morte, sfruttamento, ingiustizia, ciò deve generare corale e convinta repulsione. Per questo oggi, in continuità con gli altri presidi e manifestazioni al riguardo, chiediamo responsabilità e sicurezza. Le vittime sul lavoro sono uno scandalo. Le morti e gli infortuni riguardano tutti. La media di tre incidenti sul lavoro al giorno in Italia non tende a diminuire. Questa tragedia impone oggi sobrietà nelle parole, serietà negli impegni, consapevolezza non opportunistica, responsabilità per il presente perché ci sia un futuro diverso. Questo inizia da ciò che facciamo oggi! L’indignazione e la commozione di queste ore, drammatiche e sconvolgenti, devono diventare impegni di sistema.

E chiedono lo sforzo di tutti. Come dobbiamo impegnarci per la manutenzione della pace, così solo la manutenzione della sicurezza può impedire al massimo quelle che non sono mai solo fatalità. Sicurezza e responsabilità. Ma la sicurezza chiede investimenti, formazione, informazione, sistemi di prevenzione che aiutino e non penalizzino, controlli efficaci. Non è un investimento facoltativo. I lavoratori sono il patrimonio più prezioso di un’impresa. Quando la sicurezza è vista come un costo aggiuntivo, addirittura fastidioso o considerato inutile, significa che siamo irresponsabili e ciò rende responsabili delle tragedie.

Ne va della dignità delle persone, della credibilità delle leggi e della fedeltà alla nostra Costituzione, fondamento della nostra casa comune. La Chiesa è preoccupata delle condizioni dei lavoratori, perché al centro ci sono le persone. Tutte. Nel recente documento Dignitas infinita del Dicastero per la Dottrina della Fede, è scritto: «La povertà si diffonde in molti modi, come nell’ossessione di ridurre i costi del lavoro, senza rendersi conto delle gravi conseguenze che ciò provoca, perché la disoccupazione che si produce ha come effetto diretto di allargare i confini della povertà. Tra questi effetti distruttori dell’Impero del denaro, si deve riconoscere che non esiste peggiore povertà di quella che priva del lavoro e della dignità del lavoro» (n. 37). Le cosiddette “morti bianche” (che però bianche non sono, perché macchiano le nostre coscienze!) sono spesso frutto di deresponsabilizzazione.

Sappiamo che esternalizzare il lavoro attraverso ditte o cooperative facilmente crea situazioni più difficili da controllare, alimenta il precariato e la manodopera finisce sottocosto. La logica dell’esclusivo profitto porta spesso al ribasso e così le prime voci sacrificate sono le garanzie contrattuali e la sicurezza. «Non si può, in nome di un maggior profitto, chiedere troppe ore lavorative, facendo diminuire la concentrazione, oppure pensare di annoverare le forme assicurative o le richieste di sicurezza come spese inutili e perdite di guadagno». La sicurezza sul lavoro – disse Papa Francesco – è parte integrante della cura della persona. «Siamo esseri umani e non macchinari, persone uniche e non pezzi di ricambio». La sicurezza non è un costo, né tantomeno un lusso, ma un dovere cui corrisponde un diritto inalienabile di ogni persona. Facciamolo anche per onorare la loro morte.

Bologna, Piazza Maggiore

11/04/2024

La Rivista ” In Marcia” denuncia il Governo italiano per la mancata adozione dei decreti attuativi previsti dall’art. 3 del D.Lgs. 81/08

 

Nella stazione di Brandizzo in provincia di. Torino  nella notte del 31 agosto 2023  morirono  cinque operai travolti da un treno mentre stavano eseguendo lavori di manutenzione sulla linea 

Fonte CIIP

La rivista In Marcia, unitamente ad un gruppo di cittadini, lavoratori e associazioni denuncia il Governo italiano per la mancata adozione dei decreti attuativi previsti dall’art. 3 del D.Lgs. 81/08, di coordinamento e armonizzazione con le relative norme tecniche nei settori, porti, navigazione, pesca e ferrovie, decreti attesi ormai da 16 anni.
CIIP in più occasioni (ultimo documento del 2021) aveva sollecitato il Governo alla emanazione dei decreti in questione.

Un estratto dell’articolo che potete leggere integralmente su ” In Marcia ” 

“Brandizzo, denunciata l’Italia per violazione
delle direttive europee sulla sicurezza sul lavoro”

Nel nostro Paese senza decreti di armonizzazione al TU 81, tutele ridotte per i lavoratori impiegati di ferrovie, pesca, porti, e navigazione

Roma, 16 aprile 2024 – La nostra rivista, assieme ad un gruppo di cittadini, lavoratori e associazioni ha presentato alla Commissione Europea una denuncia il mancato recepimento recepimento delle direttive riguardanti la salute e la sicurezza sul lavoro e chiesto l’avvio di una procedura di infrazione.

In sintesi, dopo 16 anni dall’approvazione del Decreto Legislativo 81 del 2008, nei settori, porti, navigazione, pesca e ferrovie, ancora non sono pienamente applicabili le norme di tutela di fonte comunitaria in esso contenute ma restano in vigore leggi obsolete, addirittura precedenti all’approvazione della Direttiva europea 391/89 sulla materia.

A causa della mancata adozione dei decreti di coordinamento e armonizzazione nel settore ferroviario, ancora oggi si applicano – incredibilmente – norme dei decreti del 1955 e 1956 e leggi del 1974 e 1979. La previsione iniziale di un termine di 12 mesi per l’adozione di questi decreti, necessari per l’allineamento della normativa nazionale ai principi della legislazione europea, è stata colpevolmente prorogata dal governo italiano dapprima a 24 mesi, poi a 36 poi a 48, poi a 55 mesi; infine, nel 2012 il termine è stato rinviato a tempo indeterminato “fino all’approvazione dei decreti…”.

Ancora In Marcia ! è una rivista radicata nel settore ferroviario, tuttavia è pienamente consapevole e partecipe delle criticità presenti nell’intero mondo del lavoro. Per questo abbiamo sollevato il tema anche riguardo gli altri settori interessati con i quali condividiamo notevoli affinità, tecniche, organizzative e di rischio, nonché indici infortunistici estremamente significativi.

Rischi venuti tragicamente alla ribalta nel caso dell’infortunio multiplo, (anche conosciuto come la strage di Brandizzo), avvenuto nella notte del 31 agosto 2023 in provincia di Torino, durante la manutenzione dei binari, nel quale hanno perso la vita cinque operai. Questa tragedia ha messo in luce un quadro giuridico paradossale in cui le norme di protezione dei lavoratori addetti all’infrastruttura ferroviaria in Italia – sulla base della legge 191/74, una delle norme oggetto della nostra denuncia – sono stabilite dalla stessa impresa datrice di lavoro e committente dei lavori (RFI Spa), mediante proprie “Istruzioni” che hanno valore di legge e non dalle norme generali di tutela di derivazione comunitaria, valide per il resto dei cantieri.

Il ministero dei trasporti, in questi anni, salvo uno schema di decreto varato nel 2012 e rimasto chiuso in un cassetto, si è distinto per l’inerzia amministrativa. Dietro a questo inescusabile ritardo temiamo si celi una sorta di avversione da parte del potente apparato economico industriale che governa il mondo ferroviario e quello marittimo.

Neanche i ripetuti solleciti giunti dai ferrovieri, delle associazioni degli operatori della prevenzione e da ultimo anche delle regioni sono stati sufficienti per sbloccare lo schema del provvedimento. Le ultime notizie ufficiali segnalano che “… La bozza di schema è al vaglio dell’Ufficio Legislativo del MIT“.

Siamo convinti che questa denuncia, se raccolta e sostenuta da tutti i soggetti interessati realmente alla salute e alla sicurezza dei lavoratori, parlamento e parlamentari, partiti, regioni (in primis la Lombardia coordinatrice per la sanità nell’ambito della Conferenza delle Regioni), sindacati nazionali, ASL, Ispettorato Nazionale del lavoro, associazioni di volontariato e professionali, istituzioni scolastiche e di ricerca, organi di informazione, ecc., possa rappresentare uno stimolo per offrire al nostro paese una legislazione al passo coi tempi.

Noi, da semplici cittadini, pensiamo di aver fatto la nostra parte. Quando si tratta di sacrifici e rinunce ci sentiamo spesso dire che “Ce lo chiede l’Europa… “. Oggi siamo noi a chiedere all’Europa. Vediamo cosa risponderà.

Per leggere anche il testo della denuncia clicca QUI 

 

 

Morti sul lavoro, il caso della centrale di Bargi sul lago di Suviana

 

Autore Mauro Mazzetti che ringraziamo 

Fonte ilmanifestoinrete 

 

Pur nella consapevolezza che solo le indagini tuttora in corso (ipotesi di reato: disastro e omicidio colposo plurimo) potranno chiarire meglio quanto accaduto, al momento in cui scriviamo questo articolo (sabato 13 aprile) alcuni elementi sono sufficientemente certi e tali da consentire qualche riflessione.

Riassumiamo: c’è questa centrale elettrica Enel Greenpower (società del gruppo ENEL, in ogni caso, a tuttora rilevante partecipazione pubblica) sita a Bargi, nella parte più stretta del bacino artificiale di Suviana, quasi al confine tra le province di Bologna e Pistoia. Il bacino è formato da una diga, costruita ormai quasi un secolo fa, a sbarrare il corso del torrente Limentra con un’altra centrale elettrica per alimentare la allora appena costruita “direttissima” linea ferroviaria Bologna Firenze; la costruzione comportò la sommersione del borgo di Suviana bassa (resta, più in lato della diga, Suviana alta) e soprattutto già allora la morte di ben 13 operai durante i lavori.  La centrale di Bargi, collocata sul lato opposto del bacino rispetto alla diga, poco dopo l’immissione del Limentra, risale al 1975 ed è considerata, per l’epoca, all’avanguardia; non è quindi però di concezione moderna. Come è noto, in buona parte si sviluppa in profondità, con nove piani sotterranei e profondità che le fonti indicano in 30 o addirittura 40 metri (e già questa incertezza qualcosa vorrà dire); è una centrale di piccole dimensioni, a pozzo, con una potenza di 330 MW e due turbine, che sfrutta anche l’acqua del vicino, e più elevato, bacino del Brasimone (si noteranno, dalle immagini, le condotte che scendono dall’alto a collegare i due invasi).

 

Leggi tutto

Prime riflessioni sulla tragedia alla centrale idroelettrica di Bargi

 

 

 

La tragedia della centrale Enel di Suviana obbliga alla riflessione, all’umiltà e all’uso sobrio delle parole, con la ricerca di non scivolare nella retorica e nell’uso di parole consumate.

Perchè ancora una volta in pochi mesi si assiste ad una tragedia sul lavoro con lavoratori uccisi ? Ricordiamo la strage dei lavoratori dell’appalto travolti dal treno nella stazione di Brandizzo, gli operai travolti dal crollo del capannone in costruzione per Esselunga a Firenze e la tragedia della centrale Enel di Suviana.

Lavori in appalto di natura diversa e di diversa complessità non comparabili per le differenti professionalità coinvolte nella esecuzione dei lavori.

Il denominatore comune : si tratta di lavori in appalto affidati dalla stazione appaltante a filiere di aziende specializzate nella esecuzione e anche nella valutazione e gestione dei rischi specifici connessi alle loro competenze.

Dal punto di vista metodologico la valutazione e gestione accurata dei rischi specifici per lavorazione è affidata alla competenza dell’azienda esecutrice mentre i rischi di sistema o di sito dovrebbero essere valutati dalla stazione appaltante in collaborazione con il general contractor che ha responsabilità di coordinamento gestionale delle filiere di appalti e… subappalti.

Nel tragico evento di Brandizzo le “anomalie” nella gestione dei tempi di lavoro sicuri concordati per fare i lavori sul binario sono state , verosimilmente, la causa della tragedia.

Negli altri due casi occorre attendere le indagini della magistratura.

E’ tuttavia lecito proporre una revisione profonda della normativa degli affidamenti dei lavori in appalto ponendo in evidenza il fatto che l’affidamento ad una filiera di aziende specializzate non deve significare esternalizzazione delle responsabilità proprie della stazione appaltante per quanto attiene la sicurezza del sito o del sistema . Sarebbe bene che si definissero con precisione i ruoli e le responsabilità della gestione dei rischi interferenti da parte dei general contractor.

In altre parole, come abbiamo scritto più volte su questo sito, occorre concentrarsi su due grandi nemici della corretta valutazione e gestione dei rischi :

– la propensione delle grandi aziende a “esternalizzare” non solo i lavori che richiedono competenze e specializzazione ma anche le responsabilità di valutazione e gestione dei rischi di sistema e di coordinamento dei lavori dell’intera opera. Assai spesso manca da parte della stazione appaltante un’azione propria e adeguata di controllo della qualità delle procedure gestionali che hanno rilevanza per la sicurezza.

– la propensione all’interno delle filiere dei subappalti a pratiche operative basate assai spesso sull’informalità rispetto alle prescrizioni formali date dai capitolati e dalle procedure di sicurezza . Vi è un’abbondanza di pratiche informali “maligne” che sono favorite dalla lunghezza delle filiere dei subappalti e dalla mancanza di controlli di qualità delle stazioni appaltanti. E’ da questa subcultura dell’informalità per guadagnare tempo che hanno origine molti infortuni sul lavoro.

Non sappiamo quali siano state le cause prime della tragedia alla centrale Enel di Suviana, quello che sappiamo è che bisogna revisionare in profondità le norme riguardanti le pratiche di subappalto e che si faccia chiarezza sui limiti da porre rispetto ai processi di “esternalizzazione” delle responsabilità gestionali dei rischi per la sicurezza da parte delle stazioni appaltanti e dei general contractor.   Gino Rubini,  editor di Diario Prevenzione

Per la tragedia della centrale Enel di Bargi

Per la tragedia della centrale Enel di Bargi  Diario Prevenzione condivide il messaggio appello della Società Nazionale degli Operatori della Prevenzione ( Snop.it) 

 

 

“Gli infortuni sul lavoro, come le patologie e le morti per malattia da lavoro ben più numerose, ci sono sempre stati. Negli anni ’50 del secolo scorso erano 3-4 volte di più e all’inizio di questo secolo sembrava che la curva a scendere fosse sensibile e potesse indurre all’ottimismo (se così si può dire per un fenomeno comunque intollerabile).

Negli ultimi tempi si sta invece assistendo a novità drammatiche, che non possono non far saltare valutazioni e previsioni. Oltre allo stillicidio giornaliero di morti (non “bianche”, si badi bene, la si faccia finita con questa terminologia ipocrita), 17 (probabili) morti in 3 luoghi di lavoro nel volgere di poco più di 7 mesi (a Brandizzo, a Firenze e ieri nella Centrale di Suviana) hanno in comune, oltre a evidenti differenze, una parola chiave: appalto, spesso “catene” di appalti, e progressive esternalizzazioni, e ne richiamano altre fondamentali: cultura d’impresa, responsabilità d’impresa, organizzazione del lavoro a misura del “capitale umano” e non solo del “capitale”.

E’ l’ora che su questo si faccia chiarezza, prima ancora di parlare di “controlli”. E ovviamente i controlli (da tempo progressivamente, e sempre più colpevolmente, decurtati) ci vogliono, come ci vuole/ci vorrebbe una politica di prevenzione, di rimozione dei rischi alla fonte, che affronti il problema della salute e sicurezza del lavoro non come un di più. Non ci sono soluzioni magiche né purtroppo a breve, anzi quelle prodotte dal governo con gli ultimi provvedimenti, fino al recente DL 19, sono lungi dall’essere soluzioni, sono estemporanee e pericolose deviazioni anche concettuali, del resto associate a messaggi come “lasciamo lavorare le imprese, leviamo lacci e lacciuoli”.

Tutto questo non può stare dentro un paese civile, che pure ha una Costituzione che ha indicato come diritti fondamentali la salute, il lavoro e quindi anche il lavoro in salute. E invece di lavorare per vivere, per molti il lavoro diventa morte. Lanciamo un appello a tutte le persone di buona volontà perché il paese sia attraversato da un moto di vergogna: piangiamo, sì, ma anche i coccodrilli piangono…. Soprattutto facciamo in modo che l’indignazione per tutte queste vite rubate si traduca questa volta in reazione collettiva duratura: un moto non di poche ore né di pochi giorni, che porti ad una riflessione e ad un approfondimento su cosa realmente si dovrebbe e si potrebbe fare, partendo dalla messa in atto di un confronto aperto e concreto che veda il concorso di tutti quelli che hanno responsabilità ma anche idee e competenze.

Da tempo, dopo la stagione del Decreto Legislativo 81/2008, sembra che i tavoli dove vengono assunte decisioni siano sempre più ristretti e accentrati, e vedano sempre meno presenti professionalità, competenze e sensibilità che dovrebbero invece essere preziose. Nel nostro piccolo, come diciamo da anni, chi ha lavorato e lavora “sul campo” idee e competenze ne ha, e le vorrebbe mettere a disposizione, umilmente ma con la consapevolezza che ce n’è bisogno. E’ giusto gridare “Adesso Basta”, come domani a Bologna, ma insieme dire “Cosa bisogna e cosa si può fare” e pretendere di essere ascoltati. Da subito. ”  fonte Snop.it

10 aprile 2024

Fidenza, operaio muore travolto da carico gru

Un operaio di cinquanta anni, Vasile Tofan, ha perso la vita a Fidenza, in provincia di Parma. Il decesso è avvenuto all’interno di un cantiere dove erano in corso dei lavori di adeguamento sismico della scuola Collodi. A quanto si apprende dall’Ansa carabinieri sono al lavoro per ricostruire la dinamica: sembra che una gru abbia perso un carico, che ha travolto il dipendente della ditta che sta seguendo i lavori.

Qualche riflessione su infortuni e malattie professionali al femminile

Autore Maurizio Mazzetti che ringraziamo

Fonte ilmanifestoinrete.it

 

Come ogni anno, in occasione dell’8 marzo l’INAIL produce uno specifico Dossier su in infortuni e malattie professionali al femminile (https://www.inail.it/cs/internet/docs/alg-dossier-speciali-donne-2024.pdf), pubblicato il 06 marzo 2024, ed al quale si rinvia per i dettagli. Ribaditi ancora una volta i limiti dei dati INAIL a causa della loro raccolta secondo logiche assicurative e non prevenzionali (repetita iuvant, dicevano i latini,), vediamoli.

Come sempre, e per ogni tipo di evento, i dati consolidati si fermano al 2022, raffrontati al quinquennio 2018-2022, con l’ovvia considerazione che i dati 2020 e 2021, e in parte 2022, risentono in maniera massiccia della pandemia. Per il 2023 l’effetto della pandemia è pressoché trascurabile ma i dati da gennaio a dicembre non sono consolidati (vale in particolare per gli infortuni mortali, che hanno tempi di istruttoria più lunghi). In attesa del Rapporto complessivo dell’INAIL sul 2023, che esce di solito a tarda primavera (cioè quando i dati dell’anno precedente sono sufficientemente consolidati), esaminiamo i prima, e separatamente, i numeri secchi.

Infortuni

Nel quinquennio 2018- 2022 le denunce di infortunio crescono del 9,1% (da 644.653 del 2018 a 703.569 del 2022), ma quelle delle donne del 25,4% (da 230.321 a 288.853 casi), sostanzialmente stabili quelle maschili (da 414.332 a 414.716): sono state quindi le donne ad infortunarsi di più (in particolare, nel 2022 sono cresciuti per le donne i contagi professionali dovuti al COVID fino al 41,1%, contro il 35,7% del 2018).

I casi mortali sono passati da 1200 nel 2018 a 1247 nel 2022, ma anche qui crescono quelli delle lavoratrici (da 118 a 133, + 12,7%) mentre calano quegli degli uomini (da 1176 a 1114, – 5,3%); nel 2022 l’incidenza degli infortuni mortali occorsi alle donne sul totale dei decessi è stata del 10,7%, contro il 9,1% del 2018.

Gli infortuni femminili si concentrano per circa i due terzi al Nord (60,1%), seguito dal Centro (20,3%) e dal Mezzogiorno (19,6%). Limitandosi al 2022, i settori economici più coinvolti sono, ovviamente, quelli dove è maggiore la quota di manodopera femminile, settori peraltro caratterizzati da una rischiosità minore di quelli industriali e manifatturieri: Sanità e assistenza sociale poco più di 105mila casi, il Trasporto e magazzinaggio (più di 19mila), il Commercio (circa 17mila); oltre 49mila sono stati gli infortuni denunciati nel Conto Stato (+41,7% rispetto al 2021), cioè pubbliche amministrazioni e scuola-Università: qui le donne infortunate sono oltre la metà degli infortuni. Come da distribuzione dell’occupazione, la quota di infortuni femminili nei settori industriali è modesta, fino a diventare trascurabili nelle Costruzioni (1,6%); solo quasi 4.700 nell’Agricoltura.

Con apparente inversione di tendenza, i dati provvisori nel 2023 sono i seguenti:

Leggi tutto

Il silenzio sulla strage continua . Podcast di Diario Prevenzione – 14 marzo 2024 – Puntata n° 117

a cura di Gino Rubini

in questa puntata parliamo di :

– …. e poi rompere il silenzio di tv e giornali, manifestare , protestare, andare in piazza , perchè 1200 morti sul lavoro all’anno sono uno scandalo ….
– 13 marzo 1987 – Ravenna : in tredici muoiono come topi nella stiva di una nave.
– “Codice della strage”, la sicurezza secondo Salvini. Annullato anche l’obbligo di sorpasso ad almeno una distanza di 1,5 metri dai ciclisti
– Prevenire la violenza di genere un documento del Gruppo di lavoro “Parità di Genere in Sanità Pubblica”, Consulta degli Specializzandi della Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica
– La nuova direttiva europea su IA

Buon ascolto

 

Mecnavi, le iniziative per la commemorazione del 37° anniversario della tragedia

 

Fonte Ufficio Stampa Comune Ravenna 

Sono tre le iniziative, promosse dal Comune di Ravenna, per commemorare il 37° anniversario della tragedia della Mecnavi, incidente sul lavoro che costò la vita a 13 operai il 13 marzo 1987, durante le operazioni di manutenzione straordinaria della nave gassiera Elisabetta Montanari.

Insieme ai sindacati, all’associazione nazionale Vigili del fuoco– sezione di Ravenna, al Comando provinciale dei Vigili del fuoco di Ravenna e ad alcune realtà culturali cittadine sono stati organizzati momenti di approfondimento per ricordare la strage, approfondire e riflettere sul tema della sicurezza nei luoghi di lavoro.

Il primo appuntamento è previsto per martedì 12 marzo, alle 10 alle Artificerie Almagià, in via dell’Almagià 2, con lo spettacolo teatrale La Gru, di Luisa Campatelli, regia di Alfredo Traversa e con Tiziana Risolo. L’opera, a cura dell’associazione Opportunità alla pari, è ambientata a Taranto ed è ispirata a fatti realmente accaduti di recente con processi ancora in corso. Il titolo La Gru non indica solo la macchina per il sollevamento e lo spostamento di merci e materiali, ma per un destino crudele fa anche riferimento all’uccello di grandi dimensioni che prima dell’industrializzazione selvaggia di Taranto abitava le stesse zone ora occupate dalle gru/macchine. L’iniziativa è inserita nell’ambito del Festival delle Culture; lo spettacolo sarà preceduto dai saluti dell’assessora al Lavoro Federica Moschini e da Manuela Trancossi, segretaria generale Cgil di Ravenna, a nome di Cgil, Cisl e Uil.

Due invece gli appuntamenti mercoledì 13 marzo, anniversario della tragedia. Alle 9.30 si svolgerà nello scalone della residenza comunale, in piazza del Popolo, l’annuale commemorazione ai caduti della Mecnavi, con la deposizione di una corona. Interverranno Michele de Pascale, sindaco di Ravenna, Gessica Allegni, sindaca di Bertinoro e Carlo Sama, segretario generale Uil Ravenna a nome di Cgil, Cisl e Uil.

Infine alle 10.30 al Teatro Rasi in via di Roma 39, si svolgerà la rappresentazione teatrale “In fondo ad una nave” di e con Pierpaolo Zoffoli, accompagnato da Luca Caroli alla chitarra, produzione 05QuartoAttoMercoledì. Lo spettacolo ripercorre proprio la vicenda accaduta nel porto di Ravenna la mattina del 13 marzo 1987 in cui morirono 13 persone. Prima dell’inizio ci saranno i saluti di Michele de Pascale, sindaco di Ravenna, Castrese De Rosa, prefetto della provincia di Ravenna, Antonio Petitto, comandante Vigili del fuoco di Ravenna, Roberto Baroncelli, segretario Cisl Romagna, a nome di Cgil, Cisl e Uil, Roberto Bozzi, presidente Confindustria Romagna.

L’iniziativa è promossa in collaborazione con l’associazione nazionale Vigili del fuoco– sezione di Ravenna, il Comando provinciale dei Vigili del fuoco di Ravenna, Cgil, Cisl e Uil.

L’anniversario dell’incendio a bordo della Elisabetta Montanari: una delle più gravi tragedie sul lavoro in Italia

Nel  ricordo della tragedia sul lavoro di 37 anni fa segnaliamo l’articolo apparso sul sito amico della Società Nazionale degli Operatori della Prevenzione  SNOP  nel quale sono contenuti i link di una rappresentazione teatrale della tragedia.

L’anniversario dell’incendio a bordo della Elisabetta Montanari: una delle più gravi tragedie sul lavoro in Italia

 

Salute Sicurezza Lavoro – I documenti importanti della settimana

Questa settimana riteniamo utile condividere due documenti che riteniamo importanti per quanti si occupano di salute e sicurezza nel lavoro.

Il primo documento è la nota tecnica “I provvedimenti del Governo in materia di prevenzione e contrasto del lavoro irregolare. Il Decreto-Legge 2 marzo 2024, n. 19” di Norberto Canciani, Presidente di Associazione Ambiente e Lavoro.
In questo lavoro Norberto Canciani analizza in forma dettagliata l’articolato del D.L. 19. Non aggiungiamo nulla a quanto scritto da Canciani rispetto a questo D.L. costruito senza un confronto con le parti sociali e senza una valutazione seria sulle potenzialità ed efficacia degli strumenti proposti come la famosa “patente a punti”. Un provvedimento che risponde più alle esigenze mediatiche per dire “il governo sta facendo qualcosa per la sicurezza nel lavoro” che per affrontare alla radice i problemi correlati alle filiere spesso sgangherate, senza direzione e fuori controllo, dei subappalti a cascata…

Il secondo documento è un articolo del Prof. Paolo Pascucci apparso sul sito “fuori collana” , ” Morti di lavoro” che delinea con chiarezza e puntualità l’insieme dei fattori strutturali che sono la base costitutiva di una organizzazione del lavoro maligna che non è in grado di governare il processo produttivo per lavorare in sicurezza.

Norberto Canciani ” “I provvedimenti del Governo in materia di prevenzione e contrasto del lavoro irregolare. Il Decreto-Legge 2 marzo 2024, n. 19” “

Paolo Pascucci ” Morti di lavoro” “

*****

Firenze, una sconsolante vista su condizioni di lavoro e sicurezza nell’edilizia in Italia.

 

Autore :  Maurizio Mazzetti che ringraziamo 

Fonte : Il Manifesto in rete 

 

Ad alcuni giorni dal tragico incidente nel cantiere chiamiamolo nuova Esselunga di Firenze, in cui hanno perso la vita cinque operai, e tre sono rimasti gravemente feriti, facciamo un sintetico quadro di quanto è emerso sinora. Quadro che mostra bene come si lavora in edilizia in Italia.

Sulle cause del crollo della grande trave che ha schiacciato le vittime saranno le indagini della magistratura a dire se c’è stato un cedimento strutturale o altra causa fisica, o se ci sono stati errori nell’allestimento. Secondo quanto riferiscono alcuni operai, i lavori sotto la trave crollata sarebbero iniziati quando ancora si stava lavorando di sopra; quindi, a trave forse non del tutto sistemata. Perché?  Perché bisognava fare presto, i lavori a quanto pare erano in ritardo rispetto ai tempi previsti di realizzazione dell’opera (che significa ritardo nell’apertura del supermercato). E alle riserve avanzate da qualche lavoratore sull’opportunità di lavorare in piano a lavori di sopra ancora in corso, sarebbe stato risposto che diversamente poteva anche accomodarsi ed andarsene a casa.

Se è così, quand’anche il cedimento fosse stato strutturale, ci sarebbero stati dei comportamenti umani che, ancora una volta e come accade nella stragrande maggioranza dei casi, se non hanno provocato l’infortunio quantomeno ne hanno aggravato le conseguenze.

Leggi tutto

Riflessioni a partire dalla tragedia del cantiere Esselunga di Firenze

 

Fonte  SNOP.IT 

 

Una piccola premessa. Forse conviene, anche a futura memoria, identificare meglio anche nominalmente quanto è successo a Firenze il 16 febbraio scorso, riferendosi non solo ad una indefinita “tragedia di Firenze”, ma piuttosto a quella “del cantiere Esselunga di Firenze”, così che anche il ricordo possa essere più immediato e preciso.
È trascorsa poco più di una settimana da quel gravissimo infortunio sul lavoro plurimo e il clamore della notizia e delle reazioni sta già, ovviamente, sfumando. Passato lo sgomento viene il momento di ricomporsi e ragionare veramente anche sulle molte cose dette, promesse, minacciate così come su quelle taciute, nascoste o negate.
Occorre, però, rimanere indignati, perché l’indignazione in questi casi è un potente stimolo a lavorare per cambiare. L’impegno deve essere quello di parlarne ancora e ancora, ben dopo l’onda dell’emozione (che rischia di essere cattiva consigliera) o dello sdegno diffuso (che spinge spesso a rincorrere le risposte mediaticamente e politicamente più accettabili nell’immediato), ma idealmente “prima” dei prossimi eventi.
Vorremmo cogliere maggiormente parole che escono da logiche di azione/reazione e quindi riprendere a parlare delle cose che davvero contano e servono per la salute di chi lavora.
Com’è nostra abitudine, preferiamo non parlare separatamente di infortuni e di danni alla salute, perché, a nostro parere, nascono dagli stessi meccanismi di fondo dentro il lavoro.
Né, d’altra parte, riteniamo che sia la gravità del singolo evento che, da sola, potrebbe giustificare interventi che non siano richiesti anche da innumerevoli più “piccoli” eventi. È vero, ci sono stati fatti che hanno scosso tutti e che hanno costituito l’occasione perché fossero messi in atto provvedimenti particolari (pensiamo a quelli della motonave Elisabetta Montanari di Ravenna, della ThyssenKrupp di Torino, della Lamina di Milano), ma sappiamo bene che quei provvedimenti sarebbero stati richiesti ben prima e a prescindere dal singolo caso e che potremmo vedere quegli atti come l’ammissione di un imperdonabile ritardo.
La rincorsa a proporre o a reclamare leggi, sanzioni, controlli, procure nazionali ed altro, rischia di produrre una semplificazione che, in sostanza, trascura, dimentica o preferisce non vedere le ragioni più profonde di questa cattiva gestione del lavoro, che rimangono quindi intatte quando non intoccabili.
Dopo il silenzio e il lutto con cui abbiamo voluto contrassegnare il nostro sito a seguito di quel tragico venerdì e al di fuori dell’emergenza, intendiamo mantenere viva una riflessione su questi temi, ritenendo necessario che ci sia un dibattito alla luce di questi eventi ma anche delle reazioni che ne seguono.
Vogliamo cominciare segnalando uno scritto di Paolo Pascucci (https://fuoricollana.it/morti-di-lavoro/ ) che – con la sua solita chiarezza concettuale ed espositiva – dice molte di quelle cose che a noi qui interessano, andando infine al cuore del problema (e lo chiama proprio così) collocato dentro la sfera dei diritti e dei rapporti di lavoro: “perché se non lo si fosse ancora compreso, l’insicurezza del lavoro (contratti precari e salari bassi) va di pari passo con l’insicurezza sul lavoro”. Ed ancora: “… più il lavoro sarà svalutato, tanto più a pagarne il fio sarà soprattutto la garanzia di quei diritti fondamentali – come la salute, la sicurezza, la libertà e la dignità – che connotano un individuo come persona.”

13 marzo 1987: in tredici muoiono come topi nella stiva di una nave. A Ravenna una delle più gravi tragedie del lavoro in Italia

È il 13 marzo del 1987. Non è una giornata fredda, ma nuvolosa, bizzosa, in fondo triste. Quasi a presagio di cosa sarebbe successo nella stiva di una nave ricoverata in cantiere per manutenzione. Una stiva oscura, minacciosa. Una stiva assassina tanto quanto chi non ha rispettato le più elementari norme di sicurezza, tanto quanto imprenditori senza scrupoli che hanno fatto calare nelle viscere di quel mostro apparentemente inanimato topi dalle forme umane: tredici persone, tredici lavoratori, tredici essere umani.

Non ne usciranno più da quella tomba, voluta, creata dal profitto e dall’ingordigia umane. Resteranno lì a respirare fino alla morte miasmi di anidride carbonica ed altri veleni.

Al mattino la notizia arriva in redazione come una bomba

Soccorritori dei Vigili del fuoco davanti alla gasiera Elisabeta Montanari

È il 13 marzo del 1987. In redazione dell’Unità di Bologna, in via Barberia 4, sono poco più delle nove di mattina. Siamo in pochi. Alcuni sono già in giro per la cronaca nera e giudiziaria e per la bianca, in Comune. C’è Franco De Felice, caposervizio, e poco dopo arriva il caporedattore Rocco Di Blasi. Poi ci siamo io, Alessandro Alvisi che cura la cronaca della città, Franco Vannini per lo sport. Arriva come una bomba la notizia da Ravenna: 13 morti al porto. Dicono: bruciati. Dicono: nella stiva di una nave. Dicono: morti in trappola.

Franco De Felice telefona all’inviato, Jenner Meletti, e lo manda là. Poi mi chiede se ho l’auto. In quel periodo vado a Bologna quasi sempre in auto: Sì, ce l’ho. Allora vai, vai al porto, i sindacati dicono che è nel cantiere degli Arienti, la nave è la Elisabetta Montanari. Poi, Franco, prepara una squadra da mandare a Ravenna. Ci rivedremo lì dopo qualche ora con Claudio Visani, Roberta Emiliani e Andrea Montanari (che poi verrà assunto alla Rai: è bravissimo).

Arrivo poco più delle dieci. Un’ora dopo arrivano da Roma il ministro Zambeletti e da Bologna l’assessore regionale Giuseppe Gavioli con il responsabile della protezione civile regionale Egidi. Siamo tutti davanti alla carcassa di quell’enorme animale spiaggiato e nell’aria c’è un odore di fumo che prende alla gola. Dentro quella pancia inutile e assassina tredici corpi, tredici topi intrappolati. Non in regola, arruolati, si diceva in quelle ore, da caporali criminali e imprenditori senza scrupoli. Qualcuno era al primo giorno di lavoro. Sulla nave nessuna misura di sicurezza, il sistema anti incendio era fuori uso e dunque bastava una scintilla per innescare il meccanismo mortifero. E così è stato. Ed i tredici sono morti soffocati.

Agli inviati de l’Unità davanti alla gasiera Elisabetta Montanari piena di cadaveri

Davanti alla carcassa, era una gasiera e dunque era possibile che ancora ci fossero esalazioni di gas infiammabile, i vigili del fuoco raccontano. Sono Maurizio Galletti e Gianni Casadio: “La maggior parte dei corpi era in fondo alla nave, nella stiva. Le 13 persone che erano dentro non hanno avuto possibilità di scampo”. Lavoravano… parevano dei topi… in una condizione veramente precaria. Non c’erano misure di sicurezza neanche minime”.

Leggi tutto

Salute e sicurezza, le proposte della Cgil in Emilia-Romagna

 

Prevenzione, formazione, contrattazione al centro della discussione dell’Assemblea Regionale dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza

 

Fonte  Collettiva.it 

28 febbraio 2024 • 16:29

Oggi, mercoledì 28 febbraio, presso la Casa di Quartiere Katia Bertasi a Bologna, si è riunita l’Assemblea regionale dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza della Cgil Emilia-Romagna. L’Assemblea – partecipata da quasi 200 Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza provenienti da tutti i settori e i territori della Regione – è stata introdotta da Paride Amanti, della segreteria della Cgil del territorio. “I dati Inail – ha denunciato Amanti –indicano che nel 2023 in Emilia-Romagna sono stati denunciati 91 infortuni mortali sul lavoro, 76.687 infortuni complessivi, 6.516 malattie professionali. Nella nostra Regione ogni giorno vengono denunciati oltre 210 infortuni sul lavoro, un dato estremamente preoccupante. In questi anni con la Regione si è fatto certamente un lavoro importante, a partire dalla condivisione del Patto per la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro nell’ambito del Patto per il Lavoro e per il Clima. Ora però va data piena attuazione a quegli impegni. Di fronte a dati come quelli che vediamo anche nel nostro territorio, tutti – Regione, Enti Locali, Associazioni datoriali e imprese – devono fare la propria parte fino in fondo”.

Osservatorio permanente su infortuni in ER

Nel corso dell’Assemblea sono intervenuti l’Avvocato Gian Andrea Ronchi, il Patronato Inca Cgil Emilia-Romagna, l’Associazione Familiari e Vittime Amianto (AfeVA) regionale e numerosi Rls e Rlst di tutti i settori e i territori. È stato inoltre presentato il Rapporto 2023 dell’Osservatorio permanente sugli infortuni e sulle malattie professionali in Emilia-Romagna realizzato dalla Cgil a livello regionale.

Leggi tutto

Muore operaio di 23 anni schiacciato da materiale di scavo

Fonte Collettiva.it

 

27 febbraio 2024

Il decesso nel foggiano, alla periferia di Stornara. Nella provincia nel 2023 una media di 12 denunce di infortunio al giorno e 15 morti

Un giovane operaio di 23 anni è morto sul lavoro alla periferia di Stornara nel Foggiano. Stando alle prime notizie l’operaio era impegnato in lavori per la messa in opera di un impianto di irrigazione quando sarebbe stato travolto e schiacciato dal materiale accumulato sul bordo dello scavo. Sul posto sono intervenuti vigili del fuoco e carabinieri che stanno facendo verifiche per ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto.

SCONCERTO E INDIGNAZIONE DELLA CGIL FOGGIA

La Camera del Lavoro di Foggia, assieme alle categorie provinciali dei lavoratori dell’edilizia – Fillea – e dell’agricoltura – Flai – esprimono sconcerto e indignazione per l’ennesima vittima sul lavoro in Capitanata, a meno di una settimana dallo sciopero di due ore indetto nei settori delle costruzioni e della metalmeccanica a livello nazionale dopo il tragico crollo nel cantiere di Firenze che ha causato la morte di cinque operai.

“Non si può morire a 23 anni, non si deve morire di lavoro, di lavoro c’è bisogno per vivere”, affermano i segretari generali Gianni Palma (Cgil), Savino Tango (Fillea) e Giovanni Tarantella (Flai). “Alla famiglia del giovane Francesco Albanese, deceduto in agro di Stornara, va il nostro cordoglio. Attendiamo che gli organi preposti accertino le condizioni di lavoro, sicurezza e rispetto delle norme nel cantiere, ma non possiamo assistere inermi a una strage. Serve cultura della responsabilità, serve formazione, serve prevenzione”.

“Nel 2023 sono state 4.308 le denunce di infortunio all’Inail in provincia di Foggia, una media di 12 al giorno. Gli incidenti mortali sono stati 15. Tutto questo avviene mentre il Governo predispone misure inadeguate sul versante della sicurezza, con gli organici degli enti ispettivi ridotti all’osso e un numero di aziende controllate annualmente irrisorio.

Landini al governo: “Sulla sicurezza basta chiacchiere”

 

Fonte Collettiva.it che ringraziamo 

Il segretario generale della Cgil è appena arrivato a Firenze davanti al cantiere di Via Mariti dove venerdì 16 febbraio hanno perso la vita 5 operai

Il governo “è da luglio che non ci sta incontrando. “Adesso ci vogliono 41 morti, quanti ce ne sono stati finora a febbraio 2024, per decidere che bisogna intervenire? Siamo convocati lunedì mattina, bene, si apra una trattativa, non sia il solito film che ci tengono mezz’ora a Palazzo Chigi per poi fare quello che vogliono. Abbiamo presentato una piattaforma, fare una trattativa vuol dire che si viene via da lì non dopo un’ora, ma quando si è fatto un accordo che risolve i problemi”. Se c’è bisogno, avverte ancora, “si sta lì anche due, tre giorni come abbiamo fatto altre volte. Basta chiacchiere e anche deleghe in bianco. Di deleghe in bianco non ne diamo a nessuno, è il momento di avere risposte precise alle piattaforme che abbiamo presentato”, ha sottolineato Landini.

“Le imprese – ha detto il segretario generale della Cgil – non possono stare zitte e far finta che questo non riguardi anche loro perché fare impresa in questo modo è metterla in quel posto a chi vuole fare seriamente l’impresa, rispettando le leggi, le regole e investendo sul lavoro. Per quello che ci riguarda è il momento non del cordoglio ma di fare, di agire e intervenire dove non si è fatto, cambiando quelle leggi balorde che sono state fatte”.

“Il subappalto a cascata – spiega Landini – va cancellato, bisogna introdurre la patente a punti, bisogna estendere il diritto alla formazione e alla prevenzione, bisogna aumentare le assunzioni agli ispettori e anche dei servizi di medicina del lavoro e bisogna da questo punto di vista cancellare tutti quei sistemi che hanno portato addirittura a lavorare qui persone senza neanche il permesso di soggiorno. La maggioranza di quelli che sono morti sono migranti, in alcuni casi clandestini”.

“Bisogna cancellare anche la Bossi-Fini, perché non possono essere solo sfruttati i migranti. Bisogna cancellare anche quelle leggi balorde che li mettono in condizione di dover lavorare sotto ricatto a queste condizioni. Questo è un altro tema, altro che chiudere le frontiere: bisogna aprire gli occhi e colpire quelli che sfruttano le persone”.

Tragedia di Firenze

 

I tragici eventi di Firenze dei giorni scorsi ci portano ancora una volta a riflettere sul tema della sicurezza sul luogo di lavoro. All’interno del dialogo che si è aperto, ringraziamo ancora  il Prof. Paolo Pascucci che si contraddistingue per il suo contributo lucido e rigoroso, caratteristiche che troppo spesso passano in secondo piano nel dibattito pubblico.

Per leggere l’articolo vai alla fonte CIIP 

Riflettere sulla tragedia di Firenze senza l’uso di parole consumate….

 

 

E’ difficile, ancora una volta, trovare parole non consumate dalla retorica per scrivere dell’ultima tragedia sul lavoro avvenuta nel cantiere Esselunga di Firenze.
Solo il silenzio della riflessione e il rispetto per le persone che hanno perso la vita mentre stavano lavorando ci può consentire di ragionare senza ripetere luoghi comuni e slogan usurati e smentiti nella quotidianità come ” mai più morti sul lavoro ”
E’ necessaria l’umiltà di ripartire da parte di ciascun soggetto in campo, dalle imprese alle organizzazioni di rappresentanza dei lavoratori, sottoponendo ad una verifica le pratiche operative di valutazione e gestione dei rischi, quelle formali impeccabili che rimangono nelle carte degli uffici e quelle reali, permeate da una informalità maligna, che sono molte volte all’origine delle tragedie come quella di Firenze. La schizofrenia dei comportamenti per cui nella stessa azienda convivono una rappresentazione formale della organizzazione del lavoro con una documentazione a prova di ispezione delle autorità preposte ed una pratica reale che non ha alcun rapporto con le misure necessarie per gestire i rischi per la sicurezza. Questo è un male diffuso e cronico in molte, troppe realtà aziendali dal comparto delle costruzioni alla logistica. Non sappiamo cosa sia successo e le cause nel caso specifico della tragedia di Firenze, saranno le indagini delle autorità competenti a individuare le concause che hanno prodotto il disastro. Sappiamo per certo che l’allungamento delle linee di decisione e governo della organizzazione del lavoro nei cantieri, la moltiplicazione dei soggetti che operano nello stesso sito, la sovrapposizione delle lavorazioni senza adeguato coordinamento sono spesso alla base del fallimento di una corretta valutazione e gestione dei rischi. Le pratiche di moltiplicazione degli appalti e subappalti a cascata sono il male oscuro alla base della fragilità gestionale del lavoro in sicurezza. I lavoratori di oggi, siamo ben lontani dagli anni delle lotte e delle conquiste, sono soggetti ricattabili, sono ragazzi venuti da lontano che spesso non sono in grado di rifiutarsi perchè, verosimilmente, come nel caso del cantiere di Firenze sono senza il permesso di soggiorno…o col permesso scaduto. Tra i determinanti di queste tragedie vi è una legislazione disinvolta che regola la disciplina degli appalti nel settore privato. L’attuale governo è orientato alla deregulation che dovrebbe essere estesa dal settore privato a quello delle opere pubbliche. Vedremo dopo i discorsi e il cordoglio delle autorità quali saranno le decisioni per fermare questa carneficina. Vedremo pure se cambieranno gli atteggiamenti discriminatori e le narrazioni verso le condizioni  di tanti ragazzi immigrati, lavoratori che pagano, a volte, un prezzo inaccettabile, con la vita, il loro desiderio di realizzare una condizione esistenziale migliore.
Vedremo se le parole di circostanza delle autorità svaniranno nel nulla dopo i funerali di questi lavoratori. Questa tragedia non riguarda solo questi ragazzi immigrati vittime di un lavoro che uccide, è anche un segnale per tutti i lavoratori: in troppe realtà aziendali è stato superato il limite di accettazione sociale tollerabile delle condizioni di lavoro pericoloso .

Gino Rubini, editor di Diario Prevenzione

Lettera aperta di Marco Bazzoni

 

Condividiamo questa Lettera aperta di Marco Bazzoni, operaio metalmeccanico e Rls di Firenze. Vi invitiamo ad aderire al suo appello . Gino Rubini, editor di Diario Prevenzione 

 

Lettera aperta

Questo è un accorato appello. Per favore, non chiamatele mai più “morti bianche”. Non lo sono.
E’ un termine che offende, ed offende in particolar modo i familiari e la memoria delle vittime del lavoro.
Queste morti hanno molte cause che devono essere rimosse e portano a ignorare le norme per la sicurezza sul lavoro. Certo non si tratta di incidenti inevitabili o tragiche fatalita’.
Se pensiamo alle famiglie che non vedranno più rincasare il loro caro andato a lavorare, a guadagnare per loro, a produrre benessere per tutti noi, di bianco restano solo le pagine di una vita interrotta, di sentimenti afflitti, di una quotidianità distrutta. Per sempre.
Non sono “morti bianche”, quasi fossero candide, immacolate, innocenti. Chiamarle bianche è insensato e ipocrita, perché sono morti sporche, disoneste e ingiuste. Di bianco non c’è mai nulla. Hanno sempre e solo il colore del sangue, del raggiro e del dolore .

Per questo chiedo a tutti, a cominciare da chi ha il dovere e la responsabilità di informare, di adottare una terminologia che colori di responsabilità queste morti, purtroppo in costante aumento.
È anche partendo dal linguaggio, dal chiamare le cose con il loro nome, dal reclamare il colore delle responsabilità che si combatte una battaglia per una maggiore sicurezza sul lavoro.

Chiunque voglia aderire a questo appello, invii un’email a:

marco.bazzoni01@libero.it

con nominativo, azienda, qualifica e città.

Marco Bazzoni-Operaio metalmeccanico e Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza-Firenze

Infortuni e malattie professionali dei lavoratori stranieri in Italia

 

di Maurizio Mazzetti / 4 Febbraio 2024 /
Fonte : ilmanifestoinrete.it che ringraziamo 

 

In precedenti articoli si era già spiegato che il limite principale dei dati statistici INAIL che vanno a costituire, in larghissima prevalenza, il SINP – Sistema Informativo Nazionale Prevenzione – è che essi sono raccolti secondo logiche assicurative e non prevenzionali, e che sono elaborati partendo dai dati gestionali “grezzi”.

Pur con questi limiti, fino diciamo ad una quindicina di anni fa l’INAIL, non si limitava, come (purtroppo) oggi, a rendere disponibili pressoché esclusivamente dati elementari e statistici con ben pochi commenti e interpretazioni, ma conduceva analisi più approfondite attraverso soprattutto i Rapporti annuali nazionali e regionali, presentati pubblicamente ed occasioni di dibattito e confronto. Tra questi approfondimenti figuravano la situazione dei lavoratori stranieri, infortuni e malattie professionali al femminile, e qualche analisi specifica sui lavoratori allora detti da 1997 interinali, oggi somministrati. Per scelte politiche e gestionali che non possono essere trattati qui, ma che non riesco a disgiungere dal fatto che da una ventina d’anni i vertici INAIL sono stabilmente occupati da personalità legate al Centro destra, con prevalenza della Lega, se si è mantenuta un’attenzione alle differenze di genere (un Rapporto specifico viene prodotto per l’8 marzo di ogni anno) l’attenzione ai lavoratori stranieri è diminuita, presentando i pressoché nudi dati; oppure, un’analisi è contenuta (cfr. più avanti) in pubblicazioni e studi non INAIL. Ed anche alcuni specifici programmi di formazione alla sicurezza per gli stranieri, con attenzione alla transculturalità e alle relative problematiche di comunicazione, avviati verso la fine del primo decennio del secolo, sono stati abbandonati. Parimenti, non sono più disponibili i dati sui lavoratori somministrati, che pure costituiscono una minima parte dei lavoratori cosiddetti atipici (a tempo determinato, a chiamata, part time, coi voucher, stage professionalizzanti, e via precarizzando). Per amore di verità, una qualche inversione di tendenza si può osservare nella partecipazione a convegni ed eventi specializzati: ma si resta nell’ambito degli specialismi tecnici, con scarsa o nulla comunicazione/risonanza esterna.

Leggi tutto