Operaio muore schiacciato da una gru a Maccarese

Fonte: Collettiva 

Il giovane di 30 anni stava effettuando lavori di manutenzione nella cittadina del litorale romano. Flai Cgil e Uila: “la politica investa sulla sicurezza”

Tragedia sul lavoro ieri, 24 gennaio, a Maccarese, sul litorale romano. Un operaio specializzato di 30 anni è morto schiacciato da una gru su cui stava effettuando dei lavori di manutenzione. Sul posto, oltre ai sanitari del 118, i carabinieri della stazione di Fiumicino. Secondo quanto si apprende, la gru si sarebbe staccata dalla parte laterale del camion travolgendolo.

IL COMMENTO DEI SINDACATI

“Crediamo – scrivono in una nota congiunta Flai Cgil e Uila – che, oltre alle eventuali responsabilità da accertare, rispetto all’accaduto, ci sia una irresponsabilità politica, di questo governo e non solo, rispetto agli investimenti sul tema della salute e sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori in questo Paese”.

“Nel 2023 sono state 1467 le persone che hanno perso la vita sul posto di lavoro e il 2024 continua su questa scia di sangue. Le istituzioni non possono limitarsi a essere i certificatori delle morti che quotidianamente avvengono nel nostro Paese, ma devono farsi parti attive di un processo di ‘azzeramento’ delle morti sul lavoro attraverso prevenzione formazione e vigilanza”.

Mai più a ferragosto. Storia di un infortunio mortale

Fonte DORS.IT che ringraziamo

Riprendiamo dal DORS  questa storia d’infortunio mortale, la novantesima del Repertorio delle storie d’infortunio scritte dagli operatori dei servizi di prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro che partecipano al Progetto

” Identificare cause e soluzioni degli infortuni lavorativi. Il modello  comunità   di pratica e narrazione  ” 

Riteniamo per davvero importante questa iniziativa  e vogliamo contribuire a  fare conoscere  questo lavoro prezioso che alimenta le conoscenze utili alle pratiche di prevenzione. editor

 

Franco ha 65 anni, ha fatto l’autotrasportatore per tutta la vita ma, da alcuni anni, si è messo in proprio. Compra mezzi di trasporto e attrezzature e casa sua diventa il luogo in cui svolge la sua attività. Manca poco a ferragosto, Franco vuole abbellire il cortile di casa piantando alcune palme dentro grandi fioriere di cemento. Per farlo si serve dell’autogru facendosi aiutare da Rexha, un’autista che, da qualche giorno, aveva cominciato a lavorare con lui. Ma quel giorno qualcosa va storto.

Questa è la novantanovesima storia aggiunta al repertorio delle storie di infortunio, nel quale sono raccolte le storie scritte dagli operatori dei servizi di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro che partecipano al progetto “Identificare cause e soluzioni degli infortuni lavorativi Il modello comunità di pratica e narrazione“.

Vai al repertorio delle storie di infortunio, leggi direttamente la sintesi della storia o la storia completa “Mai più a ferragosto“.

Perché gli infortuni sul lavoro non calano come dovrebbero?

 

 

Fonte:   ilmanifesto in rete

Autore: Maurizio Mazzetti che ringraziamo 

Senza qui riprendere una più dettagliata analisi sulla numerosità degli infortuni, anche nel problematico ma indispensabile confronto con numero di occupati/ore lavorate (per il quale si rinvia a precedenti articoli), è evidente che nonostante tutti gli strumenti messi in campo, o comunque disponibili, la situazione complessiva non è soddisfacente e ormai da tempo sostanzialmente stabile; ed per di più assistiamo ad uno scoraggiante ripetersi di infortuni mortali o gravi con le medesime cause e circostanze.

Ma allora, cos’è che non funziona, perché i risultati non sono quelli attesi?  Ci possono essere tante risposte, magari tutte vere, perché il fenomeno ha molte cause, e non è detto che, come scriveva Pareto, ad un piccolo numero di cause corrisponda sempre un elevato numero di effetti. Ma riepiloghiamo, a mo’ di riassunto di tutti i precedenti articoli gli strumenti disponibili. Abbiamo in primo luogo tutti quelli in qualche modo obbligatori, assistiti da una qualche sanzione giuridica:

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Connessioni 4 – La salute e la pace: la guerra catastrofe di sanità pubblica

Connessioni 4

31 ottobre 2023

fatti, eventi, report di ricerca e dati per capire meglio cosa succede nel campo della prevenzione e della salute negli ambienti di vita e di lavoro.

In questa puntata vi offriamo documentazione su:

– La salute e la pace; la guerra catastrofe di sanità pubblica
– La guerra, La speranza, La fine delle illusioni
– I costi della “non sicurezza”
– Il Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza. Storia, funzioni e responsabilità penale
– Brandizzo: qualche riflessione in ordine sparso

I focolai di guerra, il massacro di vite umane reso banale dalle rappresentazioni mediatiche a flusso continuo, gli effetti economici, ambientali e politici sulla vita quotidiana di milioni di persone, stanno distraendo le leadership dei paesi industriali dai compiti strategici di riduzione delle emissioni di carbonio in atmosfera.

L’articolo apparso su salute internazionale “La salute e la pace” di Pirous Fateh-Moghadam riporta con accuratezza le ragioni per cui ” Di fronte alle guerre combattute con moderni armamenti ed eserciti, la scelta pacifista risulta obbligata anche per chi non parte da una posizione di rifiuto categorico della violenza. L’unica opzione a disposizione, soprattutto per chi svolge una professione sanitaria è quindi quella dell’opposizione alle guerre, della prevenzione dei conflitti e della promozione della pace. La guerra è una catastrofe di sanità pubblica che va prevenuta o fermata il prima possibile nel caso sia già in atto.”

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I costi della “non sicurezza” di Maurizio Mazzetti

Riprendiamo ancora dalla rubrica “Il lavoro deve essere sicuro” de Ilmanifestoinrete l’articolo di Maurizio Mazzetti che ringraziamo per la chiarezza e la precisione.

Fonte Ilmanifestoinrete

Anche se ogni infortunio o malattia professionale, tanto più se gravi, possono essere considerati moralmente inaccettabili, il loro verificarsi va valutato anche sotto il profilo dei relativi costi, individuali, aziendali e sociali. Vediamoli un po’.

Ormai da qualche anno sono disponibili elaborazioni e studi sui costi economici e sociali degli infortuni; minor attenzione è posta a quelli delle malattie professionali, per quanto le situazioni siano sostanzialmente sovrapponibili. Purtroppo, questi studi, che concludono univocamente per costi molti alti (ma sui numeri torneremo alla fine dell’articolo), non sembrano avere effetti concreti sulle politiche per la prevenzione e la sicurezza sul lavoro, almeno in Italia: gli interventi normativi continuano ad essere effettuati episodicamente, magari sull’onda di qualche evento di particolare risonanza presso l’opinione pubblica, e limitata magari alla mera gestione, di solito indennitaria, delle conseguenze. Per esempio, ci sono voluti quattro casi mortali di studenti impegnati nell’alternanza scuola lavoro, oggi PCTO – percorsi competenze trasversali e orientamento – per stabilire una tutela indennitaria a studenti e famiglie; ma ben poco, chiacchiere, o piuttosto grida manzoniane a parte, si è fatto in termine di formazione alla sicurezza (l’Accordo Stato regioni in materia è scaduto da anni e, a quanto pare, non verrà rinnovato neppure entro quest’anno), e prevenzione. E ciò dimostra, una volta di più, del fatto che manca, a livello di sistema paese, una strategia; e che anche che la stessa conoscenza dei fenomeni, checché se ne dica quando nei convegni si parla del SINP – Sistema Informativo Nazionale Prevenzione – è quantomeno carente.

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Una nota di Cinzia Frascheri sulla recente sentenza di Cassazione n* 38914 che ha confermato la responsabilità penale del RLS

Fonte: Puntosicuro

 

Nota di analisi approfondita con rilievi di carattere sindacale a fronte della recente sentenza di Cassazione (26/09/2023) che ha confermato la responsabilità penale dell’RLS in un caso di infortunio mortale di un lavoratore

 

Lo scorso giugno, di preciso il giorno 27, veniva pronunciata la sentenza di Cassazione, sezione penale, n.38914, depositata poi di recente, il 26 settembre 2023, quale conclusione di un percorso processuale avviato presso il Tribunale di Trani, e poi in Corte di appello di Bari, scaturito dal decesso di un lavoratore impegnato in mansioni di magazziniere, schiacciato sotto il peso del materiale,  trasportato da lui stesso con carrello elevatore, nello svolgimento delle operazioni di stoccaggio, rimanendone colpito mortalmente.

Sentenza sostanzialmente confermativa delle interpretazioni e dei principi affermati da una ormai consolidata giurisprudenza di legittimità espressasi in merito alle responsabilità poste di capo al datore di lavoro in tema di garanzie di tutela della salute e sicurezza sul lavoro e, pertanto, degli obblighi previsti a suo carico da porre preventivamente in essere per realizzare fattivamente i diritti degli occupati. Non altrettanto, invece, sempre nella medesima sentenza, quanto sostenuto in tema di responsabilità penale del Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS), considerata la conferma delle motivazioni volte all’attribuzione a quest’ultimo – da parte dei giudici di Trani, prima, e di Bari dopo –, della colpa specifica di concorso nell’aver cagionato l’infortunio mortale per non aver svolto a pieno il proprio ruolo. Sentenza che ha richiamato da subito, per il suo portato interpretativo, una rilevante attenzione, ma soprattutto dure reazioni, a partire dagli esperti della materia, per poi approdare ad una più ampia platea attraverso i mezzi di stampa.

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I dati Inail su infortuni e malattie professionali. Qualche irriverente riflessione

Fonte : Il Manifesto in rete che ringraziamo

come ringraziamo l’Autore:  Maurizio Mazzetti

E’ noto che la quasi totalità dei dati su infortuni e malattie professionali in Italia è di fonte INAIL, cioè dell’ente pubblico che gestisce la relativa assicurazione obbligatoria. La banca dati statistica INAIL (QUI) è invero estremamente ricca, sia di elaborazioni, sia dei dati elementari, i cosiddetti open data (magari pronunciati all’inglese da chi vuol darsi un tono, dimenticando o ignorando che il vocabolo data – dati – è, letteralmente, latino).

Ogni anno, peraltro, più o meno poco prima della giornata nazionale dedicata alle vittime del lavoro, giornata che cade nella seconda domenica di ottobre, l’INAIL stesso presenta una relazione annuale sui dati definitivi dell’anno precedente, in pompa più o meno magna (ma almeno il Ministro del Lavoro, o comunque chiamato il Ministero, è presente, talvolta hanno assistito anche altre autorità). Ed è quel che è avvenuto anche quest’anno lo scorso 04 ottobre; per chi fosse interessato alla Relazione integrale, con relative tabelle, interviste ecc. rinvio alla pagina (QUI)

Riporto invece qui una sintesi dei contenuti, presa di peso dalla pagina sopraindicata, relativamente ai meri dati numerici; farò poi qualche commento.

“….  Nel 2022 sono stati denunciati all’Inail 703.432 infortuni sul lavoro, circa 139mila in più rispetto agli oltre 564mila del 2021 (+24,6%). L’aumento è dovuto sia ai contagi professionali da Covid-19, passati dai 49mila del 2021 ai 120mila del 2022, sia agli infortuni “tradizionali”, che hanno fatto registrare un incremento di oltre il 13%. Gli infortuni riconosciuti sul lavoro sono stati 429.004, in aumento del 18,2% rispetto ai 363.074 dell’anno precedente. Circa il 15% è avvenuto “fuori dell’azienda”, cioè “in occasione di lavoro con mezzo di trasporto” o “in itinere”, nel tragitto di andata e ritorno tra la casa e il luogo di lavoro.

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È accaduto ieri un ennesimo grave infortunio di un lavoratore delle ferrovie.

Fonte: Ancora in marcia 

Il fatto sarebbe accaduto intorno alle 13.30 di ieri a Gallarate Hupac: due locomotive vengono sganciate, una delle due si muove indebitamente e abbatte il tronchino di ricovero ma nel frattempo un ferroviere è rimasto ferito.

Da quanto abbiamo appreso “Il ferito sarebbe un lavoratore di Captrain di 30 anni che era impegnato nelle operazioni di sgancio ed è rimasto semi-schiacciato da una delle due locomotive che a quanto pare risultava non frenata e, probabilmente a causa della pendenza del binario, dopo aver travolto il collega ha abbattuto il tronchino e un muro adiacente”.

Si tratta di un infortunio molto grave: “l’uomo ha riportato traumi al torace, all’addome e ad una gamba… dalle notizie in nostro possesso, non risulta in pericolo di vita ma le ferite sono serie.”

Le indagini sono affidati alla Polizia Ferroviaria e sul posto si è recato anche il personale di Ats Insubria, competente per gli incidenti sul lavoro.”

Questo grave incidente rappresenta l’ennesimo episodio, in poco tempo, di carenza di sicurezza delle ferrovie italiane: non possiamo dimenticare i recenti fatti della strage di Brandizzo e il tardivo soccorso del macchinista della Toscana colto da malore. Ma la memoria va anche all’infortunio mortale del nostro collega Leone, deceduto a Torino Orbassano proprio durante le fasi di aggancio della locomotiva.

È indispensabile che si intervenga al più presto per ritornare ad avere delle ferrovie sicure, in particolare per tutelare i ferrovieri stessi.

La nuova rubrica Connessioni. Una sentenza sulla quale riflettere.

Connessioni 01 – 5 ottobre 2023
fatti, eventi, report di ricerca e dati per capire meglio cosa succede nel campo della prevenzione negli ambienti di vita e di lavoro.

Diario Prevenzione inaugura questa rubrica che ha lo scopo di mettere in evidenza i fatti più importanti in materia di prevenzione.  Gli articoli pubblicati in questa rubrica hanno l’obiettivo di collegare fatti, eventi e dati di ricerca che rendano al meglio l’idea di come siamo messi nella gestione della sicurezza negli ambienti di vita e di lavoro.

Questa settimana mettiamo in evidenza una Sentenza della Cassazione Penale n° 38914 del 25/09/2023 che ha confermato la sentenza di condanna per “cooperazione colposa nel delitto di omicidio colposo” al Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, (si tratta del primo caso di condanna di un RLS) che apre una serie di interrogativi sul futuro di questa figura di rappresentanza. (Vedi la Nota di Roberto Canciani)  Peraltro nel testo della sentenza abbiamo individuato la confusione che il giudicante fa rispetto al ruolo del RLS che definisce impropriamente “Responsabile dei lavoratori per la sicurezza”. Da questa definizione inappropriata deriva, verosimilmente, anche l’orientamento che ha determinato la sentenza…

L’effetto facilmente prevedibile di una sentenza come questa sarà quello di produrre un’ampia indisponibilità di lavoratori e lavoratrici a candidarsi per essere eletti ad un ruolo di responsabilità (ora anche penale) molto spesso senza poteri concreti per esercitarlo .

Con lo stipendio da operaio quale sarà quel lavoratore che assumerà il rischio di spese legali per la propria difesa nel caso di imputazione?

Chi pagherà l’assicurazione al RLS rispetto ai rischi di finire sul lastrico in caso di sentenze che gli richiedano risarcimenti patrimoniali ?

Da vecchio sindacalista, dopo questa sentenza,  sconsiglierei qualsiasi lavoratore  a candidarsi al ruolo di RLS in assenza di una definizione normativa chiara delle responsabilità civili e penali per chi venga eletto a ricoprire questo ruolo di rappresentanza volontaria.  

Questa sentenza non contribuirà certamente a rafforzare la partecipazione dei lavoratori e delle lavoratrici al sistema di gestione della sicurezza a livello aziendale. Ai giudicanti presenti e futuri  si raccomanda la lettura dell’art.11 della Direttiva CE 391.89, in particolare al comma 4) : ” I lavoratori di cui al paragrafo 2 ed i rappresentanti dei lavoratori di cui ai paragrafi 2 e 3 non possono subire pregiudizio a causa delle rispettive attività contemplate ai paragrafi 2 e 3 “.  

Sempre all’interno dell’orizzonte della sicurezza nel lavoro segnaliamo l’articolo di Maurizio Mazzetti:” Infortuni mortali sul lavoro. Alcune riflessioni amare sugli (ultimi?) eventi”

Molta strada è da percorrere per fare fronte ai processi di frantumazione che sono avvenuti nel mondo del lavoro che hanno depotenziato le capacità  di gestione della sicurezza. Solo la capacità dei soggetti presenti ogni giorno all’interno dell’impresa di essere promotori e agenti collaborativi potrà invertire questa entropia organizzativa che vede le aziende affidare la gestione della sicurezza alla fortuna e/o al caso. Si dice che sono necessari più controlli.

Certamente i controlli delle autorità preposte sono insufficienti, mancano i controllori. Ottocento assunzioni al INL sono importanti ma del tutto insufficienti: ce ne vorrebbero 5 volte tanto. Tuttavia senza una presenza attiva e dinamica dei lavoratori e dei tecnici che vivono all’interno dell’azienda i controlli da soli non bastano.

Sul tema dei controlli torneremo anche se vogliamo ribadire che occorre che siano i lavoratori a rifiutarsi di lavorare in condizioni di insicurezza. Sappiamo che è difficile ma è un passaggio ineludibile. Nelle prossime puntate affronteremo le connessioni tra cambiamenti climatici e sicurezza sul lavoro.

Gino Rubini, editor di Diario Prevenzione

Infortuni mortali sul lavoro. Alcune riflessioni amare sugli (ultimi?) eventi

Autore :  Maurizio Mazzetti che ringraziamo 

Fonte IlManifestoinrete

 

La cronaca continua ad anticipare i miei articoli (purtroppo) con uno stillicidio di morti che, quali che siano le statistiche, continua ad essere inaccettabile in quanto assolutamente evitabilee con poco sforzo. Ci dice l’INAIL che nei primi sette mesi dell’anno le denunce di infortunio sul lavoro presentate all’Inail sono state 344.897 (in calo del 21,9% rispetto alle 441.451 del periodo gennaio-luglio 2022), di cui 559 mortali (in calo dell’1,8% rispetto ai 569 casi nello stesso periodo dell’anno scorso). Dei casi mortali denunciati, 430 sono in occasione di lavoro e 129 in itinere, ovvero nel tragitto casa-lavoro o viceversa.

Però vediamo anche 12 morti in 48 ore (sette mercoledì 13 e quattro ieri): ieri un 44enne che precipita da un tetto ad Arzano (Na), un 52enne schiacciato da un mezzo in retromarcia la notte all’aeroporto di Bologna, un 66enne (grande, il nostro sistema pensionistico …) investito da un camion in un deposito rifiuti la notte a Napoli, un 29enne travolto da un trattore in retromarcia su una banchina nel porto di Salerno (con un collega gravemente ferito alle gambe), un 47enne caduto all’interno di una cisterna contenente vino e probabilmente annegato, con un collega 31enne seriamente intossicatosi nel tentativo di prestargli soccorso. Una antologia da manuale degli infortuni mortali …

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Errore umano? No, assassinio

Fonte areaonline.ch

Mentre il governo Meloni allenta regole e controlli, l’Italia fa i conti con un’ennesima strage sul lavoro causata dall’assenza di sicurezza

di Loris Campetti  che ringraziamo

“Se dico treno buttatevi da quella parte”. Eccolo, il salvifico sistema di sicurezza per proteggere la vita dei manutentori delle ferrovie, gli operai che lavorano sui binari. Peccato che quel treno che movimentava vagoni andasse a 160 chilometri orari, troppo veloce perché il delegato di Rfi (Rete ferroviaria italiana) potesse avere il tempo di gridare ‘treno’ ai cinque operai che stavano mettendo in sicurezza sette metri di rotaia.

Così Giuseppe Aversa (49 anni), Michael Zanera (34), Giuseppe Saverio Lombardo (52), Giuseppe Sansovino (43) e Kevin Laganà (22) sono stati ammazzati a Brandizzo, a 20 chilometri in linea d’aria dallo stabilimento siderurgico della ThyssenKrupp di Torino dove morirono bruciati sette operai. Si sono salvati solo in due, il tecnico Rfi Antonio Massa messo lì dall’azienda per controllare qualità del lavoro e garantire il rispetto delle norme sulla sicurezza e Andrea Gibin, il caposquadra del gruppo operaio della ditta Si.gi.fer che aveva ricevuto in appalto il lavoro. I protocolli di sicurezza per evitare la tragedia sono stati violati per risparmiare tempo. Bisognava fare in fretta. Senza autorizzazione, non c’era l’ok della centrale all’avvio dei lavori perché il treno che sarebbe dovuto passare era in ritardo di venti minuti. Ma è prassi, come hanno dichiarato tutti i testimoni operai ascoltati dagli inquirenti, iniziare i lavori prima del via libera. 750 euro era il costo del lavoro da fare in fretta, 50 euro a metro di binario più 200 euro per ognuna delle due saldature necessarie. Da un breve calcolo si evince il valore della vita di ognuno dei 5 operai: 150 euro.

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Morti sul lavoro, perchè tanto stupore ? Podcast di Diario Prevenzione – 14 settembre 2023 – Puntata n° 112

 

 

In questa puntata parliamo di

– E’ una pratica diffusa di organizzazione del lavoro basata sull’ “informalità maligna” ad avere ucciso i 5 lavoratori di Brandizzo ?
– I ricercatori dell’IWH creano una tabella di marcia per la ricerca sull’intelligenza artificiale che dà priorità alla salute dei lavoratori
– OLTRE LA RETE: Salute e sicurezza sul lavoro nella pesca professionale – Molfetta (BA), 28 settembre 2023
– La posta in gioco della classe operaia nella lotta contro il riscaldamento globale

a cura di Gino Rubini

 

INRS – Travail & Sécurité : numéro de septembre 2023

Agir après un accident du travail

Le numéro 851 du magazine Travail & Sécurité est paru. Le dossier du mois a pour thématique « Agir après un accident du travail ». Au sommaire, découvrez un entretien avec Agnès Parent-Thirion, directrice de recherche à la Fondation européenne pour l’amélioration des conditions de vie et de travail (Eurofound) ou encore un reportage « En Images » au cœur du festival des Nuits de Fourvière à Lyon. .

Per leggere il Magazine vai al sito INRS

Dopo Brandizzo

 

Fonte:  SNOP che ringraziamo 

Un’altra terribile tragedia. Come tutte le volte che più lavoratori muoiono contemporaneamente, maggiore risalto sui media….ma poi, lo sappiamo, in pochi giorni le cronache parleranno d’altro.

Già sembra di capire che saranno individuati “colpevoli” nei gradini più bassi della catena organizzativa: eppure è noto, anche se non all’opinione pubblica, che questo accadimento non è per nulla nuovo, di episodi del genere, con o senza vittime, se ne sono verificati non pochi, spesso senza conseguenze per “fortuna” delle potenziali vittime (un po’ com’è accaduto ad almeno un altro lavoratore l’altra notte a Brandizzo).  Non mancano dati e testimonianze a conferma di ciò.

E sullo sfondo (come sottolinea il Segretario Generale della FILLEA CGIL[1]) i problemi relativi agli appalti, che riguardano l’intero sistema delle manutenzioni (ben oltre, quindi, le manutenzioni ferroviarie), e la liberalizzazione del subappalto “a cascata” introdotta dal nuovo codice degli appalti varato dal governo in carica.

La fattispecie del “lavoro nelle ferrovie” rimane una paradossale (ma forse non sorprendente) anomalia, con l’inattuato aggiornamento delle norme specifiche su prevenzione, sicurezza e salute nel settore e la mancata armonizzazione con il D.Lgs. 81/08 (prevista da ormai 15 anni nell’art. 3)[2]

In questi anni ci sono state iniziative per richiamare l’attenzione su questo colpevole ritardo, senza nessun esito.

Ci aggiorniamo quindi alla prossima, probabilmente inevitabile, tragedia.

Rimandiamo ad un’interessante pubblicazione diffusa nelle ultime ore dal prof. Paolo Pascucci [3], che – come noi – esprime indignazione, oltre che tanta tristezza e rabbia, per una situazione cronicamente irrisolta. Ne riportiamo le condivisibili conclusioni: “dopo quasi tre lustri di ritardi inescusabili, pare ormai giunto il momento di chiarire definitivamente la questione apponendo la parola “fine” ad una sconcertante vicenda regolativa che rischia seriamente di porre a repentaglio la salute e la sicurezza di chi lavora in ambito ferroviario. Ad invocare chi di dovere a pronunciare finalmente quella parola non è soltanto chi tenta di interpretare le norme, ma soprattutto chiunque lavori in ambito ferroviario e, purtroppo, anche la voce assordante di chi non può più avere voce”.

 

Seguiremo gli sviluppi.

[1] La dolorosa lezione di Brandizzo

[2] Lettera CIIP su sicurezza del lavoro nei settori ferroviario, portuale, marittimo, pesca

[3] P. Pascucci: La tutela della salute e sicurezza dei lavoratori nel settore ferroviario, tra norme generali e norme speciali: DSL n. 1 (2023)

E’ una pratica diffusa di organizzazione del lavoro basata sull’ “informalità maligna” ad avere ucciso i 5 lavoratori di Brandizzo ?

 

La tragedia di Brandizzo: cinque lavoratori di un’impresa d’appalto mentre stavano sostituendo un pezzo di binario sono stati travolti e uccisi da un convoglio ferroviario in transito . Quei lavoratori , secondo quanto dichiarato dalla dirigenza RFI, non dovevano trovarsi sulla linea in quanto non era stata data nessuna autorizzazione ad iniziare i lavori. Su quella linea non c’è il sistema di sicurezza più recente in uso soltanto sulle linee ad alta velocità. La vecchia strumentazione elettronica che avrebbe dovuto segnalare “il binario occupato” pare, dalle informazioni dei giornali, fosse inattiva. Le autorizzazioni  vengono ancora trasmesse con schede cartacee e comunicazioni telefoniche ai responsabili della protezione RFI. A loro volta gli addetti alla protezione presenti sul cantiere autorizzano i lavoratori dell’impresa ad occupare la sede e a lavorare sul binario autorizzato. La squadra dei lavoratori ha iniziato i lavori , dopo alcuni minuti è arrivato un convoglio in ritardo a oltre 100 chilometri orari che li ha travolti e uccisi.

Le indagini della magistratura sono in corso per ricostruire la sequenza di errori che ha portato a questa tragedia.

Il percorso più facile sarebbe quello di attribuire al responsabile della protezione RFI e al corrispettivo capo squadra dell’azienda che aveva in appalto i lavori una esclusiva e totale responsabilità per quanto è accaduto.

Dalle notizie della stampa si deduce che i PM sono orientati, invece, a svolgere indagini in profondità per ricostruire al meglio il contesto organizzativo nel quale sono maturate le condizioni perché si determinassero comportamenti tanto pericolosi da sfociare nella tragedia.

Da una lunga esperienza nell’ambito della sicurezza del lavoro posso affermare che molto spesso la genesi di eventi tragici come quello avvenuto a Brandizzo hanno origini nelle modalità non solo formali di gestione dell’organizzazione del lavoro.

Gli studiosi di organizzazione del lavoro sanno benissimo che a fianco delle regole e delle modalità formali di gestione, nel tempo, possono emergere e prendere forza per iniziativa dei lavoratori, dei preposti, di dirigenti, delle pratiche informali che modificano le modalità operative prescritte. Questo avviene, spesso, perché nell’agire direttamente i lavoratori, i preposti, a volte anche dirigenti intermedi scoprono modi di organizzare il lavoro meno faticosi o più rapidi ed efficaci rispetto alle prescrizioni formali dell’azienda. L’organizzazione informale del lavoro è ben nota alle imprese come fenomeno da studiare, sorvegliare e dal quale apprendere per correggere al meglio la propria organizzazione del lavoro. L’organizzazione informale del lavoro in diversi casi è un fenomeno benigno che viene gestito,  dalle imprese con attenzione e consapevolezza e recuperato con la modifica delle regole operative formali.

Esistono poi situazioni ove il fenomeno è di natura diversa. In questi casi siamo di fronte a pratiche di informalità maligna che crescono a fianco delle procedure formali come modalità per “semplificare” procedure di sicurezza che “intralciano” il lavoro, per ridurre i costi, per bypassare “tempi morti”, per un malinteso obiettivo di efficienza, per sfruttamento del lavoro…

Non sappiamo se nel caso del drammatico evento di Brandizzo alla base degli errori e reati addebitati all’addetto RFI e al caposquadra dell’azienda esecutrice  vi sia stata una pratica ricorrente  di organizzazione informale del lavoro maligna non monitorata, sorvegliata e censurata adeguatamente dalla stazione appaltante .

Saranno i magistrati a ricostruire il contesto e il sistema di responsabilità aziendali che hanno portato a questa tragedia.

Possiamo dire, in generale, che le pratiche di “informalità maligna” della organizzazione del lavoro hanno maggiori possibilità di diffondersi laddove esiste una cultura aziendale burocratica e orientata ad esternalizzare le responsabilità e a non fare  il monitoraggio sulle modalità concrete in cui si lavora.

Gino Rubini

Gli operai travolti dal treno a Brandizzo. Un caso da manuale di mancata valutazione e gestione dei rischi da interferenze

La dolorosa lezione di Brandizzo

Fonte Collettiva che ringraziamo

L’INTERVISTA

I binari © Marco Merlini Roma, 18 settembre 2020 Stazione Termini I binari
Foto: Marco Merlini

STEFANO IUCCI

Per Genovesi, segretario generale Fillea Cgil, nelle manutenzioni bisogna mettere mano al mix nefasto tra modello organizzativo non all’altezza, competizione sui costi e tecnologia non adeguatamente utilizzata

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Se c’è una cosa che la tragedia di Brandizzo può aiutarci a capire, è come evitare che il mix tra un modello organizzativo non all’altezza e tutto concentrato su sfruttamento e profitti, una competizione malata giocata sui costi e una tecnologia non adeguatamente utilizzata possano portare a sciagure come quella capitata pochi giorni fa. “Sono anni che registriamo e denunciamo situazioni in cui solo il caso e molta fortuna hanno evitato altre stragi su strade e linee ferroviarie come quella di Brandizzo”, attacca Alessandro Genovesi, segretario generale della Fillea Cgil che incontriamo alla vigilia dello sciopero che lunedì 4 settembre vedrà insieme i lavoratori edili e dei trasporti. Per Genovesi “questa deve dunque essere l’occasione per rimettere in discussione tutto il sistema delle manutenzioni e i modelli di business che vi sono dietro”.

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Aumentano le vittime sul lavoro e il governo Meloni li uccide una seconda volta

Vite spezzate sui cantieri e nelle industrie per puro profitto, mentre la destra dimezza gli aiuti alle famiglie

 

Fonte: areaonline.ch

Autore : Loris Campetti che ringraziamo

 

Puoi precipitare da un’impalcatura mentre lavori in subappalto, magari per un’opera finalizzata a raggiungere un obiettivo previsto dal Pnrr (piano nazionale di ripresa e resilienza).
Se stavi lavorando al nero non avrai un nome né un numero nella lista dei morti sul lavoro, forse si dirà che sei morto di freddo o di cancro, oppure il tuo corpo verrà fatto sparire come è successo durante la ricostruzione seguita al terremoto nelle Marche.
Puoi essere travolto da un Suv mentre pedali, zaino in spalla, con la pizza da consegnare a un cliente all’indirizzo che ti ha comunicato un algoritmo.
Puoi finire sotto il trattore rovesciatosi mentre ari un campo in zona collinare, oppure puoi precipitare da una gru mentre carichi container su una nave. O risucchiata da una macchina tessile, o arso vivo in fonderia, o mentre fai esperienza in fabbrica come studente nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro.
Ma puoi morire anche guidando un camion, o semplicemente la tua utilitaria mentre vai al lavoro assonnato o sfinito dal lavoro cerchi di tornare a casa.

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Friuli Venezia Giulia, le morti sul lavoro sono triplicate

Fonte Collettiva

Nel primo semestre 2023 già tredici vittime. L’anno scorso furono quattro. Villiam Pezzetta (Cgil): in atto una “forte recrudescenza, proseguita purtroppo nel periodo estivo, anche a causa dell’emergenza maltempo e degli interventi straordinari ad essa legati”

La morte di due giovani finanzieri del Soccorso Alpino di Tarvisio non è purtroppo una tragedia isolata. Lo dimostra, e denuncia, la Cgil del Friuli Venezia Giulia, sulla scorta dei dati Inail più aggiornati. Già prima delle cadute dai tetti che hanno funestato la fine di luglio e della tragedia di Tarvisio, costata la vita ai due soccorritori della Guardia di Finanza che si stavano addestrando in parete, l’andamento degli infortuni mortali sul lavoro in Friuli Venezia Giulia mostrava un drammatico peggioramento

Le morti sul lavoro rilevate dall’Inail in regione nei primi sei mesi dell’anno sono infatti ben 13 – informa la Cgil Fvg -, tre in più degli infortuni mortali verificatisi nell’intero 2022 e più del triplo rispetto ai 4 casi del primo semestre dello scorso anno.

“I dati Inail – dichiara il segretario regionale della Cgil Villiam Pezzetta – rafforzano purtroppo l’allarme sicurezza, lanciato più volte dalla Cgil e dagli altri sindacati negli ultimi mesi, caratterizzati da una forte recrudescenza dell’andamento infortunistico, proseguita purtroppo nel periodo estivo, anche a causa dell’emergenza maltempo e degli interventi straordinari ad essa legati. Di ben scarsa consolazione, vista l’impennata dei casi mortali, la flessione nel numero totale di infortuni denunciati in regione, in calo dell’11 per cento. Da segnalare anche come il dato regionale sia in controtendenza rispetto all’andamento nazionale, che vede invece una lieve riduzione dei morti sul lavoro rispetto allo scorso anno”.

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Senza regole né diritti. Un altro morto sul lavoro al porto di Taranto

Fonte Salute e Lavoro

Il 25 luglio scorso Antonio Bellanova, operaio di trentun anni, è morto mentre lavorava nella stiva di una nave battente bandiera panamense, schiacciato da un’ecoballa. L’incidente si è verificato durante le operazioni di scarico della nave, nell’area pubblica del quarto sporgente, nel porto di Taranto.

Si tratta dell’ennesimo incidente che avviene all’interno del porto pugliese. Da fonti di stampa si legge che Antonio Bellanova fosse un lavoratore somministrato con un contratto “multiservizi”, il che vuol dire che, secondo la legge portuale 84/94, in porto non avrebbe potuto lavorare. Inadeguato risulta l’atteggiamento dell’Autorità portuale di Taranto, e remissivo il comportamento del sindacato, che non batte ciglio di fronte all’evidente inadempienza da parte dell’Autorità.

Va ricordato che nei porti italiani la legge prescrive che tutti i lavoratori delle imprese operanti in porto vadano iscritti in appositi registri tenuti dall’Autorità Portuale ai fini dell’osservanza nei loro confronti proprio delle materie di sicurezza e igiene del lavoro, e che il fondamento giuridico della nozione di “registro dei lavoratori portuali” è contenuto in una convenzione sul lavoro portuale dell’ILO (International Labour Organization).

Nell’attesa che le indagini approfondiscano le dinamiche e le responsabilità dell’ennesimo incidente mortale in uno scalo italiano, pubblichiamo un reportage sul porto di Taranto apparso sul numero 7 (novembre 2021) de Lo stato delle città.

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Bergamo. Operaio morto alla Zanetti, tragedia annunciata

Fonte : Collettiva.it

 

Lavoratore travolto da un camion in manovra. Filcams Cgil: “Rischio segnalato a gennaio”

È una tragedia annunciata l’infortunio mortale che l’8 agosto è costato la vita a un operaio della Zanetti Formaggi di Lallio (Bergamo), travolto da un camion che stava ripartendo dall’azienda. Il rischio di investimento era alto ed era stato segnalato lo scorso gennaio alla direzione della società dal rappresentante dei lavoratori per la sicurezza della Filcams Cgil. La nota sindacale puntava il dito contro le criticità della movimentazione dei mezzi e contro il fatto che i lavoratori fossero costretti a transitare per tre passi carrai per raggiungere l’unico tornello di uscita.

“Oggi proviamo una profonda amarezza e un grande dolore – commenta Cristina Guerinoni della Filcams Bergamo, che esprime vicinanza alla famiglia del lavoratore scomparso e chiede all’azienda un incontro urgente, non appena tutti i dettagli della dinamica dell’infortunio saranno chiariti -. Il 24 gennaio il nostro Rls aveva presentato una segnalazione scritta sul rischio rilevato proprio in quell’area. Poi erano seguiti alcuni incontri con l’azienda. Si sapeva di quella criticità ed era già accaduto che alcuni dipendenti rischiassero di essere travolti dalle vetture in entrata e in uscita. Eppure oggi un operaio è morto”.

Il sindacato aveva avuto una risposta dalla Zanetti, ma poco era cambiato. L’unico accorgimento che andava adottato sarebbe stato quello di assistere l’arrivo o la ripartenza dei camion da un operatore a terra, perché parte del camminamento pedonale risulta non visibile dall’abitacolo dei mezzi. Intanto per venerdì è stata convocata un’assemblea con i lavoratori.

E’ disponibile online il numero di luglio 2023 della Rivista Lavoro e Salute

 

E’ disponibile e scaricabile il numero di Luglio 2023  della Rivista Lavoro e Salute. In questo numero molti articoli importanti sulla crisi del Servizio Sanitario Nazionale, sulla strage di lavoratori che si ripete ogni giorno, sul pericolo di frantumazione dei diritti dei cittadini e dei lavoratori che potrebbero derivare dalla Legge sull’Autonomia Differenziata.

Per scaricare il file della Rivista Clicca QUI 

 

 

Lavori in quota – Vademecum Tecnico

 

Vademecum Tecnico LQ_230624_081541

Per scaricare il file .pdf del manuale   clicca QUI 

Presentazione tratta dal manuale

E’ indubbio che il grande numero di cantieri aperti sul territorio
nazionale negli ultimi anni, a seguito dell’introduzione dei bonus per
l’edilizia, abbia accentuato le criticità già presenti nel settore. A partire
da tale considerazione ed in seguito ad un tragico evento di infortunio
mortale in cantiere edile in città, la Prefettura di Genova ha convocato
a settembre 2021, su richiesta delle sigle sindacali del settore, un
Tavolo di confronto, con l’obiettivo di individuare strumenti e misure di
prevenzione da attuare sul territorio.
Il Tavolo Sicurezza in Edilizia della Città Metropolitana di Genova nato
da questo impulso ha visto la partecipazione in prima battuta di S.C.
PSAL di ASL3 e ASL4, Ispettorato Territoriale del Lavoro Genova,
Inail, Settori di Regione Liguria, E.S.S.E.G., Rappresentanti dei
Lavoratori per la Sicurezza territoriali (RLST) delle sigle sindacali del
settore (FILLEA-CGIL, FILCA-CISL, FENEAL-UIL), Associazioni
datoriali (Confapi, ANCE Genova-Assedil), Cassa Edile Genovese, ed
è stato quindi esteso agli Ordini degli Architetti, degli Ingegneri e dei
Geologi e ai Collegi dei Geometri e dei Periti industriali.
L’apertura dei lavori del Tavolo ha coinciso con l’inizio della
programmazione nell’ambito del nuovo Piano Regionale della
Prevenzione 2021-2025, che prevedeva la realizzazione di un Piano
Mirato di Prevenzione inerente le cadute dall’alto in edilizia, strumento
che, a partire da un documento regionale di buone pratiche, ha lo
scopo di diffondere in modo capillare ed uniforme sul territorio, sia
nell’ambito delle istituzioni, sia in quello delle aziende e delle parti
sociali, informazioni e conoscenze utili a promuovere l’adozione di
misure di prevenzione e protezione, anche attraverso
l’autovalutazione e l’autocontrollo, nonché efficace nel rendere
omogeneo l’intervento di controllo, nell’ottica della massima
trasparenza ed equità del comportamento degli organi di vigilanza.

Inail. Valutare il rischio architettonico negli ambienti di lavoro

Fonte Inail.it

Il progetto RAS, Ricercare e Applicare la Sicurezza, è frutto di una convenzione tra l’Inail – Dr Campania e il LEAS dell’Università Federico II.

Immagine valutare il rischio architettonico

Obiettivo del progetto è stato quello di rendere disponibili una serie di manuali operativi su tematiche inerenti la sicurezza nei luoghi di lavoro. Sono stati predisposti sei fascicoli. Il presente rappresenta il secondo e si riferisce alla tematica “valutare il rischio architettonico negli ambienti di lavoro”.

Prodotto: Volume
Edizioni: Inail – 2022
Disponibilità: Consultabile solo in rete

 

Dati Inail di aprile contiene un focus sui lavoratori stranieri in Italia

“Nel mondo 281 milioni di persone vivono fuori dal paese di origine e di questi 169 milioni sono lavoratori. I migranti forzati (tra sfollati interni, rifugiati e richiedenti asilo) hanno superato i 100 milioni.
I 32 conflitti nel mondo (compreso il più recente ucraino), l’emergenza climatica e pandemica da Covid-19 sono tra le chiavi che il “Dossier Statistico Immigrazione – 2022” individua per analizzare e comprendere le attuali migrazioni.
Nella sola Unione Europea la popolazione straniera residente ammonta a 37,4 milioni, il 70% vive nei 4 principali Paesi comunitari di immigrazione: Germania, Spagna, Francia e Italia.
Nel nostro Paese i residenti stranieri sono quasi 5,2 milioni con un’incidenza pari all’8,8% sul totale della popolazione. Quasi la metà sono europei, oltre un quarto comunitari, un quinto asiatici e un quinto africani; 198 le collettività presenti, 5 delle quali coprono da sole quasi la metà di tutti i residenti stranieri. Al primo posto troviamo i romeni, con il 20,8% (1,1 milioni), seguono gli albanesi con l’8,4% (433mila), i marocchini con l’8,3% (429mila), i cinesi con il 6,4% (330mila) e gli ucraini con il 4,6% (236mila). La percentuale delle donne straniere supera di poco quella degli uomini, come per la popolazione italiana (rispettivamente 51,2% e 51,3%); l’età media è di quasi 35 anni, mentre per gli
italiani supera i 46: gli stranieri sono mediamente più giovani di quasi 12 anni.
Dal punto di vista lavorativo gli stranieri hanno un tasso di occupazione leggermente più basso di quello degli italiani (57,8% contro il 58,3%) e un tasso di disoccupazione più alto (14,4% contro il 9,0%). Il numero dei lavoratori stranieri ammonta a quasi 2,3 milioni (gli italiani sono 20,3), per il 42% donne (circa 950mila), il 10% del totale dell’occupazione. Il numero di disoccupati stranieri è circa 380mila (pari al 16% del totale), per il 52,5% donne, con una crescita tripla rispetto a quella degli uomini negli anni della pandemia (dal 2019 al 2021).”

Nel numero di aprile di DATI INAIL un focus sui dati degli infortuni e delle malattie professionali  dei lavoratori stranieri in Italia

DATI INAIL n° 4 Aprile 2023 . brochure pdf 

 

Inail. Infortuni e malattie professionali, online gli open data Inail del primo trimestre 2023

Fonte Inail.it

Le denunce di infortunio sul lavoro presentate all’Istituto entro il mese di marzo sono state 144.586 (-25,5% rispetto al marzo 2022), 196 delle quali con esito mortale (+3,7%). In aumento le patologie di origine professionale denunciate, che sono state 18.164 (+25,1%)

ROMA – Nella sezione “Open data” del sito Inail sono disponibili i dati analitici delle denunce di infortunio – nel complesso e con esito mortale – e di malattia professionale presentate all’Istituto entro il mese di marzo. Nella stessa sezione sono pubblicate anche le tabelle del “modello di lettura” con i confronti “di mese” (marzo 2022 vs marzo 2023) e “di periodo” (gennaio-marzo 2022 vs gennaio-marzo 2023).

Gli open data pubblicati sono provvisori e il loro confronto richiede cautele, in particolare rispetto all’andamento degli infortuni con esito mortale, soggetti all’effetto distorsivo di “punte occasionali” e dei tempi di trattazione delle pratiche. Per quantificare il fenomeno, comprensivo anche dei casi accertati positivamente dall’Istituto, sarà quindi necessario attendere il consolidamento dei dati dell’intero 2023, con la conclusione dell’iter amministrativo e sanitario relativo a ogni denuncia.

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EUROGIP: Telelavoro e infortuni sul lavoro in sette paesi europei

 

Fonte Etui che ringraziamo 

Il nuovo rapporto di EUROGIP , un’organizzazione che si occupa di questioni relative all’assicurazione e alla prevenzione degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali, fornisce un’analisi delle disposizioni legali in materia di telelavoro e riconoscimento degli infortuni sul lavoro in sette paesi europei: Austria, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Spagna e Svezia.

La crisi sanitaria ha portato a un’accelerazione senza precedenti del telelavoro. Questa organizzazione del lavoro sembra ora essere saldamente consolidata, in particolare nella sua forma ibrida che combina il lavoro a distanza e faccia a faccia in ufficio. Tuttavia, attualmente non esiste una normativa europea specifica in materia di telelavoro. Il riferimento è l’ Accordo Quadro Europeo sul Telelavoro , concluso il 16 luglio 2002 dalle parti sociali in via autonoma. Tuttavia, questo testo non è vincolante, in quanto spetta a ciascuno Stato membro recepirlo o meno nella propria legislazione nazionale.

Nell’ottobre 2022 le parti sociali hanno avviato i negoziati per aggiornare l’Accordo Quadro concluso 20 anni fa e per discutere una possibile proposta di Direttiva europea che potrebbe essere emanata nel 2023. Quest’ultima si concentrerebbe sull’accesso e l’organizzazione del telelavoro, a carico del datore di lavoro per attrezzature e costi relativi al telelavoro, il diritto alla disconnessione, l’equilibrio tra lavoro e vita privata e la necessità di rafforzare la contrattazione collettiva in questo settore. La novità rispetto all’accordo quadro è che la direttiva dovrà essere recepita nella legislazione nazionale degli Stati membri, con l’effetto di una certa armonizzazione. È in questo contesto che il nuovo rapporto EUROGIP fa il punto sulle disposizioni legali per il telelavoro in sette paesi europei.

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Inail. Donne e sicurezza sul lavoro, online il Dossier 2023 dell’Inail

Fonte : Inail 

 

La nuova pubblicazione, elaborata dalla Consulenza statistico attuariale dell’Istituto, analizza l’andamento infortunistico e tecnopatico al femminile attraverso i dati provvisori dell’ultimo biennio e quelli consolidati del quinquennio 2017-2021. Come sottolineato nella prefazione dalle consigliere di amministrazione Teresa Armato e Francesca Maione, la Giornata internazionale dell’8 marzo è l’occasione per “riaffermare con forza anche l’esigenza di un’appropriata formazione sui temi della tutela differenziata nei luoghi di lavoro”

Donne e sicurezza sul lavoro, online il Dossier 2023 dell’Inail

ROMA – Nel nuovo Dossier donne dell’Inail, pubblicato oggi in vista della Giornata internazionale dell’8 marzo, la Consulenza statistico attuariale dell’Istituto analizza i dati mensili ancora provvisori del biennio 2021-2022 e quelli annuali consolidati del quinquennio 2017-2021 per descrivere il fenomeno infortunistico al femminile in relazione alle varie caratteristiche che lo contraddistinguono. “Con questo Dossier – scrivono nella prefazione le consigliere di amministrazione Teresa Armato e Francesca Maione – intendiamo lanciare un segnale di sostegno al mondo del lavoro femminile affinché ogni donna sappia che Inail è al suo fianco per sostenerla nella sua vita professionale e personale, valorizzandone il talento e il merito, fino al raggiungimento di condizioni di effettiva parità”. La festa della donna, inoltre, è l’occasione per “riaffermare con forza anche l’esigenza di un’appropriata formazione sui temi della tutela differenziata nei luoghi di lavoro”, partendo dalla consapevolezza che “l’uguaglianza di genere non è solo una questione etica e valoriale, ma una forma di avanzamento e progresso per una società più consapevole e matura”.

Il Rapporto dell’Osservatorio Vega Engineering. Infortuni mortali . Nel primo mese del 2023 si contano già 43 vittime sul lavoro.

Fonte Osservatorio Vega Enginering

Un lavoratore su quattro è deceduto in Lombardia
sono stati 34 gli infortuni mortali in occasione di lavoro, mentre sono 9 quelli in itinere.

Rispetto allo scorso anno si contano 3 vittime in meno. ma per l’osservatorio sicurezza sul lavoro Vega Engineering di mestre si tratta di una flessione poco significativa che continua a definire una situazione molto allarmante.
E’ più che tragica, soprattutto, l’incidenza di mortalità dei giovanissimi con un’età compresa tra i 15 e i 24 anni. più che quadrupla rispetto ai colleghi trentenni e quarantenni.
Anche nel primo mese del 2023, poi, gli stranieri hanno un rischio di infortunio mortale molto superiore agli italiani, confermato da una incidenza di mortalità quasi tripla.
Notevole invece il decremento delle denunce di infortunio complessive (mortali e non): -31,4% rispetto a gennaio 2022. a diminuire in modo più che sensibile sono le denunce nel settore della sanità. a conferma probabilmente della conclusione dell’emergenza sanitaria.
L’attività manifatturiera è il settore più colpito.
sul podio dell’insicurezza in zona rossa ci sono: Umbria, Marche, Puglia, Lombardia e Piemonte. e ancora una volta la mappatura dell’emergenza dell’osservatorio Vega Engineering aiuta a capire dove i lavoratori hanno rischiato maggiormente la propria vita a gennaio del nuovo anno.

Per leggere l’articolo al completo vai alla Fonte : Osservatorio Vega Engineering

Sono disponibili alcune relazioni del Convegno “Prevenzione e sicurezza nell’uso delle macchine agricole”

Prevenzione e sicurezza nell’uso delle macchine agricole
Accademia dei Georgofili, Logge Uffizi Corti, Firenze
giovedì 9 febbraio 2023 ore 9:00-13:00

Convegno Accademia dei Georgofili, anche online

Sono disponibili alcune relazioni

Ogni anno 150 lavoratori che operano sui trattori muoiono a causa del ribaltamento dei trattori e del conseguente schiacciamento del conducente. Questi i dati dell’osservatorio INAIL sugli infortuni nel settore agricolo o forestale.

La maggior parte di questi infortuni poteva essere evitato, o comunque avere un esito meno grave, se sul trattore fossero stati installati gli ordinari sistemi di protezione (cinture di sicurezza e protezione da ribaltamento), spesso mancanti nel parco trattoristico nazionale ampiamente obsoleto. Da anni si aspetta il decreto attuativo della revisione di tali mezzi, ai sensi del comma 1 articolo 5 del Decreto Interministeriale del 20/5/2015, decreto che deve stabilire le modalità tecniche della revisione comprensive degli elementi necessari per la sicurezza del lavoro e su strada.

Il convegno intende sollecitarne l’approvazione.

Per leggere alcune relazioni vai alla fonte  CIIP 

Cgil Emilia-Romagna . I dati dell’Osservatorio permanente sugli infortuni e sulle malattie professionali in Emilia Romagna”

Conclude il suo primo anno di attività l’“Osservatorio permanente sugli infortuni e sulle malattie professionali in Emilia Romagna” costituito dalla CGIL Emilia Romagna per monitorare, attraverso i dati resi disponibili dall’INAIL, quanto avviene nella nostra regione riguardo alla sicurezza dei luoghi di lavoro.

Nel 2022 l’Osservatorio ha registrato:
• 81.170 infortuni denunciati (+9,6% rispetto ai 74.066 del 2021);
• 5.703 malattie professionali denunciate (+2,2% rispetto alle 5.578 del 2021);
• 88 denunce di infortunio con esito mortale (nel 2021 sono state 110).

I settori che nel 2022 hanno registrato il numero maggiore di morti sul lavoro in Emilia-Romagna sono:
• trasporto e magazzinaggio (21 infortuni mortali denunciati);
• agricoltura (11);
• costruzioni (7);
• commercio e riparazione (7)
• alloggio e ristorazione (5).

Dopo la crisi economica del 2020 a causa della pandemia, il 2021 ed il 2022 hanno rappresentato il tentativo di agganciare la ripresa, pur risentendo degli effetti della guerra in Ucraina.

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Cruscotto di monitoraggio degli infortuni e delle malattie professionali – Nuova sezione sugli infortuni mortali

Fonte CIIP

Open Data Inail – Cruscotto di monitoraggio degli infortuni e delle malattie professionali – Nuova sezione sugli infortuni mortali.

Sul cruscotto sono stati aggiornati i dati pubblicati da Inail a dicembre 2022. Sono ora disponibili i dati consolidati su infortuni e MP (estrazione del 31 ottobre 2022) e i dati degli addetti Inail 2021. Una nuova sezione sugli infortuni mortali ne analizza i trend in costante aumento nel 2021 rispetto ai livelli pre COVID 2019, al netto dei decessi dovuti al Covid 19 e tenendo conto che nel 2021 sono diminuiti sensibilmente gli infortuni accaduti nelle strade a causa dei diversi lockdown.

Vai a http://www.opendatainail.it

da il Manifestoinrete : La nuova rubrica “Il lavoro deve essere sicuro”, #1: Gli infortuni sul lavoro

Fonte ilmanifestoinrete 

Riprendiamo da ilmanifestoinrete il primo degli articoli della rubrica “Il lavoro deve essere sicuro” curata da Maurizio Mezzetti sulle problematiche del mondo del lavoro, degli infortuni, delle malattie professionali, sulla legislazione vigente in materia. Riteniamo importante socializzare questa iniziativa. Ringraziamo Maurizio Mezzetti per il suo impegno. editor

 

Con questo articolo, il manifesto in rete inaugura la nuova rubrica “Il lavoro deve essere sicurocurata da Maurizio Mazzetti* sulle problematiche connesse al mondo del lavoro, agli infortuni, le malattie e la legislazione vigente in merito. A partire da oggi, la rubrica uscirà la domenica a cadenza bisettimanale. Invitiamo le nostre lettrici e i nostri lettori a imbarcarsi con noi, verso questa nuova rotta nel mare dell’informazione, come sempre, in direzione ostinata e contraria.

Sui quotidiani dell’8 novembre leggiamo di tre morti sul lavoro, accaduti il giorno precedente una donna di 50 anni, alla vetreria di Borgonuovo, in Provincia di Piacenza, muore “accidentalmente incastrata e schiacciata tra un nastro trasportatore e un macchinario porta bancali”, come riporta l’ANSA, durante il turno notturno. Più o meno contemporaneamente, a Torino un operaio di 41 anni, straniero e dipendente da una Agenzia di somministrazione e operante presso una terza, muore schiacciato sotto dei tubi di metallo; a Casal di Principe un operaio di 49 anni durante il sopralluogo su un tetto precipita e muore per rottura del tetto stesso. Tre infortuni mortali, come vedremo, tipici, e non da oggi, nelle loro modalità di accadimento. Il neo Ministro del Lavoro annuncia che convocherà un apposito (ennesimo) tavolo; vedremo.

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