La Commissione Europea  interviene per proteggere meglio i lavoratori dalle sostanze chimiche cancerogene

05/04/2018

Fonte Commissione Europea

Commission takes action to better protect workers against cancer-causing chemicals

( Testo pubblicato dalla Direzione Occupazione, Affari Sociali e Inclusione Sociale della Copmmissione Europea – segue la traduzione in italiano del testo assistita da Google )

The Commission proposes to limit workers’ exposure to five cancer-causing chemicals, in addition to the 21 substances that have already been limited or proposed to be limited since the beginning of this mandate. Estimates show that today’s proposal would improve working conditions for over 1,000,000 EU workers and prevent over 22,000 cases of work-related illness.

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Eu -Osha : Legislative framework on dangerous substances in workplaces

Sostanze pericolose
L’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA) sta conducendo una campagna su scala europea
2018 al 2019 per promuovere la prevenzione dei rischi da sostanze pericolose nei luoghi di lavoro. L’obiettivo è ridurre la presenza e l’esposizione a sostanze pericolose
nei luoghi di lavoro aumentando la consapevolezza dei rischi e dei modi efficaci per prevenirli.

Punti chiave
• Nell’Unione europea esiste un quadro legislativo completo per proteggere i lavoratori dai rischi di sostanze pericolose nei luoghi di lavoro.
• Gli atti legislativi più rilevanti a livello dell’UE sono la direttiva quadro sulla SSL, la direttiva sugli agenti chimici e la direttiva sugli agenti cancerogeni e mutageni. Queste direttive e il loro recepimento nella legislazione nazionale mirano a ridurre l’esposizione dei lavoratori a sostanze pericolose nei luoghi di lavoro.
• La legislazione in altri settori politici contribuisce alla riduzione dei rischi derivanti da sostanze pericolose nei luoghi di lavoro, come la legislazione UE sulle sostanze chimiche e le miscele e anche sulla legislazione specifica dell’UE e internazionale in materia di rifiuti, stoccaggio e trasporto.
• Raggiungere un livello elevato di attuazione della legislazione nella pratica è una sfida fondamentale, anche seguendo il principio dell’applicazione preferenziale delle misure di prevenzione più efficaci.

IL TESTO IN INGLESE DELLA CAMPAGNA OSHA.EU 2018-19

Condannati a respirare piombo e veleni

 

FONTE AREA7.CH

Condannati a respirare piombo e veleni

di Marina Forti

Il gruppo Sider Alloys di Lugano ha acquisito lo stabilimento ex Alcoa di Portovesme, in Sardegna, il più importante impianto italiano per la produzione di alluminio primario. L’accordo è stato firmato il 15 febbraio presso il ministero per lo sviluppo economico (Mise), a Roma, e coinvolge Invitalia, l’agenzia italiana per gli investimenti. È stato annunciato un investimento di 135 milioni di euro per far ripartire la produzione: ma saranno in gran parte anticipati da Invitalia. I lavoratori della ex Alcoa, che da quasi quattro anni presidiano lo stabilimento per impedirne la chiusura, ora sperano di tornare al lavoro. Portovesme però è uno dei siti più inquinati d’Italia, in attesa di bonifica per rimediare a quarant’anni di scarichi industriali incontrollati. Tra le ragioni della salute ambientale e quelle del lavoro rischia di scoppiare un nuovo conflitto.

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Dieci anni di REACH: sostanze chimiche più sicure per i consumatori, i lavoratori e l’ambiente

Fonte : Commissione europea – Comunicato stampa

Bruxelles, 5 marzo 2018

Negli ultimi 10 anni la principale normativa dell’UE sulle sostanze chimiche (“REACH”) ha migliorato sensibilmente la protezione della salute umana e dell’ambiente e ha promosso alternative alla sperimentazione animale. Forte di questo successo, oggi la Commissione propone misure per agevolarne ulteriormente l’attuazione.

Le sostanze chimiche accompagnano ogni aspetto della nostra vita: al lavoro, ma anche nei beni di consumo come i capi di abbigliamento, i giocattoli, i mobili e gli elettrodomestici. Pur essendo essenziali nella vita quotidiana, alcune di queste sostanze possono comportare rischi per la salute umana e per l’ambiente. Nel riesame del REACH pubblicato oggi si legge che grazie al “regolamento concernente la registrazione, la valutazione, l’autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche” (cioè il REACH), le imprese e le autorità dell’UE garantiscono l’impiego in sicurezza delle sostanze chimiche e la progressiva eliminazione delle sostanze pericolose.

Elżbieta Bieńkowska, Commissaria responsabile per il mercato interno e l’industria, ha dichiarato: “REACH è la normativa in materia di sostanze chimiche più avanzata e completa al mondo e molte altre giurisdizioni hanno seguito l’esempio dell’UE in questo senso. Grazie a questa normativa l’industria dell’UE rende le sostanze chimiche più sicure per i cittadini e per l’ambiente. Dobbiamo sfruttare questo successo e fare in modo che i produttori dell’UE non si trovino svantaggiati rispetto alla concorrenza dei produttori di paesi terzi, in particolare garantendo che i prodotti importati rispettino la normativa dell’UE in materia di sostanze chimiche.” Leggi tutto “Dieci anni di REACH: sostanze chimiche più sicure per i consumatori, i lavoratori e l’ambiente”

Tumori professionali: i dati del progetto Nocca

                                                                                       

Newsletter Medico-Legale Inca Cgil a cura di Marco Bottazzi                                    Numero 1/2018

Tumori professionali: i dati del progetto Nocca

In un recente articolo Laurent Vogel dell’Unità sulle Condizioni di Lavoro, Salute e Sicurezza dell’ Institut Syndacal Européen (ETUI) fa il punto sui risultati de sistema Nocca.

Il progetto NOCCA (Nordic Occupational Cancer) coinvolge i 5 paesi nordici: Danimarca, Svezia, Norvegia, Finlandia ed Islanda e si basa su uno strumento statistico che permette di collegare patologie e condizioni di lavoro.

Gli aspetti della salute professionale restano spesso sottovalutati. Il progetto NOCCA (acronimo di Nordic Occupational Cancer) dimostra che, anche con finanziamenti modesti, si possono creare strumenti statistici che attenuano la scarsa visibilità delle neoplasie occupazionali nel settore pubblico. Vi partecipano 5 Stati (Danimarca, Svezia, Norvegia, Finlandia, Islanda) con l’istituzione e l’utilizzo dei registri tumori, nei quali acquistano particolare importanza le conoscenze sulle attività lavorative svolte dai pazienti (oltre al sesso, la localizzazione della neoplasia, il paese di appartenenza), onde stabilire l’incidenza e la mortalità di ciascun tipo di tumore per professione.

Una associazione statistica è un segnale di allarme e potenzia le iniziative di miglioramento della prevenzione primaria e di potenziamento degli studi epidemiologici, essenziali nel ridurre il fenomeno della ”ignoranza organizzata” nei diversi Paesi. A tali scopi della lotta alle diseguaglianze sociali di salute partecipano attivamente le organizzazioni sindacali di ogni azienda.

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Commissione Uranio: le considerazioni del generale Bertolini sulle misure di sicurezza in ambiente operativo

Segnaliamo ai lettori e alle lettrici questa intervista al Generale Bertolini in merito ai risultati della Commissione parlamentare Uranio e alle specifiche misure di sicurezza in ambiente operativo. Le forti critiche contenute nel Rapporto di maggioranza della Commissione ai vertici delle Forze Armate rispetto alla valutazione e gestione dei rischi di natura chimica e fisica potrebbero essere di stimolo ad una maggiore sensibilità ed attenzione rispetto alla gestione dei rischi non specifici alla operatività militare. In alternativa a prese di posizioni polemiche contrapposte sarebbe opportuno sottoporre le modalità operative ad una valutazione critica e ad uno sviluppo delle capacità di valutazione e gestione dei rischi. Questo al fine di impedire che i militari si ammalino per la esposizione indebita  a rischi ben noti alle discipline della medicina del lavoro e della tossicologia industriale. Editor

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Commissione Uranio: le considerazioni del generale Bertolini sulle misure di sicurezza in ambiente operativo

di Andrea Cucco). FONTE DIFESAONLINE.IT

09/02/18

Alla luce di quanto è emerso in questi ultimi due giorni, dopo la presentazione alla stampa il 7 febbraio scorso della relazione finale della commissione d’inchiesta parlamentare sull’uranio impoverito nel comparto Difesa, da parte del presidente senatore Gian Piero Scanu (PD) ed oggi della relazione di minoranza presentata dall’on. Mauro Pili (Popolo delle Libertà), è apparso evidente un attacco frontale ai massimi vertici delle Forze Armate, almeno quelli che erano in carica al tempo delle missioni e dei fatti oggetto dell’inchiesta. >>> segue alla fonte.

>>> LEGGI L’ARTICOLO ALLA FONTE : DIFESAONLINE.IT

La Commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito ha presentato la Relazione finale sugli esiti della sua attivita’ ispettiva in materia di sicurezza sul lavoro e tutela ambientale nelle Forze armate

La Commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito ha presentato la Relazione finale sugli esiti della sua attivita’ ispettiva in materia di sicurezza sul lavoro e tutela ambientale nelle Forze armate

La Commissione parlamentare d’inchiesta ha rilevato sconvolgenti criticità nella valutazione e gestione dei rischi da parte delle autorità preposte in relazione alla esposizione del personale militare a microparticelle d’uranio impoverito e all’amianto.

“I militari italiani impegnati in patria e nelle missioni all’estero sono stati esposti a «sconvolgenti criticità» sul fronte della salute e della sicurezza del lavoro, che hanno «contribuito a seminare morti e malattie». È scritto nero su bianco nella relazione finale della commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito, presentata il 7 febbraio dal presidente Gian Piero Scanu (Partito democratico). Nel mirino il «negazionismo» dei vertici militari e gli «assordanti silenzi generalmente mantenuti dalle autorità di governo».”  ( leggi articolo completo da lettera43)

Sintesi della Relazione definitiva presentata il 7 febbraio 2017

Audio della Conferenza Stampa del 7 febbraio per la presentazione della Relazione definitiva da parte del Presidente Gian Piero Scanu. Fonte Radio Radicale

 

 

 

 

Vi prego di aiutarmi a non far morire questo flebile grido

Pubblichiamo questo appello con la preghiera di diffonderlo il più possibile.

30 gennaio 2018 – Pietro Paris (responsabile della Sezione Sostanze pericolose dell’ISPRA)
In Europa ci sono circa 100.000 sostanze in uso, la maggior parte delle quali non ha mai (ho lo ha solo in parte) subito una valutazione di rischio. C’è un lavoro enorme da fare. È paradossale: l’Europa ci chiede di lavorare (ci sollecita), stanzia fondi, ci chiede di andare a prenderli (prima che arrivino i soliti tedeschi, olandesi, svedesi, ecc.) e noi smantelliamo le strutture che dovrebbero svolgere i compiti.

Perché gli italiani vanno a lavorare all’estero?
Non ho una risposta adeguata al problema, notoriamente complesso. Posso presentare solo la mia piccola esperienza personale.
Lanciare grida è tutto sommato facile, distinguere se sono di dolore è più difficile. Chi grida è spesso autoreferenziale. Non pretendo che si condivida quello che penso, ma sento il dovere di dirlo.
Sono il responsabile della Sezione Sostanze pericolose dell’ISPRA. Mi occupo di questo tema dai primi anni ’90. Io e il mio piccolo gruppo di colleghi siamo forse più noti per il rapporto sui pesticidi nelle acque. In realtà quella è solo una parte minore della nostra attività. Svolgiamo il ruolo tecnico-scientifico per l’applicazione dei regolamenti (probabilmente) più onerosi varati in Europa: il regolamento REACH e il regolamento CLP sulle sostanze chimiche.
Svolgere tali compiti richiede una competenza multidisciplinare: sono ovviamente necessari chimici, ma non meno sono necessari esperti di comportamento delle sostanze nell’ambiente (si dice destino ambientale), sono necessari esperti del ciclo di vita delle sostanze e delle varie applicazioni, sono necessari esperti di pericolosità e di tossicologia. Tutte queste componenti concorrono all’unica disciplina chiamata valutazione di rischio delle sostanze chimiche.
In Europa ci sono circa 100.000 sostanze in uso, la maggior parte delle quali non ha mai (ho lo ha solo in parte) subito una valutazione di rischio. La sicurezza, purtroppo, insegue sempre con ritardo l’evoluzione tecnologica: in certi casi, ahimé, troppo tardi.
C’è un lavoro enorme da fare. Caso abbastanza raro in questo paese, partecipiamo ai programmi di valutazione del rischio chimico varati dall’Europa. Portando in Italia fondi, che altrimenti andrebbero altrove. Portando, cosa ancora più preziosa, un minimo di autorevolezza e visibilità. È paradossale: l’Europa ci chiede di lavorare (ci sollecita), stanzia fondi, ci chiede di andare a prenderli (prima che arrivino i soliti tedeschi, olandesi, svedesi, ecc.) e noi smantelliamo le strutture che dovrebbero svolgere i compiti. In questa attività potrebbero trovare lavoro molti laureati, che ora sono disoccupati o costretti a emigrare.
Elena, Lucia, Tommaso, Silvia, Valeria… sono miei ex-colleghi, con un’esperienza nel campo del rischio chimico di livello internazionale. Hanno lavorato per anni con me, se ne sono dovuti andare perché precari (tutti ultra quarantenni). Hanno lasciato l’Istituto perché non vi erano garanzie di poter restare in servizio. Competenze buttate al vento. E avevamo i soldi per garantire i loro stipendi (dal 2008 ad oggi grazie alla nostra attività sono entrate nelle casse dell’Istituto non meno di 7.000.000 di EURO). Soldi stanziati appositamente e guadagnati con le attività di valutazione europee.
Ma non era la priorità di questo Istituto!
Ora siamo un pugno di persone a dovere svolgere una mole di lavoro enorme. Lavoro da cui dipende la sicurezza delle persone e dell’ambiente. Lavoro richiesto e pagato dall’Europa.
Per gestire la sicurezza di migliaia di sostanze chimiche, abbiamo un solo chimico, un esperto di destino ambientale, due-tre tossicologi. Una missione impossibile!
Pazienza! I soldi andranno ai soliti tedeschi, olandesi, ecc. certo molto più consapevoli dell’importanza di questa attività. E quelli che continuiamo a portare in cassa andranno in economia, o forse a garantire il premio di produzione di una pletora di dirigenti, super pagati e inammovibili.
Qualcuno ha parlato di società della mediocrità. Le eccellenze sono sgradite alla casta dei mediocri, perché sottolineano la mediocrità, la esasperano.
Sono arrivato quasi a fine carriera, non ho ambizioni, ma con me ci sono colleghi/e di grande esperienza, riconosciuta in ambito internazionale, completamente svilita qui dentro, dove sembra altre logiche imperino.
Continuiamo, però, a lavorare con entusiasmo, nonostante tutto, finché ci sarà consentito.
Il “grido di giustizia”, forse uno dei tanti, e autoreferenziale, lo voglio lanciare, perché anche in questo paese si possa vivere e sperare in modo normale.
Vi prego di aiutarmi a non far morire questo flebile grido.

Protezione dei lavoratori da esposizioni ad agenti cancerogeni o mutageni, in G.U. UE la Direttiva (UE) 2017/2398 che modifica la direttiva 2004/37/CE

Direttiva (UE) 2017/2398 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2017, che modifica la direttiva 2004/37/CE sulla protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da un’esposizione ad agenti cancerogeni o mutageni durante il lavoro (Testo rilevante ai fini del SEE)

IL TESTO DELLA DIRETTIVA UE 2017/2398

PROCESSI D’AMIANTO – Odissea Infinita: i VIDEO e le Slide del Convegno di Reggio Emilia 1/12/2017

fonte  afevaemiliaromagna

Bologna, 9 gennaio 2018

Pubblichiamo i video della giornata del 1° dicembre 2017 sul Convegno dal titolo “Processi d’amianto: Odissea infinita” tenutosi presso la Camera del Lavoro di Reggio Emilia e organizzato da: CGIL Nazionale, CGIL Emilia Romagna, Camera del lavoro di Reggio Emilia, AFeVA Emilia Romagna.

Il convegno trae la sua motivazione da una necessità urgente, avviare una discussione e una puntuale analisi dell’andamento dei Processi Amianto, in particolare da parte dei soggetti che tutelano nei processi le VITTIME.

Quindi sono intervenuti Sindacalisti, Medici: Oncologi ed Epidemiologi, Avvocati delle parti civili, Magistrati, Studiosi di diritto, Rappresentanti delle Associazioni.

L’obiettivo è quello di creare una rete strutturata, possibilmente nazionale, per rafforzare il profilo dell’approccio processuale delle parti civili, contrapponendo alla deriva processuale che vede numerose sentenze favorevoli agli imputati, una nuova elaborazione che affronti i punti nevralgici dei processi: certezza della diagnosi, nesso causale, ricostruzione dell’attività lavorativa, problematiche peritali, uso della letteratura scientifica e dei Documenti di Consenso ecc…

Ciò è tanto più urgente con lo svolgimento di diversi processi (in Emilia Romagna sono in corso processi OGR Bologna, Cemental Correggio, Casaralta Bologna) e con la prossima apertura del processo ETERNIT, che dopo la sentenza della Corte di Cassazione si svolgerà in diverse sedi fra cui anche a Reggio Emilia per le vittime ETERNIT di Rubiera.

NOTA: Ci scusiamo, per alcune difficoltà tecniche è saltato l’intervento di Andrea Caselli (Presidente AFeVA ER) e la registrazione della sessione pomeridiana ha il sonoro di scarsa qualità.

Prossimamente pubblicheremo congiuntamente ad AIEA un volume con gli atti di questo convegno e del convegno del 13 dicembre 2017 tenutosi a Roma dal titolo “AMIANTO CONVEGNO NAZIONALE: FUMUS “MALI” IURIS”

La relazione introduttiva di Ciro Maiocchi – Responsabile Salute e Sicurezza CDL-CGIL Reggio Emilia

Le slide presentate nel Convegno di Reggio Emilia

La presentazione di CARMINE PINTO – Direttore UOC di Oncologia medica – ASMN
“LA CERTEZZA DELLA DIAGNOSI DI MESOTELIOMA NELLA PROSPETTIVA DEL PROCESSO PENALE”
La presentazione di CORRADO MAGNANI – Università del Piemonte orientale   “I PERITI DI PARTE TRA COMPETENZE RUOLO E DEONTOLOGIA”
La presentazione di LEOPOLDO MAGELLI – Medico del Lavoro  “TUMORI PROFESSIONALI IERI E OGGI. GIUSTIZIA E PREVENZIONE”

I Video della Giornata:

Video Completo della sessione mattutina

Introduzione di Ciro Maiocchi – CDL-CGIL Reggio Emilia

LE SENTENZE E GLI SVILUPPI DEI PROCESSI IN ITALIA DAL PRIMO ETERNIT AD OGGI
FEDERICA RICCÒ – Avv. Penalista Foro di RE

LO SCONTRO GIURISPUDENZIALE NEI PROCESSI PENALI SULL’AMIANTO
LAURA D’AMICO – Avv. Penalista foro di Torino

LA CERTEZZA DELLA DIAGNOSI DI MESOTELIOMA NELLA PROSPETTIVA DEL PROCESSO PENALE
CARMINE PINTO – Direttore UOC di Oncologia medica – ASMN

I PERITI DI PARTE TRA COMPETENZE RUOLO E DEONTOLOGIA
CORRADO MAGNANI – Università del Piemonte orientale

TUMORI PROFESSIONALI IERI E OGGI. GIUSTIZIA E PREVENZIONE
LEOPOLDO MAGELLI – Medico del Lavoro

LA PROVA EPIDEMIOLOGICA TRA CAUSALITÀ INDIVIDUALE E CAUSALITÀ COLLETTIVA
LUCA MASERA – Docente diritto penale Università di Brescia

I PROCESSI PENALI RELATIVI ALL’AMIANTO: LA PROSPETTIVA DEL PUBBLICO MINISTERO
NICOLA MEZZINA – PM Tribunale di Verbania

Interventi del pubblico

Donatella Ianelli Avv. penalista del Foro di Bologna

Stefano Silvestri – Igienista del Lavoro

Michele Michelino – Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio

Silvano De Matteo – Delegato RSU Officine Grandi Riparazioni Bologna 

Il dibattito del pomeriggio

Introduzione di Ciro Maiocchi

Conclusioni di MAURIZIO LANDINI – Segreteria nazionale CGIL

Nicola Mezzina PM Verbania

Laura D’Amico

Luca Masera

Nicola Pondrano – Fondo nazionale vittime amianto e AFeVA Casale Monferrato

ZOLEZZI ALBERTO – Senatore M5S

 

Rapid Alert System è il sistema UE per tutti i prodotti di consumo pericolosi, ad eccezione di alimenti, prodotti farmaceutici e dispositivi medici.

Rapid Alert System è il sistema UE per tutti i prodotti di consumo pericolosi, ad eccezione di alimenti, prodotti farmaceutici e dispositivi medici. La relazione include informazioni dettagliate sui prodotti interessati, i rischi, lo Stato membro notificante e le misure adottate in risposta. Il sistema di allarme rapido consente uno scambio rapido di informazioni tra 31 paesi europei e la Commissione europea in merito a prodotti non alimentari pericolosi che presentano un rischio per la salute e la sicurezza dei consumatori. Ogni settimana, un aggiornamento delle ultime segnalazioni inviate dagli Stati membri è pubblicato sul sito web. Questo servizio di messaggi consente agli abbonati di essere informati su questi avvisi ogni settimana. Per leggere la scheda delle segnalazioni clicca

Nocca (Nordic Occupational Cancer), l’outil nordique pour mieux prévenir les cancers

“Riceviamo da Laurent Vogel questo interessante articolo che illustra i risultati di un progetto che incrociando i dati di patologie tumorali con quelli relativi alla professione ha permesso di evidenziare una maggior incidenza in alcuni settori lavorativi, con associazioni in parte inedite.

Il progetto ha coinvolto 5 paesi del nord Europa e ha analizzato 2,8 milioni di casi di cancro.

Il progetto ha molte similitudini con il nostro OCCAM utilizzato da diversi Servizi territoriali ma non esteso, tanto meno a livello nazionale, e che comunque è legge all’articolo 244 del DLGs81/2008″

Allegati:
Scarica questo file (Vogel-International101.pdf)Articolo di Laurent Vogel [ETUI]

“Amianto: altre neoplasie oltre al mesotelioma” Convegno a Bologna 22/01/2018

fonte Afevaemiliaromagna

Convegno scientifico a Bologna il 22 gennaio 2018

Cappella Farnese Comune di Bologna

E’ necessaria l’iscrizione > clicca qui per iscriverti

Un importante convegno dal quale ci attendiamo molto.

Nei processi per amianto assistiamo alla grande difficoltà di vedere il “nesso causale” che lega la malattia (e spesso purtroppo la morte) alle condizioni di lavoro dove l’amianto veniva utilizzato senza nemmeno le precauzioni previste dalle leggi. Se la difficoltà riguarda il Mesotelioma Pleurico e il Mesotelioma Peritoneale dove è scientificamente dimostrato che la causa unica scatenante è la respirazione delle fibre di amianto, più difficile è la dimostrazione quando si tratta di carcinoma polmonare che può essere imputato a varie cause “fra cui” l’amianto. Eppure è assolutamente dimostrato che fra i lavoratori che hanno operato con l’amianto il tumore al polmone è direttamente correlato all’amianto.

Ancora più difficile nel caso di tumori con diversi organi bersaglio, fra questi il “colangiocarcinoma” (tumore dei dotti biliari del fegato). Questo tema, il nesso causale fra insorgenza del colangiocarcinoma ed esposizione ad amianto, sarà al centro della comunicazione di Giovanni Brandi   “genoma del colangiocarcinoma e potenziale firma da amianto”.

Questo Convegno non può che destare un grande interesse per le associazioni delle vittime dell’amianto, dei medici, dei patronati sindacali, ma anche di chi ha la responsabilità di assumere decisioni politiche, a questo proposito sarà interessante assistere al dibattito del pomeriggio, riservato alla politica, vedremo se saprà onorare il proprio ruolo, con rigore e competenza o se viceversa sarà solo l’occasione di una passerella pre-elettorale.

Scarica il programma completo (.pdf)

E-tools on dangerous substances: a workshop for experts held by EU-OSHA

Riproduciamo dalla fonte OSHA.EU  il Report di questo Seminario 
21/12/2017

There is a need for high quality and simple tools on management of dangerous substances, which may function as a prevention tool, but also as a vehicle for awareness raising, promotion and education. A group of experts from occupational safety and health (OSH) institutions in the EU Member Estates joined a workshop in Bilbao last September to debate about the main challenges related to the development and maintenance of dangerous substances’ e-tools.

The specialists also discussed a range of topics such as guidelines for promotion and dissemination, difficulties to engage companies, considerable sensitivity and concern over data, training support, technical and language adaptation.

See the  Seminar Online Summary

Read more about the 2018-2019 Healthy Workplaces Campaign ‘Healthy Workplaces Manage Dangerous Substances’

Visit our web section on OSH e-tools

Glifosato: le insostenibili critiche della senatrice Cattaneo alla IARC

FONTE  LAVOROESALUTE BLOG

Pubblicato da 

Capao Bonito, Sao Paulo, Brazil, December 18, 2009. Farmer with manual pesticide sprayer on cabbage field in Sao Paulo state

La pubblicazione, su La Repubblica dell’1 dicembre scorso, dell’intervento di Elena Cattaneo era inteso, secondo le parole della senatrice, a “sgombrare il campo da alcuni equivoci”. Di fatto, ha provocato un gran vespaio, e diverse voci si sono espresse per confutare quanto affermato dalla staminologa di Milano. La quale, andando ben oltre le proprie specifiche competenze scientifiche, scaglia pesanti accuse all’indirizzo della IARC, l’Agenzia per la ricerca sul cancro facente capo all’OMS, avanzando il dubbio che la classificazione del glifosato come “probabile cancerogeno” sia in realtà il frutto di comportamenti poco onesti da parte dei membri del gruppo di studio dell’Agenzia di Lione chiamati a valutare la cancerogenicità dell’erbicida.

Leggi tutto “Glifosato: le insostenibili critiche della senatrice Cattaneo alla IARC”

MATline: uno strumento per individuare, conoscere e prevenire il rischio da agenti cancerogeni in ambiente di lavoro

FONTE PREVENZIONEINCORSO

MATline: uno strumento per individuare, conoscere e prevenire il rischio da agenti cancerogeni in ambiente di lavoro

Luisella Gilardi

 

Abstract

Una matrice di previsione delle esposizioni lavorative a sostanze cancerogene

 

Full Text

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DOI: http://dx.doi.org/10.13135/2532-392X/2485

Inégalités entre les sexes dans les usines d’électronique : les femmes mal rémunérées et exposées à des produits chimiques

Dans ce secteur, les femmes exécutent les tâches les plus basiques et gagnent donc en moyenne 16 % de moins que leurs collègues masculins. De par la division du travail, les femmes sont également exposées à un risque accru pour leur santé, car elles sont davantage en contact avec les produits chimiques du fait qu’elles travaillent sur les lignes. Dans cette image de décembre, deux travailleurs arrivent à une usine d’électronique à la périphérie de la capitale thaïlandaise. Leggi tutto “Inégalités entre les sexes dans les usines d’électronique : les femmes mal rémunérées et exposées à des produits chimiques”

E-tools on dangerous substances: a workshop for experts held by EU-OSHA

Fonte OSHA.EU 
21/12/2017

There is a need for high quality and simple tools on management of dangerous substances, which may function as a prevention tool, but also as a vehicle for awareness raising, promotion and education. A group of experts from occupational safety and health (OSH) institutions in the EU Member Estates joined a workshop in Bilbao last September to debate about the main challenges related to the development and maintenance of dangerous substances’ e-tools.

The specialists also discussed a range of topics such as guidelines for promotion and dissemination, difficulties to engage companies, considerable sensitivity and concern over data, training support, technical and language adaptation.

See the  Seminar Online Summary

Read more about the 2018-2019 Healthy Workplaces Campaign ‘Healthy Workplaces Manage Dangerous Substances’

Visit our web section on OSH e-tools

Ambiente urbano con troppe auto. “Città a piedi” la sfida del futuro

fonte.  ISPRA >>>      Sul sito dell’Ispra la versione integrale del Rapporto qualità ambiente urbano. 

Sono circa 600 le auto ogni 1000 abitanti nelle 119 grandi città italiane, ma la qualità della vita si misura nella mobilità pedonale. I dati del Rapporto qualità dell’ambiente urbano di Ispra edizione 2017.

Il capitolo 8 del Rapporto sulla qualità dell’ambiente urbano descrive la situazione della mobilità urbana nei capoluoghi di provincia italiani nel 2016. Focus dell’edizione 2017 del Rapporto è sulla mobilità pedonale in città

I dati del Rapporto presentano per molte grandi città una situazione lontana da quella che si definisce mobilità sostenibile, principio alla base di un sistema di trasporto ideale per persone e merci, che pur soddisfacendo le esigenze di spostamento o movimentazione, non genera esternalità ambientali e sanitarie negative, bensì concorre a garantire una buona qualità della vita.

Nei 119 comuni esaminati la media delle auto ogni 1000 abitanti è pari a 581. Roma è risultata anche nel 2016 la città con il maggior numero di auto in circolazione. La cifra di 1.580.993 autovetture rappresenta quasi il 16% del parco auto di tutti i Comuni analizzati e quasi il triplo del parco di Milano (583.327). Spetta comunque a l’Aquila la palma del capoluogo con il maggior numero di auto (718,5), mentre Venezia ha riportato il dato più basso (383,7).

Nel 2016, più incidenti, ma meno vittime sulle strade: rispetto al 2015, nei 119 comuni, nonostante l’aumento degli incidenti (+0,5%) e dei feriti +(0,3%), il numero dei morti scende del 9,7%, a fronte di una diminuzione nazionale che
supera il 4% . Il numero più alto di incidenti ogni 1.000 autovetture circolanti si rileva a Genova (oltre 15 incidenti ogni 1.000 autovetture circolanti), seguita da Firenze (13,4) e Bergamo (13). Il Comune con il valore più basso è quello di Aosta con 1,4 incidenti ogni 1.000 autovetture circolanti. In linea generale e nel lungo periodo (2007-2016), calano gli incidenti stradali nei 119 comuni passando da 112.648 a 81.967 (-27,2%).

Se si analizza la tipologia di auto circolanti, rimane ancora alto il numero delle euro 0: anche se in calo rispetto al 2015 di quasi 640 mila vetture, il numero delle auto da euro 0 ad euro 2 rimane ancora troppo alto, quasi 10 milioni, sugli oltre 37 totali. Nel 2016, è Napoli a presentare la quota più alta (28,3%) di auto intestate a privati appartenenti alla classe euro 0, contro una media nazionale del 10,1%. Dal 2012 al 2016 il parco auto alimentato a GPL a livello nazionale segna un +18,8%, con Parma e Lanusei che raggiungono le variazioni positive più alte, superiori al 40%.

L’analisi riportata nel Focus sulla mobilità pedonale mette in luce che nell’arco degli ultimi quaranta anni, si è più che triplicato il numero di persone (+9,7 milioni) che utilizzano la propria auto per recarsi al posto di lavoro a discapito di tutte le altre modalità di trasporto che hanno perso importanti quote di utilizzo. In Italia gli spostamenti casa-lavoro avvengono attraverso l’uso del mezzo privato nel 71% dei casi. Alle altre modalità di trasporto spettano percentuali ampiamente più ridotte. Migliora la situazione per gli spostamenti casa-studio, coinvolgendo presumibilmente una porzione più giovane della popolazione, che ha anche meno accesso alle auto di famiglia o ad un auto propria: ricorrono al mezzo privato nel 40% dei casi, mezzo pubblico nel 30% dei casi e a piedi nel 25% dei casi.

Sul sito dell’Ispra la versione integrale del Rapporto qualità ambiente urbano.

Tutti i dati sono raccolti in un portale “aree urbane”in formato open.

Ieri l’amianto, oggi il glifosato

FONTE AREA7.CH
Autrice : Aline Andrey
Pochi giorni fa l’Unione europea ha deciso di rinnovare per altri cinque anni l’autorizzazione all’impiego del controverso glifosato, potente erbicida alla base di uno dei prodotti di punta della multinazionale Monsanto in agricoltura, il Roundup. «Un regalo alle multinazionali agrochimiche, a scapito di salute e ambiente», protestano in coro le associazioni ambientaliste, che durante il voto di lunedì hanno fatto sentire la loro voce davanti al quartier generale della Commissione europea a Bruxelles.

La giornalista e documentarista francese (e figlia di agricoltori) Monique Robin (foto sopra) porta avanti già da molto tempo una battaglia contro i pesticidi di Monsanto, considerati una delle più grandi fonti di avvelenamento del nostro secolo. Già dieci anni fa, con il suo film choc “Il mondo secondo Monsanto”, rivelava al grande pubblico i comportamenti della multinazionale statunitense e da allora non ha mai smesso di indagare sull’agroindustria, sugli organismi geneticamente modificati (ogm), sui pesticidi e, in particolare, sul glifosato, principio attivo del Roundup. Mentre i suoi effetti drammatici sulla salute dell’uomo e degli animali, sulle piante e sul suolo sono stati confermati da numerosi studi scientifici e da testimonianze, i paesi membri dell’Ue, riuniti nel Comitato d’appello, hanno deciso a maggioranza, seguendo la raccomandazione della Commissione, di concedere una nuova licenzia quinquennale all’uso della sostanza. In Svizzera invece si è sempre in attesa che il Consiglio federale pubblichi un rapporto (chiesto dal Consiglio nazionale nel 2016) sui rischi del glifosato, il cui utilizzo è autorizzato ma sottoposto a condizioni più restrittive rispetto a quelle in vigore nell’Ue.

Nel pieno del dibattito, il documentario di Monique Robin “Roundup face à ses juges” (Roundup davanti ai suoi giudici) e l’omonimo libro che l’accompagna giungono al momento opportuno. Diffuso a metà ottobre dal canale televisivo franco-tedesco Arte, il film torna sull’iniziativa del Tribunale Monsanto di cui Robin è stata promotrice ed illustra gli effetti devastanti del glifosato. Come l’autrice ricorda nel documentario, tanto istruttivo quanto inquietante, il glifosato è un cancerogeno, un perturbatore endocrino, un antibiotico e un chelante di metalli (ritiene i metalli presenti nel suolo) generando malattie renali, congenite, croniche… Subdolamente delle tracce del prodotto vanno a finire ovunque, fino dentro al nostro corpo.
A Monique Robin, ormai riconosciuta come figura di punta della lotta contro Monsanto e per un’agricoltura rispettosa degli esseri viventi, abbiamo posto alcune domande.

Negli ultimi dieci anni che cosa è cambiato?
C’è stata una presa di coscienza di una minoranza crescente che, di fronte all’avvelenamento collettivo cui siamo sottoposti, pretende di sapere cosa finisce nel suo piatto. Ciò richiede del tempo. I Monsanto papers hanno rivelato quello che io raccontavo già nel 2008 in “Il mondo secondo Monsanto”. Si sa da molto tempo che questa multinazionale pubblica dei falsi studi e paga degli scienziati per sottoscriverli. I Policlorobifenili, l’Agente arancio, il Lasso, l’Aspartame… Sono tanti gli scandali. Persino nei suoi stessi studi per l’omologazione del glifosato viene segnalato l’effetto cancerogeno e teratogeno [che altera lo sviluppo dell’embrione, ndr] della molecola. Che cosa si aspetta ancora per dire “basta”?

Come si spiega che il Roundup è ancora in vendita nonostante le conclusioni del Centro internazionale di ricerca sul cancro, che classifica il glifosato come probabile cancerogeno?
Dei residui di glifosato si trovano in ciascuno di noi. Ma risulta tuttora difficile uscire dall’ambito agricolo per farne un dibattito di salute pubblica. Certi agricoltori sostengono che esso è biodegradabile, ma per spanderlo nei campi usano tuta e mascherina… Che tristezza! In Francia la Federazione nazionale dei sindacati dei lavoratori agricoli (Fnsea) ritiene che gli agricoltori non possono farne a meno e che non vi è alcun legame tra i pesticidi e i tumori. Ma il linfoma, una delle malattie causate dal glifosato, in Francia è considerato una malattia professionale… Anche l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) dice che non ci sono problemi. Ma centinaia di studi indipendenti e migliaia di testimonianze provano il contrario. Come fanno i cittadini ad avere ancora fiducia nelle istituzioni europee?

Nel suo film sul Tribunale Monsanto si dà la parola a numerose vittime del glifosato…
Sì, questo incredibile evento ci ha permesso di riunire davanti a dei giudici internazionali sia vittime sia specialisti provenienti da ogni parte del mondo. Ascoltare le loro parole è stato estremamente toccante. È quello che fa la forza di questo processo popolare. Perché troppo spesso vi è una disumanizzazione del problema.
Intanto l’Unione europea ha deciso di rinnovare l’autorizzazione di cinque anni…
È scandaloso. Temo che si stia concedendo il tempo all’industria per trovare una molecola sostitutiva prima di bandire il glifosato. Come è successo in passato con l’amianto. Bisognerebbe uscire in fretta da questa logica agro-industriale legata agli ogm! Perché tutta la soia transgenica americana imbevuta di glifosato che viene importata è una fonte di contaminazione degli animali che gli europei mangiano. Il glifosato è l’emblema di un sistema dal quale dobbiamo uscire… E per farlo è necessaria una volontà politica.

* Pubblicato da l’Evénement syndical del 15 novembre 2017, traduzione e adattamento: Claudio Carrer

FONTE AREA7.CH

Les inégalités sociales de santé au cœur de la conférence de l’ETUI « Travail et cancer »

fonte: etui.org

20 novembre 2017

« Les lieux de travail doivent être considérés comme des lieux de vie. Ce qu’on n’admettrait pas dans les domaines de la santé des consommateurs et de la protection de l’environnement ne peut être admis sur les lieux de travail ». C’est par ces mots que Laurent Vogel, chercheur à l’Institut syndical européen (ETUI), a conclu la conférence « Travail et cancer » organisée par son organisation les 14 et 15 novembre à Bruxelles.

L’évènement a été marqué par la problématique des inégalités sociales de santé, avec en point d’orgue le témoignage vibrant de trois femmes. Ces ex-ouvrières d’une usine des Pays-Bas produisant du Lycra pour le compte du géant américain de la chimie DuPont ont été exposées à un puissant solvant qui était utilisé pour produire la célèbre fibre synthétique. Leur santé en a été gravement affectée (cancers, problèmes gynécologiques), de même que celle de leurs enfants (mort-nés, fausses-couches, retards mentaux).

Après ces courageux témoignages, Marian Schaapman, qui dirige depuis octobre l’unité Conditions de travail, Santé et Sécurité de l’ETUI, a réitéré la demande syndicale d’inclure les toxiques pour la reproduction dans la directive européenne sur les cancérogènes et les mutagènes au travail, actuellement en cours de révision.

Ce cas néerlandais illustre le phénomène d’invisibilité des maladies professionnelles, qui est d’autant plus inacceptable qu’il touche souvent plus fortement les travailleurs les plus précaires (« travailleurs atypiques », femmes, ouvriers peu qualifiés).

Au cours des deux jours de débats, des chercheurs ont en effet mis en évidence la persistance de ces mécanismes d’oblitération des inégalités sociales de santé. David Gee, professeur à l’université Brunel de Londres, a multiplié les exemples. Avant les années 1950, les travailleurs des usines britanniques de caoutchouc ont, dans l’indifférence générale, été décimés par des cancers de la vessie causés par leur exposition aux amines aromatiques. Dans le cas de l’amiante, le pic d’exposition s’est même produit au cours des deux décennies qui ont suivi la confirmation scientifique des effets cancérogènes de cette fibre.

Une étude sur les coûts des cancers professionnels dans l’Union européenne, commandée par l’ETUI à un bureau d’experts, montre que ce sont les travailleurs manuels qui restent les plus exposés aux cancérogènes. En France, par exemple, 36 % des cas de cancer du poumon, 10% des cancers de la vessie et 10 % des cancers du pharynx sont liés à des expositions professionnelles. Ces localisations sont souvent associées à des cancérogènes bien connus dans la construction et l’industrie (amiante, silice, chrome VI, poussières de bois, hydrocarbures polycycliques aromatiques, etc.).

Longtemps, la réponse des instances européennes à cette catastrophe sanitaire occultée – 100.000 morts par an – n’a pas été à la hauteur. Les choses commencent à évoluer. Voulant redorer son « blason social », et poussée dans le dos par le Parlement, la Commission a abattu un travail considérable ces derniers mois afin d’améliorer la législation européenne sur la protection des travailleurs contre les cancérogènes.

Le processus de révision de la directive Cancérogènes et Mutagènes, totalement paralysé sous les présidences Barroso, doit aboutir à l’horizon 2019, si la Commission tient ses promesses, à l’adoption de 50 valeurs limites d’exposition professionnelles contraignantes.  Les discussions en cours portent sur les niveaux de ces valeurs limites. Si un certain consensus a pu être trouvé ces derniers mois sur certaines substances (chrome VI, poussières de bois durs), des désaccords subsistent sur d’autres.

La valeur limite adoptée pour la silice ne convainc pas les syndicats. L’épidémiologiste américain David Michaels, qui a occupé le poste de Secrétaire d’État adjoint sous l’administration Obama, a fait remarquer qu’elle était le double de celle adoptée aux États-Unis lorsqu’il dirigeait l’OSHA, l’Agence américaine de sécurité et santé au travail.

D’autres cancérogènes divisent les parties prenantes. Les gaz d’échappement des moteurs diesel qui auraient dû faire partie du second lot de cancérogènes soumis à une valeur limite ne figurent finalement pas dans la proposition de directive. Tony Musu, l’expert en risques chimiques de l’ETUI, a rappelé que jusqu’à 19 millions d’Européens y sont exposés sur leur lieu de travail. La représentante de la Commission, Charlotte Grevfors, a laissé entendre que les émissions diesel pourraient faire partie d’un prochain lot.

Plusieurs intervenants ont rappelé que derrière l’apparente neutralité de ces processus d’adoption de valeurs limites se déroule en fait tout un jeu de négociation entre parties aux intérêts divergents. Le sociologue français Emmanuel Henry a expliqué que ces valeurs limites ont toujours été le fruit d’un « compromis social », avec pour enjeu central le nombre de vies humaines qu’une société est prête à sacrifier pour préserver certaines activités économiques.

La représentante du ministère du Travail autrichien Anna Ritzberger-Moser, dont le pays assurera au second semestre 2018 la présidence du conseil de l’UE, a rappelé que l’adoption d’une valeur limite devrait toujours être considérée comme un « point de départ ». Soit, une première étape pouvant conduire à la substitution des cancérogènes sur les lieux de travail.

Il est en effet bon de rappeler que la directive impose aux employeurs, « quand cela est techniquement possible », de remplacer des cancérogènes par des alternatives qui le sont moins ou ne le sont pas du tout.

En savoir plus :

Podcast di Diario Prevenzione puntata n° 49, 4 dicembre 2017

 

In questo numero vi parliamo di:

– Il nuovo sito di Diario Prevenzione, caratteristiche e modalità d’uso
– Disponibili online i dati INAIL su infortuni e malattie professionali dei primi dieci mesi del 2017
– Una lista per la segnalazione di prodotti pericolosi per i consumatori.
– Nuovo portale OCSE per lo scambio di informazioni sulla produzione, l’utilizzo, le emissioni e i possibili sostituti delle sostanze per-e poli-fluoroalchiliche

IL PODCAST AUDIO DI DIARIO PREVENZIONE
12 MINUTI

Decreto 81: le procedure per la valutazione del rischio chimico

Segnalazione di articolo pubblicato su PuntoSicuro.it

Prato, 1 Dic – Non c’è dubbio che uno dei rischi nei luoghi di lavoro di più difficile gestione, anche in relazione alle tante norme e adempimenti a cui dover fare riferimento, sia il rischio chimico. Un rischio che, come messo in rilievo da alcune interviste di PuntoSicuro, non solo è spesso sottovalutato in molti settori, ma è soggetto a continue evoluzioni in rapporto alla nascita di nuovi materiali, come ad esempio le nanoparticelle, o alle nuove scoperte sui pericoli e le conseguenze sulla salute delle sostanze utilizzate.

E proprio per operare un aggiornamento su questi temi si è tenuto il 26 giugno 2017 un incontro di aggiornamento a Prato sul “Rischio chimico” e gli atti del seminario sono stati pubblicati sul sito dell’ Azienda Sanitaria di Firenze.

Dal seminario riprendiamo oggi alcune indicazioni tratte da un intervento che si sofferma sul principale adempimento per tutelare la salute e sicurezza dei lavoratori nelle aziende, la valutazione del rischio.

L’articolo continua sul fonte: PUNTOSICURO.IT

 

 

Legge Europea 2017 in Gazzetta: una sanzione per violazione della pubblicità sulle sostanze pericolose

SEGNALAZIONE  —>  FONTE INSIC
CHEMICAL
Legge Europea 2017 in Gazzetta: una sanzione per violazione della pubblicità sulle sostanze pericolose
28 novembre 2017
fonte:
Redazione Banca Dati Sicuromnia
area:
Salute e sicurezza sul lavoro
Legge Europea 2017 in Gazzetta: una sanzione per violazione della pubblicità sulle sostanze pericoloseIn Gazzetta ufficiale la Legge europea (*), Legge 20 novembre 2017, n. 167 “Disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea – Legge europea 2017” (GU Serie Generale n.277 del 27-11-2017), in vigore dal 12/12/2017.
Al suo interno è contenuto un riferimento al mondo dei chemicals nell’articolo 15 che introduce un nuovo illecito amministrativo, punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da 10.000 a 60.000 euro, per chiunque viola le disposizioni in materia di pubblicità sulle sostanze pericolose, previste dall’art. 48 del Regolamento CLP (CE) n. 1272/2008.
Per approfondire sulla Legge Europea si consiglia la lettura del dossier diffuso dalla Camera sull’intero provvedimento.

L’ARTICOLO PROSEGUE ALLA FONTE —> INSIC 

Manuale per la valutazione del rischio da esposizione ad agenti chimici pericolosi e ad agenti cancerogeni e mutageni 

Manuale per la valutazione del rischio da esposizione ad agenti chimici pericolosi e ad agenti cancerogeni e mutageni 
A cura del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente