Ancora sulla nuova Strategia nazionale di prevenzione: la vigilanza
Autore Maurizio Mazzetti che ringraziamo Fonte: ilmanifestoinrete Dopo l’articolo del 25 gennaio scorso (QUI), torno sulla (cosiddetta) Strategia di cui sopra, per parlare di vigilanza. Rispetto alla complessità del documento, chiamato Strategia e che (scusate se mi ripeto) strategico lo è assai poco, può apparire scelta riduttiva ed un po’ miope; ma la vigilanza, di tutti gli strumenti per prevenzione e sicurezza sul lavoro, è quella che negli ultimi anni è stata, sistematicamente, trascurata quando non intralciata. Ma per quanto esistano altri strumenti, pur efficaci, per assicurare quell’approccio e non formale agli obblighi di sicurezza e prevenzione, – quello che gli anglofili che han studiato chiamano compliance – la vigilanza resta strumento imprescindibile, che se mancante, o insufficiente, o inefficace, può rendere ogni altra azione vana. La Strategia spalma l’argomento Vigilanza tra gli Assi 1 e 2. Colpisce, ma non meraviglia, la sinteticità della trattazione: un paio di paragrafi in un documento di 33 pagine, a conferma di come in realtà la vigilanza non sia considerata strategica: non se ne può fare a meno, ma facciamola in maniera tale da “non disturbare chi fa”, come ebbe a dire la attuale Presidente del Consiglio. Giudizio troppo drastico? La Strategia prevede “iniziative”, analisi varie, nonché “strumenti di tutela nelle situazioni a maggior rischio” senza però far parola di quali sarebbero e da chi messi in opera; pone molta enfasi sul coordinamento istituzionale, ma a norme date, nonché sulla…
