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FONTE TUC

Data di rilascio
04 giu 2019
Parlando alla dimostrazione di Together Against Trump a Londra oggi (martedì), la segretaria generale della TUC , Frances O'Grady, chiederà la protezione dei servizi pubblici in ogni futuro accordo commerciale con gli Stati Uniti.

Sulle offerte commerciali, sui servizi pubblici e sul servizio sanitario nazionale, Frances dirà:

"Con i Tories di destra che fanno la fila per diventare il nostro prossimo primo ministro, dobbiamo proteggere i nostri servizi pubblici dalla minaccia di un accordo commerciale dubbio con l'America di Trump.

"Le grandi corporazioni farmaceutiche non possono aspettare di allungare le loro mani avide sul nostro NHS. E Trump restituirà questi avvoltoi aziendali fino in fondo.

"Non dobbiamo mai accettare un sistema in stile Usa in cui le persone ordinarie vengono derubate dall'assistenza sanitaria, in modo che i dirigenti super-ricchi possano rastrellare miliardi.

"Quindi mandiamo un messaggio chiaro al presidente Trump ea chiunque si ritrovi a Downing Street tra qualche settimana.

"Il nostro NHS non è in vendita."

Parlando di odio e divisione, Frances dirà:

"L'estrema destra è in marcia in Gran Bretagna e in tutto il mondo.

"Non dovremmo stendere il tappeto rosso per un uomo che diffonde deliberatamente paura e pregiudizi. Chi si schiera dalla parte dei suprematisti bianchi, dei neofascisti e delle donne che odiano. Chi fa a pezzi le famiglie e blocca i bambini nelle gabbie.

"Il movimento sindacale ha una storia orgoglio. quella di combattere tiranni e prepotenti.

"E non importa la nostra razza, religione o sottofondo, staremo insieme come lavoratori. Contro Trump. Contro Farage. E contro chiunque altro voglia avvelenare le nostre comunità con odio e divisione. "

ENDS

Fonte Saluteinternazionale

 

Autore : Gavino Maciocco

Lo smantellamento della riforma sanitaria voluta da Barack Obama è stato in testa alle promesse elettorali di Donald Trump. Un obiettivo che però nel tempo si è progressivamente allontanato, fino a diventare un miraggio. Ma una recente sentenza della Corte federale texana ha decretato l’incostituzionalità della riforma. Una sentenza non esecutiva, ma sufficiente a riaprire la battaglia sui destini della sanità americana. E anche l’occasione per fare un bilancio della riforma, le sue molte luci e anche le ombre.


Repeal Obamacare”. Lo smantellamento della riforma sanitaria voluta da Barack Obama è stato in testa alle promesse elettorali di Donald Trump e dopo la sua ascesa, nel 2016, alla presidenza degli USA un obiettivo prioritario che però nel tempo si è progressivamente allontanato, fino a diventare un miraggio. Alla base della promessa “mancata”, l’impopolarità della cancellazione di molte parti della riforma che riscuotono il consenso della maggioranza degli americani (come la norma che vieta alle assicurazioni la possibilità di negare la polizza a chi ha malattie pre-esistenti), ma soprattutto la mancanza di una proposta alternativa in grado di sostituire la tanto osteggiata riforma. I risultati delle elezioni di medio termine  dello scorso novembre che hanno rinnovato la Camera dei rappresentanti, consegnando la maggioranza ai Democratici, sembravano aver allontanato definitivamente ogni tentativo di abrogare la riforma (vedi post La sanità nelle elezioni americane di medio termine).

L'ARTICOLO PROSEGUE ALLA FONTE : SALUTEINTERNAZIONALE.INFO

Fonte Sbilanciamoci 

Autore : Mario Agostinelli

 

 

Ogni minuto 20 persone nel mondo abbandonano le proprie case. Ormai tutti sanno che la Terra è malata, ma la pretesa irrinunciabilità di certi stili di vita votati al neoliberismo spinge al “si salvi chi può”, all’accettazione delle diseguaglianze, al razzismo, al rifugio in una realtà virtuale e solipsistica.

XXI SECOLO: CHI CI SALVA DAL NEGAZIONISMO?

I dati sulle migrazioni sono impressionanti: il Pianeta è sempre più privo di spazi per abitare e sopravvivere decentemente. Nel 2015 in totale, il numero di persone che ha richiesto l’intervento dell’Unhcr ammontava a almeno 35.833.400. Ma, soprattutto per quanto riguarda le stime degli internally displaced o degli apolidi, si deve tenere in considerazione che non tutti gli Stati mettono a disposizione le proprie statistiche. L’esplosione è in atto: a metà 2018 stiamo assistendo ai più elevati livelli di migrazione mai registrati: 65.6 milioni di persone in tutto il mondo, un numero senza precedenti, sono state costrette a fuggire dal proprio Paese. Di queste, circa 22.5 milioni sono rifugiati, più della metà dei quali di età inferiore ai 18 anni. Ci sono inoltre 10 milioni di persone apolidi cui sono stati negati una nazionalità e l’accesso a diritti fondamentali quali istruzione, salute, lavoro e libertà di movimento. Un mondo in cui circa 20 persone sono costrette ad abbandonare le proprie case ogni minuto a causa di conflitti o persecuzioni e a mutamenti ambientali che rendono progressivamente inospitali i luoghi prima abitati, in cui si attuano respingimenti, vengono permanentemente gestite guerre asimmetriche di totale devastazione, applicata la tortura e attuate omissioni di soccorso, tollera senza scandalo l’esistenza di una complicità criminale.

Una civiltà incapace di risolvere i problemi posti dal suo funzionamento prevede la guerra e la decadenza proprio in quanto considera un problema l’essere umano e quel che lo circonda. Siamo ridotti ad un quadro desolante in cui le emergenze non sono nominate per quel che sono, mentre la grancassa strepita all’insegna della “fine della crisi” con un inattendibile aumento del potere di acquisto, la riduzione del rapporto /feticcio tra debito e PIL e – a conforto – l’immancabile, odioso e – a dire degli insofferenti “padroni a casa mia – inoppugnabile abbandono dei profughi che minaccerebbero le coste, le plaghe e financo la smarrita integrità di quelle civiltà “sovrane”, che nel tempo passato non si sono mai sognate di chieder il permesso di varcare confini altrui.

Nessuno tra i grandi e piccoli mezzi di comunicazione di massa, TV, giornali, siti web, cerca di riprendere in testa i fili di un ragionamento incentrato sul reale, sulla drammaticità della condizione generale: sociale, ambientale ed economica, che declina sempre più in peggio riguardo la giustizia sociale e si preclude un’inversione di tendenza per la rigenerazione del mondo naturale. La paura della paura viene amplificata a bella posta, suscitando tra i cittadini una rimozione più che una vera impressione di protezione rispetto agli spettri evocati, anche perché l’interesse personale immediato, i desideri quotidiani inconfessati, la brama di carriera e potere si manifestano sotto l’aspetto di una mentalità servile che domina i potenti, che si chiude su se stessa, simulando con volgarità un interesse sociale e motivi umanitari a difesa del proprio gruppo. La profondità del presente così artefatto si contrappone all’eterno presente di cui molti parlano e che non è altro che una versione della “falsa infinità” come celiava Hegel. Ossia, la situazione in cui a qualcosa si aggiunge continuamente qualcos’altro di nuovo il quale, sul momento, sembra delineare un mutamento, offrire nuove opportunità, nuove vie da percorrere, ma che in realtà non fa che ricalcare, anzi, scavare più in profondità il solco irreversibile in cui l’umanità si è incanalata e che, così come ci indica oggi innanzitutto la climatologia, potrebbe condurci a disastri immani.

Tutto sta accadendo molto rapidamente e i primi decenni del XXI secolo, inscritti nel nome del neoliberismo, appaiono molto diversi dalle analisi e dalle previsioni compiute verso il termine del millennio scorso. Ovunque si procede alla riduzione dello stato so­ciale, delle tasse e della relativa fornitura di beni pubblici, attraverso la deregolamentazione di molti aspetti della produzione capitalistica e dei mercati. E avanza la resa di fronte ai privati di risorse non commerciabili. La minaccia di un tale ininterrotto successo di un capitalismo in trasformazione, insieme ad una serie di cambiamenti tecnologici e de­mografici, ha frammentato e indebolito il movimento dei lavoratori, rendendolo meno capace di re­sistere e di realizzare una mobilitazione politica all’altezza dell’attacco sferrato.

Forse una delle cause del declino della lotta all’ingiustizia all’interno della democrazia sociale è proprio il decadimento della militanza del lavoro nella resistenza al capitalismo. E questo è particolarmente avvenuto in Europa, anche se non è stata altrettanto arrendevole la reazione negli altri continenti. E questo spiega in parte la novità espressa da un pontefice venuto dalla periferia del globo, ben informato di pratiche alterna­tive an­corate ai movimenti sociali che continuano a sostenere anche dopo i Forum Mondiali oggi in ritirata che “un altro mondo è possibile”: come quelle dell’economia socia­le e solidale, come quelle del movimento contadino dei Sem Terra in Brasile, dell’occupazione di terre non utilizzate (fino al sequestro delle nostre piaghe mafiose), della costruzione di forme alternative di strutture economiche, di conservazione dei beni comuni e, soprattutto, della percezione diffusa della fragilità della natura e della invalicabile e limitatissima finestra energetica in cui si può riprodurre la vita nella biosfera terrestre.

Il fatto è che il neoliberalismo è un’ideologia, sostenuta da potenti forze politiche, da mezzi finanziari, dal lavoro di think tank e università, piuttosto che una analisi scientificamente accurata dei limiti effettivi che affrontiamo per rendere il mondo un posto miglio­re. E si avvale di un formidabile sistema di propaganda, convinzione, attrazione e, contemporaneamente, come vedremo, del più irriducibile negazionismo rispetto al rapporto distorto tra natura e produzione e consumo del genere umano. Al successo di questa azione di pressante proselitismo concorre la torsione evidente in favore della concentrazione di potere nelle sedi occulte dei gruppi multinazionali e delle espressioni dei loro centri di potere, che decidono direttamente ormai la politica a dimensione sovranazionale. L’elezione di Trump, assai più di Parigi 2015, val bene una messa…

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fonte International Ban Asbestos Secretariat che ringraziamo

Nel tentativo disperato di sostenere l'industria dell'amianto in una fase di indebolimento del paese, il governo russo ha fatto ricorso a tattiche energiche contro i piani dei governi asiatici di proteggere le popolazioni vietando le importazioni di questo noto cancerogeno. La mossa più recente è stata oggetto di un articolo in lingua russa pubblicato l'8 agosto 2018, che dettagliava le minacce di embargo verso le importazioni dalla Russia di biancheria intima vietnamita come rappresaglia per l'attuazione di una norma con scadenza al 2023 che aveva l'obiettivo di vietare l'uso di prodotti da costruzione contenenti amianto in Vietnam . In risposta alle consultazioni sul divieto, le importazioni vietnamite di amianto dalla Russia sono diminuite da 49.000 tonnellate nel 2016 a 22.000 tonnellate nel 2017; dal 2014 al 2016, le importazioni di amianto russo verso il Vietnam sono state in media di 50.000 tonnellate / anno il cui valore è stato valutato a 30 milioni di dollari. (1)

Non si sa ancora quale azione, se del caso, il Vietnam prenderà in considerazione questo chiaro esempio di imperialismo commerciale.

Alla fine dello scorso anno (2017), la Russia ha bruscamente interrotto le importazioni di tè dallo Sri Lanka, causando una grave minaccia per l'economia dello Sri Lanka. Appena 2 giorni dopo il governo dello Sri Lanka ha annunciato la sua decisione di rinviare il divieto delle importazioni di amianto dalla Russia. Lo Sri Lanka aveva in precedenza annunciato la graduale eliminazione dell'amianto a partire dal 1 ° gennaio 2018 con un divieto totale previsto per il 2024. Commentando le azioni della Russia, Sharan Burrow, Segretario generale della Confederazione internazionale dei sindacati (CIS), ha dichiarato:

"L'imposizione dell'amianto crisotilo non voluta su una nazione non è un commercio equo, è un omicidio colposo. I sindacati di tutto il mondo detestano questo cinico ricatto economico. La Russia non deve e non può permettersi di fare un buco nelle regole del commercio equo. "( 2)

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