Cronache da Berlino di Franco Di Giangirolamo – 2. novembre 2021

 

 

 

2 novembre 2021

100 anni si sentono e per la Ostbahnhof (Stazione Est ) è tempo di restauri e di rinnovi.

Una selva di gru, alte e imponenti, per un paio di anni si incaricheranno di realizzare il lavoro più faticoso e di esibirsi impudiche agli sguardi e agli obiettivi di macchine fotografiche e videocamere.

Non che lo spettacolo sia raro, perchè in una città che qualcuno ha definito „sempre in divenire senza mai essere“, è difficile scattare una panoramica senza intercettare lavori edili e gru all’opera, ma la particolare collocazione della stazione pare imporre una attenzione straordinaria.

Noi „Umarel“, tra la massa di curiosi e commentatori, ne approfittiamo per arricchire il curriculum ma anche per darci un tono, indicando con aria compunta questo o quel particolare, cambiando angolatura di osservazione, girando e rigirando attorno al cantiere e aguzzando gli occhi in controsole verso la cime delle gru. Il mestiere dell’Umarel diventa sempre più difficile e per spiccare, per distinguersi dalla massa degli assoluti incompetenti in materia edilizia, della quale non si vuole far parte pur avendo tutti i titoli di ignoranza abilitanti allo scopo, occorre inventare ogni giorno qualcosa. Allora ci si china per guardare meglio, si commenta come se si sapesse, si fanno cenni col capo in varie direzioni. Insomma il repertorio dell’intenditore che valuta e soppesa. Per fortuna i lavoratori sono arrampicati dappertutto e ben lontani, indisturbabili, altrimenti dei ciclopici Vaffa non ce li toglierebbe nessuno. In ogni caso io posso fregarmene perchè, per ragioni di sicurezza non apprendo mai le parolacce nella lingua dei paesi nei quali mi trovo. Sia mai che per sbaglio offenda qualcuno, rischio un fracasso di legnate mentre se offendono me, non capendo faccio la parte dello gnorri e la pace è garantita.. Opportunismo mascherabile anche da pacifismo.

Nonostante sia tutto bloccato, i turisti interni sciamano in una Berlino stranamente affollata. In Germania le vacanze si prendono a scacchiera, a livello regionale. Sicché le regioni a maggioranza cattolica (sud occidentali) fanno festa per i santi e per i morti mentre quelle nord orientali, che sono protestanti, se ne fregano e tirano diritto. Perciò il turismo interno verso Berlino è cresciuto proprio in questi giorni.

Per farli contenti la Stazione resta in parte aperta con i suoi servizi e anche con una interessante mostra di opere d’arte sul „Waste“ ovvero sui rifiuti, di cui espongo alcune foto. Si vorrebbe sensibilizzare la popolazione ed è corretto, se non fosse che la stragrande maggioranza dei rifiuti si è „costretti“ a produrli in ragione di come i prodotti vengono offerti al consumo. Se per ogni etto di prosciutto debbo portare a casa 50 grammi di plastica, ricicla pure ciò che vuoi ma non schivi il baratro.

Intanto, la Casa editrice Langenscheidt ha scelto, con sondaggio tra i giovani, quale sarà la „parola giovanile del 2021“, ovvero la parola che vi toccherà di buttare lì per caso se non volete passare per trogloditi in un contesto teutonico del quale faccia parte almeno un/una sedicenne. La parola è „Cringe“ (pare che la seconda g si debba pronunciare come molle e la e si debba appena accennare) e indica la sensazione dolciastro-dolorosa che si insinua dalla zona dello stomaco attraverso tutto il corpo, quando gli altri fanno qualcosa che provoca imbarazzo. In ogni caso anche se ascoltate parole come „Sheesh“ o „Sus“, molto usate dai giovani e di cui ignoro del tutto il significato, non fate storie: fingete di aver capito, tanto non costa niente.

A proposito di fingere di capire, il Ministro della salute tedesco (Spahn) ha realizzato benissimo che non sarà confermato nell’incarico, avendo il suo partito (CDU) perso le elezioni politiche, e le spara grosse non si sa bene se per vendetta o per creare problemi al successore che sarà di emanazione di un governo „Semaforo“. Prima propone, un po’ alla Johnson, che il 25 novembre sia la „giornata della libertà“, ovvero la fine dell’emergenza; poi si inerpica, contro la cauta opinione di Stiko (organo preposto alla vaccinazione), sulla estensione della terza dose di vaccino a tutti i cittadini over 12. Non sono un osservatore obiettivo, nutrendo da sempre una antipatia istintiva per il soggetto, ma credo che i tedeschi si debbano dichiarare miracolati avendo potuto contare molto di più sulla Merkel nella gestione della pandemia. Naturalmente all’idea che l’emergenza nazionale termini proprio mentre crescono le infezioni, i presidenti regionali, ammaestrati dal fatto che solo un anno fa dovevano essere convinti a forza dalla Cancelliera a tirare il freno di emergenza, non se la sentono di privarsi di una copertura emergenziale nazionale. Immaginare che 16 regioni si dotino di obiettivi specifici e di strumenti giuridici nuovi e straordinari per gestire la pandemia in inverno, è al di là di ogni pur folle ottimismo federalista. Infatti i Presidenti regionali lo hanno mandato subito a quel paese e temo che rivendicheranno con forza un ulteriore periodo di „centralizzazione della emergenza“. Ci scommetterei.

Al Ministro non danno ragione nemmeno i numeri. Vero è che il bilancio dei morti dall’inizio della pandemia è molto positivo rispetto a tutti i paesi europei, ma quelli della vaccinazione non lo sono altrettanto essendo arrivati appena ai 2/3 dei cittadini vaccinati con due dosi. Non hanno fallito, come Biden, ma neanche brillato e ora si barcamenano tra misure di segno opposto.

Lauterbach, parlamentare del SPD e Virologo, molto criticato quando svolgeva contemporaneamente sia un ruolo politico che tecnico (una specie di Sileri Italiano), che potrebbe essere il futuro Ministro della Sanità, è prudente. Per l’inverno niente lockdown nè chiusura delle scuole nè coprifuoco. Niente Freedom Day e fino alla primavera norme transitorie con misure efficaci ma non invasive. In altre parole una „fine ordinata della Pandemia“. Riuscirà? Vedremo a nuovo governo insediato.

A conti fatti, a dispetto di Travaglio che ha passato mesi a deridere e svillaneggiare Draghi e Figliuolo, l’Italia ha ottenuto con la sua campagna vaccinale risultati molto ma molto più rilevanti della Germania che sembrava una macchina da guerra e che ha rappresentato per la Merkel una delusione (come afferma lei stessa notando la percentuale bassa dei vaccinati ultrasessantenni). D’accordo, le divise e la penna sul cappello non è che in campo sanitario siano un consueto vedere, ma, nonostante le gufate, hanno funzionato. Occorre darne atto.

Intanto siamo a 5 milioni di decessi da Covid 19, dato sottostimato come dice la stessa John Hopkins che li edita. Il 50% dei decessi è registrato nei paesi che hanno 1/8 della popolazione mondiale, ovvero USA, UE, UK e Brasile.

Senza la vaccinazione cosa sarebbe successo? Facile da immaginare anche per i più ignari.

Sempre stando ai numeri, l’India ha raggiunto il 21 ottobre il Miliardo di dosi somministrate (700 milioni con una dose e 300 milioni con due dosi). L’obiettivo resta la vaccinazione di tutti gli adulti entro la fine dell’anno ma sarà difficile, essendo sempre la coda sempre la più difficile da scorticare.

Solo la Cina la supera con 2,2 miliardi di dosi somministrate.

Sul fronte della solidarietà internazionale solo una buona notizia per i paesi più poveri: l’azienda farmaceutica Merck&Co cederà alla ONG „Knowledge Ecology International“ una licenza gratuita per la produzione del farmaco MOLNUDIRAVIL, una pillola antivirale che dovrebbe raggiungere 105 paesi soprattutto africani e asiatici. Il trattamento costa oggi in USA 712 $. Il prezzo per i PVS dovrebbe scendere a 20$ (5 gg. di trattamento) visto che la tecnologia produttiva verrà assistita con sublicenza da Merck&Co.

Mi sono lasciato prendere la mano dalla Pandemia e debbo tralasciare altre interessanti notizie pure importanti, ma sarà per la prossima volta.

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