Chi ha paura dello sciopero?

Fulvio Cammarano * – 18.12.2021

Sciopero

 

 

 

Sciopero è un termine ansiogeno, una parola che evoca preoccupazione e fastidio nell’opinione pubblica. La preoccupazione deriva dal clima di tensione e agitazione che si crea in occasione delle manifestazioni e dei comizi dai toni infuocati, mentre il fastidio, più prosaicamente, sorge per la sospensione della routine quotidiana, vale a dire per i problemi causati dall’interruzione dei servizi pubblici e della produzione. E’ invece un peccato che tale parola non riesca quasi mai a suscitare un sentimento di sollievo a fronte della constatazione che il sistema democratico, con tutti i suoi limiti, funziona. Non dobbiamo infatti dimenticare che la prima misura attuata dai regimi autoritari è proprio quella di vietare ogni forma di sciopero.

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Gru di un cantiere cade sulla strada a Torino: morti tre operai, passanti feriti

Ringrazio Franco Cilenti  e il Blog Lavoro e Salute . Gino Rubini , editor di Diario Prevenzione.

 

In versione interattiva http://www.blog-lavoroesalute.org/lavoro-e-salute…/

archivio PDF http://www.lavoroesalute.org/

Morti sul lavoro. In via Genova una gru di un cantiere è crollata questa mattina in strada travolgendo gli operai che erano al lavoro sulla piattaforma della stessa macchina. Sono rimasti schiacciati dall’intelaiatura del mezzo. Due dei lavoratori sono rimasti uccisi sul colpo, un terzo è stato portato all’ospedale in codice rosso ed è morto poco dopo: aveva 20 anni. Trasferiti in ospedale anche a tre passanti, che sono stati colpiti nel crollo.

 

La timidezza del governo con le imprese sulla sicurezza sul lavoro

Un Decreto palliativo

Racconti di vite perdute e i problemi posti da chi vive ogni giorno la distanza siderale tra le leggi (riprese verbalmente in dichiarazioni, documenti e convegni) e la realtà imposta dai “datori” che non le considera affatto; dalle considerazioni sul campo di chi ha operato per decenni sulle richieste di intervento nei luoghi di lavoro.

Li abbiamo definiti lavoratori che combattono a “mani nude” la guerra di classe che le imprese private, come gli enti pubblici hanno scatenato in questi decenni con spregiudicatezza e senza remore, fidando del silenzio, a contorno delle leggi rimaste inapplicate, di tutti i governi che si sono alternati negli ultimi 30 anni riducendo senza soluzione di continuità i diritti alla salute dei lavoratori.

Ci siamo chiesti chi è oggi un RLS e lo abbiamo fotografato come una figura ibrida. Un soggetto perennemente tagliato fuori dalle dinamiche imposte dall’esterno, siano esse determinate da accordi regionali e nazionali e siano esse catapultate da fenomeni pandemici.

Lo abbiamo fatto proponendo una lettura legata proprio all’evento pandemico, per riflettere sulla scomparsa del ruolo dei RLS come soggetti protagonisti nella verifica delle condizioni di solitudine in cui si sono trovati ad operare i sanitari, deprivati anche della libertà di parola per denunciare l’ignavia degli ambiti politici e aziendali decisori, mentre siamo di fronte a: aumento dello sfruttamento, bassi salari, incremento della precarietà e della flessibilità, aumento brutale dei ritmi e degli orari, tagli continui (anche nella pandemia) alla sanità, appunto per questo stato di cose ai confini della civiltà del lavoro si dovrebbe ridare poteri di contrapposizione conflittuale a chi si sente di esercitarlo, pena la continua conta di infortuni e di morti sul lavoro, al netto delle malattie professionali che si trasformano negli anni anch’esse in disabilità e morti.

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