Vai al contenuto

Salvini e la Lega sono stati con Berlusconi per più di vent'anni al governo. Il suo partito è responsabile assieme a Forza Italia di molte nefandezze e condoni rispetto alle politiche d'intervento per la tutela ambientale del territorio. La negazione del cambiamento climatico, il taglio delle spese per la manutenzione del territorio sono in continuità da più di vent'anni di governi di centro destra che hanno volutamente ignorato la questione ambientale. Anche il centro sinistra, purtroppo,  ha responsabilità rispetto all'ambiente proporzionali alla minore durata dei governi. Le affermazioni di Salvini sull'ambientalismo da salotto che sarebbe responsabile dei disastri di questi giorni rappresentano la cifra di questo personaggio grottesco, ignorante e pericoloso che non sa assumere le proprie responsabilità rispetto alla situazione drammatica in cui è questo disgraziato paese. In Veneto peraltro la Lega è al governo della Regione da diversi decenni... La miseria politica e culturale del "sovranismo" salviniano rispetto alla questione ambientale e ai cambiamenti climatici è palese: non esiste una soluzione dei cambiamenti climatici a livello di ciascuna nazione. La questione ambientale è il banco di prova della miseria della proposta politica dei leghisti che vorrebbe isolare l'Italia rispetto a problemi che possono trovare soluzione solo a livello di politiche energetiche, produttive e di gestione del territorio transnazionali la cui scala minima è la Regione Europa... Per affrontare questi problemi sono necessarie scelte coordinate a livello internazionale, la propaganda cialtrona come quella di Salvini è solo una intollerabile perdita di tempo. Editor ( Gino Rubini )

Autore: Bruno Giorgini 

Fonte: Inchiestaonline

 

Il riscaldamento globale non solo è in atto, ma galoppa tanto che persino Trump se ne è accorto. E sembra andare più svelto di quanto i modelli abbiano fin qui raccontato e previsto. L’aumento della temperatura (che altro non è se non l’energia cinetica media delle molecole di gas) da’ luogo a venti turbinosi e spesso imprevedibili, che tra l’altro alzano onde di marea impressionanti e poi gli tsunami diventano sempre più frequenti spazzando le coste, e poi l’aumento delle temperatura dei mari produce evaporazione delle acque che sale a formare nuvole sempre più gigantesche, e poi queste nuvole si scaricano con piogge torrenziali, e poi le piogge diventano acide distruggendo flora e fauna, e poi la banchisa polare si scioglie – questa estate al polo le temperature hanno oscillato tra 30 e 34 gradi, un caldo mai visto – aumentando il livello delle acque, e poi molte specie muoiono andando prossime all’estinzione e poi là dove c’era erba verde e alberi si fa il deserto, e poi le carestie si moltiplicano, e poi milioni di persone migrano, e poi il mondo si dissemina di guerre e poi i ghiacciai raggrinziscono eccetera eccetera.

Tutto questo groviglio s’annoda, s’ingrossa, s’ amplifica e moltiplica di giorno in giorno mentre l’umanità per ora appare parecchio claudicante a farvi fronte. Anzi qualcuno ci specula e guadagna masse enormi di danaro lucrando su fame, malattie nuove e vecchie, rapine finanziarie, commerci di armi e droga a tonnellate (migliaia), illegalità e violenze, mostruose diseguaglianze, schiavitù delle forze di lavoro, calpestando diritti e libertà individuali quanto collettivi. Fino in Europa questo avviene, e giova tenerlo a mente. Quindi che fare, se fare qualcosa è ancora possibile, almeno per contenere le soglie critiche dentro un quadro di sostenibilità – un aumento che non vada oltre un grado e mezzo ci dice l’ultimo rapporto del gruppo internazionale IPCC (ottobre 2018). Sembrerebbe una causa comune per l’intera umanità, eppure stenta a assumere una dimensione globale capace di permeare l’intera vita associata della specie homo. Per esempio gli accordi tra gli stati, come l’ultimo siglato a Parigi per limitare le emissioni di gas serra, recentemente denunciato da Trump che se ne è tirato fuori, oltre a non coinvolgere tutti i paesi, faticano a essere applicati, trovandosi spesso scappatoie per non rispettare oggi le regole appena definite ieri. Su questo piano soltanto una pressione continua e massiva dell’opinione pubblica può, potrebbe, in qualche modo sollecitare maggiore impegno e celerità di esecuzione, perché a poco servirà chiudere la stalla dopo che i buoi siano scappati.

...continua a leggere "Evoluzione umana e cambiamento climatico"

FONTE ARPAT CHE RINGRAZIAMO

Il mercurio è ancora una fonte importante di inquinamento in Europa, nonostante l’Unione europea ne abbia vietato o limitato l’uso in molti prodotti e processi industriali

Inquinamento da mercurio: livelli troppo alti in fiumi e laghi d'Europa

Infografica EEA

Le emissioni di mercurio continuano a rappresentare un rischio significativo per l'ambiente e per la salute umana, secondo un rapporto dell'Agenzia europea per l'ambiente (EEA), che descrive il problema dell'inquinamento proveniente da questo metallo pesante e le sfide necessarie per affrontare la questione a livello globale. Il rapporto, con l’ausilio di immagini, infografiche e grafici, rappresenta anche uno strumento divulgativo per il largo pubblico che vi può trovare utili informazioni e suggerimenti per ridurre la propria esposizione.

Storicamente, l'uso e le emissioni di mercurio in Europa sono stati elevati, tuttavia, negli ultimi decenni, sono state adottate misure per minimizzare entrambi, ad esempio limitando o vietando l'uso e imponendo limiti alle emissioni. Sfortunatamente, a livello mondiale, a causa di attività come la combustione del carbone e l'estrazione dell'oro, le emissioni sono aumentate ed hanno avuto un impatto anche sull'ambiente europeo, data la natura globale dell'inquinamento da mercurio: circa il 50% di questo metallo depositato ogni anno in Europa proviene infatti da paesi extraeuropei, con il 30% proveniente solo dall'Asia.

Le attività antropogeniche che emettono mercurio possono essere suddivise in due categorie (vedi immagine a seguire):

  • processi produttivi che utilizzano intenzionalmente mercurio (ad esempio produzione di cloruro di vinile),
  • altri processi che non utilizzano intenzionalmente il mercurio, ma determinano comunque il suo rilascio in ambiente, generalmente in quanto impurità in una materia prima (ad esempio la combustione di combustibili solidi come carbone, lignite e legno, che rilascia involontariamente il mercurio).

Fonti antropogeniche del mercurio

Uno dei principali problemi con il mercurio è poi la sua persistenza: una volta che viene rilasciato nell'ambiente, ad esempio attraverso la combustione del carbone, può circolare attraverso l'aria, la terra, l'acqua e gli animali per migliaia di anni. Nell’immagine a seguire è rappresentato il suo ciclo globale (cliccando sull'immagine si può ingrandire).

Ciclo globale mercurio

In atmosfera, gli attuali livelli di mercurio sono fino al 500% sopra quelli naturali. Negli oceani, le concentrazioni sono circa 200% sopra i livelli naturali.

Proprio gli oceani, i fiumi e i laghi sono messi maggiormente a rischio da questo metallo pesante, che qui vi assume una forma altamente tossica (metilmercurio) che viene facilmente assorbita dagli animali, compresi i pesci, e si sposta sulla catena alimentare fino a raggiungere gli umani. Questo infatti è il modo principale in cui gli esseri umani sono esposti al mercurio, che rappresenta un rischio particolare e significativo per lo sviluppo neurologico di feti, neonati e bambini. ...continua a leggere "Inquinamento da mercurio: livelli troppo alti in fiumi e laghi d’Europa"

FONTE AMBIENTEINFORMA

Nella Sala del Cenacolo presso il Senato a Roma il secondo evento preparatorio verso la Conferenza nazionale Snpa 2019. Un confronto con il think tank nel suo 50 anniversario su dati, conoscenza ambientale, prospettive future.

E’ possibile intraprendere la strada della sostenibilità con una popolazione, un impatto ambientale e un degrado sociale in crescita? Grazie alla disponibilità di dati e statistiche ambientali, il Club di Roma ha elaborato scenari al 2030 e 2050 rispetto ai 17 obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Le proiezioni mostrano come, proseguendo nell’attuale situazione, Usa ed Europa non raggiungeranno gli obiettivi, mentre la Cina, partita dal basso, tenderà a centrarne molti più di quelli odierni.

La produzione di dati e statistiche ambientali è una delle principali attività del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente e consente di monitorare la situazione ambientale in Italia. In preparazione alla Conferenza nazionale SNPA del febbraio 2019, il Sistema ha organizzato a Roma il 19 ottobre, presso il Senato, un momento di confronto con chi questa conoscenza ambientale la mette a frutto per delineare scenari globali. L’occasione è stata il 50° anniversario del Club di Roma, il think tank fondato da Aurelio Peccei, che a distanza di mezzo secolo lancia un nuovo allarme sulla sostenibilità del nostro pianeta.

Gli scenari descritti nel volume “Come on!” mostrano una crisi ambientale strettamente connessa a quella sociale, politica, economica e morale. Sistemi economici stretti dai dettami della finanza, guerre e lotte intestine, povertà, disoccupazione e migrazioni di massa: tutto concorre ad aggravare le disuguaglianze e gli squilibri ecologici, lasciando milioni di persone in uno stato di paura e di disperazione.

Come descritto da Ernst Ulrich von Weizsäcker, co-presidente del Club di Roma, siamo passati in poco tempo da un mondo “vuoto” ricco di natura e con scarsa presenza umana, ad uno “pieno” povero di biodiversità e straripante di esseri umani, prodotti tecnologici e rifiuti. A partire dalla metà del secolo scorso, è iniziata la cosiddetta “grande accelerazione” (the great acceleration), che ha portato il mondo ad un incremento continuo e straordinario  del numero di esseri umani, allo sfruttamento energetico, alla crescita delle aree urbane, dei veicoli, dell’uso dell’acqua, alla deforestazione e alla  perdita di suolo. Nonostante i grandi progressi scientifici dell’umanità, non sappiamo come potrebbe reagire il pianeta se supereremo quella soglia critica oltre la quale si possono innestare effetti devastanti.

Cinque sono le azioni urgenti da mettere in campo, secondo Jorgen Randers, accademico norvegese tra gli autori di “The limits to Grow” nel 1972. Smettere di usare combustibili fossili entro il 2050, trasformare in modo sostenibile l’agricoltura, combattere la povertà utilizzando il metodo cinese – ad oggi il più efficace in base ai dati empirici, operare una ridistribuzione del reddito (basterebbe utilizzare l’1-2% del Pil globale), così che l’aumento del benessere produca una riduzione della fertilità anche nei paesi in via di sviluppo.

Molte delle sfide ambientali si giocano nei paesi in via di sviluppo e, come ha sottolineato Anders Wijkman, politico svedese co-presidente del Club di Roma, è interessante quanto sta facendo l’Italia con accordi di partnership  per aiutare alcuni paesi del sud del mondo a tagliare le emissioni. Necessaria una rivoluzione in molti settori, dai combustibili fossili all’agricoltura.

Il Sistema nazionale per la Protezione dell’Ambiente è convinto sia urgente operare una riflessione sullo sviluppo sostenibile del nostro Paese, inserito nel contesto europeo e mondiale, a partire dagli scenari globali descritti in “Come on!”.

Prossimo appuntamento preparatorio verso la Conferenza nazionale Snpa è a Palermo il 5 e 6 dicembre 2018 per parlare di servizi ai cittadini, livelli essenziali di tutela e sfide ambientali del Mezzogiorno.

fonte Ambienteinforma-sinpa

Entro ottobre il nuovo rapporto IPCC, il panel di scienziati che per conto delle Nazioni Unite segue le vicende dei cambiamenti climatici, sarà pronto.
Un articolo di Micron evidenzia, comunque che, anche per combattere il cambiamento climatico occorrono strumenti sostenibili, ecologicamente e socialmente.

Lo avevano chiesto a Parigi nel dicembre 2015 i rappresentanti dei governi di tutto il mondo. Ora l’IPCC, il panel di scienziati che per conto delle Nazioni Unite segue le vicende dei cambiamenti climatici è pronto. Ed entro il prossimo mese di ottobre rilascerà un rapporto, ci si augura molto dettagliato, su come fare a mantenere l’aumento della temperatura media del pianeta ben al di sotto dei 2°C rispetto all’era preindustriale e, possibilmente, non superare il livello di 1,5°.

A beneficio di inventario, occorre ricordare che la temperatura è già aumentata di un grado rispetto a duecento anni fa. I margini per un ulteriore aumento senza (troppi) danni è davvero minimo. E gli scienziati dell’Intergovernmental Panel on Climate Change avranno da studiare molto per trovare le migliori strategie di prevenzione del cambiamento del clima. Tra queste ci sono, certamente, le “negative emissions technologies”, letteralmente le tecnologie a emissione negativa. Si tratta, in altre parole di strumenti, di diversa natura, che non solo non emettono gas serra, ma li assorbono, sottraendoli all’atmosfera e/o agli oceani.

Ma non tutte le strategie, anche se si dimostrassero efficaci, a iniziare proprio dalle “negative emissions technologies”, sono desiderabili. Mette infatti (giustamente) le mani avanti Dominic Lenzi, un ricercatore del Mercator Research Institute on Global Commons and Climate Change di Berlino, che con un gruppo di colleghi ha scritto un commento o, se volete un avvertimento, sulla rivista scientifica inglese Nature.

Attenzione: prima di consigliare e, soprattutto, di implementare nuove tecnologie – siano esse a emissione negativa o semplicemente carbon free – occorre una sorta di valutazione etica, che tenga conto sia delle possibili conseguenze ambientali che di quelle sociali.

Detto in altri termini: non si può prevenire un evento non desiderato con strumenti non desiderabili. Anche per combattere il cambiamento climatico occorrono strumenti sostenibili, ecologicamente e socialmente. ...continua a leggere "Clima: la cura non sia peggiore del male"

fonte Legambiente

Nel 2017 boom di arresti per crimini contro l’ambiente e di inchieste sui traffici illegali di rifiuti. Campania ancora una volta in testa per il numero di reati, concentrati per il 44% nelle regioni a tradizionale presenza mafiosa. Nel settore dei rifiuti la percentuale più alta di illeciti su scala nazionale 17mila le nuove costruzioni abusive. Il fatturato dell’ecomafia sale in un anno del 9,4%, a quota 14,1 miliardi. “Completare la rivoluzione avviata con la legge sugli ecoreati e affidare allo Stato la competenza sulle demolizioni degli abusi edilizi”

Mai nella storia del nostro Paese sono stati effettuati tanti arresti per crimini contro l’ambiente come nel 2017, mai tante inchieste sui traffici illeciti di rifiuti. Dal Rapporto Ecomafia 2018 di Legambiente, presentato questa mattina a Roma, spiccano infatti le 538 ordinanze di custodia cautelare emesse per reati ambientali nel 2017 (139,5% in più rispetto al 2016). Un risultato importante sul fronte repressivo frutto sia di una più ampia applicazione della legge 68, come emerge dai dati forniti dal ministero della Giustizia (158 arresti,  per i delitti di inquinamento ambientale, disastro e omessa bonifica, con ben 614 procedimenti penali avviati, contro i 265 dell’anno precedente) sia per il vero e proprio balzo in avanti dell’attività delle forze dell’ordine contro i trafficanti di rifiuti: 76 inchieste per traffico organizzato (erano 32 nel 2016), 177 arresti, 992 trafficanti denunciati e 4,4 milioni di tonnellate di rifiuti sequestrati (otto volte di più rispetto alle 556 mila tonnellate del 2016). Il settore dei rifiuti è quello dove si concentra la percentuale più alta di illeciti, che sfiorano il 24%.

A completare il quadro, un fatturato dell’ecomafia che sale a quota 14,1 miliardi, una crescita del 9,4%, dovuta soprattutto alla lievitazione nel ciclo dei rifiuti, nelle filiere agroalimentari e nel racket animale.

La corruzione rimane, purtroppo, il nemico numero uno dell’ambiente e dei cittadini, che nello sfruttamento illegale delle risorse ambientali riesce a dare il peggio di sé. L’alto valore economico dei progetti in ballo e l’ampio margine di discrezionalità in capo ai singoli amministratori e pubblici funzionari, che dovrebbero in teoria garantire il rispetto delle regole e la supremazia dell’interesse collettivo su quelli privati, crea l’humus ideale per le pratiche corruttive.

...continua a leggere "Legambiente presenta il rapporto Ecomafia 2018"