Sanità in Toscana “Tanti settori marginalizzati e trascurati”.

 

“Bene ha fatto Giuliano Casu (Corrierefiorentino, 20 gennaio) a sottolineare la particolare emergenza del disagio e sofferenza mentale in questa pesantissima esperienza pandemica ed a spingere la Regione Toscana verso una rinnovata iniziativa su questo tema. Ciò si rende necessario non ‘nonostante’ la pandemia, ma ‘proprio perché’ siamo in questa fase di grande sconquasso sociale e sanitario. Concordo anche sulla valutazione negativa dell’ipotesi di ‘bonus psicologico’. Questa proposta (per il momento non passata nella legge nazionale) contrasta obiettivamente con l’urgente necessità di rafforzare il servizio pubblico per la Salute Mentale. In questi giorni si vedono, ad esempio sui muri di Roma, delle pubblicità di offerte di prestazioni psicologiche ‘a prezzi vantaggiosi’. Ma come si fa ad affidare ancora una volta al mercato la riposta a importanti e profondi bisogni di salute? Si parla in varie sedi – e giustamente – di riforma e potenziamento della sanità territoriale e Case della Comunità, anche in virtù delle linee applicative del PNRR. Sappiamo bene dello stress cui sono sottoposti i reparti ospedalieri, con la particolare pesantezza del lavoro al Pronto Soccorso. Ma a fronte di ciò, dobbiamo anche pigliare atto che ‘certi’ settori sono messi particolarmente ai margini del discorso politico e dell’attenzione delle amministrazioni pubbliche. Tra questi quelli dei consultori (è dei giorni scorsi la manifestazione di varie associazioni contro la regressione in atto anche in Toscana in tema di interruzione di gravidanza e salute della donna), i servizi della prevenzione collettiva in genere (la salute dei lavoratori non è un tema priorità della proposta politica, se non nei giorni dell’emozione di fronte a eventi mortali particolarmente impressionanti).

E perché, anche un gruppo di operatori come quelli dell’Igiene Pubblica – fondamentali nelle attività di tracciamento e prevenzione delle malattie infettive – non hanno avuto un rafforzamento sostanziale in questi ultimi tre anni? E, appunto, la salute mentale. Nonostante l’Italia sia stata considerata un faro mondiale per l’innovazione e umanizzazione del trattamento della sofferenza psichiatrica. Il paradosso è questo: negli anni successivi alla 833/1978 (la più grande innovazione del welfare nella storia della Repubblica), questi temi erano veramente prioritari nelle politiche sanitarie. La ‘causa’ di questa inversione è di carattere storico, è uno degli esiti di un potente scontro politico, di una egemonia neoliberista che mette ai margini tutto ciò che è ‘collettivo’ e potenzialmente ‘fuori mercato’. Dunque, proprio perché trattasi di bisogni fondamentali di Salute collettiva ed anche per non ‘ferire’ l’art32 della Costituzione (‘la salute fondamentale diritto dell’individuo E interesse della collettività’), è necessaria una scossa, un rinnovato impegno della Regione, come minimo, almeno, una garanzia di copertura del turn over degli operatori anche in questi settori”.

Mauro Valiani gruppo Sanità e Sociale Associazione SinistraCivicaEcologista Fonte: Ufficio Stampa

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