Analisi: la crescente pressione sulla Cina per la “perdita di laboratorio” di Covid potrebbe ritorcersi contro


Analysis: Mounting Pressure on China About Covid ‘Lab Leak’ Could Backfire

President Joe Biden has ordered U.S. intelligence agencies to determine whether the covid virus, or a near ancestor, emerged from a cave, a live-animal market, a farm — or a secretive Chinese laboratory.

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But it’s doubtful this probe will yield definitive insights, and it could even backfire.

Some experts hypothesize that global pressure could prompt a Chinese scientific whistleblower to come forward with evidence of a lab leak. After all, it is unlikely such an accident could have occurred without dozens of people finding out about the leak, or an ensuing cover-up.

But the growing political pressure to discover Chinese malfeasance or a lab accident at the root of the pandemic could make a definitive answer less, rather than more, likely, according to virologists and experts on U.S.-China scientific exchanges.

“We have to reduce the political tension and let the scientists do the work, not the politicians,” said Dr. Jennifer Huang Bouey, a Chinese-born Rand Corp. researcher.

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COVID-19 ha dimostrato che seguire la stessa strada porterà il mondo su un precipizio

COVID-19 has shown that following the same road will lead the world over a precipice


Ian Goldin, University of Oxford

Despite the tragic deaths, suffering and sadness that it has caused, the pandemic could go down in history as the event that rescued humanity. It has created a once-in-a-generation opportunity to reset our lives and societies onto a sustainable path. Global surveys and protests have demonstrated the appetite for fresh thinking and a desire not to return to the pre-pandemic world.

The devastating consequences of COVID-19 have led to a deepening recognition that business as usual is highly destabilising and the source of our darkest fears. It has shattered the mental mirrors that have prevented us from breaking from the past and embracing new horizons.

In “Rescue: From Global Crisis to a Better World I show how the coronavirus rupture has demonstrated that citizens are prepared to change their behaviour when required to do so. And that governments are able to break out of their economic straitjackets.

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ILO – OMS : Prevenire e mitigare COVID-19 al lavoro


L’ILO e l’OMS pubblicano un brief che fornisce una rassegna della letteratura sulle caratteristiche comuni dei luoghi di lavoro più colpiti dal nuovo coronavirus e le misure più efficaci adottate dai paesi per prevenire e mitigare il COVID-19 sul lavoro. Il brief fornisce una guida pratica alle autorità nazionali e locali, nonché ai datori di lavoro e ai rappresentanti dei lavoratori per l’attuazione delle raccomandazioni dell’OMS e dell’ILO per prevenire la trasmissione di SARS-CoV-2 e gestire i focolai di COVID-19 sul lavoro in ambienti non sanitari.

B16172 Q&A: all you need to know about this SARS-CoV-2 variant

Raul Valcarcel Romero/Shuttterstock

Zania Stamataki, University of Birmingham

Just as the UK is beginning to reopen, another variant of SARS-CoV-2, the virus that causes COVID-19, appears to be taking hold in the UK. The variant, which was first identified in India, is particularly prevalent in London and the north-west, leading to calls for targeted responses in certain areas.

There is much we still don’t know about the B16172 variant, and it’s unclear whether its emergence will significantly derail plans to lift restrictions around the country. But the prime minister, Boris Johnson, has said he is “anxious” about the variant, and some experts are recommending a pause in the planned lifting of restrictions.

The Conversation asked Zania Stamataki, an expert in viral immunology, some key questions about what we know so far about B16172, and what can be done about it.

What is B16172 and how is it different from other variants?

The B16172 is one of three SARS-CoV-2 variants first reported in India. You may have heard it referred to as the “double mutant”, which makes no sense from a virology perspective (it has more than two mutations). However, this terminology was used to convey that this variant of concern may be both more transmissible and harder to neutralise by antibodies raised against previous variants.

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GUASTO COMPLETO | Conseguenze fatali di una cultura operaia sacrificabile da Hazards


Fonte Hazards


Quando i blocchi andavano e venivano, il lavoro continuava ei lavoratori si ammalavano di Covid-19. Migliaia di persone sono morte. Carolyn Jones e Sarah Glenister dell’Institute of Employment Rights (IER) rivelano come la pandemia abbia rivelato i difetti fatali di un sistema di sicurezza sul lavoro neutralizzato dai tagli del governo britannico e dal rifiuto di sfruttare l’effetto della sicurezza sindacale.

Sappiamo tutti che nei luoghi di lavoro in cui i sindacati sono riconosciuti e gli agenti di sicurezza formati sono autorizzati a operare, i lavoratori sono più sicuri, più sani e meglio pagati.

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From bioweapons to super soldiers: how the UK is joining the genomic technology arms race

Gene editing could create super soldiers.

Yusef Paolo Rabiah, UCL

The UK government recently announced an £800 million, taxpayer-funded Advanced Research and Invention Agency (Aria). The brainchild of the British prime minister’s former chief adviser, Dominic Cummings and modelled on the US Defense Advanced Research Projects Agency, Darpa, the organisation will focus partly on genomic research.

Genome technology is becoming an increasingly important part of military research.
So given that the UK boasts some of the best genomic research centres in the world, how will its new agency affect the wider genome technology warfare race?

In 2019, Darpa announced that it wishes to explore genetically editing soldiers. It has also invested over US$65 million (£45 million) to improve the safety and accuracy of genome-editing technologies. These include the famous Nobel prize-winning Crispr-Cas molecular scissor – a tool that can edit DNA by cutting and pasting sections of it.

But the ease of accessibility and low cost of Crispr-based technologies has caused concern around potential military genetic modification and weaponisation of viruses or bacteria. These include smallpox or tuberculosis, and could be extremely destructive.

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L’invenzione del rischio “ragionato”, il virus sarà “ragionevole” ? Podcast di Diario Prevenzione 18 aprile 2021 puntata n° 80

a cura di Gino Rubini
In questa puntata parliamo di

– Il rischio “ragionato” come mediazione “socialmente accettabile” tra le ragioni della salute e quelle dell’economia. Della serie : “speriamo che me la cavo”
– “Quarto Rapporto sullo stato del Capitale Naturale” prima del Recovery Fund …. riflessione su politiche ambientali e progetti di infrastrutture come il Ponte sullo Stretto e bretelle autostradali .
– Livelli di stress nel personale sanitario impegnato durante la pandemia
– Frittura mista

EMA. Il Comunicato sulla sicurezza del vaccino Astra Zeneca

Riproduciamo il testo  tradotto del Comunicato di EMA sul vaccino Astra  Zeneca – traduzione effettuata da Google translator


COVID-19 Vaccine AstraZeneca: benefits still outweigh the risks despite possible link to rare blood clots with low blood platelets

Vaccino COVID-19 AstraZeneca: i benefici superano ancora i rischi nonostante il possibile collegamento a rari coaguli di sangue con piastrine
Notizie  18/03/2021

Il comitato per la sicurezza dell’EMA, PRAC , ha concluso la sua revisione preliminare di un segnale di coaguli di sangue nelle persone vaccinate con il vaccino COVID-19 AstraZeneca nella riunione straordinaria del 18 marzo 2021. Il comitato ha confermato che:

  • i benefici del vaccino nel combattere la minaccia ancora diffusa del COVID-19 (che a sua volta provoca problemi di coagulazione e può essere fatale) continuano a superare il rischio di effetti collaterali;
  • il vaccino non è associato ad un aumento del rischio complessivo di coaguli di sangue (eventi tromboembolici) in coloro che lo ricevono;
  • non vi è evidenza di un problema relativo a lotti specifici del vaccino oa particolari siti di produzione;
  • tuttavia, il vaccino può essere associato a casi molto rari di coaguli di sangue associati a trombocitopenia, cioè bassi livelli di piastrine (elementi nel sangue che lo aiutano a coagulare) con o senza sanguinamento, inclusi rari casi di coaguli nei vasi che drenano il sangue dal cervello (CVST).

Questi sono casi rari: circa 20 milioni di persone nel Regno Unito e nello SEE avevano ricevuto il vaccino dal 16 marzo e l’EMA aveva esaminato solo 7 casi di coaguli di sangue in più vasi sanguigni (coagulazione intravascolare disseminata, DIC) e 18 casi di CVST. Un nesso causale con il vaccino non è dimostrato, ma è possibile e merita ulteriori analisi.

Il PRAC ha coinvolto esperti in malattie del sangue nella sua revisione e ha lavorato a stretto contatto con altre autorità sanitarie, tra cui l’MHRA del Regno Unito, che ha esperienza con la somministrazione di questo vaccino a circa 11 milioni di persone. Complessivamente il numero di eventi tromboembolici riportati dopo la vaccinazione, sia negli studi prima della licenza sia nei rapporti dopo il lancio delle campagne di vaccinazione (469 segnalazioni, 191 delle quali dall’AEA), era inferiore a quello previsto nella popolazione generale. Ciò consente al PRAC di confermare che non vi è alcun aumento del rischio complessivo di coaguli di sangue. Tuttavia, nei pazienti più giovani permangono alcune preoccupazioni, legate in particolare a questi rari casi. Continua a leggere “EMA. Il Comunicato sulla sicurezza del vaccino Astra Zeneca”

Nazionalismo dei vaccini e sfruttamento delle crisi: i sindacati agiscono

“Solo 10 paesi, alcuni dei più ricchi del mondo, hanno somministrato il 75% delle vaccinazioni. Nel frattempo, circa 130 paesi che rappresentano 2,5 miliardi di persone non hanno somministrato una singola dose. Non è una questione su cui possiamo permetterci di essere passivi. L’unica soluzione a una pandemia globale è la solidarietà globale “, ha affermato David Edwards, Segretario generale di Education International, aprendo il webinar di EI sull’equità del vaccino. Continua a leggere “Nazionalismo dei vaccini e sfruttamento delle crisi: i sindacati agiscono”

EMA: Vaccini COVID-19 autorizzati

Documenti: riteniamo utile suggerire la lettura delle schede EMA sui Vaccini COVID-19 autorizzati. La documentazione è molto chiara e consente al lettore di comprendere le differenze tra i diversi vaccini approvati e offre informazioni sulle rispettive caratteristiche.

Vaccini autorizzati nell’Unione Europea (UE) per prevenire il COVID-19, previa valutazione da parte dell’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA). Fonte: EMA 

Vaccini, eventi avversi e produzione di rumore di fondo…

La sospensione delle vaccinazioni con il vaccino Astra Zeneca è una scelta saggia tesa a togliere ogni ombra sulla sicurezza del farmaco. Il principio di precauzione su cui si basa questa decisione è alla base del rapporto di fiducia, in questo caso, tra cittadini e autorità sanitarie. E’ vero, la sospensione della somministrazione del vaccino comporterà un ritardo temporaneo del piano vaccini. Sarebbe stato in ogni caso più dannoso per la stessa realizzazione del piano vaccinale continuare le somministrazioni minimizzando le notizie di alcuni eventi luttuosi che hanno coinvolto persone che avevano ricevuto da poco tempo il vaccino Astra Zeneca. I dati disponibili dicono che non ci sarebbero correlazioni tra le inoculazioni e gli eventi  luttuosi ma è opportuno che siano le Agenzie nazionali ed europea del farmaco a comunicare e a rassicurare cittadini che lo hanno già fatto o che devono ancora vaccinarsi con questo vaccino.
Sarebbe importante che i media in quest’epoca facessero informazione chiara e basata sui dati scientifici. Occorre spiegare ai cittadini come si leggono i dati, come si fanno le comparazioni, come si valuta il rischio di un farmaco e come si calcola il rapporto costi … benefici. In questa epoca abbiamo bisogno di una comunicazione precisa, puntuale anche per contrastare il rumore di fondo delle fake news, dei post sgangherati dei novacs .Editor

Nessun profitto sulla Pandemia


Vittorio Agnoletto

Una petizione europea per superare i brevetti riguardanti i vaccini e i farmaci contro il coronavirus. La trasformazione di questi in un “bene comune” a disposizione dell’umanità e l’immediato ricorso alla “licenza obbligatoria”.

Di fronte alle semplificazioni che stanno passando a livello mediatico è necessario provare a fare un po’ di chiarezza in merito alla campagna vaccinale contro il Covid-19. È stata indotta nelle coscienze di molti la convinzione che con il 2021 la pandemia sarebbe stata sconfitta da una rapida campagna vaccinale di massa. Oggi, invece, ci troviamo con una quantità insufficiente di dosi e si sta facendo largo la consapevolezza che la fuoriuscita dalla pandemia non sarà così rapida e lineare.

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Aiutare i lavoratori dell’elettronica a migliorare le condizioni

Il progetto Restart ha intervistato Omana George, il coordinatore del monitoraggio di Electronics Watch , su Covid-19, l’impatto sui lavoratori dell’elettronica e le tendenze attuali. Ha parlato dell’attuale situazione dei lavoratori dell’elettronica sotto Covid-19. Omana ha detto che sotto Covid-19 ciò che era già brutto è già peggio ora. Le produzioni e l’occupazione sono più flessibili. I recenti disordini a Wistron, uno dei fornitori di Apple, hanno mostrato questa situazione esatta. Continua a leggere “Aiutare i lavoratori dell’elettronica a migliorare le condizioni”

Gestione degli accessi in sicurezza in ambienti confinati o con sospetto di inquinamento o assimilabili


Documento realizzato nell’ambito delle attività della Rete dei referenti SNPA per la tematica della salute e sicurezza sul lavoro RR TEM III(3) e approvato dal Consiglio SNPA nella seduta del 21 dicembre us.
Il lavoro è stato svolto in particolare da un ristretto gruppo di agenzie costituito da ARPA Liguria, ARPA Emilia Romagna, ARPA Piemonte, ARPA Toscana, AUSL Reggio Emilia, con la partecipazione della AUSL Toscana Sud-Est e dell’INAIL, con il coordinamento di ARPA Liguria e ISPRA.

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Infortuni lavorativi da aggressioni nel personale sanitario: dimensioni e trend del problema


Per violenze sul luogo di lavoro si intendono gli eventi in cui i lavoratori sono minacciati, aggrediti o abusati in situazioni correlate al lavoro, e che comportano un rischio per la loro sicurezza, benessere o salute. Il settore dei servizi sanitari e sociali risulta tra quelli a maggior rischio. Nei setting sanitari, la violenza verso operatori è compiuta prevalentemente da pazienti o loro familiari (violenza di tipo II). I fattori di rischio sono classificabili in: organizzativi, caratteristiche dell’operatore (capacità comunicativa, esperienza) e caratteristiche di paziente e familiari (livello socioeconomico, storie pregresse di violenza). La reale dimensione del problema non è ben conosciuta, poiché molti episodi di violenza, soprattutto verbale e psicologica, ma anche fisica, non vengono denunciati dagli operatori.

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OiRA. Il sito che aiuta a fare le valutazioni del rischio per la salute e sicurezza nel lavoro


Riteniamo utile segnalare il sito OiRA . OiRA – Valutazione interattiva del rischio online – è una piattaforma web che consente la creazione di strumenti di valutazione del rischio settoriale in qualsiasi lingua in un modo semplice e standardizzato. È sviluppato e gestito dall’EU-OSHA (Agenzia Europea salute e sicurezza nel lavoro) e si basa sullo strumento olandese di valutazione del rischio RI&E.
OiRA è una piattaforma online composta dal generatore di strumenti OiRA (dove gli sviluppatori possono creare strumenti settoriali) e strumenti settoriali OiRA, accessibili tramite un sito web interattivo. I partner settoriali a livello dell’UE o nazionale e le autorità dell’UE o nazionali (gli sviluppatori degli strumenti) possono utilizzare il generatore di strumenti OiRA per creare strumenti di valutazione del rischio per diversi settori, ad esempio il settore dell’acconciatura. Questi strumenti – strumenti settoriali OiRA – vengono quindi messi a disposizione degli MSE da utilizzare per effettuare valutazioni del rischio.

Visita OiRA 

INRS.Francia. Uso degli ascensori durante la pandemia Covid-19. Quali rischi? Quali misure preventive ?

Fonte INRS

Le cabine dell’ascensore sono potenzialmente utilizzate da tutti gli utenti di un edificio. Questi spazi chiusi e scarsamente ventilati possono favorire la trasmissione del coronavirus SARS-CoV-2. Alcune misure devono essere attuate per prevenire il rischio di contaminazione.

La SARS-CoV-2, responsabile del Covid-19, si trasmette principalmente inalando goccioline espulse dalla bocca o dal naso di una persona infetta che respira, parla, tossisce o starnutisce entro un metro. La trasmissione è possibile anche mettendo le mani in bocca, naso e occhi che sono entrati in contatto con superfici contaminate. Al momento, gli specialisti si stanno interrogando su un’altra via di trasmissione, che sarebbe l’inalazione di aerosol che si accumulano in una stanza scarsamente ventilata, in grado di ospitare diverse persone.
Pertanto, l’ OMS raccomanda di indossare maschere per le persone che si riuniscono in uno spazio chiuso, confinato e scarsamente ventilato.

Le cabine degli ascensori possono essere assimilate a stanze chiuse, confinate e poco ventilate?

Secondo la norma NF EN 81-20 (“Norme di sicurezza per la costruzione e l’installazione di ascensori – Ascensori per il trasporto di persone e cose – Parte 20: ascensori e montacarichi”), la ventilazione di cabine avviene prevalentemente in modo passivo, attraverso aperture poste nella parte superiore ed inferiore, la cui superficie utile deve rappresentare per ciascuna parte almeno l’1% della superficie utile della cabina.

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Coronavirus disease (COVID-19) Weekly Epidemiological Update Data as received by WHO from national authorities, as of 10 am CEST 13 September 2020

Ancora una volta il grafico  WHO  che descrive le curve epidemiche Covid 19 . Un documento che va letto con la massima attenzione ogni settimana…. Vedi il Report settimanale completo:

Coronavirus disease (COVID-19) Weekly Epidemiological Update Data as received by WHO from national authorities, as of 10 am CEST 13 September 2020

Covid-19. La catastrofe

Autore: Gavino Maciocco

Fonte  che ringraziamo

La risposta globale alla pandemia di Covid-19 si è rivelata uno dei più grandi fallimenti politici e scientifici della nostra storia recente. Il libro di Richard Horton:

  • Richard Horton. Covid-19. La catastrofe. Prefazione di Giuseppe Ippolito. Roma: Il Pensiero Scientifico Editore, 2020.

Richard Horton, direttore di The Lancet, col suo libro scritto durante il lockdown[1], ci consegna un appassionante racconto sulla pandemia: una spaventosa crisi globale, crisi politica e etica, prima ancora che sanitaria.

Il racconto si articola in due parti, come suggerisce il sottotitolo: a) quali le cause della crisi, ovvero “cosa non ha funzionato” e b) quali le soluzioni, ovvero “come evitare che si ripeta”.

Cosa non ha funzionato.

Le prime cose che non hanno funzionato sono avvenute in Cina, dove la pandemia ha preso origine.  I ritardi nella comunicazione dei casi all’OMS, la reticenza delle autorità politiche di Wuhan, i provvedimenti disciplinari nei confronti dei medici che all’inizio denunciavano il ritorno della Sars, il ritardo nell’attuazione del lockdown a Wuhan e nella provincia di Hubei (quando ormai 5 milioni di persone si erano mosse per tutta la Cina e all’estero per festeggiare il capodanno). Il governo cinese dovrà dare delle spiegazioni su tutto ciò, tuttavia – scrive l’autore – “i ricercatori e gli operatori sanitari cinesi meritano la nostra gratitudine” per l’enorme mole di lavoro che hanno svolto, per la qualità e la condivisione delle loro importanti ricerche, per essere riusciti a contenere l’epidemia – con un numero limitato di casi e di vittime – in un paese densamente popolato, con oltre un miliardo e 300 milioni di abitanti.

Horton assolve l’operato dell’OMS (una “creatura imperfetta”) e ha parole di sincera simpatia per i suo Direttore generale, l’etiope Tedros  Ghebreyesus, a cui rivolge un unico appunto: quando l’OMS il 22 gennaio dichiarò il massimo allarme per la diffusione del nuovo virus (Public Health Emergency International Concern – PHEIC), Tedros avrebbe dovuto immediatamente convocare l’assemblea di tutti gli Stati membri.

L’impreparazione di fronte alla pandemia è stato l’errore fatale e imperdonabile. Imperdonabile perché negli ultimi 20 anni c’erano stati nel mondo forti segnali dell’emergere di gravi malattie infettive a carattere epidemico: Sars (2002-3) aveva dimostrato con quale rapidità un coronavirus riusciva a superare i confini nazionali; Ebola (2013) si era diffuso in Africa occidentale; MERS (2012-15), altro coronavirus diffuso in Medio Oriente; Zika (2015), virus trasmesso dalle punture di zanzara diffuso in diversi paesi dell’America Latina. In più di un’occasione l’OMS aveva invitato i paesi membri a prepararsi di fronte a una probabile, distruttiva pandemia. Appelli caduti nel vuoto, per vari motivi.

  1. Di fronte a minacce globali sarebbero necessarie risposte globali. Di fronte a virus che non conoscono i confini degli Stati, lo stesso concetto di Stato nei confronti di un’epidemia avrebbe dovuto essere superato a favore di un’entità sovranazionale, l’OMS per l’appunto. Ma così non è stato. La globalizzazione ha ridotto il potere degli Stati (a favore del mercato), ma ha anche fortemente indebolito le organizzazioni multilaterali, come le Nazioni Unite, l’Unesco o l’OMS, quelle cioè che hanno un ruolo fondamentale nella difesa dei beni comuni – la pace, la cultura, la salute.
  2. I governanti hanno sottovalutato il pericolo e si sono trovati impreparati. Tutti, tranne qualche eccezione: Taiwan, Singapore, Corea del Sud, Nuova Zelanda e per certi versi la Germania.  Tutti, in particolare i leader “sovranisti”: Donald Trump in America, Boris Johnson in UK, Jair Bolsonaro in Brasile, Nerendra Modi in India. Horton dedica vari passi del libro al Presidente degli Stati Uniti. Considera del tutto ingiusti i suoi attacchi alla Cina e un crimine contro l’umanità la sua decisione di tagliare i contributi all’OMS. Gli dedica inoltre alcune sferzanti osservazioni del tipo: “Rifiutiamo la dottrina del globalismo e abbracciamo quella del patriottismo”, ha dichiarato il presidente Trump nel suo intervento all’Assemblea generale delle Nazioni unite nel 2018. E ancora nel 2019: “Il futuro non appartiene ai globalisti, il futuro appartiene ai patrioti”. Ma questa restrittiva definizione di patriottismo non tiene
    in considerazione una dura realtà: i virus non hanno nazionalità”.
  3. In molti paesi l’incapacità di organizzare una adeguata vigilanza sulle epidemie è stata causata dal decennio di austerità, seguito alla crisi finanziaria del 2007-8. Le politiche di austerità ridussero drasticamente la spesa pubblica e il settore sanitario risultò tra i più colpiti dalla crisi.

Le cose sono andate storte soprattutto a casa dell’Autore, nel Regno Unito, a causa delle scelte ritenute scellerate del governo, con cui Horton entra in diretta polemica, anche attraverso le colonne della sua rivista.  “Non eravamo pronti” ammette Ian Boyd, uno dei principali consulenti scientifici del governo, in un articolo del marzo 2020, e aggiunge candidamente:“Abbiamo capito cosa sarebbe stato utile, ma non abbiamo messo in pratica tutte le lezioni imparate”. Boyd allude all’operazione “Cygnus”, la simulazione dello scenario  di un’influenza pandemica avvenuta nell’ottobre 2016. La conclusione fu che il livello di preparedness della nazione era del tutto insufficiente ad affrontare le “domande estreme di una grave epidemia”. Ma negli anni seguenti non venne fatto nulla per rimediare.

Horton è spietato nell’elencare tutti gli errori e le omissioni del governo Johnson, la prima e più clamorosa quella di optare inizialmente per la strategia dell’immunità di gregge. Fu Graham Medley, principale advisor scientifico del governo a illustrarla: “Bisogna incoraggiare l’epidemia controllata di un largo numero di popolazione al fine di generare l’immunità di gregge”. L’ordine di grandezza di tale immunità doveva raggiungere il 60% della popolazione. L’Imperial College di Londra fece subito le stime dell’impatto di questa strategia: con una mortalità dell’1% del 60% di una popolazione di 66 milioni di abitanti l’applicazione di quella strategia avrebbe provocato 400 mila morti e travolto con i malati gravi il NHS. Subito dopo, come se nulla fosse, il governo fece retromarcia.

Al pari di molti altri governi, quello inglese è stato sopraffatto la pandemia. Non è stato in grado di mettere in campo le risorse necessarie per eseguire la necessaria quantità di tamponi, per tracciare i contatti e isolare i malati; non è stato in grado di fornire le necessarie protezioni al personale sanitario che lavorava nelle prime linee esponendolo a gravissimi, spesso mortali, rischi; non è riuscito a proteggere le persone più fragili, in particolare quelle che vivevano nelle residenze per anziani.  Nonostante la catastrofe in atto, quando il ministro tutti i giorni si presentava in conferenza stampa a fare il conto dei casi e dei morti, aveva al suo fianco consulenti scientifici che tacevano e annuivano.  “Ricercatori e politici – afferma Horton – hanno infatti agito in combutta per proteggere il Governo e per illudere
gli altri Paesi che il Regno Unito fosse un ‘esempio internazionale’ da imitare, facendo credere di essere in grado di prendere le decisioni
giuste al momento giusto e su basi scientifiche”.  A causa del crollo di credibilità degli scienziati che facevano parte della commissione di esperti nominata dal governo – Scientific Advisory Group for Emergencies (SAGE) – si auto-costituì una commissione alternativa, una SAGE indipendente, presieduta da Sir David King, professore emerito all’Università di Cambridge.  Commissione che non ha risparmiato critiche alla gestione della Covid-19, facendo tra l’altro notare come – nell’indifferenza del governo – la pandemia avesse fatto esplodere e dilatare le già profonde diseguaglianze economiche e razziali all’interno del paese.

Come evitare che si ripeta

L’ultimo capitolo del libro di Horton – 130 pagine che si leggono tutte d’un fiato – s’intitola “Verso la prossima pandemia”. “I disastri – scrive l’autore, riportando un’affermazione di Slavoj Žižek, filosofo sloveno – possono diventare catalizzatori di cambiamenti sociali e politici significativi e sorprendenti. Ecco cosa devono fare le società se vogliono prevenire le pericolose conseguenze della prossima pandemia.”

Cambiamenti riassunti in un elenco di cinque punti:

  • Covid-19 cambierà le società
  • Covid-19 cambierà i governi
  • Covid-19 cambierà le persone
  • Covid-19 cambierà la medicina
  • Covid-19 cambierà la scienza.

Tutti dovranno capire che la pandemia è una crisi politica e non semplicemente una crisi sanitaria. E dovranno capire anche che la salute non è una questione casalinga, ma un fondamentale problema di politica estera, per la sicurezza globale e la sicurezza nazionale. Tutti dovranno collaborare perché tutte le nazioni facciano significativi progressi verso la copertura sanitaria universale, perché la sicurezza della salute individuale è indispensabile per la sicurezza della salute globale. Dovrà essere rafforzato il ruolo dello Stato nell’organizzazione sanitaria, come nell’economia, per garantire la lotta alle diseguaglianze. Nel 2013 Boris Johnson, allora sindaco di Londra, affermò che la diseguaglianza era essenziale per il successo della società e che lo spirito dell’invidia sociale era un ottimo stimolo per l’attività economica. Queste idee – osserva Horton – non sono più accettabili. I governi devono contrastare le diseguaglianze in ogni atto politico.

Il capitalismo  – scrive l’autore  – ha molti pregi. Ma la sua forma più estrema venuta a galla negli ultimi quarant’anni ha indebolito qualcosa di essenziale nel tessuto sociale delle nostre società. Queste debolezze hanno contribuito a creare il tragico bilancio di morti. Dopo la Covid-19, non è più accettabile considerare le persone come mezzi piuttosto che come obiettivi. Una volta che ci saremo ripresi da questa pandemia, troveremo un momento per ridefinire insieme i nostri valori e i nostri obiettivi?”.


  • Richard Horton. Covid-19. La catastrofe. Prefazione di Giuseppe Ippolito. Roma: Il Pensiero Scientifico Editore, 2020.

Il difensore dei diritti digitali Diego Naranjo avverte: “La normalizzazione della sorveglianza di massa” potrebbe rappresentare una minaccia alla mobilitazione sociale.

[ N.B. L’articolo è stato tradotto con l’assistenza di google translator, pertanto qua e là vi possono essere imperfezioni che possono esserci sfuggite ]

Intervista di Marta Checa apparsa sul sito  il 31 agosto 2020

Fonte:, che ringraziamo.  Puoi leggere  l’articolo originale in lingua inglese

Molto prima dell’arrivo del 2020, l’anno zero del Covid-19, gli sforzi per salvaguardare i diritti digitali e il dibattito pubblico sui diritti fondamentali (spesso ignorati dalle nuove tecnologie) erano ben lungi dall’essere priorità pubbliche.

Dopo otto mesi di pandemia sanitaria senza precedenti nella storia recente, il dibattito sull’uso delle tecnologie di sorveglianza (al fine di prevenire e ridurre la diffusione del coronavirus) e sui nostri diritti digitali in generale (il diritto alla privacy e la protezione dei dati personali , tra le altre questioni) continua ad essere meno diffuso e completo di quanto si possa sperare. Mentre l’accettazione di uno stato del “ Grande Fratello ” è diffusa in molti paesi dell’Asia orientale , sia democratici che non, la resistenza in Europa è stata recentemente scossa, spesso a causa della paura per la sicurezza personale (prima terrorismo , ora salute), o piuttosto per ignoranza ed esaurimento. della consapevolezza effettiva.

In un’intervista con Equal Times , Diego Naranjo, responsabile delle politiche presso European Digital Rights (EDRi), un’organizzazione non governativa che comprende 44 associazioni per i diritti umani e digitali in Europa (oltre ad alcune con sede negli Stati Uniti e altre a livello globale attivo), ha descritto alcune delle misure che ci tutelano e che possiamo adottare per proteggere i nostri diritti fondamentali dalla violazione nella sfera digitale, sulla base del Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR) implementato due anni fa.

Allo stato attuale, l’organizzazione (che difende i diritti e le libertà nella sfera digitale, dalla protezione dei dati all’accesso alle informazioni e alla libertà di espressione) sta mettendo in dubbio la necessità di molte delle misure proposte o improvvisate da vari governi ( dall’uso dei droni alla garantire il rispetto delle quarantene per i passaporti dell’immunità ), nonché la loro proporzionalità. Le loro preoccupazioni includono anche il modo in cui i dati raccolti sono protetti, per quanto tempo vengono archiviati, come vengono ottenuti ed elaborati, se verranno utilizzati per altri scopi e da chi. Continua a leggere “Il difensore dei diritti digitali Diego Naranjo avverte: “La normalizzazione della sorveglianza di massa” potrebbe rappresentare una minaccia alla mobilitazione sociale.”

App Immuni

Fonte :

Autore Giacomo Galletti

Facilitare una diversa percezione dello strumento che si richiede di adottare, potrebbe facilitarne l’utilizzo consapevole.

Tutto quello che facciamo è tracciabile, ormai lo abbiamo capito.
Eppure, se ci chiedono di essere disponibili al tracciamento, diciamo (in gran maggioranza) di no.

Perché? Perché Immuni, e tutte le altre app di tracciamento sono sostanzialmente fallite[1]?

In genere, in tali frangenti, è sempre utile sollevare gli aspetti della “consapevolezza”. In sostanza: quando utilizziamo Facebook, Instagram o Google, quando interroghiamo Siri o Alexa, possiamo affermare di essere (più o meno) consapevoli di lasciare tracce? Possiamo dire che quando utilizziamo gli strumenti web operiamo un consapevole e deliberato atto di disponibilità al tracciamento, finalizzata a “negoziare” un servizio che, in quei momenti specifici, riteniamo utile?

Che cosa cambia, invece, quando ci viene prospettata la possibilità di scaricare un’app per il tracciamento? Potremmo rispondere che, se abbiamo capito bene la questione, l’app ci traccia e basta durante gli spostamenti quotidiani, che lo vogliamo o no, che ne siamo consapevoli o meno. Una volta scaricata, funziona, anche se non sappiamo bene come, anche se non abbiamo capito bene a fondo il perché. Ne consegue che di fronte alla richiesta di scaricare un dispositivo che non riusciamo bene ad identificare e conferirvi un senso compiuto, tendiamo a rispondere come il protagonista del racconto di Melville, Bartleby lo scrivano: “preferirei di no”.

Di fronte a questa situazione che abbiamo vagamente ipotizzato (in effetti si richiederebbero indagini ad hoc per costruire opportunamente la “architettura delle scelte” delle persone in termini di tracciamento, per consolidare le ipotesi sui comportamenti deterrenti ad un’opzione di scelta socialmente desiderabile, e solo allora iniziare a ragionare sulle soluzioni concrete…), ci porremmo la domanda che gli abitanti di Dulcamara nell’omonimo romanzo di Ignazio Silone sollevano di fronte alle situazioni controverse: che fare?

Forse, ci risponderemmo, potrebbe essere utile cambiare approccio, proponendo la possibilità di rendersi disponibili al tracciamento in modo diverso, sia a livello comunicativo che operativo, facendo riferimento a concetti e soluzioni afferenti alle scienze comportamentali. “Una diffusa e capillare campagna di nudging, comunicazione e informazione della cittadinanza, al fine di incoraggiare una partecipazione attiva e consapevole, guidata dalla Presidenza del Consiglio per massima autorevolezza” era un’affermazione che compariva agli inizi di maggio, a pagina 25, sul documento del Servizio studi del Senato: Tracciamento dei contatti. Elementi di documentazione (aggiornato al 4 maggio 2020), al paragrafo Realizzazione e sperimentazione[2]. Dato che l’incoraggiamento menzionato, così come è stato realizzato, non sembra aver portato al raggiungimento degli obiettivi auspicati, sulla base dei ragionamenti precedenti possiamo cercare di andare oltre, proponendo l’adesione al tracciamento non più (non solo) come una partecipazione attiva e consapevole, ma come una vera e propria opportunità di scelta responsabilizzante e autodeterminata, secondo i riferimenti teorici della psicologia del cambiamento[3] e dell’empowerment nella promozione della salute[4].

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Fondazione Studi Consulenti del Lavoro. Lavore ai tempi del Covid-19 . Il rischio contagio tra gli occupati italiani

Riteniamo utile diffondere questo studio della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro che ringraziamo. Editor

Il rischio contagio tra gli occupati italiani

1. Le professioni a rischio contagio: sanitari e lavoratori a contatto con il pubblico le più esposte..
2. La diffusione del rischio tra i lavoratori.
3. I fattori di rischio
Nota metodologica


Fabbrica in fiamme a Porto Marghera, operai feriti

Riprendiamo da COLLETTIVA che ringraziamo

Esplosione in uno stabilimento di prodotti chimici. Due operai feriti. Una colonna di fumo in tutta la zona. La testimonianza della Filctem veneziana: incidente di grandi dimensioni. Distrutto uno dei due impianti della 3v Sigma.

Questa mattina intorno alle 10 è scoppiato un incendio all’interno di un’azienda di prodotti chimici di Porto Marghera, la 3v Sigma. “Ho parlato al telefono con alcuni lavoratori che mi hanno raccontato dell’esplosione”, ci ha detto Davide Camuccio, segretario generale della Filctem Cgil veneziana. “Coinvolta buona parte dell’azienda, che è divisa in due impianti, uno dei quali, che comprendeva anche una parte dei laboratori, completamente distrutto dalle fiamme. Un incidente di grandi dimensioni, anche dalle immagini che avete potuto vedere. I feriti sono due, entrambi ustionati, di cui uno in gravi condizioni”. A prendere fuoco, ci ha detto il dirigente sindacale, “un serbatoio di acetone. Questa ditta produce additivi e composti. Catalizzatori che vende a ditte di cosmetica, in particolare”. Si sa qualcosa sui due uomini coinvolti? “La società ha circa 35 dipendenti diretti, assunti a tempo indeterminato, e 3 o 4 interinali. Il condizionale è veramente d’obbligo ed è una notizia da confermare perché le fonti sono informali, ma sembra che i due feriti siano lavoratori indiretti”. Ora l’allarme ambientale è cessato e si può uscire all’aperto. All’inizio, per il pericolo della nube sviluppata dall’incendio, il Comune aveva invitato la popolazione a rimanere a casa. Ci sono state altre conseguenze? “L’azienda è abbastanza vicina a un altro stabilimento, ma non ci sono stati particolari inconvenienti, se non quelli legati all’evacuazione”, ha dichiarato ancora Davide Camuccio.

Rifiuti e coronavirus, Brusaferro (Iss): doppio sacchetto se vengono da casa di un positivo



Il presidente dell’Iss lo ribadisce in audizione alla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, la ‘Ecomafiè, sulla gestione dei rifiuti legata all’emergenza Covid-19

15 maggio 2020

ROMA – Per smaltire rifiuti prodotti nell’abitazione di una persona positiva al coronavirus si usi un doppio sacchetto e si sospenda la raccolta differenziata, buttando tutto nell’indifferenziato. Se invece nell’abitazione non c’è nessun positivo, allora la raccomandazione è di gettare guanti e mascherine in un apposito sacchetto da buttare via con il resto della spazzatura, senza sospendere la differenziata. Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto Superiore di sanità (Iss), lo ribadisce in audizione alla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, la ‘Ecomafie’, sulla gestione dei rifiuti legata all’emergenza Covid-19.

Si deve “tutelare la possibilità che rifiuti entrati in contatto con il coronavirus possano trasmettere virus”, dice Brusaferro, con una “grande attenzione proposta negli oggetti e strumenti utilizzati, come mascherine guanti e camici, riferendoci ai rifiuti extrasanitari perché lo smaltimento sanitario è ben codificato con apposita normativa”. Infatti “nell’ambiente sanitario è tutto già previsto in precedenza per altre malattie infettive” affini al coronavirus, mentre “diverso è il discorso in ambito domestico o lavorativo”, precisa il presidente Iss.

Se proviene “da un contesto abitativo di persona positiva”, dice Brusaferro, il rifiuto “se gestito in doppio sacchetto, poi chiuso per bene perché il contenuto non si disperda, è una forma sufficientemente protettiva per esser smaltito conferendolo come rifiuto urbano”, ponendo “un rischio gestibile”. Si dovrà però “sospendere la differenziata”.

Invece, “per altri cittadini”, quelli che vivono in una casa senza nessun positivo, va usato “un sacchetto ad hoc per guanti e mascherine, che poi va gettato nel resto della spazzatura, in modo che l’operatore non vi entri in contatto”, prosegue e in questa categoria “non c’è motivo di sospendere differenziata”, precisa il presidente Iss. Per quel che riguarda gli operatori della raccolta di rifiuti, “a ogni cambio turno si dovranno sanificare mezzi e strumenti”, spiega Silvio Brusaferro, presidente Iss. Per quanto riguarda le tecniche di smaltimento, discarica e incenerimento, va “bene tutto purché si eviti la formazione di aerosol”, a parte ciò il “rischio di contaminazione è minimo o irrilevante”, è un “rischio accettabile, gestibile”. Questo virus “è particolare- ricorda Brusaferro- ha un capside e appartiene a una famiglia di virus particolarmente sensibile alla luce de Sole e dei disinfettanti, per cui una profonda igiene e una disinfezione anche non intensa consentono di poterlo inattivare”, in assenza di queste condizioni “può sopravvivere da pochi minuti a qualche giorno, ma dipende dal contesto”. Invece “in situazioni protette, con materiale biologico e protette dalla luce del Sole vive più a lungo- ribadisce il presidente Iss, “dove la disinfezione è quotidiana, è molto bassa la possibilità di sopravvivenza”.


Potrebbe essere “opportuno rafforzare i controlli sugli smaltimenti illeciti di acque reflue o fanghi non trattati negli impianti di depurazione”, quindi “che potrebbero causare l’esposizione umana a materiali potenzialmente infetti”, e causare un rischio “anche attraverso la contaminazione di falde sotterranee o superficiali”. Se trattati nel modo legale e corretto, i fanghi da depurazione possono poi venire “applicati in linea con le buone pratiche agricole”, spiega. Un trattamento, quello abituale, che fornisce garanzie “anche in considerazione della scarsa plausibilità di un rilascio di aerosol”, che resta la via potenziale di trasmissione del coronavirus più efficace, conclude.

Toccando il vuoto Storia di un infortunio mortale

Il lavoro del Dors ( Centro Regionale Documentazione per la Promozione della Salute della Regione Piemonte ) è per davvero molto importante. Segnaliamo dal loro sito  la ricostruzione delle modalità di accadimento  dell’infortunio mortale in cui ha perso la vita Christian. La narrazione di queste tragedie si prefigge lo scopo di fare conoscere meglio come, purtroppo, sia possibile perdere la vita in un infortunio sul lavoro a causa di errori o mancanze organizzative evitabili. Il repertorio di 75 storie tragiche che possono servire a quanti operano nel campo della prevenzione a migliorare il lavoro di gestione dei rischi. editor


Toccando il vuoto
Storia di un infortunio mortale

Christian lavorava all’interno di un’importante fondazione culturale, doveva ultimare i lavori di stuccatura delle pareti in cartongesso già installate nei giorni precedenti.  A questo scopo aveva allestito un piano di lavoro a circa undici metri da terra, costituito da due assi in legno affiancate lunghe due metri e larghe cinquanta centimetri. 

Le assi erano appoggiate sui mancorrenti in ciliegio della scala sorretti mediante ganci metallici dalla struttura in vetro che costituiva la parete di delimitazione del pianerottolo delle scale.  Christian era salito in cima ad una scala sistemata sull’esigua superficie di quel piano di lavoro improvvisato. E’ stata sufficiente una piccola pressione esercitata dal lavoratore verso la parete  per spostare le assi e farlo precipitare nel vuoto insieme alla scala e alle attrezzature.

Questa è la settantacinquesima storia aggiunta al repertorio delle storie di infortunio, nel quale sono raccolte le storie scritte dagli operatori dei servizi di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro che partecipano al progetto “Dall’inchiesta alla storia: costruzione di un repertorio di storie di infortunio sul lavoro”.

Il progetto è descritto nel seguente articolo: La narrazione degli infortuni sul lavoro come base per il miglioramento delle attività preventiveMed Lav. 2016 May 26;107(3):178-90.

Lidia Fubini, O. Pasqualini*, Luisella Gilardi, Elisa Ferro, M. Marino*, S. Santoro, Eleonora Tosco, Antonella Bena*, M. Elena Coffano.

DoRS – Centro di Documentazione per la Promozione della Salute, ASL TO3 – Regione Piemonte. * SC a DU Servizio di Epidemiologia, ASL TO3 – Regione Piemonte.

Se interessati all’articolo completo, fate richiesta scrivendo a .

Vai al repertorio delle storie di infortunio, leggi direttamente la sintesi della storia o la storia completa “Toccando il vuoto”

Uso della mobilità per stimare l’intensità di trasmissione di COVID-19 in Italia: analisi a livello regionale e scenari futuri (Imperial College COVID-19 Response Team – 4 maggio 2020


Martedì 05 Maggio 2020 



I risultati di proiezioni che gli Autori considerano pessimistiche indicano la necessità di un attento monitoraggio della trasmissione di SARS-CoV-2 e della mobilità a partire dal 4 maggio. Il rispetto delle misure di distanziamento raccomandate, l’intensificazione della sorveglianza della trasmissione nella comunità attraverso tamponi, il tracciamento dei contatti e l’isolamento tempestivo degli infetti sono e saranno fondamentali aI fini della riduzione del rischio di ripresa della trasmissione.

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Rivedere la valutazione dei rischi se i processi lavorativi sono cambiati?


Fonte :

Autore: Tiziano Menduto
Categoria: Coronavirus-Covid19
30/04/2020: L’EU-Osha pubblica l’orientamento della UE su come adeguare i luoghi di lavoro e proteggere i lavoratori, in vista della ripresa delle attività lavorative. Le indicazioni per la valutazione dei rischi e le misure collettive di sicurezza.\

Bilbao, 30 Apr – Nei paesi europei che, superata la prima fase di evoluzione epidemiologica COVID-19, si stanno approssimando alla “Fase 2”, come garantire la salute e la sicurezza dei lavoratori che tornano nelle aziende?

A questa domanda prova a rispondere l’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro ( EU-OSHA) che – malgrado le differenze nella portata delle restrizioni e delle sospensioni delle attività tra i membri dell’Unione Europea – cerca di fornire indicazioni per la ripresa graduale delle attività lavorative. Ripresa che “si sta attuando per fasi: per primo viene autorizzato il lavoro considerato essenziale alla protezione della salute e all’economia, per ultimo quello che può essere svolto in modo efficiente anche da casa”.

Senza dimenticare che è altamente probabile che alcune disposizioni, ad esempio relative alla riorganizzazione e rimodulazione delle attività, “resteranno attive per un po’ di tempo al fine di evitare un forte aumento dei tassi di infezione”. E non è escluso che “un aumento delle infezioni in futuro richieda in alcuni casi la reintroduzione di misure restrittive”.

A fornire queste indicazioni sull’applicazione, in questa fase, di misure preventive adeguate è il documento dell’EU-OSHA “COVID-19: fare ritorno al luogo di lavoro. Adeguare i luoghi di lavoro e proteggere i lavoratori” (COVID-19: back to the workplace – Adapting workplaces and protecting workers). Un documento che, come indicato anche nella presentazione sul sito del Ministero del lavoro, offre risposte pratiche – non vincolanti – per aiutare i datori di lavoro e le imprese a gestire il ritorno al lavoro, valutare rischi, individuare le misure appropriate, coinvolgere i lavoratori e pianificare un futuro sicuro nei luoghi di lavoro.


Documento tecnico sulla possibile rimodulazione delle misure di contenimento del contagio da SARS-CoV-2 nei luoghi di lavoro e strategie di prevenzione

Documento tecnico sulla possibile rimodulazione
delle misure di contenimento del contagio da SARS-CoV-2 nei luoghi di lavoro e strategie di prevenzione.

A cura del
Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale, INAIL
Autori: Sergio Iavicoli, Fabio Boccuni, Giuliana Buresti, Diana Gagliardi, Benedetta Persechino, Bruna Maria Rondinone, Antonio Valenti
Aprile 2020





[ Nota di Editor ] Riteniamo importante questo articolo di Giuseppe Patti che affronta con decisione i limiti dell’adempimento burocratico rispetto alle fasi più qualificanti dell’intervento di prevenzione in azienda: la valutazione dei rischi .Senza il  coinvolgimento dei lavoratori, della loro soggettività è molto improbabile che la valutazione dei rischi possa rappresentare uno strumento efficace per la gestione degli stessi…

Non si può non condividere questa seria riflessione che rappresenta il perno dell’articolo di Giuseppe Patti:

” Le aziende che hanno abbandonato il concetto di stabilità lavorativa devono trovare strumenti di implementazione alla valutazione dei rischi che ad oggi non risulta più sufficiente. Per rendere il lavoro più sicuro è necessario innovare l’organizzazione del lavoro, ridisegnarne i processi e puntare al pieno coinvolgimento dei lavoratori. Se davvero vogliamo cambiare marcia è necessario che l’attuale modello di leadership, ancorato prevalentemente ad un sistema burocratico e direttivo, passi ad un modello partecipativo che valorizzi il patrimonio di esperienze di ogni lavoratore a partire da quelli più anziani. I quadri direttivi aziendali devono creare le condizioni per un supporto autorevole sia nel settore tecnologico che in quello delle risorse umane mettendo in atto procedure concordate con i lavoratori e mai calate dall’alto….”  

———————-    L’ARTICOLO ——————–


Gli attuali strumenti di valutazione e l’importanza della soggettività: limiti e opportunità

“Pensavamo di rimanere sempre sani in un mondo malato”. Papa Francesco, preghiera speciale per l’emergenza del coronavirus.

Non è stato fornito nessun testo alternativo per questa immagine

 Fernand Leger, Builders, 1951. (Mosca, Pushkin Museum)

In tutte le aziende la valutazione dei rischi è l’elemento cardine del sistema di prevenzione e consiste in un procedimento di analisi finalizzato all’individuazione di tutti i potenziali fattori di rischio presenti. Questa valutazione è oggi lo strumento che permette al datore di lavoro di individuare le misure di prevenzione e protezione e pianificarne l’attuazione, il miglioramento ed il controllo. Per far questo è necessario partire dall’individuare le mansioni che sottopongono alcuni gruppi di lavoratori a rischi specifici e che richiedono misure specifiche e particolari. Una corretta metodologia adottata nel processo di valutazione non può però prescindere dalla stima dei rischi legati al fattore umano. Ai corsi di formazione sulla sicurezza abbiamo imparato che il rischio (R) è dato dal prodotto tra probabilità (P) e danno (D). Abbiamo inoltre imparato che la prevenzione ha priorità sulla protezione e che con essa andiamo, o cerchiamo, di portare il rischio a livelli accettabili. La protezione la attuiamo invece per limitare i danni dai rischi residui che non siamo riusciti ad eliminare. Visto che dalla formula risulta assente il comportamento (la soggettività) del lavoratore sarà necessario valutarlo in separata sede in quanto esso non dipende dalla realtà oggettiva, ma dall’interpretazione soggettiva di una determinata situazione. Il rischio è strettamente connesso alla soggettività e pertanto i concetti legati alla percezione soggettiva del rischio, devono essere il punto di partenza di ogni intervento di prevenzione. Resta inteso che esistono una serie di fattori favorenti di tipo strutturale e organizzativo: aspetti che la valutazione dei rischi deve necessariamente considerare. Esistono diverse tecniche che trattano il tema dell’analisi dell’affidabilità umana (HRA) e queste sono state sviluppate per fornire valori di probabilità di errore, connessi ai compiti degli operatori, da inserire nel più ampio contesto di valutazione di rischio del sistema. Da queste analisi i lavoratori sono stati spesso esclusi se non per una formale consultazione. La sfida da cogliere sta nel loro pieno coinvolgimento per ridisegnare nuovi processi decisionali.

Continua a leggere “LA VALUTAZIONE DEI RISCHI NON BASTA PIU’ di Giuseppe Patti”

Come vincere la sfida del nuovo coronavirus di Eva Benelli, Donato Greco


Segnaliamo l’intervista  al Prof. Donato Greco, esperto in malattie trasmissibili, igiene e sanità pubblica, epidemiologia e biostatistica medica, e una delle figure di riferimento dell’epidemiologia e della prevenzione italiane, sull’attuale epidemia di coronavirus. Cosa sappiamo su SARS-CoV-2? Quanto interessa i più giovani? E cosa possiamo dire delle misure di contenimento adottate finora?


Guida Per L’integrazione Della Sicurezza E Salute Sul Lavoro (SSL) Nei Programmi Di Formazione Professionale. Settore Forestale E Della Produzione Del Legno – Di ILO


L’Uruguay è uno dei paesi partecipanti al Progetto globale “Costruire una generazione di lavoratori sani e salvi. Safe Youth @ work ”, eseguito dall’ILO e finanziato dal Dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti. Una delle componenti del progetto mira a rafforzare l’integrazione della sicurezza e della salute sul lavoro nella formazione professionale.
L’inclusione della formazione sulla SSL nei programmi di formazione sulla VT è all’ordine del giorno. Tutti gli attori coinvolti nella formazione e nel lavoro concordano sul fatto che è nei processi di formazione che dovremmo acquisire conoscenze, sviluppare competenze e interiorizzare l’identificazione dei rischi e i comportamenti di prevenzione sul lavoro.
Per consentire ai partecipanti ai processi di formazione, in particolare ai giovani, di adottare comportamenti lavorativi sani e sicuri, devono comprendere e valorizzare la loro importanza, associarli e applicarli nei diversi processi e momenti della loro pratica lavorativa, conoscere i loro diritti e doveri in questo campo e, soprattutto, identificano e agiscono per prevenire i rischi specifici a cui sono esposti sviluppando competenze in SSL.
L’obiettivo di questo opuscolo è offrire alcune linee guida pratiche agli insegnanti per facilitare il loro lavoro nel campo della SSL.
Le linee guida e i suggerimenti qui sistematizzati mirano a integrare la prevenzione dei rischi sul lavoro, la protezione e la promozione della salute nel settore della silvicoltura e della produzione di legno, tenendo conto anche delle peculiarità del pubblico destinatario: i giovani che sono partecipare a processi educativi.
Queste linee guida includono: Identificazione delle competenze che devono essere sviluppate dai partecipanti, Suggerimenti metodologici per l’integrazione, Analisi dei processi di lavoro identificando i rischi, errori comuni e sistematizzando le buone pratiche, Esempi di attività di apprendimento collegate a rischi diversi e un deposito di risorse a supporto dei processi di formazione .
La guida può essere scaricata dal sito web dell’OIL .

COR-RENAM Emilia Romagna: AMIANTO – Casi di Mesotelioma Report aggiornato al 31/12/2019


Bologna, 3 febbraio 2020

Pubblicato il rapporto del COR-RENAM Emilia-Romagna con i dati del Registro Mesoteliomi aggiornati al 31 dicembre 2019.

Il rapporto pubblicato, è stato completato con i dati relativi ai singoli territori dell’Emilia-Romagna sulla base di una richiesta della CGIL ER nell’ambito della Cabina di Regia del Piano Amianto.

Scarica il Report di aggiornamento semestrale del COR-Renam Emilia-Romagna _2019

L’analisi dei dati, è stata condotta sui 2.878 casi di mesotelioma maligno incidenti in cittadini effettivamente residenti in Emilia-Romagna alla data della diagnosi.

Il tasso di incidenza regionale per 100.000 abitanti (TIS), calcolato per il periodo 2014-2018 e standardizzato con il metodo diretto con la popolazione italiana 2000, è pari a 3,8 negli uomini e 1,1 nelle donne. Il tasso più alto negli uomini è stato registrato a Reggio Emilia (5,8) e nelle donne sempre a Reggio Emilia (2,3). Sono risultati superiori alla media regionale anche i TIS, per uomini e donne, a Piacenza, Parma e Reggio Emilia ; per le sole donne a Ferrara e per i soli uomini a Ravenna. La provincia di Rimini registra il tasso più basso per gli uomini (2,7), e quella di Forlì-Cesena il tasso più basso per le donne (0,4).

l MM conferma le sue caratteristiche di tumore raro con aumento dell’incidenza in entrambi i generi, registrato fino al 2012 e con primi segni di andamento stazionario negli anni successivi. In considerazione della sua pressoché totale letalità, questa malattia assume ancora rilevanza sociale con impatto superiore a quello degli infortuni mortali. I dati INAIL relativi agli infortuni mortali denunciati 2014-2018 (117, 108, 139, 124 e 123) mostrano, in effetti, un’occorrenza alquanto minore, 611 vs 752, rispetto all’incidenza dei MM (133, 151, 160  e 159 e 149), registrata dal ReM nello stesso periodo (cfr. Relazione Annuale 2018, ed. INAIL, Roma 26 giu 2019).

Nota 1: Il Registro Mesoteliomi rileva incidenza/esposizione ad amianto di questa temibile patologia neoplastica ad alta frazione eziologica professionale su tutto il territorio della Regione Emilia-Romagna dal 1996.
Istituito presso l’Ausl di Reggio Emilia, il suo responsabile scientifico è il Dott. Antonio Romanelli

Nota 2: L’incidenza può considerarsi pressoché completa per gli anni 1996-2018, mentre per il periodo successivo è in corso la rilevazione dei casi. Se si confronta questo rapporto con quello precedente del Giugno 2019 si può osservare che il dato 2018 è passato da 144 a 149 casi per effetto del completamento di alcune istruttorie in corso su specifici casi. Mentre il dato relativo del 2019 passa da 44 a 108.

In sostanza si può affermare che il numero di casi registrati si stabilizza dopo circa 1 anno , a causa del tempo necessario a compiere le istruttorie dei singoli casi. Il dato del 2019 lo si potrà valutare come stabilizzato, con piccolo margine di errore nel Report che sarà pubblicato fra un anno.

Leggi e confronta i precedenti rapporti COR-Renam

Australia : il sindacato dei lavoratori della sicurezza Workers Union si mobilita sui problemi della protezione dei lavoratori da Coronavirus


United Workers Union, il sindacato dei lavoratori della sicurezza, afferma che gli appaltatori al servizio dei principali aeroporti australiani hanno respinto le richieste dei loro lavoratori di adottare misure di protezione contro il coronavirus, scegliendo di mettere i profitti in vantaggio della sicurezza dei lavoratori.

Il personale dell’aeroporto, compresi gli ufficiali di stanza ai punti di controllo di sicurezza e gli addetti alle strutture, potrebbe non avere altra scelta se non quella di interrompere il lavoro, dopo che gli è stato detto che non gli è permesso indossare indumenti protettivi perché ciò farà sentire i clienti a disagio. In alcuni casi, i lavoratori che hanno presentato una richiesta di indossare una maschera sono stati minacciati di azioni disciplinari.

L’accesso all’igiene di base, come il sapone, è stato anche identificato dagli addetti alla sicurezza all’aeroporto di Sydney come una delle principali preoccupazioni. Il sindacato afferma che l’appaltatore Certis Security Australia non ha finora affrontato la questione.

Il portavoce della United Workers Union per i servizi immobiliari, Damien Davie, ha dichiarato: “È spaventoso e pericoloso non dare la priorità alla sicurezza del personale aeroportuale perché i datori di lavoro sono preoccupati di allarmare i clienti. La sicurezza dei nostri membri e del pubblico deve sempre venire al primo posto.

“Il coronavirus è una malattia potenzialmente letale. L’Organizzazione mondiale della sanità l’ha dichiarata un’emergenza sanitaria globale. Minacciare un’azione disciplinare per una richiesta di indossare una maschera non è solo irresponsabile ma immorale.

“Il personale aeroportuale si sta mettendo a rischio per assicurarsi che i nostri aeroporti possano rimanere aperti. È noto al pubblico che un paziente coronavirus ha viaggiato su un volo interno in Australia. I datori di lavoro devono riconoscerlo fornendo a tutto il personale le attrezzature di protezione necessarie per svolgere il proprio lavoro con un rischio minimo per il proprio benessere.

“Se le esigenze di salute e sicurezza di questi lavoratori non vengono soddisfatte, la United Workers Union indirizzerà i membri a cessare il lavoro anche se ciò significa mettere a terra ogni volo nel paese. Non staremo a guardare mentre i nostri membri sono esposti a questo orribile virus a causa del contatto diretto con i passeggeri da parte degli operatori di sicurezza dell’aeroporto. ”


In Sindacato Unite denuncia il fatto che il suono del bus elettrico di New London potrebbe comportare pericoli per i pedoni….

foto Wikipedia

Fonte Unite

Unite, il più grande sindacato del Regno Unito e dell’Irlanda, ha avvertito che il nuovo suono scelto per gli autobus elettrici di Londra crea pericoli per gli utenti della strada e per i pedoni poiché non suona come un autobus tradizionale (orario di inizio dopo 15 minuti).

Suono dell’astronave

Il suono che viene seguito a gennaio è stato descritto come “come un’astronave” . Si sostiene che sia necessario un suono artificiale poiché gli autobus elettrici sono molto silenziosi e quindi possono potenzialmente causare pericoli per i pedoni non vedenti e ipovedenti.

Uniti sono stati inizialmente consultati l’anno scorso su alcuni suoni potenziali per gli autobus di Londra, ma hanno fermamente respinto quello suggerito dal momento che non sembravano un autobus.

Mancanza di consultazione

Non sono state effettuate ulteriori consultazioni e Unite, che rappresenta oltre 20.000 autisti di autobus di Londra, non era a conoscenza del fatto che il suono dell’ ‘”astronave” avrebbe iniziato a essere testato questo mese.

Scelta sbagliata

John Murphy, lead officer di Unite per gli autobus di Londra, ha dichiarato: “Unite riconosce che è fondamentale che i nuovi autobus elettrici emettano un suono chiaramente udibile per motivi di sicurezza.

 “Tuttavia crediamo che il suono scelto sia potenzialmente pericoloso in quanto non suona come un autobus.

 “In un mondo in cui le persone sono sempre più distratte quando si cammina, a causa dell’uso di dispositivi elettronici è essenziale che vi sia un suono chiaro e ovvio di un autobus londinese.

 “Se le persone sentono il suono dell’astronave non penseranno ‘bus’ e potrebbero mettersi involontariamente in pericolo.

 “Unite teme inoltre che i driver non siano stati ampiamente consultati in merito al nuovo suono e che sussistano potenziali dubbi sul fatto che lo possano distrarre o se ciò influirà sulla loro salute.

 “Unite sollecita Transport for London a sospendere il lancio del nuovo suono, avviare una più ampia consultazione con tutte le parti interessate e concordare un suono simile a un autobus”.