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FONTE DISEGUAGLIANZEDISALUTE.IT

Nel dicembre 2018 la UCL-Lancet Commission on Migration and Health (commissione internazionale di 20 esperti) ha pubblicato il resoconto di oltre due anni di analisi basate su studi già pubblicati e ricerche ad hoc. Gli autori definiscono il rapporto “la più completa rassegna finora condotta dei dati disponibili su migrazione e salute”. In effetti il testo fornisce molte informazioni, riflessioni e raccomandazioni.

Allo stesso tempo, nel rapporto troviamo un’ampia discussione su argomenti controversi (spesso utilizzati proprio come punto di forza per il contrasto alle migrazioni) nonché la proposta di soluzioni realizzabili per alcune problematiche diffuse.

In particolare, per esempio, le analisi sull’immigrato-untore sfatano molte false opinioni in merito al rischio di infezioni portato da chi arriva da paesi a forte pressione migratoria, sottolineando come nei paesi ospitanti, i sistemi di sorveglianza facciano sì che il pericolo di epidemie sia praticamente nullo.

Alcuni risultati sono intuibili ed abbastanza prevedibili (i disturbi mentali nelle vittime di tratta, le difficoltà di chi fugge da disastri ambientali, il settore materno infantile), ma la conferma scientifica ci permette di chiedere di inserire tali temi in agenda dei decisori al fine di pianificare delle strategie di contrasto o contenimento o cura. In sostanza, offrire ai migranti un’assistenza sanitaria adeguata porta un beneficio all’intera comunità o, detto in altri termini, negare l’assistenza può determinare costi assai maggiori rispetto ai modesti investimenti che servirebbero a garantire a tutti il diritto alla salute e ad essere attivi e produttivi nella società ospite. “L’accesso universale ed equo ai servizi sanitari e a tutti i determinanti del più alto livello di salute raggiungibile nell’ambito della copertura sanitaria universale, deve essere fornito dai governi alle popolazioni migranti, indipendentemente dall’età, dal genere o dallo status giuridico. Sono necessari interventi mirati per migliorare i diritti dei lavoratori migranti, la loro conoscenza della salute e della sicurezza sul luogo di lavoro e il diritto all’assistenza sanitaria“.

Vi è poi un’ampia sezione sui costi dell’immigrazione mettendo in luce come i versamenti corrisposti con tasse e contributi siano comunque superiori rispetto a quanto gli immigrati ricevono in termini di assistenza. Il rapporto non si limita quindi all’analisi dei dati relativi alla salute, ma valuta anche quali sono, nel mondo, i fattori strutturali e politici che incidono sulle migrazioni e come si svolga questo percorso migratorio dal momento in cui si lascia la propria terra fino al raggiungere la meta desiderata.

Infine sono molti forti le raccomandazioni inerenti le politiche di genere, la tutela di migranti con disabilità, delle persone omosessuali, bisessuali, transessuali o intersessuali. (LGBTI).

Nel testo è fortemente sottolineato come si debba, come priorità, combattere la xenofobia, la chiusura, i pregiudizi: discriminazione, disparità di genere ed esclusione dai servizi sociali e sanitari emergono ripetutamente come influenze negative per la salute dei migranti.

Tra le azioni chiave si specifica come razzismo e pregiudizio dovrebbero essere affrontati con un approccio di tolleranza zero: “i leader pubblici e i funzionari eletti hanno una responsabilità politica, sociale e legale per opporsi alla xenofobia e al razzismo che alimentano il pregiudizio e l’esclusione delle popolazioni migranti. La consapevolezza del razzismo e dei pregiudizi da parte dei professionisti della salute e delle organizzazioni dovrebbe essere rafforzata attraverso organismi di regolamentazione e formazione inclusi accreditamento, corsi di formazione e sviluppo professionale continuo”.

Riferimento bibliografico:

Abubakar I, Aldridge RW, Devakumar D, Orcutt M, Burns R, Barreto ML, Dhavan P, Fouad FM, Groce N, Guo Y, Hargreaves S, Knipper M, Miranda JJ, Madise N, Kumar B, Mosca D, McGovern T, Rubenstein L, Sammonds P, Sawyer SM, Sheikh K, Tollman S, Spiegel P, Zimmerman C; UCL–Lancet Commission on Migration and Health. The UCL-Lancet Commission on Migration and Health: the health of a world on the move. Lancet. 2018 Dec 15;392(10164):2606-2654.

Sintesi e commento a cura di Luisa Mondo, Servizio di Epidemiologia ASL TO3

 

L’Ufficio europeo dell’Oms ha pubblicato il primo report sulla salute di migranti e rifugiati nei 53 Paesi della Regione dal titolo “Report on the health of refugees and migrants in the WHO European Region: no public health without refugee and migrant health”. Questo documento, che raccoglie e analizza le evidenze contenute in più di 13.000 documenti di letteratura a partire dal 2014, è stato realizzato in partnership con l’Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà (Inmp).

Nei 53 Paesi della Regione europea Oms ci sono circa 90,7 milioni di migranti internazionali, che rappresentano circa il 10% della popolazione (920 milioni). Un dato importante in termini di sanità pubblica se consideriamo che nei Paesi i sistemi sanitari vengono organizzati in maniera differente, soprattutto per le modalità di accesso ai servizi, di implementazione di strategie a livello regionale, e di raccomandazioni e politiche sanitarie, soprattutto per i migranti irregolari. ...continua a leggere "Dall’Oms Europa un rapporto sulla salute delle popolazioni rifugiate e migranti"

 

 

 

 

FONTE  AFEVAEMILIAROMAGNA

Con la lettera (scarica il testo completo)che potete leggere, CGIL-CISL-UIL invitano il movimento associativo degli ex-esposti amianto, dei familiari delle vittime dell’amianto e tutti i cittadini che chiedono un ambiente libero dall’amianto a partecipare alla manifestazione nazionale che si terrà sabato 9 febbraio 2019 a ROMA.

E’ un appuntamento inportante, ed è importante che il movimento sindacale abbia inserito nelle sue rivendicazioni al governo il tema amianto in tutte le sue articolazioni.

Non è un fulmine a ciel sereno, le richieste sindacali sono state portate a tutti i livelli istituzionali, dalla commissione parlamentare, all’incontro dell’8 novembre con i rappresentanti del ministero del lavoro.

Nonostante le dichiarazioni di disponibilità, e nonostante su questo tema tutti i gruppi parlamentari si siano espressi concordemente, nell’ambito della approvazione della Legge di Bilancio non è stata recepita nessuna delle richieste avanzate, anche quando erano a costo zero. (vedi l’articolo sulla Legge di Bilancio)

Attorno alle rivendicazioni delle vittime dell’amianto e della piattaforma di CGIL-CISL-UIL, si è nel frattempo stretta una convergenza di impostazione con ANCI e Conferenza delle Regioni, che hanno scritto ai Ministri Di Maio, Grillo e Costa chiedendo un incontro rapido per valutare le prossime iniziative sul tema Amianto. La risposta è ancora parziale, c’è la disponibilità del ministro Grillo, ma mancano ancora le risposte degli altri ministri, e come sappiamo il tema amianto va affrontato da un tavolo interministeriale, per le evidenti connessioni dei singoli temi. (leggi la lettera congiunta con ANCI e Conferenza delle Regioni)

Come AFeVA Emilia Romagna, rispondiamo positivamente all’invito e sollecitiamo gli iscritti all’Associazione a prendere contatto con le strutture sindacali territoriali e/o con gli sportelli AFeVA per verificare le modalità di partecipazione alla Manifestazione

(per Bologna contatta AFeVA lo 3357307499 o CGIL BO lo 051 6087340 per bus e treni)

Scarica il Volantone della Manifestazione del 9 febbraio

Ascolta l’appello di Maurizio Landini per la manifestazione su Radio Articolo 1

 

FONTE SALUTEINTERNAZIONALE

Inserito da  on 30 Gennaio 2019 – 09:44Un commento

Giacomo Galletti 

The Lancet denuncia la rottura del contratto sociale post-bellico, di cui l’NHS è (era?) il riferimento più riconoscibile; denuncia lo smantellamento dei servizi pubblici; denuncia il mutamento degli stessi valori costitutivi della società britannica, interpretando le azioni politiche come pericolose addirittura per l’identità sociale e culturale nazionale. Denuncia il tradimento delle idee liberali di Beveridge! Il problema non è più economico (sostenibilità del Welfare), è identitario, e si risolve attraverso la strenua ed insistita difesa dei valori e dei principi costitutivi del tessuto sociale Britannico da un’aggressione costante da parte della volontà politica.


Attacco a White Hall” potrebbe suonare come il titolo di un ennesimo “action movie” dove il protagonista è il classico eroe complessato a causa di un qualche tipo di stress post traumatico e che si riscatta salvando la nazione dalla minaccia di un qualche terrorista eccentrico. Qui, il canovaccio in salsa British è però diverso: i cattivi stanno dentro i palazzi dell’amministrazione di governo Britannico (indicata genericamente come, appunto, White Hall) e i buoni sono quelli che bombardano i policy maker a suon di articoli su rinomate riviste scientifiche. ...continua a leggere "La povertà come scelta politica (succede in Inghilterra, ma non solo)"

FONTE ARPAT CHE RINGRAZIAMO 

Sondaggio su un campione di quasi 8000 persone in 7 diversi paesi del mondo per comprendere cosa sanno i consumatori degli impatti ambientali dell'industria della moda e come le politiche ambientali dei brand influiscano sulle loro scelte di acquisto

Moda, impatti ambientali e scelte dei consumatori

 

Come mette in evidenza il rapporto della Fondazione Ellen Macarthur "A new textiles economy: redesigning fashion's future"  il tessile e l’abbigliamento hanno visto raddoppiarsi, negli ultimi 15 anni, i loro volumi di produzione, il settore dell’abbigliamento muove 1.3 trilioni di dollari a livello mondiale, dando lavoro a più di 300 milioni di persone. Nonostante i molti benefits, questo comparto produttivo si muove ancora seguendo un modello di economia lineare. Le risorse non rinnovabili vengono estratte per produrre tessuti e poi vestiti, che spesso sono utilizzati solo per brevi periodi e destinati velocemente allo smaltimento in discarica o all’incenerimento. A questi si possono aggiungere altri impatti negativi sull'ambiente prodotti dal comparto tessile e abbigliamento, quali, ad esempio:

  • elevate emissioni di gas serra, stimabili in 1,2 miliardi di tonnellate annue
  • elevato utilizzo di sostanze nocive nella produzione di tessuti
  • rilascio di microfibre in plastica nell'ambiente, soprattutto in fase di lavaggio degli indumenti in polyester, nylon e acrilico
  • uso di grandi volumi di fertilizzanti e pesticidi per la coltivazione delle fibre naturali che impattano sul suolo e sulle acque. ...continua a leggere "Moda, impatti ambientali e scelte dei consumatori"

 

FONTE ARPAE 

I dati preliminari del monitoraggio su glifosate e AMPA nelle acque dell’Emilia-Romagna, nel periodo da giugno a dicembre 2018

(22/01/19)

Arpae ha iniziato il monitoraggio del glifosate e del suo metabolita AMPA (acido aminometilfosfonico) nelle acque superficiali dell’Emilia-Romagna a partire da giugno 2018, con l’utilizzo di strumentazione ad alta specializzazione acquisita a fine 2017 (con un finanziamento specifico della Regione Emilia-Romagna).
L’Agenzia, nel periodo da giugno a dicembre 2018, ha analizzatocirca duecento campioni di acque superficiali(fluviale e lacustre) e, dal 1° ottobre, altri cento di acque potabili afferenti alla rete di distribuzione. La scelta dei punti di controllo è stata effettuata in base alla tipologia del corso d’acqua, alle pressioni ambientali (utilizzo in agricoltura, valutazione uso extra agricolo, portata idrologica, chiusure di bacino/sottobacino) e alla significatività delle stazioni rispetto alla rete da potabilizzare. Circa altre cento determinazioni sono state effettuate su punti della rete di controllo delle acque potabili.

Gli esiti dei controlli mostrano la presenza in particolare di AMPA nelle acque superficiali (vedi risultati acque superficiali).
I dati sono preliminari e va tenuto presente che, ai fini della classificazione dei corpi idrici, è necessario avere almeno un anno intero di monitoraggio. Nel 2019, sulle acque superficiali,il monitoraggio sarà condottosecondo programmi già condivisi con la Regione Emilia-Romagna che copriranno l’intero arco temporale annuale.

Sulle acque potabili non è stata riscontrata alcuna traccia di glifosate e del suo metabolita AMPA, a ulteriore riprova dell’efficacia dei processi di potabilizzazione(vedi risultati acque potabili). ...continua a leggere "Regione Emilia-Romagna . Glifosate: primi dati su acque superficiali e potabili"

FONTE  SNPAMBIENTE

Qualità dell'aria in Emilia-Romagna, online l'analisi dei dati nel triennio 2015-2017 e il report 2018. In diminuzione tutti gli inquinanti, con concentrazioni tra le più basse degli ultimi 10 anni per le polveri.

 

È online il rapporto triennale sulla qualità dell’aria 2015-2017, che aggiorna e compendia i dati e le analisi sull’inquinamento atmosferico che hanno fornito il quadro conoscitivo alla base del Piano aria integrato regionale (Pair2020).

Il rapporto si articola in una parte generale di descrizione delle principali cause e dinamiche che determinano la qualità dell’aria in Emilia-Romagna nel contesto della valle padana, corredata da infografiche esplicative destinate a favorire la lettura da parte del pubblico non specialista, e in una parte di aggiornamento dei dati relativi al decennio 2008-2017.

Vengono infine presentate le misure, attuate o in fase di attuazione nell’ambito del Pair e del progetto PrepAir. Gli allegati contengono un’ampia documentazione relativa alla normativa di riferimento, agli indicatori statistici di dettaglio relativi ai dati forniti dalla rete regionale di monitoraggio e i risultati dell’analisi della tendenza per tutte le stazioni di monitoraggio.

Scarica il documento 

La qualità dell’aria nel 2018

E’ disponibile online anche il report sulla qualità dell’aria in Emilia-Romagna nel 2018. In diminuzione tutti gli inquinanti, con concentrazioni tra le più basse degli ultimi 10 anni per le polveri. Ozono ancora oltre i limiti, ma con valori massimi più contenuti. Permangono alcune criticità per il biossido d’azoto. Nei limiti biossido di zolfo, benzene e monossido di carbonio.

Vai alla notizia e al report, sito Arpae

Fonte : dal sito Arpae 

L’influenza delle emissioni in atmosfera delle navi sulla qualità dell´aria in Emilia-Romagna.

(18/01/19)

nave

 

È possibile che in pianura Padana vengano avvistate enormi navi porta-container, o eleganti imbarcazioni da crociera, mentre navigano tranquillamente in campagna, fra un campo di granturco e l’altro? Certamente no. Eppure così non sembrerebbe almeno da una prima lettura dei dati che emergono da una delle linee di studio del progetto Supersito, voluto dalla Regione Emilia-Romagna per studiare i rapporti fra l’inquinamento atmosferico e la salute delle persone.

Dall’analisi chimica delle polveri in aria (PM2,5) rilevate nelle stazioni di monitoraggio di Bologna, Parma, San Pietro Capofiume (BO) e Rimini emergerebbe l’influenza delle emissioni in atmosfera delle navi che solcano i mari adiacenti alle coste italiane, non solo nell’Adriatico. Si potrebbe quindi dire, ad esempio, che a Parma in minima parte l’inquinamento derivi perfino dalle navi in navigazione nel centro del Mediterraneo. ...continua a leggere "È possibile che le navi solchino il “mare padano”?"

À propos de : Scott Frickel & James R. Elliott, Sites Unseen : Uncovering Hidden Hazards in American Cities. New York, Russel Sage Foundation

Le sol des villes est partout et gravement pollué, du fait d’activités industrielles aujourd’hui disparues. Une pollution invisible et indifférenciée, qui vient apporter une nuance de taille aux théories de la justice environnementale.

Recensione : laviedesidees

FONTE  ARPAE

Questo manuale pubblicato da Eurostat fornisce una descrizione dettagliata degli Stati Membri in relazione ai 17 SDGs in un contesto UE.

(28/12/18)

Eurostat ha predisposto una pagina web “Sustainable Development Goals - Overview” in cui sono pubblicati una serie di strumenti che permettono di analizzare l’andamento dei 17 obiettivi di Sviluppo Sostenibile e dei relativi 169 targets.

Il manuale completo, pubblicato da Eurostat, presenta il monitoraggio del perseguimento dei 17 Obiettivi per i singoli paesi nel contesto dell´Unione Europea. 

Un opuscolo fornisce invece una versione "leggera" della pubblicazione di Eurostat che trasmette i suoi messaggi principali in modo conciso e visivo.

La brochure si basa sul set di indicatori UE che comprende 100 indicatori strutturati lungo i 17 SDGs. Presenta una prima panoramica statistica delle tendenze per ciascun indicatore, descritta sulla base di un insieme di regole quantitative specifiche e focalizzata sulle tendenze a breve termine negli ultimi cinque anni.

 

FONTE IWH 

Traduzione Translator Goggle r

L'Istituto canadese IWH ( Istituto per il Lavoro  e la Salute )  presta le competenze di sviluppo degli strumenti di valutazione dello stress, un nuovo strumento di misura degli ambienti di lavoro ad elevato rischio di stress (psicotossici)

Essere ridicolizzati  e sminuiti, pettegolezzi e pugnalate alle spalle, aspettative di lavoro poco chiare, trattamento ingiusto, richieste di lavoro inarrestabili: la ricerca dimostra che le persone che vivono queste e altre condizioni psicosociali simili sono a rischio di sviluppare lesioni da stress. Sono anche a maggior rischio di una serie di esiti negativi sulla salute. Conseguenze per il posto di lavoro in sé includono scarsa morale e impegno, elevato assenteismo e un elevato ricambio di personale.

Poiché lo stress mentale cronico viene riconosciuto come un danno compensativo correlato al lavoro da un numero crescente di sistemi di compensazione in tutto il Canada, i luoghi di lavoro hanno più che mai motivo di affrontare gli ambienti di lavoro psicotossici  ( TdR ) come qualsiasi altro rischio per la sicurezza.

Per sostenere gli sforzi dei luoghi di lavoro per affrontare i rischi psicosociali, le cliniche di medicina del lavoro dell'Ontario Workers (OHCOW) e il Centro canadese per la salute e sicurezza sul lavoro (CCOHS) hanno rilasciato uno strumento chiamato StressAssess all'inizio di quest'anno. Lo strumento di indagine online gratuito, convalidato con analisi statistiche dall'Istituto per il lavoro e la salute (IWH), può essere utilizzato dai luoghi di lavoro per raccogliere in modo anonimo, collettivo e confidenziale informazioni sulle attuali condizioni di lavoro e rischi psicosociali.

VAI ALL'ARTICOLO ALLA FONTE IWH 

Il convegno è organizzato dal Kyoto Club in occasione dell'anniversario della firma. Mercoledì 12 dicembre a Roma
In occasione dell’Anniversario della firma dell’Accordo di Parigi, Kyoto Club organizza il convegno “Accordo di Parigi: quali prospettive di fronte all’aggravamento della crisi climatica” che si terrà a Roma mercoledì 12 dicembre 2018 (ore 14-18) presso l’Hotel dei Borgognoni-Sala Borgognoni in via del Bufalo, 126.
Per leggere la notizia completa vai alla fonte LANUOVAECOLOGIA.IT

Fonte Epicentro

Un appello ad agire e un costante richiamo all’interdipendenza tra clima e salute: questa la sostanza della “Carta di Roma”, siglata il 5 dicembre scorso durante il I Simposio Health and Climate Change (Istituto superiore di sanità, 3-5 dicembre 2018). Cinquecento ricercatori esperti su salute e cambiamenti climatici si sono infatti incontrati all’Iss per provare a definire un indirizzo trasversale a tutte le politiche volto a evitare la tragica evoluzione degli effetti che i cambiamenti climatici potrebbero avere sull’uomo e a invertire la tendenza verso un consumo sostenibile che rispetti la natura e protegga la salute. Per approfondire consulta il comunicato stampa (CS N° 37/2018) sul sito Iss.

 

 

E' disponibile online il numero 4 del 2018 di Ecoscienza Rivista di Arpae Emilia-Romagna. Sostenibilità e controllo ambientale. I temi: Emergenze, allerte e prevenzione. Bonifiche, il monitoraggio del soil gas.

LA RIVISTA (pdf)

LA RIVISTA SFOGLIABILE 

I NUMERI PRECEDENTI

29 novembre 2018

Il nuovo numero di HesaMag solleva il coperchio sul cancro correlato al lavoro

Copertura HesaMag 18

 

Il cancro uccide ogni anno 1,3 milioni di persone nell'Unione europea, ma 100.000 di queste morti potrebbero essere causate da agenti cancerogeni sul posto di lavoro, secondo l'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL). L'impatto del cancro sui lavoratori è al centro dell'analisi nell'ultimo numero di HesaMag, la rivista ETUI per i professionisti della salute e della sicurezza.

Le cifre dell'ILO indicano che l'8% di tutti i decessi per cancro sono legati al lavoro, tuttavia tali rischi professionali raramente attirano l'attenzione dei media. Ancor più sorprendentemente, le campagne lanciate da istituzioni pubbliche o organizzazioni private dedicate alla lotta contro il cancro non citano spesso fattori di lavoro come cause. Una ragione potrebbe essere che i tumori occupazionali colpiscono principalmente gli operai nei settori a basso profilo, come la pulizia, la manutenzione e il riciclaggio delle acque reflue. Questi lavoratori "silenziosi" hanno meno probabilità di essere in grado di esercitare pressioni per condizioni di lavoro migliori e più sicure.

Ma anche se i sindacati hanno promosso con successo leggi più severe per proteggere la salute dei lavoratori, in troppe aziende le norme di base in materia di salute e sicurezza continuano a venir meno e le violazioni della legge restano spesso impunite. Il numero contiene resoconti sulle lotte dei vignaioli francesi, impiegati nella centrale di carbone più inquinante d'Europa, un'infermiera colpita dal cancro mentre cercava di curarla, un arboricoltore vittima di pesticidi e lavoratori tessili che si occupavano di tinture pericolose. Altre relazioni rivelano dettagli su come l'IT può essere utilizzato per esaminare l'esposizione professionale agli agenti cancerogeni e mostrare come i gruppi di sostegno possono aiutare le vittime di malattie sul luogo di lavoro.

L'impatto del cancro sulle donne in particolare è anche il tema di una grande conferenza ETUI su "Donne, lavoro e cancro" dal 4 al 5 dicembre a Bruxelles. Clicca qui per maggiori dettagli.

...continua a leggere "Il nuovo numero di HesaMag solleva il coperchio sul cancro correlato al lavoro"

SEGNALAZIONE DA  LANUOVAECOLOGIA.IT 

Copertina Qualenergia 5 2018

QualEnergia nr 5-2018

La grande cecità: cambiamenti climatici, politica assente e media impreparati

  Focus clima: dopo il report dell'IPCC non si può più perdere un istante

  Clicca sulla copertina e sfoglia il numero 5-2018.

Il numero è liberamente consultabile durante il Forum QualEnergia, 27 e 28 novembre http://www.forumqualenergia.it. Successivamente tornerà disponibile con accesso riservato ai soli abbonati

(Regioni.it 3501 - 26/11/2018) La regione Lombardia chiede al Governo, attraverso il suo presidente Attilio Fontana, di istituire un tavolo interregionale sullo smog nella pianura padana.
“Chiedo al presidente del Consiglio Conte di istituire un tavolo con le regioni del bacino padano – afferma Fontana - per creare incentivi che possano dare risposte per arrivare alla sostituzione dei mezzi più inquinanti”. Secondo Fontana la pianura padana è una "zona svantaggiata" per la difficoltà nell'eliminare le sostanze inquinanti e il problema non si può risolvere "solo con i divieti", servono anche degli incentivi, ad esempio per cambiare le caldaie più inquinanti e adeguare le attività produttive.
Questo tavolo di confronto con le regioni del bacino padano, servirà quindi a “mettere in campo una serie di incentivi che, con un aiuto nazionale, possano permettere la sostituzione dei mezzi più inquinanti. Lo stesso discorso dovrebbe essere fatto anche col riscaldamento e le attività produttive perché passino a gas. Bisogna migliorare la situazione perche' l'Europa ci osserva e ha gia' mosso delle infrazioni a cui dobbiamo dare risposta”.
"Quello della sostenibilità – rileva Fontana - è uno dei principali temi di cui ci occuperemo nei prossimi cinque anni. Abbiamo iniziato una serie di politiche fatte di divieti e di incentivi. Solo i divieti - rIbadisce e conclude il PresideNte della Lombardia sarebbero troppo penalizzanti per i nostri cittadini e la nostra realtà produttiva”.

 

In questa puntata parliamo di:
- Fanghi tossici da depurazione ad  elevata presenza d'inquinanti saranno "legalmente" sparsi sui terreni agricoli.
- Il ministro Salvini da la colpa dei nubifragi e della tempesta che ha sconvolto il Veneto agli "ambientalisti da salotto". Cosa ha fatto invece "l'ambientalista sovranista" Salvini? A suo tempo ha votato al Parlamento Europeo contro il Trattato di Parigi per contrastare il cambiamento climatico....
- Servono più risorse per sistemare il SSN.
- Vittime e disastri: l'Italia sempre più fragile e insicura a causa del cambiamento climatico.
- Frittura mista di micro notizie

IL PODCAST AUDIO DI DIARIO PREVENZIONE
( 31 MINUTI )

7,5 milioni di cittadini vivono o lavorano in aree a rischio frane o alluvioni. Ora il Governo approvi un piano nazionale di adattamento al clima e una normativa per fermare il consumo di suolo

Legambiente: «Il clima sta cambiando e la Penisola continua ad essere impreparata»

[5 novembre 2018]

Mentre infuria la polemica politica sulle vittime e sui disastri provocati in tutta Italia dell’ultima ondata di maltempo, Legambiente prova a fare il punto di una situazione che somiglia a una catastrofe diffusa e denuncia: «Dal Veneto alla Sicilia, dalla Liguria al Lazio, compresa l’isola di Ischia, sono tanti i territori colpiti in questi giorni e in queste ore dal maltempo con frane, esondazioni, trombe d’aria e tutto ciò che ne è conseguito. Da ultimo la strage di alberi nei boschi del Trentino, dell’Alto Adige, Veneto e Friuli e il maltempo che si è abbattuto sulla provincia di Palermo  dove si contano al momento dodici morti. Il clima sta cambiando, ormai è un dato di fatto, eppure l’Italia continua ad essere impreparata».

Il Cigno Verde ribadisce «l’urgenza di un piano nazionale di adattamento al clima e una normativa che fermi il consumo di suolo, insieme ad un’intensa attività di prevenzione. Le città non possono essere lasciate da sole a fronteggiare impatti di questa dimensione dovuti in primis ai cambiamenti climatici, che amplificano gli effetti di frane e alluvioni e che stanno causando danni al territorio e alle città mettendo in pericolo la vita e la salute dei cittadini».

L'ARTICOLO PROSEGUE ALLA FONTE:  GREENREPORT.IT

Salvini e la Lega sono stati con Berlusconi per più di vent'anni al governo. Il suo partito è responsabile assieme a Forza Italia di molte nefandezze e condoni rispetto alle politiche d'intervento per la tutela ambientale del territorio. La negazione del cambiamento climatico, il taglio delle spese per la manutenzione del territorio sono in continuità da più di vent'anni di governi di centro destra che hanno volutamente ignorato la questione ambientale. Anche il centro sinistra, purtroppo,  ha responsabilità rispetto all'ambiente proporzionali alla minore durata dei governi. Le affermazioni di Salvini sull'ambientalismo da salotto che sarebbe responsabile dei disastri di questi giorni rappresentano la cifra di questo personaggio grottesco, ignorante e pericoloso che non sa assumere le proprie responsabilità rispetto alla situazione drammatica in cui è questo disgraziato paese. In Veneto peraltro la Lega è al governo della Regione da diversi decenni... La miseria politica e culturale del "sovranismo" salviniano rispetto alla questione ambientale e ai cambiamenti climatici è palese: non esiste una soluzione dei cambiamenti climatici a livello di ciascuna nazione. La questione ambientale è il banco di prova della miseria della proposta politica dei leghisti che vorrebbe isolare l'Italia rispetto a problemi che possono trovare soluzione solo a livello di politiche energetiche, produttive e di gestione del territorio transnazionali la cui scala minima è la Regione Europa... Per affrontare questi problemi sono necessarie scelte coordinate a livello internazionale, la propaganda cialtrona come quella di Salvini è solo una intollerabile perdita di tempo. Editor ( Gino Rubini )

Fonte Arpat 

Il nuovo geoportale INSPIRE

Il portale ridisegnato è uno sportello unico per le autorità pubbliche, le imprese e i cittadini per scoprire, accedere e utilizzare i set di dati relativi all'ambiente in Europa.

Tutti i paesi dell'UE producono e utilizzano dati geospaziali, ad esempio relativi ad acqua sotterranea, reti di trasporto, popolazione, uso del suolo e temperatura dell'aria. Le minacce per l'ambiente, le questioni relative alla sua protezione o le situazioni di crisi non si fermano ai confini nazionali o regionali.

Per questo, le autorità pubbliche devono essere in grado di accedere e confrontare facilmente i dati geospaziali al di là dei confini. L'infrastruttura dati INSPIRE consente la condivisione di tali dati tra le autorità pubbliche e facilita l'accesso pubblico alle informazioni spaziali in tutta Europa.

Il nuovo geoportale fornisce una panoramica della disponibilità dei set di dati INSPIRE per paese e area tematica e rende i dati disponibili e pronti all'uso in una vasta gamma di applicazioni.

Il geoportale si basa sui metadati regolarmente raccolti dai (attualmente 36) cataloghi di dati nazionali ufficialmente registrati degli Stati membri dell'UE e dei paesi EFTA.

Il Geoportale è sviluppato dal JRC con il supporto della Direzione generale per l'Ambiente della Commissione europea, Eurostat e l'Agenzia europea per l'ambiente. Il JRC Geoportal Team lavora costantemente per migliorare il Geoportale e aggiungerà ulteriori "viste tematiche" e funzionalità basate sulla domanda degli utenti emergenti. Gli utenti sono invitati a fornire qualsiasi feedback relativo alla funzionalità e alla disponibilità dei dati.

FONTE : DISEGUAGLIANZEDISALUTE

Durante le ultime decadi in Italia si è visto un progressivo miglioramento delle condizioni di salute e livelli di disuguaglianze sociali che risultano meno pronunciati rispetto ad altri paesi Europei.

Eppure, le medie mascherano l’esistenza di differenze sistematiche: le persone più abbienti stanno meglio, si ammalano di meno e vivono più a lungo.Guardando al periodo 2012-2014, ultimi dati disponibili a livello nazionale, i maschi italiani di 30 anni laureati potevano sperare di vivere 3 anni in più rispetto a coloro che avevano conseguito al massimo il titolo della scuola dell’obbligo, mentre tra le donne laureate il vantaggio sulle meno istruite era di un anno e mezzo.

Allo stesso modo, le regioni italiane più povere mostrano indicatori di salute meno favorevoli. Il Sud e le Isole presentano un’aspettativa di vita più sfavorevole in tutte le fasce di istruzione. Analoghe differenze nella speranza di vita erano già state rilevate in molte realtà locali da precedenti studi longitudinali: a Torino, ad esempio, un uomo che attraversa la città, dalla collina alto borghese (a elevato reddito) alla barriera operaia nel nordovest (a basso reddito), vede ridursi l’aspettativa di vita di 6 mesi per ogni chilometro percorso. Tali differenze sono socialmente determinate e pertanto, evitabili.

Nel tentativo di ridurre l’intensità e l’impatto delle disuguaglianze, sono stati predisposti nel corso degli anni alcuni importanti atti di programmazione sanitaria, in linea con le indicazioni dell’Unione Europea:

1) il Quadro strategico nazionale 2007-2013 che ha definito gli indirizzi programmatici per l’utilizzo dei Fondi strutturali europei, sottolineando la necessità di orientare gli investimenti anche sugli aspetti di salute soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno;

2) il programma nazionale Guadagnare salute – Rendere facili le scelte salutari, coordinato dal Ministero della Salute, che ha riconosciuto l’importanza delle politiche non sanitarie nel contrasto alle disuguaglianze di salute;

3) la strategia Salute in tutte le politiche, sancita nella Conferenza inter-ministeriale di Roma del 2006, ha riconosciuto l’importanza di adottare in tutte le politiche non sanitarie procedure di valutazione d’impatto sanitario attente ai soggetti più vulnerabili. Inoltre, l’Italia ha partecipato, con propri casi studio, tramite l’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali, alla Joint Action “Equity Action”, promossa dalla Commissione europea per accompagnare gli Stati membri nella valutazione dell’impatto delle politiche sulle disuguaglianze di salute. ...continua a leggere "Ridurre e contrastare le disuguaglianze di salute in Italia: le tappe di un percorso iniziato più di dieci anni fa"

La maggior parte delle persone in Europa ha un accesso adeguato all’acqua potabile di alta qualità. Secondo la relazione redatta dall’Agenzia europea dell’ambiente (2016), più del 98,5% dei test effettuati sui campioni di acqua potabile, eseguiti tra il 2011 e il 2013, rispetta gli standard dell’Unione europea.

La direttiva sull’acqua potabile dell’Unione europea ha imposto degli standard qualitativi minimi per l’acqua destinata al consumo umano (da bere, per cucinare o per altri usi domestici), così da proteggerci dalla contaminazione.

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FONTE AMBIENTEINFORMA

Nella Sala del Cenacolo presso il Senato a Roma il secondo evento preparatorio verso la Conferenza nazionale Snpa 2019. Un confronto con il think tank nel suo 50 anniversario su dati, conoscenza ambientale, prospettive future.

E’ possibile intraprendere la strada della sostenibilità con una popolazione, un impatto ambientale e un degrado sociale in crescita? Grazie alla disponibilità di dati e statistiche ambientali, il Club di Roma ha elaborato scenari al 2030 e 2050 rispetto ai 17 obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Le proiezioni mostrano come, proseguendo nell’attuale situazione, Usa ed Europa non raggiungeranno gli obiettivi, mentre la Cina, partita dal basso, tenderà a centrarne molti più di quelli odierni.

La produzione di dati e statistiche ambientali è una delle principali attività del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente e consente di monitorare la situazione ambientale in Italia. In preparazione alla Conferenza nazionale SNPA del febbraio 2019, il Sistema ha organizzato a Roma il 19 ottobre, presso il Senato, un momento di confronto con chi questa conoscenza ambientale la mette a frutto per delineare scenari globali. L’occasione è stata il 50° anniversario del Club di Roma, il think tank fondato da Aurelio Peccei, che a distanza di mezzo secolo lancia un nuovo allarme sulla sostenibilità del nostro pianeta.

Gli scenari descritti nel volume “Come on!” mostrano una crisi ambientale strettamente connessa a quella sociale, politica, economica e morale. Sistemi economici stretti dai dettami della finanza, guerre e lotte intestine, povertà, disoccupazione e migrazioni di massa: tutto concorre ad aggravare le disuguaglianze e gli squilibri ecologici, lasciando milioni di persone in uno stato di paura e di disperazione.

Come descritto da Ernst Ulrich von Weizsäcker, co-presidente del Club di Roma, siamo passati in poco tempo da un mondo “vuoto” ricco di natura e con scarsa presenza umana, ad uno “pieno” povero di biodiversità e straripante di esseri umani, prodotti tecnologici e rifiuti. A partire dalla metà del secolo scorso, è iniziata la cosiddetta “grande accelerazione” (the great acceleration), che ha portato il mondo ad un incremento continuo e straordinario  del numero di esseri umani, allo sfruttamento energetico, alla crescita delle aree urbane, dei veicoli, dell’uso dell’acqua, alla deforestazione e alla  perdita di suolo. Nonostante i grandi progressi scientifici dell’umanità, non sappiamo come potrebbe reagire il pianeta se supereremo quella soglia critica oltre la quale si possono innestare effetti devastanti.

Cinque sono le azioni urgenti da mettere in campo, secondo Jorgen Randers, accademico norvegese tra gli autori di “The limits to Grow” nel 1972. Smettere di usare combustibili fossili entro il 2050, trasformare in modo sostenibile l’agricoltura, combattere la povertà utilizzando il metodo cinese – ad oggi il più efficace in base ai dati empirici, operare una ridistribuzione del reddito (basterebbe utilizzare l’1-2% del Pil globale), così che l’aumento del benessere produca una riduzione della fertilità anche nei paesi in via di sviluppo.

Molte delle sfide ambientali si giocano nei paesi in via di sviluppo e, come ha sottolineato Anders Wijkman, politico svedese co-presidente del Club di Roma, è interessante quanto sta facendo l’Italia con accordi di partnership  per aiutare alcuni paesi del sud del mondo a tagliare le emissioni. Necessaria una rivoluzione in molti settori, dai combustibili fossili all’agricoltura.

Il Sistema nazionale per la Protezione dell’Ambiente è convinto sia urgente operare una riflessione sullo sviluppo sostenibile del nostro Paese, inserito nel contesto europeo e mondiale, a partire dagli scenari globali descritti in “Come on!”.

Prossimo appuntamento preparatorio verso la Conferenza nazionale Snpa è a Palermo il 5 e 6 dicembre 2018 per parlare di servizi ai cittadini, livelli essenziali di tutela e sfide ambientali del Mezzogiorno.

FONTE ENN

 

L'inquinamento atmosferico può avere un "enorme" effetto negativo sull'intelligenza cognitiva - specialmente tra gli uomini più anziani - secondo uno studio pubblicato lo scorso agosto.

La ricerca è una delle prime nel suo genere a concentrarsi sui  legami tra inquinamento atmosferico e cognizione negli anziani . È stato intrapreso dagli scienziati dell'Università di Pechino a Pechino, in Cina e dalla Yale University negli Stati Uniti ed è stato pubblicato negli Atti della   rivista National Academy of Sciences . In particolare, ha rilevato che l'esposizione a lungo termine all'inquinamento atmosferico può ostacolare le prestazioni cognitive complessive.

Il set di campioni dei ricercatori  comprendeva un panel di oltre 25.000 persone in 162 contee scelte a caso in Cina. Lo studio è stato anche basato su letture giornaliere di tre inquinanti atmosferici, vale a dire anidride solforosa (SO2), biossido di azoto (NO2) e particolato inferiore a 10 micrometri (PM10) in cui vivevano i partecipanti.

Maggiori informazioni su UN Environment

fonte Ambienteinforma-sinpa

Entro ottobre il nuovo rapporto IPCC, il panel di scienziati che per conto delle Nazioni Unite segue le vicende dei cambiamenti climatici, sarà pronto.
Un articolo di Micron evidenzia, comunque che, anche per combattere il cambiamento climatico occorrono strumenti sostenibili, ecologicamente e socialmente.

Lo avevano chiesto a Parigi nel dicembre 2015 i rappresentanti dei governi di tutto il mondo. Ora l’IPCC, il panel di scienziati che per conto delle Nazioni Unite segue le vicende dei cambiamenti climatici è pronto. Ed entro il prossimo mese di ottobre rilascerà un rapporto, ci si augura molto dettagliato, su come fare a mantenere l’aumento della temperatura media del pianeta ben al di sotto dei 2°C rispetto all’era preindustriale e, possibilmente, non superare il livello di 1,5°.

A beneficio di inventario, occorre ricordare che la temperatura è già aumentata di un grado rispetto a duecento anni fa. I margini per un ulteriore aumento senza (troppi) danni è davvero minimo. E gli scienziati dell’Intergovernmental Panel on Climate Change avranno da studiare molto per trovare le migliori strategie di prevenzione del cambiamento del clima. Tra queste ci sono, certamente, le “negative emissions technologies”, letteralmente le tecnologie a emissione negativa. Si tratta, in altre parole di strumenti, di diversa natura, che non solo non emettono gas serra, ma li assorbono, sottraendoli all’atmosfera e/o agli oceani.

Ma non tutte le strategie, anche se si dimostrassero efficaci, a iniziare proprio dalle “negative emissions technologies”, sono desiderabili. Mette infatti (giustamente) le mani avanti Dominic Lenzi, un ricercatore del Mercator Research Institute on Global Commons and Climate Change di Berlino, che con un gruppo di colleghi ha scritto un commento o, se volete un avvertimento, sulla rivista scientifica inglese Nature.

Attenzione: prima di consigliare e, soprattutto, di implementare nuove tecnologie – siano esse a emissione negativa o semplicemente carbon free – occorre una sorta di valutazione etica, che tenga conto sia delle possibili conseguenze ambientali che di quelle sociali.

Detto in altri termini: non si può prevenire un evento non desiderato con strumenti non desiderabili. Anche per combattere il cambiamento climatico occorrono strumenti sostenibili, ecologicamente e socialmente. ...continua a leggere "Clima: la cura non sia peggiore del male"

FONTE AMBIENTEINFORMA-SNPA CHE RINGRAZIAMO 

Come avviene ormai ogni fine estate, anche nel 2018 la microalga unicellulare Ostreopsis ovata è giunta in fioritura lungo alcuni tratti della costa marchigiana, imponendo la chiusura degli stessi alla balneazione e per altre attività commerciali (raccolta mitili, vongole, ecc).

L’Ostreopsis d’altronde è presente ormai da diversi anni in Mediterraneo, comprese molte aree costiere italiane caratterizzate da fondali rocciosi.

Tale microalga è in grado di rilasciare, in caso di fioritura, una tossina identificata come ovatossina (simile alla palitossina, ma meno pericolosa per la salute umana). Le circostanze in grado di favorire la tossicità del bloom algale sono a tutt’oggi in fase di studio da parte di gruppi di ricerca internazionali: sono stati infatti segnalati episodi di tossicità con poche migliaia di cellule/litro, mentre fioriture con milioni di cellule/litro sono risultate innocue. L’inalazione di ovatossina e composti palitossina-simili prodotti dalla microalgae presenti nell’aerosol marino possono provocare fenomeni di intossicazione temporanei e rapidamente reversibili, come disturbi alle prime vie respiratorie e talvolta stati febbrili. Il contatto diretto invece può provocare congiuntiviti e dermatiti in bagnanti o persone che stazionano sulle spiagge durante intense fioriture. ...continua a leggere "L’alga Ostreopsis ovata lungo le coste marchigiane"