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FONTE ARPAT TOSCANA 


Secondo l'Accademia europea delle scienze la priorità a livello politico è quella di stabilizzare il clima e aumentare gli sforzi per ridurre le emissioni di gas serra con l’obiettivo di raggiungere un’economia a zero emissioni fossili entro il 2050

Accademia europea delle scienze: rapporto clima e salute

In un recente lavoro l’Accademia Europea delle Scienze (ESASAC) si è occupata di cambiamento climatico, evidenziando alcune importanti sfide da mettere in atto, in particolare la riduzione delle emissioni in atmosfera e il monitoraggio degli eventi meteorologici estremi.

Molta attenzione, in questo report, è dedicata agli effetti sulla salute, che sono complessi, non solo perché sono sia diretti che indiretti, ma anche in quanto si intersecano con molte questioni, come l’urbanizzazione, l’invecchiamento e le abitudini della popolazione.

I messaggi che l’Accademia delle Scienze lancia sono i seguenti:

  • il cambiamento climatico è su scala globale, risulta attribuibile all’attività umana e sta già colpendo la salute umana con un rischio sempre maggiore nel futuro
  • è necessario assumere decisioni importanti in breve tempo per far sì che le temperature non si alzino sopra i due gradi rispetto a livello pre-industriale, già questo ridurrebbe i rischi per la salute umana
  • alcuni benefici sulla salute si potrebbe ottenere, nel breve termine, optando per la decarbonizzazione, la riduzione delle emissioni in atmosfera e l’adozione di misure di mitigazione dei cambiamenti climatici
  • gli effetti del cambiamento climatico sulla salute non sono confinati all’Europa ma vanno oltre i suoi confini
  • le soluzioni sono a portata di mano, ma sicuramente può essere fatto di più partendo dalle conoscenze attuali ma questo richiede una precisa volontà politica
  • la comunità scientifica ha un ruolo importante nel creare conoscenza e nel combattere l’ignoranza sugli effetti dei cambiamenti climatici sulla salute e sui fattori che aumentano la vulnerabilità ma anche sulle strategie di mitigazione da adottare in stretta collaborazione con i decisori politici.

L'Accademia è consapevole dell'esistenza di trends divergenti e della difficoltà di attribuire, con precisione, alcuni impatti sulla salute a specifici mutamenti ambientali e climatici; nonostante ciò, è evidente che il cambiamento climatico abbia effetti sulla salute di tutti i cittadini dei paesi europei, e non solo. Questo, senza un tempestivo intervento, non potrà che peggiorare e le fasce di popolazione più colpite sono, e saranno sempre di più, gli anziani, i bambini, i malati, i migranti ed altri gruppi  emarginati della società.

 

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La Nota
Nei prossimi giorni dovrebbe esserci una nuova ondata di calore. Vi è il rischio concreto che riprenda l'ecatombe di lavoratori anziani.E' necessario che le autorità emettano un allarme e indicazioni per i datori di lavoro in modo che provvedano a cambiare gli orari di lavoro spostandoli nelle ore meno calde o con la sospensione degli stessi in particolare nei cantieri all'aperto o nelle lavorazioni a caldo particolarmente esposte.Rammentiamo che per il settore delle costruzioni i contratti prevedono la Cassa Integrazione per ragioni climatiche per le Aziende associate alle Casse edili. Sarebbe inoltre opportuno che la stampa locale e nazionale monitorasse gli eventi per evitare che queste tragedie rimangano sommerse e sconosciute. (editor)

Pozzonovo, stroncato a 67 anni lavorando sotto il sole alla manutenzione delle strade

Pozzonovo. Si è accasciato al suolo ed è morto sul colpo. Stroncato da un malore mentre sta eseguendo lavori di manutenzione su una strada per conto del Comune. E' accaduto lunedì alle 11, in via Leonardo da Vinci.

A perdere la vita Ferruccio Cillo, operaio di 67 anni, residente a Pozzonovo e dipendente di una cooperativa che lavora per l'amministrazione comunale.

L'ARTICOLO PROSEGUE ALLA FONTE SU ILMATTINOPADOVA

Pubblichiamo questo articolo di Tim Sharp apparso sul sito del sindacato inglese TUC. Sarebbe importante  se le riflessioni espresse in questo articolo divenissero materia di confronto anche nel movimento sindacale italiano... Editor

 

 

FONTE TUC 

Autore
Data di rilascio
08 lug 2019
traduzione : Google Translator
Questa dichiarazione

Il passaggio alla decarbonizzazione della nostra economia ha il potenziale per offrire interessanti opportunità per il Regno Unito. Ma al momento, la mancanza di una politica di transizione globale o di una strategia industriale coerente per fornire il sostegno e l'impulso necessari per il cambiamento, significa che molti posti di lavoro ben retribuiti e altamente qualificati sono minacciati.

Il movimento sindacale sosterrà la lotta contro il cambiamento climatico per aiutare a proteggere il pianeta per i nostri figli e nipoti. E difenderemo quei lavoratori il cui lavoro è a rischio se non intraprendiamo azioni per rendere la transizione verso un'economia più verde solo una. Questa semplice dichiarazione di transizione stabilisce una serie di politiche ambiziose e impegnative che sosterranno questi lavoratori. Chiediamo al governo di attuare queste raccomandazioni in entrambi gli interessi dei lavoratori di questo paese e del pianeta in cui tutti viviamo.

La necessità di una transizione giusta

Il movimento sindacale riconosce che esistono prove scientifiche schiaccianti della necessità di decarbonizzare la nostra economia. Le industrie ad alta intensità energetica, compresi i settori dell'energia, dei trasporti, manifatturiero e delle costruzioni, saranno fondamentali per raggiungere questa transizione, ma questo è un progetto che richiederà cambiamenti in tutta la nostra economia, ei membri del sindacato hanno le competenze per realizzarlo. Le voci dei lavoratori che sono in prima linea nell'affrontare la sfida dei cambiamenti climatici devono essere al centro di una transizione positiva verso l'economia di cui avremo bisogno.

Le voci dei lavoratori che sono in prima linea nell'affrontare la sfida dei cambiamenti climatici devono essere al centro di una transizione positiva verso l'economia di cui avremo bisogno

Un tale cambiamento, se lasciato al solo mercato, potrebbe avere enormi conseguenze economiche e sociali, in termini di posti di lavoro, competenze e conoscenze perse e comunità distrutte. Abbiamo bisogno di un approccio diverso al fallito approccio neoliberale degli anni '80, che ha lasciato i lavoratori alle spalle e le comunità devastate.

Il movimento sindacale internazionale ha chiesto una "transizione giusta" verso un'economia più verde, in cui nuovi posti di lavoro altrettanto validi in termini di retribuzione, competenze, pensioni e riconoscimento sindacale sostituiscono quelli persi. A seguito della pressione sindacale, il concetto di transizione giusta è stato incluso nel preambolo dell'accordo di Parigi del 2015 e nella dichiarazione della Slesia ai colloqui sul clima del 2018.

Il passaggio a un'economia a basse emissioni di carbonio ha implicazioni e opportunità potenziali per la politica industriale e la qualità dell'occupazione. Tuttavia, le opportunità non saranno realizzate a meno che i lavoratori più interessati non abbiano un posto al tavolo dove vengono prese le decisioni chiave. Dovrebbero essere in grado di contribuire alle soluzioni, non essere dette dopo che le decisioni sono state prese.

E, naturalmente, i cambiamenti climatici colpiscono i nostri fratelli e sorelle - in particolare le nostre sorelle - in tutto il mondo. Le cifre delle Nazioni Unite mostrano che l'80 per cento di coloro che sono sfollati a causa del cambiamento climatico sono donne. L'accordo di Parigi identifica soluzioni globali a un problema globale; ha fornito disposizioni specifiche per l'emancipazione delle donne, riconoscendo che esse sono colpite in modo sproporzionato dai cambiamenti climatici e una transizione giusta deve garantire equità e superare le ingiustizie vissute da tutti i lavoratori, uomini e donne, giovani e anziani, bianchi e neri, nel globale nord e sud.

Il cambiamento climatico colpisce i nostri fratelli e sorelle - in particolare le nostre sorelle - in tutto il mondo. Le cifre delle Nazioni Unite mostrano che l'80 per cento di coloro che sono sfollati a causa del cambiamento climatico sono donne

FONTE  TUC

 

Il TUC ha pubblicato oggi (lunedì) Una transizione verso un'economia più verde, più equa : una tabella di marcia per soddisfare i bisogni dei lavoratori nella transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio.

Questo pomeriggio sarà lanciato in un evento con relatori, tra cui la segretaria Ombra per l'ambiente, Rebecca Long-Bailey e la vicepresidente della commissione per i cambiamenti climatici, la baronessa Brown.

La tabella di marcia presenta proposte per:

  1. Una commissione Just Transition: una commissione nazionale trasversale comprendente imprese, consumatori e sindacati per pianificare un percorso chiaro e finanziato verso un'economia a basse emissioni di carbonio.
  2. Accordi di transizione sul luogo di lavoro: mettere le voci dei lavoratori al centro dei piani di transizione in tutti i luoghi di lavoro in cui è necessario un cambiamento.
  3. Finanziamento delle competenze di transizione: in modo che ogni lavoratore abbia accesso alla formazione nelle nuove competenze necessarie per un'economia a basse emissioni di carbonio e percorsi garantiti per nuove attività.
  4. Protezioni standard per l'occupazione: garantire che i nuovi posti di lavoro nell'economia a basse emissioni di carbonio non siano di qualità inferiore rispetto ai posti di lavoro modificati o superati.

Il segretario generale della TUC, Frances O'Grady, ha dichiarato:

"I sindacati si impegnano a fronteggiare l'emergenza climatica. Un'economia più verde può anche essere un'economia più equa, con nuovi lavori e migliori posti di lavoro in tutta la Gran Bretagna.

"È fondamentale evitare gli errori degli anni '80, quando i cambiamenti industriali hanno devastato le comunità perché i lavoratori non avevano voce in capitolo. Questa volta abbiamo bisogno di un piano che tutti possano ottenere dietro, con le voci dei lavoratori al centro di tutto.

"Ecco perché chiediamo a politici, imprese, consumatori e sindacati di fare insieme questi piani, attraverso una Just Transition Commission".

Nota dell'editore

Just Transition roadmap: Il documento completo Una transizione verso un'economia più verde e più equa può essere trovata quihttps://www.tuc.org.uk/sites/default/files/A_Just_Transition_To_A_Greener_Fairer_Economy.pdf

Evento di lancio: l'evento si svolge alle 14.30 presso il Palazzo dei Congressi. Un numero limitato di posti è disponibile per i giornalisti. Si prega di contattare media@tuc.org.uk se si desidera partecipare.

Impegno internazionale per la transizione giusta: l'accordo di Parigi della convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici comprendeva l'impegno a " una giusta transizione della forza lavoro e la creazione di un lavoro dignitoso e di posti di lavoro di qualità" . A partire da maggio 2019, l'accordo è stato firmato da 194 stati, incluso il Regno Unito.

 

Si prevede che il riscaldamento globale determini un aumento dello stress da calore correlato al lavoro, danneggiando la produttività e causando perdite di lavoro e economiche. I paesi più poveri saranno i più colpiti.

GINEVRA (Notiziario ILO) - Secondo un nuovo rapporto dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), si prevede che l'aumento dello stress termico derivante dal riscaldamento globale porti a perdite di produttività globale pari a 80 milioni di posti di lavoro a tempo pieno nell'anno 2030.

Le proiezioni basate su un aumento della temperatura globale di 1,5 ° C entro la fine di questo secolo suggeriscono che nel 2030, il 2,2% del totale delle ore di lavoro in tutto il mondo andrà perso a causa di temperature più elevate, una perdita equivalente a 80 milioni di posti di lavoro a tempo pieno. Questo è equivalente alle perdite economiche globali di $ 2.400 miliardi di dollari.

Inoltre, il rapporto avverte che si tratta di una stima prudente perché presuppone che l'aumento della temperatura media globale non supererà 1,5 ° C. Assume anche che il lavoro in agricoltura e nell'edilizia - due dei settori più colpiti dallo stress da calore - avvenga all'ombra.

...continua a leggere "ILO:Aumento dello stress da calore previsto potrà portare una perdita di produttività equivalente a 80 milioni di posti di lavoro"

Il flusso informativo del mainstream, pervaso dalle narrazioni che generano paure tanto forti quanto immotivate sulle inesistenti invasioni di migranti oscura e relega alle cronache locali i report dei decessi o di gravi malori sul lavoro verosimilmente causati dalle ondate di calore. Sono troppi i lavoratori del settore costruzioni o infrastrutture all'aperto che sono esposti alle temperature estreme di questi giorni. Per il settore delle costruzioni esistono strumenti protettivi quale la Cassa integrazione coperte dalle Casse edili nei casi di ondate di calore… Per altri settori industriali le imprese possono adottare provvedimenti di organizzazione del lavoro utilizzando le ore del mattino meno calde… Pubblichiamo questo primo riassunto elaborato da Alberto Baldasseroni dopo una ricerca in rete che ha posto in evidenza questi casi di decessi o di gravi malori attribuibili alla esposizione alle ondate di calore.

Riassunto dei casi di presunta morte o grave malore verificatisi in occasione dell’ondata di calore della settimana 24 giugno 01 luglio 2019 in Italia e segnalati dalla stampa, trovati tramite Google con ricerca basata su parole chiave.
a cura di Alberto Baldasseroni

 

FONTE EQUALTIMES.ORG CHE RINGRAZIAMO 

Ogni stagione, i mezzi di sussistenza di milioni di famiglie sono stati devastati dall'emergenza climatica. I raccolti vengono distrutti da siccità, inondazioni e incendi. Case e luoghi di lavoro devono essere ricostruiti. Un numero sempre crescente di persone viene sfollato. Purtroppo, sono le persone più povere e vulnerabili ad essere in prima linea nei più gravi impatti climatici. Quest'anno, ad esempio, il Mozambico è stato colpito da non una, ma due tempeste tropicali letali. Il ciclone Idai , che ha colpito anche parti del Malawi e dello Zambia causando la morte di oltre 1.000 persone, è uno dei peggiori cicloni dell'Africa finora. ...continua a leggere "L’emergenza climatica è una questione fondamentale del sindacato: ecco perché è il momento di “Il nostro lavoro a prova di clima “”"

FONTE ARPAE

Rapporto Industrial Transformation 2050, realizzato dall´Istituto per gli studi europei

(21/06/19)

Il Rapporto Industrial Transformation 2050, realizzato dall´Istituto per gli studi europei (Institute for European Studies, IES), sostiene che è fattibile decarbonizzare l´economia entro il 2050. Esistono molte strategie industriali già messe in campo per azzerare le emissioni; l’impatto di queste strategie sui costi per i consumatori sarà inferiore dell’1%, nonostante siano necessari nuovi investimenti.

Mantenere competitive le imprese europee è già una priorità delle agende politiche. Secondo il Rapporto occorre liberare investimenti per migliorare le infrastrutture, per dare supporto alle aziende che abbracciano l’innovazione, l’economia circolare, l’uso razionale di energia da fonti rinnovabili.

Il 2050 non è poi così lontano, ma i dati contenuti nel Rapporto mostrano come la net-zero carbon economy non sia un’utopia, ma al contrario sia una svolta necessaria, sostenibile e vantaggiosa per tutti.

 

Come contrastare gli effetti del caldo. Soluzioni e linee di indirizzo comportamentali, misure preventive e tecnologiche innovative specifiche per i lavoratori, finalizzate alla tutela della loro salute dai rischi connessi alle elevate temperature.

Il Progetto Horizon 2020 HEAT-SHIELD, di cui avevamo già parlato in un post del 2017 ha recentemente messo a punto alcune soluzioni e linee di indirizzo comportamentali, misure preventive e tecnologiche innovative specifiche per i lavoratori, finalizzate alla tutela della loro salute dai rischi connessi alle elevate temperature.

Qui di seguito riportiamo le raccomandazioni specifiche per datori di lavoro e lavoratori individuate nell’ambito del progetto per contrastare gli effetti del caldo sulla salute dei lavoratori e una prima forma prototipale di piattaforma previsionale del rischio da caldo per i lavoratori.

Linee di indirizzo per datori di lavoro e lavoratori per il contrasto agli effetti del caldo sulla salute dei lavoratori

PER LEGGERE L'ARTICOLO VAI ALLA FONTE >>> SALUTEINTERNAZIONALE

FONTE : ARPAE.IT CHE RINGRAZIAMO 

(23/05/19)

Non è questione di simpatie o antipatie. Il fenomeno mediatico Greta Thunberg ha avuto l’innegabile merito di dare visibilità a quella che andrebbe considerata la questione ambientale più importante dell’epoca in cui viviamo, a livello globale come a livello locale. E che fino a oggi non è ancora riuscita a catturare l’attenzione che meriterebbe, nonostante lo sforzo di scienziati, divulgatori e (pochi) politici per evidenziare l’enorme impatto che il riscaldamento globale avrà sugli ecosistemi, sulle infrastrutture umane e sulle società, se non si prenderanno urgentemente provvedimenti efficaci.

Greta non è certo la prima voce “scomoda” che si fa sentire in un consesso internazionale, puntando il dito contro chi ha la possibilità di prendere decisioni politiche coraggiose. La novità è nel fatto che la ragazza svedese, con la sua costanza e le sue parole chiare e dirette, è riuscita a trascinare molti giovani (e non solo) in un’azione collettiva di indignazione e richiesta di interventi urgenti per scongiurare la catastrofe climatica.

Non sappiamo quanto questo movimento continuerà ad agire e quanto riuscirà a incidere sulle decisioni concrete, ma senza dubbio sta contribuendo ad aumentare la consapevolezza sulla situazione, nonostante le critiche che arrivano da più parti e il talvolta feroce scontro che accompagna il dibattito su questo argomento.

...continua a leggere "L´editoriale di Stefano Folli, direttore della rivista Ecoscienza, per il n. 2/2019; nello stesso numero altri articoli su meteo e clima."

 

FONTE C.I.I.P 

Luigi Di Marco, che partecipa all'attività del Gruppo di Lavoro Ambiente e sostenibilità, ha pubblicato su AIASMAG n.1/2019 un articolo sul tema dei cambiamenti climatici

Un momento cruciale della ripresa del dibattito sui cambiamenti climatici è stata l’iniziativa di una bambina svedese di 16 anni

La più grande sfida per la salute del 21°secolo: i cambiamenti climatici
Salute e clima: il futuro è adesso, un urgente appello ad agire
Breve presentazione delle 7 raccomandazioni dell’OMS su Salute e Clima e la Carta Internazionale di Roma su Salute e Cambiamenti Climatici. Cosa è urgente fare in Italia.

 

Parigi 14 febbraio 2019

I giovani e le ragazze parigine si mobilitano perché gli adulti prendano iniziative serie per invertire  le tendenze sul fenomeno dei cambiamento climatico. L'esempio della ragazza svedese che ogni venerdì  presidia con la sua presenza il palazzo del governo a Stoccolma si è fatto contagioso: è sufficiente leggere "ULTIMATUM",  il volantino affisso nelle bacheche universitarie e sui muri delle più importanti città della Francia.

E' stata Greta Thunberg, la ragazza svedese a dare il via a questo movimento internazionale giovanile che sta crescendo in molti paesi europei

 

Greta

Vedremo nei prossimi giorni come si svilupperà la vicenda

In questo numero:

EMERGENZE, ALLERTE E PREVENZIONE
Dalle previsioni alla comunicazione, l’impegno per cittadini più pronti

La cultura del rischio e della prevenzione non è ancora un patrimonio comune in Italia, nonostante il paese conviva sia con il rischio derivante dalle attività umane, sia con l’elevata vulnerabilità a fenomeni naturali potenzialmente catastrofici (rischio sismico e idrogeologico in primis). Il nuovo Codice della protezione civile (Dlgs 1/2018) dovrebbe contribuire a garantire una migliore risposta e un’omogeneizzazione delle procedure e dei livelli di intervento (sia a livello di prevenzione, sia per le attività in emergenza) sul territorio nazionale. Il nuovo Codice riconosce ufficialmente anche l’importante ruolo del Sistema nazionale di protezione dell’ambiente.

BONIFICHE, UN APPROCCIO OMOGENEO PER IL SOIL GAS
Un gruppo di lavoro del Sistema nazionale di protezione ambientale (Snpa) ha elaborato un approccio metodologico condiviso per il monitoraggio del soil gas nei procedimenti di bonifica. L’obiettivo è uniformare le modalità di esecuzione di indagini, campionamenti, analisi e utilizzo dei dati. Nel servizio gli esiti delle sperimentazioni in diverse aree del paese.

In questo numero parliamo anche di controllo delle acque nel cantiere del tunnel Santa Lucia sulla A1 Bologna-Firenze e di valori di fondo di metalli e metalloidi nei suoli del Veneto.

Altre novità nelle rubriche Legislazione news, Osservatorio ecoreati, Libri, Eventi

Vai a Ecoscienza 4/2018, versione sfogliabile

Scarica Ecoscienza 4/2018 (pdf)

Il convegno è organizzato dal Kyoto Club in occasione dell'anniversario della firma. Mercoledì 12 dicembre a Roma
In occasione dell’Anniversario della firma dell’Accordo di Parigi, Kyoto Club organizza il convegno “Accordo di Parigi: quali prospettive di fronte all’aggravamento della crisi climatica” che si terrà a Roma mercoledì 12 dicembre 2018 (ore 14-18) presso l’Hotel dei Borgognoni-Sala Borgognoni in via del Bufalo, 126.
Per leggere la notizia completa vai alla fonte LANUOVAECOLOGIA.IT

Fonte Epicentro

Un appello ad agire e un costante richiamo all’interdipendenza tra clima e salute: questa la sostanza della “Carta di Roma”, siglata il 5 dicembre scorso durante il I Simposio Health and Climate Change (Istituto superiore di sanità, 3-5 dicembre 2018). Cinquecento ricercatori esperti su salute e cambiamenti climatici si sono infatti incontrati all’Iss per provare a definire un indirizzo trasversale a tutte le politiche volto a evitare la tragica evoluzione degli effetti che i cambiamenti climatici potrebbero avere sull’uomo e a invertire la tendenza verso un consumo sostenibile che rispetti la natura e protegga la salute. Per approfondire consulta il comunicato stampa (CS N° 37/2018) sul sito Iss.

 

SEGNALAZIONE DA  LANUOVAECOLOGIA.IT 

Copertina Qualenergia 5 2018

QualEnergia nr 5-2018

La grande cecità: cambiamenti climatici, politica assente e media impreparati

  Focus clima: dopo il report dell'IPCC non si può più perdere un istante

  Clicca sulla copertina e sfoglia il numero 5-2018.

Il numero è liberamente consultabile durante il Forum QualEnergia, 27 e 28 novembre http://www.forumqualenergia.it. Successivamente tornerà disponibile con accesso riservato ai soli abbonati

7,5 milioni di cittadini vivono o lavorano in aree a rischio frane o alluvioni. Ora il Governo approvi un piano nazionale di adattamento al clima e una normativa per fermare il consumo di suolo

Legambiente: «Il clima sta cambiando e la Penisola continua ad essere impreparata»

[5 novembre 2018]

Mentre infuria la polemica politica sulle vittime e sui disastri provocati in tutta Italia dell’ultima ondata di maltempo, Legambiente prova a fare il punto di una situazione che somiglia a una catastrofe diffusa e denuncia: «Dal Veneto alla Sicilia, dalla Liguria al Lazio, compresa l’isola di Ischia, sono tanti i territori colpiti in questi giorni e in queste ore dal maltempo con frane, esondazioni, trombe d’aria e tutto ciò che ne è conseguito. Da ultimo la strage di alberi nei boschi del Trentino, dell’Alto Adige, Veneto e Friuli e il maltempo che si è abbattuto sulla provincia di Palermo  dove si contano al momento dodici morti. Il clima sta cambiando, ormai è un dato di fatto, eppure l’Italia continua ad essere impreparata».

Il Cigno Verde ribadisce «l’urgenza di un piano nazionale di adattamento al clima e una normativa che fermi il consumo di suolo, insieme ad un’intensa attività di prevenzione. Le città non possono essere lasciate da sole a fronteggiare impatti di questa dimensione dovuti in primis ai cambiamenti climatici, che amplificano gli effetti di frane e alluvioni e che stanno causando danni al territorio e alle città mettendo in pericolo la vita e la salute dei cittadini».

L'ARTICOLO PROSEGUE ALLA FONTE:  GREENREPORT.IT

Salvini e la Lega sono stati con Berlusconi per più di vent'anni al governo. Il suo partito è responsabile assieme a Forza Italia di molte nefandezze e condoni rispetto alle politiche d'intervento per la tutela ambientale del territorio. La negazione del cambiamento climatico, il taglio delle spese per la manutenzione del territorio sono in continuità da più di vent'anni di governi di centro destra che hanno volutamente ignorato la questione ambientale. Anche il centro sinistra, purtroppo,  ha responsabilità rispetto all'ambiente proporzionali alla minore durata dei governi. Le affermazioni di Salvini sull'ambientalismo da salotto che sarebbe responsabile dei disastri di questi giorni rappresentano la cifra di questo personaggio grottesco, ignorante e pericoloso che non sa assumere le proprie responsabilità rispetto alla situazione drammatica in cui è questo disgraziato paese. In Veneto peraltro la Lega è al governo della Regione da diversi decenni... La miseria politica e culturale del "sovranismo" salviniano rispetto alla questione ambientale e ai cambiamenti climatici è palese: non esiste una soluzione dei cambiamenti climatici a livello di ciascuna nazione. La questione ambientale è il banco di prova della miseria della proposta politica dei leghisti che vorrebbe isolare l'Italia rispetto a problemi che possono trovare soluzione solo a livello di politiche energetiche, produttive e di gestione del territorio transnazionali la cui scala minima è la Regione Europa... Per affrontare questi problemi sono necessarie scelte coordinate a livello internazionale, la propaganda cialtrona come quella di Salvini è solo una intollerabile perdita di tempo. Editor ( Gino Rubini )

Autore: Bruno Giorgini 

Fonte: Inchiestaonline

 

Il riscaldamento globale non solo è in atto, ma galoppa tanto che persino Trump se ne è accorto. E sembra andare più svelto di quanto i modelli abbiano fin qui raccontato e previsto. L’aumento della temperatura (che altro non è se non l’energia cinetica media delle molecole di gas) da’ luogo a venti turbinosi e spesso imprevedibili, che tra l’altro alzano onde di marea impressionanti e poi gli tsunami diventano sempre più frequenti spazzando le coste, e poi l’aumento delle temperatura dei mari produce evaporazione delle acque che sale a formare nuvole sempre più gigantesche, e poi queste nuvole si scaricano con piogge torrenziali, e poi le piogge diventano acide distruggendo flora e fauna, e poi la banchisa polare si scioglie – questa estate al polo le temperature hanno oscillato tra 30 e 34 gradi, un caldo mai visto – aumentando il livello delle acque, e poi molte specie muoiono andando prossime all’estinzione e poi là dove c’era erba verde e alberi si fa il deserto, e poi le carestie si moltiplicano, e poi milioni di persone migrano, e poi il mondo si dissemina di guerre e poi i ghiacciai raggrinziscono eccetera eccetera.

Tutto questo groviglio s’annoda, s’ingrossa, s’ amplifica e moltiplica di giorno in giorno mentre l’umanità per ora appare parecchio claudicante a farvi fronte. Anzi qualcuno ci specula e guadagna masse enormi di danaro lucrando su fame, malattie nuove e vecchie, rapine finanziarie, commerci di armi e droga a tonnellate (migliaia), illegalità e violenze, mostruose diseguaglianze, schiavitù delle forze di lavoro, calpestando diritti e libertà individuali quanto collettivi. Fino in Europa questo avviene, e giova tenerlo a mente. Quindi che fare, se fare qualcosa è ancora possibile, almeno per contenere le soglie critiche dentro un quadro di sostenibilità – un aumento che non vada oltre un grado e mezzo ci dice l’ultimo rapporto del gruppo internazionale IPCC (ottobre 2018). Sembrerebbe una causa comune per l’intera umanità, eppure stenta a assumere una dimensione globale capace di permeare l’intera vita associata della specie homo. Per esempio gli accordi tra gli stati, come l’ultimo siglato a Parigi per limitare le emissioni di gas serra, recentemente denunciato da Trump che se ne è tirato fuori, oltre a non coinvolgere tutti i paesi, faticano a essere applicati, trovandosi spesso scappatoie per non rispettare oggi le regole appena definite ieri. Su questo piano soltanto una pressione continua e massiva dell’opinione pubblica può, potrebbe, in qualche modo sollecitare maggiore impegno e celerità di esecuzione, perché a poco servirà chiudere la stalla dopo che i buoi siano scappati.

...continua a leggere "Evoluzione umana e cambiamento climatico"

 

Ringraziamo la Dott.ssa Miriam Levi per questa presentazione dell'articolo che riporta i dati della ricerca sul fenomeno della disidratazione tra i lavoratori nella stagione estiva addirittura ancor prima d'iniziare il lavoro...  editor

La rivista scientifica PLOS ONE ha recentemente pubblicato un articolo condotto nell’ambito di “Heat-Shield", un progetto finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del Programma Quadro Europeo per la Ricerca e l'Innovazione Horizon 2020, coordinato dall’Università di Copenaghen, al quale partecipano 20 gruppi di ricerca appartenenti a 11 Paesi Europei, Italia inclusa, e dedicato alla salvaguardia della salute dei lavoratori e alla garanzia della produttività nelle mutate condizioni meteo-climatiche in conseguenza al fenomeno del riscaldamento globale. Il titolo dell’articolo è “High prevalence of hypohydration in occupations with heat stress—Perspectives for performance in combined cognitive and motor tasks", ed è stato condotto in quattro Paesi dell’UE (Danimarca, Cipro, Grecia e Spagna) con l’obiettivo di valutare la prevalenza dello stato di disidratazione nei luoghi di lavoro e il possibile impatto dello stato di disidratazione sulle capacità motorie e sulle funzioni cognitive in situazioni di stress termico moderato o elevato, mediante il monitoraggio dei parametri fisiologici e l’utilizzo di test standardizzati. Allo studio hanno partecipato 139 lavoratori impiegati in cinque settori occupazionali - manifatturiero, agricolo, edile, turistico e polizia. Ben 7 lavoratori su 10 erano già disidratati al mattino, ancora prima dell’inizio dell’attività lavorativa. I ricercatori hanno osservato che quando i lavoratori erano in condizioni di disidratazione le prestazioni motorie si riducevano e anche le funzioni cognitive risultavano compromesse. In situazioni di stress termico, si possono verificare danni alla salute, malattie da calore o infortuni sul lavoro, e anche avere effetti sulla produttività. Le previsioni dicono che condizioni di disagio da caldo intenso e persistente saranno sempre più frequenti. È pertanto cruciale adottare fin da adesso strategie di adattamento e soluzioni tecnologiche innovative per migliorare la resilienza dei lavoratori agli effetti del caldo.

Maggiori informazioni sul Progetto HEAT-SHIELD sono disponibili al link: https://www.heat-shield.eu/

Maggiori informazioni sull’articolo pubblicato sulla rivista scientifica PLOS ONE sono disponibili al link: https://nexs.ku.dk/english/news/2018/european-workers-fail-to-maintain-water-balance/

fonte Ambienteinforma-sinpa

Entro ottobre il nuovo rapporto IPCC, il panel di scienziati che per conto delle Nazioni Unite segue le vicende dei cambiamenti climatici, sarà pronto.
Un articolo di Micron evidenzia, comunque che, anche per combattere il cambiamento climatico occorrono strumenti sostenibili, ecologicamente e socialmente.

Lo avevano chiesto a Parigi nel dicembre 2015 i rappresentanti dei governi di tutto il mondo. Ora l’IPCC, il panel di scienziati che per conto delle Nazioni Unite segue le vicende dei cambiamenti climatici è pronto. Ed entro il prossimo mese di ottobre rilascerà un rapporto, ci si augura molto dettagliato, su come fare a mantenere l’aumento della temperatura media del pianeta ben al di sotto dei 2°C rispetto all’era preindustriale e, possibilmente, non superare il livello di 1,5°.

A beneficio di inventario, occorre ricordare che la temperatura è già aumentata di un grado rispetto a duecento anni fa. I margini per un ulteriore aumento senza (troppi) danni è davvero minimo. E gli scienziati dell’Intergovernmental Panel on Climate Change avranno da studiare molto per trovare le migliori strategie di prevenzione del cambiamento del clima. Tra queste ci sono, certamente, le “negative emissions technologies”, letteralmente le tecnologie a emissione negativa. Si tratta, in altre parole di strumenti, di diversa natura, che non solo non emettono gas serra, ma li assorbono, sottraendoli all’atmosfera e/o agli oceani.

Ma non tutte le strategie, anche se si dimostrassero efficaci, a iniziare proprio dalle “negative emissions technologies”, sono desiderabili. Mette infatti (giustamente) le mani avanti Dominic Lenzi, un ricercatore del Mercator Research Institute on Global Commons and Climate Change di Berlino, che con un gruppo di colleghi ha scritto un commento o, se volete un avvertimento, sulla rivista scientifica inglese Nature.

Attenzione: prima di consigliare e, soprattutto, di implementare nuove tecnologie – siano esse a emissione negativa o semplicemente carbon free – occorre una sorta di valutazione etica, che tenga conto sia delle possibili conseguenze ambientali che di quelle sociali.

Detto in altri termini: non si può prevenire un evento non desiderato con strumenti non desiderabili. Anche per combattere il cambiamento climatico occorrono strumenti sostenibili, ecologicamente e socialmente. ...continua a leggere "Clima: la cura non sia peggiore del male"

Fonte Sbilanciamoci 

Autore : Mario Agostinelli

 

 

Ogni minuto 20 persone nel mondo abbandonano le proprie case. Ormai tutti sanno che la Terra è malata, ma la pretesa irrinunciabilità di certi stili di vita votati al neoliberismo spinge al “si salvi chi può”, all’accettazione delle diseguaglianze, al razzismo, al rifugio in una realtà virtuale e solipsistica.

XXI SECOLO: CHI CI SALVA DAL NEGAZIONISMO?

I dati sulle migrazioni sono impressionanti: il Pianeta è sempre più privo di spazi per abitare e sopravvivere decentemente. Nel 2015 in totale, il numero di persone che ha richiesto l’intervento dell’Unhcr ammontava a almeno 35.833.400. Ma, soprattutto per quanto riguarda le stime degli internally displaced o degli apolidi, si deve tenere in considerazione che non tutti gli Stati mettono a disposizione le proprie statistiche. L’esplosione è in atto: a metà 2018 stiamo assistendo ai più elevati livelli di migrazione mai registrati: 65.6 milioni di persone in tutto il mondo, un numero senza precedenti, sono state costrette a fuggire dal proprio Paese. Di queste, circa 22.5 milioni sono rifugiati, più della metà dei quali di età inferiore ai 18 anni. Ci sono inoltre 10 milioni di persone apolidi cui sono stati negati una nazionalità e l’accesso a diritti fondamentali quali istruzione, salute, lavoro e libertà di movimento. Un mondo in cui circa 20 persone sono costrette ad abbandonare le proprie case ogni minuto a causa di conflitti o persecuzioni e a mutamenti ambientali che rendono progressivamente inospitali i luoghi prima abitati, in cui si attuano respingimenti, vengono permanentemente gestite guerre asimmetriche di totale devastazione, applicata la tortura e attuate omissioni di soccorso, tollera senza scandalo l’esistenza di una complicità criminale.

Una civiltà incapace di risolvere i problemi posti dal suo funzionamento prevede la guerra e la decadenza proprio in quanto considera un problema l’essere umano e quel che lo circonda. Siamo ridotti ad un quadro desolante in cui le emergenze non sono nominate per quel che sono, mentre la grancassa strepita all’insegna della “fine della crisi” con un inattendibile aumento del potere di acquisto, la riduzione del rapporto /feticcio tra debito e PIL e – a conforto – l’immancabile, odioso e – a dire degli insofferenti “padroni a casa mia – inoppugnabile abbandono dei profughi che minaccerebbero le coste, le plaghe e financo la smarrita integrità di quelle civiltà “sovrane”, che nel tempo passato non si sono mai sognate di chieder il permesso di varcare confini altrui.

Nessuno tra i grandi e piccoli mezzi di comunicazione di massa, TV, giornali, siti web, cerca di riprendere in testa i fili di un ragionamento incentrato sul reale, sulla drammaticità della condizione generale: sociale, ambientale ed economica, che declina sempre più in peggio riguardo la giustizia sociale e si preclude un’inversione di tendenza per la rigenerazione del mondo naturale. La paura della paura viene amplificata a bella posta, suscitando tra i cittadini una rimozione più che una vera impressione di protezione rispetto agli spettri evocati, anche perché l’interesse personale immediato, i desideri quotidiani inconfessati, la brama di carriera e potere si manifestano sotto l’aspetto di una mentalità servile che domina i potenti, che si chiude su se stessa, simulando con volgarità un interesse sociale e motivi umanitari a difesa del proprio gruppo. La profondità del presente così artefatto si contrappone all’eterno presente di cui molti parlano e che non è altro che una versione della “falsa infinità” come celiava Hegel. Ossia, la situazione in cui a qualcosa si aggiunge continuamente qualcos’altro di nuovo il quale, sul momento, sembra delineare un mutamento, offrire nuove opportunità, nuove vie da percorrere, ma che in realtà non fa che ricalcare, anzi, scavare più in profondità il solco irreversibile in cui l’umanità si è incanalata e che, così come ci indica oggi innanzitutto la climatologia, potrebbe condurci a disastri immani.

Tutto sta accadendo molto rapidamente e i primi decenni del XXI secolo, inscritti nel nome del neoliberismo, appaiono molto diversi dalle analisi e dalle previsioni compiute verso il termine del millennio scorso. Ovunque si procede alla riduzione dello stato so­ciale, delle tasse e della relativa fornitura di beni pubblici, attraverso la deregolamentazione di molti aspetti della produzione capitalistica e dei mercati. E avanza la resa di fronte ai privati di risorse non commerciabili. La minaccia di un tale ininterrotto successo di un capitalismo in trasformazione, insieme ad una serie di cambiamenti tecnologici e de­mografici, ha frammentato e indebolito il movimento dei lavoratori, rendendolo meno capace di re­sistere e di realizzare una mobilitazione politica all’altezza dell’attacco sferrato.

Forse una delle cause del declino della lotta all’ingiustizia all’interno della democrazia sociale è proprio il decadimento della militanza del lavoro nella resistenza al capitalismo. E questo è particolarmente avvenuto in Europa, anche se non è stata altrettanto arrendevole la reazione negli altri continenti. E questo spiega in parte la novità espressa da un pontefice venuto dalla periferia del globo, ben informato di pratiche alterna­tive an­corate ai movimenti sociali che continuano a sostenere anche dopo i Forum Mondiali oggi in ritirata che “un altro mondo è possibile”: come quelle dell’economia socia­le e solidale, come quelle del movimento contadino dei Sem Terra in Brasile, dell’occupazione di terre non utilizzate (fino al sequestro delle nostre piaghe mafiose), della costruzione di forme alternative di strutture economiche, di conservazione dei beni comuni e, soprattutto, della percezione diffusa della fragilità della natura e della invalicabile e limitatissima finestra energetica in cui si può riprodurre la vita nella biosfera terrestre.

Il fatto è che il neoliberalismo è un’ideologia, sostenuta da potenti forze politiche, da mezzi finanziari, dal lavoro di think tank e università, piuttosto che una analisi scientificamente accurata dei limiti effettivi che affrontiamo per rendere il mondo un posto miglio­re. E si avvale di un formidabile sistema di propaganda, convinzione, attrazione e, contemporaneamente, come vedremo, del più irriducibile negazionismo rispetto al rapporto distorto tra natura e produzione e consumo del genere umano. Al successo di questa azione di pressante proselitismo concorre la torsione evidente in favore della concentrazione di potere nelle sedi occulte dei gruppi multinazionali e delle espressioni dei loro centri di potere, che decidono direttamente ormai la politica a dimensione sovranazionale. L’elezione di Trump, assai più di Parigi 2015, val bene una messa…

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