Sicurezza sul lavoro, cambiamento climatico e rischio calore

Autore : Maurizio Mazzetti

Fonte: ilmanifestoinrete.it  che ringraziamo 

 

 

Nonostante i negazionisti, (nonché i “riduzionisti” o gli “altrocausalisti” del suo impatto, perché negarlo è impossibile) il cambiamento climatico con la sua continua crescita delle temperature prosegue; mi limito a citare il progetto europeo Copernicus il quale ci dice che giugno 2024 è il 13° mese consecutivo più caldo di sempre a livello globale.  Agli effetti globali (ondate di calore, rischio per la produzione agricola, scarsità di risorse idriche, intensità e frequenza inondazioni, innalzamento del livello dei mari, perdita di biodiversità, diffusione di organismi, compresi virus, in ambienti diversi da quelli originari ecc.) si aggiungono ovviamente effetti diretti sulle attività lavorative. Quelle svolte all’aperto, per le quali al calore si aggiunge l’effetto delle radiazioni solari; ma non solo, perché anche nelle attività produttive che si svolgono al chiuso mantenere temperature (e umidità) adeguate – il cosiddetto microclima – non è facile, anche dal punto di vista meramente tecnico. Ma dobbiamo essere consapevoli che sui luoghi di lavoro occorre attrezzarsi in maniera non episodica perché il rischio calore è ingravescente e tale sembra destinato a restare per un pezzo. Non ho trovato statistiche apposite per il lavoro, ma il fisico premio Nobel Giorgio Parisi, qualche giorno fa, in una intervista stimava un totale di 20.000 morti l’anno in più per il maggior calore.

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La Regione Lazio vieta il lavoro nelle giornate di massimo calore in alcuni settori.

 

Fonte SNOP.IT che ringraziamo

Si tratta forse del primo provvedimento di questa natura volto a tutelare la salute dei lavoratori nelle situazioni di esposizione a caldo eccessivo in lavori nel settore agricolo e nei cantieri edili. È da segnalare, qui, che la Regione con un proprio provvedimento interviene nell’ambito della salute pubblica (cui la salute sul lavoro appartiene in toto), offrendo un margine entro cui vanno comunque adottate le misure di prevenzione specifiche della tutela a livello aziendale.

La Regione ha deciso di vietare le attività lavorative all’aperto dalle ore 12.30 alle 16, con efficacia immediata fino al 31 agosto 2024, nei giorni in cui il rischio di esposizione al sole con attività fisica intensa sia considerato “alto”. L’ordinanza vieta ogni attività lavorativa nei settori agricolo, florovivaistico e nei cantieri edili, nelle giornate “in cui la mappa del rischio indicata sul sito https://www.worklimate.it/scelta-mappa/sole-attivita-fisica-alta/

riferita a: “lavoratori esposti al sole” con “attività fisica intensa” ore 12:00, segnali un livello di rischio “ALTO.

Il Governatore sostiene che si tratta di “una delle tante iniziative, oltre all’aumento dei tecnici SPRESAL nelle Asl territoriali, per garantire e migliorare la qualità e la sicurezza nei luoghi di lavoro in tutto il territorio regionale”.

Nel momento in cui a livello nazionale viene approvata la riforma della cosiddetta “autonomia differenziata”, non si può non rilevare – accanto alla soddisfazione per un’azione di sicuro impatto di valenza locale – la preoccupazione per l’ennesima occasione persa al fine che gli interventi di prevenzione siano garantiti in maniera diffusa e omogenea sul territorio nazionale:  solo in Lazio, per ora, le Istituzioni ritengono inaccettabile l’esposizione lavorativa, comunque, in condizioni climatiche caratterizzate da calore estremo?

 

Ordinanza_Regione_Lazio_divieto.pdf

Troppo caldo per lavorare . L’impatto del clima sui lavoratori. Un video di Arte.tv

Segnaliamo un altro documentario di Arte.tv. Troppo caldo per lavorare. Un documentario ben fatto che fa capire quale sia l’impatto delle ondate di calore sui lavoratori. Sottotili in italiano 

Fonte Arte.tv 

Per vedere il Documentario clicca QUI 

 

La scheda di Arte.tv 

A causa del riscaldamento globale, sempre più lavoratori sono esposti al clima afoso, con conseguente allarmanti sulla loro salute. In alcune parti del mondo si registrano migliaia di morti premature, provocate dagli effetti del caldo durante le ore di lavoro, come nel caso dei migranti nei cantieri del Golfo Persico. La produttività stessa risente dell’aumento delle temperature, come in India, dove le sarte boccheggiano all’interno di baraccopoli simili a fornaci. Si stima che l’economia globale perda più di 2.000 miliardi di dollari ogni anno a causa delle ondate di calore. Dal Nord America al subcontinente indiano, passando per l’Europa, questa inchiesta mette in luce il preoccupante impatto del cambiamento climatico sul lavoro. Dando la parola a esperti; politici e membri di ONG, oltre che a diretti interessati impegnati sotto il sole cocente, il film evidenzia la necessità di ripensare i metodi di produzione, la legislazione (oggi praticamente inesistente) che regola le attività produttive in relazione al clima e nelle grandi città, per adattarsi alla nuova realtà e proteggere chi è in prima linea.

Regia Mikaël Lefrançois

Paese Francia

Anno 2023