“Codice della strage”, la sicurezza secondo Salvini

 

di Luca Martinelli 

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Ieri è entrata nel vivo alla Camera la discussione sulla riforma del Codice della strada, ribattezzato «codice della strage» da chi vede la pericolosità di questo disegno di legge che porta la firma del ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini. Si tratta di un insieme di interventi «la cui direzione fondamentalmente, che attraversa tutto il disegno di legge, è ridurre le limitazioni, i controlli e le multe per i veicoli a motore, restringendo invece le possibilità di intervento per i Comuni in favore degli utenti più vulnerabili, quindi pedoni, ciclisti e persone con disabilità», spiega al manifesto Andrea Colombo, consulente legale esperto di mobilità e sicurezza stradale, che collabora con la campagna «Codice della strage».

IL DDL PREVEDE DUE PARTI, una che va a modificare direttamente il Codice della strada vigente, con interventi diretti e immediatamente applicabili, l’altra che delega il governo a redigere un nuovo codice, con un’indicazione molto generale di principi indicativi della direzione presa. «Se da un lato si inaspriscono le pene, dall’altro si prevede la possibilità di aumentare i limiti di velocità e si frena l’uso degli autovelox, oltre a togliere la possibilità ai comuni di creare Zone a traffico limitato (Ztl) e piste ciclabili nelle città».

L’ottica è molto spostata sulle repressione, «mentre si agisce molto meno sulla prevenzione, addirittura allentando le norme sui limiti di velocità, una parte che c’è nella delega, o prevedendo una diminuzione delle multe, sia per limiti di velocità sia per l’accesso abusivo nelle Ztl o nelle aree pedonali» sottolinea Colombo.

In particolare, la riforma renderebbe i controlli più difficili per velocità, sosta abusiva e guida distratta: si rende più complicata e limitata la possibilità di installare e usare gli autovelox fissi, mobili e in movimento (benché già omologati) per far rispettare i limiti di velocità; viene eliminata la possibilità di controllare e sanzionare con telecamere e senza contestazione immediata le infrazioni in materia di sosta e di segnaletica in generale; e anche se la riforma inasprisce le sanzioni per chi guida al telefono, non offre alcuna possibilità reale di controllo, perché non prevede di accertare e sanzionare la guida distratta anche con strumenti digitali, come già avviene in altri Paesi europei.

LA MOBILITÀ, PERÒ, non è solo auto, e tra i nemici di Salvini è risaputo ci sono i ciclisti e i sindaci che immaginano di limitare la velocità locale. Ecco allora un provvedimento che rende le strade ciclabili meno sicure: viene tolta la possibilità di renderle visibili anche con segnaletica orizzontale (come i simboli «30», auto e bici sulla sede stradale), cancellato anche l’obbligo per gli automobilisti di dare la precedenza ai ciclisti sostituito da un generico e inapplicabile obbligo di «prestare attenzione». Annullato anche l’obbligo di sorpasso ad almeno una distanza di 1,5 metri dai ciclisti. Ciclisti che potrebbero essere obbligati (è uno dei contenuti della delega) a casco, targa e giubbotto riflettente.

TUTTO QUESTO NON PARE tener conto che in Italia c’è un grande problema di sicurezza stradale: nel 2022 si sono verificati 165.889 collisioni stradali (454 al giorno) che hanno comportato 223.475 feriti (612 al giorno) e 3.159 vittime (9 al giorno).

Le principali cause di scontro stradale sono la distrazione (15%), il mancato rispetto della precedenza (13,7%) e l’eccesso di velocità (9,3%). Salvini ieri ha pensato bene di accompagnare il ddl in aula facendo la voce grossa contro il Comune di Bologna, a cui ha chiesto formalmente di indicare come intende adeguarsi alla direttiva emanata dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sulle deroghe al limite di 50 chilometri orari nei centri urbani.

Lo scontro era esploso quando la giunta guidata da Matteo Lepore aveva deciso di estendere a tutte le strade comunali il limite di 30 chilometri orari. Secondo Salvini però il tetto alla velocità non può essere generalizzato e si appella all’esigenza di «garantire uniformità di comportamenti sull’intero territorio nazionale ai fini della sicurezza della circolazione stradale». Il mondo al contrario.

OGGI ALLA CAMERA dovrebbe essere il giorno delle votazioni finali sul ddl, che poi passerà al senato. Alle 12 è prevista una conferenza stampa del Partito democratico, con la segretaria Elly Schlein, il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, e la capogruppo alla Camera, Chiara Braga. Intanto, 30 organizzazioni internazionali, tra cui il Consiglio Europeo per la Sicurezza dei Trasporti, hanno espresso forte preoccupazione per il nuovo Codice della strada italiano.

Questo articolo è stato pubblicato su il manifesto il 13 marzo 2024