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Fonte Arpat 

Il nuovo geoportale INSPIRE

Il portale ridisegnato è uno sportello unico per le autorità pubbliche, le imprese e i cittadini per scoprire, accedere e utilizzare i set di dati relativi all'ambiente in Europa.

Tutti i paesi dell'UE producono e utilizzano dati geospaziali, ad esempio relativi ad acqua sotterranea, reti di trasporto, popolazione, uso del suolo e temperatura dell'aria. Le minacce per l'ambiente, le questioni relative alla sua protezione o le situazioni di crisi non si fermano ai confini nazionali o regionali.

Per questo, le autorità pubbliche devono essere in grado di accedere e confrontare facilmente i dati geospaziali al di là dei confini. L'infrastruttura dati INSPIRE consente la condivisione di tali dati tra le autorità pubbliche e facilita l'accesso pubblico alle informazioni spaziali in tutta Europa.

Il nuovo geoportale fornisce una panoramica della disponibilità dei set di dati INSPIRE per paese e area tematica e rende i dati disponibili e pronti all'uso in una vasta gamma di applicazioni.

Il geoportale si basa sui metadati regolarmente raccolti dai (attualmente 36) cataloghi di dati nazionali ufficialmente registrati degli Stati membri dell'UE e dei paesi EFTA.

Il Geoportale è sviluppato dal JRC con il supporto della Direzione generale per l'Ambiente della Commissione europea, Eurostat e l'Agenzia europea per l'ambiente. Il JRC Geoportal Team lavora costantemente per migliorare il Geoportale e aggiungerà ulteriori "viste tematiche" e funzionalità basate sulla domanda degli utenti emergenti. Gli utenti sono invitati a fornire qualsiasi feedback relativo alla funzionalità e alla disponibilità dei dati.

FONTE : DISEGUAGLIANZEDISALUTE

Durante le ultime decadi in Italia si è visto un progressivo miglioramento delle condizioni di salute e livelli di disuguaglianze sociali che risultano meno pronunciati rispetto ad altri paesi Europei.

Eppure, le medie mascherano l’esistenza di differenze sistematiche: le persone più abbienti stanno meglio, si ammalano di meno e vivono più a lungo.Guardando al periodo 2012-2014, ultimi dati disponibili a livello nazionale, i maschi italiani di 30 anni laureati potevano sperare di vivere 3 anni in più rispetto a coloro che avevano conseguito al massimo il titolo della scuola dell’obbligo, mentre tra le donne laureate il vantaggio sulle meno istruite era di un anno e mezzo.

Allo stesso modo, le regioni italiane più povere mostrano indicatori di salute meno favorevoli. Il Sud e le Isole presentano un’aspettativa di vita più sfavorevole in tutte le fasce di istruzione. Analoghe differenze nella speranza di vita erano già state rilevate in molte realtà locali da precedenti studi longitudinali: a Torino, ad esempio, un uomo che attraversa la città, dalla collina alto borghese (a elevato reddito) alla barriera operaia nel nordovest (a basso reddito), vede ridursi l’aspettativa di vita di 6 mesi per ogni chilometro percorso. Tali differenze sono socialmente determinate e pertanto, evitabili.

Nel tentativo di ridurre l’intensità e l’impatto delle disuguaglianze, sono stati predisposti nel corso degli anni alcuni importanti atti di programmazione sanitaria, in linea con le indicazioni dell’Unione Europea:

1) il Quadro strategico nazionale 2007-2013 che ha definito gli indirizzi programmatici per l’utilizzo dei Fondi strutturali europei, sottolineando la necessità di orientare gli investimenti anche sugli aspetti di salute soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno;

2) il programma nazionale Guadagnare salute – Rendere facili le scelte salutari, coordinato dal Ministero della Salute, che ha riconosciuto l’importanza delle politiche non sanitarie nel contrasto alle disuguaglianze di salute;

3) la strategia Salute in tutte le politiche, sancita nella Conferenza inter-ministeriale di Roma del 2006, ha riconosciuto l’importanza di adottare in tutte le politiche non sanitarie procedure di valutazione d’impatto sanitario attente ai soggetti più vulnerabili. Inoltre, l’Italia ha partecipato, con propri casi studio, tramite l’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali, alla Joint Action “Equity Action”, promossa dalla Commissione europea per accompagnare gli Stati membri nella valutazione dell’impatto delle politiche sulle disuguaglianze di salute. ...continua a leggere "Ridurre e contrastare le disuguaglianze di salute in Italia: le tappe di un percorso iniziato più di dieci anni fa"

La maggior parte delle persone in Europa ha un accesso adeguato all’acqua potabile di alta qualità. Secondo la relazione redatta dall’Agenzia europea dell’ambiente (2016), più del 98,5% dei test effettuati sui campioni di acqua potabile, eseguiti tra il 2011 e il 2013, rispetta gli standard dell’Unione europea.

La direttiva sull’acqua potabile dell’Unione europea ha imposto degli standard qualitativi minimi per l’acqua destinata al consumo umano (da bere, per cucinare o per altri usi domestici), così da proteggerci dalla contaminazione.

>>> L'ARTICOLO PROSEGUE ALLA FONTE SUL SITO DEL PARLAMENTO EUROPEO 

FONTE AMBIENTEINFORMA

Nella Sala del Cenacolo presso il Senato a Roma il secondo evento preparatorio verso la Conferenza nazionale Snpa 2019. Un confronto con il think tank nel suo 50 anniversario su dati, conoscenza ambientale, prospettive future.

E’ possibile intraprendere la strada della sostenibilità con una popolazione, un impatto ambientale e un degrado sociale in crescita? Grazie alla disponibilità di dati e statistiche ambientali, il Club di Roma ha elaborato scenari al 2030 e 2050 rispetto ai 17 obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Le proiezioni mostrano come, proseguendo nell’attuale situazione, Usa ed Europa non raggiungeranno gli obiettivi, mentre la Cina, partita dal basso, tenderà a centrarne molti più di quelli odierni.

La produzione di dati e statistiche ambientali è una delle principali attività del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente e consente di monitorare la situazione ambientale in Italia. In preparazione alla Conferenza nazionale SNPA del febbraio 2019, il Sistema ha organizzato a Roma il 19 ottobre, presso il Senato, un momento di confronto con chi questa conoscenza ambientale la mette a frutto per delineare scenari globali. L’occasione è stata il 50° anniversario del Club di Roma, il think tank fondato da Aurelio Peccei, che a distanza di mezzo secolo lancia un nuovo allarme sulla sostenibilità del nostro pianeta.

Gli scenari descritti nel volume “Come on!” mostrano una crisi ambientale strettamente connessa a quella sociale, politica, economica e morale. Sistemi economici stretti dai dettami della finanza, guerre e lotte intestine, povertà, disoccupazione e migrazioni di massa: tutto concorre ad aggravare le disuguaglianze e gli squilibri ecologici, lasciando milioni di persone in uno stato di paura e di disperazione.

Come descritto da Ernst Ulrich von Weizsäcker, co-presidente del Club di Roma, siamo passati in poco tempo da un mondo “vuoto” ricco di natura e con scarsa presenza umana, ad uno “pieno” povero di biodiversità e straripante di esseri umani, prodotti tecnologici e rifiuti. A partire dalla metà del secolo scorso, è iniziata la cosiddetta “grande accelerazione” (the great acceleration), che ha portato il mondo ad un incremento continuo e straordinario  del numero di esseri umani, allo sfruttamento energetico, alla crescita delle aree urbane, dei veicoli, dell’uso dell’acqua, alla deforestazione e alla  perdita di suolo. Nonostante i grandi progressi scientifici dell’umanità, non sappiamo come potrebbe reagire il pianeta se supereremo quella soglia critica oltre la quale si possono innestare effetti devastanti.

Cinque sono le azioni urgenti da mettere in campo, secondo Jorgen Randers, accademico norvegese tra gli autori di “The limits to Grow” nel 1972. Smettere di usare combustibili fossili entro il 2050, trasformare in modo sostenibile l’agricoltura, combattere la povertà utilizzando il metodo cinese – ad oggi il più efficace in base ai dati empirici, operare una ridistribuzione del reddito (basterebbe utilizzare l’1-2% del Pil globale), così che l’aumento del benessere produca una riduzione della fertilità anche nei paesi in via di sviluppo.

Molte delle sfide ambientali si giocano nei paesi in via di sviluppo e, come ha sottolineato Anders Wijkman, politico svedese co-presidente del Club di Roma, è interessante quanto sta facendo l’Italia con accordi di partnership  per aiutare alcuni paesi del sud del mondo a tagliare le emissioni. Necessaria una rivoluzione in molti settori, dai combustibili fossili all’agricoltura.

Il Sistema nazionale per la Protezione dell’Ambiente è convinto sia urgente operare una riflessione sullo sviluppo sostenibile del nostro Paese, inserito nel contesto europeo e mondiale, a partire dagli scenari globali descritti in “Come on!”.

Prossimo appuntamento preparatorio verso la Conferenza nazionale Snpa è a Palermo il 5 e 6 dicembre 2018 per parlare di servizi ai cittadini, livelli essenziali di tutela e sfide ambientali del Mezzogiorno.

FONTE ENN

 

L'inquinamento atmosferico può avere un "enorme" effetto negativo sull'intelligenza cognitiva - specialmente tra gli uomini più anziani - secondo uno studio pubblicato lo scorso agosto.

La ricerca è una delle prime nel suo genere a concentrarsi sui  legami tra inquinamento atmosferico e cognizione negli anziani . È stato intrapreso dagli scienziati dell'Università di Pechino a Pechino, in Cina e dalla Yale University negli Stati Uniti ed è stato pubblicato negli Atti della   rivista National Academy of Sciences . In particolare, ha rilevato che l'esposizione a lungo termine all'inquinamento atmosferico può ostacolare le prestazioni cognitive complessive.

Il set di campioni dei ricercatori  comprendeva un panel di oltre 25.000 persone in 162 contee scelte a caso in Cina. Lo studio è stato anche basato su letture giornaliere di tre inquinanti atmosferici, vale a dire anidride solforosa (SO2), biossido di azoto (NO2) e particolato inferiore a 10 micrometri (PM10) in cui vivevano i partecipanti.

Maggiori informazioni su UN Environment

fonte Ambienteinforma-sinpa

Entro ottobre il nuovo rapporto IPCC, il panel di scienziati che per conto delle Nazioni Unite segue le vicende dei cambiamenti climatici, sarà pronto.
Un articolo di Micron evidenzia, comunque che, anche per combattere il cambiamento climatico occorrono strumenti sostenibili, ecologicamente e socialmente.

Lo avevano chiesto a Parigi nel dicembre 2015 i rappresentanti dei governi di tutto il mondo. Ora l’IPCC, il panel di scienziati che per conto delle Nazioni Unite segue le vicende dei cambiamenti climatici è pronto. Ed entro il prossimo mese di ottobre rilascerà un rapporto, ci si augura molto dettagliato, su come fare a mantenere l’aumento della temperatura media del pianeta ben al di sotto dei 2°C rispetto all’era preindustriale e, possibilmente, non superare il livello di 1,5°.

A beneficio di inventario, occorre ricordare che la temperatura è già aumentata di un grado rispetto a duecento anni fa. I margini per un ulteriore aumento senza (troppi) danni è davvero minimo. E gli scienziati dell’Intergovernmental Panel on Climate Change avranno da studiare molto per trovare le migliori strategie di prevenzione del cambiamento del clima. Tra queste ci sono, certamente, le “negative emissions technologies”, letteralmente le tecnologie a emissione negativa. Si tratta, in altre parole di strumenti, di diversa natura, che non solo non emettono gas serra, ma li assorbono, sottraendoli all’atmosfera e/o agli oceani.

Ma non tutte le strategie, anche se si dimostrassero efficaci, a iniziare proprio dalle “negative emissions technologies”, sono desiderabili. Mette infatti (giustamente) le mani avanti Dominic Lenzi, un ricercatore del Mercator Research Institute on Global Commons and Climate Change di Berlino, che con un gruppo di colleghi ha scritto un commento o, se volete un avvertimento, sulla rivista scientifica inglese Nature.

Attenzione: prima di consigliare e, soprattutto, di implementare nuove tecnologie – siano esse a emissione negativa o semplicemente carbon free – occorre una sorta di valutazione etica, che tenga conto sia delle possibili conseguenze ambientali che di quelle sociali.

Detto in altri termini: non si può prevenire un evento non desiderato con strumenti non desiderabili. Anche per combattere il cambiamento climatico occorrono strumenti sostenibili, ecologicamente e socialmente. ...continua a leggere "Clima: la cura non sia peggiore del male"

FONTE AMBIENTEINFORMA-SNPA CHE RINGRAZIAMO 

Come avviene ormai ogni fine estate, anche nel 2018 la microalga unicellulare Ostreopsis ovata è giunta in fioritura lungo alcuni tratti della costa marchigiana, imponendo la chiusura degli stessi alla balneazione e per altre attività commerciali (raccolta mitili, vongole, ecc).

L’Ostreopsis d’altronde è presente ormai da diversi anni in Mediterraneo, comprese molte aree costiere italiane caratterizzate da fondali rocciosi.

Tale microalga è in grado di rilasciare, in caso di fioritura, una tossina identificata come ovatossina (simile alla palitossina, ma meno pericolosa per la salute umana). Le circostanze in grado di favorire la tossicità del bloom algale sono a tutt’oggi in fase di studio da parte di gruppi di ricerca internazionali: sono stati infatti segnalati episodi di tossicità con poche migliaia di cellule/litro, mentre fioriture con milioni di cellule/litro sono risultate innocue. L’inalazione di ovatossina e composti palitossina-simili prodotti dalla microalgae presenti nell’aerosol marino possono provocare fenomeni di intossicazione temporanei e rapidamente reversibili, come disturbi alle prime vie respiratorie e talvolta stati febbrili. Il contatto diretto invece può provocare congiuntiviti e dermatiti in bagnanti o persone che stazionano sulle spiagge durante intense fioriture. ...continua a leggere "L’alga Ostreopsis ovata lungo le coste marchigiane"