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Dall’Oms Europa un rapporto sulla salute delle popolazioni rifugiate e migranti

L’Ufficio europeo dell’Oms ha pubblicato il primo report sulla salute di migranti e rifugiati nei 53 Paesi della Regione dal titolo “Report on the health of refugees and migrants in the WHO European Region: no public health without refugee and migrant health”. Questo documento, che raccoglie e analizza le evidenze contenute in più di 13.000 documenti di letteratura a partire dal 2014, è stato realizzato in partnership con l’Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà (Inmp).

Nei 53 Paesi della Regione europea Oms ci sono circa 90,7 milioni di migranti internazionali, che rappresentano circa il 10% della popolazione (920 milioni). Un dato importante in termini di sanità pubblica se consideriamo che nei Paesi i sistemi sanitari vengono organizzati in maniera differente, soprattutto per le modalità di accesso ai servizi, di implementazione di strategie a livello regionale, e di raccomandazioni e politiche sanitarie, soprattutto per i migranti irregolari.

Questo rapporto intende creare evidenze per aiutare gli Stati membri dell’Oms Europa, e altri portatori di interesse sia nazionali che internazionali, a promuovere la salute dei rifugiati e dei migranti implementando quanto riportato nel “Strategy and Action Plan for Refugee and Migrant Health in the WHO European Region”. L’Oms ha pubblicato le 10 informazioni più rilevanti del documento.

  • È importante tutelare la salute di rifugiati e migranti per tre motivi: perché quello alla salute è un diritto fondamentale, perché migranti e rifugiati contribuiscono attivamente allo sviluppo dei Paesi ospitanti e di quelli nativi, e perché l’assistenza sanitaria è il modo migliore per salvare vite umane, tagliare costi sanitari e proteggere la salute delle popolazioni residenti.
  • Il numero di migranti viene spesso sovrastimato, in alcuni Paesi anche di tre/quattro volte rispetto ai dati reali. Infatti da decenni il volume di rifugiati e migranti rispetto alla popolazione totale è stabile al 3% del totale.
  • Migranti e rifugiati godono di buona salute ma possono essere esposti a vari rischi durante il viaggio o il soggiorno nei Paesi di destinazione a causa delle condizioni di vita, dei cambiamenti nel loro stile di vita e nell’alimentazione, e dello stress.
  • Rifugiati e migranti possono avere difficoltà ad accedere alle cure medicheper motivi molto eterogenei che comprendono il loro status legale, la presenza di barriere linguistiche e fenomeni di discriminazione.
  • Migranti e rifugiati sono meno esposti al rischio tumorale, eccetto per quello alla cervice. Tuttavia è più probabile che i tumori siano diagnosticati a uno stadio più avanzato portando a peggiori outcome rispetto a quelli della popolazione residente.
  • Sistemi sanitari scadenti nei Paesi d’origine, parallelamente a scarsi servizi igienici e utilizzo di acque contaminate durante il viaggio possono esporre le popolazioni migranti a infezioni, incluse quelle prevenibili da vaccino.
  • I disturbi post traumatici sembrano più frequenti tra rifugiati e richiedenti asilo rispetto alle popolazioni residenti. Vengono spesso riferiti anche altri problemi, come depressione e ansia, legati soprattutto alla lunghezza del processo di richiesta di protezione internazionale e alle difficili condizioni socio-economiche (come disoccupazione e isolamento sociale).
  • I lavoratori rappresentano il gruppo di migranti più ampio (nel 2015, circa il 12% di tutti i lavoratori della Regione era immigrato), tuttavia il rapporto evidenzia che gli uomini migranti nei luoghi di lavoro mostrano incidenti più frequentemente rispetto alla popolazione residente.
  • I minori non accompagnati sono un gruppo particolarmente vulnerabile e possono essere oggetto di rapimento e tratta di esseri umani per la vendita e lo sfruttamento.
  • È necessario rendere il sistema sanitario migrant-friendly, ovvero fornire cure di qualità e accessibili e protezione sociale per tutti i migranti, indipendentemente dal loro status giuridico; abbattere le barriere linguistiche e culturali; assicurare che gli operatori sanitari siano ben equipaggiati e con esperienza per diagnosticare e gestire infezioni e malattie comuni; lavorare meglio in diversi settori che si occupano della salute dei migranti; migliorare la raccolta di dati sulla salute dei rifugiati e dei migranti.

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