Il Decreto “Rafforzamento della disciplina in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro”

Primi appunti e … diverse  perplessità

Il Decreto si propone di semplificare una materia complessa con molti soggetti in campo.

Il primo aspetto che si avverte nella lettura di questo Decreto è  l’assenza totale di una ricerca e di una riflessione sulle cause profonde delle ragioni per cui la sequenza di incidenti gravi e mortali, tipici degli anni 50 del secolo scorso per le modalità con le quali avvengono, in gran parte evitabili, continuano ad accadere anche oggi, nel 2021. Ma su questo aspetto torneremo con un articolo specifico.

Nei fatti, oltre all’appesantimento delle sanzioni e delle misure interdittive, l’operazione proposta nel Decreto è l’accentramento del comando posto in capo all’Ispettorato nazionale del lavoro.

Da quanto risulta da diverse fonti la elaborazione del decreto dal quale dovrebbe scaturire un maggiore coordinamento degli Enti preposti alla vigilanza sarebbe avvenuta senza la consultazione delle Regioni e con l’assenza del Ministero della salute.

Le stesse assunzioni per rafforzare il sistema di vigilanza sono previste nella misura di 1024 unità destinate all’Ispettorato nazionale del Lavoro e il passaggio da 570 a 660 unità dei carabinieri preposti ai controlli in materia. Non conosciamo i requisiti delle figure professionali previste dai  futuri bandi di assunzione degli ispettori, temiamo che prevalgano le competenze giuridiche rispetto a quelle tecniche, sanitarie ed ergonomiche.


La mancanza di una concertazione nella elaborazione del decreto con le Regioni lascia scoperti ruoli, funzioni e quantità del personale da destinare alle attività di vigilanza e di assistenza dei Servizi di Medicina del Lavoro delle ASL. Si tenga conto che nel 2008 gli organici dei Servizi di Medicina del Lavoro della ASL erano oltre 5000, composti da professionisti competenti in diverse discipline, medici, ingegneri, tecnici della prevenzione, ecc
Ora , dopo i tagli ripetuti dalle diverse finanziarie e dall’utilizzo/trasferimento del personale in altre funzioni, gli addetti alla prevenzione in materia di sicurezza sul lavoro sono in numero ridotto a circa 2500 unità su scala nazionale.Per una stravagante eterogenesi dei fini un provvedimento che doveva rafforzare vigilanza e assistenza nei luoghi di lavoro a livello territoriale per contrastare l’epidemia tragica di incidenti sul lavoro rischia di trasformarsi in un intervento di ingegneria istituzionale che concentra sull’Ispettorato del lavoro nazionale programmazione e poteri decisionali in materia di vigilanza. In buona sostanza la funzione di questo decreto è ambivalente, da una parte potrebbe servire come operazione simbolica per dare una risposta “immagine” , immediata, rispetto alle pressioni dei sindacati per arginare l’epidemia di incidenti sul lavoro, dall’altra avviare un percorso di riconcentrazione nazionale dei poteri decisionali in materia di programmazione della vigilanza nei luoghi di lavoro e loro “trasferimento” dalla sanità al ministero del lavoro. Un cambiamento denso di significati e di preoccupanti interrogativi per chi si occupa di salute e sicurezza nel lavoro.

Gino Rubini, editor di Diario Prevenzione.

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