E’ sufficiente il green pass per uscire dalla pandemia ?

Il rumore di fondo di una polemica con toni sopra le righe e con uno stile di comunicazione più appropriato per le tifoserie avversarie in un campo di calcio sta attraversando il paese. La questione riguarda l’utilizzo del green pass come strumento di gestione degli accessi ai luoghi pubblici, sui mezzi di trasporto, nei luoghi di lavoro.
Alla data del 24 agosto 2021 36.655.212 , il 67,87 % della popolazione over 12 ha completato il ciclo vaccinale. A fine settembre si dovrebbe raggiungere la quota del 80% della popolazione vaccinata in modo completo, secondo le dichiarazioni del generale Figliuolo. Questi sono dati certi che dimostrano che la maggioranza della popolazione italiana ha scelto di vaccinarsi. Permane una fascia di popolazione che per convinzione ideologica ( no vax ) o per superstiziosa ignoranza è restia a farsi vaccinare.

L’unica soluzione ragionevole in una situazione del genere e’ quella di proporre e approvare rapidamente una norma di sanità pubblica che obblighi i cittadini a vaccinarsi come unica misura certa ed efficace, al momento, di prevenzione rispetto alla diffusione dei contagi corona. Questo è il nodo da affrontare, il problema vero di cui discutere e decidere.

Invece si registrano ancora una volta le difficoltà della politica, dei decisori politici a prendere una decisione diretta: far votare al Parlamento una norma che obblighi alla vaccinazione anti Covid 19 tutta la popolazione superiore ai 12 anni.Per non affrontare questo problema si ricorre ancora una volta a sovraccaricare lo strumento del green pass di valenze e di funzioni inappropriate.Il green pass potrebbe essere un efficace strumento di monitoraggio e controllo se integrato ad una legge che obblighi alla vaccinazione. Le polemiche sulle misure coercitive agite tramite l’uso del green pass mostrano tutta la debolezza dell’impianto di politica di sanità pubblica del governo.Non si ha la forza e/o il coraggio politico di scegliere la norma che obblighi alla vaccinazione e si ricorre ad uno strumento di monitoraggio e controllo per fare pressione sui cittadini perchè si vaccinino. Lo Stato si rapporta coi cittadini con un doppio messaggio: ….la vaccinazione non è un obbligo, fate quello che volete, però se non vi vaccinate non sarete più cittadini ma dei paria …. E’ palese, per chi sa di psicologia, che la relazione “stato cittadino” che si realizzi con una comunicazione fondata sul doppio messaggio è destinata al fallimento, alla perdita di credibilità e autorevolezza del soggetto istituzionale, lo stato. Il tentativo maldestro di scaricare sulle parti sociali la gestione del green pass rappresenta l’apoteosi di questa debolezza della politica, Governo e Parlamento, ad affrontare immediatamente la questione nodale: la legge sull’obbligo vaccinale. I media hanno esasperato questi toni da tifoseria per cui chi critica i limiti dello strumento green pass proprio per chiedere una legge che obblighi alla vaccinazione viene dipinto come novax o peggio. Il green pass viene esaltato come strumento non di sanità pubblica ma di “sicurezza”. Sicurezza di che ? Quale sicurezza rappresenta un green pass temporaneo rilasciato dopo un tampone negativo svolto nelle 48 ore precedenti ?
Bisogna concentrarsi nel tempo più rapido possibile perchè sia presentata e approvata una norma che obblighi i cittadini italiani a vaccinarsi, il resto è rumore di fondo. Non esistono soluzioni facili e semplici per problemi complessi.

Gino Rubini, editor di Diario Prevenzione

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