Cronache da Berlino di Franco Di Giangirolamo – 19 aprile 2021

Street Photo Berlin by  gierre 2020

FREDDO APRILE BERLINESE

La XVI settimana dell’anno che si avvia conferma che quello del 2021 sarà l’Aprile più freddo degli ultimi trenta anni e che si tratterà dei sette giorni (probabilmente) più importanti dell’anno.
A Berlino un clima autunnale e una certa “stanchezza“ sociale, derivante dall’imperversare incessante della pandemia, era stato riscaldato dalla ripresa delle attività scolastiche e da una decisione della Corte Costituzionale Federale che ha portato in piazza, per una grande e semispontanea manifestazione migliaia di affittuari, con relativi scontri con la polizia e violenze di prammatica.


Per dirla in due parole, la legge che il Senato berlinese aveva approvato il 23.2.2020 e che definiva, tra l’altro,un tetto per gli affitti (una specie di equo canone) per bloccare la crescita vertiginosa del livello delle locazioni, è stata dichiarata nulla in quanto tale norma non è ritenuta di competenza degli Stati Regionali. La legge, dato che il Senato è rosso-rosso-verde, era stata impugnata da 280 parlamentari nazionali della CDU,CSU, FDP, definiti, non a torto, gli “ufficiali giudiziari“ degli immobiliaristi,.
Il tema meriterebbe una approfondita trattazione impossibile in questa sede, ma basti dire che il congelamento degli affitti interessava 1,5 milioni di inquilini, ovvero 9 su 10 locazioni dell’area metropolitana. Inquilini i quali, compreso il sottoscritto, saranno chiamati a restituire la quota ridotta dell’affitto ai proprietari. Per tutti coloro che sono stati bastonati dalla pandemia e che erano già in quel 15% di persone al di sotto del livello di povertà, saranno problemi molto ma molto seri.
Aggiungo che a Berlino solo il 15% della popolazione (3,7 milioni di abitanti) abita in appartamenti di proprietà e che gli alloggi in locazione sono 1,6 milioni. I miei amic* italian* non avranno difficoltà a comprendere perchè il problema degli alloggi è uno dei più grandi problemi sociali della capitale e perchè il clima…per dir così, si è surriscaldato notevolmente e non si raffredderà tanto presto, anzi.

Sul piano politico questa settimana sarà ricordata anche perchè i Verdi e l’Unione (Democratici Cristiani e Democratico-sociali) sono chiamati a decidere le candidature per la Cancelleria. Non proprio routine, direi, ma mentre i Verdi arrivano all’appuntamento con un sereno dibattito interno e con una armonia visibile ad occhio nudo, l’Unione arriva col fiato grosso e con due candidati, ambedue presidenti di importantissimi Stati Federali (Nord Rhein-Westfalen e Bayern), che sono impegnati in un duello che attraversa ambedue i partiti, che li contrappone in parte non irrilevante, con divisioni di ogni tipo su vari fronti regionali. Uno spettacolo di disarmonia non edificante, soprattutto se si tiene conto che i due leaders, avendo lottato anche per una sovraesposizione mediatica nella lotta contro la pandemia e avendo voluto giocare un ruolo sproporzionato e contrapposto in sede di Conferenza Stato- Regioni, hanno di fatto evidenziato qual’era la loro priorità politca di questo ultimo anno, e non era esattamente la salute dei cittadini tedeschi. L’Unione è data al 28% dei consensi e i Verdi al 21%, ma credo (opinione personale da scarso politico) che a settembre le urne parleranno in modo un po’ diverso.

Sempre in questa settimana sia il Bundestag che il Bundesrat dovranno decidere sulla nuova legge proposta dalla Cancelleria relativa ai provvedimenti antipandemici, legge che, a determinati livelli di incidenza di infezioni (100, 200) fa scattare automaticamente (e senza alcuna discussione locale) meccanismi di blocco delle attività, coprifuoco notturno e giornaliero, chiusure settoriali, scuole, e così via. Questione delicatissima in un modello federale perchè di fatto limita i poteri regionali. Come andrà a finire?
D’altra parte gli allarmi non mancano sia da parte degli operatori sanitari che non ce la fanno più (alcuni cominciano a pensare di cambiare lavoro o sede di lavoro), sia da parte degli “esperti“ che prevedono sempre e ovunque sfracelli, a volte esagerando, ma spesso, purtroppo, azzeccandoci.
Domenica, su proposta del Presidente della Repubblica Steinmaier, si è celebrata una giornata del ricordo dei deceduti da Covid, che ormai hanno superato gli 80.000 (quasi 1 decesso ogni 1.000 abitanti), con una messa officiata da esponenti delle varie fedi cattoliche, ortodosse, ebraiche e musulmane (dal 13 in Ramadan), e anche questa circostanza è di fatto una sollecitazione ad interventi più risolutivi.
La campagna vaccinale pare abbia preso quota (vaccinata anche Mutti con AZ), raggiungendo le 800.000 dosi somministrate al giorno, grazie al coinvolgimento di 35.000 medici di base che si sono dichiarati disponibili a vaccinare nelle loro “Praxis“, ma non si potranno rilevare effetti significativi se non questa estate.

A proposito di Medici di Base, penso che aver avuto un approccio quasi esclusivamente ospedaliero per la cura del Covid-19, ineludibile ma non per questo non ridimensionabile, e aver trascurato o messo in secondo ordine l’importanza della cura domiciliare sia stato un errore strategico. Non so, non avendo avuto fra le mani studi specifici, quanti malati di Covid-19 potevano essere curati a domicilio con successo e senza finire in ospedale e magari ammalarsi gravemente e morire. Credo che il tema andrebbe indagato bene senza dare per scontato che il film che abbiamo visto sia l’unico possibile.
Se non altro per riformare quei servizi sanitari, come quello italiano, ma non solo, che non soffre solo di squilibri territoriali e tra pubblico e privato, ma che continua ad essere centrato sulle cure ospedaliere con scarso ruolo delle strutture territoriali, della prevenzione e della riabilitazione. Se la futura riforma sanitaria, che dovrà utilizzare le risorse europee, non opererà questo cambimento, non solo i soldi saranno buttati dalla finestra, ma ne soffrità la promozione della salute dei cittadini.

A proposito di sofferenze, l’Istituto Koch ha girato un coltello nella piaga, nel senso che in due recenti studi ha dimostrato ciò che parrebbe ovvio ai più: le persone svantaggiate si ammalano e muoiono di più a causa del COVID-19. In pratica nelle regiooni nelle quali si registra un maggiore livello di povertà (secondo gli indicatori tedeschi di istruzione, occupazione e reddito), il rischio di morire di Corona è del 50-70% più elevato. La diffusione della pandemia ha colpito i più “ricchi“ all’inizio della diffusione dell’infezione (percentuale più alta di viaggi?, vacanze più frequenti? Chissa!) poi ha colpito le regioni più “povere“. Non mi sono chiesto e non chiedetemi, per favore, come hanno fatto il conto perchè vado a fiducia, ma si sostiene che nella classe di età tra 60-79 anni l’indice di infezione subìto è stato da 190 per i poveri a 100 per i più abbienti.
Insomma, è pur vero che il ricco e perfido Don Rodrigo non è stato risparmiato dalla peste, ma si trattava di una epidemia con una letalità molto più elevata della Sars-Cov-2 e i Promessi Sposi non ci autorizzano a pensare che “il virus ci unisce tutti perchè di fronte al virus siamo tutti eguali“. D’altronde, Boccaccio ci aveva già chiarito le idee: per salvarsi dalla peste occorre avere le risorse per andare lontano, per tanto tempo e per ritornare il più tardi possibile. Ovvero non siamo tutti uguali neanche di fronte alla pandemia.
Ma per farci ulteriormente del male ricordo che Thomas Picketty e Guido Alfani hanno studiato la diseguaglianza nelle epidemie storiche e possono affermare che, tranne la Peste Nera, tutte le crisi epidemiche hanno sempre aumentato le disegueglianze. La pandemia attuale confermerà, incrementandole, le tendenze in atto, ma non è un destino. I PNRR che i vari governi stanno presentando alla Commissione Europea possono sostenere una inversione di tendenza e battere la pandemia anche sul terreno dei suoi effetti socio-economici.
Una nota di ottimismo che vi invio volentieri e con affetto in questo “clima autunnale“.

Franco Di Giangirolamo

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