Cronache da Berlino di Franco Di Giangirolamo – 4 marzo 2021

 

 

Per le strade di Berlino prima della pandemia ( foto gierre )

4 marzo 2021

Terza ondata?
A 10 settimane dal lockdown natalizio, le varianti fanno temere la terza ondata, sostiene il virologo Christian Droste che non sbaglia mai previsioni, anche se tutti se lo augurano. La Merkel stempera; “la primavera del 2021 sarà diversa da quella del 2020“. La prudenza induce a non precisare se sarà migliore o peggiore.

Ieri dieci ore di summit Stato-Regioni, definito consultazione“, che per la Cancelliera è stato un “negoziato molto duro, che ha partorito un approccio graduale, che deluderà molte persone“ : hanno deciso, con valenza fino al 28 marzo, un approccio differenziato, multilivello, commisurato al valore della incidenza delle infezioni su 7 giorni che girano attorno a due boe: 50 e 100 e alla loro verifica bisettimanale. Detto in parole semplici: aperture progressive con valori al di sotto dei 50 e con incidenza decrescente delle infezioni/100.000 ab. sui 7 giorni. Freni di emergenza e inasprimenti progressivi con valori che superano la soglia di 100.

Inoltre, oggi voto del Bundestag per prorogare le misure già deliberate nel Marzo e nel Novembre scorso, sui poteri straordinari connessi alla “situazione epidemica di livello nazionale“ che consentono al Parlamento di adottare provvedimenti “emergenziali“ senza passare dal Bundesrat (Consiglio delle Regioni).

Si era capito da tempo, e la diffusione rilevante delle varianti lo ha confermato: ormai le misure di prevenzione (AHA), sempre valide e necessarie, sono ormai insufficienti a contenere la pandemia. Per una ripresa futura si scommette tutto sui vaccini per il contrasto e sui test rapidi per la prevenzione. Per questa ragione i ritardi nella campagna vaccinale e nella fornitura dei test rapidi, espongono il Ministro della Salute alle robuste critiche che gli arrivano da ogni dove e che merita in gran parte, visto che promette sempre più di quanto riesca a mantenere. La Cancelliera lo difende, ovviamente, e si becca la sua parte di lamento politico.

Inutile dire che tutte le scuole di pensiero che si sono confrontate negli ultimi mesi sulle soluzioni da prendere sono relativamente deluse. Certamente i sostenitori del cartello No Covid (rigidi lockdown fino all’indice 10 e istituzione conseguente di zone verdi, blocchi ai confini, limiti allo spostamento e via col tracciamento) ritenuto irrealistico perchè nega la necessità/possibilità di „convivere col virus“, ma sostenuto da un team interdisciplinare con i supercontrofiocchi. Stessa delusione per il gruppo interdisciplinare di Klaus Stoehr che non crede alla possibilità di eliminare il virus e prevede un piano elastico e trasparente basato sulla combinazione di Indice R, carico del sistema sanitario, occupazione posti letto terapia intensiva e sviluppo dei decessi. Anche la “via di mezzo“ (passo passo senza effetto yo-yo) è stata solo parzialmente considerata. Prevede allentamenti solo a quota 25 e 35 e ha come obiettivo l’indice 10. Anche questo modello matematico ha avuto solo parziale fortuna.

Insomma, stavolta la politica ha fatto il suo mestiere (forse pensando al vecchio proverbio: quando ci sono troppi galli a cantare non si fa mai giorno) e ha fatto un cocktail di vari modelli producendone di fatto uno suo, non del tutto originale ma relativamente semplice. Con la maggioranza dei distretti con indici di infettività tra 50 e 100, con oltrre 60 distretti oltre il livello 100 e pochi sotto il livello 50, è un azzardo che scontenta quasi tutti ma che ha più probabilità di altri modelli di consentite un minimo di aperture contenendo al contempo la tendenza all’aumento del numero delle infezioni (almeno secondo me che ne ho azzeccata qualcuna ma ne ho anche sbagliate molte). Se i tests veloci gratuiti saranno disponibili dalla prossima settimana (soprattutto per sostenere l’apertura delle scuole) e se il vaccino Astrazeneca verrà somministrato davvero anche agli utra 65enni, a fine mese qualche risultato apprezzabile potrebbe anche essere registrato.

Sul vaccino Astrazenca sembrava ci fossero delle reistenze da parte di poliziotti e infermieri, dopo errori di comunicazione inauditi sulle caratteristiche del vaccino, che lo hanno ricoperto di una fama nefasta. Qualcuno ha posto perfino problemi di giustizia distributiva dei vaccini, esagerando l’“effetto Calimero“ che Astrazeneca si porta dietro. Fatto sta che, aggiunto a problemi di organizzazione che ci sono anche in Germania, c’è stato il rischio, non del tutto scomparso, di dover buttare le dosi Astrazeneca nel bidone del rusco. Sulle disfunzioni organizzative c’è chi dice (in alto e non da fuori) che la responsabilità è dell’immancabile perfezionismo tedesco che, unito alla rigidità nella definizione delle priorità, complicano l’adattamento die programmi alla complessità della realtà. A casa mia si sarebbe detto: poca flessibilità.

Il resto del dibattito pubblico sul virus assomiglia a quello italiano, con poche eccezioni, tra il dissenso dei partiti all’opposizione, il malcontento dei consiglieri tecnici del governo, quello ben più sostanzioso delle organizzazioni di categoria penalizzate dalle chiusure. Tutti scontenti, e non può durare molto. Gli scontenti a prescindere, invece, ovvero quelle celebrità mediatiche , cantanti, youtuber, etc. che si sono invaghite delle teorie complottiste, di Qanon, etc. etc.sembrano in letargo dopo momenti di gloria. Insomma, i lottatori per la libertà mostrano un momento di stanchezza.
Tra le varie: Il Vice presidente del Gruppo parlamentare dell’Unione (CDU/CSU), al secolo Georg Nuesslein, membro del Bundestag dal 2002 si è dimesso perchè inquisito dalla Procura di Monaco per corruzione nell’acquisto di respiratori. Non si sa niente dell’inchiesta ma, come è d’uso, il Bundestag gli ha revocato l’immunità parlamentare. Vedremo come va a finire.

Viceversa comincia ad impazzare il confronto sulle prossime elezioni per il cambio della Cancelleria e di almeno 6 parlamenti regionali, cosa che rende agitati molti presidenti regionali, che lottano nell’arena della Pandemia prevalentemente.
L’SPD ha già fatto il suo bel programma di 48 pagine, con un fitto lavoro partecipato.
I Die Linke hanno eletto due donne a capo del partito e non è senza significato.

Intanto dall’Italia arrivano notizie di cari amici che ci lasciano e, oltre che in terra pur sempre straniera, ci si scopre ancora più soli, colpiti e disarmati oltre che immeritatamente sopravvissuti. Anche chi non ha particolare paura della morte, non può non temere l’orrore delle morti da Covid, solitarie, dolorose, molto disumane che hanno dovuto sopportare le famiglie oltre a molti membri della nostra generazione.

Questa settimana è anche tempo di ricordi: il compleanno di Gorbaciov, sempre occasione di letture e riletture storiche, e il 1 marzo, che vuol dire qualcosa solo per alcuni, e sempre di meno. A Roma, nel 1968, partiva dalla Sapienza un grande corteo. destinazione Valle Giulia, dove aveva la sua sede la Facoltà di Achitettura che la polizia aveva voglia di riconquistare dopo l’occupazione studentesca, su richiesta del Rettore che pensava di mettere in ginocchio il movimento studentesco con la linea dura.. Occorreva impedirlo. Il corteo arriva accolto dalla agitazione degli occupanti saliti sul tetto della Facoltà mentre la Celere era schierata in forze davanti all’ingresso.. Iniziava così la battaglia di Valle Giulia, che fu il primo scontro fisico vero tra studenti e polizia, nel senso che gli studenti non si limitarono, come sempre, a prenderle, ma ne diedero non secondo il bisogno ma quanto fu loro possibile. Come il primo amore, il battesimo del fuoco, il primo arresto, con annessa la prima gragnuola di sonore randellate, non si scordano mai. Vale anche per me.

Da una Berlino spenta perfino in una delle sue luci più brillanti (il Berlinale si tiene in forma digitale e il Festival è rinviato a dopo l’estate) non ho molto da aggiungere.
Statemi bene
Franco D Giangirolamo

 

 

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