Vivere a Berlino ai tempi del corona di Franco Di Giangirolamo. 19.12.2020

                   Ci abbracceremo di nuovo

Primo fine settimana della “cura Merkel“ per contrastare meglio la pandemia in un periodo piuttosto particolare. Un sole sfacciato e zero nuvole all’orizzonte, che sono una provocazione per i tedeschi cui basta un vago accenno di chiarore solare per disperdersi nei parchi della città.

A 5 giorni dal via Berlino ha cambiato volto, ma non così tanto. Scuole chiuse, traffico ridimensionato del 50%, ma la città non si è svuotata come la primavera scorsa, quando capitava di essere gli unici utenti della metro e le piazze erano molto più deserte.

Il messaggio preoccupato della Cancelliera è passato, se il sondaggio commissionato a FORSA da RND riferiva che il 68% di giovani tra i 18 e 29 anni riteneva corrette le misure adottate e che, di questi, il 19% avrebbe preferito addirittura misure più severe. Il 12 % del campione le rifiuta e il 51% dei critici sostiene il partito AfD. Tra i giovani c’è una maggiore diffidenza verso i vaccini e solo il 42% accetta di vaccinarsi prima possibile, mentre il 45% “aspetta per vedere“. Pochi sono contrari. Infine, solo il 48% ritiene che con le misure adottate ci sarà un significativo successo contro la pandemia. Dati interessanti che ridimensionano le tesi sulla maggiore irresponsabilità o consapevolezza dei giovani in ordine alla pandemia.

Per Berlino, città trasgressiva per storia e cultura, credo che in questa battaglia ci si debba fidare in parte sulla tradizionale fedeltà prussiana alle istituzioni, che riguarda di più i veri berlinesi, nonché sulla “paura“ dei numeri più recenti derivanti dai Rapporti RKI. Ambedue i fattori sono utili in questa situazione nella quale occorre traghettare ragionamenti intuitivi, inevitabilmente tranquillizzanti fino ad un mese e mezzo fa, verso argomentazioni più scientifiche che, oltre a non essere alla portata di tutti, sono anche contraddittori visto che i virologi e gli esperti, anche qui, la pensano in modo spesso diametralmente opposto. E lo dicono forte e chiaro. La differenza con il caso Italia è costituito dalla“politica“ ovvero da Mutti che tra scienza e politica riesce in qualche modo a mediare e ad essere convincente e credibile.

Per restare nel capoluogo, fino a metà di ottobre i numeri non erano preoccupanti, anzi erano rassicuranti sia rispetto alle medie nazionali che a quelle internazionali. Ma tutto ciò solo al pensiero intuitivo perché, come mi fece rilevare un mio amico FB (Alberto Tarozzi), con un rimprovero tanto esplicito quanto giusto, il demone non stava nell’indice Ro, (relativamente basso) e nemmeno in quello dei decessi (ancora più confortante), ma nel tasso di infettività e nella sua tendenza.

I dubbi che avevo espresso sull’ eccessiva ansietà del sindaco della città, e anche della Merkel, non tenevano conto di quanto avrei dovuto sapere, almeno come “statistico“, ovvero che la diffusione dell’epidemia era, per dirla con una metafora, come “il venticello“ nell’aria “la calunnia“ del Barbiere di Siviglia. . E che, soprattutto quando il sistema di tracciamento è saltato, si trasforma in poco tempo in quel “colpo di cannone“ con il quale termina il crescendo rossiniano della famosa aria di Basilio.

In Novembre, infatti, è cambiata la musica e i dati sono diventati preoccupanti.

Come ha detto la Merkel al Bundestag i provvedimenti decisi a novembre sono stati insufficienti.

Il perché resta tuttavia un mistero: i comportamenti dei cittadini sono stati mediamente rispettosi, le scuole hanno funzionato con regole rispettate, le case di riposo e di cura degli anziani sono state tutelate, non ci sono state attività sportive, culturali e artistiche di massa, “ogni contatto in meno è una buona notizia“, ha detto la Merkel e non si può che darle ragione, E’ la sola strada che resta, una linea necessaria, la dominante dei provvedimenti di dicembre, ma sarà anche sufficiente? Tenendo conto che l’inverno, ovvero il freddo vero, deve ancora arrivare?

Mi auguro di sì ma non riesco a togliermi dalla testa una domanda: c’è qualche fattore ignoto che favorisce la velocità di diffusione del virus?

Per ora non resta che tentare di afferrare la pandemia per la coda visto che “ballare con la tigre“ è diventato più pericoloso.

Il mio lockdown (16.12) duro è cominciato con un giro a Schoeneweide, per trasformare la mia patente italiana, scaduta, in una tedesca. Schoneweide è un luogo della memoria, per me. Sia di quella a breve perché nella biblioteca costruita dentro una vecchia caserma dei vigili del fuoco ho passato molto tempo quando sono appena arrivato a Berlin. Luogo ideale per studiare con calma, per guardarsi intorno e per familiarizzare col sistema. Inoltre, in questo angolo di Alt Treptow è presente un Centro di Documentazione del Lavoro Forzato, ovvero un campo in cui erano prigionieri gli Internati Militari Italiani (IMI) che vennero catturati e trasferiti in Germania dopo l’8 settembre 1943. Come ANPI di Berlino, a volte insieme al Circolo 045, abbiamo organizzato diverse visite per approfondire un pezzo della storia della resistenza che è stato per molti anni ingiustamente sottovalutato e i cui protagonisti, che ebbero la forza di dire no all’arruolamento nelle formazioni della Repubblica di Salò, che si rifiutarono di arruolarsi nelle SS Italiane e che si opposero al lavoro schiavo, pagando con la vita e le sofferenze di una prigionia particolarmente feroce, meritano una corretta collocazione nella storia della resistenza del nostro paese, nonché il rispetto e il ringraziamento per il loro contributo alla lotta per la libertà e la democrazia.

Anche questa giornata particolare, tuttavia, è giornata di mobilitazione. Appuntamento davanti al Bundestag per una manifestazione (distanze, mascherine di tutto rispetto e fazzoletto ANPI d’ordinanza) promossa dal VVN.BdA, ovvero dall’Associazione delle vittime del Nazionalsocialismo. A pochi metri di distanza da noi Mutti sta rispondendo alle interrogazioni dei parlamentari sui provvedimenti corona, mentre gli oratori delle varie organizzazioni si alternano al megafono, uno più incazzato dell’altro. I motivi ci sono tutti e sono consistenti: l’Ufficio Bavarese per la protezione della Costituzione ha dichiarato il VVN un “club estremista di sinistra“ e l’Ufficio delle Imposte di Berlino, con tempestività rara anche per i prussiani, ha deciso che l’Associazione non può più essere considerata “senza fini di lucro“, negandole di conseguenza tutti i benefici fiscali e dichiarando inapplicabile la legislazione che tutela le associazioni con finalità sociali. Contro questa “carognata“, come ANPI Berlino non possiamo essere silenti, non solo perché siamo “compagni“ del VVN dal livello nazionale a quello locale, non solo perché marciamo fianco a fianco in tutte le manifestazioni antifasciste e antirazziste, oltre che contro l’antisemitismo, non solo perché apparteniamo alla Federazione internazionale delle associazioni resistenti, non solo perché si tratta della più antica organizzazione antifascista e intergenerazionale esistente in Germania, ma soprattutto perché non può essere oltraggiata la sofferenza delle vittime del nazionalsocialismo e il lavoro lungo, costante, faticoso dei superstiti e dei familiari per la ricostruzione della memoria storica dei crimini del nazismo, per il riconoscimento e il risarcimento delle vittime e per il lavoro incessante condotto quotidianamente contro il razzismo, l’antisemitismo, l’antiziganismo, i movimenti neonazisti.

Molte le prese di posizione a favore del VVN-BdA (una fra tutte, il Consiglio centrale degli ebrei che parla di “segnale sbagliato“) e assordante il silenzio del Governo federale, che se ne lava le mani, così come gran parte delle forze politiche, Die Linke a parte. Qualcuno ha detto che di fronte ad una crescita notevole del pericolo di antisemitismo e dei movimenti di destra estrema, rappresentati anche in parlamento da Afd, alcune istituzioni tedesche si comportano come coloro che si preoccupano di ostacolare il lavoro dei pompieri, mentre la casa brucia. Come meravigliarsi se il Parlamento Europeo equipara formalmente il comunismo al nazifascismo?

Con un velo di tristezza che non scalfisce la determinazione, ci scambiamo gli auguri di buone feste con “Terra“, soprannome di un valoroso compagno del VVN Berlino, cui lascio il compito di socializzare a tutta l’organizzazione, per ridurre al massimo i contatti.

A casa mi attende il collegamento on line per gli auguri e il brindisi con i/le compagni/e dell’ANPI Berlino, Brandeburgo, con i quali ci ripromettiamo grandi cose per l’anno che viene e ripercorriamo i momenti salienti di un anno di attività, rilevando che non sono pochi, nonostante il coronavirus. Molta armonia e molto affetto circola in questa organizzazione, che annovera una maggioranza di giovani. Gli espatriati anziani non è che abbiano tante soddisfazioni nella loro vita sociale, pur essendo relativamente privilegiati, ma coloro che partecipano alle attività dell’ANPI li vedo ringalluzziti e soddisfatti. Vale anche per me e ne sono contento

Infine, collegamento on line per l’Inaugurazione dell’Humboldt Forum. Ero già preparato per la visita inaugurale di domani, ma è stato tutto sospeso, giustamente, per finalità preventive e anticipato di un giorno.

Per la visita attenderò tempi migliori, come tutti e, se verrete a Berlino nel prossimo futuro, come vi auguro, vi consiglio di mettere in programma la visita interna ed esterna al Forum. Ne vale la pena ma non ve ne parlo ora.

Dopo giornate come queste un anzianotto ha il diritto di essere stanco.

Alla prossima

Franco Di Giangirolamo

 

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