Vivere a Berlino di Franco Di Giangirolamo – 4 novembre

 

Foto Street Il Ponte degli Orsi …foto gierre 

 

4 novembre 2020

Ficcanasare, ovvero disobbedire a Mutti ( Merkel ndr)  e farsi un giro per Berlin, in una giornata così piena di sole che ti trascina in una viandanza, che mette a dura prova la resistenza del mio fisico, piuttosto indebolito dalla clausura. L’Ueberweisung (bonifico) urgente mi porta in Alexanderplatz con la U5 semivuota di passeggeri rigorosamente distanziati e mascherati. Anche la piazza è abbastanza deserta, come la stazione con i chioschi quasi tutti chiusi e gruppetti di gilet gialli della sicurezza che svolgono una specie di controllo delle misure di sicurezza. Decido di fregarmene dei giornali che parlano solo delle elezioni USA e di Covid e di andare al Zoologisches Garten a vedere com’è la situazione.


Una S-bahn semivuota. Mi stravacco comodamente e tento di terminare la lettura de “La sombra de lo que fuimos“ di Luis Sepulveda, scrittore che esercita su di me una particolare attrazione. Non posso fare a meno di pensare che l’autore se ne è andato qualche mese fa e che era di tre anni più giovane di me. Scivolo di fianco all’isola dei musei, chiusi da qualche giorno, alla Stazione Centrale anch’essa semivuota , oltrepasso il ponte degli Orsi e, riflesso condizionato, mi appaiono le torte e gli amici con i quali ingurgito i prodotti dell’artigianale pasticceria di Bellevue, tra le migliori di Berlin. Non riesco a concentrarmi sul libro che sto leggendo: costeggio la Charitè, il più importante ospedale della città e penso a Christian Droste, virologo di fama mondiale e consulente della Cancelleria, che da quella sede produce le principali valutazioni scientifiche sulla Pandemia, insieme all’Istituto R. Koch. Se mi dovessi ammalare non mi dispiacerebbe essere ricoverato in quel nosocomio. Mi sentirei ben “protetto“ come quando mi “barellarono“ all’Ospedale Maggiore di Bologna. Oggi volevo stare lontano dal problema Covid, quella specie di psicosi collettiva i cui danni calcoleremo col tempo, ma tutto mi fa pensare alla disciplina teutonica o.prussiana, che dir si voglia, dei cittadini berlinesi che non manifestano segni di irrequietezza per la situazione che si è venuta a creare. Sarà per la situazione generale europea, o a causa dei media, che ci mettono del loro, anche se in Germania la responsabilizzazione prevale sull’allarmismo. In ogni caso, non posso sfuggire all’impressione che ci sia una asimmetria tra i provvedimenti presi e la situazione concreta di “pericolo“ a Berlino e non solo, vista la situazione di regioni del nord e dell’est del paese.
Infatti, se si pensasse che a Berlino,
– dall’inizio della pandemia si sono registrati 272 decessi, ovvero 34 morti al mese da Marzo ad oggi,
– che parliamo di poco più di un morto al giorno sui cento decessi in media al giorno che si registrano nella città
– che si tratta di 74 decessi su 100.000 abitanti contro i 129 della Germania, i 573 della Francia e i 652 dell’Italia anche i disciplinatissimi prussiani farebbero fatica a capire perchè si parla di “emergenza“ e si butta all’aria l’economia e la vita di milioni di persone. Poi la Merkel spiega bene il logaritmo, le difficoltà degli ospedali e tutti ci convinciamo che ci sia una proporzione fra i provvedimenti e i disastri che vogliamo evitare. Ma, a mio avviso non c’è, almeno a Berlino e stavolta sono più d’accordo con i provvedimenti “articolati“ del governo italiano che con quelli nazionali di Mutti, alla quale confermo la mia solida stima.
Intanto arrivo a destinazione. Obiettivo: Landeszentrale fuer politische Bildung, una struttura statale che si occupa di formazione politica dei cittadini attraverso la produzione e la diffusione dj testi di politica, società, democrazia, storia, etc. a prezzi bassissimi (3-5-7 euro) e, in parte gratuiti. Mi disinfetto le mani perché debbo toccare i libri e vedo lo sguardo felice delle due addette, contente di non avermi dovuto istruire e della mia visita che forse sarà l’unica della giornata. Esploro con calma le novità e prendo alcuni libri. Tra questi un Lexicon (sono la mia passione) di Economia, stracolmo di diagrammi, tabelle, indici sui vari argomenti. I tedeschi, per quanto riguarda i numeri, bisogna lasciarli stare. Vado a controllare l’American Haus per tentare di “asportare“ un caffè ma niente da fare. A passo svelto raggiungo il Bikini, contenitore accogliente di negozietti superspecializzati e costosi, oggi tristemente aperti nell’inazione generale. Quasi ne godo e cerco inutilmente una poltrona o una panca per continuare in tranquillità a leggere il mio libro. Scopro che le hanno tolte tutte (“deterrenza“ si chiama). Guadagno uno spazio davanti alla vetrata che dà sullo Zoo dove i babbuini fanno la loro solita vita spulciandosi delicatamente e mi accingo a leggere. Dura poco anche questo. Un energumeno della “security“, che sembra uscito dalla grotta di un fumetto, con zelo eccessivo invita due signore a non sostare passivamente nel luogo. Le signore, certamente della media borghesia del quartiere, alzano sussiegose le chiappe e se ne vanno non senza masticare qualche rimbrotto. Capisco l’antifona. Non ho voglia di discutere e meno che mai di litigare con il trinariciuto. Con il mio scarso tedesco farei un mucchio di gaffes e rischierei la galera a vita per il solo fatto di non sapere la lingua più che per eventuali reati. Decido il mio rientro a casa. Fuori mi attende un bel vento forte e freddo, di quelli frizzanti, tipici di Berlino, che ti fanno un poco male, ti risvegliano e ti fanno sentire vivo. Mi viene in mente una citazione di Maine de Biran (filosofo francese dell’ottocento): “solo i malati si sentono esistere“. Forse per questo mi piace il vento freddo, che mi risveglia le artrosi, che mi procura i brividi, che mi taglia la cervicale e raffredda i piedi. Dolori che mi svegliano e mi fanno “esistere“.
Lascio Breitscheidplatz, cuore della vecchia Berlino Ovest, trasformata in una specie di bunker antiterrorismo dopo l’attentato ai mercatini di Natale di qualche anno fa e resa ancora più desolata dalla mancanza di vita umana, e prendo la via del ritorno. Mi becco un inatteso “bonjour“ dal giornalaio che mi sta prezzando “Le Monde Diplomatique“. Ricambio cortesemente senza spiegargli che sono italiano e che scelgo il settimanale in francese perchè lo comprendo più facilmente del tedesco. Rientro a casa fendendo la folla allegra e gioiosa di studenti che stanno facendo la “ricreazione“ proprio nel nostro giardino condominiale. Un po’ di vita dopo una mattina di panorami deficitari di esseri umani. Al portinaio che mi chiede come va, stavo per dire “come palo de gallinero: cagado“ ma non è andata poi così male questa sficcanasata mattutina e lo rassicuro: alles in Ordnung!

Franco Di Giangirolamo

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