Aspettando Godot fra fatalismi e metafisica

di Francesco Domenico Capizzi * – 04.11.2020

Rapporto CREA

Sull’intero pianeta, in media, il 15% dei decessi da Sars2-Covid19 è attribuibile all’esposizione prolungata dell’inquinamento atmosferico: in Europa il tasso raggiunge il 19%, nell’America del Nord il 17%, nell’Asia Orientale il 27%; in particolare, il 29% nella Repubblica Ceca, il 27% in Cina, il 26% in Germania, il 22% in Svizzera, il 21% in Belgio, il 20% negli USA, il 19% in Olanda, il 18% in Francia, il 16% in Svezia, il 15% in Italia, il 14% nel Regno Unito, il 12% in Brasile, l’11% in Portogallo, l’8% in Irlanda, il 6% in Israele, il 3% in Australia, soltanto l’1% in Nuova Zelanda. Emerge chiaramente che la quota maggiore d’inquinamento è attribuibile all’esposizione ai prodotti dei combustibili fossili e al particolato che ne deriva, i quali peraltro hanno favorito l’insorgenza e la diffusione della stessa pandemia (fonte: OMS).

L’intimo meccanismo d’azione sembra risiedere nell’effetto favorente sul recettore Ace2 che rende le cellule umane vulnerabili al virus. Ecco, dunque, la doppia azione perversa: l’inquinamento nel correre del tempo ha danneggiato i polmoni mentre va ad incrementare l’attività del recettore; le conseguenze dell’aria inquinata agiscono direttamente, in un rapporto di causa-effetto, sulla mortalità mentre producono un effetto di enhancement sulle malattie preesistenti e sulle condizioni rese instabili dalle età avanzate (fonte: Max Planck Institute, Cardio-vascular Research settembre 2020).

Scorrendo questi dati si ha l’impressione di aspettare Godot sul prosce­nio della Storia e della vita quotidiana: il senso di un preludio al fallimento, la mancanza di prospettive future nella vana attesa di un’im­minente e decisiva svolta. Ci troviamo nel teatro dell’assurdo con in scena la frattura fra pensiero, parola e fatti decisivi, fra storia, vita quotidiana e attese azioni politiche internazionali. Sembrano aleggiare circonvoluti misteriosi fatalismi in assenza di aspettative future, nei secoli affidate agli strumenti propri della metafisica.

Se ci si discosta, neppure troppo per la contiguità fra i due vasti argomenti, dalla pandemia virale si deve constatare che nell’anno in corso un’altra forma atavica di pandemia ha registrato in Italia quasi 400 mila nuove neoplasie, oltre mille al giorno, alle quali se ne sono aggiunte 6 mila, soprattutto a carico del sesso femminile per l’incremento (+3,4% per anno) delle localizzazioni polmonari relazionabili al maggior consumo di tabacco da parte delle donne. Queste si ammalano di più, ma la loro sopravvivenza raggiunge il 63% contro il 54% degli uomini. Questo fenomeno si giustifica per l’incidenza esclusiva del tumore mammario che porta ad una migliore prognosi.

Nel complesso, nei due sessi, la localizzazione neoplastica più frequente risulta la mammaria con circa 55 mila nuovi casi, seguita dalla retto-colica con 44 mila casi, dalla polmonare con 41 mila casi, prostatica con oltre 36 mila casi per anno. Per inciso, sono cresciute di quasi l’8%, rispetto al 2015, le neoplasie dell’apparato urinario in ambedue i sessi.

Sebbene il numero complessivo di neoplasie sia in costante aumento, in Europa e in Italia, raggiungendo la quota di una neoplasia ogni 2-3 abitanti nel corso della vita di ognuno, i tumori del colon-retto, gli unici fra i tanti, risultano in calo del 20% rispetto al culmine raggiunto nel 2013 ed anche rispetto all’anno scorso. Questo fenomeno si registra in ambedue i sessi e soprattutto nelle Regioni del nord dove esistono, e sono abbastanza, ma non a sufficienza, seguiti i programmi di screening specifici (fonti: Istituto Superiore di Sanità, Associazione Italiana Registri Tumori 2020).

Lo screening per il colon-retto, pertanto ed ovviamente, dovrebbe essere esteso a tutte le Regioni, reso efficiente con l’informazione capillare, la facilità d’accesso e garantito fin dai 45 anni di età, anziché dagli attuali 50 anni (fino a 74 anni). Infatti, attualmente in Italia lo screening è seguito soltanto dal 30% della popolazione adulta mentre si sta riscontrando una significativa crescita nelle generazioni più giovani, addirittura in trentenni. L’Anderson Cancer Center di Houston (2019) ha comunicato che, addirittura, uno su tre dei loro malati ha meno di 50 anni: dunque, non si tratta più di casi sporadici come accadeva in passato. La causa probabilmente risiede in un peggioramento degli stili di vita, nella qualità dell’alimentazione, in fattori favorenti quali obesità, sedentarietà, eccessivo uso di alcoolici e tabagismo, ingestione subdola di sostanze ad effetto cancerogeno presenti nell’ambiente…

Importanti a riguardo le maggiori opportunità di assistenza sanitaria offerte dalle Regioni italiane: le prime risultano le Provincie autonome di Trento, di Bolzano e l’Emilia Romagna, l’ultima tra tutte la Calabria, fra questa e le prime, a scalare, Toscana, Veneto, Marche, Umbria, Liguria, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta, Sardegna Piemonte, Abruzzo, Lazio, Molise, Basilicata, Puglia, Sicilia e Campania (fonte: Progetto ‘Le Performance Regionali’, del Centro per la Ricerca Economica Applicata in Sanità, https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/sanita/2020/10/14/sanitarapporto-creaal-top-trento-bolzano-e-emilia-romagna_cfdce95b-6fb1-40d4-bedf-5164c0e0f05c.html).

Ancora un esempio di intreccio palpabile fra neoplasie, pandemia virale, organizzazione sanitaria e sociale? Dal marzo ad oggi in Italia sono rimasti inattuati circa 500 mila interventi chirurgici in generale, quasi il 12% dei portatori di neoplasie ha visto ritardare i tempi per la diagnosi e la terapia per l’anno in corso e sono previsti almeno 2 mila decessi in più in portatori di neoplasia (fonte: Società italiana di Chirurgia, ottobre 2020).

* Già docente di Chirurgia nell’Università di Bologna e direttore della Chirurgia generale degli Ospedali Bellaria e Maggiore di Bologna