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Un mondo a rischio L’importanza della prontezza all’azione

Segnaliamo questo interessante articolo già pubblicato dal Centro Documentazione per la Promozione della salute della Regione Piemonte. Nella gestione Pandemia la mancanza di  preparadness è stata esperienza negativa condivisa dal SSN italiano  ma non solo. Nell'articolo si affronta il tema della preparadness , ovvero della prontezza dell'azione, capacità dei sistemi sanitari pubblici, delle comunità e degli individui, di prevenire, proteggere, rispondere rapidamente e riprendersi da emergenze sanitarie, in particolare quelle la cui scala, tempistica o imprevedibilità minacciano di sopraffare le capacità di routine....

 

 

La preparedness, o prontezza all’azione, è definita come la capacità dei sistemi sanitari pubblici, delle comunità e degli individui, di prevenire, proteggere, rispondere rapidamente e riprendersi da emergenze sanitarie, in particolare quelle la cui scala, tempistica o imprevedibilità minacciano di sopraffare le capacità di routine” (1).

La prontezza è costosa: occorre finanziare, in continuo, programmi e azioni per prevenire eventi che potrebbero non verificarsi mai, o che potrebbero accadere in modo diverso da quanto si era previsto. Eppure l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 2019, ha pubblicato le linee guida “A world at risk” elaborate dal Global Preparedness Monitoring Board (2), che approfondiscono, in 7 capitoli, le più importanti strategie che si dovrebbero mettere in atto. Sono così importanti che sono state tradotte in molte lingue – escluso l’italiano -.

In Italia, ma non solo, è però mancato proprio tutto. Il servizio sanitario nazionale si è trovato completamente impreparato nei confronti di Covid-19, così come gli altri enti governativi ed i governi stessi. Anche se gli epidemiologi cinesi del distretto di Wuhan, a gennaio 2020, avevano pubblicato su The Lancet (3) i modelli di azione da mettere in pratica in base alla loro esperienza, niente è stato fatto. Il mese di febbraio 2020 è infatti risultato fatale per l’Italia e per gran parte dell’Europa. Si è tardato ad istituire la quarantena, non sono stati eseguiti i test sui casi sospetti, non si sono tracciati i contatti, sono mancati i dispositivi di protezione individuale per il personale sanitario e per la cittadinanza. Le infrastrutture ospedaliere si sono rivelate inadeguate e medici e infermieri insufficienti. Anche la comunicazione dei dati e delle raccomandazioni è risultata inadatta se non addirittura contradditoria. Tutto questo ha causato una situazione di panico sia all’interno che all’esterno degli ospedali. Molte persone, anche tra il personale sanitario, sono morte in modo illogico.

Ma perché? E’ stato un problema di sottovalutazione del rischio della pandemia? Si tende a credere soprattutto ad un ritardo proprio della preparedness, una grave negligenza nella prontezza all’azione.

E per il futuro siamo preparati? Sapremmo affrontare una nuova ondata di contagi?

Bibliografia

  1. Proceedings of the First National Summit on Public Health Legal Preparedness. June, 2007. Atlanta, Georgia, USA. J Law Med Ethics 2008, Spring; 36(1 Suppl):1-67.
  2. A world at risk. https://apps.who.int/gpmb/
  3. Wu JT, Leung K, Leung GM. Nowcasting and forecasting the potential domestic and international spread of the 2019-nCoV outbreak originating in Wuhan, China: a modelling study [published correction appears in Lancet. 2020 Feb 4;]. Lancet. 2020;395(10225):689-697. doi:10.1016/S0140-6736(20)30260-9