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Cronache da Berlino 26 aprile 2020 di Franco Di Giangirolamo

... per le vie di Berlin ( foto 2017 gierre )
DOMENICA A BERLINO
Siamo al 26 di aprile e nell'aria si avvertono i segnali del Lockdown.
Venerdì ho percorso per 3 ore (non è vietato e poi ho indossato per la prima volta la mascherina) il centro di Berlino con tutti i mezzi pubblici possibili e gran parte a piedi. Traffico leggermente aumentato, distanziamento difficile ma almeno tentato, mezzi pubblici un poco più pieni ma sostanzialmente con presenza gestibile, poche mascherine di protezione, strade vuote di pedoni, Isola dei Musei deserta, grandi stazioni vuote, pochi chioschi aperti per il take away, presenze umane notevoli, con distanziamento, nelle aree dedicate ai cani, poche bici in circolazione, mamme con bambini negli spazi verdi ma senza raggruppamenti, cantieri edili tutti aperti (credo che non abbiano mai chiuso), East Side Galery deserta, luoghi classicamente turistici ovviamente iperdeserti, qualche raggruppamento di senza fissa dimora, a Kreuzberg, quartiere multietnico molte donne turche e musulmane (vedendo quelle con il burka non posso fare a meno di pensare ad una „vendetta di Maometto“).
Mi sono rallegrato perchè la mia sgambata, dopo 3 settimane, oltre che utile al fisico mi ha anche permesso di misurare la disciplina prussiana, che nella capitale non è proprio così ferrea, almeno durante l'orario di lavoro di una giornata feriale. Gioia durata poco perchè nel pomeriggio mia moglie, che lavora all'estremo opposto della nostra residenza, e mio figlio, sgambante anch'egli, mi riferiscono di stazioni piene e di piazze affollate non troppo ma abbastanza da far pensare ad una specie di Libera tutti anticipato in vista delle riaperture di cui si parla su tutti i media.
Da domani, infatti riaprono le scuole al momento solo per gli insegnanti, riaprono ai visitatori lo Zoo e il Tierpark, le biblioteche solo per i prestiti. Dal 4 maggio, riapriranno Musei e monumenti commemorativi, barbieri e parrucchiere e alcuni altri tipi di negozi (abbigliamento per bambini, etc.), i luoghi di culto (non più di 50 persone con distanziamento e di 20 per cerimonie sacramentali, però con elenco dei partecipanti per il tracciamento di eventuali contagi). I Kita, scuole d'infanzia, sono sempre rimasti aperti per accogliere i bambini delle lavoratrici e della madri capifamiglia. Da domani obbligo di mascherine di tela per andare a fare la spesa e per viaggiare sui mezzi pubblici.
Prima del 4 maggio si assumeranno orientamenti per altri settori produttivi e per la scuola, in base a valutazioni epidemiologiche sulla epidemia.
L'epidemia, appunto, segnala un calo delle nuove infezioni, ma non tale da rassicurare molti virologi che restano favorevoli ad una sostanziosa gradualità nell'assumere decisioni sul Lockdown. A Berlino, finora si sono registrati 112 decessi e 5.476 contagiati e si può ben dire che l'allarme viene soprattutto dalle notizie dei tre Laender più colpiti dalla epidemia che dalla capitale. Anche qui le regioni più ricche sono le più colpite, come in Italia.
La cancelliera, con la mano destra tiene a bada i suoi compagni di partito, con quella sinistra tiene a bada i leaders dell'opposizione che debbono pure farsi vedere e azzardano proposte su scuola e attività produttive, etc., con il piede destro frena quella che ha definito un'“orgia di discussioni sul Lockdown“ , con tutte e due le orecchie ascolta l'Istituto R, Koch e Christian Droste che consigliano prudenza per evitare l'onda di ritorno dell'epidemia e con tutti e due gli occhi punta i grafici del Reproduktionszahl, ovvero del famoso indicatore R che doveva arrivare a 0,5 e che è ancora fisso su 0,9.
Opportunamente, secondo il mio punto di vista, ha prorogato al 6 maggio, ovvero di una settimana, la verifica tra Governo e Laender per le necessarie decisioni, non senza problemi per quanti credono, non privi di argomenti, che decisioni articolate e regionali siano più efficaci di una regia nazionale. Alcune forze accusano la Merkel di imporre una Basta-Mentalitaet ma lei insiste sulla solidità della democrazia parlamentare tedesca che può affrontare una pandemia che è una pretesa democratica. Insiste sul fatto che si debba essere „severi con noi stessi“, facendo leva anche sulla infinita gratitudine che si deve agli operatori sanitari e sociali e a non vanificare il loro impegno prezioso. Sui media si dice che la Merkel "cerchi la lite" perchè ha contrastato fortemente i „chiacchieroni del Lockdown“, ma credo lei non tema nè crisi di governo e meno che mai la posizione dell'AfD che pronostica la fine dell'unanimismo. Un quotidiano l'ha definita, per me azzeccandoci, come una „resistente contro le aperture rapide“.
D'altra parte C. Droste chiama fantasticherie gli annunci incauti sui vaccini, che creano illusioni tra la popolazione e il sistema sanitario, che pure regge bene l'epidemia, è chiamato all'esercizio normale delle sue funzioni e non può essere sottoposto ad ulteriori stress, soprattutto degli operatori.
Le previsioni economiche tuttavia sono preoccupantissime e ben note. L'IGM (sindacato die metalmeccanici),per fare solo un esempio, sollecita, per bocca del suo segretario Joerg Hofmann, un „programma di congiuntura“. Una ricerca su 5.000 aziende metalmeccaniche riferisce che il 77% di queste aziende sono o completamente chiuse o funzionano in modalità „crisi“. Più del 70%, con 2 milioni di lavoratori, fanno il Kurz Arbeit, orario ridotto e 1.700 aziende da tre mesi sono in orario ridotto. Il 57% delle aziende, con circa un milione di lavoratori, ha ridotto l'orario più del 50%. Hofmann aggiunge che il programma deve essere rapido e coordinato a livello europeo, soprattutto in quei settori, come l'auto, che dipendono dalle forniture che vengono da altri membri della UE, come per es. L'Italia.
Vedremo cosa succederà la prossima settimana sui vari fronti. Intanto, per riattivare le membra flaccide prodotte dalla clausura farò un poco di danza della pioggia, perchè dopo 4 mesi di siccità pressochè subsahariana, ho molto più paura che questa estate scarseggino acqua, frutta e verdura (anche per altri motivi) che non mascherine e ventilatori polmonari.
Un saluto da Berlino