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Tracciamento e discriminazione di Gianfranco Pellegrino

14 aprile 2020

FONTE : LA RIVISTA IL MULINO 

 

Immaginate di stare tornando a casa, dopo un aperitivo con gli amici. È una di quelle serate di ottobre che sembrano ancora estive, in una qualsiasi città d’Italia. Vi arriva sul telefonino una notifica dalla nuova app dell’Inps. Vi dice che, nelle ultime 48 ore, siete entrati in contatto ravvicinato (a meno di due metri) con individui positivi al Covid-19, che vi è stato fissato un appuntamento domani alle 8,30 nella Asl più vicina per sottoporvi al tampone rapido, che il vostro datore di lavoro vi ha dato un permesso per andarci, che tutti i vostri appuntamenti sono stati cancellati dalla segreteria e che, ove risultaste positivi, dovrete rientrare a casa e mettervi in isolamento per due settimane; il permesso si trasformerà in congedo per malattia e i dossier di vostra competenza verranno trasferiti ai vostri colleghi. Automaticamente, sul telefonino si scarica un’altra app che raccoglierà i dati del decorso della malattia, se sarete positivi, e vi notificherà quali cure fare. La prima app, quella di tracciamento, registrerà i vostri spostamenti all’interno di una certa area – segnalando se uscite da casa prima della fine della quarantena.

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