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L’epidemia da Covid-19 vista da Shangai: “Le mascherine fanno la differenza”

Fonte SuperAbile

L’esperienza e i consigli di un italiano da anni residente a Shanghai, che ha seguito in Cina lo scoppio dell'epidemia e poi il suo arrivo anche nella sua terra di origine

NAPOLI - Cosa ci aspetta nelle prossime settimane? Quali comportamenti e precauzioni dovremmo prendere anche quando usciremo di casa? Lo abbiamo chiesto all'avvocato Roberto Candido Mormile, legale partenopeo esperto di questioni aziendali che si è trasferito a Shanghai cinque anni fa dove ha sposato una donna cinese e nell’emergenza ha inviato dispositivi sanitari a medici e infermieri italiani perché “le mascherine sono fondamentali”. La Cina, dove è iniziato questo dramma sanitario mondiale, è anche il primo paese in cui il Covid-19 sta lentamente scomparendo grazie alle misure straordinarie prese dal Governo e dai cittadini che continuano a non abbassare la guardia. La Cina quindi anticipa ciò che, ci auguriamo avvenga presto anche qui in Europa.

In Europa stanno dilagando ipotesi opposte ed estreme riguardo l’origine del virus. In Cina vi siete fatti un’idea più precisa?

Così come in Italia stanno viaggiando alla velocità della luce mille ipotesi anche qui, si va dalla tesi del salto di specie del virus che dal pangolino o dal pipistrello è passato all’uomo a causa della vendita di animali selvatici nel mercato di Wuhan ad un’altra tesi del Ministero degli Esteri cinese che afferma che potrebbero essere stati dei soldati americani che hanno partecipato ai Giochi militari di Wuhan nel novembre del 2019 che dimostravano strani sintomi di polmonite a portare il virus. Un medico di Taiwan afferma che, detto in parole povere “il nonno e il papà del virus sono americani, come mai a Wuhan c'è solo il figlio?”. L’ultima voce del virus costruito in laboratorio che si è diffusa in Italia e che parla di un virus costruito in laboratorio a Wuhan già nel 2015 è smentita dalla comunità scientifica, il laboratorio in questione era sotto stretto controllo dell’OMS e comunque non c'è correlazione col Covid- 19.  In ogni caso nessuna teoria al momento può essere provata al 100% ed è una cosa criminale in questo momento buttare benzina sul fuoco. Chi ha la coscienza apposto cercherà di risolvere, chi non ce l’ha cercherà di incolpare. E’ un momento cruciale per il mondo, non è il caso di fare polemiche, poi verrà il tempo per le indagini. Adesso bisogna creare ponti e non distruggerli.

Ci racconti come ha vissuto l’inizio della pandemia.
Il 18 gennaio ho ricevuto una telefonata da mia madre che aveva ascoltato dei casi di Wuhan, anche io come molti pensai si trattasse di una semplice influenza, ma dopo poco in Cina ci siamo resi conto che la minaccia era concreta anche se il blocco totale c’è stato solo a Wuhan. Da inizio febbraio a Shanghai come nel resto della Cina hanno chiuso tutte le attività tranne quelle essenziali. Stando a 10 mila km di distanza da Napoli ho cercato di tranquillizzare le persone a cui voglio bene anche perché Shanghai non è stata colpita come Wuhan, dall’altro lato non ho negato la gravità della situazione.

Che misure ha preso il governo cinese?
Appena è emersa la malattia il Presidente Xi ha delegato le scelte sanitarie al dottor Zhong Nanshan di 84 anni che aveva affrontato anche la SARS che ha subito stilato un elenco di precauzioni per prevenire il diffondersi del virus. Una delle prime cose è stato imporre a tutti l’utilizzo della mascherina: se non avevi la mascherina non potevi andare da nessuna parte. Questo è stato il primo vero obbligo. Inoltre ovunque, in particolare in ogni condominio residenziale, è stato dislocato personale che controlla la temperatura. In caso di febbre superiore a 37.3 viene fatto subito il tampone e in caso di positività la persona è condotta in ospedale o costretta all’isolamento. E dal momento che sebbene si dica che il periodo di incubazione arrivi fino a due settimane, la maggior parte delle persone manifesta i sintomi dopo poco, misurando la temperatura a tappeto si è intervenuto subito monitorando le condizioni sanitarie della popolazione. False invece sono le voci delle violenze della polizia, le uniche scene di aggressività cui ho assistito sono state quelle da parte di cinesi senza mascherina verso le forze dell’ordine che li invitavano a tornare a casa. Le teste calde ci sono ovunque.

Come mai il resto del mondo non ha seguito l’esempio cinese?
Qui in Cina è subito scattata la paura nei governanti e nei cittadini a differenza del resto del mondo in cui i governi hanno titubato, sembravano tanti bambini che invece di risolvere hanno perso tempo: dal premier che in Gran Bretagna ha detto “abituatevi a perdere i vostri cari”, a Trump che sosteneva la tesi della semplice influenza, all’Italia che accusava i media di fare allarmismo. Eppure avevano sotto gli occhi l'esempio della Cina: avrebbero dovuto mettersi in contatto col governo cinese per chiedere suggerimenti, ma hanno pensato all’economia piuttosto che a bloccare il diffondersi del virus. Anche i cittadini hanno avuto la loro responsabilità: io da tempo consiglio a tutti di stare chiusi in casa, ma all’inizio molte persone sottovalutavano ciò che dicevo.

In Cina c’è stato un intervento sanitario massiccio. Quali sono le differenze con il resto del mondo e con l’Italia in particolare che hanno fatto arrestare la diffusione del virus?
E’ veramente difficile comparare la Cina che ha costruito 2 ospedali da 1500 posti in 10 giorni con l’Italia. Il governo ha un potere economico talmente forte che ha raccolto miliardi di yuan e li ha concentrati a Wuhan- nonostante fosse un’area rurale e periferica, non sviluppata come metropoli quali Shanghai- per fermarlo. A Wuhan c’erano anche i robot che portavano da mangiare ai malati. Qui la situazione sanitaria è incredibile, ci sono strutture meravigliose e i costi sono bassissimi, non a caso un esponente della World Health Organization ha dichiarato: “Se mi ammalassi di Covid vorrei essere curato in Cina”. E poi cosa essenziale qui c’è una produzione incredibile di dpi. Basti pensare che una fabbrica piccola ha la capacità di realizzare 800 mila pezzi al giorno e ci sono centinaia di fabbriche. La vera differenza l’ha fatta la diversa disponibilità di dpi. Dal momento che la malattia che si propaga con la saliva attraverso la bocca, ma può penetrare anche dagli occhi e le orecchie, la mascherina chirurgica è essenziale se la portano tutti perché blocca alla fonte la saliva e se ognuno protegge l’altro il rischio di contagio di riduce drasticamente. E’ un discorso matematico.

Purtroppo in Italia i dpi non ci sono.
Certo, la differenza è proprio la diversa disponibilità di dpi. Infatti in Cina se volevi potevi uscire l’importante era avere la mascherina, in Italia non essendoci mascherine l’unica cosa che potevano fare per bloccare la diffusione era dire: “state chiusi in casa”. Tutti i paesi hanno sottovalutato il rischio e non hanno fatto provvista dei dispositivi. Eppure mi chiedo, dove è l’imprenditoria italiana? Non è possibile che non ci sia una fabbrica che produca mascherine. Una fabbrica media produce 1 milione di mascherine al giorno. In una settimana con una fabbrica avresti coperto tutti i cittadini della Campania. Grazie a donazioni inviate dall’Italia o dalla Cina che ho usato per comprare più cose possibili ho cercato di dare una mano con piccole spedizioni da 100 mascherine per dottori e infermieri in Italia. Ho interrotto il mio lavoro e mi sto adoperando per chi rischia la vita.

Come si trascorre il tempo in Cina e si fa fronte ai bisogni essenziali?
Adesso la situazione è quasi normale e si può uscire anche senza mascherina – anche se io continuo ad usarla - e hanno ripreso le attività. Abbiamo fatto quaranta giorni di quarantena in cui si cercava di uscire pochissimo, anche gli alimentari erano vuoti poiché si entrava pochi per volta. In molti casi restavi fuori, ordinavi ciò che ti serviva e te lo portavano per evitare assembramenti.Qui molti cinesi invece di farsi prendere dallo sconforto si sono attivati per vedere cosa fare: chi si è messo a studiare, chi ha imparato l’e-commerce, chi sta creando app per cellulari.

Quali consigli daresti ai governanti e ai cittadini?
Bisogna curare chi è malato, ma anche pianificare i controlli e sviluppare una strategia pensando a cosa succederà tra un mese, un anno. Insisto sul discorso dei dpi e del controllo della temperatura a tappeto. Intanto i ragazzi esperti di programmazione potrebbero sviluppare delle app per aiutare a capire dove sono i malati, circoscrivere le zone più delicate, fare una mappatura on line dei servizi essenziali per le persone più povere che purtroppo aumenteranno. Il mio invito personale a tutti è utilizzare il tempo per qualcosa di costruttivo.

(Questo articolo è stato pubblicato su Napoli Città Solidale)