Setter Gordon e Dna

foto licenza  CC BY-SA 3.0

Autore: Francesco Domenico Capizzi

Trascorso oltre un secolo da quando il fumo di tabacco era riservato alle classi ambienti, come i magnifici setter gordon agli aristocratici, segni distintivi di un potere visibile, e constatato, come sostenuto da qualche intellettuale, che il fil di fumo non giova alla capacità di concentrazione, all’intelligenza e alla creatività, ma induce a degenerazioni tissutali, malattie, invalidità e ad una minore attesa di vita (Science, II, 1938), sarebbe doveroso per cittadini, società e Istituzioni politiche e sanitarie chiedersi se finalmente non sia, davvero, giunto il momento di adottare quelle misure, non coercitive ma informative ed organizzative, che possano indurre alla rinuncia alla cerimonia del fumo, già segno inconfondibile di spigliatezza, virilità, fascino, modernità e successo in ogni campo.

Ignorare i dati clinico-statistici della sottostante tabella riassuntiva, molto circoncisa, non commentata e minimale per i dati elencati,  e non portarli a conoscenza di tutti i cittadini, induce a deformazioni del significato del bene comune, al tradimento dell’articolo 32 della nostra Costituzione, a considerazioni erronee circa l’addebitare l’incremento esponenziale dei tumori ai soli devastanti inquinamenti ambientali e indulgere, anche inopinatamente da parte di medici, su modiche quantità di tabacco consumato. Infatti: “la rottura del DNA e l’innesto del processo tumorale, per doppie sfilacciature che si fondono con cromosomi nella cellula, possono succedersi anche con un numero di sigarette fumate ritenuto erroneamente esiguo” (W. Sanders: Journal of cancer, 1979, 25, 443).

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Eternit Giustizia: non siano solo due semplici parole

Fonte areaonline.ch che ringraziamo

L’avvio a Novara di un nuovo processo per omicidio intenzionale contro Stephan Schmidheiny riaccende la speranza delle vittime: Guai ad arrendersi al crimine d’impresa
di Claudio Carrer

Si è aperto a Novara il 9 giugno scorso il nuovo processo per i morti dell’Eternit contro l’ex patron e miliardario svizzero Stephan Schmidheiny, accusato di omicidio volontario. Un’accusa in relazione alla morte per mesotelioma (il tipico cancro da amianto che colpisce soprattutto la pleura e più raramente il peritoneo) di 392 persone, 62 lavoratori e 330 semplici cittadini, del Monferrato Casalese, vittime delle polveri di amianto disperse negli ambienti di lavoro e di vita dallo stabilimento di Casale Monferrato. Si tratta di una tappa cruciale della lunghissima ed estenuante rincorsa di una qualche forma di giustizia per le vittime. Il nostro reportage da Novara, con interviste e testimonianze.

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Infortuni mortali: l’etica della responsabilità in una lettera al ministero

Fonte : PUNTOSICURO.IT che ringraziamo 

Autore: Donato Eramo 

 

 

Infortuni mortali: una continua sconfitta della “cultura della prevenzione” a livello nazionale. Una continua sconfitta della Politica. Una continua sconfitta del Ministero del Lavoro e degli altri Ministeri competenti in materia. Una continua sconfitta dei Datori di Lavoro, dei Dirigenti e dei Preposti. Una continua sconfitta degli specialisti di funzione come i Responsabili e gli Addetti al Servizio di Prevenzione e Protezione ed i Medici Competenti. Una continua sconfitta dei Sindacati e dei Rappresentanti dei Lavoratori della Sicurezza.  Una continua sconfitta di noi tutti.

Venerdì 23 aprile 2021, 7 Corriere della Sera, il giornalista Nicola Saldutti con il titolo “Luana, Andrea, Francesco…due caduti sul lavoro al giorno” scrive “Luana aveva 22 anni e un figlio, Andrea di anni ne aveva 37, Francesco 56, Davide 22, il fratello Francesco 25. Si continua a chiamarle morti bianche, parole inadatte a descrivere quello che accade a chi perde la vita mentre sta lavorando. Si continua a chiamarle bianche perché, come accade per le morti improvvise dei neonati, si fatica a individuare una responsabilità precisa che riesca a spiegarle….”. Domenica, 9 maggio 2021, la Repubblica, il giornalista Sergio Rizzo con il titolo “Mancano ispettori sulla sicurezza – Lavoro fuori sicurezza” scrive “Cinque morti sul lavoro in 24 ore, 185 in tre mesi: almeno due al giorno. La rabbia è tanta. E monta ancora più dando un’occhiata alle carte d’identità di alcuni di loro, Luana, stritolata a Prato da un macchinario tessile, aveva solo 22 anni….”.

Un periodico e frequente grido di allarme di un ennesimo “infortunio mortale” occorso ad un Lavoratore, che passa attraverso l’esaltazione del dolore da parte di Mass Media, della Politica, dei Ministeri competenti e dei Sindacati. Sempre lo stesso comunicato, le stesse dichiarazioni sui giornali e in televisione, in un ordinario rito di stupore di quanto accaduto, di presa di posizione, di indignazione, di proposte e di assicurazioni degli interventi. Indignazione come quella della “Commissione Parlamentare di inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali, con particolare riguardo al sistema della tutela della salute e delle sicurezza nei luoghi di lavoro” che, tramite il complesso delle audizioni e degli atti istruttori compiuti, aveva dimostrato come “la superficialità dei controlli, l’incuria e la trascuratezza della pubblica amministrazione insieme a lungaggini burocratiche e confusioni su competenze amministrative”, protrattesi per decenni, avevano aggravato gli effetti delle condizioni generali “in spregio a qualsiasi tutela dell’ambiente e della salute dei lavoratori ed il persistente gravissimo pericolo per la salute della popolazione che non può consentire dilazione alcuna da parte delle autorità competenti”.

Indignazione momentanea fino al nuovo “infortunio mortale” con gli stessi messaggi brevi, circostanziati, veloci, descritti nei minimi particolari, ma essenziali, possibilmente cruenti, per fare “notizia”, per arrivare primi sulla notizia stessa. Il giorno dopo raramente segue una breve notizia sull’”infortunio mortale” occorso. Si riprende invece sempre la stessa notizia dopo alcuni giorni se non il giorno dopo o solo quando accade un altro “infortunio mortale” magari più cruento e che va descritto possibilmente con altri dettagli più macabri ma con particolari modalità di accadimento, altrimenti si rischia che non interessi i lettori o gli ascoltatori. Il Tutto in un continuo seguire di “infortuni mortali” ed in un continuo addivenire in una sorta di cerchio dantesco della morte, come quella dei traditori, rappresentati egregiamente dalla Politica, dalle Istituzioni dello Stato e di tutti i cosiddetti “addetti ai lavori”. Vengono chiamati anche “Crimini sul lavoro”, gestiti con freddezza dalla consapevolezza di quanto accade ogni giorno (3 “infortuni mortali” ogni giorno per una media di 1.000 “infortuni mortali” anno) che hanno consentito alla dirigenza della Pubblica Amministrazione una assuefazione ed una forma continua di indifferenza, quasi ostentando in modo subdolo in disprezzo di tutti quei valori morali, religiosi, etici e sociali, per nascosti comportamenti chiaramente omicidi verso la “persona”, donna o uomo che possa essere.

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STRAGE DI VIAREGGIO: I FISCHI DEI TRENI PER IL 12° ANNIVERSARIO. I FERROVIERI NON DIMENTICANO.

Fonte inmarcia.org

 

Dalla mezzanotte di stasera, per 24 ore, saranno la nostra carezza alla città ferita.

Viareggio, 28 giugno 2021 – Domani, 29 giugno 2021, ricorre il dodicesimo anniversario della strage di Viareggio, quando un treno carico di GPL deragliò in stazione causando uno dei disastri più gravi del nostro paese, con 32 morti, centinaia di feriti e la distruzione tra le fiamme di un intero quartiere.
Anche quest’anno per la dolorosa ricorrenza saremo a fianco dei i familiari delle vittime ed alla città di Viareggio con i fischi dei nostri treni.

Invitiamo quindi i macchinisti di tutti i treni in arrivo, in partenza e in transito nella stazione di Viareggio, dalla mezzanotte e durante tutta la giornata del 29 giugno, ad emettere lunghi e ripetuti fischi per far sentire l’affetto e la vicinanza di tutti i ferrovieri.

Questo semplice gesto è il nostro contributo alla memoria delle vittime, una carezza speciale alla città e ai loro familiari ma è anche il modo per “far sentire” e ricordare a tutti che vogliamo più sicurezza sui binari e che, dall’8 gennaio scorso, dopo quasi sei mesi, siamo ancora in attesa di conoscere le motivazione della sentenza della Corte di Cassazione, ritenuta discutibile ed ingiusta.

Le autorità saranno informate che i fischi non sono di ‘allarme’ ma un segnale di solidarietà in occasione della ricorrenza.

Partecipa, sostieni, scrivi e contribuisci al dibattito ed alle iniziative di  “ancora In Marcia!”, abbonandoti alla rivista autogestita dai lavoratori dal 1908

 www.inmarcia.org

Agricoltura e silvicoltura: in che modo i cambiamenti climatici creano rischi nuovi ed emergenti in materia di SSL

Fonte : OSHA.EU

Keywords: Agricoltura e silvicoltura, Rischi emergenti

Gli effetti dei cambiamenti climatici avranno un impatto significativo sull’agricoltura e sulla silvicoltura. Il nostro nuovo documento di sintesi esamina in che modo questi cambiamenti incideranno sulla salute e la sicurezza sul lavoro (SSL) in tale settore.

L’adeguamento delle pratiche di lavoro per tener conto degli effetti dei cambiamenti climatici richiede la valutazione di rischi nuovi ed emergenti, quali una maggiore esposizione a calore, malattie e parassiti e polveri. Il documento valuta inoltre le ripercussioni che tali cambiamenti avranno sui rischi psicosociali per gli agricoltori e i silvicoltori, in contesto in cui l’incertezza riguardo all’impatto dei cambiamenti climatici sulla produzione e la pressione di soddisfare i requisiti dell’UE per mitigare i cambiamenti climatici e adattarsi ai loro effetti potrebbero causare un notevole stress.

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Global herd immunity remains out of reach because of inequitable vaccine distribution – 99% of people in poor countries are unvaccinated

Autrice: Maria De Jesus, American University School of International Service

In the race between infection and injection, injection has lost.

Public health experts estimate that approximately 70% of the world’s 7.9 billion people must be fully vaccinated to end the COVID-19 pandemic. As of June 21, 2021, 10.04% of the global population had been fully vaccinated, nearly all of them in rich countries.

Only 0.9% of people in low-income countries have received at least one dose.

I am a scholar of global health who specializes in health care inequities. Using a data set on vaccine distribution compiled by the Global Health Innovation Center’s Launch and Scale Speedometer at Duke University in the United States, I analyzed what the global vaccine access gap means for the world.

A global health crisis

Supply is not the main reason some countries are able to vaccinate their populations while others experience severe disease outbreaks – distribution is.

Many rich countries pursued a strategy of overbuying COVID-19 vaccine doses in advance. My analyses demonstrate that the U.S., for example, has procured 1.2 billion COVID-19 vaccine doses, or 3.7 doses per person. Canada has ordered 381 million doses; every Canadian could be vaccinated five times over with the two doses needed.

Overall, countries representing just one-seventh of the world’s population had reserved more than half of all vaccines available by June 2021. That has made it very difficult for the remaining countries to procure doses, either directly or through COVAX, the global initiative created to enable low- to middle-income countries equitable access to COVID-19 vaccines.

Benin, for example, has obtained about 203,000 doses of China’s Sinovac vaccine – enough to fully vaccinate 1% of its population. Honduras, relying mainly on AstraZeneca, has procured approximately 1.4 million doses. That will fully vaccinate 7% of its population. In these “vaccine deserts,” even front-line health workers aren’t yet inoculated.

Haiti has received about 461,500 COVID-19 vaccine doses by donations and is grappling with a serious outbreak.

Even COVAX’s goal – for lower-income countries to “receive enough doses to vaccinate up to 20% of their population” – would not get COVID-19 transmission under control in those places.

The cost of not cooperating

Last year, researchers at Northeastern University modeled two vaccine rollout strategies. Their numerical simulations found that 61% of deaths worldwide would have been averted if countries cooperated to implement an equitable global vaccine distribution plan, compared with only 33% if high-income countries got the vaccines first.

Put briefly, when countries cooperate, COVID-19 deaths drop by approximately in half.

Vaccine access is inequitable within countries, too – especially in countries where severe inequality already exists.

In Latin America, for example, a disproportionate number of the tiny minority of people who’ve been vaccinated are elites: political leaders, business tycoons and those with the means to travel abroad to get vaccinated. This entrenches wider health and social inequities.

The result, for now, is two separate and unequal societies in which only the wealthy are protected from a devastating disease that continues to ravage those who are not able to access the vaccine.

A repeat of AIDS missteps?

This is a familiar story from the HIV era.

In the 1990s, the development of effective antiretroviral drugs for HIV/AIDS saved millions of lives in high-income countries. However, about 90% of the global poor who were living with HIV had no access to these lifesaving drugs.

Concerned about undercutting their markets in high-income countries, the pharmaceutical companies that produced antiretrovirals, such as Burroughs Wellcome, adopted internationally consistent prices. Azidothymidine, the first drug to fight HIV, cost about US$8,000 a year – over $19,000 in today’s dollars.

That effectively placed effective HIV/AIDS drugs out of reach for people in poor nations – including countries in sub-Saharan Africa, the epidemic’s epicenter. By the year 2000, 22 million people in sub-Saharan Africa were living with HIV, and AIDS was the region’s leading cause of death.

The crisis over inequitable access to AIDS treatment began dominating international news headlines, and the rich world’s obligation to respond became too great to ignore.

“History will surely judge us harshly if we do not respond with all the energy and resources that we can bring to bear in the fight against HIV/AIDS,” said South African President Nelson Mandela in 2004.

Pharmaceutical companies began donating antiretrovirals to countries in need and allowing local businesses to manufacture generic versions, providing bulk, low-cost access for highly affected poor countries. New global institutions like the Global Fund to Fight AIDS, Tuberculosis, and Malaria were created to finance health programs in poor countries.

Pressured by grassroots activism, the United States and other high-income countries also spent billions of dollars to research, develop and distribute affordable HIV treatments worldwide.

A dose of global cooperation

It took over a decade after the development of antiretrovirals, and millions of unnecessary deaths, for rich countries to make those lifesaving medicines universally available.

Fifteen months into the current pandemic, wealthy, highly vaccinated countries are starting to assume some responsibility for boosting global vaccination rates.

Leaders of the United States, Canada, United Kingdom, European Union and Japan recently pledged to donate a total of 1 billion COVID-19 vaccine doses to poorer countries.

It is not yet clear how their plan to “vaccinate the world” by the end of 2022 will be implemented and whether recipient countries will receive enough doses to fully vaccinate enough people to control viral spread. And the late 2022 goal will not save people in the developing world who are dying of COVID-19 in record numbers now, from Brazil to India.

The HIV/AIDS epidemic shows that ending the coronavirus pandemic will require, first, prioritizing access to COVID-19 vaccines on the global political agenda. Then wealthy nations will need to work with other countries to build their vaccine manufacturing infrastructure, scaling up production worldwide.

Finally, poorer countries need more money to fund their public health systems and purchase vaccines. Wealthy countries and groups like the G-7 can provide that funding.

These actions benefit rich countries, too. As long as the world has unvaccinated populations, COVID-19 will continue to spread and mutate. Additional variants will emerge.

As a May 2021 UNICEF statement put it: “In our interdependent world no one is safe until everyone is safe.”

[The Conversation’s most important politics headlines, in our Politics Weekly newsletter.]

Maria De Jesus, Associate Professor and Research Fellow at the Center on Health, Risk, and Society, American University School of International Service

This article is republished from The Conversation under a Creative Commons license. Read the original article.

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L’immunità di gregge globale rimane fuori portata a causa della distribuzione iniqua del vaccino: il 99% delle persone nei paesi poveri non è vaccinato

Autrice: Maria De JesusAmerican University School of International Service

Nella corsa tra infezione e iniezione, l’iniezione ha perso.

Gli esperti di sanità pubblica stimano che circa il 70% dei 7,9 miliardi di persone nel mondo debba essere completamente vaccinato per porre fine alla pandemia di COVID-19. Al 21 giugno 2021, il 10,04% della popolazione mondiale era stato completamente vaccinato , quasi tutti nei paesi ricchi.

Solo lo 0,9% delle persone nei paesi a basso reddito ha ricevuto almeno una dose.

Sono uno studiosa di salute globale specializzata in disuguaglianze sanitarie. Utilizzando un set di dati sulla distribuzione dei vaccini compilato dal Launch and Scale Speedometer del Global Health Innovation Center presso la Duke University negli Stati Uniti, ho analizzato cosa significa il divario globale di accesso ai vaccini per il mondo.

Una crisi sanitaria globale

L’offerta non è il motivo principale per cui alcuni paesi sono in grado di vaccinare le loro popolazioni mentre altri sperimentano gravi epidemie di malattie: lo è la distribuzione .

Molti paesi ricchi hanno perseguito una strategia di acquisto eccessivo di dosi di vaccino contro il COVID-19 in anticipo . Le mie analisi dimostrano che gli Stati Uniti, ad esempio, si sono procurati 1,2 miliardi di dosi di vaccino contro il COVID-19, o 3,7 dosi a persona. Il Canada ha ordinato 381 milioni di dosi; ogni canadese potrebbe essere vaccinato cinque volte con le due dosi necessarie.

Nel complesso, i paesi che rappresentano solo un settimo della popolazione mondiale avevano riservato più della metà di tutti i vaccini disponibili entro giugno 2021. Ciò ha reso molto difficile per i restanti paesi procurarsi le dosi, direttamente o tramite COVAX , l’iniziativa globale creata per consentire ai paesi a reddito medio-basso un accesso equo ai vaccini COVID-19.

Il Benin, ad esempio, ha ottenuto circa 203.000 dosi del vaccino cinese Sinovac, sufficienti per vaccinare completamente l’1% della sua popolazione. L’Honduras, facendo affidamento principalmente su AstraZeneca, ha procurato circa 1,4 milioni di dosi. Ciò vacinerà completamente il 7% della sua popolazione. In questi “deserti vaccinali”, anche gli operatori sanitari in prima linea non sono ancora stati vaccinati .

Haiti ha ricevuto circa 461.500 dosi di vaccino contro il COVID-19 tramite donazioni ed è alle prese con un grave focolaio .

Anche l’obiettivo di COVAX – per i paesi a basso reddito di ” ricevere dosi sufficienti per vaccinare fino al 20% della loro popolazione ” – non consentirebbe di tenere sotto controllo la trasmissione di COVID-19 in quei luoghi.

Il costo di non collaborare

L’anno scorso, i ricercatori della Northeastern University hanno modellato due strategie di lancio del vaccino . Le loro simulazioni numeriche hanno scoperto che il 61% dei decessi in tutto il mondo sarebbe stato evitato se i paesi avessero cooperato per attuare un equo piano di distribuzione globale dei vaccini, rispetto al solo 33% se i paesi ad alto reddito avessero ottenuto i vaccini per primi.

In breve, quando i paesi cooperano, i decessi per COVID-19 diminuiscono di circa la metà .

L’accesso ai vaccini è iniquo anche all’interno dei paesi, specialmente nei paesi in cui esiste già una grave disuguaglianza.

In America Latina, ad esempio, un numero sproporzionato della piccola minoranza di persone che sono state vaccinate sono le élite: leader politici, magnati degli affari e coloro che hanno i mezzi per viaggiare all’estero per farsi vaccinare . Ciò rafforza le più ampie disuguaglianze sanitarie e sociali.

Il risultato, per ora, sono due società separate e diseguali in cui solo i ricchi sono protetti da una malattia devastante che continua a devastare chi non può accedere al vaccino.

Una ripetizione dei passi falsi dell’AIDS?

Questa è una storia familiare dell’era dell’HIV.

Negli anni ’90, lo sviluppo di farmaci antiretrovirali efficaci per l’HIV/AIDS ha salvato milioni di vite nei paesi ad alto reddito . Tuttavia, circa il 90% dei poveri del mondo che vivevano con l’HIV non aveva accesso a questi farmaci salvavita .

Preoccupate per la sottoquotazione dei loro mercati nei paesi ad alto reddito, le aziende farmaceutiche che hanno prodotto antiretrovirali, come Burroughs Wellcome, hanno adottato prezzi coerenti a livello internazionale. L’azidotimidina, il primo farmaco per combattere l’HIV, costava circa 8.000 dollari l’anno , più di 19.000 dollari di oggi.

Ciò ha effettivamente reso i farmaci efficaci per l’HIV/AIDS fuori dalla portata delle persone nelle nazioni povere, compresi i paesi dell’Africa sub-sahariana, l’epicentro dell’epidemia. Nel 2000, 22 milioni di persone nell’Africa subsahariana vivevano con l’HIV e l’AIDS era la principale causa di morte nella regione .

La crisi per l’accesso iniquo alle cure per l’AIDS ha iniziato a dominare i titoli delle notizie internazionali e l’obbligo del mondo ricco di rispondere è diventato troppo grande per essere ignorato.

“La storia ci giudicherà sicuramente duramente se non risponderemo con tutte le energie e le risorse che possiamo mettere in campo nella lotta contro l’HIV/AIDS”, ha affermato il presidente sudafricano Nelson Mandela nel 2004 .

Le aziende farmaceutiche hanno iniziato a donare antiretrovirali ai paesi bisognosi e consentendo alle aziende locali di produrre versioni generiche, fornendo un accesso di massa e a basso costo ai paesi poveri altamente colpiti . Nuove istituzioni globali come il Fondo globale per la lotta all’AIDS, alla tubercolosi e alla malaria sono state create per finanziare programmi sanitari nei paesi poveri.

Sotto la pressione dell’attivismo di base, anche gli Stati Uniti e altri paesi ad alto reddito hanno speso miliardi di dollari per ricercare, sviluppare e distribuire trattamenti per l’HIV a prezzi accessibili in tutto il mondo .

Una dose di cooperazione globale

Ci sono voluti oltre un decennio dopo lo sviluppo degli antiretrovirali e milioni di morti inutili, perché i paesi ricchi rendessero questi farmaci salvavita universalmente disponibili.

A quindici mesi dall’inizio dell’attuale pandemia, i paesi ricchi e altamente vaccinati stanno iniziando ad assumersi la responsabilità di aumentare i tassi di vaccinazione globali.

I leader di Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Unione Europea e Giappone si sono recentemente impegnati a donare un totale di 1 miliardo di dosi di vaccino contro il COVID-19 ai paesi più poveri.

Non è ancora chiaro come verrà attuato il loro piano per “vaccinare il mondo” entro la fine del 2022 e se i paesi destinatari riceveranno dosi sufficienti per vaccinare completamente abbastanza persone per controllare la diffusione virale. E l’obiettivo della fine del 2022 non salverà le persone nei paesi in via di sviluppo che stanno morendo di COVID-19 in numeri record ora, dal Brasile all’India.

L’epidemia di HIV/AIDS mostra che porre fine alla pandemia di coronavirus richiederà, in primo luogo, la priorità dell’accesso ai vaccini COVID-19 nell’agenda politica globale. Quindi le nazioni ricche dovranno lavorare con altri paesi per costruire la loro infrastruttura di produzione di vaccini, aumentando la produzione in tutto il mondo.

Infine, i paesi più poveri hanno bisogno di più soldi per finanziare i propri sistemi sanitari pubblici e acquistare vaccini. Paesi ricchi e gruppi come il G-7 possono fornire tali finanziamenti.

Queste azioni avvantaggiano anche i paesi ricchi. Finché il mondo avrà popolazioni non vaccinate, il COVID-19 continuerà a diffondersi e a mutare. Emergeranno ulteriori varianti.

Come afferma una dichiarazione dell’UNICEF del maggio 2021 : “Nel nostro mondo interdipendente nessuno è al sicuro finché tutti non sono al sicuro”.

I titoli politici più importanti di The Conversation, nella nostra newsletter Politics Weekly .]

Maria De Jesus , Professore Associato e Research Fellow presso il Center on Health, Risk, and Society, American University School of International Service

Questo articolo è stato ripubblicato da The Conversation con una licenza Creative Commons. Leggi l’ articolo originale .

 

Un nuovo rapporto afferma che sono necessarie azioni e investimenti governativi urgenti contro la resistenza antimicrobica

 

Fonte : Health Policy Watch

Si stima che circa 700.000 persone muoiano già ogni anno a causa di infezioni resistenti ai farmaci e della mancanza di antimicrobici per curarle. Un rapporto delle Nazioni Unite del 2019 ha avvertito che se le tendenze vengono ignorate, l’AMR potrebbe causare fino a 10 milioni di morti all’anno e perdite del PIL di oltre 100 trilioni di dollari entro il 2050.

Un articolo importante sulle infezioni resistenti ai farmaci:

Urgent Government Action and Investment Needed Against Antimicrobial Resistance, Says New Report

 

Podcast Diario Prevenzione – 25 giugno 2021 – Puntata n° 86

a cura di Gino Rubini

In questa puntata parliamo di :

– Un nuovo rapporto afferma che sono necessarie azioni e investimenti governativi urgenti contro la resistenza antimicrobica. L’articolo:  “Resistenza agli antimicrobici” 23/06/2021 • Raisa Santos su Health Policy Watch su Health Policy Watch
– Canada, uno studio IWH. Procedure OHS più deboli, le politiche spiegano i maggiori rischi di infortuni dei piccoli datori di lavoro
L’homme machine 
UNISON GB . La solidarietà internazionale è la chiave per contrastare i regimi autoritari
il Dossier di INRS : AGENTS SENSIBILISANTS
– Il periodico ” Lavoro e Salute”, un magazine online fuori dal coro.

 

Canada. Procedure OHS più deboli, le politiche spiegano i maggiori rischi di infortuni dei piccoli datori di lavoro. Uno studio.

 

 

FONTE :  IWH

Nessuna differenza nei rischi di lesioni tra grandi e piccole imprese una volta prese in considerazione le politiche e le procedure OHS

È stato ben documentato che i piccoli datori di lavoro affrontano sfide uniche quando si tratta di salute e sicurezza sul lavoro (OHS). In un recente studio dell’Institute for Work & Health (IWH) sull’effetto delle normative sui lavoratori in quota dell’Ontario sui tassi di infortunio nel settore delle costruzioni, il tasso di sinistri per infortuni traumatici del 2017 nelle aziende più piccole è stato più del doppio come nelle imprese più grandi: 10,3 per 1.000 dipendenti a tempo pieno nelle imprese con meno di cinque dipendenti, contro 4,1 nelle imprese con più di 50 dipendenti. Un modello simile è stato trovato in uno studio IWH che confronta la frequenza degli infortuni tra appaltatori sindacalizzati e non sindacalizzati nel settore edile dell’Ontario. Continua a leggere “Canada. Procedure OHS più deboli, le politiche spiegano i maggiori rischi di infortuni dei piccoli datori di lavoro. Uno studio.”

L’homme machine

Autore: Francesco Domenico Capizzi * – 23.06.2021

“Fattori che favoriscono l’insorgere di malattie: l’indigenza, la solitudine, la marginalità sociale e la precarietà lavorativa, l’insufficiente scolarità…evitabili l’80% delle malattie”: è quanto affermato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel lontano 2006. Da allora poco o nulla è cambiato, ma, in compenso, fra le nostre popolazioni circola indisturbata l’idea che i processi patologici individuali e di comunità possano essere domati da farmaci e tecnologie sofisticate e robotizzate.

Risale a pochi giorni (l’8 giugno scorso) la notizia, riassunta in  vistosi titoli, su grandi giornali e mezzi d’informazione pubblici e privati, di un “intervento chirurgico record…una prima mondiale senza precedenti…un team di urologi e cardiochirurghi ha rimosso un tumore al rene, esteso fino al cuore e lungo oltre 20 centimetri, su una paziente di 83 anni, cardiopatica, attraverso una chirurgia senza cicatrici, cioè senza aprire addome e torace…il tutto grazie all’uso combinato di un robot e di una cannula aspira-tumore inserita da una vena del collo… si tratta della prima volta al Mondo che si tenta un intervento del genere, come ha precisato la stessa azienda ospedaliera in un comunicato diffuso online (https://tg24.sky.it/salute-e-benessere/2021/06/08/intervento-record-tumore-rened).

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il Dossier di INRS : AGENTS SENSIBILISANTS

Segnaliamo questo importante Dossier pubblicato da INRS.fr  sugli agenti sensibilizzanti. Il Dossier contiene anche un repertorio dei settori di attività ove si registra la presenza e l’impiego di sostanze e materiali sensibilizzanti. 

Fonte : INRS

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Ce qu’il faut retenir

L’exposition à des agents sensibilisants peut être à l’origine d’allergies professionnelles, cutanées ou respiratoires. Ces affections nécessitent souvent un aménagement de poste, un reclassement ou une réorientation professionnelle des travailleurs concernés. Leur prévention est donc indispensable.

L’exposition à des agents sensibilisants en milieu professionnel peut être responsable de manifestations allergiques cutanées, respiratoires ou oculaires. La dermatite de contact allergique et l’asthme sont les affections allergiques d’origine professionnelle les plus fréquentes. Ces allergies professionnelles touchent des secteurs variés : coiffure, alimentation et restauration, santé et soins, secteur de la propreté, construction, agriculture…

IL DOSSIER COMPLETO

Pubblicato il DM 18/5/21 con nuovi VLEP (All.XXXVIII)

 

Il 16 giugno 2021 è stato pubblicato il Decreto Interministeriale (del Lavoro e della Salute) che definisce nuovi Valori Limite di Esposizione Professionale. Il Decreto sostituisce la tabella allegato XXXVIII al DLgs 81/2008.
La modifica è introdotta in attuazione della direttiva n. 2019/1831/UE della Commissione del 24 ottobre 2019.

IL DOCUMENTO (.pdf)

 

allegatoXXXVIII

Psicosi da amianto

8 giugno 2021

Autrice:
Laurie Kazan-Allen

Fonte : Ibasesecretariat.org

Albert Einstein definì la follia come “fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi”. 1 Eppure, decennio dopo decennio, questo è ciò che fanno gli interessi acquisiti dell’amianto nella speranza che lo sfruttamento commerciale dell’amianto possa generare un altro flusso di entrate.

Un articolo in lingua russa caricato su un sito web del Kazakistan il 7 giugno 2021 ha esaminato i guadagni finanziari realizzati dall’industria dell’amianto crisotilo (bianco) del paese durante la pandemia globale, osservando che “la società [amianto] ha sempre mostrato una crescita negli anni di crisi (2008) e 2015).” 2 Per decenni il Kazakistan è stato tra i primi cinque produttori mondiali di fibra di crisotilo e nel 2008 l’industria ha ricevuto il sostegno del governo. 3

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La solidarietà internazionale è la chiave per contrastare i regimi autoritari

I delegati di UNISON ascoltano resoconti inquietanti della crisi COVID-19 usati come copertura per sopprimere l’opposizione pacifica peaceful

La segretaria generale di UNISON Christina McAnea è stata affiancata da un gruppo di sindacalisti tutta al femminile al raduno internazionale della conferenza dei delegati speciali che, per la prima volta, si è svolto online.

I delegati hanno ascoltato resoconti strazianti delle minacce affrontate da coloro che sfidano la legittimità dei regimi autoritari e i leader hanno usato la crisi COVID-19 come copertura per rafforzare la presa sul potere.

La sig.ra McAnea ha aperto la manifestazione fornendo una panoramica che fa riflettere sull’oppressione e la violenza inflitte ai sindacalisti e alle comunità vulnerabili di tutto il mondo sulla scia della pandemia – dal bombardamento israeliano di Gaza e dall’incapacità del governo di fornire vaccini al popolo palestinese, al “presidente brasiliano di estrema destra razzista, misogino, omofobo e negazionista del coronavirus” che ha assistito alla morte di centinaia di migliaia di persone a causa del virus. Continua a leggere “La solidarietà internazionale è la chiave per contrastare i regimi autoritari”

Serve una pandemia per rilanciare il dialogo sociale europeo?

 

Fonte Etui.org

Centinaia di migliaia di lavoratori stagionali devono attraversare l’Europa all’inizio dell’estate 2020 per aiutare con i raccolti, ma devono affrontare un mosaico di regole di frontiera incoerenti. Pescatori europei bloccati nell’Atlantico a causa della chiusura dei porti di sbarco in Senegal e Costa d’Avorio. I lavoratori commerciali nelle principali città sono stati aggrediti per la carenza di determinati beni e le misure obbligatorie di allontanamento sociale. Stampanti di fronte alla carenza di solventi a causa dell’esplosione della domanda di gel idroalcolico. Tecnici delle telecomunicazioni vessati perché, secondo i rumor, il 5G favorirebbe la pandemia. In che modo datori di lavoro e lavoratori hanno affrontato situazioni a volte del tutto inaspettate?

Un recente studio dell’Istituto sindacale europeo (ETUI) ha esaminato le negoziazioni sociali tra rappresentanti dei datori di lavoro e dei lavoratori a livello settoriale europeo. Circa 30 settori di attività economica, che vanno dall’industria dell’ospitalità ai servizi di sicurezza privati, inclusi turismo, trasporti, agricoltura e pesca, intrattenimento dal vivo, ecc. sono state vagliate alla luce delle misure adottate o richieste all’Europa e ai governi per cercare di superare le conseguenze concrete della pandemia nel loro settore.

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Why nobody will ever agree on whether COVID lockdowns were worth it

James D. Long, University of Washington; Mark A. Smith, University of Washington, and Victor Menaldo, University of Washington

As an increasingly vaccinated world emerges from lockdowns, lots of people are talking about whether the fight against the pandemic was too strong or too weak. Some people argue restrictions did not go far enough; others maintain the attempted cures have been worse than the disease.

One reason for these conflicting views is that the answer depends on both facts and values.

Relevant facts include features of the virus like transmission rates and deaths. Government policies were often guided by scientific findings to reduce the spread of the virus and the resulting illnesses and deaths.

Relevant values include health and longevity, but also prosperity, opportunity, equality and freedom. Different people weigh those values differently.

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Eu Osha.Il mantenimento prolungato della postura seduta statica al lavoro Effetti sulla salute e suggerimenti di buone pratiche

Sintesi

Autori: Kees Peereboom e Nicolien de Langen (vhp human performance, Paesi Bassi) in cooperazione con Alicja Bortkiewicz (Istituto Nofer di medicina del lavoro, Łodź, Polonia).
Revisione a cura di Jacqueline Snijders (Panteia, Paesi Bassi).
La presente relazione è stata commissionata dall’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA). I suoi contenuti, incluse le opinioni e/o conclusioni formulate, appartengono esclusivamente agli autori e non riflettono necessariamente la posizione dell’EU-OSHA.
Gestione del progetto: Sarah Copsey (EU-OSHA)

LA BROCHURE

Eu Osha. Il mantenimento prolungato della postura in piedi statica al lavoro Effetti sulla salute e buone pratiche Sintesi

 

Autori: Kees Peereboom e Nicolien de Langen (vhp human performance, Paesi Bassi) in collaborazione
con Alicja Bortkiewicz (Nofer Institute of Occupational Medicine, Łodź, Polonia).
Rivisto da Jacqueline Snijders (Panteia, Paesi Bassi).
La presente relazione è stata commissionata dall’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro
(EU-OSHA). I suoi contenuti, incluse le opinioni e/o conclusioni formulate, appartengono esclusivamente agli autori e non riflettono necessariamente la posizione dell’EU-OSHA.
Gestione del progetto: Sarah Copsey (EU-OSHA)

LA BROCHURE

La FDA ordina la distruzione di circa 60 milioni di vaccini Johnson & Johnson prodotti da Emergent

Segnaliamo questo articolo apparso su Health Policy News che mette in evidenza la delicatezza della gestione della produzione industriale dei vaccini. Tra questi rischi vi è anche la possibilità che nel processo di produzione dei vaccini si alterino i componenti del prodotto . Questo sarebbe successo in uno stabilimento di produzione del vaccino Jonshon

La Food and Drug Administration (FDA) statunitense ha autorizzato il rilascio di due lotti del vaccino Janssen/Johnson & Johnson COVID-19 – circa 10 milioni di dosi – prodotti presso lo stabilimento Emergent BioSolutions di Baltimora, secondo una dichiarazione di venerdì.

Tuttavia, ha anche “determinato che molti altri lotti non sono adatti per l’uso” mentre “ulteriori lotti sono ancora in fase di revisione”, ha aggiunto.

Le dosi rifiutate ammontano a circa 60 milioni di dosi, secondo il New York Times .

Leggi l’articolo  sul sito Health Policy News : “FDA Orders Some 60 Million Johnson & Johnson Vaccines Made by Emergent to be Destroyed “

Segnaliamo questa raccolta di prodotti di ricerca realizzati da Inail in merito alla gestione dei rischi in epoca Covid-19.

Covid-19: prodotti di ricerca

L’Inail, tra i soggetti attuatori degli interventi della protezione civile (ordinanza Capo della protezione civile n. 630 del 3 febbraio 2020) nelle attività relative alla gestione dell’emergenza da Covid-19, ha messo in atto sin da subito iniziative dedicate, con l’obiettivo di garantire una tutela globale della salute e della sicurezza dei lavoratori, nell’ambito delle sue diverse funzioni, assicurativa, riabilitativa, di prevenzione e di ricerca, e ha collaborato attivamente alla individuazione delle misure di contenimento del rischio per la pubblica e privata incolumità.

In vista della fase di ripresa graduale delle attività sociali, economiche e produttive e in considerazione di specifiche esigenze, il direttore del Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale (Dimeila) è stato nominato componente del comitato tecnico-scientifico, istituito presso la Protezione Civile, per la gestione dell’emergenza sanitaria connessa all’insorgenza di patologie derivanti da agenti virali trasmissibili.

Vai alla pagina Inail 

L’iceberg

Autore : Francesco Domenico Capizzi * – 12.06.2021

Nell’impegno politico-istituzionale e mediatico il monopolio acquisito dalla pandemia virale, con connesse logistiche vaccinali e a fronte di avversioni e di effetti collaterali indesiderati, espone a rischi simmetrici e maggiori: l’oblio, forse inconsapevole, delle forme cliniche di pandemie non virali ancor più estese e gravi che da molti decenni attanagliano sempre più da vicino ogni popolazione, nessuna esclusa.

La battaglia contro il Covid, con i suoi effetti devastanti, non deve liberare alcuna Istituzione pubblica e privata dal senso di responsabilità, nell’emergenza virale sopita, verso le galoppanti malattie cronico-degenerative e neoplastiche, anzi dovrebbe risvegliarla per la loro azione dimostratasi fortemente aggravante sul decorso clinico della malattia da Covid -19 con esiti infausti fino al 50% dei casi (ISTAT, ISS 2021).

È del tutto corretto porre l’obbiettivo prioritario di vaccinare in fretta tutta la popolazione, oggi come nel futuro, ma quest’obbiettivo non deve disgiungersi da strategie socio-sanitarie e sociali rivolte all’abbattimento preventivo primario delle malattie cronico-degenerative e neoplastiche che, trascorsa l’emergenza attuale, continueranno a gravare sulla normale attività clinica in misura del 75-80% mentre riempiono Trattati medico-chirurgici e Attività accademiche.

La loro definizione biologica si fonda su differenziazioni cellulari, in larga parte d’origine ambientale e legate a stili di vita, che conducono ad evoluzioni cliniche ed esiti imprevedibili nonostante le vaste esperienze medico-chirurgiche e la disponibilità di sofisticati apparati tecnologici e farmacologici.

Continua a leggere “L’iceberg”

Pubblicata una nuova ricerca cinese sui coronavirus dei pipistrelli e sui mercati di Wuhan prima dell’incontro USA-UE per chiedere risposte sulle origini di SARS-CoV2 .

Segnalazione 
New Chinese Research on Bat Coronaviruses & Wuhan Markets Published Ahead of US-EU Meeting Asking for Answers on SARS-CoV2 Origins  

di Elaine Ruth Fletcher & Chandre Principe

In questo articolo, in forma puntuale e documentata, viene esposta la complessa vicenda dell’indagine e ricerca del “focolaio” da dove si sarebbe diffuso il coronavirus. La necessità che l’indagine USA – UE, per motivi correlati alla geopolitica,  non fuoriesca dall’obiettivo di approfondire le conoscenze sul come e sul dove si sarebbe verificato il fenomeno di spillover comporta una grande responsabilità da parte degli stessi ispettori designati da OMS. Per ora le indagini non hanno realizzato passi in avanti sulla conoscenza dei processi e dei luoghi ove si è realizzato il passaggio di Sars-Cov2 dagli animali all’uomo. Segnaliamo questo articolo pubblicato da Health Policy Watch per la completezza e precisione con cui descrive lo stato dell’arte di questa vicenda .

New Chinese Research on Bat Coronaviruses & Wuhan Markets Published Ahead of US-EU Meeting Asking for Answers on SARS-CoV2 Origins COVID-19 , Science 11/06/2021 • Elaine Ruth Fletcher & Chandre Prince

E’disponibile on line il periodico ” Lavoro e Salute” – 6 giugno 2021 –

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Il periodico Lavoro e Salute  – 6 giugno 2021 – è scaricabile anche  QUI 

INAIL. ESPOSIZIONE OCCUPAZIONALE A FARMACI ANTINEOPLASTICI IN AMBITO SANITARIO

foto commons licence da wikipedia

Una panoramica delle conoscenze attualmente disponibili sul tema

Attualmente vengono utilizzati più di 100 farmaci antineoplastici di cui molti classificati come cancerogeni certi per l’uomo e fin dal 1970 studi epidemiologici condotti su infermieri che manipolavano farmaci antiblastici senza l’utilizzo di dispositivi di protezione hanno mostrato aumentato il rischio di tumori ed effetti sul sistema riproduttivo.
Il documento presenta una panoramica delle conoscenze attualmente disponibili sulla problematica relativa all’esposizione occupazionale a farmaci antineoplastici in ambito sanitario.

IL MANUALE INAIL

Podcast Diario Prevenzione – 10 giugno 2021 – Puntata n° 85

 

 

 

a cura di Gino Rubini

In questa puntata parliamo di :

– I rapporti dell’Ispettore del Lavoro Franz Kafka sugli incidenti del lavoro nel regno di Boemia nel 1910- Cosa è cambiato da allora ?
– Un bimbo all’asilo si schiaccia le ditine nella porta tagliafuoco- Pesca a strascico : l’avviso di garanzia alla sindaca del Comune di Crema….
– Una sentenza severa come quella di Taranto è una garanzia per l’avvio verso la transizione ecologica ? Dopo la medicina “difensiva” stiamo entrando nell’epoca dell’amministrazione pubblica “difensiva” ?
– Il contrasto a livello europeo tra Commissione e Consiglio da una parte e il Parlamento europeo on merito alla moratoria della Proprietà intellettuale su vaccini e farmaci Covid-19.

– Frittura mista

 

E’ atteso un forte contrasto tra Commissione Europea , Consiglio da una parte e Parlamento Europeo dall’altra sui diritti di proprietà intellettuale sui vaccini Covid-19

 

Per sconfiggere la pandemia sarebbe necessario che la campagna vaccinale di massa procedesse in forma omogenea su scala mondiale. Nei fatti in interi continenti come Africa, America latina, India non arrivano i vaccini perché troppo costosi per paesi poveri. Da questa situazione emerge il rischio di nuove ondate da varianti del coronavirus provenienti da questi paesi che potrebbero di nuovo diffondersi anche nei paesi del nord del mondo. L’avvio al più presto di vaccinazioni di massa nei paesi più poveri oltre ad essere un imperativo di giustizia  è anche una necessità per la salute delle popolazioni su scala planetaria.
E’ necessario fornire i vaccini ai paesi che non hanno le risorse per pagarli, per fare questo sarebbe necessaria una deroga ai diritti di proprietà intellettuali, brevetti, copyright e segreti industriali inerenti le modalità di produzione.
La questione sui diritti di proprietà intellettuale per vaccini e medicinali COVID-19 potrebbe presto aprire una contraddizione tra gli Stati membri, la Commissione Europea da una parte e il Parlamento europeo dall’altra  che ha all’ordine del giorno una risoluzione a sostegno della deroga.La deroga si estenderebbe a brevetti, copyright, design industriali e “segreti commerciali” relativi a tutti i “prodotti e tecnologie” COVID-19. Secondo una versione modificata dell’iniziativa, sarebbe limitata nel tempo a tre anni, con revisione annuale dell’OMC.
Per un approfondimento segnaliamo questo articolo” Is European Union on Collision Course With European Parliament on COVID IP Waiver? by • Kerry Cullinan” apparso sul sito Health Policy Watch

Infortuni sul lavoro. Le relazioni del dottor Kafka

Fonte Volerelaluna  che ringraziamo 

 

Il dottor Kafka e i lavoratori è un imperdibile libricino edito da Stradebianche/Millelire in cui Vincenzo Cottinelli, già magistrato, impegnato negli anni ’70 e ’80 del Novecento nel settore della sicurezza sul lavoro, propone e commenta alcune sferzanti relazioni di Franz Kafka, in cui vengono descritte le condizioni di sfruttamento dei lavoratori all’inizio del secolo. Già, perché Kafka, il grande scrittore de La metamorfosiIl processo e Il castello, era, di mestiere, il rigoroso responsabile dell’Ufficio legale dell’Imperialregio Istituto delle Assicurazioni per gli infortuni sul lavoro del Regno di Boemia. Libricino attualissimo e prezioso che descrive e smaschera l’ignoranza e il cinismo degli imprenditori che rifiutano o rimuovono i dispositivi di sicurezza degli impianti e la complicità delle istituzioni che favoriscono le loro lobbies: un ritratto del padronato austroungarico che non si discosta di molto da quello attuale del nostro Paese (che vanta un triste primato in tema di omicidi bianchi). Ennesimo merito di Marcello Baraghini, editore eclettico e rivoluzionario, refrattario a ogni regola di mercato, che ha scelto – cosa unica nel panorama italiano – di immettere i suoi libri in rete «leggibili, scaricabili e diffondibili gratuitamente dal sito di Strade Bianche, per riproporsi poi su carta, 4 titoli alla volta, grazie alla complicità dei lettori per la diffusione militante e per la ricerca di nuovi testi provocanti». Il testo integrale del libro è scaricabile al link: http://www.stradebianchelibri.com/cottinelli-vincenzo—il-dottor-kafka-e-i-lavoratori.html

 

La sera del 29 settembre 1910 l’Hotel Geling della cittadina di Gablonz sul fiume Neisse è gremito di industriali e artigiani, dai più grossi produttori di cristallerie, ai fabbricanti di strass, ai carpentieri e carradori: parla il dottor Kafka, dell’Istituto per gli infortuni sul lavoro del Regno di Boemia, che ha sede a Praga, su invito della locale Associazione industriale. C’è tensione e aspettativa, perché da poco più di un anno il Ministero dell’Interno ha reso obbligatoria la tenuta dei libri paga e, come se non bastasse, l’Istituto assicurativo pretende anche di rivedere le categorie di rischio disponendo ispezioni nelle fabbriche (il dottor Kafka è qui proprio per questo); l’accertamento esatto di paghe e rischi può determinare un giro di vite contributivo. Continua a leggere “Infortuni sul lavoro. Le relazioni del dottor Kafka”

COVID-19 e disturbi muscolo-scheletrici: doppio carico di rischi per i lavoratori migranti in Europa?

La COVID-19 costituisce un nuovo rischio sanitario emergente correlato al lavoro. Il presente documento di riflessione valuta i rischi spropositati cui sono esposti i lavoratori migranti, che sono già tra le forze lavoro più vulnerabili in Europa.

Analizza gli impieghi correlati a un rischio particolarmente elevato di esposizione alla COVID-19 e ai disturbi muscolo-scheletrici (DMS), un altro rischio principalmente correlato al lavoro.

I risultati mostrano che i lavoratori migranti sono sovrarappresentati negli impieghi ad alto rischio di esposizione alla COVID-19 e di disturbi muscolo-scheletrici, a conferma del fatto che la COVID-19 ha esacerbato diseguaglianze pregresse per questa categoria di lavoratori.

Il documento propone una serie di misure per garantire la tutela della salute e del benessere dei lavoratori migranti, incluse campagne di informazione mirate, accesso all’assistenza sanitaria e misure di sostegno all’occupazione.

IL DOCUMENTO

Analisi: la crescente pressione sulla Cina per la “perdita di laboratorio” di Covid potrebbe ritorcersi contro

 

Analysis: Mounting Pressure on China About Covid ‘Lab Leak’ Could Backfire

President Joe Biden has ordered U.S. intelligence agencies to determine whether the covid virus, or a near ancestor, emerged from a cave, a live-animal market, a farm — or a secretive Chinese laboratory.

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It can be republished for free.

But it’s doubtful this probe will yield definitive insights, and it could even backfire.

Some experts hypothesize that global pressure could prompt a Chinese scientific whistleblower to come forward with evidence of a lab leak. After all, it is unlikely such an accident could have occurred without dozens of people finding out about the leak, or an ensuing cover-up.

But the growing political pressure to discover Chinese malfeasance or a lab accident at the root of the pandemic could make a definitive answer less, rather than more, likely, according to virologists and experts on U.S.-China scientific exchanges.

“We have to reduce the political tension and let the scientists do the work, not the politicians,” said Dr. Jennifer Huang Bouey, a Chinese-born Rand Corp. researcher.

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CIIP. Le attività di prevenzione sono fondamentali . La Riforma targata “One Health” le deve valorizzare

documento congiunto 2 giugno 2021 ter

Luogo di lavoro, spazio pubblico: i lavoratori che si organizzano nell’era del riconoscimento facciale

 

Segnaliamo questo articolo apparso sul magazine online Social Europe che mette in evidenza i rischi derivanti dall’impiego delle tecnologie di riconoscimento facciale. Il “capitalismo della sorveglianza” sta minacciando sempre più l’azione collettiva dei lavoratori e il diritto umano alla protesta pubblica.Sotto la copertura della legislazione “di emergenza” contro il “terrorismo” o per contenere la pandemia di Covid-19, la sorveglianza dei lavoratori viene continuamente ampliata e normalizzata, nei luoghi di lavoro e nelle nostre strade. L’ampliamento dell’utilizzo di algoritmi “sommersi” consentirà alle imprese la pesca a strascico di grandi quantità di dati che consentiranno una sorveglianza mai prima d’ora conosciuta sui comportamenti dei lavori dipendenti.
Nell’articolo si sottolinea la necessità di una legislazione che vieti la sorveglianza biometrica di massa negli spazi pubblici e perchè le tecnologie AI ai fini di sorveglianza siano poste sotto controllo. I diritti di base dei lavoratori sono messi a rischio da queste tecnologie invasive la privacy. Il desiderio proprio di tutti i dittatori di realizzare “l’uomo di vetro che non può nascondere nulla è a portata di mano, bisogna evitare che si realizzi.

Workplace, public space: workers organising in the age of facial recognition. By Oliver Roethig and Diego Naranjo

Fonte  Social Europe

COVID-19 ha dimostrato che seguire la stessa strada porterà il mondo su un precipizio

COVID-19 has shown that following the same road will lead the world over a precipice

Shutterstock

Ian Goldin, University of Oxford

Despite the tragic deaths, suffering and sadness that it has caused, the pandemic could go down in history as the event that rescued humanity. It has created a once-in-a-generation opportunity to reset our lives and societies onto a sustainable path. Global surveys and protests have demonstrated the appetite for fresh thinking and a desire not to return to the pre-pandemic world.

The devastating consequences of COVID-19 have led to a deepening recognition that business as usual is highly destabilising and the source of our darkest fears. It has shattered the mental mirrors that have prevented us from breaking from the past and embracing new horizons.

In “Rescue: From Global Crisis to a Better World I show how the coronavirus rupture has demonstrated that citizens are prepared to change their behaviour when required to do so. And that governments are able to break out of their economic straitjackets.

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