L’appello di Marco, operaio fiorentino: «Non chiamiamole morti bianche. Non c’è nulla di candido»

 

 

«Ho deciso di lanciare un appello – ha scritto Marco Bazzoni, fiorentino, operaio metalmeccanico e rappresentante dei lavoratori per la sicurezza – perché queste tragedie inaccettabili non vengano più chiamate morti bianche, ma con il termine più appropriato, cioè morti sul lavoro o omicidi sul lavoro.Perché il termine morti bianche è un termine ipocrita, un termine sconcertante ed è un insulto per i familiari e per le vittime del lavoro.Non sono mai morti bianche, quasi fossero candide, immacolate, innocenti, ma dipendono dall’avidità di chi si rifiuta di rispettare anche le minime norme per la sicurezza sul lavoro. Le parole sono molto importanti ed ogni morte sul lavoro merita rispetto. È anche partendo dal linguaggio che si combatte una battaglia per una maggiore sicurezza sul lavoro. Chiedo ai mezzi d’informazione di aderire a questo appello e di rilanciarlo sui loro siti web. Chiunque voglia aderire a questo appello, invii un’email a: marco.bazzoni01@libero.it con nominativo, azienda, qualifica e città». Attenzione ai caratteri: dopo il nome e cognome di Bazzoni, separati da un punto, ci sono due numeri: zero e uno.

Adesioni:
-Beppe Giulietti, Presidente Fnsi
-Piero Damosso, Tg1
-Elisa Marincola, portavoce di Articolo 21
-Coppini Andrea, disoccupato, ex operaio metalmeccanico, Rls. Prato
-Daniele Ranieri RSPP e Coordinatore del gruppo Lass (lavoro ambiente salute sicurezza)del Pd-Roma
-Paolo Berizzi, giornalista, Repubblica
-Stella Lanzilotta, Firenze
-Paolo Ferrario, giornalista, Avvenire
–  Faccio l’avvocato, e l’insegnante al corso “serale” dell’I.T.C.S. “Lorgna-Pindemonte” di Verona: aderisco all’appello, che cercherò di diffonfere, per quanto nelle mie possibilità.
Grazie per il Suo impegno.Daniele Melotti
-Carmelo Sardo, caporedattore Tg5
-Gabriella Geraci, Partita IVA, Psicologa, Roma
-Gianni Alioti, metalmeccanico in pensione, Genova
-Marco Furfaro, Direzione Nazionale, PD
-Dania Mondini, conduttrice Tg1
-Antonella Carcea, rls decathlon, Prato
-Samanta Di Persio, scrittrice
-Forconi Paola dipendente CGIL Firenze, operatrice del patronato Inca
-Francesco Romizi, giornalista e Consigliere. Comunale Arezzo
-Michele Papagna presidente @Acea.odv direttore @Consumietici – Milano
-Di Gregorio Vladimiro, consigliere comunale di Baveno, del Comitato Centrale del PCI.
-Fabrizio Baroncini, Portalettere Poste Italiane, Delegato SLC CGIL
-Renzo Ciani, Pres. Sez. Soci Coop Tavarnelle v.p.
-Marcello Di Martino, ex sindaco e promotore del Premio Di Donato, mi associo al tuo sacrosanto appello!
-Cristina Guerra – Rai Tg1
-Cristina Valdarnini e ho 25 anni.Lavoro come responsabile di vendita e marketing per una ditta orafa ad Arezzo, sono anche studente in tecniche della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro.Ho letto il suo appello e vorrei aderire alla campagna.

– Diego Alhaique

– Gino Rubini, editor di Diario Prevenzione

 

 

“ DISSONANZE CHE OLTREPASSANO I LIMITI DELLA CONVENIENZA”

             

di Francesco Domenico Capizzi*

Chiese vuote, cimiteri pieni, ospedali tracimanti, terapie intensive insufficienti, saracinesche chiuse in strade deserte e silenziose, tutti annichiliti nello scorrere del tempo incollati a finestre e  schermi, inquieti verso la sospirata riapertura nella convinzione che “nulla sarà più come prima”. Ma, basta una pandemia virale per “cambiare tutto”? 

Per “cambiare” non sono bastati 8 milioni e mezzo di morti annui per la pandemia neoplastica, 40 milioni per la fame (75% della mortalità generale), 7 milioni per l’inquinamento atmosferico, centinaia di migliaia per le 35 guerre attive nel mondo, le migrazioni forzate, la povertà, la miseria, il miliardo di denutriti e senza futuro…! (The Lancet, OMS 2019). Forse la vera speranza recondita consiste, semplicemente, nell’attendere che i tanti rigagnoli, ora dispersi, riprendano a defluire nel solco della consuetudine quotidiana?  E dunque gli applausi, i canti, gl’inni, le bandiere, la comunione d’intenti, la solidarietà, l’orgoglio e l’unità nazionale di fronte al pericolo, la lotta e la “presa di coscienza collettiva”…? Si restringono, si dissolvono, evaporano, “lasciano le cose come stavano prima”? 

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