Storie Covid-19. I giornalisti di strada raccontano il lockdown

 

Dal sito Diseguaglianze di Salute  segnaliamo  la pubblicazione  di Storie di Covid-19 

” La comunicazione pubblica in questi mesi ha dato la parola ai professionisti della salute, dell’assistenza sociale e degli altri servizi essenziali che sono impegnati in prima linea nell’affrontare la pandemia. Moltissime persone nel mondo già prima del dilagare del COVID-19 vivevano in condizioni di fragilità e sono state fortemente segnate dalle disuguaglianze: essi sono “l’altra linea del fronte” COVID-19.
Il Covid-19 Other Front Line Global Alliance (OFL) mira a dare voce a questi milioni di persone che sopportano l’impatto delle disuguaglianze ulteriormente aggravate dalla pandemia.”

La pandemia COVID-19 ha messo a dura prova i nostri sistemi sociali, sanitari ed economici, colpendo duramente coloro che erano già fragili. Cosa è capitato durante il lockdown quando si doveva rimanere a casa, a chi una casa non ce l’aveva?

Come ha fatto a sopravvivere in quei tre mesi chi ha perso il lavoro, seppur già precario? Quali difficoltà hanno avuto le badanti? Chi è stato vicino ai più bisognosi e come?

Storie di Covid-19 

 

 

 

La medicina come ultima difesa

Francesco Domenico Capizzi * – 28.04.2021

Medicina

 

 

 

 

Storia, storia della Medicina, letteratura, memoria popolare hanno registrato il rapporto di causa-effetto degli stati morbosi ancor prima che la ricerca epide­miologica, involontaria necrofora, disvelasse che l’origine delle malattie segue andamenti ben definiti riguardo a culture, appartenenze sociali, gruppi etnici, residenze urbane o extra-urbane, varia da un continente all’altro, da una regione all’altra, da una condizione esistenziale ad un’altra: nelle società industriali prevalgono le malattie cardio­vascolari, immunitarie, da stress, da inquinamenti ambientali, metaboliche, tumori, obesità, affezio­ni renali, lesioni traumatiche; nelle società sottosviluppate permangono le malattie infettive e disnutrizionali per insufficienze alimentari, igieni­co-sanitarie, abitative, fognarie, idriche, energetiche, mancanza di terre, di mezzi di produzione, attrezzi da lavoro, di sussistenza, ecc.

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Contro la Superliga in Sanità

Autore  : Marco Geddes

Fonte : Saluteinternazionale che ringraziamo

Facciamo come i tifosi del Liverpool. Ribelliamoci contro la tendenza di privatizzare la sanità italiana. Contro il tentativo di utilizzare la crisi della pandemia per smantellare il nostro SSN.

“Meno Stato, più Mercato”! Sento avvicinarsi questo ululato e penso e temo che, spesso, ritornano come gli Zombi nei film horror di seconda scelta.  Ma qui non siamo al cinematografo, ma in un paese martoriato nelle vite, nella salute, nell’economia, negli affetti da una pandemia destinata a non scomparire in breve tempo. Un fenomeno che dovrebbe averci insegnato pure qualche cosa; che dovrebbe averci disvelato le debolezze strutturali del nostro Paese, l’incuria di questi anni per una fondamentale conquista civile quale il Servizio sanitario nazionale; negligenza paragonabile solo alla mancata manutenzione del  ponte Morandi.

Eppure no, non è così, questa esperienza – temo – non ci è bastata. Quali sono queste “voci” che si avvicinano? Ne cito due, palesi seppure non denunciate con forza, non disvelate adeguatamente, ma gravi e provenienti da fonti “autorevoli” dell’apparato statale e prossime al Governo.

La prima è l’incredibile, ai miei occhi e alla mia coscienza, dichiarazione dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato che si rivolge al Presidente del Consiglio dei Ministri con la sua annuale Segnalazione di Proposte di riforma concorrenziale[1]. Io, sfogliando queste pagine, avevo avuto una flebile speranza: che tale Autorità rivolgesse un sentito appello – o monito – al Presidente del Consiglio, affinché prendesse posizione, come un vero liberale, contro l’abuso dei brevetti che, diventando di fatto un cartello  monopolistico, si sono trasformati, da stimolo all’innovazione, a un mezzo per bloccarla o rallentarla[2].

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Doctors More Likely to Prescribe Opioids to Covid ‘Long Haulers,’ Raising Addiction Fears

Liz Szabo, Kaiser Health News

Covid survivors are at risk from a separate epidemic of opioid addiction, given the high rate of painkillers being prescribed to these patients, health experts say.

This story also ran on Los Angeles Times. It can be republished for free.

A new study in Nature found alarmingly high rates of opioid use among covid survivors with lingering symptoms at Veterans Health Administration facilities. About 10% of covid survivors develop “long covid,” struggling with often disabling health problems even six months or longer after a diagnosis.

For every 1,000 long-covid patients, known as “long haulers,” who were treated at a Veterans Affairs facility, doctors wrote nine more prescriptions for opioids than they otherwise would have, along with 22 additional prescriptions for benzodiazepines, which include Xanax and other addictive pills used to treat anxiety.

Although previous studies have found many covid survivors experience persistent health problems, the new article is the first to show they’re using more addictive medications, said Dr. Ziyad Al-Aly, the paper’s lead author.

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ILO. Il Rapporto “Anticipare, preparare e rispondere alle crisi. Investite ora in sistemi resilienti di SSL”

Fonte : ILO NEWS 

GINEVRA (ILO News) – I paesi devono mettere in atto sistemi di sicurezza e salute sul lavoro (SSL) solidi e resilienti che riducano al minimo i rischi per tutti nel mondo del lavoro in caso di future emergenze sanitarie, afferma l’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO ) in un rapporto, pubblicato in occasione della Giornata mondiale per la sicurezza e la salute sul lavoro.

Ciò richiederà investimenti nell’infrastruttura di SSL e la sua integrazione nei piani nazionali generali di preparazione e risposta alle emergenze di crisi, in modo che la sicurezza e la salute dei lavoratori siano protette e la continuità aziendale delle imprese sia sostenuta.

Il rapporto, Anticipare, preparare e rispondere alle crisi. Investite ora in sistemi resilienti di SSL , esamina la prevenzione e la gestione dei rischi relativi alla pandemia e analizza altri rischi per la salute e la sicurezza associati al cambiamento delle modalità di lavoro derivanti dalle misure di controllo dei virus……  

Scarica >>>. Il Rapporto   Anticipare, preparare e rispondere alle crisi. Investite ora in sistemi resilienti di SSL  ( english )

INAIL. SCHEDA NAZIONALE INFORTUNI SUL LAVORO DA COVID-19. (monitoraggio al 31 marzo 2021)

FONTE INAIL

I dati sulle denunce da COVID-19

 

La tutela infortunistica

L’articolo 42, comma 2, del Decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 dispone che nei casi accertati di infezione da coronavirus (SARS-CoV-2) in occasione di lavoro, il medico certificatore redige il consueto certificato di infortunio e lo invia telematicamente all’Inail che assicura, ai sensi delle vigenti disposizioni, la relativa tutela dell’infortunato. Le
prestazioni Inail nei casi accertati di infezioni da coronavirus in occasione di lavoro sono erogate anche per il periodo di quarantena o di permanenza domiciliare fiduciaria
dell’infortunato con la conseguente astensione dal lavoro.
Si precisa che, secondo l’indirizzo vigente in materia di trattazione dei casi di malattie infettive e parassitarie (come appunto il Covid-19, ma anche ad esempio l’Aids, la tubercolosi, il tetano, la malaria, le epatiti virali), l’Inail tutela tali affezioni morbose, inquadrandole, per l’aspetto assicurativo, nella categoria degli infortuni sul lavoro: in questi casi, infatti, la causa virulenta è equiparata a quella violenta. Sono destinatari di tale tutela, quindi, i lavoratori dipendenti e assimilati, in presenza dei requisiti soggettivi previsti dal decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, nonché gli altri soggetti previsti dal decreto legislativo 23 febbraio 2000, n. 38 (lavoratori parasubordinati, sportivi professionisti dipendenti e lavoratori appartenenti all’area dirigenziale) e dalle altre norme speciali in tema di obbligo e tutela assicurativa Inail. Il datore di lavoro agisce, secondo le regole prescritte per l’infortunio sul lavoro, con l’invio della denuncia di infortunio ma, per l’ammissione del caso alla tutela Inail, è necessario il certificato medico che attesti la conferma diagnostica del contagio.
Nell’attuale situazione pandemica, l’ambito della tutela riguarda innanzitutto gli operatori sanitari esposti a un elevato rischio di contagio. A una condizione di elevato rischio di contagio possono essere ricondotte anche altre attività lavorative che comportano il costante contatto con il pubblico/l’utenza. In via esemplificativa, ma non esaustiva, si indicano: lavoratori che operano in front-office, alla cassa, addetti alle vendite/banconisti, personale non sanitario operante all’interno degli ospedali con mansioni tecniche, di supporto, di pulizie, operatori del trasporto infermi, etc. Le predette categorie non esauriscono, però, l’ambito di intervento in quanto residuano casi, anch’essi meritevoli di tutela.

INAIL. LA SCHEDA NAZIONALE DATI SULLE DENUNCE COVID-19  ( al 31 marzo 2021 )