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Ringrazio l'amico Laurent Vogel per questo articolo sulle ragioni della ingravescenza dell'epidemia Covid-19 in Francia.Editor 

Fonte dell'articolo Etui.org

 

Depuis la levée du confinement en mai 2020, les autorités en charge la santé publique en France suivent les nouveaux foyers de contamination (clusters) au Covid-19. Un cluster est analysé dès lors que, dans une communauté, il s’est produit au moins trois cas d'infections confirmés ou probables pendant une période de sept jours. Le dernier rapport hebdomadaire de Santé Publique France concernant cette surveillance épidémiologique montre le rôle central joué par les expositions en milieu professionnel dans un contexte où la maladie touche un nombre croissant de jeunes adultes et où la circulation du virus augmente de manière inquiétante.

Sur les 1583 clusters enregistrés entre le 9 mai et le 7 septembre 2020, une majorité (29 %) est constituée par des entreprises privées ou publiques en dehors de la catégorie des établissements de santé. Il faut ajouter à ce pourcentage d'autres milieux de travail où la contamination peut concerner autant le personnel que les usagers, les résidents ou les patients. On y trouve des établissements de santé (15 % de l’ensemble des clusters), des établissements sociaux d’hébergement et d’insertion (6 %), des établissements accueillant des personnes handicapées (3 %), le milieu scolaire ou universitaire (4 %), des crèches (2 %) et des établissements pénitentiaires (1 %). Les clusters qui n’impliquent pas directement l’organisation du travail sont principalement les événements publics ou privés comme des fêtes, des événements sportifs ou religieux (15%) et le milieu familial élargi (11%). Ces données n’incluent pas les résidences pour personnes âgées (Ehpad) ni le milieu familial restreint.

En ce qui concerne l’ensemble des établissements sociaux et médico-sociaux où des résidents cohabitent avec du personnel, plus de de 60 000 cas de Covid-19 ont été déclarés entre le 1er mars et le 6 septembre 2020 dont 21 772 cas concernaient des membres du personnel.

Ces données permettent de considérer que les aspects spécifiques de prévention en santé au travail sont négligés dans la politique de gestion hygiéniste de la pandémie. L’insuffisance de la prévention sur les lieux de travail es un facteur important dans le risque de "deuxième vague". Dans la plupart des cas, les employeurs ont mis en place des barrières hygiéniques mais ils n’ont pas procédé à des changements suffisants en ce qui concerne l’organisation du travail, son intensité ou encore le recours à du travail précaire.

Références:

Dal sito della C.I.I.P riprendiamo questo articolo che segnala quali siano i problemi strutturali per rendere le aule scolastiche per davvero sicure anche per quanto attiene i ricambi di aria pulita in epoca di Covid-19. 

Pubblichiamo un comunicato di AiCARR-AIAS-CNI che giustamente richiama il tema della qualità dell'aria nelle scuole, uno dei tanti temi relativi alla salute e sicurezza di studenti e lavoratori scolastici, particolarmente importante in epoca di COVID 19 ma quasi dimenticato.

Le associazioni firmatarie sottolineano l'importanza della ventilazione meccanica per favorire un buon apporto di aria esterna, suggerendo la necessità di investimenti.

Il tema della salute e sicurezza nelle scuole, nei suoi diversi aspetti (sicurezza strutturale, misure antincendio, antisismiche, ergonomia degli arredi, qualità dell’aria, gestione della salute, ....) deve essere al centro di un vero e proprio piano nazionale, a nostro avviso non più rinviabile.

Oltre alla dovute risorse, occorre fornire criteri di riprogettazione, edile ed impiantistica, degli edifici scolastici, ma anche conoscenze in tema di salute e sicurezza delle collettività a chi è responsabile della gestione delle scuole, anche in situazioni emergenziali.

Nel frattempo le linee guida ministeriali dovrebbero fornire indicazioni per affrontare il tema della qualità dell’aria nell’attuale situazione emergenziale, vagliando tutte le possibili soluzioni, tecniche, organizzative, procedurali, attualmente applicabili per garantire il ricambio dell’aria, compresa, laddove possibile, l’incentivazione della didattica all’aperto, promossa in passato nelle scuole più avanzate per combattere la TBC, oltre che per motivi pedagogici.

GB. Dal Blog del Segretario generale del Sindacato della Funzione Pubblica Unison  riprendiamo questo post del Segretario generale Dave Prentis che apre la  campagna No Going Back to Normal.  (editor)

Fonte : Unison

" Quest'anno il Congresso TUC - come decine di migliaia di altri eventi - si svolge online. La pandemia in corso ha lasciato poca scelta, ma essere online non significa essere meno importanti. Questa settimana è un'opportunità fondamentale per il movimento sindacale di riflettere sulle conseguenze del Covid 19 per il mondo del lavoro e i servizi pubblici su cui tutti facciamo affidamento. Altrettanto importante, è la piattaforma perfetta per noi per pensare a ciò che verrà dopo e come ci battiamo per una ripresa che riconosca gli enormi sacrifici fatti dai lavoratori e affronti le disuguaglianze evidenti che tutti vediamo nelle nostre comunità.

Ecco perché il nostro sindacato coglie l'occasione per lanciare la nostra nuova campagna, No Going Back to Normal.

Migliaia di lavoratori chiave sono morti durante la pandemia per prendersi cura di noi. Infermieri, operatori sanitari, addetti alle pulizie e altro hanno compiuto il massimo sacrificio per aiutare gli altri. E questo è stato tanto più straziante perché per anni prima del COVID-19, questi lavoratori del servizio pubblico e i lavori che svolgono sono stati sottovalutati, sottopagati e troppo spesso invisibili.

Anni di abbandono hanno peggiorato notevolmente gli effetti della pandemia, dalla carenza di DPI alla crisi nelle case di cura. Dalla mancanza di infermieri alla carenza di test Covid. Questo è stato un fallimento della pianificazione, ma è stato anche il risultato di più di 10 anni di tagli brutali alla spesa e austerità viziosa.

Eppure, nonostante tutto questo, i lavoratori chiave dei nostri servizi pubblici sono riusciti a farcela per tutti noi. Sono orgoglioso della reazione di ogni singolo membro di UNISON a questa crisi senza precedenti. E anche orgoglioso che il nostro sindacato abbia continuato a sostenere, rappresentare e lottare per quegli incredibili lavoratori del servizio pubblico ogni singolo giorno, nonostante le sfide che tutti abbiamo affrontato.

È comprensibile che dopo tanto sacrificio ci sia il desiderio di tornare alla normalità. Eppure in UNISON sappiamo che la normalità non è mai stata abbastanza buona. Il vecchio "normale" significherebbe solo ripetere gli stessi errori e tornare a sottovalutare i nostri servizi pubblici e le persone che li forniscono.

Quest'autunno, i politici di Westminster, Holyrood, Cardiff e Stormont prenderanno decisioni importanti sul futuro finanziamento dei nostri servizi pubblici.

I primi segnali sono che le lezioni non sono state apprese . Il governo di Westminster è intenzionato a lanciare il settore pubblico contro il settore privato e ignorare le decisioni che hanno preso che ci hanno portato dove siamo ora. Vogliono che le cose tornino alla normalità, perché pensano che la vecchia normalità fosse ok.

Ecco perché la nostra campagna chiede ora misure per: ricostruire tutti i nostri servizi pubblici, assicurando investimenti sostenibili a lungo termine; creare luoghi di lavoro più equi e sicuri; dare ai lavoratori del servizio pubblico un aumento salariale dignitoso, sollevare i lavoratori meno pagati dalla povertà lavorativa e costruire una società post COVID-19 più equa, in cui le disuguaglianze che sono diventate così evidenti durante la crisi siano affrontate con urgenza.

Nelle prossime settimane porteremo questa battaglia al governo. Più persone visitano il nostro nuovo sito web della campagna e firmano la lettera aperta al primo ministro e al cancelliere, meglio è. Cerca gli annunci sulla stampa e sui social media nelle prossime settimane e condividili con la tua famiglia e i tuoi amici.

Insieme, possiamo assicurarci che il nostro futuro sia migliore della vecchia normalità.

Autore: Gavino Maciocco

Fonte Saluteinternazionale.info  che ringraziamo

La risposta globale alla pandemia di Covid-19 si è rivelata uno dei più grandi fallimenti politici e scientifici della nostra storia recente. Il libro di Richard Horton:

  • Richard Horton. Covid-19. La catastrofe. Prefazione di Giuseppe Ippolito. Roma: Il Pensiero Scientifico Editore, 2020.

Richard Horton, direttore di The Lancet, col suo libro scritto durante il lockdown[1], ci consegna un appassionante racconto sulla pandemia: una spaventosa crisi globale, crisi politica e etica, prima ancora che sanitaria.

Il racconto si articola in due parti, come suggerisce il sottotitolo: a) quali le cause della crisi, ovvero “cosa non ha funzionato” e b) quali le soluzioni, ovvero “come evitare che si ripeta”.

Cosa non ha funzionato.

Le prime cose che non hanno funzionato sono avvenute in Cina, dove la pandemia ha preso origine.  I ritardi nella comunicazione dei casi all’OMS, la reticenza delle autorità politiche di Wuhan, i provvedimenti disciplinari nei confronti dei medici che all’inizio denunciavano il ritorno della Sars, il ritardo nell’attuazione del lockdown a Wuhan e nella provincia di Hubei (quando ormai 5 milioni di persone si erano mosse per tutta la Cina e all’estero per festeggiare il capodanno). Il governo cinese dovrà dare delle spiegazioni su tutto ciò, tuttavia – scrive l’autore – “i ricercatori e gli operatori sanitari cinesi meritano la nostra gratitudine” per l’enorme mole di lavoro che hanno svolto, per la qualità e la condivisione delle loro importanti ricerche, per essere riusciti a contenere l’epidemia – con un numero limitato di casi e di vittime – in un paese densamente popolato, con oltre un miliardo e 300 milioni di abitanti.

Horton assolve l’operato dell’OMS (una “creatura imperfetta”) e ha parole di sincera simpatia per i suo Direttore generale, l’etiope Tedros  Ghebreyesus, a cui rivolge un unico appunto: quando l’OMS il 22 gennaio dichiarò il massimo allarme per la diffusione del nuovo virus (Public Health Emergency International Concern – PHEIC), Tedros avrebbe dovuto immediatamente convocare l’assemblea di tutti gli Stati membri.

L’impreparazione di fronte alla pandemia è stato l’errore fatale e imperdonabile. Imperdonabile perché negli ultimi 20 anni c’erano stati nel mondo forti segnali dell’emergere di gravi malattie infettive a carattere epidemico: Sars (2002-3) aveva dimostrato con quale rapidità un coronavirus riusciva a superare i confini nazionali; Ebola (2013) si era diffuso in Africa occidentale; MERS (2012-15), altro coronavirus diffuso in Medio Oriente; Zika (2015), virus trasmesso dalle punture di zanzara diffuso in diversi paesi dell’America Latina. In più di un’occasione l’OMS aveva invitato i paesi membri a prepararsi di fronte a una probabile, distruttiva pandemia. Appelli caduti nel vuoto, per vari motivi.

  1. Di fronte a minacce globali sarebbero necessarie risposte globali. Di fronte a virus che non conoscono i confini degli Stati, lo stesso concetto di Stato nei confronti di un’epidemia avrebbe dovuto essere superato a favore di un’entità sovranazionale, l’OMS per l’appunto. Ma così non è stato. La globalizzazione ha ridotto il potere degli Stati (a favore del mercato), ma ha anche fortemente indebolito le organizzazioni multilaterali, come le Nazioni Unite, l’Unesco o l’OMS, quelle cioè che hanno un ruolo fondamentale nella difesa dei beni comuni – la pace, la cultura, la salute.
  2. I governanti hanno sottovalutato il pericolo e si sono trovati impreparati. Tutti, tranne qualche eccezione: Taiwan, Singapore, Corea del Sud, Nuova Zelanda e per certi versi la Germania.  Tutti, in particolare i leader “sovranisti”: Donald Trump in America, Boris Johnson in UK, Jair Bolsonaro in Brasile, Nerendra Modi in India. Horton dedica vari passi del libro al Presidente degli Stati Uniti. Considera del tutto ingiusti i suoi attacchi alla Cina e un crimine contro l’umanità la sua decisione di tagliare i contributi all’OMS. Gli dedica inoltre alcune sferzanti osservazioni del tipo: “Rifiutiamo la dottrina del globalismo e abbracciamo quella del patriottismo”, ha dichiarato il presidente Trump nel suo intervento all’Assemblea generale delle Nazioni unite nel 2018. E ancora nel 2019: “Il futuro non appartiene ai globalisti, il futuro appartiene ai patrioti”. Ma questa restrittiva definizione di patriottismo non tiene
    in considerazione una dura realtà: i virus non hanno nazionalità”.
  3. In molti paesi l’incapacità di organizzare una adeguata vigilanza sulle epidemie è stata causata dal decennio di austerità, seguito alla crisi finanziaria del 2007-8. Le politiche di austerità ridussero drasticamente la spesa pubblica e il settore sanitario risultò tra i più colpiti dalla crisi.

Le cose sono andate storte soprattutto a casa dell’Autore, nel Regno Unito, a causa delle scelte ritenute scellerate del governo, con cui Horton entra in diretta polemica, anche attraverso le colonne della sua rivista.  “Non eravamo pronti” ammette Ian Boyd, uno dei principali consulenti scientifici del governo, in un articolo del marzo 2020, e aggiunge candidamente:“Abbiamo capito cosa sarebbe stato utile, ma non abbiamo messo in pratica tutte le lezioni imparate”. Boyd allude all’operazione “Cygnus”, la simulazione dello scenario  di un’influenza pandemica avvenuta nell’ottobre 2016. La conclusione fu che il livello di preparedness della nazione era del tutto insufficiente ad affrontare le “domande estreme di una grave epidemia”. Ma negli anni seguenti non venne fatto nulla per rimediare.

Horton è spietato nell’elencare tutti gli errori e le omissioni del governo Johnson, la prima e più clamorosa quella di optare inizialmente per la strategia dell’immunità di gregge. Fu Graham Medley, principale advisor scientifico del governo a illustrarla: “Bisogna incoraggiare l’epidemia controllata di un largo numero di popolazione al fine di generare l’immunità di gregge”. L’ordine di grandezza di tale immunità doveva raggiungere il 60% della popolazione. L’Imperial College di Londra fece subito le stime dell’impatto di questa strategia: con una mortalità dell’1% del 60% di una popolazione di 66 milioni di abitanti l’applicazione di quella strategia avrebbe provocato 400 mila morti e travolto con i malati gravi il NHS. Subito dopo, come se nulla fosse, il governo fece retromarcia.

Al pari di molti altri governi, quello inglese è stato sopraffatto la pandemia. Non è stato in grado di mettere in campo le risorse necessarie per eseguire la necessaria quantità di tamponi, per tracciare i contatti e isolare i malati; non è stato in grado di fornire le necessarie protezioni al personale sanitario che lavorava nelle prime linee esponendolo a gravissimi, spesso mortali, rischi; non è riuscito a proteggere le persone più fragili, in particolare quelle che vivevano nelle residenze per anziani.  Nonostante la catastrofe in atto, quando il ministro tutti i giorni si presentava in conferenza stampa a fare il conto dei casi e dei morti, aveva al suo fianco consulenti scientifici che tacevano e annuivano.  “Ricercatori e politici – afferma Horton – hanno infatti agito in combutta per proteggere il Governo e per illudere
gli altri Paesi che il Regno Unito fosse un ‘esempio internazionale’ da imitare, facendo credere di essere in grado di prendere le decisioni
giuste al momento giusto e su basi scientifiche”.  A causa del crollo di credibilità degli scienziati che facevano parte della commissione di esperti nominata dal governo – Scientific Advisory Group for Emergencies (SAGE) – si auto-costituì una commissione alternativa, una SAGE indipendente, presieduta da Sir David King, professore emerito all’Università di Cambridge.  Commissione che non ha risparmiato critiche alla gestione della Covid-19, facendo tra l’altro notare come – nell’indifferenza del governo – la pandemia avesse fatto esplodere e dilatare le già profonde diseguaglianze economiche e razziali all’interno del paese.

Come evitare che si ripeta

L’ultimo capitolo del libro di Horton – 130 pagine che si leggono tutte d’un fiato – s’intitola “Verso la prossima pandemia”. “I disastri – scrive l’autore, riportando un’affermazione di Slavoj Žižek, filosofo sloveno – possono diventare catalizzatori di cambiamenti sociali e politici significativi e sorprendenti. Ecco cosa devono fare le società se vogliono prevenire le pericolose conseguenze della prossima pandemia.”

Cambiamenti riassunti in un elenco di cinque punti:

  • Covid-19 cambierà le società
  • Covid-19 cambierà i governi
  • Covid-19 cambierà le persone
  • Covid-19 cambierà la medicina
  • Covid-19 cambierà la scienza.

Tutti dovranno capire che la pandemia è una crisi politica e non semplicemente una crisi sanitaria. E dovranno capire anche che la salute non è una questione casalinga, ma un fondamentale problema di politica estera, per la sicurezza globale e la sicurezza nazionale. Tutti dovranno collaborare perché tutte le nazioni facciano significativi progressi verso la copertura sanitaria universale, perché la sicurezza della salute individuale è indispensabile per la sicurezza della salute globale. Dovrà essere rafforzato il ruolo dello Stato nell’organizzazione sanitaria, come nell’economia, per garantire la lotta alle diseguaglianze. Nel 2013 Boris Johnson, allora sindaco di Londra, affermò che la diseguaglianza era essenziale per il successo della società e che lo spirito dell’invidia sociale era un ottimo stimolo per l’attività economica. Queste idee – osserva Horton – non sono più accettabili. I governi devono contrastare le diseguaglianze in ogni atto politico.

Il capitalismo  – scrive l’autore  – ha molti pregi. Ma la sua forma più estrema venuta a galla negli ultimi quarant’anni ha indebolito qualcosa di essenziale nel tessuto sociale delle nostre società. Queste debolezze hanno contribuito a creare il tragico bilancio di morti. Dopo la Covid-19, non è più accettabile considerare le persone come mezzi piuttosto che come obiettivi. Una volta che ci saremo ripresi da questa pandemia, troveremo un momento per ridefinire insieme i nostri valori e i nostri obiettivi?”.

Bibliografia

  • Richard Horton. Covid-19. La catastrofe. Prefazione di Giuseppe Ippolito. Roma: Il Pensiero Scientifico Editore, 2020.

Relazione 37 (Pubblicata in data: 11/09/2020)

 

Il sistema di allarme rapido Safety Gate consente un rapido scambio di informazioni tra gli Stati membri dell'UE / SEE, il Regno Unito e la Commissione europea sui prodotti non alimentari pericolosi che presentano un rischio per la salute e la sicurezza dei consumatori.

Le segnalazioni di questa settimana riguardano sia DPI come le mascherine chirurgiche e FFP2 e alcuni prodotti per lo sbiancamento della pelle. Come al solito vi sono anche segnalazioni riguardanti mezzi di trasporto.

Visualizziamo alcune segnalazioni

Numero della segnalazione  A12 / 01216/20

Prodotto:  mastice epossidico

Nome:  stucco epossidico EP-200

Codice a barre:  021449976008
Numero di lotto:  sconosciuto

Tipo di avviso:  serio

Categoria:  Prodotti chimici

Marchio:  Rectorseal

Tipo / numero di modello:  97600

Contraffazione:  NO

Tipo di rischio:  Chimico
Sulla base delle informazioni disponibili nella scheda di dati di sicurezza, il prodotto contiene resina epossidica 1-Chloro-4 Trifluromethyl Bisphenol A che è sensibilizzante e può causare irritazione alla pelle e agli occhi, oltre al quarzo che è cancerogeno. Mancano i pittogrammi di pericolo e le avvertenze richiesti. / Il prodotto non è conforme al regolamento sull'etichettatura e l'imballaggio (CLP).

Misure adottate dagli operatori economici: Ritiro del prodotto dal mercato (A cura di: Distributore) Descrizione:  2 once di mastice epossidico, miscela indurente a temperatura ambiente utilizzata come adesivo per riempire gli spazi. Lo stucco epossidico è prevedibilmente utilizzato da professionisti che lavorano come idraulici e meccanici e dai consumatori nelle riparazioni domestiche o di veicoli.Descrizione confezione:  Il prodotto viene venduto in un tubo rosso e bianco.Paese di origine:  Stati Uniti

Segnalazione presentata da:  Irlanda

 

Numero della segnalazione  A12 / 01217/20

Prodotto:  maschera con filtro antiparticolato

Nome:  maschera protettiva KN95

Codice a barre:  sconosciuto
Numero di lotto:  produzione marzo 2020

Tipo di avviso:  serio

Categoria:  Equipaggiamento protettivo

Marchio:  AH CHANGLI

Tipo / numero di modello:  FFP2, KN95

Contraffazione:  SCONOSCIUTA

Tipo di rischio:  Rischio per la salute / altro
La ritenzione di particelle / filtri del materiale è insufficiente (valore misurato ≤ 88,8%). Di conseguenza, una quantità eccessiva di particelle o microrganismi potrebbe passare attraverso la maschera, aumentando il rischio di infezione se non combinata con misure protettive aggiuntive. / Il prodotto non è conforme al regolamento sui dispositivi di protezione individuale.

Misure disposte dalle autorità pubbliche (a: Altro): Richiamo del prodotto dagli utenti finali

Descrizione:  Semimaschera filtrante respiratoria KN95 di categoria FFP2 secondo EN 149.

Descrizione confezione:  Venduto in una confezione di cartone bianco contenente 50 pezzi.

Paese di origine:  Repubblica popolare cinese

Segnalazione presentata da:  Lussemburgo

   

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