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Fonte Epicentro.ISS

8/4/2020 - Alimentazione durante l’emergenza COVID-19

La pandemia di COVID-19 ha cambiato notevolmente le nostre abitudini facendoci riscoprire una dimensione diversa del vissuto quotidiano e costringendoci, in pochissimo tempo, a riadattare il nostro stile di vita. Costretti a stare in casa possiamo però cogliere l’occasione per trasformare questa situazione in una nuova opportunità di salute, modificando in meglio le nostre abitudini alimentari e limitando gli eccessi e i comportamenti alimentari errati che possono influire negativamente sulla salute. La sezione “stili di vita” si arricchisce di nuove pagine dedicate all’alimentazione durante l’emergenza COVID-19. Leggi l’approfondimento a cura dei ricercatori ISS in collaborazione con i ricercatori del Centro di Ricerca Alimenti e Nutrizione (CREA) e scarica la scheda grafica (pdf 1,2 Mb).

 

8/4/2020 - Indagine sul contagio da COVID-19 nelle RSA: on line il secondo rapporto

È on line il secondo report prodotto dalla survey nazionale sul contagio COVID-19 nelle strutture residenziali e sociosanitarie (RSA), avviata il 24 marzo scorso dall’ISS - in collaborazione con il Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale. Al 6 aprile sono state coinvolte 2166 RSA (64% del totale) distribuite in modo rappresentativo in tutto il territorio nazionale e hanno risposto al questionario 577 strutture pari al 27% delle strutture contattate. Per approfondire consulta la pagina dedicata alla survey e scarica il documento completo “Survey nazionale sul contagio COVID-19 nelle strutture residenziali e sociosanitarie Secondo report. Aggiornamento 6 aprile” (pdf 1,8 Mb).

 

 

Arundhati Roy * (da Financial Times 2 aprile)

(Traduzione Alessandra Mecozzi)

Chi può usare il termine “diventato virale” ora senza rabbrividire un po ‘? Chi può più guardare nulla – una maniglia della porta, una scatola di cartone, un sacchetto di verdure – senza immaginarlo brulicante di quelle macchie invisibili, non morte, non viventi, punteggiate di ventose in attesa di fissarsi ai nostri polmoni?

L'articolo prosegue alla fonte su Libertadonnne21sec.altervista.org

Fonte Cgil Modena 

La FP Cgil di Modena esprime dolore per il decesso della nostra rappresentante sindacale aziendale di Villa Margherita, avvenuto stanotte. Anna aveva 36 anni. Era stata ricoverata in terapia intensiva lo scorso 6 marzo perché affetta da Covid-19. Era una dei 10 operatori contagiati della residenza per anziani Villa Margherita di Modena. Ha lottato per oltre un mese, ma alla fine non ce l’ha fatta.
Anna è stata una delle principali protagoniste della vertenza sindacale per l’applicazione di un CCNL che garantisse i diritti per i lavoratori e, principalmente, il trattamento pieno per la malattia. Vertenza che abbiamo sviluppato tra dicembre 2019 e febbraio 2020. Un periodo che oggi ci sembra lontanissimo. Ma una circostanza in cui abbiamo imparato a conoscere meglio una giovane donna piena di passione e abnegazione per il proprio lavoro.
Grazie Anna per tutto quello che hai fatto per la nostra Categoria. Ti salutiamo e ti abbracciamo.
La Fp Cgil esprime ai familiari le più sentite condoglianze.

 

Modena, 8/4/2020

 

 

Quando si parla di diritto alla salute, di solito si pensa a due cose: che le istituzioni mettano in atto una serie di misure appropriate per prevenire il più possibile che le persone si ammalino e che quando ci si ammala si possa essere curati. In breve, il diritto alla salute è una richiesta che rivolgiamo alle istituzioni affinché pongano in essere misure che limitino la morbilità delle persone e garantiscano loro l’accesso alle cure mediche in caso di bisogno. Chiaramente per tutelare il diritto alla salute nel primo senso inteso occorre realizzare una serie di misure, il più delle volte non strettamente sanitarie, come per esempio quelle che provvedono alla salubrità degli ambienti (domestici, lavorativi, sociali ecc.), mentre per garantire il diritto alla salute nel secondo senso occorre mettere a disposizione trattamenti sanitari appropriati (e senza discriminazioni di censo, di residenza geografica ecc.).

L'articolo prosegue alla fonte  Il Mulino

Fonte Ministero Salute

Si è svolta oggi, in videoconferenza, la riunione dei ministri della Salute del G7. Al centro della discussione la lotta all’emergenza per il Covid 19. E’ emerso, nel confronto tra i ministri, che i problemi sul tappeto sono gli stessi per tutti: tra cui la validazione dei test sierologici e l’uso delle più moderne tecnologie per il fast tracking. “Serve un approccio comune dinanzi alle medesime questioni che abbiamo di fronte. La collaborazione internazionale dei grandi paesi in ambito tecnico scientifico, informativo e finalizzata al reperimento di materiale sanitario è fondamentale per sconfiggere questo nemico comune dell’umanità”, ha dichiarato il ministro della salute, Roberto Speranza, al termine della riunione.

 

I podcast dell'Istituto europeo dei sindacati (ETUI) offrono nuove prospettive, dibattiti e conversazioni sulla ricerca e l'educazione in corso sull'Europa sociale, la partecipazione dei lavoratori, la salute e la sicurezza, il più ampio movimento dei lavoratori e il mondo del lavoro.

Episodio # 2 (FR) con Laurent Vogel: La crisi del Covid-19 analysée sous l'angle de la santé et sécurité ...
etui.podcasts • 6 aprile

La crisi del Covid-19 analizzato sotto l'aspetto della salute e sicurezza nel lavoro

Al patronato della Cgil arrivano segnalazioni di alcune “pretese insopportabili” avanzate dall'istituto per dare accesso alla tutela antinfortunistica. Una questione che riguarda anche il personale sanitario. Candeloro (Inca): "Siamo al paradosso"

 

Avevamo tutti creduto che la circolare di Inail avesse sciolto ogni riserva sul diritto dei lavoratori contagiati da Covid-19 alla tutela antinfortunistica, saltando magari qualche passaggio burocratico di troppo, data l’emergenza sanitaria, ma così non è. All’Inca Cgil arrivano segnalazioni preoccupanti circa alcune “pretese insopportabili” da parte di Inail per le denunce.

A Padova, dieci infermieri ospedalieri, sette lavoratori di case di riposo, due dipendenti di una società, che fornisce servizi di pulizia in appalto presso l’ospedale e un sanitario dell’Istituto oncologico di Padova, si sono visti richiedere dall’Inail un altro adempimento per la denuncia di infortunio sul lavoro giustificandolo in questo modo: “Il certificato medico di malattia Inps non può essere preso in esame perché non idoneo ai fini della tutela Inail”, in quanto “privo di alcune informazioni essenziali previste dall’articolo 53 del Testo Unico n.1124/1965 per poter trattare l’evento quale infortunio sul lavoro anche in caso di contagio accertato da Covid-19”.

Per avere accesso alle prestazioni economiche previste dalla normativa antinfortunistica, nonostante l’emergenza sanitaria, per Inail il certificato di malattia da Coronavirus, inviato all’Inps ancor prima della pubblicazione della sua circolare, il lavoratore contagiato da Covid-19 deve acquisire il “consueto certificato di infortunio”, rilasciato dal medico certificatore (di famiglia o ospedaliero), al quale è giunta la segnalazione del contagio, da inviare  telematicamente all’Inail”, nel quale devono essere indicate tutte le circostanze, anche quelle temporali, in cui si è sviluppato il virus.

In esso, oltre alle generalità del contagiato, il giorno e l'ora in cui è avvenuto l'infortunio (come se fosse possibile), le cause e le circostanze di esso, anche in riferimento ad eventuali deficienze di misure di igiene e di prevenzione, la natura e la precisa sede anatomica della lesione, il rapporto con le cause denunciate, le eventuali alterazioni preesistenti. Solo una volta acquisito “il consueto certificato di infortunio” potrà essere formalizzata la denuncia, con il conseguente riconoscimento della tutela.

“Tutte informazioni – spiega Silvino Candeloro, del collegio di presidenza di Inca – che, come considerando le scarse conoscenze scientifiche sulle modalità di diffusione del virus, sono davvero di difficile individuazione”. Questa procedura così irragionevole vale per tutti, anche per il personale sanitario, che pure è stato indicato tra le categorie per le quali vale il principio della semplice presunzione dell’origine professionale della malattia; quel principio per cui si dà per scontato il nesso eziologico, sollevando il lavoratore dall’onere del nesso causale.

“Paradossalmente, quindi – osserva ancora Candeloro – e nonostante all’Inps spetti in via esclusiva la competenza di acquisire i certificati medici su tutto il territorio nazionale, si richiede anche al personale sanitario, indicato tra quelli più meritevoli di tutela, considerando l’alta esposizione al contagio, uno sforzo ulteriore per circostanziare le modalità del contagio, che devono essere avvalorate da un altro medico certificatore (anche medico di base). Senza questo passaggio, per Inail i casi non sono meritevoli di tutela”.

“Ci sta pure che nell’emergenza sanitaria qualcosa non funzioni come dovrebbe – conclude il dirigente del Patronato della Cgil - ma è davvero insopportabile il comportamento di Inail, che assume sempre più la forma di un accanimento su cittadini che si sono contagiati svolgendo un lavoro straordinario per assicurare la cura di tanti malati e il contenimento della diffusione del virus. Per questa ragione è urgente un ripensamento da parte dell’Istituto per evitare che il diritto alla tutela, sancito per legge, si traduca in un nulla di fatto”.

Fonte Inchiestaonline

 

 

Emilio Rebecchi è uno psichiatra di Bologna

Due scene si sono impresse nella mia mente negli ultimi giorni.

Una e’ quella di sanitari che trasportano qualcuno ( uomo. , donna) colpito da corona virus . La scena avviene in Cina , in una immensa città’ che neppure sapevo esistesse ( l’ignoranza non ha limite), ed e’ una scena molto angosciante.

La seconda e’ recentissima. Un’infermiera e una dottoressa vengono intervistate durante uno speciale del Tg1. Siamo , mi sembra, a Cremona . Sono affrante per il lavoro che debbono svolgere. Il lavoro e’ troppo. Non hanno i mezzi necessari. La gente muore. Forse dovranno scegliere fra chi continuare a curare e chi lasciar morire. E alla domanda del giornalista se abbiano paura, si’ urlano disperate. Si’. Sono immagini di guerra, anche se ufficialmente viviamo in pace, e forse , per alcuni, nel migliore dei mondi possibili.

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