Coronavirus. Non c’è più tempo da perdere.Appello dei giornalisti francesi che lavorano in Italia….

12 marzo 2020

Da giornalisti che lavorano in Italia per mezzi d’informazione francesi e francofoni abbiamo seguito fin dall’inizio la crisi dell’epidemia del nuovo coronavirus nella penisola. Abbiamo potuto constatare la progressione folgorante della malattia e abbiamo raccolto le testimonianze del personale sanitario italiano. Molti di noi hanno raccontato la situazione tragica negli ospedali, i servizi di terapia intensiva al collasso, i pazienti che non ce l’hanno fatta e la carenza di respiratori artificiali.

Di conseguenza abbiamo il dovere di rivolgere un messaggio alle autorità pubbliche francesi ed europee affinché prendano finalmente atto della portata del pericolo. Osserviamo una lontananza notevole tra la situazione a cui assistiamo quotidianamente in Italia e la mancanza di preparazione dell’opinione pubblica francese per uno scenario che comporterà una diffusione consistente, se non massiccia, del nuovo coronavirus, come conferma la stragrande maggioranza degli esperti. Non c’è più tempo da perdere, anche fuori dall’Italia.

L’ARTICOLO SEGUE ALLA FONTE SU INTERNAZIONALE

Fermare le fabbriche, la sicurezza prima di tutto

 

Nota di Editor. Giustamente Fim Fiom Uilm chiedono di fermare le produzioni fino al 22 marzo. La messa in sicurezza dei luoghi di lavoro rispetto al contagio Coronavirus è una misura indispensabile, non eludibile. Vi sono filiere di produzione indispensabili come il comparto agroindustriale nel quale comunque si deve continuare a  lavorare in sicurezza rispetto al contagio, altri comparti che producono beni durevoli non di primaria necessità possono effettuare una pausa e predisporre misure di igienizzazione e di messa in sicurezza degli ambienti di lavoro. g.r.

 

Fonte Rassegna.it

La nuova stretta del governo non ne prevede la chiusura. I sindacati: “Inaccettabile”. Fim, Fiom e Uilm: fermare le produzioni fino al 22 marzo per permettere la messa in sicurezza dei luoghi di lavoro

Da Genova a Terni gli operai dicono no. L’effetto sciopero a catena arriva dopo la dura presa di posizione della Fiom che, all’indomani della comunicazione del presidente del Consiglio sulla firma del nuovo Dpcm per contrastare la diffusione del Coronavirus, ha giudicato “inaccettabile la mancanza di misure e iniziative volte alla protezione dei lavoratori che stanno garantendo la tenuta economica del Paese in una condizione di grave emergenza”.

E sono Fim, Fiom, Uilm a chiedere, con una presa di posizione molto netta, la momentanea fermata di tutte le imprese metalmeccaniche, a prescindere dal contratto utilizzato, fino a domenica 22 marzo, al fine di sanificare, mettere in sicurezza e riorganizzare tutti i luoghi di lavoro.

Da giorni, spiegano i sindacati in una nota, “stiamo provando a non bloccare le produzioni, cercando le soluzioni più adeguate, consapevoli dei costi umani ed economici, a partire dalla Lombardia e dalle altre aree più colpite, ma la gran parte delle aziende non sono ancora del tutto preparate a gestire questa emergenza. I lavoratori sono giustamente spaventati”.

Insomma, risulta molto difficile applicare in tutti i luoghi di lavoro le misure sanitarie prescritte dal governo (“a cui chiediamo norme chiare e cogenti per le imprese”, scrivono i sindacati in una nota) e si registra anche un’oggettiva penuria  di dispositivi di protezione individuale utili a prevenire i contagi.

Ovviamente dalla richiesta di stop sono escluse le aziende che svolgono servizi pubblici essenziali e quelle che producono materiali sanitari, nonché i lavoratori, adeguatamente protetti, che garantiscono la salvaguardia degli impianti e quelli già collocati in smart working.

Per Fim, Fiom e Uilm le fermate produttive dovrebbero essere coperte utilizzando strumenti contrattuali o eventuali ammortizzatori sociali ove previsti dalla normativa. “In mancanza di ciò dichiariamo sin d’ora l’astensione unilaterale nazionale nell’intero settore merceologico, a prescindere dal contratto utilizzato. A copertura di ciò proclamiamo lo sciopero per tutte le ore necessarie”, scrivono.

Continua a leggere “Fermare le fabbriche, la sicurezza prima di tutto”

Aggiornamenti su Coronavirus da Epicentro 12 marzo 2020

 

Fonte Epicentro 

12/3/2020 – COVID-19 in gravidanza, parto e allattamento: gli aggiornamenti della settimana 5-12 marzo 2020

Leggi l’approfondimento a cura delle ricercatrici ISS sulla letteratura e i documenti prodotti dalle agenzie governative internazionali e dalle società scientifiche di settore sul tema Covid-19 in gravidanza, parto e puerperio nella settimana 5-12 marzo 2020 e lo speciale su COVID-19 e tutela della maternità a cura di Alessandra della Palma (Azienda Ospedaliera – Universitaria Policlinico S. Orsola Malpighi).

 

12/3/2020 – Aggiornamento dei dati: online l’infografica

È online l’infografica con i principali dati relativi al sistema di Sorveglianza integrata COVID-19 in Italia (ordinanza del n. 640 del 27 febbraio 2020) realizzata dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS).

 

12/3/2020 – Coronavirus: consigli per gli ambienti chiusi

Dai consigli sul ricambio d’aria in casa, negli uffici, nelle farmacie e in tutti i luoghi chiusi all’uso dei prodotti detergenti per sanificare le superfici. Dal Gruppo di Studio Nazionale Inquinamento indoor dell’Istituto Superiore di Sanità ecco una serie di raccomandazioni sull’igiene dell’aria e delle superfici negli ambienti chiusi. Leggi il Primo Piano sul sito ISS e scarica il poster dedicato (pdf 408 kb). Sul tema della qualità dell’aria indoor, anche se noon specificamente nel contesto COVID-19 è disponibile anche il rapporto ISTISTAN 19/17 “Qualità dell’aria indoor negli ambienti sanitari: strategie di monitoraggio degli inquinanti chimici e biologici” (pdf 2 Mb).

 

Rapporto sulla vita a Berlino ai tempi del Coronavirus

Riprendiamo da FB questo rapporto di vita vissuta in Berlino ai tempi del Coronavirus. Il testimone è l’amico Franco Di Giangirolamo che vive a Berlino. editor

Ultimo raccontino da Berlino visto che le mie testimonianze provocano anche tra i miei amici reazioni che stento credere siano possibili. Le sintetizzo nello slogan ” la Germania non ha capito e non agisce come dovrebbe” e mi occuperò dei fatti berlinesi, visto che verso l’ Italia non posso viaggiare ma, francamente, mi è anche passata la voglia di venirci. Da Berlino poche cose: conferenza della Merkel che ha finalmente parlato abbastanza chiaro, raccomandazioni solite con qualche aggiunta su sport e qualche motivata incertezza sulla chiusura delle scuole, A 1.567 casi di infettati e a dichiarazione OMS su pandemia, scarso impatto sul clima generale , rilassato e moderatamente preoccupato dei cittadini berlinesi. Qualcuno ha fatto piccole, ma insignificanti e non fastidiose incette di prodotti conservati in supermarket dove i clienti continuano a toccare la frutta senza i guanti (esattamente come prima del virus) e i commessi ti danno il pane prendendolo in mano senza guanti..Scuole aperte all’80%, bar regolarmente frequentati, lavoro a casa e part-time per le attività che lo possono fare. Per dire il relax: il giornale Berliner Zeitung porta in prima pagina un titolone “Berlin bleibt zu Hause” (Berlino resta a casa) e nelle ultime due il programma degli spettacoli e delle iniziative che, come potete immaginare, sono moltissime in una città di 4 milioni di abitanti. Mezzi pubblici di trasporto sempre pieni con preoccupazione prevalente non per i trasportati, ma per i conducenti. Una sorpresina sul fronte dei contagiati: il 60% dei contagiati, pochi in numero assoluto, ovvero 81, sono nell’età tra 25 e 49 anni. Oltre i 70 anni non ce n’è neanche uno. A Berlino l’Istituto previdenziale gode poco 🙂 . Il virus è democratico e non guarda in faccia nessuno: Il Bundestag è dichiarato HochrisikoGebiet (area ad alto rischio)
Da Berlino è quasi tutto e. se volete saperne di più leggete la Tornabuoni di Repubblica. Linea a Roma.