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Rapid Alert System - Weekly Report

Report 10 (Published on: 08/03/2019)

Rapid Alert System è il sistema UE per tutti i prodotti di consumo pericolosi, ad eccezione di alimenti, prodotti farmaceutici e dispositivi medici. La relazione include informazioni dettagliate sui prodotti interessati, i rischi, lo Stato membro notificante e le misure adottate in risposta. Il sistema di allarme rapido consente uno scambio rapido di informazioni tra 31 paesi europei e la Commissione europea in merito a prodotti non alimentari pericolosi che presentano un rischio per la salute e la sicurezza dei consumatori. Ogni settimana, un aggiornamento delle ultime segnalazioni inviate dagli Stati membri è pubblicato sul sito web. Questo servizio di messaggi consente agli abbonati di essere informati su questi avvisi ogni settimana.

Alcuni prodotti segnalati come pericolosi da questa puntata della lista Rapid Alert System

The charging circuit of the product has no cut-off switch. The battery can consequently overcharge and overheat which may lead to a fire or burns.
The product does not comply with the requirements of the Machinery Directive and the relevant European Standards EN 62133 and EN 60335-1.

Measures ordered by public authorities (to: Other): Warning consumers of the risks


LA SCHEDA 

Newsletter Medico Legale Inca Cgil  Nazionale Numero 5/2019

Come ogni anno in occasione dell’otto marzo l’INAIL pubblica un dossier sugli infortuni e le malattie professionali delle lavoratrici.
Da tale documento abbiamo tratto gli elementi che possono essere utili alla attività di tutela.

NEWSLETTER MEDICO LEGALE INCA N° 5/2019

 

Fonte Associazione Ambiente Lavoro

Lo studio “Faccende pericolose”, presentato il 5 febbraio 2019 da ANMIL, fornisce una valutazione dei cambiamenti che ha subito l’assicurazione casalinghe e offre un’analisi dei dati sugli infortuni al femminile, soprattutto quelli legati all’ambito domestico.

Sono 7milioni 338mila le donne che si dichiarano casalinghe nel nostro Paese (dati ISTAT 2017), una collettività composta prevalentemente da persone di età media superiore a 60 anni (41% del totale). Un piccolo esercito di lavoratrici che svolge un mestiere difficile e a volte pericoloso, lo testimoniano i dati raccolti da ANMIL che ha condotto uno studio sulla categoria rivelando che ogni anno sono oltre 3 milioni gli incidenti domestici e le vittime principali sembrano essere proprio le donne che lavorano in casa. Risulta infatti che sono circa 600.000 le casalinghe coinvolte in un incidente domestico: l’8,2% del totale delle casalinghe presenti nel nostro Paese.

...continua a leggere "Presentato uno studio ANMIL sui rischi dei lavori domestici svolti dalle casalinghe"

Le donne sono occupate spesso in lavori precari e poco retribuiti e questo comporta una maggiore esposizione al rischio. I risultati dei principali studi sulla sicurezza sul lavoro delle donne, le patologie più diffuse e la banca dati al femminile.

In Europa aumenta la presenza delle donne nel mondo lavoro (l’occupazione è cresciuta del 10,8% rispetto a quella maschile del 3,9% - fonte Eurostat anno 2009) e proporzionalmente anche il numero degli infortuni professionali delle lavoratrici europee.
In Italia i dati Inail mostrano che, sebbene tra il 2007 ed il 2009 gli infortuni sul lavoro denunciati all’Inail siano diminuiti del 13,4%, di questa percentuale solo il 2,7% riguarda il calo degli infortuni subiti dalle donne.
Non solo, ma un sondaggio svolto nel 2009 da parte dell’Agenzia europea per la salute e sicurezza sul lavoro (EU-OSHA) rileva come in Italia gli uomini siano maggiormente informati sui rischi per la salute e sicurezza sul lavoro rispetto alle donne.
Insomma c’è sufficiente materiale per riprendere ad affrontare il tema della tutela della salute e della sicurezza tra le lavoratrici.

>>> L'ARTICOLO PROSEGUE ALLA FONTE. PUNTOSICURO.IT

Commissione europea - Comunicato stampa

Bruxelles, 7 marzo 2019

La Commissione europea ha deciso oggi di deferire l'Italia alla Corte di giustizia dell'UE in due cause distinte riguardanti la legislazione ambientale.

La prima causa riguarda l'inquinamento atmosferico e la mancata protezione dei cittadini dagli effetti del biossido di azoto (NO2). La Commissione invita l'Italia a rispettare i valori limite convenuti sulla qualità dell'aria e ad adottare misure adeguate per ridurre i livelli di inquinamento in dieci agglomerati in cui risiedono circa 7 milioni di persone. I valori limite di NOstabiliti dalla legislazione dell'UE in materia di qualità dell'aria ambiente (direttiva 2008/50/CE) avrebbero dovuto essere rispettati già nel 2010.

L'inquinamento atmosferico provoca direttamente malattie gravi e croniche come asma, problemi cardiovascolari e cancro ai polmoni. In termini economici, le malattie imputabili all'inquinamento atmosferico costano miliardi di euro in giornate di lavoro perdute.

Il ricorso si inserisce nel seguito di azioni analoghe adottate nei confronti di Francia, Germania e Regno Unito nel maggio 2018 per mancato rispetto dei valori limite di NOe per aver omesso di prendere misure appropriate per ridurre al minimo i periodi di superamento.

Nel maggio 2018 l'Italia era stata deferita alla Corte di giustizia per via dei livelli costantemente elevati di particolato (PM10).

La seconda causa contro l'Italia riguarda l'inquinamento dell'acqua. L'Italia non garantisce che tutti gli agglomerati con una popolazione di oltre 2 000 abitanti dispongano di reti fognarie per le acque reflue urbane e che le acque reflue urbane che confluiscono nelle reti fognarie siano trattate in modo adeguato prima dello scarico, come prescritto dalla direttiva concernente il trattamento delle acque reflue urbane, direttiva 91/271/CEE del Consiglio).

La Commissione ritiene che 620 agglomerati in 16 regioni (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Umbria, Valle d'Aosta e Veneto) violino le norme UE sugli obblighi di raccolta o trattamento delle acque reflue urbane.

L'Italia non rispetta le norme dell'UE in queste regioni da oltre 13 anni, con notevoli rischi per l'ambiente e la salute umana in un gran numero di agglomerati. Il carattere generale e persistente della violazione da parte dell'Italia degli obblighi di raccolta e trattamento previsti dalla direttiva sulle acque reflue urbane è confermato da altre due cause, riguardanti agglomerati più grandi, in una delle quali la Corte ha condannato l'Italia al pagamento di ammende.

Contesto

Le norme UE sulla qualità dell'aria ambiente (direttiva 2008/50/CE) e sull'aria pulita per l'Europa impongono agli Stati membri di valutare la qualità dell'aria su tutto il loro territorio e adottare misure volte a limitare l'esposizione dei cittadini agli inquinanti atmosferici. Con la comunicazione "Un'Europa che protegge: aria pulita per tutti" del maggio 2018, la Commissione ha intensificato la propria azione e l'impegno nei confronti degli Stati membri per tutelare la salute dei cittadini definendo un nuovo approccio al problema che offre agli enti nazionali, regionali e locali un aiuto concreto per migliorare la qualità dell'aria in Europa.

In totale, vi sono 14 cause d'infrazione in corso nei confronti degli Stati membri per superamento dei limiti di NO(Austria, Belgio, Repubblica ceca, Germania, Grecia Danimarca, Francia, Spagna, Ungheria, Italia, Lussemburgo, Polonia, Portogallo e Regno Unito).

La direttiva concernente il trattamento delle acque reflue urbane impone agli Stati membri di garantire che gli agglomerati o gli insediamenti urbani (cittadine e città) raccolgano e trattino in modo adeguato le proprie acque reflue urbane. Le acque reflue non trattate possono essere contaminate da batteri e virus nocivi e rappresentano pertanto un rischio per la salute umana. Esse contengono tra l'altro nutrienti come l'azoto e il fosforo che possono danneggiare le acque dolci e l'ambiente marino favorendo la crescita eccessiva di alghe che soffocano le altre forme di vita, processo conosciuto come eutrofizzazione.

Per ulteriori informazioni

- Principali decisioni del pacchetto infrazioni di marzo 2019: testo integrale del MEMO/19/1472.

- Procedura d'infrazione in generale: MEMO/12/12.

Procedura di infrazione dell'UE.

IP/19/1475

 

Informazioni al pubblico: contattare Europe Direct telefonicamente allo 00 800 67 89 10 11 o per e-mail

Side Bar

A stabilirlo è una sentenza della Corte europea di giustizia secondo cui secondo deve prevalere "l'interesse del pubblico ad accedere alle informazioni sulle emissioni nell'ambiente" ICONA recensioni Legambiente, una vittoria per la trasparenza

L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) deve rendere noti gli studi sulla tossicità e la cancerogenità del glifosato. A stabilirlo è la Corte europea di giustizia secondo cui “l’interesse del pubblico ad accedere alle informazioni sulle emissioni nell’ambiente è non solo quello di sapere che cosa è, o prevedibilmente sarà, rilasciato nell’ambiente stesso, ma anche quello di comprendere il modo in cui l’ambiente rischia di essere danneggiato dalle emissioni in questione”.

Vengono così annullate due decisioni con cui l’Autorità aveva negato a quattro eurodeputati e a un cittadino europeo l’accesso agli studi sulla tossicità e la cancerogenicità del glifosato, la sostanza attiva presente nell’erbicida Roundup, il più venduto al mondo prodotto dalla multinazionale americana Monsanto. L’Efsa aveva motivato la decisione sostenendo che la divulgazione delle informazioni avrebbe potuto “arrecare un serio pregiudizio agli interessi commerciali e finanziari delle imprese” autrici degli studi e che “non esisteva alcun interesse pubblico prevalente alla divulgazione”.

Con questa sentenza il Tribunale dell’Ue impone adesso all’Autorità di aprire i suoi archivi.

FONTE LANUOVAECOLOGIA 

Autore: redazione

La testata è nata nel 1978 con il nome di Ecologia (diventerà La Nuova Ecologia l’anno successivo) insieme ai primi gruppi ambientalisti… Vedi qui la voce sulla Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/La_Nuova_Ecologia