Vi prego di aiutarmi a non far morire questo flebile grido

Pubblichiamo questo appello con la preghiera di diffonderlo il più possibile.

30 gennaio 2018 – Pietro Paris (responsabile della Sezione Sostanze pericolose dell’ISPRA)
In Europa ci sono circa 100.000 sostanze in uso, la maggior parte delle quali non ha mai (ho lo ha solo in parte) subito una valutazione di rischio. C’è un lavoro enorme da fare. È paradossale: l’Europa ci chiede di lavorare (ci sollecita), stanzia fondi, ci chiede di andare a prenderli (prima che arrivino i soliti tedeschi, olandesi, svedesi, ecc.) e noi smantelliamo le strutture che dovrebbero svolgere i compiti.

Perché gli italiani vanno a lavorare all’estero?
Non ho una risposta adeguata al problema, notoriamente complesso. Posso presentare solo la mia piccola esperienza personale.
Lanciare grida è tutto sommato facile, distinguere se sono di dolore è più difficile. Chi grida è spesso autoreferenziale. Non pretendo che si condivida quello che penso, ma sento il dovere di dirlo.
Sono il responsabile della Sezione Sostanze pericolose dell’ISPRA. Mi occupo di questo tema dai primi anni ’90. Io e il mio piccolo gruppo di colleghi siamo forse più noti per il rapporto sui pesticidi nelle acque. In realtà quella è solo una parte minore della nostra attività. Svolgiamo il ruolo tecnico-scientifico per l’applicazione dei regolamenti (probabilmente) più onerosi varati in Europa: il regolamento REACH e il regolamento CLP sulle sostanze chimiche.
Svolgere tali compiti richiede una competenza multidisciplinare: sono ovviamente necessari chimici, ma non meno sono necessari esperti di comportamento delle sostanze nell’ambiente (si dice destino ambientale), sono necessari esperti del ciclo di vita delle sostanze e delle varie applicazioni, sono necessari esperti di pericolosità e di tossicologia. Tutte queste componenti concorrono all’unica disciplina chiamata valutazione di rischio delle sostanze chimiche.
In Europa ci sono circa 100.000 sostanze in uso, la maggior parte delle quali non ha mai (ho lo ha solo in parte) subito una valutazione di rischio. La sicurezza, purtroppo, insegue sempre con ritardo l’evoluzione tecnologica: in certi casi, ahimé, troppo tardi.
C’è un lavoro enorme da fare. Caso abbastanza raro in questo paese, partecipiamo ai programmi di valutazione del rischio chimico varati dall’Europa. Portando in Italia fondi, che altrimenti andrebbero altrove. Portando, cosa ancora più preziosa, un minimo di autorevolezza e visibilità. È paradossale: l’Europa ci chiede di lavorare (ci sollecita), stanzia fondi, ci chiede di andare a prenderli (prima che arrivino i soliti tedeschi, olandesi, svedesi, ecc.) e noi smantelliamo le strutture che dovrebbero svolgere i compiti. In questa attività potrebbero trovare lavoro molti laureati, che ora sono disoccupati o costretti a emigrare.
Elena, Lucia, Tommaso, Silvia, Valeria… sono miei ex-colleghi, con un’esperienza nel campo del rischio chimico di livello internazionale. Hanno lavorato per anni con me, se ne sono dovuti andare perché precari (tutti ultra quarantenni). Hanno lasciato l’Istituto perché non vi erano garanzie di poter restare in servizio. Competenze buttate al vento. E avevamo i soldi per garantire i loro stipendi (dal 2008 ad oggi grazie alla nostra attività sono entrate nelle casse dell’Istituto non meno di 7.000.000 di EURO). Soldi stanziati appositamente e guadagnati con le attività di valutazione europee.
Ma non era la priorità di questo Istituto!
Ora siamo un pugno di persone a dovere svolgere una mole di lavoro enorme. Lavoro da cui dipende la sicurezza delle persone e dell’ambiente. Lavoro richiesto e pagato dall’Europa.
Per gestire la sicurezza di migliaia di sostanze chimiche, abbiamo un solo chimico, un esperto di destino ambientale, due-tre tossicologi. Una missione impossibile!
Pazienza! I soldi andranno ai soliti tedeschi, olandesi, ecc. certo molto più consapevoli dell’importanza di questa attività. E quelli che continuiamo a portare in cassa andranno in economia, o forse a garantire il premio di produzione di una pletora di dirigenti, super pagati e inammovibili.
Qualcuno ha parlato di società della mediocrità. Le eccellenze sono sgradite alla casta dei mediocri, perché sottolineano la mediocrità, la esasperano.
Sono arrivato quasi a fine carriera, non ho ambizioni, ma con me ci sono colleghi/e di grande esperienza, riconosciuta in ambito internazionale, completamente svilita qui dentro, dove sembra altre logiche imperino.
Continuiamo, però, a lavorare con entusiasmo, nonostante tutto, finché ci sarà consentito.
Il “grido di giustizia”, forse uno dei tanti, e autoreferenziale, lo voglio lanciare, perché anche in questo paese si possa vivere e sperare in modo normale.
Vi prego di aiutarmi a non far morire questo flebile grido.

Oms: aumentano casi antibiotico-resistenti nel mondo

(Fonte : Regioni.it 3311 – 29/01/2018)
Il primo rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) sulla sorveglianza degli antibiotici lancia l’allarme sul fatto che sempre un maggior numero di persone sono colpite da infezioni resistenti agli antibiotici: nel mondo se ne contano almeno mezzo milione. Ma il dato è relativo solo a 22 Paesi nel mondo, senza i casi di resistenza a infezione da tubercolosi (Tbc).
L’Oms sostiene che potrebbero essere un milione i decessi all’anno in Europa già nel 2025 per malattie infettive non più curabili, mentre il 2050 viene indicato da studi commissionati dal governo britannico come data limite, con quasi 10 milioni di persone nel mondo che potrebbero morire ogni anno.
Servono quindi “urgenti politiche di ricerca e di investimento per rendere disponibili nuovi farmaci efficienti, economici e soprattutto a disposizione di tutti”. Il sistema di sorveglianza Global Antimicrobial Surveillance System (GLASS) è stato lanciato dall’Oms nell’ottobre 2015 per far fronte a un’emergenza crescente, quella di super batteri che non rispondono agli antimicrobici normalmente utilizzati per debellarli.
I batteri resistenti più comunemente riportati sono stati Escherichia coli, Klebsiella pneumoniae, Staphylococcus aureus e Streptococcus pneumoniae. Non sono inclusi però i dati sulla resistenza del batterio che causa la tubercolosi (TBC), dal momento che l’OMS fornisce aggiornamenti annuali in un rapporto specifico. Secondo quest’ultimo, nel 2016 sono stati almeno 490.000 i casi di TBC multiresistente, da aggiungere quindi al computo totale.

Cantieri navali. Potetti (Fiom): Basta morti sul lavoro, le regole e i diritti non sono lacci!

FONTE FIOM-CGIL.IT

“Lo scorso 19 gennaio è avvenuto un tragico incidente presso il Cantiere Navale Vard Tulcea in Romania. Un operaio di 48 anni è rimasto decapitato mentre lavorava a bordo di una nave in costruzione. Non possiamo che esprimere il nostro cordoglio alla famiglia di questo lavoratore e alle famiglie di tutti quanti in questi primi giorni del 2018, anche in Italia, hanno perso la vita sul posto di lavoro o andando al lavoro. Come sindacato dobbiamo continuare nel nostro impegno per far rispettare le normative e le garanzie previste in materia di sicurezza sul lavoro e più in generale dobbiamo riuscire a contrastare l’idea che le regole e le tutele siano “i lacci” da tagliare per rispondere alla crisi e alle sfide economiche imposte dalla globalizzazione. In tutta Europa avanzano le politiche liberiste e le “riforme” imposte dai centri finanziari e dalle lobbies industriali cancellando i diritti, le pensioni, la sanità e la scuola pubblica. Un contesto nel quale, in assenza di risposte ai grandi temi sollevati dai cittadini, proliferano nuove forme di fascismo. A livello europeo, visti anche i processi di integrazione industriale in corso, occorre portare avanti un disegno comune di salute e sicurezza sul lavoro, di diritti sul lavoro e salari adeguati”. Lo dichiara in una nota Fabrizio Potetti, responsabile cantieristica navale Fiom-Cgil nazionale.

Fiom-Cgil/Ufficio Stampa

Roma, 26 gennaio 2018

Casa degli RLS: L’esternalizzazione del rischio

Casa degli RLS: L’esternalizzazione del rischio
Centro Cultura per la Prevenzione – V.le D’Annunzio 15 – Milano
Mercoledì 14 febbraio 2018 – ore 9.00-13.00

Seminario CCP Milano

Interventi

9.15 – Esternalizzazione del rischio
Flavio Acquati – Gruppo promotore “Casa degli RLS”

9.45 – Responsabilità amministrativa e sicurezza sul lavoro, DLgs 231/01
Angelo GerosaATS Milano – Gruppo promotore “Casa degli RLS”

10.15 – Applicazione del DUVRI e azioni di vigilanza negli appalti
Massimo AvosaniATS Milano Città Metropolitana
Calogera CampoATS Milano Città Metropolitana

10.45 – Il punto di vista degli RLS e dibattito
Coordina Claudia MoroGruppo promotore “Casa degli RLS”

Esternalizzazione dei rischi in sanità
Simona Di RosaCoordinamento RLS sanità milanese

Esperienze di intervento degli RLS nell’amministrazione pubblica
Modesto Prosperi e Antonella TarantoloRLS Funzione pubblica

13.00 – Chiusura dei lavori

scarica la locandina

Les Sentinelles : hommage aux victimes de l’amiante et des pesticides

Segnalazione documentario

fonte sciencetavenir.fr

Le 9 novembre 2017 sort dans les salles le documentaire poignant de Pierre Pézerat sur les victimes de l’amiante et des pesticides. 

Film Les Sentinelles

Difficile de ne pas compatir avec ces victimes, et leurs familles, dont le documentaire fait la part belle.

L’articolo prosegue alla fonte sciencetavenir.fr

 
 
 
 

 

Rumore, la Commissione europea esorta l’Italia a rispettare le disposizioni fondamentali della Direttiva 2002/49/CE

Fonte Ambiente Lavoro

L’Italia è in ritardo nel rispettare la direttiva comunitaria sul rumore (Direttiva 2002/49/CE) e la Commissione europea ha inviato un parere motivato in cui esorta l’adozione di mappe acustiche e piani di azione relativi al rumore ambientale.

Commissione europea
Pacchetto infrazioni di gennaio: decisioni principali del 25 gennaio 2018
Settore Ambiente

Rumore: la Commissione esorta l’ITALIA ad adottare mappe acustiche e piani di azione relativi al rumore ambientale

La Commissione europea esorta l’Italia a rispettare le disposizioni fondamentali della direttiva sul rumore (direttiva 2002/49/CE).

Il rumore ambientale, causato dal traffico stradale, ferroviario e aeroportuale, è la seconda causa di decessi prematuri dopo l’inquinamento atmosferico.

La direttiva prevede che gli Stati membri adottino mappe acustiche che rappresentino l’esposizione acustica nei maggiori agglomerati, lungo gli assi stradali e ferroviari principali e in prossimità degli aeroporti più importanti. Tali mappe costituiscono quindi la base per definire misure antirumore nei piani di azione.

Poiché l’Italia non ha comunicato tutte le informazioni richieste dalla Commissione europea, quest’ultima ha inviato una prima lettera di costituzione in mora nell’aprile 2013. Vista la mancanza di progressi, nel febbraio 2016 la Commissione ha inviato una seconda lettera di costituzione in mora. Dal momento che mancano ancora mappe strategiche per 17 agglomerati e 22 strade e che devono ancora essere adottati piani d’azione per 32 agglomerati, 858 strade e un importante asse ferroviario, la Commissione invia ora un parere motivato.

L’Italia dispone di due mesi per rispondere; in caso contrario, la Commissione potrà decidere di deferire il caso alla Corte di giustizia dell’UE.

Quelle vulnérabilité des travailleurs européens face aux conditions de travail dégradées ?

 FONTE MIROIR SOCIAL 

JANV262018

Les mutations organisationnelles et technologiques engendrent des risques de dégradation des conditions de travail susceptibles d’affecter le bien-être et la santé des travailleurs. Le projet INGRID, financé dans le cadre du programme européen Horizon 2020 pour la recherche et l’innovation, développe de nouvelles méthodes pour mieux identifier les travailleurs qui font face à ces risques.

À partir de données recueillies entre 1995 et 2015 pour les quinze pays fondateurs de l’Union européenne, ces 4 pages dressent le portrait des travailleurs les plus vulnérables au cumul de conditions de travail dégradées et illustrent les différences entre pays européens.

Si, dans l’ensemble, ces pays se caractérisent par des niveaux de vulnérabilité stables, certains (dont la France et la Belgique) observent une hausse constante de la vulnérabilité. De plus, les CDD, le travail indépendant et les petites entreprises (1 à 9 salariés) sont associés à une plus grande vulnérabilité des travailleurs.

MORTI BIANCHE 2017 IN ITALIA: UNA TRAGEDIA SENZA FINE. IL 2017 SI CHIUDE CON 1029 VITTIME: UNA MEDIA DI QUASI 86 MORTI AL MESE. UN TRAGICO AUMENTO DEL 1,1% RISPETTO L’ANNO PRECEDENTE.

FONTE NEWSLETTER VEGAENGINEERING

“La legislazione italiana sulla sicurezza nei luoghi di lavoro è considerata una buona legislazione e il sistema dei controlli interviene su 200.000 imprese ogni anno. Serve, però, anche un impegno permanente di tutti i soggetti interessati ed una peculiare attenzione da parte degli imprenditori perché non dovrebbe mai accadere che un lavoratore perda la vita mentre svolge la sua attività”- Giuliano Poletti, Ministro del Lavoro.

Il fenomeno delle morti bianche continua silenziosamente il suo luttuoso cammino che conta un incremento della mortalità del 1,1% rispetto l’anno precedente. Infatti, il 2017 si è concluso con 1029 decessi (1018 casi registrati nel 2016), di cui 283 in itinere e 746 in occasione di lavoro. Soffermandosi su questi ultimi, appare significativo evidenziare che la situazione rispetto al 2016 è invariata: si segnala un’irrisoria diminuzione dello 0.4% (il numero di infortuni con esito mortale in occasione di lavoro rilevati nel periodo gennaio-dicembre 2016 era 749).

Analizzando le statistiche degli infortuni mortali avvenuti nei luoghi di lavoro, gli esperti dell’Osservatorio Sicurezza evidenziano che la fascia d’età più colpita è quella dei 55-64 anni. In questo caso, l’indice di incidenza sugli occupati è pari al 61,2 (30,8% del totale) con 230 casi registrati. A seguire troviamo i lavoratori con età compresa tra i 45 e 54 anni con un indice di incidenza sugli occupati del 33,0 (30,6% del totale) con 228 casi registrati.

Un Dicembre tragico per Lombardia ed Emilia Romagna, le quali rimangono stabili nella luttuosa classifica nazionale, contando rispettivamente 92 e 81 decessi (dati infortuni mortali in occasione di lavoro). Il Veneto si posiziona al terzo posto con 61 decessi, seguito da Piemonte e Lazio (60).

Nel 2017 il fenomeno delle morti bianche in occasione di lavoro ha toccato anche la Valle d’Aosta con 2 casi, al contrario del 2015 e del 2016 nei quali contava zero morti.

Roma si riconferma la provincia con più casi di infortuni mortali sul lavoro anche nel 2017. La capitale, con un indice di incidenza sugli occupati pari a 22, conta infatti 39 vittime (nel 2016 erano 35). Subito dopo si trovano Torino (24) e Milano (22).

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Legambiente. Rapporto “Pendolaria”. Boom di pendolari in Lombardia, ma si investe in autostrade

FONTE CONTROLACRISI 

Pubblicato da il manifesto. Autore: Roberto Ciccarelli

Legambiente. Rapporto “Pendolaria”. In Italia i pendolari sono aumentati di 11 mila unità al giorno. 931 milioni di euro investiti per strade e autostrade dal 2003 al 2017 (60,1 per cento del totale). Alle ferrovie sono andati 386 milioni, ovvero il 24,9 per cento dei fondi. L’aumento dei viaggiatori smentisce le politiche classiste che privilegiano il trasporto di lusso

La linea Cremona-Milano è stata segnalata come una delle peggiori della Lombardia. Conta oltre 10 mila pendolari giornalieri, su treni lenti e sovraffollati dall’età media di 17 anni. Lo sostiene Legambiente che qualche giorno fa ha presentato il rapporto «Pendolaria». «I convogli – sostiene la sezione lombarda dell’associazione – viaggiano quotidianamente, su alcune tratte versano in condizioni inaccettabili, troppo spesso soggetti a guasti, per lo più dovuti all’età dei convogli stessi».

LA RETE REGIONALE lombarda conta su 1.733 chilometri e trasporta 735 mila viaggiatori al giorno. Con le sue 2.400 corse nel 2016 è la rete che sostiene la maggiore domanda di trasporto pendolare in Italia. Anche il bilancio di Trenord, l’azienda che eroga il servizio, è cresciuto in maniera considerevole nel giro di pochi anni. Nel 2011 era di circa 402 milioni di euro. Nel 2011 è salito a circa 440 milioni di euro. Ma questo non è bastata per soddisfare la richiesta dei lavoratori e dei viaggiatori, né a garantire un servizio di qualità.

IL PROBLEMA È SISTEMICO e riguarda la politica industriale. Da tempo infatti gli investimenti regionali sono stati diretti al trasporto su gomma. Per questa ragione sono state create nuove strade e autostrada. Le ferrovie hanno visto decrescere il flusso dei finanziamenti. Dal 2003 al 2017 a strade e autostrade sono andati 931 milioni (il 60,1% del totale). Alle ferrovie 386 milioni 24,9%. Dal 2007 ad oggi sono entrati in servizio 189 nuovi convogli su 196 acquistati per totale che supera 1,65 miliardi di euro. Sono cresciute, in maniera considerevole, anche le tariffe. Dal 2010 al 2017 più del 30 per cento. La mancanza di fondi ha impedito di affrontare i problemi delle linee ancora a binario singolo, senza considerare il fatto che i convogli restano insufficienti e sono sempre più vecchi.

LA LOMBARDIA non è sola. Prendiamo, ad esempio, l’Emilia Romagna che ha investito 179 milioni di euro per realizzare l’autostrada regionale Cispadana. Nella legislatura appena trascorsa sono state realizzati 271 chilometri di autostrade, tra cui la Bre.Be.Mi., il quadrilatero nelle Marche e Umbria, parte della Asti-Cuneo, a cui vanno aggiunti 1.825 chilometri di strade nazionali e 2.080 di strade provinciali e regionali. Per le metropolitane, invece, 58,6 chilometri (12 a Milano, 7 a Roma), 34,5 di tram (17 a Palermo, 6 a Cagliari).

NELLA MAPPA disegnata da Legambiente si descrive una regione così divisa: la bassa Cremonese e Mantovana soffre per un servizio insufficiente. La qualità cresce man mano che i treni sono diretti verso l’area metropolitana di Milano dove la flotta è più moderna e numerosa. Magia della «smart city» che si conferma attrattrice di giganteschi capitali, anche quelli investiti nelle infrastrutture.

NELLA REGIONE più ricca, e popolosa, del paese c’è un’altra tratta pendolare molto frequenta e in difficoltà: la Brescia-Casalmaggiore-Parma che – come nel caso della Brescia-Cremona con cui questa linea condivide un piccolo tratto iniziale – collega città importanti oltre che due tra le regioni a maggiore domanda di pendolarismo in Italia: la Lombardia, appunto, e l’Emilia Romagna. In totale sono 92 chilometri da incubo. I treni viaggiano a 46 chilometri all’ora, in media. La linea viene definita nel rapporto «in stato di abbandono» e, solo nell’ultimo anno, ha registrato una serie di gravi guasti alla linea che hanno messo a repentaglio la salute e la sicurezza di molte persone. L’età media dei treni è superiore ai 30 anni.

QUESTA SITUAZIONE va inserita nel quadro nazionale. Al colossale aumento dell’offerta per i treni extra-lusso costosissimi per i passeggeri – le «Frecce» che corrono sulla traiettoria Salerno-Milano (con le diramazioni Torino e Venezia) pari al 435% in undici anni corrisponde il crollo dei treni Intercity e dei collegamenti a lunga percorrenza: meno 15,5 tra il 2010 e il 2016 e un crollo del 40% dei passeggeri. Senza contare la diminuzione dei collegamento regionali (-6,5%) cominciati a causa dei tagli voluti dal governo Berlusconi nel 2009.

L’AUMENTO dei pendolari smentisce l’orientamento delle politiche classiste che hanno privilegiato il trasporto di lusso. Accade anche in Friuli Venezia Giulia dove si è passati da 13 mila a 21.500 viaggiatori. Oppure in Emilia Romagna che in sei anni è passata da 106 mila viaggiatori a 205 mila. In totale sono 2 milioni e 841mila i passeggeri che usufruiscono del servizio ferroviario regionale, e oltre 2milioni e 672mila quelli che ogni giorno prendono le metropolitane. 140 mila quelli che prendono le «Frecce».

Podcast audio di Diario Prevenzione puntata n° 51 – 26 gennaio 2018 a cura di Gino Rubini

 

In questa puntata del Podcast, la prima del 2018, parliamo di:

– Ancora una strage sul lavoro, 4 operai morti a Milano in un’azienda metalmeccanica.
– Morti per esalazioni di gas: come prevenire questi infortuni?
– Processo amianto CEMENTAL: presenza e presidio a Reggio Emilia lunedì 29 Gennaio 2018 ore 12.00
– Incidenti sul lavoro, i dati del Rapporto Inail 2017 c’entrano con le prossime elezioni e con la politica ?

Notiziario Audio 

( 27 minuti )

Cos’è il mercurio e perché ci preoccupa – Bollettino n° 1 – Minambiente

Il bollettino di informazione “Sostanze chimiche – ambiente e salute” del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha come obiettivo quello di fornire con cadenza periodica aggiornamenti e informazioni al pubblico sulle principali attività e normative concernenti le sostanze chimiche, in attuazione del Regolamento (CE) n. 1907/2006, “Regolamento REACH” (acronimo di Registration, Evaluation, Authorisation and restriction of CHemicals).

In questo numero viene trattato il tema dell’inquinamento da mercurio, oggetto di una Convenzione internazionale e di un Regolamento europeo.

Cos’è il mercurio e perché ci preoccupa

IL BOLLETTINO n°1 – 2018

Spesa sanitaria e salute. Il caso inglese

 

FONTE SALUTEINTERNAZIONALE

 

Autori: Andrea Bucci, Fabrizio Toscano e Davide Golinelli

In Inghilterra la spesa sanitaria pubblica è passata da una crescita del 3.8% tra il 2001 e il 2009 ad una tasso di crescita dello 0,4% tra il 2010 e il 2014. La spesa sociale è addirittura diminuita dell’1,2% tra il 2010 e il 2014, a fronte di un incremento medio del 3,2% negli anni 2001-2009. Dati che fanno il paio con l’andamento dei tassi di mortalità in Inghilterra, dal momento che il numero di morti è diminuito dello 0,77% tra il 2001 e il 2010, ma aumentato dello 0,87% tra il 2011 e il 2014.


Nella maggior parte dei paesi industrializzati, i sistemi sanitari stanno affrontando una sfida cruciale: gestire un’aumentata domanda di salute della popolazione in una cornice di restrizioni e tagli nella spesa pubblica sanitaria e sociale. Questo mismatch tra domanda e offerta avviene in un contesto epidemiologico che vede, in Europa, al 1° Gennaio 2016, la popolazione over 65 attestarsi al 19,2 % (corrispondente ad un aumento dello 0,3% rispetto all’anno precedente e del 2,4% rispetto al decennio precedente), dove l’Italia rappresenta il paese, tra gli EU-28, con la più alta percentuale di over 65 (22,0%), seguita da Grecia e Germania. Le proiezioni della popolazione over 80, inoltre, è prevista più che raddoppiare tra il 2016 e il 2080, passando dal 5,4% al 12,7%.[1]

Leggi tutto “Spesa sanitaria e salute. Il caso inglese”

Incidente ferroviario a Pioltello, in Lombardia

(fonte Regioni.it 3309 – 25/01/2018) Un piccolo pezzo di binario, lungo appena 23 centimetri, ha ceduto questa mattina sotto un treno di 5 vagoni che viaggiava a 140 chilometri all’ora verso Milano, facendolo deragliare e provocando 3 vittime e decine di feriti, alcuni anche molto gravi. L’incidente, avvenuto poco prima delle 7 del 25 gennaio, ha coinvolto un convoglio Trenord proveniente da Cremona e diretto a Milano Porta Garibaldi, sul quale viaggiavano circa 350 persone
“Esprimo il cordoglio e la vicinanza della Regione Lombardia alle famiglie delle vittime e dei feriti del terribile incidente ferroviario avvenuto questa mattina. Sono in contatto costante con i vertici delle Ferrovie dello Stato, di Ferrovie Nord, Trenord e Areu che stanno accertando le cause dell’incidente”, ha dichiarato il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni in una nota a proposito dell’incidente ferroviario tra Pioltello e Segrate. Il presidente si è recato sul posto e nel pomeriggio Maroni ha incontrato a Milano il ministro Delrio con i vertici di RFI che stanno accertando le cause dell’incidente”. Il vertice si è tenuto nella Prefettura di Milano ed erano presenti, oltre a  Maroni e Delrio, il Capo della Dipartimento Protezione Civile Angelo Borrelli, la Prefetta di Milano, il Prefetto di Milano, Luciana Lamorgese, il Sindaco di Milano, Giuseppe Sala, l’Ad di Fs, Renato Mazzoncini, l’Ad di Trenord, Cinzia Farisè.
“Oggi siamo in questa sede per portare la vicinanza e il cordoglio del Governo e del Presidente del Consiglio ai familiari delle vittime e la vicinanza alle famiglie e a tutte le persone colpite da questo tragico incidente” ha dichiarato il Ministro Delrio al termine del vertice. Nel ringraziare la straordinaria prontezza ed efficacia dei soccorsi, ha aggiunto “Oggi è un giorno tragico non solo per Milano ma per tutto il sistema ferroviario italiano. Ma ovviamente noi vogliamo verità. Il sistema ferroviario italiano è certamente uno dei più sicuri al mondo, ma noi vogliamo la verità, vogliamo che si accerti rapidamente la responsabilità, perché morire mentre si è sul posto di lavoro o mentre ci si sta recando sul posto di lavoro è una cosa inaccettabile. Per questo – ha proseguito – la Direzione investigativa del mio Ministero ha già attivato una commissione d’inchiesta e anche l’agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria ha già attivato una sua inchiesta parallela, che non interferiscono con l’inchiesta della Procura, a cui abbiamo dato la massima collaborazione per tutto quello che si poteva fare”.
“Ma è il momento del rispetto, il momento del cordoglio, della vicinanza alle famiglie. Ho sentito dire molte volte in queste ore del tema della sicurezza e degli investimenti sulla sicurezza. Posso garantire, perché sono dati ufficiali, che gli investimenti messi a disposizione per la Rete Ferroviaria Italiana dal Governo sono aumentati del 340% in questi tre anni. Il sistema investe sempre di più, e sempre più in sicurezza: questa è la nostra priorità. E’ la nostra priorità in particolare sulle reti convenzionali, sulle reti dei pendolari, in maniera dimostrata dai numeri ma io non voglio entrare oggi in questo dibattito. Per ora – ripeto – credo che oggi sia il giorno della vicinanza, del silenzio, e del rispetto delle vittime e anche però della determinazione nel vedere fino in fondo a questa vicenda” ha concluso il Ministro.

Incidenti sul lavoro, i dati del Rapporto Inail 2017 c’entrano con le prossime elezioni e con la politica ?

Un contributo alla riflessione sulla sicurezza e salute nel lavoro  di Giuseppe Casadio che ringraziamo . editor

C’entra anche con le elezioni prossime, e in generale con la politica, il tema (di questi giorni) del rapporto annuale INAIL sugli incidenti e malattie sul lavoro nel 2017.
Nel 2017 hanno perso la vita sul lavoro 1029 persone; circa 3 per ogni giornata di lavoro. Dato di nuovo in crescita, dopo molti anni di tendenziale diminuzione, seppure lenta nell’ultimo ventennio.
Ma il dato numerico, in sè, non dice tutto: andrebbe opportunamente rapportato alle ore lavorate, più che al numero degli occupati, in tempi come l’attuale di lavori saltuari, precari, part-time (statisticamente computati al pari dei lavori permanenti e a tempo pieno).
Il rapporto preliminare INAIL ci dice anche che l’aumento delle vittime si è concentrato fra i lavoratori extra-comunitari (spesso i più de-qualificati e meno formati alla prevenzione del rischio da parte delle imprese), e, territorialmente, in Lombardia ed Emilia Romagna.
Già da questi semplici dati si evidenzia cosa significhi rispetto e dignità per il lavoro. Ma chi ne parla, anche nei programmi elettorali?
Solamente un’altra considerazione molto significativa: la nuova crescita ha a che fare anche con l’organizzazione dei cicli produttivi: il proliferare di esternalizzazioni, appalti, segmentazione dei cicli produttivi facilita il fenomeno, in quanto, tutt’al più, i lavoratori conoscono il rischio insito nel proprio segmento di attività, ma non altrettanto quello derivato dal lavoro che si svolge, magari sullo stesso piazzale o nella linea a fianco, perchè affidato o appaltato ad altra e separata impresa. E’ un dato più frequente di quanto si pensi: “rischio da interferenza”. (Si pensi, ad esempio, ad una situazione lavorativa molto complessa come un’area portuale, ecc.)
Sulle malattie professionali i dati sono ancora più incerti e problematici: non essendoci l’obbligo ad un libretto personale che illustri tutta la vita lavorativa del lavoratore, è molto aleatorio riconoscere come professionale una malattia che si manifesti oggi, pur essendo stata causata da una esposizione a fattori di rischio risalente a tempi anche lontani, e avente tempi lunghi di incubazione……….
Sono solo spunti di riflessione, ma quando si dice “dignità e valore del lavoro” si dicono cose molto concrete, per nulla ideologiche.