Crisi climatica: il riscaldamento di 1,5°C può innescare più punti di non ritorno

Fonte: Antropocene.org che ringraziamo 

 

 

 

Secondo una nuova e importante ricerca pubblicata sulla rivista «Science», se la temperatura globale dovesse aumentare di oltre 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali, potrebbero verificarsi diversi punti di non ritorno per il clima. Anche ai livelli attuali di riscaldamento globale, il mondo rischia già di superare cinque pericolosi punti climatici di non ritorno e i rischi aumentano per ogni decimo di grado di ulteriore aumento delle temperature.

Un team di ricercatori internazionali ha sintetizzato le prove relative ai punti di non ritorno, le loro soglie di temperatura, i tempi e gli impatti, grazie a una revisione completa di oltre 200 articoli pubblicati dal 2008, quando i punti di non ritorno climatici sono stati definiti per la prima volta in modo rigoroso. L’elenco dei potenziali punti di non ritorno è passato da nove a sedici.

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La pandemia della disuguaglianza By Oxfam International 17 Agosto 2022

 

Articolo già pubblicato da Antropocene che ringraziamo

Fonte: Climate&Capitalism – 03.07.2022

La ricchezza miliardaria è aumentata a dismisura durante la pandemia da Covid-19, grazie alle aziende del settore alimentare, farmaceutico, energetico e tecnologico. Nel frattempo, milioni di persone in tutto il mondo stanno affrontando una crisi del costo della vita a causa dei continui effetti della pandemia e del rapido aumento dei costi dei beni di prima necessità, tra cui cibo ed energia.


Estratti da PROFITING FROM PAIN, un documento informativo pubblicato nel maggio 2022 da Oxfam International.

La ricchezza miliardaria e i profitti aziendali sono saliti a livelli record durante la pandemia da COVID-19, mentre oltre un quarto di miliardo di persone in più potrebbero precipitare verso livelli estremi di povertà nel 2022 a causa del coronavirus, della crescente disuguaglianza globale e dello shock dell’aumento dei prezzi dei generi alimentari sovralimentato dalla guerra in Ucraina. La ricerca di Oxfam ha rilevato che:

I miliardari hanno visto le loro fortune aumentare in 24 mesi tanto quanto in 23 anni.

I miliardari del settore alimentare ed energetico hanno visto le loro fortune aumentare di un miliardo di dollari ogni due giorni. I prezzi del cibo e dell’energia sono aumentati ai livelli più alti degli ultimi decenni. Sono stati creati 62 nuovi miliardari del settore alimentare.

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“Austerità” per i poveri

Fonte Antropocene.org

 

By Prabhat Patnaik

L’adozione di «due pesi e due misure» da parte del FMI mostra la disumanità intrinseca del capitalismo.


Le vite umane in periferia valgono meno delle vite umane nelle metropoli.

Da oltre due anni, il mondo sta affrontando una pandemia che non si vedeva da un secolo e che ha già causato quindici milioni di vittime secondo l’OMS, senza essere lontanamente vicina alla fine. Questa è una crisi senza precedenti per l’umanità nel suo insieme, che richiede uno sforzo enorme da parte di ogni governo, in particolare i governi dei paesi del Terzo mondo, dove le persone sono particolarmente vulnerabili non solo alla malattia ma anche all’indigenza che essa porta con sé.

Essi devono espandere le strutture ospedaliere, tenere pronti un numero adeguato di letti per i ricoveri, creare strutture per i test, rendere disponibili i vaccini e allestire strutture per la vaccinazione e così via. Inoltre, i governi devono fornire soccorso alla popolazione attraverso trasferimenti e aiuto ai piccoli produttori che rischiano di fallire. Tutto ciò richiede un aumento della spesa da parte dei governi.

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LAUDATO SI’: CONVERSIONE ECOLOGICA E SOCIALE, PARTECIPAZIONE E RAPPRESENTANZA

 

Mario Agostinelli presidente Laudato Sì

Diffondiamo da Inchiestaonline

Un previsto successo elettorale del mondo ambientalista nel medio periodo presenta molte incertezze. Innanzitutto, dovrebbe prendere seriamente in considerazione una consapevolezza intergenerazionale del tempo che viene a mancare e una diffusa conoscenza di come un innalzamento brusco dell’energia interna del nostro Pianeta possa precludere la sopravvivenza della nostra specie. Il che, anche dopo la pandemia è tutt’altro che scontato. In secondo luogo, la connessione tra ingiustizia climatica e sociale (nel senso che i più colpiti sono i più poveri) può dare l’illusione alle classi più ricche e alle nazioni più potenti di poter accaparrare per sé le risorse residue per uno stile di vita immutato e impiegare mirabolanti tecnologie che trattino la natura come un manufatto artificiale adatto alla propria esclusiva riproduzione. Questa è la nuova forma che il negazionismo climatico assume tra i seguaci della crescita illimitata ed è tutt’altro che pacifico e minoritario.

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COVID-19 in Brazil: how Jair Bolsonaro created a calamity

Alfredo Saad Filho, King’s College London and Fernanda Feil, Universidade Federal Fluminense

Brazil has had what is arguably the worst pandemic policy response in the world, driven by its far-right president, Jair Bolsonaro. The president’s choices in handling COVID-19 have triggered an unparalleled tragedy in the country, with potentially catastrophic implications worldwide.

Matters have deteriorated considerably since the emergence of a new and more contagious variant
in the country, known as P1. The death toll in Brazil has been rising relentlessly, reaching 4,250 on April 8 – the highest number of daily fatalities from the disease on Earth.

The health system has collapsed in numerous cities. There, oxygen supplies are rationed, ICU beds are fully occupied, and both staff and equipment are lacking.

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TOOLDIS, un nuovo strumento operativo per contrastare gli effetti delle disuguaglianze sociali

Questo articolo è stato pubblicato dal sito diseguaglianzedisalute.it. Lo riproduciamo per facilitarne la massima diffusione possibile, ringraziamo l’Autore e il sito.

TOOLDIS è una cassetta degli attrezzi per comprendere meglio il complesso fenomeno delle disuguaglianze di salute nelle regioni italiane, per capire quali fattori di rischio comportamentale hanno un peso maggiore, quali di essi sono più influenzati dalle differenze socio-economiche, quali sono le azioni di promozione e prevenzione della salute caratterizzate da un’esplicita attenzione al contrasto delle disuguaglianze.

Anche in Italia le persone più povere di risorse e competenze si ammalano di più, guariscono di meno e muoiono prima. A questo si aggiungono le disuguaglianze geografiche a svantaggio delle Regioni del Sud e delle Isole, dove più si concentrano povertà e disuguaglianze sociali.

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GB.Rivelato come le agenzie di collocamento disoneste stanno sfruttando la crisi COVID

Le agenzie di collocamento operano al centro di quasi tutte le professioni chiave dei lavoratori, impiegando circa un milione di lavoratori nel Regno Unito . È stata a lungo un’industria piena di sfruttamento, comprese le truffe di reclutamento, il mancato pagamento e persino la schiavitù moderna.

Ma secondo SAFERjobs, un ente di beneficenza che aiuta i lavoratori dell’economia flessibile, il picco della disoccupazione causato dalla pandemia COVID-19 viene capitalizzato dai criminali. L’ente di beneficenza ha registrato un aumento del 66% dei reclami su truffe e sfruttamento da parte delle agenzie di collocamento da quando il Regno Unito è entrato in blocco.

Rachel Keane, 25 anni, è diventata disoccupata all’inizio del blocco dopo che un’offerta di lavoro è stata ritirata. Ha subito caricato il suo CV online e si è candidata a oltre 50 ruoli, dal portiere di cucina all’addetto alle pulizie e al negozio.

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L’umanità è scomparsa

FONTE SALUTEINTERNAZIONALE.INFO

 

Alberto, Mariarita, Giulia, Flavia, Federica, Antonella Vincenzo, Samuele, Najla, Anna, Adou, Valentina, Stefania. Medici, psicoterapeuti, mediatori interculturali, operatori di MEDU. Siracusa, Pozzallo, Augusta, Roma e tutti i luoghi di approdo nell’Italia di questo secolo. “Diversi corpi stessa mente”: ecco a cosa mi hanno fatto pensare questi racconti di sé nell’incontro con altri sé.

Donne e uomini con vite personali e professionali diverse, che provano a raccontarci quello che teste, pance, anime differenti hanno visto e sentito negli anni in cui hanno provato, e tutt’oggi provano, a dare una risposta alla domanda “e noi dove siamo?”. Ed è proprio nelle differenze che disegnano questo libro che emerge con prepotenza la mente, il cuore, la determinazione comune: ascoltare l’inascoltabile, provare a dare una cura, provare a trasformare gli effetti disumani su corpi e menti causati da una povera, abbrutita umanità. Professionisti addestrati ed allenati ad ascoltare ogni storia terribile e disumana. Ma lo sarete mai veramente? mi viene da chiedermi leggendo i vostri racconti.

Ognuno con un diverso scavare in quello che è stato sentito. Ognuno con una forza diversa nel dare aria ad una cassaforte in cui piano, piano, parola, dopo parola, sguardo dopo sguardo, mano dopo mano, si sono accumulati dolori invece che tesori.Dolori della vita degli altri e i dolori della propria. Per alcuni mettere su carta sembra essere quasi un percorso catartico, per altri più un dovere di memoria. Ma comunque l’importante tentativo di condividere e testimoniare quello che, da essere umani, si possa provare al racconto della disumanità esercitata dal nostro simile. “Si riemerge insieme a rivedere le stelle” si legge in un passo del libro. Ed è proprio il “farlo insieme” che esprime meglio il senso della comune determinazione: cercare in ciò che si ascolta qualcosa di sé, o cercare in sé qualche cosa del dolore degli altri. Guarire insieme da ferite che stanno sui corpi di chi le ha subite e di chi, insieme a loro, prova a dargli una voce e non lasciare che sussurrino al cuore di spezzarsi. E in quelle pagine è come se ognuno, medici e pazienti, facessero insieme la propria rivoluzione di umanità. I primi per provare a rispondere ai tanti perché che questa generazione dovrebbe porsi, i secondi per tornare a credere che l’uomo non sia solo quello che hanno visto tra deserti, mari, prigioni e nuove terre.

Perché i sommersi e i salvati a cui questo libro è dedicato, sono le quattordicimilasettecentoquarantaquattro vite sepolte nelle acque del mare Mediterraneo e tutti quelli che sono riusciti ad arrivare sull’altra sponda. Ma i sommersi e i salvati siamo anche tutti noi, chi decide che tutto questo è troppo per poter essere anche solo guardato e chi prova a guardare oltre e dare il proprio contributo per creare un nuovo collettivo senso di essere umani. Decidiamo di sommergere quando scegliamo di schedare, numerare, prendere impronte digitali invece che ricordare nomi, credere a storie, ascoltare paure e incoraggiare i sogni. È qui che il Senso di Umanità inizia ad imbarcare acqua. Continua a leggere “L’umanità è scomparsa”

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Gli effetti psicologici delle diseguaglianze

FONTE SALUTEINTERNAZIONALE.INFO
Autore: Enrico Materia

Nei paesi dove più ampie sono le diseguaglianze di reddito, l’ansia sociale, legata al timore che le persone hanno di essere valutate per la propria posizione economica, lavorativa e sociale, risulta essere più elevata. Ne deriva un ventaglio di possibili effetti psicologici quali bassa stima di sé, insicurezza e depressione, ma anche l’“aumento dell’io” e il narcisismo come risposta all’ansia valutativa. Non solo: tanto maggiore è l’ansia derivante dal proprio stato sociale, tanto maggiore la ritrosia a interagire con altre persone e a partecipare alla vita associativa; più ampie le distanze sociali, più grande la diffidenza e il timore degli altri. Numerosi studi mostrano infatti che la fiducia civica e la propensione delle persone a essere coinvolte in associazioni civiche e di volontariato siano più deboli nei paesi con distribuzione delle risorse molto diseguale.


Le società dove le differenze di reddito tra ricchi e poveri sono più ampie patiscono un peggior funzionamento della vita sociale e dello stato di salute. Sono in breve le conclusioni di “The Spirit Level”, un libro degli epidemiologi britannici Richard Wilkinson e Kate Pickett, pubblicato nel 2009 e tradotto in più di venti lingue, che metteva in luce come gli effetti negativi delle diseguaglianze non riguardano solo le fasce più povere della popolazione ma agiscono sull’intera collettività (vedi Perché le società egualitarie stanno meglio )[1].

Diseguaglianze nella mente

Nel nuovo libro “The Inner level” pubblicato nel 2018, gli stessi Autori, sulla scorta di ricerche in diversi campi disciplinari, spiegano come le diseguaglianze “entrino nella nostra mente” e si ripercuotano sulla salute mentale fino a condizionare le relazioni interpersonali[2].

Nel mondo di oggi “fragile e frammentato”, la salute mentale è considerata un bene comune globale sempre più a rischio, i disturbi depressivi rappresentano la terza principale causa di anni vissuti con disabilità e quasi un milione di persone muoiono ogni anno per suicidio[3]. La salute mentale è stata inclusa tra gli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile con i disturbi mentali associati alle malattie croniche non trasmissibili sia perché la frequenza di tutte queste condizioni dipende da un gradiente sociale sia perché richiedono approcci integrati a livello assistenziale.

Sta inoltre diventando sempre più chiaro come i determinanti sociali (tra cui le diseguaglianze di reddito) e i fattori biologici interagiscano a livello individuale con i processi del neuro-sviluppo, soprattutto durante i periodi prenatale e postnatale, nel determinismo dei disturbi mentali[4].

Come documentato da Wilkinson e Pickett, al di là degli effetti materiali della povertà, nei paesi dove più ampie sono le diseguaglianze di reddito, l’ansia sociale, legata al timore che le persone hanno di essere valutate per la propria posizione economica, lavorativa e sociale, risulta essere più elevata[5]. Ne deriva un ventaglio di possibili effetti psicologici quali bassa stima di sé, insicurezza e depressione, ma anche l’“aumento dell’io” e il narcisismo come risposta all’ansia valutativa. Gli Autori mettono in relazione queste risposte emozionali con l’associazione esistente tra diseguaglianze di reddito e disturbi mentali, confermata anche delle revisioni sistematiche della letteratura[6]. Vengono riportate correlazioni dirette, a livello ecologico, tra diseguaglianze di reddito e depressione, disturbi narcisistici, schizofrenia, ludopatia, e bullismo tra gli adolescenti[7-11].

L’ARTICOLO PROSEGUE ALLA FONTE SALUTEINTERNAZIONALE.INFO 

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Spagna: sempre più cronica, diversa e femminile: questa è la povertà in tempi di ripresa

FONTE EQUALTIMES.ORG CHE RINGRAZIAMO

Il profilo tradizionale della povertà è cambiato, sta diventando sempre più vario. Al giorno d’oggi, puoi essere un laureato ed essere povero. Puoi avere un lavoro (anche due) ed essere ancora in grado di pagare le bollette del riscaldamento.(Roberto Martín)

traduzione assistita da Google dalla versione francese.

Il profilo tradizionale della povertà è cambiato, sta diventando sempre più vario. Al giorno d’oggi, puoi essere un laureato ed essere povero. Puoi avere un lavoro (anche due) ed essere ancora in grado di pagare le bollette del riscaldamento.

(Roberto Martín)

” In Spagna nessuno sta morendo di fame ” , Joaquin Jiménez è stato spesso criticato. E lui, che presiede la banca del cibo della Costa del Sol, non può che dimostrarli nel modo giusto. È vero che in Spagna c’è qualcosa da mangiare.

Il problema, come sa Joaquin, è che in alcuni casi mangiamo poco, mangiamo male o mangiamo sempre la stessa cosa ogni giorno. Quasi mezzo milione di famiglie spagnolenon hanno abbastanza cibo da mangiare e quando lo fanno, è perché hanno rinunciato a tutto il resto: per pagare la bolletta dell’elettricità, mutuo o farmaci per l’asma.

” Assistiamo assiduamente oltre 45.000 persone, quasi il doppio rispetto a dieci anni fa ” ,afferma il presidente. Anche se la Commissione europea risolverà la crisi economica , in questo magazzino di Malaga i pallet carichi di barattoli di ceci continuano ad accumularsi giorno dopo giorno.

In termini generali, la povertà è stata ridotta, almeno secondo l’ultimo rapporto della Banca Mondiale : il 36% della popolazione in condizioni di estrema povertà (meno di US $ 1,90 o € 1,67 al giorno) ), siamo andati al 10%. Si stima che la povertà estrema colpisca attualmente 736 milioni di persone, il tasso più basso da quando questo indicatore è aumentato. Questa tabella è, tuttavia, incompleta.

” Questa percentuale prende in considerazione solo l’aspetto economico, il reddito. Questa è una misura inaccurata “, afferma Raul Flores, sociologo della Caritas Española. Secondo l’esperto, per avere un’idea più precisa di chi è nel bisogno, ” dovremmo includere altre dimensioni come la qualità dell’occupazione, la partecipazione sociale e politica, l’istruzione, l’alloggio e l’alloggio. salute “.

Soprattutto perché il profilo tradizionale della povertà è cambiato e diventa sempre più vario. Ora è possibile essere laureati e poveri (ad esempio: il 13,8% dei poveri in Spagna è laureato). Puoi avere un lavoro (a volte due) e non avere abbastanza da pagare per il riscaldamento.

Nuovi poveri e poveri per sempre

Nei peggiori anni della crisi, le misure di disoccupazione e austerità hanno spinto migliaia di famiglie ordinarie alla soglia dell’esclusione. Nella sola Europa, la classe media si è ridotta del 2,3% . Per la prima volta, la povertà ha cessato di essere associata alla marginalità. Lei può toccare chiunque. Continua a leggere “Spagna: sempre più cronica, diversa e femminile: questa è la povertà in tempi di ripresa”

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L’aria che tira sul pianeta di Mario Agostinelli

Fonte Sbilanciamoci 

Autore : Mario Agostinelli

 

 

Ogni minuto 20 persone nel mondo abbandonano le proprie case. Ormai tutti sanno che la Terra è malata, ma la pretesa irrinunciabilità di certi stili di vita votati al neoliberismo spinge al “si salvi chi può”, all’accettazione delle diseguaglianze, al razzismo, al rifugio in una realtà virtuale e solipsistica.

XXI SECOLO: CHI CI SALVA DAL NEGAZIONISMO?

I dati sulle migrazioni sono impressionanti: il Pianeta è sempre più privo di spazi per abitare e sopravvivere decentemente. Nel 2015 in totale, il numero di persone che ha richiesto l’intervento dell’Unhcr ammontava a almeno 35.833.400. Ma, soprattutto per quanto riguarda le stime degli internally displaced o degli apolidi, si deve tenere in considerazione che non tutti gli Stati mettono a disposizione le proprie statistiche. L’esplosione è in atto: a metà 2018 stiamo assistendo ai più elevati livelli di migrazione mai registrati: 65.6 milioni di persone in tutto il mondo, un numero senza precedenti, sono state costrette a fuggire dal proprio Paese. Di queste, circa 22.5 milioni sono rifugiati, più della metà dei quali di età inferiore ai 18 anni. Ci sono inoltre 10 milioni di persone apolidi cui sono stati negati una nazionalità e l’accesso a diritti fondamentali quali istruzione, salute, lavoro e libertà di movimento. Un mondo in cui circa 20 persone sono costrette ad abbandonare le proprie case ogni minuto a causa di conflitti o persecuzioni e a mutamenti ambientali che rendono progressivamente inospitali i luoghi prima abitati, in cui si attuano respingimenti, vengono permanentemente gestite guerre asimmetriche di totale devastazione, applicata la tortura e attuate omissioni di soccorso, tollera senza scandalo l’esistenza di una complicità criminale.

Una civiltà incapace di risolvere i problemi posti dal suo funzionamento prevede la guerra e la decadenza proprio in quanto considera un problema l’essere umano e quel che lo circonda. Siamo ridotti ad un quadro desolante in cui le emergenze non sono nominate per quel che sono, mentre la grancassa strepita all’insegna della “fine della crisi” con un inattendibile aumento del potere di acquisto, la riduzione del rapporto /feticcio tra debito e PIL e – a conforto – l’immancabile, odioso e – a dire degli insofferenti “padroni a casa mia – inoppugnabile abbandono dei profughi che minaccerebbero le coste, le plaghe e financo la smarrita integrità di quelle civiltà “sovrane”, che nel tempo passato non si sono mai sognate di chieder il permesso di varcare confini altrui.

Nessuno tra i grandi e piccoli mezzi di comunicazione di massa, TV, giornali, siti web, cerca di riprendere in testa i fili di un ragionamento incentrato sul reale, sulla drammaticità della condizione generale: sociale, ambientale ed economica, che declina sempre più in peggio riguardo la giustizia sociale e si preclude un’inversione di tendenza per la rigenerazione del mondo naturale. La paura della paura viene amplificata a bella posta, suscitando tra i cittadini una rimozione più che una vera impressione di protezione rispetto agli spettri evocati, anche perché l’interesse personale immediato, i desideri quotidiani inconfessati, la brama di carriera e potere si manifestano sotto l’aspetto di una mentalità servile che domina i potenti, che si chiude su se stessa, simulando con volgarità un interesse sociale e motivi umanitari a difesa del proprio gruppo. La profondità del presente così artefatto si contrappone all’eterno presente di cui molti parlano e che non è altro che una versione della “falsa infinità” come celiava Hegel. Ossia, la situazione in cui a qualcosa si aggiunge continuamente qualcos’altro di nuovo il quale, sul momento, sembra delineare un mutamento, offrire nuove opportunità, nuove vie da percorrere, ma che in realtà non fa che ricalcare, anzi, scavare più in profondità il solco irreversibile in cui l’umanità si è incanalata e che, così come ci indica oggi innanzitutto la climatologia, potrebbe condurci a disastri immani.

Tutto sta accadendo molto rapidamente e i primi decenni del XXI secolo, inscritti nel nome del neoliberismo, appaiono molto diversi dalle analisi e dalle previsioni compiute verso il termine del millennio scorso. Ovunque si procede alla riduzione dello stato so­ciale, delle tasse e della relativa fornitura di beni pubblici, attraverso la deregolamentazione di molti aspetti della produzione capitalistica e dei mercati. E avanza la resa di fronte ai privati di risorse non commerciabili. La minaccia di un tale ininterrotto successo di un capitalismo in trasformazione, insieme ad una serie di cambiamenti tecnologici e de­mografici, ha frammentato e indebolito il movimento dei lavoratori, rendendolo meno capace di re­sistere e di realizzare una mobilitazione politica all’altezza dell’attacco sferrato.

Forse una delle cause del declino della lotta all’ingiustizia all’interno della democrazia sociale è proprio il decadimento della militanza del lavoro nella resistenza al capitalismo. E questo è particolarmente avvenuto in Europa, anche se non è stata altrettanto arrendevole la reazione negli altri continenti. E questo spiega in parte la novità espressa da un pontefice venuto dalla periferia del globo, ben informato di pratiche alterna­tive an­corate ai movimenti sociali che continuano a sostenere anche dopo i Forum Mondiali oggi in ritirata che “un altro mondo è possibile”: come quelle dell’economia socia­le e solidale, come quelle del movimento contadino dei Sem Terra in Brasile, dell’occupazione di terre non utilizzate (fino al sequestro delle nostre piaghe mafiose), della costruzione di forme alternative di strutture economiche, di conservazione dei beni comuni e, soprattutto, della percezione diffusa della fragilità della natura e della invalicabile e limitatissima finestra energetica in cui si può riprodurre la vita nella biosfera terrestre.

Il fatto è che il neoliberalismo è un’ideologia, sostenuta da potenti forze politiche, da mezzi finanziari, dal lavoro di think tank e università, piuttosto che una analisi scientificamente accurata dei limiti effettivi che affrontiamo per rendere il mondo un posto miglio­re. E si avvale di un formidabile sistema di propaganda, convinzione, attrazione e, contemporaneamente, come vedremo, del più irriducibile negazionismo rispetto al rapporto distorto tra natura e produzione e consumo del genere umano. Al successo di questa azione di pressante proselitismo concorre la torsione evidente in favore della concentrazione di potere nelle sedi occulte dei gruppi multinazionali e delle espressioni dei loro centri di potere, che decidono direttamente ormai la politica a dimensione sovranazionale. L’elezione di Trump, assai più di Parigi 2015, val bene una messa…

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E’ disponibile in rete il magazine Lavoro e Salute, marzo 2018

E’ disponibile in rete il magazine Lavoro e Salute, marzo 2018
Anche in questo numero del periodico diretto da Franco Cilenti molti articoli e documenti importanti per comprendere e contrastare l’attacco mortale cui è sottoposto il Servizio Sanitario Nazionale.

LAVORO & SALUTE MARZO 2018 ( PDF . 56 PAGINE)

 

 

 

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AUMENTA LA POVERTA’

 

FONTE  BLOG-LAVOROESALUTE 

Aumento della povertà: in Italia i poveri sono 10,5 milioni. I dati italiani – Stando ai dati del 2016 i primi 7 miliardari italiani posseggono una ricchezza superiore a quella del 30% più povero dei nostri connazionali. L’1% più ricco del Belpaese può contare su oltre 30 volte le risorse del 30%più povero e 415 volte quella del 20% più povero della popolazione. Per quanto riguarda il reddito tra il 1988 e il 2011, il 10% più facoltoso ha accumulato un incremento di reddito superiore a quello della metà più povera degli italiani.

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Nel mese di dicembre 2017 l’Ufficio Statistico dell’Unione Europea (Eurostat) ha comunicato i dati sulla povertà in Europa, confermando un dato che vediamo spesso anche a Niguarda e nel IX Municipio del Comune di Milano. Basta percorrere nel  pomeriggio le strade in cui si tengono i mercati del nostro quartiere per vedere persone che passano prima degli addetti dell’Amsa, con un coltellino in mano, a raccogliere e mondare parti di frutta e verdura scartata dai commercianti. Ancor più evidente è la povertà se si passa da Viale Monza (MM Villa San Giovanni) dove c’è l’Associazione Pane Quotidiano che ogni giorno offre, gratuitamente, cibo alle fasce più povere della popolazione, distribuendo generi alimentari e beni di conforto a chiunque si presenti presso le proprie sedi e versi in stato di bisogno e vulnerabilità, senza alcun tipo di distinzione, alla sede della Caritas o di altri enti. Continua a leggere “AUMENTA LA POVERTA’”

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