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FONTE SNOP.IT
Lunedì 02 Dicembre 2019 11:43

Negli ultimi 30 anni molte associazioni di operatori e professionisti della prevenzione nel settore pubblico, privato, della ricerca e dell’Università hanno costruito e sostenuto un polo di aggregazione tra le diverse professionalità e discipline, per la stesura di documenti tecnici, proposte e contributi legislativi, attraverso incontri, gruppi di lavoro tematici, iniziative pubbliche. Fu scelto di chiamarlo Consulta Interassociativa Italiana per la Prevenzione - CIIP.Questo testo ricostruisce i principali momenti dell'azione di CIIP nei 30 anni di attività.

 

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Nota di Editor. Riteniamo per davvero importante questo articolo pubblicato sul sito della Società Nazionale Operatori della Prevenzione. L'articolo fa chiarezza sul sistema delle responsabilità in materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro e sulla necessità di indicatori appropriati per valutare il fenomeno e l'efficacia degli interventi che una pluralità di soggetti, dalle imprese ai decisori politici sono tenuti a intraprendere. Condividiamo in pieno il fatto che :......"Ferme restando le sue prerogative e responsabilità, lo Stato attribuisca l’obiettivo (sacrosanto) di “riduzione degli infortuni sul lavoro” anche alle Regioni in maniera che queste lo perseguano con le proprie politiche, mettendo in atto con le parti sociali e gli enti deputati azioni complessive che coinvolgano tutti, ciascuno per le proprie responsabilità: legislatori e amministratori, imprenditori, lavoratori e sindacati, enti pubblici (ASL in testa), INAIL …" 

A proposito di prevenzione, infortuni sul lavoro e indicatori
FONTE  SNOP.IT

Il 24 ottobre 2019, nel corso della comunicazione sulle linee programmatiche del suo Dicastero alle Commissioni Igiene e Sanità del Senato e Affari Sociali della Camera (https://www.senato.it/15501) , il Ministro della Salute ha tra l’altro affermato che la prevenzione è un punto fondamentale dell’agenda di Governo. Nel ricordare l’avvio di uno specifico tavolo di lavoro promosso da lui stesso e dal Ministro del Lavoro e delle politiche sociali con l’obiettivo di costruire una risposta organica ai problemi relativi alla sicurezza sul lavoro, ha sottolineato le competenze in materia del Ministero della Salute  - in relazione alla funzione delle ASL - ed ha affermato di considerare “particolarmente rilevante” il lavoro da portare avanti in questo campo: dichiarazioni che apprezziamo, anche e soprattutto perché raramente rilasciate dai precedenti Ministri della Salute. Nella stessa occasione, il Ministro ha annunciato che sta per divenire operativo il nuovo sistema di garanzie (NSG) per il monitoraggio dei livelli essenziali di assistenza (LEA), che sostituirà l’attuale “griglia LEA”.

Le finalità, le fonti di riferimento e gli indicatori del NSG per il monitoraggio dell’assistenza sanitaria sono contenute nel Decreto del Ministero della Salute del 12 marzo 2019. Il Decreto delinea un “sistema descrittivo, di valutazione, di monitoraggio e di verifica dell’attività sanitaria erogata da soggetti pubblici e privati accreditati di tutte le regioni”, prioritariamente finalizzato a mettere in relazione i LEA effettivamente assicurati con le “dimensioni da monitorare”, quali: efficienza ed appropriatezza organizzativa, efficacia ed appropriatezza clinica, sicurezza delle cure.

I dati per la costruzione degli indicatori vengono raccolti attraverso i flussi informativi correnti del Nuovo Sistema Informativo Sanitario (NSIS), integrati da “altre fonti informative, esaustive o campionarie, a copertura nazionale”, individuati in modo che consentano di “leggere, per ciascun LEA, le dimensioni dei processi di erogazione, tali da evidenziare le singole criticità e rendere possibili interventi puntuali, fornendo le basi per il miglioramento del sistema”.

L’indicatore per il “monitoraggio delle attività (ispezioni, controlli, sorveglianza sanitaria) finalizzate alla “prevenzione degli infortuni sul lavoro” è individuato nelle “denunce di infortunio sul lavoro”: una scelta che non può che suscitare non poche perplessità - anche sulla base di quanto enunciato nell’articolato dello stesso Decreto - e richiede una profonda e articolata riflessione.

Misurare le condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici mediante indicatori che registrano solo gli infortuni sul lavoro (indicatori, perlomeno, di incidenza) è certamente riduttivo rispetto alla complessità dei temi legati alla salute occupazionale, ma è purtroppo pratica comunemente accettata, senza più preoccuparsi delle diverse limitazioni che li caratterizzano. Anche senza sottolineare i problemi legati alla aderenza di questi indicatori alla realtà degli eventi infortunistici (grado di denuncia, lavoro nero o “grigio”, reale copertura assicurativa, sotto denuncia, fattispecie riconosciute e, a livello internazionale, comparabilità delle definizioni e delle modalità di registrazione), oggi più che mai esprimere un giudizio sul complesso delle condizioni di salute dei lavoratori con il solo dato infortunistico appare riduttivo e insoddisfacente.

Indubbiamente una realtà lavorativa con infortuni frequenti svela un’organizzazione generale che poco tutela il lavoratore: dall’altra parte, però, una situazione silente o poco significativa dal punto di vista dei dati infortunistici non ci rassicura sullo stato reale dell’organizzazione di tutela e sulla salute dei lavoratori, a maggior ragione quando prevalgono fattori di rischio diversi da quelli infortunistici.

Detto questo, e considerato che gli infortuni sono certamente fra i maggiori responsabili dei “danni” alla salute da lavoro, ma non i soli - nemmeno per dimensione e diffusione -, si concorda di utilizzarli per misurare, per esteso (come proxy?), lo stato della salute e della sicurezza sul lavoro.

In quest’ottica, quindi, quello della riduzione degli infortuni sul lavoro (che intendiamo, in realtà, indicativa del generale miglioramento delle condizioni di SSL) è indubitabilmente un obiettivo che le comunità (nazionali, locali) devono porsi nel loro insieme. Giustamente, tali obiettivi hanno costituito parte predominante di strategie e campagne di prevenzione a livello nazionale e sovranazionale (v. Unione Europea) e, anzi, l’andamento del fenomeno infortunistico - pur alla luce del progressivo miglioramento registrato nel lungo periodo - richiede ancora la loro riproposizione e il loro rafforzamento.

Nel tradurre questi obiettivi in strumenti e interventi finalizzati al loro raggiungimento e nel decidere a chi attribuirne la realizzazione, dobbiamo necessariamente tener conto che la tutela della salute e sicurezza sul lavoro è frutto di un complesso numero di fattori, interni ed esterni al mondo del lavoro.

Un’indagine dell’EU-OSHA di molti anni fa aveva provato a mettere insieme i fattori “che funzionano” nel garantire sicurezza e salute sul lavoro, chiedendolo alle imprese e agli esperti: ne trasse un quadro variegato di azioni/interventi che coprono un ampio spettro di ambiti e strumenti (citati non in ordine gerarchico di importanza):

  • Legislazione
  • Imposizione/vigilanza
  • Adozione di sistemi di gestione della sicurezza
  • Formazione dei soggetti aziendali
  • Cooperazione/partecipazione dei lavoratori
  • Buone pratiche
  • Disponibilità di strumenti applicativi (assistenza, linee guida)
  • Professionisti della sicurezza
  • Controllo dei fattori organizzativi
  • Campagne di sensibilizzazione
  • Incentivi finanziari alle imprese/Sistemi premianti
  • Certificazione

Il quadro conferma che i soggetti che agiscono sulla SSL sono numerosi e appartengono ad ambiti diversi, da quello imprenditoriale a quello dei lavoratori, da quello dei professionisti a quello dei progettisti e costruttori, da quello della formazione a quello sindacale, dalle leggi alla politica, dal privato al pubblico. La sicurezza sul lavoro si fa sul luogo di lavoro, si fa dove si lavora e la fa chi lavora: in un contesto fatto di regole e leggi, di relazioni, competenze, stimoli, indirizzi, responsabilità …

Il ruolo dell’ente pubblico in questo quadro è certamente fondamentale, in quanto garante che gli interessi in gioco vengano declinati secondo la salute dei lavoratori e della comunità. Non a caso la stessa Direttiva 391 (che il nostro D.Lgs 81/2008 ovviamente ricalca con le dovute specificità del sistema nazionale) basa la strategia della legislazione europea di prevenzione nei luoghi di lavoro su un sistema complesso che va dalla organizzazione aziendale alla responsabilizzazione, dalla formazione alla partecipazione, fino al ruolo del sistema pubblico di supporto e di controllo.

Nessuno oggi può quindi pensare che ci siano degli strumenti e dei soggetti che da soli possano incidere in maniera così forte sul “fenomeno infortunistico” da poter o dover esserne ritenuti unici responsabili. Per questo, l’obiettivo di “riduzione degli infortuni” non può che essere in capo al “governo” (sovranazionale, nazionale e locale), il quale avrà il compito di mettere in fila strategie, politiche, risorse, soggetti utili al suo perseguimento, anche definendone ambiti di azione e responsabilità.

L’indicatore dello stato di raggiungimento dell’obiettivo non potrà che essere attribuito a livello “centrale”, in quanto sarà misura complessiva della bontà delle politiche adottate e della loro capacità di far lavorare tutti i soggetti interessati.

In questo quadro, pur non scevro di debolezze e contraddizioni (al netto delle risorse disponibili, ovviamente), riesce invece davvero incomprensibile e sbagliata la scelta di adottare le “denunce di infortunio sul lavoro” quale indicatore LEA per l’azione delle ASL, che sono sì principali titolari delle funzioni pubbliche di prevenzione in materia di SSL, ma non certo responsabili dirette dell’outcome “infortuni”.

Non che la riduzione degli infortuni non debba essere un obiettivo anche dei Servizi PSAL, ma non è ragionevole pensare che la loro azione possa essere misurata con un indicatore di outcome che dipende in gran parte da fattori esterni e di cui sono responsabili per una parte che risulta di entità difficilmente quantificabile.

Pare quasi che, differentemente da quello che succede per altri organi pubblici, per gli SPSAL si voglia fare valere una valutazione di “corresponsabilità” negli infortuni sul lavoro. E’ un approccio che non si applica tale e quale ad altri settori, né della sanità né di altri ambiti: misurare i Vigili del fuoco con il numero di incendi (non hanno anche funzioni di prevenzione?), misurare la polizia della strada con il numero di incidenti stradali, i servizi di igiene pubblica con quello delle tossinfezioni alimentari, i medici veterinari con quello delle zoonosi …

Tornando all’indagine EU-OSHA su quanto “funziona” nell’OSH: le ASL non fanno le leggi, non si attribuiscono le risorse, non erogano incentivi, non producono in proprio formazione, non vendono sistemi di gestione della sicurezza (promuoverli, sì), non creano relazioni aziendali o sovra aziendali tra parti sociali, non certificano, non creano buone pratiche (le possono sostenere, scoprire) …  Non controllano i fattori economici e sociali che modulano approcci e atteggiamenti delle imprese verso la sicurezza o che condizionano (vedi effetti della “crisi” economico finanziaria dell’ultimo decennio) l’andamento infortunistico.

Abbiamo, a livello nazionale e anche localmente, combattuto contro la facile equazione “infortuni-controlli”, da più parti sostenuta, obiettando che non può esserci una univoca relazione consequenziale tra i due elementi, quella di cui è invece convinto chi chiede “più controlli” per ottenere “meno infortuni”, ogniqualvolta si ripresenti una emergenza.

Per ridurre gli infortuni in maniera duratura è necessario mettere in campo in maniera sistematica tutta una serie di azioni, che spettano ai numerosi soggetti interessati.

L’azione dei servizi pubblici, che - a livello operativo (escludendo qui quella più prettamente politica e regolamentare) - è di promozione, di supporto e di vigilanza, costituisce un fattore fondamentale e irrinunciabile, ma il suo ruolo non può essere dissociato dall’insieme degli interventi e dei ruoli di tutti i soggetti.

Le ricerche a questo proposito non sono molte - anche nella sola Europa i sistemi pubblici di prevenzione presentano approcci differenti - ma quelle esistenti sono ben lontane dal descrivere una correlazione lineare tra “controlli” o azioni pubbliche da una parte e, dall’altra, entità del fenomeno infortunistico: spesso i risultati in termini di sicurezza hanno presentato andamenti in parte disgiunti dalle modalità e dalla entità degli interventi pubblici. E questo è comprensibile se consideriamo quanti e quali sono i fattori che “lavorano” per la SSL nel reale.

Del resto, come leggere la cospicua riduzione del numero degli infortuni negli anni 2008-2016 se non come i fattori economico-sociali possano agire in maniera rilevante, anche in coincidenza con una (documentata) contrazione delle risorse dei SPSAL?

Non si tratta di sostenere che i servizi pubblici di prevenzione e controllo “non servono”, ma che invece sono semplicemente uno dei fattori efficaci e che il loro peso relativo dipende dalle condizioni complessive e dalla prevalenza o meno di altri fattori.

Quello della riduzione dell’incidenza e della gravità degli infortuni è un obiettivo doveroso (umanamente, eticamente, politicamente … economicamente) e SNOP si è battuta sempre perché fosse posto nella giusta posizione dell’agenda nazionale e regionale. Oggi finalmente abbiamo piani di prevenzione, generali e di settore, che impegnano, a cascata o a rete, una varietà di soggetti, spesso sotto la regia dell’Ente Pubblico. Da anni stiamo promuovendo e sviluppando metodologie di intervento che si basano proprio sulla costruzione di alleanze con i vari portatori di interesse, imprese, lavoratori e sindacati, organismi paritetici, enti pubblici vari … con i quali operare in sinergia, cercando di migliorare anche le stesse azioni di controllo, rendendole più mirate ed efficaci e adeguate alle nuove realtà del lavoro.

Sono anni che coltiviamo approcci che garantiscano accountability, efficacia delle azioni e misurabilità dell’attività che viene svolta. Gli SPSAL devono rendere conto di quanto fanno e di come lo fanno (con le risorse che hanno) e oggi, su questo, i Servizi presentano diverse difficoltà.  Anche il precedente LEA specifico non ha forse aiutato: dover garantire un puro numero di controlli (slegato da qualsiasi considerazione di complessità, di merito e di qualità) può aver spinto ad una programmazione “numerica” piuttosto che mirata al rischio o all’efficacia. Il sistema informativo SPSAL è debole: non a caso, quando si mettono insieme tutti i dati di attività delle ASL delle regioni, qualche dubbio rimane, tra completezza e congruenza dei dati. Occorre considerare che abbiamo a che fare con decine di sistemi diversi di registrazione e produzione dei dati, che risentono spesso di confrontabilità e … e spesso anche di modalità di intervento.

E’ necessario produrre per gli SPSAL indicatori “propri” e misurabili, costruendo un sistema univoco di registrazione. Se il problema è quello dei flussi informativi, della loro validità e uniformità, perché non lavorare finalmente su obiettivi legati a questo? Sarebbe un buon obiettivo da PNP.

Ferme restando le sue prerogative e responsabilità, lo Stato attribuisca l’obiettivo (sacrosanto) di “riduzione degli infortuni sul lavoro” anche alle Regioni in maniera che queste lo perseguano con le proprie politiche, mettendo in atto con le parti sociali e gli enti deputati azioni complessive che coinvolgano tutti, ciascuno per le proprie responsabilità: legislatori e amministratori, imprenditori, lavoratori e sindacati, enti pubblici (ASL in testa), INAIL …

Si costruisca finalmente un sistema informativo che permetta di “contare” e verificare, tra le altre, le attività - che riteniamo cospicue e rilevanti - dei Servizi PSAL e dei Dipartimenti di Prevenzione, ma non si creda di valutarne l’apporto alla riduzione degli infortuni attribuendo loro la responsabilità complessiva del raggiungimento dell’obiettivo.

Così come non possiamo considerare la prevenzione responsabilità unicamente della Sanità, altrettanto non dobbiamo commettere l’errore di pensare gli infortuni come dipendenti prevalentemente dall’azione delle ASL. Lavoriamo per una salute (sul lavoro) in tutte le politiche e misuriamo ASL e SPSAL per il contributo che riescono a dare, con le risorse assegnate.

Ultimo aggiornamento Sabato 23 Novembre 2019 17:15

 

SNOP
Società Nazionale Operatori della Prevenzione
Workshop Nazionale
Bologna, 11-12 aprile 2019
Ospedale Maggiore - Aula Magna
Largo Nigrisoli 2

La prevenzione del futuro tra conoscenza e partecipazione

PRESENTAZIONE E PROGRAMMA DEI LAVORI

Amianto : SNOP scrive ai Ministri della Salute, del Lavoro e dell’Ambiente
Venerdì 22 Marzo 2019 17:07

SNOP scrive ai Ministri  della Salute, del Lavoro  e dell’Ambiente 

Bologna 11 -12 aprile Workshop SNOP 2019
FONTE SNOP.IT

La prevenzione del futuro tra conoscenza e partecipazione.

Iscrizione dal link presente alla locandina.

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Nel quadro di Esperienze di Ergonomia in Clinica del Lavoro a Milano i materiali del 1° incontro
Martedì 19 Febbraio 2019 08:38 . FONTE SNOP.IT

 

Le presentazioni dellincontro del 15/2/2019  l’evoluzione del rischio da movimentazione pazienti da 1999 a 2017.

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Presentazione
Con la messa a disposizione di questa seconda parte1 di documenti scannerizzati e resi cercabili
con parole chiave, si completa il quadro della produzione tecnico-scientifica della SNOP disponibile
on-line per chiunque voglia accedere alle nostre pagine. I documenti che vengono ora resi pubblici nel sito sono quelli relativi a congressi, seminari, convegni che la Società ha organizzato nel corso degli anni dal 1980 all’inizio del nuovo millennio. Vengono anche elencati e resi reperibili gli
ulteriori documenti, in forme diverse dai precedenti, relativi ad analoghe iniziative della SNOP, in prima persona o come partner, fino a tutt’oggi.
L’arco di tempo dei documenti scannerizzati ex-novo è significativo perché disegna il periodo di massima produzione tecnico-scientifica della società. Insieme alla collezione completa della rivista “Bollettino SNOP” e alle locandine già rese disponibili da tempo a partire dalla home page del sito
www.snop.it , abbiamo ora a disposizione un grande patrimonio documentale in grado di descrivere con dettaglio il percorso culturale di un collettivo scientifico originale, quello
rappresentato dagli Operatori della Prevenzione, aggregatosi inizialmente intorno ai temi della prevenzione nei luoghi di lavoro, ma poi allargatosi anche a quelli della prevenzione ambientale edegli stili di vita. Complessivamente sono state scannerizzate 8381 pagine che sommate alle 3171
della rivista “Bollettino SNOP” assommano complessivamente a 11552 pagine.
In molti di questi Atti come nelle locandine e nella rivista Snop si può ritrovare il bellissimo e
particolare segno grafico di Roberto Maremmani, il Giallo Limone di tanti elzeviri. Va sottolineato
come questa linea grafica non fu semplicemente un “abbellimento” dei documenti SNOP, ma rappresentò una ben precisa scelta anticonformista, di rottura con i modi usati nel grigio mondo
della pubblicistica settoriale fino ad allora dominante. Infine anche un modo antiretorico per accostare temi “alti” (la difesa del diritto alla salute di fasce deboli della società), con aspetti più popolari, quali quelli della grafica di Maremmani.
Forse mancano ancora gli Atti di alcuni convegni, ma non ne siamo sicuri non esistendo, per ora , un “catalogo” completo della produzione SNOP che ha sempre seguito percorsi divulgativi non tradizionali, caratterizzandosi come vera e propria “letteratura grigia”.
Se qualcuno fosse a conoscenza di altri documenti di questo genere saremmo felici di completare ulteriormente questo patrimonio salvato dall’oblio. Rimane infine ancora fuori la News Letter “Snop InForma”, anch’essa caratterizzata dal tratto grafico di Roberto Maremmani, che, all’inizio
degli anni 2000, per un breve periodo affiancò il Bollettino, in una divisione dei compiti attentamente pianificata, ma disattesa dagli sviluppi successivi
Il vero valore aggiunto di tutta l’operazione è quindi proprio l’aver recuperato a futura memoria materiali che altrimenti non sarebbero stati reperibili in alcuna biblioteca, sia in forma analogica che digitale.

Snop - società italiana operatori della prevenzione

GESTIONE DEL RISCHIO CHIMICO E CANCEROGENO IN SANITA’ – Parte 2: Focus chemioterapici antiblastici

Fonte SNOP.IT

 

Seminario di studio e approfondimento

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Una riflessione a tutto campo sulle radicali trasformazioni che stanno avvenendo nel lavoro e nella societa', sulle rappresentazioni di salute e malattia che derivano da questi nuovi contesti: tutto questo cha impatto avra' sul ruolo e sul lavoro degli operatori della prevenzione pubblici e non pubblici ?

(a cura di Gino Rubini)

L'INTERVISTA
(durata 30 minuti)

Riferimenti:

Il sito della Società Nazionale degli Operatori della Prevenzione:   SNOP.IT

 

FONTE: SNOP.IT
Lunedì 22 Gennaio 2018 18:06
I tragici infortuni avvenuti negli ultimi giorni hanno suscitato sconcerto, anche fra quanti hanno operato ed operano nel sistema pubblico di prevenzione. Nonostante tutto l’impegno profuso nelle attività di informazione, assistenza e controllo, anche mirate, i fatti ci dicono che nei luoghi di lavoro si ripetono ancora eventi mortali spesso con dinamiche che riportano al passato. Questi eventi ci interrogano, e hanno indotto in alcuni di noi riflessioni che qui pubblichiamo, sperando che siano utili all’apertura di un dibattito “largo” che vogliamo ospitare in questo spazio.

Chi desideri inviare un contributo (non più di una o due cartelle dattiloscritte) sarà il benvenuto: può quindi farlo pervenire all’indirizzo presidenza@snop.it

La pubblicazione avverrà a cura dell’Ufficio di Presidenza della SNOP.

La Presidente Anna Maria Di Giammarco

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SNOP - Società Nazionale degli Operatori della Prevenzione

I morti di Milano

Mentre I colleghi della ATS e la Procura di Milano stanno indagando su questo assurdo e gravissimo incidente avvenuto alla LAMINA, non si può non collegarlo all’altro quello del 1997 nella camera iperbarica dell’Ospedale Galeazzi con i suoi 11 morti tra pazienti e lavoratori.

E tante domande a cui poi si darà una risposta : sottostima del rischio ? rilevatori di ossigeno fuori uso?, mancanza di procedure anche di una possibile emergenza ? carenza di formazione specifica? altro ?

In una azienda di trattamento metalli (settore da sempre ad elevato rischio) riemerge il rumore di fondo nei media , l’ipocrisia di tante posizioni che si fanno vive solo nelle tragedie senza mai occuparsi della quotidianità ovvero la cultura diffusa nel mondo delle imprese e dei lavoratori, risorse per controlli mirati e coordinati anche nelle ASL .

E per quotidianità parlo del sostegno “politico” al sistema pubblico (risorse umane diversificate, capacità di lettura dei fenomeni, programmazione miratissima dei controlli...) ma anche sostegno al sistema degli RLS e alla partecipazione dei lavoratori, alla valorizzazione della competenza dei medici di azienda nelle valutazioni dei rischi, nella preparazione /convinzione dei datori di lavoro, etc.

Mentre i giornalisti ancora oggi parlano di triste primato perché nessuno è ancora capace di contare numeratori e denominatori o di utilizzare qualche open data che in fondo c’è.

Mentre ancora come sempre non si vogliono capire che ci sono delle differenze di competenze e ruoli tra il mondo ASL e quello del Nuovo Ispettorato del Lavoro, anche se sarebbero sempre auspicabili le collaborazioni nella programmazione dei controlli sulle aziende a rischio, il sistema informativo unificato ....

Mentre qualche illustre magistrato in pensione rinnova la richiesta di una Procura Unica, peraltro già bocciata nella scorsa legislatura.

Forse un aumento degli infortuni ( ma occorre sempre calcolare sul numero delle ore lavorate...) , sembra emergere anche un altro fatto nel caso della Lamina di Milano dove fortunatamente c’erano tante commesse da soddisfare...... un possibile rischio di abbassamento di tutele e di comportamenti “automaticamente” sensati.

L’attuale dibattito anche in vista delle elezioni ha, nel mondo del lavoro, come obiettivo principale altre problematiche. La legislazione italiana in materia di sicurezza e tutela della salute nei luoghi di lavoro è sempre stata considerata all’avanguardia, anche se migliorabile (una buona notizia...ha ripreso il Gruppo di Lavoro CIIP sulla Legislazione con tutor Paolo Pascucci di Olympus !) ma il rispetto della stessa appare per troppi un fastidio, malgrado la possibilità di investimento anche economico ( sconti fiscali....)diventa prassi il rispetto formale della norma al minor costo possibile.

Forse tra le 400 leggi che qualcuno vuole abolire ...c’è l’81 ? ( ma attenzione occorre uscire dalla UE ) . Forse ancora troppi considerano la valutazione di tutti i rischi ( compresi quelli nelle lavorazioni di manutenzione, controllo...) “carte da compilare” per occhiuti mangiatori di fogli (noi) e si accontenta di sostenere il business della falsa formazione con attestazioni a minor costo possibile se non false.

Nel nostro piccolo SNOP e Ambiente & Lavoro siamo stati purtroppo profetici portando alla ribalta l’anno scorso nei Convegni di Milano e Modena, nel Dossier specifico l’ attualità dei rischi connessi al lavoro in ambienti confinati o comunque potenzialmente a rischio di grave inquinamento ( leggi nel caso specifico di Milano l’ asfissia ) dove la legge anche quella degli anni ’50 impone procedure ferree.

Esco adesso da SKY TG 24 ( su proposta di Antonio Boccuzzi ) dove sono stata intervistata come SNOP proprio su questi temi . Dobbiamo farci sentire in tutte le sedi.

18 gennaio 2018

Lalla Bodini