Salute mentale e crisi climatica: quale è il collegamento? Il Policy Brief dell’OMS

Salute mentale e crisi climatica - def

a cura di Rita Longo, Elena Barbera – Dors  che ringraziamo 

Il cambiamento climatico è responsabile di rischi gravi quali uragani, alluvioni e incendi, e di minacce a insorgenza lenta quali ad esempio le alterazioni dell’ecosistema, l’insicurezza alimentare e idrica, la perdita dello spazio abitativo e dei riferimenti culturali.

I numerosi studi sull’impatto dei cambiamenti climatici su individui e comunità hanno riguardato in gran parte la salute fisica, ma è ormai dimostrato che l’aggravamento clima-correlato dei molti fattori di rischio socio-ambientali influenza pesantemente – in maniera diretta e indiretta – la salute mentale e psicosociale, e ciò provoca stress e peggiora le condizioni di salute soprattutto per le persone più vulnerabili, tra cui persone con pregressi problemi mentali. Si tratta perciò di una emergenza in aumento, alla quale bisogna rispondere con azioni concrete, in particolare interventi di sostegno psicosociale e di protezione della salute mentale.

Il recentissimo Policy Brief dell’Organizzazione Mondiale della Sanità fa il punto sulle conoscenze attuali e invita all’azione suggerendo strategie precise, in particolare interventi di salute mentale e supporto psicosociale (MHPSS) dei quali è stata indagata l’efficacia nel contesto generale delle situazioni di emergenza.

DoRS ha deciso di presentare l’interessante documento attraverso una sintesi, corredata da alcune delle incisive immagini originali.

 


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“Sono dipendente dal lavoro, ma mi sto prendendo cura di me stesso!” » : consapevolezza in soccorso dei « maniaci del lavoro »

« Je suis accro au travail, mais je me soigne ! » : la pleine conscience au secours des « workaholics » 

[ in coda abbiamo postato una traduzione in italiano per facilitare la lettura dell’articolo . Traduzione effettuata con google translator: il testo di riferimento resta l’articolo in lingua francese ]

Carole Daniel, SKEMA Business School; Elodie Gentina, IÉSEG School of Management et Jessica Mesmer-Magnus, University of North Carolina Wilmington

Connaissez-vous la « boulomanie » ? Il s’agit de l’addiction au travail, un terme issu de l’anglicisme « workaholism » pour décrire le besoin incontrôlable de travailler sans cesse, inventé par le psychologue et éducateur religieux américain Wayne Oates en 1971. Ce phénomène addictif n’est pas lié à la consommation de substance comme l’alcool ou la drogue, mais décrit une addiction comportementale, au même titre que l’addiction aux jeux d’argent et de hasard par exemple.

Les accrocs au travail sont des personnes qui ressentent un besoin de travailler si fort qu’ils n’hésitent pas à mettre en danger leur santé physique et mentale, ainsi que leurs relations interpersonnelles. Une étude récente indique que 37 % des actifs utilisent des outils numériques professionnels hors temps de travail. Sur le plan légal, l’addiction au travail a été ajoutée à la liste des risques psychosociaux.

L’addiction au travail ne qualifie pas l’augmentation ponctuelle du temps de travail, liée à un gros dossier à traiter par exemple. Pour parler d’addiction au travail, il faut que ce comportement devienne compulsif et qu’il perdure pendant plusieurs semaines. Comme pour d’autres addictions, cette dépendance s’installe petit à petit, souvent à l’insu de ses victimes. Le besoin compulsif de travailler s’installe sournoisement. Il empiète toujours un peu plus sur la vie de famille, les loisirs ou les vacances, au point de devenir source de conflit, voire de rupture.

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Affaticamento da “compassione” negli infermieri di salute mentale: una revisione sistematica

Fonte DORS.IT

a cura di Marina Penasso

L’affaticamento da “compassione” è il risultato di fattori di stress unici inerenti al lavoro di cura. La fatica della “compassione” ha evidenti costi emotivi e fisici e un impatto significativo sull’assunzione e sulla fidelizzazione del personale.

La revisione è la prima a valutare la letteratura quantitativa sull’affaticamento da “compassione” negli infermieri di salute mentale. La ricerca sull’affaticamento da “compassione” negli infermieri di salute mentale non ha tenuto conto finora, in modo accurato, del rapporto di cura unico tra infermiere e paziente. L’istruzione basata sulle competenze, una forte leadership dell’infermiere di salute mentale, culture organizzative positive, supervisione clinica e riflessione insieme a strategie individuali di cura di sé possono mitigare l’affaticamento della “compassione”.

Sono urgentemente necessarie risorse per l’istruzione e lo sviluppo della forza lavoro che affronti la fatica della “compassione” negli infermieri di salute mentale. Sono necessari interventi che affrontino le esigenze fisiche, cognitive ed emotive del lavoro di cura per garantire che gli infermieri di salute mentale abbiano la capacità di fornire un’assistenza compassionevole sostenibile ai pazienti.

Marshman C, Hansen A, Munro I. Compassion fatigue in mental health nurses: A systematic review. J Psychiatr Ment Health Nurs. 2022 Aug;29(4):529-543. doi: 10.1111/jpm.12812. Epub 2021 Dec 28. PMID: 34874593.

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GB. Gli assistenti sociali si dimettono per pressione sul lavoro

Carichi di lavoro eccessivi, alti livelli di stress e morale basso sono all’ordine del giorno tra gli assistenti sociali che sono al punto di rottura, secondo un nuovo rapporto UNISON. “Il lavoro sociale e l’impatto della pandemia di Covid” si basa su un’indagine su quasi 3.000 assistenti sociali in tutto il Regno Unito. Più di tre quarti (78%) ha affermato di aver sperimentato un aumento dei livelli di stress e il 77% era preoccupato per la propria salute mentale a causa della pressione a cui sono sottoposti. La segretaria generale dell’UNISON Christina McAnea ha dichiarato: “Le nuove reclute e i lavoratori esperti sono a un punto di rottura e stanno lasciando la professione in massa. I ministri devono prendere sul serio questi risultati. I comuni devono essere sufficientemente finanziati per reclutare e trattenere assistenti sociali per garantire che le comunità siano adeguatamente protette”.
Comunicato stampa UNISON . Stella del mattino.

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Infelicità senza legami

Autore: Franco Nanni che ringraziamo 

Fonte Smips 

 

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(immagine di samuel-theo-manat-silitonga)

C’è un copione che si ripete uguale, pur con infinite varianti, nella vita di tante persone. Non arrivo a sostenere che rappresenti una maggioranza ma di certo è molto diffuso. Protagonista è una persona per lo più giovane, ma comunque più spesso sotto che sopra i 40, colta in un momento in cui si trova libera da legami sentimentali, spesso, ma non sempre, interrotti per propria volontà nei mesi precedenti.

Nel proprio privato la persona vive sentimenti di mancanza, di ricerca della ricostruzione o della nuova costruzione di un legame di attaccamento di natura affettiva e sessuale, talvolta scendendo verso stati di tristezza, nostalgia, solitudine e vuoto. Questa persona però non chiama tali vissuti con questo nome, ma tende semmai a etichettarli come debolezze, emozioni negative contro le quali lottare al fine di metterle a tacere, rappresentanti abusive di parti del sé rifiutate, o delle quali ci si imbarazza o ci si vergogna.

Questa lotta, già di per sé assai ardua, contro la natura relazionale e protesa al legame di attaccamento della nostra specie, assai presto appare impossibile da vincere da soli. Allora la persona si rivolge alla propria rete di amicizie con le quali condivide per lo più attività di svago, chiacchiere leggere, che volutamente e strumentalmente sono assai lontane dal nucleo di vuoto contro il quale si sta combattendo. Aperitivi, vacanze e sbornie sono in questo caso non più uno spazio di socialità che fa da humus alla nascita di legami ma una zona franca dove fingere di dimenticarsi di essi.

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