La ricerca della verità

 

 

“statue of Socrates from the Academy of Athens,Greece”

 

Fonte Smips.org

di Vincenzo Balzani*

Il campo della scienza si estende dalle cose più semplici a quelle più complesse e i vari gradi di complessità richiedono categorie interpretative diverse. Sappiamo tutto sulle molecole, ma questo non ci permette di spiegare le proprietà dell’uomo, che pure è fatto di molecole. È impossibile, almeno per ora, dare una base scientifica alle manifestazioni più elevate che caratterizzano l’uomo, quali la mente, i sentimenti, la coscienza. Inoltre, la scienza può spiegare “come”, ma non “perché” avvengono i fenomeni naturali. Ad esempio, sappiamo che c’ è la forza di gravità e conosciamo le sue leggi, ma non sappiamo perché essa ci sia. La scienza, poi, non può dare risposte alle domande che sorgono nell’intimo di ogni uomo: che senso ha la vita? esiste Dio? perché c’è il male? Le risposte a queste domande vanno cercate nella filosofia e la religione. Scienza, filosofia e religione sono tre branche del sapere distinte; sono tutte e tre molto importanti per l’uomo, per cui non possono essere separate da nette linee di demarcazione. Questo però non autorizza sconfinamenti ingiustificati.

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“ DISSONANZE CHE OLTREPASSANO I LIMITI DELLA CONVENIENZA”

             

di Francesco Domenico Capizzi*

Chiese vuote, cimiteri pieni, ospedali tracimanti, terapie intensive insufficienti, saracinesche chiuse in strade deserte e silenziose, tutti annichiliti nello scorrere del tempo incollati a finestre e  schermi, inquieti verso la sospirata riapertura nella convinzione che “nulla sarà più come prima”. Ma, basta una pandemia virale per “cambiare tutto”? 

Per “cambiare” non sono bastati 8 milioni e mezzo di morti annui per la pandemia neoplastica, 40 milioni per la fame (75% della mortalità generale), 7 milioni per l’inquinamento atmosferico, centinaia di migliaia per le 35 guerre attive nel mondo, le migrazioni forzate, la povertà, la miseria, il miliardo di denutriti e senza futuro…! (The Lancet, OMS 2019). Forse la vera speranza recondita consiste, semplicemente, nell’attendere che i tanti rigagnoli, ora dispersi, riprendano a defluire nel solco della consuetudine quotidiana?  E dunque gli applausi, i canti, gl’inni, le bandiere, la comunione d’intenti, la solidarietà, l’orgoglio e l’unità nazionale di fronte al pericolo, la lotta e la “presa di coscienza collettiva”…? Si restringono, si dissolvono, evaporano, “lasciano le cose come stavano prima”? 

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