#fridaysforfuture . Una grande manifestazione per le strade di Berlino

 

Molte decine di migliaia le ragazze e i ragazzi che hanno risposto all’appello dello sciopero per il clima. Alle 12 di questa mattina 24 settembre 2021 nel grande parco di fronte al Bundestag sono arrivati con i loro cartelli scritti a mano, con striscioni, molti sono piccoli, poco più che adolescenti. Hanno gli zaini coi libri di scuola e con le merende, si siedono in circolo nel grande prato in attesa che cominci la manifestazione. Dai loro cartelli scritti a mano si comprende perchè sono lì: ” Fermare il cambiamento climatico, non abbiamo un altro pianeta “, ” Care culture not car cultur”, ” il cambiamento climatico è peggio dei compiti a casa” Molti slogan oltre che in tedesco sono scritti in inglese. Questi adolescenti sanno bene come comunicare con efficacia: si piazzano davanti alle camere di tante televisioni internazionali con i loro cartelli. Il movimento, sia pure liquido, senza strutture organizzative visibili e ossificate, ha una propria organizzazione fluida, efficace, il servizio d’ordine svolto da questi adolescenti è inflessibile con coloro che non portano la mascherina o che non mantengono le distanze.

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Greta Thunberg a Berlino: “Non sono qui per supportare partiti, ma per mobilitare persone”

 

Immagine. Greta Thunberg. European Parliament, CC BY 2.0 , via Wikimedia Commons

Fonte : ilMitte.com che ringraziamo

Le elezioni sono ormai imminenti e Greta Thunberg, leader del movimento mondiale Fridays for future, si prepara a manifestare a Berlino venerdì, 24 settembre. Unendo la sua voce a quella degli attivisti che da settimane chiedono a gran voce che la protezione del clima diventi non solo parte del programma di governo, ma anche la priorità assoluta di chiunque diventi cancelliere.

Greta Thunberg a Berlino: ma non per supportare i Verdi

La manifestazione a cui anche Greta Thunberg parteciperà, ha luogo in occasione di quella che è stata pianificata come una giornata mondiale di azione per chiedere “giustizia climatica”.

Nonostante il suo arrivo quasi coincida con le elezioni federali e cittadine, la famosissima attivista svedese ci tiene a precisare che non sarà nella capitale tedesca per supportare partiti politici, neanche quello di Annalena Baerbock. “Non siamo i lobbisti dei Verdi” ha dichiarato al quotidiano tedesco Tagesspiegel.

“In Germania nessuno tratta la crisi climatica come un’emergenza”

Sempre al Tagesspiegel, Greta Thunberg ha affidato una critica netta all’intero sistema politico tedesco. “In Germania nessun politico e nessun partito trattano la crisi climatica come un’emergenza” ha infatti dichiarato, con particolare riferimento alla “terribile tragedia delle inondazioni avvenute in estate (nella Germania occidentale, ndr)”.

Thunberg ha ribadito che da ogni parte si parla di protezione del clima, ma che allo stesso tempo nessuno vuole realmente smettere di bruciare carbone fino al 2038. Per questa ragione l’attivista svedese ritiene che la Germania, “come quasi tutti gli altri Paesi”, mancherà i suoi obiettivi relativi all’accordo di Parigi sul clima e all’aumento massimo della temperatura a non oltre 1,5 gradi.

L’appello dell’attivista svedese: “Bisogna mobilitare le persone”

Ha inoltre aggiunto che non si tratta di scegliere “il partito giusto”, ma che è “Assolutamente cruciale che le persone vadano alle urne e votino per l’opzione che pensano sia la migliore, o la meno peggio, qualunque sia”.

Thunberg ha infine ribadito che la necessità di un cambiamento immediato “è più grande che mai” e che la politica non è ancora riuscita a uscire dalle pastoie che impediscono una rapida ed efficiente soluzione del problema. “Per questo dobbiamo essere attivi, come cittadini di una democrazia, scendere nelle strade e in questo modo mobilitare le persone“.

 

 

Sondaggio Eurofound. Vivere, lavorare e COVID-19 (Aggiornamento aprile 2021): la salute mentale e la fiducia diminuiscono in tutta l’UE mentre la pandemia entra in un altro anno

 

Fonte : Eurofound 

Autore/i: Ahrendt, Dafne ; Mascherini, Massimiliano ; Nivakoski, Sanna ; Sándor, Eszter

Risultati chiave:

  • Il benessere mentale ha raggiunto il livello più basso in tutte le fasce d’età dall’inizio della pandemia più di un anno fa. Ciò è particolarmente evidente tra i giovani e coloro che hanno perso il lavoro.
  • Le disuguaglianze esistenti si stanno ampliando a causa dell’impatto sproporzionato della pandemia sui gruppi vulnerabili. I risultati mostrano che le difficoltà a far quadrare i conti sono aumentate significativamente tra coloro che già si trovano in una situazione precaria.
  • La soddisfazione dei cittadini per le misure di sostegno in caso di crisi è diminuita drasticamente, con solo il 12% che ora ritiene che le misure di sostegno siano eque, in calo dal 22% nell’estate 2020. Coloro che ritenevano che ottenere sostegno fosse facile ed efficiente sono scesi anche dal 16% nell’estate 2020 al 10% nella primavera del 2021. Quasi uno su dieci intervistati ha visto respinta una richiesta di sostegno finanziario.
  • La fiducia nelle istituzioni è crollata, in particolare nei governi nazionali, che è scesa da 4,6 nell’estate 2020 a 3,9 nella primavera del 2021. La fiducia nei governi nazionali in tutti gli Stati membri è scesa al di sotto dei livelli registrati all’inizio della pandemia. Anche la fiducia nell’UE è diminuita, ma rimane superiore alla fiducia nei governi nazionali.
  • Oltre un quarto delle persone che vivono in Europa indica un’esitazione verso il vaccino COVID-19, con gli uomini che si rivelano più titubanti (29%) rispetto alle donne (25%). L’esitazione vaccinale è anche fortemente associata a bassi livelli di fiducia e utilizzo dei social media, con paesi che registrano bassi livelli di fiducia nel governo che registrano livelli più elevati di esitazione vaccinale.

Abstract

Il terzo round del sondaggio elettronico di Eurofound, condotto a febbraio e marzo 2021, fa luce sulla situazione sociale ed economica delle persone in tutta Europa dopo quasi un anno intero di convivenza con le restrizioni COVID-19. Questo rapporto analizza i principali risultati e tiene traccia degli sviluppi e delle tendenze in corso nei 27 Stati membri dell’UE da quando il sondaggio è stato lanciato per la prima volta nell’aprile 2020. Individua i problemi emersi nel corso della pandemia, come l’aumento dell’insicurezza del lavoro a causa della minaccia di perdita del lavoro, calo dei livelli di benessere mentale, erosione dei recenti progressi nell’uguaglianza di genere, calo dei livelli di fiducia nei confronti delle istituzioni, deterioramento dell’equilibrio tra lavoro e vita privata e crescita dell’esitazione ai vaccini.

E’ disponibile il testo digitale di questo sondaggio alla fonte  Eurofound 

La vulnerabilità delle donne straniere

Segnaliamo questo articolo pubblicato dal sito Openpolis

Assumere una prospettiva di genere può essere utile per cogliere la specificità dell’esperienza migratoria femminile. In quanto donne e spesso madri, oltre che straniere, le immigrate sono esposte a particolari vulnerabilità e a peculiari situazioni di marginalizzazione.

La presenza straniera femminile in Italia

Degli stranieri residenti in Italia, più della metà sono donne. Parliamo di circa 2,6 milioni di straniere, ovvero il 51,8% di tutta la popolazione straniera residente.

2.607.959 le donne straniere residenti in Italia nel 2020.In alcuni paesi si è sviluppata, negli anni, una migrazione più marcatamente femminile. È il caso delle nazioni dell’Europa orientale (Romania, Ucraina, Bielorussia), ma anche di quelle del Sud Est asiatico (Filippine, Thailandia). Altre nazionalità immigrate nel nostro paese, invece, hanno una presenza più fortemente maschile. Basti pensare all’Africa o all’Asia meridionale.

Nel 2002, gli stranieri si dividevano piuttosto egualmente tra uomini e donne. A partire dal 2006, invece, si è registrato un lieve ma costante aumento nella presenza femminile fino al 2015, quando in Italia risiedevano 293mila donne in più rispetto agli uomini.

L’ARTICOLO PROSEGUE ALLA FONTE SUL SITO OPENPOLIS 

Una bussola per il rilancio del Sistema Sanitario Nazionale

a cura di  Mara Grasso  Dors

Fonte : Dors.it che ringraziamo

 

Le distorsioni del Sistema Sanitario Nazionale

 

Il rilancio del Sistema Sanitario Nazionale nel periodo post-pandemia può essere avviato se in possesso di una bussola che orienti. Il convegno on-line (8 aprile) dell’AIS (Associazione Italiana di Sociologia) e della sezione di Sociologia della Medicina e della Salute, con il patrocinio dell’ISS – Istituto Superiore di Sanità, ha offerto questa possibilità di riflessione. In questa occasione, è stato presentato il volume Libro Bianco. Il Servizio Sanitario Nazionale e la pandemia da Covid-19. Problemi e proposte” curato da Giovanna Vicarelli e Guido Giarelli ed edito da Franco Angeli (2020) e che è possibile scaricare liberamente al fondo dell’articolo. Un capitolo, a cura di Marco Ingrossi e Giorgio Osti, è dedicato alla promozione della salute e all’importanza di riformare l’assetto dei servizi socio-sanitari per adottare un approccio salutogenico che si basi sulla educazione e promozione della salute in dialogo anche con i temi dell’ambiente.

Durante il convegno sono state analizzate quattro distorsioni del Sistema Sanitario Nazionale: quella distributiva, relativa alle disuguaglianze sociali di salute; quella culturale, relativa alla medicalizzazione della vita; quella strutturale, relativa al regionalismo differenziato; quella funzionale, relativa all’ospedalcentrismo.

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L’indice sull’uguaglianza di genere, per monitorare i divari in Europa

Fonte Openpolis

L’indice sull’uguaglianza di genere (gender equality index), è uno strumento che monitora le disparità tra uomo e donna nei paesi dell’Unione europea. È stato sviluppato da Eige, l’istituto europeo per l’uguaglianza di genere, e si basa sull’analisi di numerosi indicatori relativi ad alcune aree specifiche, i cosiddetti domini. Cioè ambiti della vita quotidiana in cui le donne rischiano di trovarsi in condizioni di svantaggio rispetto agli uomini. Sono in tutto sei i domini considerati dall’indice:

  • lavoro, per cui vengono analizzati, tra gli altri, il tasso di occupazione e la durata media della vita lavorativa;
  • denaro, che comprende indicatori quali lo stipendio medio e gli individui a rischio povertà;
  • conoscenza, che si basa sui dati relativi al titolo di studio;
  • tempo, che considera le abitudini degli individui riguardo il lavoro di cura e la socialità;
  • potere, che racchiude dati sulla presenza di uomini e donne ai vertici della sfera politica, economica e sociale;
  • salute, che valuta sia le possibilità di accesso ai servizi sanitari, sia lo stato di salute degli individui.

A questi si aggiungerà in futuro un settimo dominio, quello relativo alla violenza contro le donne. Per il quale i primi dati saranno disponibili solo nel 2023.

67,9 su 100 il punteggio dell’indice sull’uguaglianza di genere 2020 per l’Unione europea

Con ben 83,8 punti la Svezia è prima tra i paesi Ue, a distanza di circa 30 punti dalla Grecia, ultima in classifica.

La Spagna è l’unico paese del sud a superare l’indice Ue.

Mentre quasi tutti gli stati del nord, tra cui Danimarca (77,4), Finlandia (74,7) e Paesi Bassi (74,1) superano ampiamente il punteggio medio Ue (67,9), lo stesso non si può dire per nessun paese del sud né dell’est Europa, fatta eccezione per la Spagna (72).

In questo senso l’Italia si posiziona al di sotto della media con un punteggio di 63,5 su 100, distante di circa 4 punti dal dato Ue. Chiudono invece la classifica la Grecia, insieme a Ungheria (52), Romania (54,4) e Slovacchia (55,5). (Fonte Openpolis)

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