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E' importante che questa dichiarazione abbia la massima diffusione possibile. editor

Fonte WHO

Dichiarazione congiunta di OMS, ONU, UNICEF, UNDP, UNESCO, UNAIDS, ITU, UN Global Pulse e IFRC

23 settembre 2020

Dichiarazione
Un'infodemia è una sovrabbondanza di informazioni, sia online che offline. Comprende tentativi deliberati di diffondere informazioni sbagliate per minare la risposta della salute pubblica e promuovere programmi alternativi di gruppi o individui. La disinformazione e la disinformazione possono essere dannose per la salute fisica e mentale delle persone; aumentare la stigmatizzazione; minacciare preziosi guadagni di salute; e portare a una scarsa osservanza delle misure di salute pubblica, riducendo così la loro efficacia e mettendo in pericolo la capacità dei paesi di fermare la pandemia.La disinformazione costa vite. Senza la fiducia appropriata e le informazioni corrette, i test diagnostici non vengono utilizzati, le campagne di immunizzazione (o le campagne per promuovere vaccini efficaci) non raggiungeranno i loro obiettivi e il virus continuerà a prosperare.Inoltre, la disinformazione sta polarizzando il dibattito pubblico su argomenti relativi a COVID-19; amplificare l'incitamento all'odio; aumentare il rischio di conflitti, violenze e violazioni dei diritti umani; e minacciando prospettive a lungo termine per il progresso della democrazia, dei diritti umani e della coesione sociale.In questo contesto, il Segretario generale delle Nazioni Unite ha lanciato nell'aprile 2020 l'iniziativa di risposta alle comunicazioni delle Nazioni Unite per combattere la diffusione della cattiva informazione e della disinformazione. ).

All'Assemblea mondiale della sanità nel maggio 2020, gli Stati membri dell'OMS hanno approvato la risoluzione WHA73.1 sulla risposta COVID-19. La risoluzione riconosce che la gestione dell'infodemia è una parte fondamentale del controllo della pandemia COVID-19: invita gli Stati membri a fornire contenuti COVID-19 affidabili, ad adottare misure per contrastare la disinformazione e la disinformazione e sfruttare le tecnologie digitali attraverso la risposta. La risoluzione invita inoltre le organizzazioni internazionali ad affrontare la cattiva informazione e la disinformazione nella sfera digitale, a lavorare per prevenire attività cibernetiche dannose che minano la risposta sanitaria e a sostenere la fornitura di dati scientifici al pubblico.

Il sistema delle Nazioni Unite e le organizzazioni della società civile stanno usando le loro competenze e conoscenze collettive per rispondere all'infodemia. Allo stesso tempo, poiché la pandemia continua a creare incertezza e ansia, c'è un'urgente necessità di un'azione più forte per gestire l'infodemia e di un approccio coordinato tra stati, organizzazioni multilaterali, società civile e tutti gli altri attori che hanno un ruolo e responsabilità chiari nella lotta alla cattiva informazione e alla disinformazione.

Invitiamo gli Stati membri a sviluppare e attuare piani d'azione per gestire l'infodemia promuovendo la diffusione tempestiva di informazioni accurate , basate sulla scienza e le prove, a tutte le comunità, e in particolare ai gruppi ad alto rischio; e prevenire la diffusione e combattere la cattiva informazione e la disinformazione nel rispetto della libertà di espressione.

Esortiamo gli Stati membri a coinvolgere e ascoltare le loro comunità , come si sviluppano i loro piani d'azione nazionali , e per le comunità Empower di sviluppare soluzioni e resistenza contro mis- e disinformazione.

Chiediamo inoltre a tutte le altre parti interessate , inclusi   i media e le piattaforme di social media attraverso le quali vengono diffuse disinformazione e disinformazione , ricercatori e tecnologi che possono progettare e costruire strategie e strumenti efficaci per rispondere all'infodemia, i leader della società civile e gli influencer a collaborare con il sistema delle Nazioni Unite, con gli Stati membri e tra di loro, e per rafforzare ulteriormente le loro azioni per diffondere informazioni accurate e prevenire la diffusione di disinformazione e disinformazione.

 

Abbiamo tratto questo articolo dal sito Facta.news . Ringraziamo gli AA per il prezioso lavoro svolto. Più che mai bisogna che cresca una capacità autonoma di individuare le bufale che vengono diffuse quotidianamente sulla Pandemia, ma non solo...

Fonte Facta.news che ringraziamo 

 

Quanto è simile la disinformazione sulla pandemia in Europa? Per trovare la risposta, Facta e Pagella Politica hanno collaborato con altri quattro progetti di fact-checking – Agence France-Presse in Francia, CORRECTIV in Germania, Maldita.es in Spagna e Full Fact nel Regno Unito.

Nel progetto “Covid-19 e disinformazione: una panoramica europea” abbiamo analizzato 645 articoli pubblicati dai cinque partner nel corso di marzo e aprile 2020, rilevando così una serie di notizie false diventate estremamente popolari in tutti i Paesi: i complotti su Bill Gates o sulla tecnologia 5G, ad esempio, ma anche il presunto potere curativo dei gargarismi contro la Covid-19 e le teorie sull’origine artificiale del virus.

Alcuni Paesi, poi, hanno presentato filoni di disinformazione che non si sono diffusi all’estero: l’attenzione per gli animali domestici nel Regno Unito, i migranti in Germania o le bufale sulla tecnologia in Spagna.

Tra marzo e aprile 2020, di pari passo con l’aggravarsi della pandemia di Covid-19, l’Europa è stata invasa da un’ondata di disinformazione altrettanto inarrestabile e pervasiva. Le notizie false sembrano aver seguito infatti l’andamento del virus, diffondendosi rapidamente in tutti i Paesi più colpiti da Sars-Cov-2 ed entrando nel dibattito pubblico attraverso i social network, dove sono state lette e condivise migliaia di volte.

Le Nazioni unite e l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) hanno definito il fenomeno una “infodemia”, un sovrapporsi costante di informazioni corrette e completamente false che ha reso – e rende tuttora – difficile per i cittadini riconoscere le fonti affidabili, spesso contestate o sostituite da indicazioni fuorvianti e prive di qualsiasi fondamento scientifico.

I risultati della nostra analisi sono stati presentati in un report congiunto, scaricabile in cinque lingue diverse. Lo trovate qui: https://covidinfodemiceurope.com/

Street foto - Graffiti in Berlin - 2018 - foto gierre 

Giugno lascia il passo ad un Luglio che si presenta nuvoloso ma senza quella quantità di H2O di cui ci sarebbe tanto bisogno. Si chiude un periodo delicato, con la smentita delle previsioni più pessimistiche sugli effetti della ripresa delle attività e con il consolidamento delle nuove forme di prevenzione della diffusione della Pandemia. La „ripresa“ è decisamente zoppa e premono le vacanze estive, e ciò fa sì che il clima della città sia più sul sonnolento che sull'effervescente. Il corona virus è sempre meno protagonista e i giornali berlinesi, dopo l'orgia infodemica prussiana, debolmente pirotecnica, annaspano alla ricerca di casi ritenuti limite (qualche caseggiato e qualche scuola in quarantena) per fare tiratura. Sostanzialmente la situazione è sotto controllo perchè i „focolai“ di infezione sono circoscritti e gestiti e l'unica iniziativa di „riconfinamento“ fino al 7 luglio, si registra intorno a Gutersloh, in Westfalia, dove risiede la macelleria ormai famosa dei Toennies, cui era estraneo del tutto il concetto di prevenzione e non solo con riferimento alla epidemia. Ergo, normali preoccupazioni dei virologi che raccomandano sempre le stesse cose, normali e noiose battaglie politiche tra presidenti di regione che approfittano delle ultime occasioni offerte dalla Pandemia per conquistare spazi di credibilità politica per la loro carriera, mentre in pratica il dibattito si trasferisce sostanzialmente dal sanitario all'economico.

I dati finora confortano chi governa: 214 decessi in 4 mesi a Berlino e meno di 9.000 nell'intero paese, ovvero 108 morti ogni milione di abitanti che possono far tirare un respiro di sollievo, se si pensa che la situazione, all'oggi, è la seguente:

Regno Unito 642, Spagna 606, Italia 575, Svezia 526, Francia 457, USA 389, Brasile 275.

Per cui, via al salvataggio miliardario della Lufthansa, ma con il „pubblico“ che siede nel consiglio di amministrazione, mani nei capelli per lo scandalo Wirecard, corsa ai ripari per i 5.000 dipendenti di Airbus (che ne perderà 15.000 in tutto), sotto con i provvedimenti di sostegno alla ripresa, mentre la Merkel si rifà il trucco in vista della presidenza semestrale UE, un „momento della verità“ che quasi certamente la consacrerà come la regista principale della nuova strategia post pandemica. D'altra parte ci si deve pure occupare delle criticità nel settore commerciale visto che le catene Real, Karlstadt, Galeria Kaufhof e altre stanno ridimensionando notevolmente i punti vendita, così come di qualche scandalo per violenze in case protette, di qualche pensione eccellente, come quella di un manager della VW che supera gli 80.000 euro al mese (tutto mondo è paese!) e, da non sottovalutare, il caso politico della scoperta (sigh!!!!) di infiltrazioni niente affatto irrilevanti di neonazi all'interno della polizia e di reparti dell'esercito, che ha messo in grande difficoltà il Ministro degli Interni Seehofer. Questioni spinose che la Pandemia, madre di tutti gli alibi, non ce la fa a coprire!!!!

Gli osservatori del Mercato del Lavoro, nel registrare 2,85 milioni di disoccupati (di cui 500.000 solo tra Maggio ed Aprile) e l'aumento del lavoro a termine, prevedono una lenta ripresa dell'economia globale a partire dalla fine dell'anno e un livello di disoccupazione che arriverà a 3.5 milioni di lavoratori, livello che si manterrà nel corso del 2021. Dando per scontato che non ci sarà una seconda ondata di contagi e la necessità di nuove chiusure globali.

Insomma, il grigio sopra Berlino, rischiarato a sprazzi da fasci di luce, riflette bene la condizione complessiva che non è drammatica come in molte altre realtà mondiali, ma certamente preoccupante.

E così, mentre si va in ferie e si cerca di massimizzare le cautele per la necessaria e ancora prolungata convivenza con il virus, sarebbe bene che si avviasse una nuova fase nelle politiche europee, che veda tutti i paesi membri impegnati nella difficile ma necessaria progettazione del futuro del nostro continente che dovrà essere ben altro che il puro e semplice ripristino di una normalità dannatamente problematica, che la Pandemia ha solo fatto emergere, ma che ha ben altre e profonde ragioni. Anche qui mi auguro che possa maturare un nuovo rapporto tra il „sapere“, la „scienza“ e i cittadini e le loro espressioni politiche. Nel 1950 William Faulkner scrisse che: la voce dello scienziato non deve essere una mera registrazione della vita quale essa è; la conoscenza scientifica può essere un pilastro che aiuta gli esseri umani a resistere e a prevalere. Niente di più attuale, se si intende porre mano alla riprogettazione strategica dell'economia e della società collocando al centro l'uomo e l'ambiente, I diritti umani e la Carta Costituzionale, la convivenza pacifica e la solidarietà tra tutti i popoli. Troppo?! No se pensiamo che non fare nulla è enormemente rischioso e svivacchiare, ovvero fare solo ciò che va da sè, può soddisfare solo coloro che non riescono ad immaginare mondi migliori e modi migliori, quanti credono che già viviamo nel migliore dei mondi possibili. Per quanti sono convinti che l'umanità si trovi in una nuova fase della sua evoluzione, e che la ricchezza del suo pensiero sia tale da permettere nuovi assalti al cielo, non è troppo, ma esattamente ciò per cui vale la pena di usare la testa, di rimboccarsi le maniche, di organizzarsi, di rilanciare la lotta, a partire dagli ultimi, In questa spazio c'è un ruolo per tutti, ma quello principale, che deciderà i connotati del nostro futuro, spetterà al „mondo del lavoro“ in tutta la sua enorme complessità. Non saprei dire come, ma sento che ce la si può fare.

Buone ferie e statemi tutti bene