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FONTE : DISEGUAGLIANZE DI SALUTE

Il primo Rapporto europeo sull’equità nella salute (Health Equity Status Report- HESR), rivela che le disuguaglianze di salute in molti dei 53 paesi d’Europa, sono rimaste le stesse o sono peggiorate nonostante i tentativi da parte di governi di affrontarle. Il Rapporto inoltre identifica 5 fattori chiave che impediscono a molti bambini, giovani, uomini e donne di conseguire un buono stato di salute e di condurre esistenze sicure e dignitose.

“Per la prima volta HESR fornisce ai governi dati e strumenti per fronteggiare le disuguaglianze di salute e ottenere risultati tangibili in periodi di tempo relativamente brevi, anche nell’ambito di una legislatura di 4 anni” sostiene Dr Zsuzsanna Jakab, Direttore regionale di OMS Europa.

Le politiche indicate nel Rapporto stimolano sviluppo sostenibile e crescita economica. Secondo il Rapporto ridurre le disuguaglianze di salute del 50% produrrebbe benefici finanziari ai paesi convolti, che variano dal 0,3% al 4,3 % del prodotto interno lordo.

 

...continua a leggere "OMS Europa: i progressi sull’equità nella salute sono in stallo"

 

FONTE SALUTEINTERNAZIONALE

La salute degli inglesi non è buona: la speranza di vita è al palo, mentre galoppano le diseguaglianze. E l’ambiente ostile verso gli stranieri non aiuta.

È noto che la campagna del referendum pro o contro l’Europa, tenutosi nel 2016, fu costellata da una miriade di fake news, a tutto vantaggio del “leave (andare via). Le balle riguardavano soprattutto il tema dell’immigrazione: non passava giorno che quotidiani popolari molto diffusi come il Daily Mail o il Daily Express non sbattessero in prima pagina titoli del tipo “Aerei e bus pieni di romeni e bulgari stanno invadendo l’Inghilterra” (vedi questo articolo).

Ma la balla più spregiudicata e fantasiosa, e probabilmente anche la più efficace in termini di raccolta di consensi, ha riguardato la sanità. All’approssimarsi della votazione hanno cominciato a circolare per tutto il Regno Unito dei bus rossi con le fiancate ricoperte da questa frase: “We send the EU £350 million a week. Let’s fund  our NHS instead. Vote Leave.” (Noi mandiamo ogni settimana all’Europa 350 milioni di sterline. Meglio devolverle al nostro Servizio sanitario nazionale. Vota Leave”). Ci voleva poco per capire che si trattava di una balla spaziale: se si moltiplicava 350 milioni di sterline per 52 settimane, veniva fuori la cifra di 18,2 miliardi di sterline l’anno, pari al 14% del budget della sanità nazionale (Figura 1).

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FONTE: DISEGUAGLIANZEDISALUTE.IT CHE RINGRAZIAMO

 

Durante l’ultimo convegno dell’Associazione Italiana di Epidemiologia  che si è tenuto a Catania a ottobre si è dato ampio spazio al tema delle disuguaglianze di salute, attraverso un seminario satellite, due sessioni parallele dedicate e due presentazioni in plenaria.

Gli studi longitudinali presenti a livello italiano e in alcune città come ad esempio Roma, Torino, Bologna, sono in grado di fornire una fotografia nitida sugli esiti di salute, che si confermano peggiori per le classi sociali più svantaggiate, e di fornire spunti per le politiche di contrasto alle disuguaglianze nella salute. In plenaria è stato presentato in particolare il caso della città di Torino, descrivendo l’esperienza dell’approccio dell’Health Equity Audit (HEA) nelle politiche urbane (https://www.epidemiologia.it/wp-content/uploads/2019/11/Zengarini-1.pdf). 

Anche il seminario satellite ha affrontato il tema dell’HEA, applicato però al settore sanitario, riportando i dati di Piemonte, Emilia-Romagna e Sicilia.

Nelle due sessioni dedicate al tema, sono stati presentati numerosi studi focalizzati sulla descrizione dei dati di mortalità e morbosità differenziale per classe sociale, il loro andamento e i possibili determinanti. Sono state indagate in particolare alcune specifiche patologie, quali la sindrome della morte in culla (SIDS), il diabete, le malattie cardiovascolari e la celiachia.

Alcuni studi hanno esplorato aspetti più inediti: primo tra tutti, il lavoro presentato in plenaria sulla relazione tra disuguaglianze sociali e invecchiamento biologico, analizzata con un approccio di epigenetica (https://www.epidemiologia.it/wp-content/uploads/2019/10/Sacerdote.pdf)

Tra gli altri lavori più originali, due studi hanno ricercato la relazione inversa tra salute e stato socioeconomico, concentrandosi l’uno sulla relazione tra narcolessia ed esiti sociali e sull’effetto moderatore della resilienza; l’altro sulla carriera lavorativa di persone sopravvissute ad un tumore del colon retto. Un altro lavoro ha analizzato gli effetti che eventi avversi nel corso della vita, quali la perdita o la malattia della moglie o del marito, possono avere sulla salute dell’altro coniuge; un ultimo, infine, ha valutato il possibile contributo che l’analisi dei contesti attraverso l’indice di deprivazione può dare al miglioramento della copertura della vaccinazione antiinfluenzale negli anziani.

Si è svolta inoltre una sessione di presentazioni brevi di poster, i cui abstract sono raccolti negli atti del convegno.

Di seguito i materiali presentati durante il seminario satellite e le tre sessioni.

 

INTESA, AI SENSI DELL’ARTICOLO 8, COMMA 6, DELLA LEGGE
5 GIUGNO 2003, N. 131, TRA IL GOVERNO, LE REGIONI E LE PROVINCE
AUTONOME DI TRENTO E DI BOLZANO
CONCERNENTE

IL PATTO PER LA SALUTE PER GLI ANNI 2019-2021

La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome esprime l’intesa sul testo allegato con le modifiche evidenziate e condivise con il Ministero della Salute.

IL TESTO FIRMATO

FONTE : DISEGUAGLIANZEDISALUTE.IT  CHE RINGRAZIAMO

Durante l’ultimo convegno dell’Associazione Italiana di Epidemiologia  che si è tenuto a Catania a ottobre si è dato ampio spazio al tema delle disuguaglianze di salute, attraverso un seminario satellite, due sessioni parallele dedicate e due presentazioni in plenaria.

Gli studi longitudinali presenti a livello italiano e in alcune città come ad esempio Roma, Torino, Bologna, sono in grado di fornire una fotografia nitida sugli esiti di salute, che si confermano peggiori per le classi sociali più svantaggiate, e di fornire spunti per le politiche di contrasto alle disuguaglianze nella salute. In plenaria è stato presentato in particolare il caso della città di Torino, descrivendo l’esperienza dell’approccio dell’Health Equity Audit (HEA) nelle politiche urbane (https://www.epidemiologia.it/wp-content/uploads/2019/11/Zengarini-1.pdf). 

Anche il seminario satellite ha affrontato il tema dell’HEA, applicato però al settore sanitario, riportando i dati di Piemonte, Emilia-Romagna e Sicilia.

Nelle due sessioni dedicate al tema, sono stati presentati numerosi studi focalizzati sulla descrizione dei dati di mortalità e morbosità differenziale per classe sociale, il loro andamento e i possibili determinanti. Sono state indagate in particolare alcune specifiche patologie, quali la sindrome della morte in culla (SIDS), il diabete, le malattie cardiovascolari e la celiachia.

Alcuni studi hanno esplorato aspetti più inediti: primo tra tutti, il lavoro presentato in plenaria sulla relazione tra disuguaglianze sociali e invecchiamento biologico, analizzata con un approccio di epigenetica (https://www.epidemiologia.it/wp-content/uploads/2019/10/Sacerdote.pdf)

Tra gli altri lavori più originali, due studi hanno ricercato la relazione inversa tra salute e stato socioeconomico, concentrandosi l’uno sulla relazione tra narcolessia ed esiti sociali e sull’effetto moderatore della resilienza; l’altro sulla carriera lavorativa di persone sopravvissute ad un tumore del colon retto. Un altro lavoro ha analizzato gli effetti che eventi avversi nel corso della vita, quali la perdita o la malattia della moglie o del marito, possono avere sulla salute dell’altro coniuge; un ultimo, infine, ha valutato il possibile contributo che l’analisi dei contesti attraverso l’indice di deprivazione può dare al miglioramento della copertura della vaccinazione antiinfluenzale negli anziani. ...continua a leggere "Gli studi sulle disuguaglianze di salute al Convegno dell’Associazione Italiana di Epidemiologia"

Segnaliamo alla lettura il Progetto di conclusioni del Consiglio presentato al Consiglio europeo EPSCO  su iniziativa della presidenza finlandese. Questo testo preparatorio è molto interessante in quanto contiene analisi molto puntuali sulle trasformazioni del lavoro e sui nuovi problemi e sfide che si dovranno affrontare a livello europeo per migliorare le pratiche  di prevenzione e di protezione per i cittadini europei che vivono del proprio lavoro. Non sappiamo ancora cosa rimarrà nel documento conclusivo dei lavori EPSCO di questo documento preparatorio nel percorso di passaggio alla Commissione UE e alla Commissione. Sarà nostra cura monitorare il percorso e il destino di questo Documento.
Nel frattempo invitiamo alla lettura del Documento preparatorio :
" Un nuovo quadro strategico dell'UE in materia di salute e sicurezza sul lavoro: migliorare l'attuazione della normativa relativa alla salute e alla sicurezza sul lavoro nell'UE"

 

Fonte : Salute Internazionale

La progressiva privatizzazione della nostra sanità, in atto negli ultimi due decenni, spiegata nella relazione dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio (UPB).

L’Ufficio Parlamentare di Bilancio (UPB) è una struttura indipendente che svolge una funzione di vigilanza sulla finanza pubblica. È composto da tre persone nominate dai Presidenti della Camera e del Senato su una rosa di dieci personalità approvata a maggioranza dei due terzi dalle Commissioni Bilancio della Camera e del Senato. Queste brevi informazioni per richiamare la rilevanza e la “terzietà” del documento su: Lo stato della sanità in Italia, un Focus tematico del 2 dicembre di quest’anno (vedi Risorse).

Il documento ha il pregio della chiarezza e della sintesi toccando le principali problematiche del nostro servizio sanitario e offrendone un quadro, o meglio un giudizio, largamente condivisibile. Ne richiamo i punti salienti riassumendo (e riportando in corsivo testualmente) le principali affermazioni. In parentesi quadra le integrazioni del sottoscritto.

Sobrio ed efficace?

Il nostro SSN risulta piuttosto efficiente (poco costoso) e, in base ad alcuni indicatori, anche abbastanza efficace. Si tratta di indicatori “forti” quali la speranza di vita, la mortalità infantile etc., che sono tuttavia largamente influenzati dai determinanti di salute non ascrivibili al sistema sanitaria, ma anche indicatori più influenzati dai sistemi di cura quali la mortalità trattabile e accesso alle cure[1], che testimoniano un livello elevato di efficacia (dato del 2015). Si nota invece una diminuzione, nel 2017 rispetto all’anno precedete, dell’aspettativa  di vita in buona salute a 65 anni, che risulta  inferiore rispetto alla media UE sia nelle donne (9,8, vs 10,2) sia negli uomini (9,4 vs 9,8).

L'ARTICOLO COMPLETO ALLA FONTE  SALUTE INTERNAZIONALE

Vi segnaliamo il link al Documento provvisorio del Consiglio Europeo ESPCO

OUTCOME OF THE COUNCIL MEETING
3737th Council meeting
Employment, Social Policy, Health and Consumer Affairs
Health
Brussels, 9 December 2019
President Krista Kiuru
Minister of Family Affairs and Social Service

IL DOCUMENTO

IL SITO DEL CONSIGLIO EUROPEO 

Segnaliamo l'articolo del Prof. Francesco Domenico Capizzi 
Medicina politica società
Francesco Domenico Capizzi * - 27.11.2019

Capizzi Da Ippocrate al budget

 

 

 

 

 

 

 

 

La Medicina moderna che conosciamo, nata nel periodo positivista, ha finito con il perseguire un suo sviluppo (clinico-tecnologico) piuttosto che un complessivo progresso (sociale) nel contrastare le radici delle incalzanti malattie cronico-degenerative: neoplasie (in Italia oltre 1.000 al giorno, con incrementi in soli quattro decenni del 62% delle pancreatiche con tassi di guarigione dopo le cure dell’8% entro i primi 5 anni che crollano al 3% entro i successivi 5, come riportato da “The Lancet Global Burden Disease” del 2019), affezioni cardiocircolatorie e respiratorie, obesità, cirrosi, patologie infettive ed autoimmuni e da stress psico-fisici, ecc.. Sono sostenute in larga parte da fattori culturali e da disagi sociali, trascurati nella trasmissione del sapere medico e nelle Istituzioni sanitarie incentrate in attività diagnostico-terapeutiche per un empirismo orientato verso alterazioni anatomiche, geometrie e formule matematiche.

In sostanza, il Servizio sanitario diagnostica e cura malattie evitabili ab initio (l’80% secondo l’OMS), ne trascura i fattori  che le favoriscono e le sostengono, Intanto troppe persone continuano ad ammalarsi perché le cause patogene, indovate nelle pieghe della Società, vere fabbriche della malattia, conservano intatta la loro violenza mentre il diritto alla Salute viene confuso con l’assenza di malattia e complessità tecnologico-gestionali che imprimono alle Strutture ospedaliere, intese come fabbriche della salute, le ragioni oggettive della malattia con un involontario suggerimento: la salute si preserva apportando modifiche al corpo con tecnologie e terapie sofisticate al punto da esonerare Medicina e Istituzioni dalla primitiva missione ideale come i mezzi di locomozione esonerano dal  camminare e ne superano l’esigenza.             >>> L'ARTICOLO PROSEGUE ALLA FONTE SULLA RIVISTA ONLINE MENTEPOLITICA

 

FONTE  : UNISON

 

Rispondendo agli ultimi dati del NHS Inghilterra pubblicati oggi (giovedì) che mostrano che i tempi di attesa nel dipartimento Emergenza (Pronto Soccorso) sono i peggiori di sempre, il segretario generale dell'UNISON Dave Prentis ha dichiarato:

“I pazienti lasciati in agonia sulle barelle per ore e i visitatori in attesa di ore in Pronto Soccorso costretti a sedersi sui pavimenti a causa della mancanza di sedie, è diventato la nuova normalità.

“Anni di insufficienza di fondi e una crisi infinita di personale dimostrano che i conservatori non sono semplicemente in grado di gestire il nostro SSN.

“Questi sono i peggiori dati dei Pronto Soccorso inglesi di sempre, ma l'inverno è appena iniziato. È una situazione scioccante e dovrebbe essere di grande preoccupazione per ognuno di noi.

“La pressione sugli ospedali sta attraversando il tetto a causa dell'incapacità di affrontare il pasticcio dell'assistenza sociale. Il prossimo governo deve mettere la salute della nazione e del SSN tra le sue massime priorità. "

INFO
- UNISON è il più grande sindacato del Regno Unito, con oltre 1,3 milioni di membri che forniscono servizi pubblici: istruzione, governo locale, SSN, servizio di polizia ed energia. Sono impiegati sia nel settore pubblico che in quello privato.

Salute e Sicurezza sul Lavoro : la lettera della Conferenza delle Regioni e Province Autonome
FONTE SNOP.IT
 

CONTRIBUTO DELLE REGIONI E P.A. AL TAVOLO POLITICO IN MATERIA DI SICUREZZA SUL LAVORO

 

 

 

In questo numero molti articoli interessanti in particolare sui processi di privatizzazione della sanità, sulla guerra alla sicurezza sul lavoro, 60 pagine di documenti e informazioni utili per chi opera nella sanità o semplicemente per chi ha a cuore il tema salute.

LAVORO E SALUTE - NOVEMBRE 2019 - Anno 35° 

 

Segnaliamo questo articolo apparso il mese scorso su Salute Internazionale. Che un singolo farmaco arrivi a costare milioni di dollari è una aberrazione da combattere... ....Buona lettura

FONTE  SALUTEINTERNAZIONALE

Nicoletta Dentico

Il prezzo di Zolgensma (Novartis) è – in un’unica dose –  di oltre 2 milioni di dollari. Il problema non è (si fa per dire) il prezzo, ma il modo con cui questo è stato costruito: non per i costi di produzione, ma per il suo “valore intrinseco”. Una tendenza da arginare al più presto.

In un rapporto pubblicato lo scorso maggio, Access to Medicines Foundation tenta di rispondere a una domanda importante: le aziende farmaceutiche hanno fatto qualche progresso in materia di salute globale?[1] Lo studio, il primo del genere con una retrospettiva analitica di dieci anni, fissa lo sguardo su 20 aziende e valuta se, e come, sia cresciuto l’impegno di big pharma sul fronte dell’accesso ai farmaci essenziali. Vari sono i profili di misurazione della performance: la ricerca e sviluppo di nuovi farmaci, la partecipazione a partenariati pubblico-privati, la adesione a programmi di donazione dei farmaci, le licenze assegnate ai produttori di farmaci equivalenti, etc.

Qualcosa si muove sotto il sole dell’industria farmaceutica, pare dire il rapporto. Dopo decenni di controversie aspre su questo terreno della salute globale, simbolicamente potente per i tratti di ingiustizia strutturale che configura, le aziende oggi sembrano più disposte a considerare l’accesso ai farmaci un tema strategico. Certo, il loro impegno risente di fluttuazioni correlate a ragioni di mercato (acquisizioni e disinvestimenti), e la partita della proprietà intellettuale resta tutto sommato ancora molto critica: solo 4 aziende su 20 si sono adeguate all’attuazione delle flessibilità previste dall’accordo TRIPS dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (Omc). [2]  Ma decisivi fattori di contesto facilitano oggi il loro impegno, più che in passato.  La comunità internazionale ha dedicato grande attenzione al tema e a partire dalle big three  (Aids, tubercolosi e malaria) sono nate iniziative per ideare soluzioni, sia per l’accesso ai farmaci già disponibili sul mercato che per la ricerca di nuovi trattamenti più adatti. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha avuto un ruolo chiave nel coordinare l’azione internazionale. È aumentato il numero di partnership per l’innovazione e produzione di farmaci contro le (cosiddette) malattie della povertà – da 38 a 90 – e di conseguenza i progetti di ricerca sulle malattie dimenticate. Nuovi incentivi sono in campo per stimolare le aziende a rispondere celermente all’esplosione di focolai epidemici, come quelli di Ebola e Zika.

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FONTE INRS.CA CHE RINGRAZIAMO 
Una conversazione con Mario Polèse , professore emerito all'Institut national de la recherche scientifique (INRS) e autore del libro The Wealth and Poverty of Cities: Why Nations Matte r, recentemente pubblicato da Oxford University Press. 
Parlaci del tuo nuovo libro The Wealth and Poverty of Cities. Quale nuova luce getta su questo argomento? 
Mario Polèse: Esiste un vasto corpus di letteratura sulle città dal punto di vista dell'economia e della sociologia urbana. Il mio libro non è particolarmente nuovo in questo senso. Ciò che lo distingue dalle altre pubblicazioni è il suo sottotitolo: Why Nations Matter, che aggiunge una prospettiva diversa. 
Generalmente, quando parliamo di città, spieghiamo i loro successi e insuccessi in base al modo in cui sono gestiti e alle loro caratteristiche locali. Ma nel mio libro, prendo una direzione diversa. Se dovessi riassumere, direi che le città rispecchiano le società che le hanno costruite.  
Il modo in cui le città sono governate, progettate e organizzate dipende molto dalla legislazione, dalle norme e dai valori nazionali. Se le città francesi e americane sono diverse, non è a causa dei loro sindaci, ma a causa delle leggi e dei valori di ogni nazione. 
Questo è il messaggio di base del mio libro. Da New York, Port-au-Prince e Montreal a Toronto, Parigi e Buenos Aires, spiego come ogni città rifletta le istituzioni e le norme nazionali.   
Il lettore canadese e americano sarà particolarmente interessato a capire perché le città canadesi (in questo Quebec sono simili al resto del Canada) sono diverse dalle città americane. 
Perché non c'è Detroit in Canada? Perché Montreal non ha una città interna o ghetti in stile americano? ...continua a leggere "Canada.Il professor Mario Polèse dell’INRS pubblica un nuovo libro: La ricchezza e la povertà delle città"

 

Autore Gavino Macciocco

Fonte : Saluteinternazionale

Ai cittadini è stata instillata l’idea che la salute è un costo e non un diritto, che il SSN non è sostenibile, che un sistema universalistico, come quello fondato nel 1978, è un lusso che non ci possiamo permettere, che – alla fine, per sicurezza – è meglio ricorrere a un’assicurazione privata.

Un affollato ascensore di un ospedale fiorentino. Nella discesa verso il pianoterra un signore di circa 50 anni ha cominciato a inveire contro chi gli aveva comunicato che l’intervento chirurgico di cui aveva urgente bisogno era stato fissato per il giugno 2020, tra un anno.

“E quando sono andato a chiedere spiegazioni di un’attesa così lunga mi hanno chiuso la porta in faccia”. All’uscita dall’ascensore, il signore – forse incoraggiato da un mio cenno di attenzione – si è soffermato a parlare della sua situazione. Da oltre un anno gli è stata diagnosticata una sindrome del tunnel carpale: vari interventi terapeutici – da infiltrazioni di cortisone a cicli di agopuntura – non hanno sortito alcun effetto. Ultimamente i dolori alla mano destra sono diventati insopportabili. Dolori che unitamente alla perdita della forza e della sensibilità gli impediscono di svolgere il proprio lavoro, quello di operaio orafo.

...continua a leggere "La salute bene comune. Anzi no"

FONTE MINISTEROSALUTE 

Si apre oggi a Ginevra la 72ma Assemblea Mondiale della Salute, il principale organo decisionale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che riunirà al Palazzo delle Nazioni Unite, fino al prossimo 28 maggio, le delegazioni dei 194 Stati membri dell’organizzazione.

L’Italia si è fatta promotrice di una proposta di risoluzione dell’Assemblea Mondiale della Salute sulla trasparenza delle contrattazioni dei medicinali, dei vaccini e delle altre tecnologie della salute e, in tale contesto, co-organizza con la Repubblica di Corea un side-event ufficiale sullo stesso tema.

Un ulteriore side-event intitolato “Nutrition4Health”, questa volta co-organizzato con il Bangladesh, affronterà il legame tra nutrizione, salute e malattie non trasmissibili, sottolineando l’importanza delle diete tradizionali, salutari e sostenibili, come la dieta mediterranea.

L’Assemblea Mondiale della Salute costituisce un forum unico e privilegiato di confronto, a livello internazionale, sui principali temi relativi alla salute globale. L’agenda include temi di assoluta attualità: oltre alle questioni inerenti al bilancio dell’OMS ed alla riforma della sua governance, legati al 13° Programma Generale di Lavoro promosso dal Direttore Generale Tedros Adhanom Ghebreyesus, le delegazioni nazionali saranno chiamate a discutere, tra gli altri temi, di accesso ai medicinali, dei programmi sanitari di emergenza (come quello volto a fronteggiare l’epidemia di ebola), di malattie non trasmissibili e dei preparativi per l’evento di alto livello dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sulla copertura sanitaria universale.

 

PER SCARICARE IL FILE DI LAVORO & SALUTE CLICCA

LAVORO & SALUTE N°3 - MAGGIO 2019 

 

Indice

3- editoriale. La colpa di sentirsi incolpevoli
4- 17 milioni a rischio di povertà assoluta
5- I costi dell’illegalità
6- Negare l’evidenza
7- Immigrazione, salute e fake news, facciamo chiarezza
8- Italiani di nuovo emigranti
9- Per i diritti delle e dei migranti
10- Accordo Governo_Regioni: largo alle assicurazioni
11- Spezzare il legame tra Sanità e Politica, ma cosa significa?
12- Così sarà autonomia delle disuguaglianze
14- Storia “comune” di un lavoratore esternalizzato
15-16-17 Come evitare le liste d’attesa

...continua a leggere "E’disponibile online il periodico Lavoro & Salute , n°3 maggio 2019."

Pubblicato report nazionale su sistema di indicatori per il monitoraggio condiviso con Regioni e Province autonome
Immigrati, salute e assistenza 

È stato pubblicato il rapporto redatto dall'Osservatorio epidemiologico nazionale su migrazioni e povertà (OENIP di INMP) con i risultati relativi all'anno 2016 sul monitoraggio dello stato di salute e di assistenza sanitaria alla popolazione immigrata da parte dei Servizi sanitari regionali. Il monitoraggio viene effettuato attraverso un sistema condiviso tra le Regioni, che permette anche un confronto fra le Regioni stesse.

Il rapporto Sistema di monitoraggio dello stato di salute e di assistenza sanitaria alla popolazione immigrata: risultati anno 2016" a cura dell’Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà (INMP) contiene l’aggiornamento di molteplici indicatori di vari settori assistenziali, in grado di esprimere sia l’intensità di problemi di salute della popolazione immigrata sia la risposta da parte dei Servizi sanitari. ...continua a leggere "Immigrati, salute e assistenza"

 

“Tutti sapevamo che in tanti ospedali c’erano fior di delinquenti che operavano persone che sarebbero guarite con semplici terapie mediche e lo facevano per guadagnare soldi: asportavano tonsille e uteri per mero profitto personale”. Mario Ruffin è un ex primario di quasi 90 anni, uno che ha trascorso una vita nelle corsie ospedaliere. Ha iniziato la carriera nella prima divisione medica all’ospedale di Treviso, come assistente poi come aiuto, sempre in seguito ad un concorso pubblico. Oggi ha deciso di denunciare tutto, per questo ha scritto “La Villa di tonsille. Dalla medicina di mercato alla medicina politica” (Piazza Editore, 2018): un libro-verità che narra le criminali realtà attraversate dalla medicina ospedaliera d’Italia, vissute personalmente da amici medici e da lui stesso.

LEGGI L'ARTICOLO ALLA FONTE MICROMEGA

 

Paolo Vineis, epidemiologo di fama internazionale attualmente lavora al Centre for Environment and Health School of Public Health Imperial College London.

Abbiamo trovato sulla Rivista Epidemiologia e Prevenzione questo editoriale del 2013 ancora di straordinaria attualità.

Perché bisogna difendere il Servizio pubblico
Why Public service is to be safeguarded
Paolo Vineis 1
Centre for Environment and Health, School of Public Health, Imperial College, London

 

Segnaliamo altresì il suo libro

Salute senza confini
Le epidemie al tempo della globalizzazione

Autore: Paolo Vineis

In un mondo globalizzato in costante mutamento, più facile da percorrere ma anche più caotico e difficile da controllare, i concetti di salute e malattia stanno cambiando: non più semplici processi biologici ma fenomeni complessi che investono la sfera ambientale, sociale, economica, politica e culturale. Oggi il cambiamento climatico, i flussi migratori, la crisi economica e l’industrializzazione della produzione alimentare sono fenomeni fondamentali per comprendere lo stato di benessere (o malessere) delle popolazioni. Vineis traccia un quadro completo degli aspetti che compongono la salute globale, e propone una tesi forte sul piano politico: in un panorama così mobile e articolato, la salute a livello mondiale potrebbe andare incontro a un deterioramento simile a quanto sta avvenendo in economia.

...continua a leggere "Una buona notizia: Paolo Vineis eletto vicepresidente del Consiglio Superiore di Sanità."

Fonte Pressenza.com 

25.02.2019 - Vittorio Agnoletto

Il Modello Formigoni ha spalancato le porte ai privati
(Foto di fr-Linkedin)

Il business è nella sanità, nella privatizzazione del Servizio sanitario. Affermare che c’è chi specula sulla nostra salute non è ideologia, ma la pura verità. Ieri, oggi e, se non saremo capaci di fermare chi tenta di distruggere il Servizio Sanitario Nazionale, sarà così anche domani.

Questa è la cruda conclusione che si può trarre dalla vicenda Formigoni, legata intrinsecamente alla storia della sanità lombarda, settore che costituisce circa il 75% di tutto il bilancio regionale.  Eletto nel 1995 presidente della Lombardia, Formigoni è il regista della legge regionale n.31 dell’11/7/1997 che rivoluziona la sanità lombarda e che ha come principio ispiratore la sussidiarietà solidale per assicurare l’erogazione uniforme  dell’assistenza sanitaria. Attraverso questo principio il privato entra prepotentemente nel Servizio Sanitario Regionale, formalmente per cooperare alla pari con le strutture pubbliche, nei fatti per essere supportato e foraggiato dal pubblico, riservando per sé i settori più remunerativi della sanità e dell’assistenza, quali ad esempio i reparti di alta specializzazione in cardiologia o le Residenze Socio Assistenziali lasciando al  pubblico la gestione dei settori meno redditizi quali ad es. i servizi di pronto soccorso e la psichiatria. In questa gara impari il pubblico si vedrà tagliare migliaia di posti letto sostituiti dalle strutture private accreditate.

La riforma inserisce la separazione in aziende differenti dei servizi sul territorio e degli ospedali, con un continuo impoverimento dei primi sia in risorse materiali che umane. Anche le assunzioni del personale vengono orientate in modo da potenziare alcuni reparti più remunerativi  e abbandonare ulteriormente a se stessi gli altri.

Sono  ridotti i controlli regionali sulle strutture accreditate e molti servizi vengono esternalizzati. Viene lasciata mano libera all’organizzazione dell’intramoenia, ossia all’esercizio della professione privata da parte dei medici dipendenti delle strutture pubbliche, che cresce fortemente e che diventa il modo più semplice per ovviare, da parte di chi può pagare, alle liste d’attesa che aumentano proprio sotto la gestione Formigoni.

In nome dell’eccellenza la regione si riserva di distribuire una parte delle risorse economiche destinate alla sanità secondo criteri soggettivi che non a caso hanno fatto la fortuna di più d’una struttura privata, che oggi, dopo la condanna definitiva, dovrebbero essere chiamate a restituire quanto ricevuto  indebitamente.

Contemporaneamente si è sviluppata l’occupazione dei posti strategici nella macchina sanitaria regionale da parte di uomini fidati del presidente, spesso contigui alla Compagnia delle Opere, anche attraverso la nomina a tappeto di direttori generali di ASL e di Aziende Ospedaliere fedeli al capo.

Queste scelte hanno avuto anche un retroterra ideologico che si è manifestato ad esempio nella distruzione della rete dei consultori pubblici e spesso nel totale isolamento dei medici non obiettori all’interruzione volontaria di gravidanza. Ideologia che si è materializzata anche in altri settori, ne è un esempio il massiccio finanziamento alle famiglie che sceglievano le scuole private.

Formigoni ha sempre potuto contare sulla non belligeranza di una gran parte del  centrosinistra che, convinto che vincere in Lombardia fosse impossibile, ha sempre ricercato forme di compartecipazione al potere attraverso accordi diretti o mediati da rappresentanze sociali sul territorio; senza ignorare la sponda e la libertà di azione  offerte a Formigoni dai governi di centro sinistra. Per citare un solo esempio possiamo ricordare il ministro della sanità Umberto Veronesi, non proprio indifferente al destino delle strutture sanitarie private in Lombardia.

La privatizzazione della sanità, proseguita da Maroni, ha raggiunto dei livelli talmente inaccettabili che Fontana, attuale presidente leghista della Lombardia, ha dovuto dichiarare che avrebbe apportato qualche cambiamento per rispondere all’esasperazione di milioni di persone, che devono ricorrere alla sanità a pagamento di fronte alle interminabili liste di attesa.  Considerato che ampie fette di ceti popolari da anni in Lombardia votano Lega è difficile per l’attuale presidente ignorare il malcontento crescente, in nome della tutela degli interessi dei tre/quattro gruppi economici che dominano la sanità lombarda. Ma ai buoni propositi tanto reclamizzati, non ha fatto seguito alcun atto concreto e la privatizzazione procede spedita.

 

Autrice : Gabriella Bosco

 

Abstract

L'Organizzazione Mondiale per la Sanità ha più volte affermato che l'azione di comunità e l'empowerment costituiscono i pre-requisiti per la salute. In quest’ottica, in cui l’empowerment diventa sia strumento che obiettivo, la proposta dell’autore costituisce una metodologia funzionale alla pianificazione, all’implementazione e alla valutazione dei programmi per la salute pubblica

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L’Ufficio europeo dell’Oms ha pubblicato il primo report sulla salute di migranti e rifugiati nei 53 Paesi della Regione dal titolo “Report on the health of refugees and migrants in the WHO European Region: no public health without refugee and migrant health”. Questo documento, che raccoglie e analizza le evidenze contenute in più di 13.000 documenti di letteratura a partire dal 2014, è stato realizzato in partnership con l’Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà (Inmp).

Nei 53 Paesi della Regione europea Oms ci sono circa 90,7 milioni di migranti internazionali, che rappresentano circa il 10% della popolazione (920 milioni). Un dato importante in termini di sanità pubblica se consideriamo che nei Paesi i sistemi sanitari vengono organizzati in maniera differente, soprattutto per le modalità di accesso ai servizi, di implementazione di strategie a livello regionale, e di raccomandazioni e politiche sanitarie, soprattutto per i migranti irregolari. ...continua a leggere "Dall’Oms Europa un rapporto sulla salute delle popolazioni rifugiate e migranti"

Nel Regno Unito vi è il rischio tra non molto che non ci sia più il numero di infermieri adeguato a coprire il fabbisogno del SSN . Il testo è stato tradotto con Google Translator .. (editor)

 

FONTE RCN ( Royal College of Nursery )

Nonostante un piccolo aumento rispetto allo scorso anno, gli ultimi dati dell'UCAS mostrano che le domande di laurea per infermieri in Inghilterra sono diminuite di 13.000 dal 2016.

Il RCN ( Royal College of Nursery ) ha avvertito che il piano a lungo termine del NHS non avrà la possibilità di avere successo se la negazione  delle richieste di assistenza agli studenti non viene annullato. Il College sta sollecitando il governo a investire almeno 1 miliardo di sterline all'anno in infermieristica per l'istruzione superiore in Inghilterra, al fine di capovolgere la tendenza.

Le cifre pubblicate da UCAS mostrano che il numero di persone che si iscrivono allo studio infermieristico in Inghilterra è diminuito di oltre 13.000 dal 2016, gli studenti dello scorso anno hanno ricevuto la borsa di studio. 

Con 40.000 posti di lavoro vacanti in Inghilterra, l'RCN ha detto che il calo del numero di studenti mette ulteriormente a rischio la futura disponibilità di infermieri e mette a rischio la cura del paziente. 

Dame Donna Kinnair, Chief Executive Officer di RCN, ha dichiarato: "Queste cifre mostrano la portata della sfida della forza lavoro che ci attende, e l'incapacità di agire ora rischia la cura del paziente per una generazione. Il piano a lungo termine merita di avere successo, ma non può farlo senza che le infermiere lo consegnino.

"Con i numeri dei candidati che non mostrano alcun segno di recupero dopo la rimozione dei finanziamenti di sussidi agli studenti, i servizi sanitari alla fine avranno ancora meno infermieri per curarci nei nostri ospedali, case, scuole e cliniche". 

Le cifre mostrano che il numero di richieste di studenti infermieri maturi da parte di persone oltre i 25 anni in Inghilterra ha visto un declino ancora maggiore, calando del 41% da quando la borsa è stata rimossa.

Ciò significa che le aree specialistiche maggiormente colpite dalla più ampia crisi di personale, come la specializzazione ad assistere le disabilità e l'assistenza infermieristica, continueranno a lottare per reclutare le (gli) infermiere/i di cui hanno bisogno.

Entrambe queste aree si basano su studenti con una significativa esperienza di vita - con meno studenti maturi che si candidano, le cifre indicano che i livelli di personale potrebbero scendere ulteriormente.

"Le cifre di oggi mostrano che tutti abbiamo bisogno di lavorare insieme per affrontare la crisi della forza lavoro, non solo attraverso gli investimenti nella formazione infermieristica in Inghilterra, ma attraverso una strategia della forza lavoro che riflette le richieste della popolazione in ogni paese. Ciò deve essere sostenuto da una legislazione che garantisca il giusto numero di infermieri e personale infermieristico per fornire assistenza sicura ed efficace ".

La campagna "Our Our Future" del RCN  chiede al governo di investire almeno 1 miliardo di sterline all'anno in istruzione infermieristica per aiutare a fermare il declino del numero di infermieri degli studenti e reclutare il personale infermieristico necessario per mantenere i pazienti al sicuro.

Il Collegio ha presentato al governo proposte costate come una borsa di mantenimento per tutti gli studenti infermieri, o una combinazione di sovvenzioni e prestiti perdibili, oltre a un sostegno pratico per le tasse universitarie.

Per garantire la consegna del piano a lungo termine di NHS, l'RCN chiede al governo di destinare il denaro come parte della revisione della spesa in primavera.

Segnaliamo la Newsletter Salute-UE come strumento importante di informazione e aggiornamento sui temi della salute e delle politiche sanitarie a livello europeo

Newsletter Salute-UE n. 229 - Focus

La comunità medica preme per discutere del collegamento tra inquinamento atmosferico e salute

Veronica Manfredi, a capo della direzione Qualità di vita presso la direzione generale Ambiente della Commissione europea, parla delle misure promosse dall'UE per ridurre l'inquinamento atmosferico e i suoi effetti sulla salute, una questione sotto i riflettori in tutto il mondo.

Quali sono le dimensioni del problema dell'inquinamento atmosferico nell'UE? Si tratta di un problema principalmente esterno all'UE?

In India, a Nuova Delhi, i medici trovano adolescenti con polmoni anneriti e danneggiati tanto quanto quelli dei settantenni negli anni '80. Sì, si tratta dell'India e nell'UE fortunatamente abbiamo una legislazione che prevede limiti per l'inquinamento atmosferico, ma nonostante questo, più di 130 città europee non soddisfano tutte le norme. In alcuni casi, nelle ore di punta l'inquinamento atmosferico delle aree urbane può raggiungere gli stessi livelli riscontrati a Nuova Delhi.

L'inquinamento atmosferico è un problema a livello mondiale. Le stime dell'OMS indicano che più di 4,2 milioni di morti premature all'anno sono attribuibili all'inquinamento atmosferico esterno. Per quanto riguarda l'Europa, l'Agenzia europea dell'ambiente ritiene che ogni anno si verifichino oltre 400 000 morti premature dovute soprattutto a particolato, biossido di azoto e ozono.

Che cosa ha fatto fino a ora l'UE per affrontare il problema dell'inquinamento atmosferico?

Abbiamo una legislazione che istituisce obiettivi di qualità dell'aria, si impegna a limitare le emissioni a livello nazionale e definisce norme in merito alle principali fonti di inquinamento. Inoltre, concediamo finanziamenti per sostenere misure a favore della qualità dell'aria. Per esempio, per il periodo 2014-2020 sono stati stanziati a questo scopo 1,8 miliardi di euro nell'ambito dei Fondi strutturali e di investimento europei. Anche altri tipi di finanziamenti, come l'investimento di 45 miliardi di euro nell'economia a basse emissioni di CO2, possono contribuire indirettamente a migliorare la qualità dell'aria.

I finanziamenti sono un incentivo: sono la famosa carota, ma abbiamo anche il bastone. Abbiamo la possibilità e il dovere di adire le vie legali per far valere le norme dell'UE e i casi di violazione potrebbero essere portati davanti alla Corte di giustizia. Attualmente, siamo fortemente preoccupati riguardo a 30 casi in 20 Stati membri in cui continuano a essere superati i limiti legali per il particolato, il biossido di azoto e l'anidride solforosa.

Tuttavia, è importante ricordare che l'azione legale è semplicemente uno dei mezzi per raggiungere l'obiettivo; ce ne sono anche altri. Facilitiamo infatti la condivisione delle buone pratiche, per esempio istituendo o partecipando attivamente a diverse reti specifiche e organizzando insieme agli Stati membri dialoghi sull'aria pulita e sul riesame dell'attuazione delle politiche ambientali.

Quali ulteriori misure potrebbero essere adottate?

È necessario cercare di ridurre ulteriormente le emissioni in tutti i settori economici, come industria, trasporti, riscaldamento domestico e agricoltura. Per quanto riguarda quest'ultima, dobbiamo diminuire l'uso di ammoniaca e di nitrati nei fertilizzanti, per contenere l'inquinamento atmosferico e delle acque.

È ormai tempo che in tutta l'Unione europea vengano rispettate le norme di qualità dell'aria. Dobbiamo inoltre migliorare ancora più sensibilmente la qualità dell'aria esterna, avvicinandoci ai livelli raccomandati dall'OMS.

La situazione sembra estremamente grave. Ci sono buone notizie?

Sì: sappiamo che la politica "Aria pulita" funziona! Grazie agli sforzi congiunti dell'UE e delle amministrazioni nazionali, regionali e locali, negli ultimi decenni l'inquinamento atmosferico in Europa è diminuito. Anche le emissioni di inquinanti si sono ridotte in maniera significativa, perfino durante un periodo di costante e forte crescita economica. Abbiamo intrapreso il percorso giusto, ma abbiamo ancora della strada da fare. Il nostro scopo è dimezzare le emissioni inquinanti entro il 2030 con gli impegni nazionali di riduzione sanciti dal diritto dell'Unione e perciò diminuire gli effetti sulla salute della metà rispetto al 2005.

Per raggiungere questo obiettivo è necessario agire ora. Gli Stati membri devono adottare programmi ambiziosi e dare loro completa attuazione, e la comunità medica deve fornire il massimo supporto e impegno.

Forum per il Diritto alla salute

                                                         FIRENZE, sabato 16 febbraio 2019

Consiglio Regionale, via Cavour 18

 

ore 9,30-13.30

REGIONALISMO DIFFERENZIATO.

COLPO FINALE AL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE

convegno nazionale

Il regionalismo differenziato è arrivato al traguardo con il governo Conte ma è una pratica istruita dal governo Gentiloni, che, pochi giorni prima delle elezioni del 4 marzo, ha sottoscritto una preintesa con ognuna delle tre regioni. La devoluzione alle regioni riguarda le 23 materie previste dal terzo comma dell’art. 117, tra cui: politiche del lavoro, istruzione, salute, tutela dell’ambiente, rapporti internazionali e con l’Unione Europea. La più potente criticità di questa fase della storia del nostro paese è l’aumento delle diseguaglianze. Stanno minando alla base il bene salute. Universalismo e globalità del SSN sono a rischio. Il problema non è di fare il conto delle risorse tra lo stato e la singola regione, ma di quanto il trasferimento ‘in più’ ad alcune regioni incida sul trasferimento che deve essere assicurato a tutte le altre del nostro paese. Se questa riforma va avanti nei termini in cui è stata annunciata, senza un intervento del parlamento e una discussione in tutto il paese, creerà problemi gravi al sistema dell’istruzione e soprattutto al servizio sanitario nazionale. L’autonomia differenziata si sostanzierà nel trattenimento delle proprie risorse da parte dei territori più ricchi. Dobbiamo batterci contro questa ‘secessione dei ricchi’.

 

ore 14.30 – 16.30

Assemblea del Forum Diritto alla Salute

FONTE SALUTEINTERNAZIONALE

Inserito da  on 30 Gennaio 2019 – 09:44Un commento

Giacomo Galletti 

The Lancet denuncia la rottura del contratto sociale post-bellico, di cui l’NHS è (era?) il riferimento più riconoscibile; denuncia lo smantellamento dei servizi pubblici; denuncia il mutamento degli stessi valori costitutivi della società britannica, interpretando le azioni politiche come pericolose addirittura per l’identità sociale e culturale nazionale. Denuncia il tradimento delle idee liberali di Beveridge! Il problema non è più economico (sostenibilità del Welfare), è identitario, e si risolve attraverso la strenua ed insistita difesa dei valori e dei principi costitutivi del tessuto sociale Britannico da un’aggressione costante da parte della volontà politica.


Attacco a White Hall” potrebbe suonare come il titolo di un ennesimo “action movie” dove il protagonista è il classico eroe complessato a causa di un qualche tipo di stress post traumatico e che si riscatta salvando la nazione dalla minaccia di un qualche terrorista eccentrico. Qui, il canovaccio in salsa British è però diverso: i cattivi stanno dentro i palazzi dell’amministrazione di governo Britannico (indicata genericamente come, appunto, White Hall) e i buoni sono quelli che bombardano i policy maker a suon di articoli su rinomate riviste scientifiche. ...continua a leggere "La povertà come scelta politica (succede in Inghilterra, ma non solo)"

Sul regionalismo differenziato serve una mediazione intelligente ma serve anche qualcuno in grado di proporla. Il governo, quindi il presidente del consiglio dei ministri Conte, prenda in mano la questione perché se essa ci sfugge di mano sono dolori per tutti

 

 

24 GEN - Relativamente alle dichiarazioni fatte ieri dal ministro Grillo sul regionalismo differenziato (QS 23 gennaio 2019) rispondo: no, caro ministro Grillo tra “il rischio di una giungla normativa” e quello di “non erogare i servizi” ci dovrebbe essere un ministro della Salute capace di fare il suo mestiere con intelligenza, con onestà intellettuale, con spirito riformatore e soprattutto con coerenza nei confronti del mandato politico che ha ricevuto dai propri elettori, nell’interesse primario del suo governo e del suo paese.

Lei come ministro dovrebbe, prima di ogni cosa fare il suo dovere quindi proporci politiche adeguate per evitare sia la giungla normativa che la non erogazione dei servizi.

Se non è il governo a farlo mi dica ministro, chi dovrebbe farlo?

Che senso ha far fare alle regioni quello che dovrebbe fare lei come governo ma che non fa?

La mia impressione è che lei:
- non abbia ancora capito che il regionalismo differenziato è la modifica del riparto costituzionale delle competenze in materia di salute tra Stato e regioni cioè è la rinuncia da parte dello Stato centrale quindi del governo di potestà legislative, senza le quali questo sistema smette di essere universalistico

- non abbia ancora capito che l’autonomia differenziata consente l'attribuzione alle regioni di competenze statali relative ai principi fondamentali in materia di salute e ricerca scientifica e che grazie a questa attribuzione il SSN non ci sarà più

Lei ministro Grillo sta avallando la fine del SSN. Se ne rende conto o no?

Un ministro che non ci ha detto subito la verità
Lei ministro ci ha fatto credere, in questi mesi, di essere contraria al regionalismo differenziato, quando risulta dalle sue stesse dichiarazioni che lei, senza nessun mandato politico da parte del suo movimento, quindi senza nessuna condivisione, è sempre stata favorevole a questa sciagurata contro riforma.

“Concordiamo assolutamente con questa direzione e sarà quella che cercheremo di seguire in questi anni di mandato governativo”. E’ quanto ha dichiarato 6 mesi fa in occasione di una visita alla regione Toscana. (QS 31 luglio 2018).

Mi chiedo chi l’ha autorizzata del Movimento a distruggere il SSN? Dove è scritto che il Movimento 5 stelle propone di distruggere il SSN? Si rende conto o no dell’enormità di quello che sta facendo?

Non un solo elettore M5S l’ha votata idealmente come ministro della Salute per mandare in malora l’attuale sistema sanitario pubblico. Il suo Movimento è stato votato da milioni di cittadini per difendere un patrimonio quello del SSN, senza il quale l’applicazione universale del diritto costituzionale non sarebbe possibile. Lei come M5S sta facendo quello che neanche il PD ha osato fare. Ridiscutere la natura nazionale e universale del sistema.

Ora ci viene a dire che “ho letto le richieste di autonomia e sono legittime e dobbiamo dare alle regioni che lo vogliono la possibilità di usare i propri strumenti per erogare i servizi”. Ma scherza?

Nel dare via libera al regionalismo differenziato chiesto da tre regioni su 21, non solo lei sta tradendo il suo mandato politico, quindi milioni di cittadini, ma sta mettendo nei guai il proprio governo perché in nessun modo, lei, come ministro della Salute, ne sta garantendo l’autorevolezza e la credibilità. Il suo dovere non è calare le brache perché non sa dove andare a parare, ma è mettere in campo soluzioni equilibrate a garanzia prima di tutto del governo del paese.

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FONTE SALUTEINTERNAZIONALE.INFO
Autore: Enrico Materia

Nei paesi dove più ampie sono le diseguaglianze di reddito, l’ansia sociale, legata al timore che le persone hanno di essere valutate per la propria posizione economica, lavorativa e sociale, risulta essere più elevata. Ne deriva un ventaglio di possibili effetti psicologici quali bassa stima di sé, insicurezza e depressione, ma anche l’“aumento dell’io” e il narcisismo come risposta all’ansia valutativa. Non solo: tanto maggiore è l’ansia derivante dal proprio stato sociale, tanto maggiore la ritrosia a interagire con altre persone e a partecipare alla vita associativa; più ampie le distanze sociali, più grande la diffidenza e il timore degli altri. Numerosi studi mostrano infatti che la fiducia civica e la propensione delle persone a essere coinvolte in associazioni civiche e di volontariato siano più deboli nei paesi con distribuzione delle risorse molto diseguale.


Le società dove le differenze di reddito tra ricchi e poveri sono più ampie patiscono un peggior funzionamento della vita sociale e dello stato di salute. Sono in breve le conclusioni di “The Spirit Level”, un libro degli epidemiologi britannici Richard Wilkinson e Kate Pickett, pubblicato nel 2009 e tradotto in più di venti lingue, che metteva in luce come gli effetti negativi delle diseguaglianze non riguardano solo le fasce più povere della popolazione ma agiscono sull’intera collettività (vedi Perché le società egualitarie stanno meglio )[1].

Diseguaglianze nella mente

Nel nuovo libro “The Inner level” pubblicato nel 2018, gli stessi Autori, sulla scorta di ricerche in diversi campi disciplinari, spiegano come le diseguaglianze “entrino nella nostra mente” e si ripercuotano sulla salute mentale fino a condizionare le relazioni interpersonali[2].

Nel mondo di oggi “fragile e frammentato”, la salute mentale è considerata un bene comune globale sempre più a rischio, i disturbi depressivi rappresentano la terza principale causa di anni vissuti con disabilità e quasi un milione di persone muoiono ogni anno per suicidio[3]. La salute mentale è stata inclusa tra gli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile con i disturbi mentali associati alle malattie croniche non trasmissibili sia perché la frequenza di tutte queste condizioni dipende da un gradiente sociale sia perché richiedono approcci integrati a livello assistenziale.

Sta inoltre diventando sempre più chiaro come i determinanti sociali (tra cui le diseguaglianze di reddito) e i fattori biologici interagiscano a livello individuale con i processi del neuro-sviluppo, soprattutto durante i periodi prenatale e postnatale, nel determinismo dei disturbi mentali[4].

Come documentato da Wilkinson e Pickett, al di là degli effetti materiali della povertà, nei paesi dove più ampie sono le diseguaglianze di reddito, l’ansia sociale, legata al timore che le persone hanno di essere valutate per la propria posizione economica, lavorativa e sociale, risulta essere più elevata[5]. Ne deriva un ventaglio di possibili effetti psicologici quali bassa stima di sé, insicurezza e depressione, ma anche l’“aumento dell’io” e il narcisismo come risposta all’ansia valutativa. Gli Autori mettono in relazione queste risposte emozionali con l’associazione esistente tra diseguaglianze di reddito e disturbi mentali, confermata anche delle revisioni sistematiche della letteratura[6]. Vengono riportate correlazioni dirette, a livello ecologico, tra diseguaglianze di reddito e depressione, disturbi narcisistici, schizofrenia, ludopatia, e bullismo tra gli adolescenti[7-11].

L'ARTICOLO PROSEGUE ALLA FONTE SALUTEINTERNAZIONALE.INFO 

Riproduciamo dal sito della Organizzazione Mondiale della Sanità questo documento che azzera molte credenze e percezioni sbagliate tra i cittadini  rispetto ai rischi di malattie di cui sarebbero portatori migranti e rifugiati. Questi dati dovrebbero essere a conoscenza delle autorità del governo italiano che stanno legiferando in direzione contraria a quanto prescrive l'Organizzazione Mondiale della Sanità. Il decreto sicurezza voluto dal ministro degli interni Salvini invece di rafforzare le difese  della salute dei migranti e dei rifugiati, con la chiusura degli SPRAR ove si opera con progetti d'integrazione, li butta per la strada. Non ci sono altre parole per definire le politiche dissennate  di questo governo e in fattispecie del ministro degli interni. editor


 FONTE WHO 

[ PER LA TRADUZIONE DALL'INGLESE ALL'ITALIANO ABBIAMO USATO GOOGLE TRANSLATOR...]

Copenhagen, Ginevra, 21 gennaio 2019

È probabile che migranti e rifugiati abbiano una buona salute generale, ma possono essere esposti al rischio di ammalarsi durante il periodo di transizione o durante il soggiorno nei paesi di accoglienza a causa di cattive condizioni di vita o di adeguamenti nel loro stile di vita. Questa è la principale conclusione del primo "Rapporto sulla salute dei rifugiati e dei migranti nella regione europea dell'OMS", pubblicato oggi dall'Ufficio regionale per l'Europa dell'OMS.

"Oggi i sistemi politici e sociali stanno lottando per raccogliere la sfida di rispondere agli sfollati e alle migrazioni in modo umano e positivo. Questo rapporto è il primo del suo genere e fornisce un'istantanea della salute dei rifugiati e dei migranti nella regione europea dell'OMS, in un momento in cui il fenomeno migratorio si sta espandendo in tutto il mondo ", afferma il dott. Zsuzsanna Jakab, direttore regionale dell'OMS per Europa.

Il rapporto riassume le ultime prove disponibili sulla salute dei rifugiati e dei migranti nella regione europea dell'OMS - da una revisione di oltre 13 000 documenti - e i paesi in progresso hanno fatto per promuovere la loro salute. È stato sviluppato in collaborazione con l'Istituto Nazionale per la Salute, la Migrazione e la Povertà (INMP).

Vulnerabilità a malattie non trasmissibili e trasmissibili

Rifugiati e migranti sembrano essere meno colpiti delle loro popolazioni ospitanti da molte malattie non trasmissibili all'arrivo; tuttavia, se si trovano in condizioni di povertà, la durata della loro permanenza nei paesi di accoglienza aumenta il rischio di malattie cardiovascolari, ictus o cancro. Poiché i migranti e i rifugiati rischiano di cambiare stile di vita per dedicarsi a meno attività fisica e consumare meno cibo sano, sono anche più inclini a fattori di rischio per malattie croniche.

I processi di spostamento possono rendere i rifugiati e i migranti più vulnerabili alle malattie infettive. Tuttavia, la relazione sottolinea che, ad esempio, la proporzione di rifugiati e migranti tra i casi di tubercolosi (TB) di un paese ospitante varia ampiamente a seconda della prevalenza della tubercolosi nella popolazione ospite; e che una percentuale significativa di migranti e rifugiati che sono sieropositivi hanno acquisito l'infezione dopo il loro arrivo in Europa. Nonostante l'opinione diffusa al contrario, esiste un rischio molto basso di rifugiati e migranti che trasmettano malattie trasmissibili alla popolazione ospitante.

"Il nuovo rapporto fornisce informazioni su ciò che deve essere fatto per soddisfare i bisogni di salute di migranti e rifugiati e della popolazione ospitante. Poiché i migranti e i rifugiati diventano più vulnerabili della popolazione ospitante al rischio di sviluppare malattie non trasmissibili e trasmissibili, è necessario che ricevano un accesso tempestivo a servizi sanitari di qualità, come tutti gli altri. Questo è il modo migliore per salvare vite umane e ridurre i costi di trattamento, oltre a proteggere la salute dei cittadini residenti ", sottolinea il dott. Jakab. [ la sottolineatura è nostra.editor ] ...continua a leggere "Migranti e rifugiati a più alto rischio di sviluppare problemi di salute rispetto alle popolazioni ospitanti, lo rivela la prima relazione dell’OMS sulla salute degli sfollati in Europa"

 

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Inglese 

2018, xii + 99 pagine
ISBN 978 92 890 5384 6
Questa pubblicazione è disponibile solo online.

Quasi una persona su 10 nella regione europea dell'OMS è attualmente un migrante internazionale. Trovare lavoro è una delle ragioni principali per cui le persone migrano a livello internazionale, anche se la violenza, i conflitti, i disastri naturali e le violazioni dei diritti umani sono anche dei contributi. Le migrazioni e gli sfollamenti sono fattori sociali determinanti per la salute che influiscono sulla salute di rifugiati e migranti. L'Ufficio regionale per l'Europa dell'OMS ha assunto un ruolo guida nell'assistere gli Stati membri nella promozione della salute dei rifugiati e dei migranti e nell'affrontare gli aspetti sanitari della loro salute. L'ufficio regionale ha istituito il programma Migrazione e salute appositamente per questo scopo. Ottenere una visione generale dello stato di salute dei rifugiati e dei migranti e la risposta del sistema sanitario è fondamentale per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile e assicurare una copertura sanitaria universale,

Questo rapporto, il primo del suo genere, crea una base di prove con l'obiettivo di catalizzare i progressi verso lo sviluppo e la promozione di sistemi sanitari sensibili ai migranti nei 53 Stati membri della Regione europea dell'OMS e oltre. Questo rapporto cerca di illuminare le cause, le conseguenze e le risposte ai bisogni di salute e alle sfide affrontate dai rifugiati e dai migranti nella regione, fornendo anche un'istantanea dei progressi compiuti in tutta la regione. Inoltre, il rapporto cerca di identificare lacune che richiedono ulteriori azioni attraverso la collaborazione, per migliorare la raccolta e la disponibilità di dati di alta qualità e per stimolare iniziative politiche. La relazione rappresenta un impulso tanto necessario per gli Stati membri e le altre parti interessate per garantire un'assistenza sanitaria di alta qualità per tutti.

FONTE  SALUTEINTERNAZIONALE

Autore: Pier Luigi Lopalco

La situazione demografica italiana è preoccupante e complessa e non può essere gestita a botta di slogan demagogici. Saremo capaci di invertire il processo di contrazione della popolazione? Se ciò non avvenisse, volenti o nolenti, una seria politica immigratoria sarà necessaria. Altro che invasione. Perché un Paese in decrescita demografica è un Paese che si avvita in una spirale di crisi economica inevitabile.


Se c’è una cosa che davvero mi preoccupa è che i problemi demografici siano fondamentalmente scomparsi dal dibattito politico. O meglio, quando si parla di popolazioni, ci si riferisce solo al fatto che piccoli gruppi di disperati rischiano la pelle attraversando il Mediterraneo in un fantomatico tentativo di invasione dell’Europa. Se – e sottolineo “se” – a dipingere la situazione fossero le campane della demagogia, il quadro sarebbe quello di una Italia sempre più affollata e, ahimè, inesorabilmente multietnica.

Ma cosa ci dicono i numeri? Non essendo un demografo, farò riferimento ad uno strumento estremamente semplice per poter ragionare sulla situazione demografica del nostro Paese: la piramide dell’età. Si tratta di un grafico che disegna la distribuzione della popolazione residente per fasce di età e sesso. Uno strumento che, per quanto semplice, ci offre degli spunti tanto interessanti quanto inquietanti.

L'ARTICOLO PROSEGUE ALLA FONTE >>> SALUTEINTERNAZIONALE