Vai al contenuto

Dal sito della C.I.I.P riprendiamo questo articolo che segnala quali siano i problemi strutturali per rendere le aule scolastiche per davvero sicure anche per quanto attiene i ricambi di aria pulita in epoca di Covid-19. 

Pubblichiamo un comunicato di AiCARR-AIAS-CNI che giustamente richiama il tema della qualità dell'aria nelle scuole, uno dei tanti temi relativi alla salute e sicurezza di studenti e lavoratori scolastici, particolarmente importante in epoca di COVID 19 ma quasi dimenticato.

Le associazioni firmatarie sottolineano l'importanza della ventilazione meccanica per favorire un buon apporto di aria esterna, suggerendo la necessità di investimenti.

Il tema della salute e sicurezza nelle scuole, nei suoi diversi aspetti (sicurezza strutturale, misure antincendio, antisismiche, ergonomia degli arredi, qualità dell’aria, gestione della salute, ....) deve essere al centro di un vero e proprio piano nazionale, a nostro avviso non più rinviabile.

Oltre alla dovute risorse, occorre fornire criteri di riprogettazione, edile ed impiantistica, degli edifici scolastici, ma anche conoscenze in tema di salute e sicurezza delle collettività a chi è responsabile della gestione delle scuole, anche in situazioni emergenziali.

Nel frattempo le linee guida ministeriali dovrebbero fornire indicazioni per affrontare il tema della qualità dell’aria nell’attuale situazione emergenziale, vagliando tutte le possibili soluzioni, tecniche, organizzative, procedurali, attualmente applicabili per garantire il ricambio dell’aria, compresa, laddove possibile, l’incentivazione della didattica all’aperto, promossa in passato nelle scuole più avanzate per combattere la TBC, oltre che per motivi pedagogici.

Autore: Gavino Maciocco

Fonte Saluteinternazionale.info  che ringraziamo

La risposta globale alla pandemia di Covid-19 si è rivelata uno dei più grandi fallimenti politici e scientifici della nostra storia recente. Il libro di Richard Horton:

  • Richard Horton. Covid-19. La catastrofe. Prefazione di Giuseppe Ippolito. Roma: Il Pensiero Scientifico Editore, 2020.

Richard Horton, direttore di The Lancet, col suo libro scritto durante il lockdown[1], ci consegna un appassionante racconto sulla pandemia: una spaventosa crisi globale, crisi politica e etica, prima ancora che sanitaria.

Il racconto si articola in due parti, come suggerisce il sottotitolo: a) quali le cause della crisi, ovvero “cosa non ha funzionato” e b) quali le soluzioni, ovvero “come evitare che si ripeta”.

Cosa non ha funzionato.

Le prime cose che non hanno funzionato sono avvenute in Cina, dove la pandemia ha preso origine.  I ritardi nella comunicazione dei casi all’OMS, la reticenza delle autorità politiche di Wuhan, i provvedimenti disciplinari nei confronti dei medici che all’inizio denunciavano il ritorno della Sars, il ritardo nell’attuazione del lockdown a Wuhan e nella provincia di Hubei (quando ormai 5 milioni di persone si erano mosse per tutta la Cina e all’estero per festeggiare il capodanno). Il governo cinese dovrà dare delle spiegazioni su tutto ciò, tuttavia – scrive l’autore – “i ricercatori e gli operatori sanitari cinesi meritano la nostra gratitudine” per l’enorme mole di lavoro che hanno svolto, per la qualità e la condivisione delle loro importanti ricerche, per essere riusciti a contenere l’epidemia – con un numero limitato di casi e di vittime – in un paese densamente popolato, con oltre un miliardo e 300 milioni di abitanti.

Horton assolve l’operato dell’OMS (una “creatura imperfetta”) e ha parole di sincera simpatia per i suo Direttore generale, l’etiope Tedros  Ghebreyesus, a cui rivolge un unico appunto: quando l’OMS il 22 gennaio dichiarò il massimo allarme per la diffusione del nuovo virus (Public Health Emergency International Concern – PHEIC), Tedros avrebbe dovuto immediatamente convocare l’assemblea di tutti gli Stati membri.

L’impreparazione di fronte alla pandemia è stato l’errore fatale e imperdonabile. Imperdonabile perché negli ultimi 20 anni c’erano stati nel mondo forti segnali dell’emergere di gravi malattie infettive a carattere epidemico: Sars (2002-3) aveva dimostrato con quale rapidità un coronavirus riusciva a superare i confini nazionali; Ebola (2013) si era diffuso in Africa occidentale; MERS (2012-15), altro coronavirus diffuso in Medio Oriente; Zika (2015), virus trasmesso dalle punture di zanzara diffuso in diversi paesi dell’America Latina. In più di un’occasione l’OMS aveva invitato i paesi membri a prepararsi di fronte a una probabile, distruttiva pandemia. Appelli caduti nel vuoto, per vari motivi.

  1. Di fronte a minacce globali sarebbero necessarie risposte globali. Di fronte a virus che non conoscono i confini degli Stati, lo stesso concetto di Stato nei confronti di un’epidemia avrebbe dovuto essere superato a favore di un’entità sovranazionale, l’OMS per l’appunto. Ma così non è stato. La globalizzazione ha ridotto il potere degli Stati (a favore del mercato), ma ha anche fortemente indebolito le organizzazioni multilaterali, come le Nazioni Unite, l’Unesco o l’OMS, quelle cioè che hanno un ruolo fondamentale nella difesa dei beni comuni – la pace, la cultura, la salute.
  2. I governanti hanno sottovalutato il pericolo e si sono trovati impreparati. Tutti, tranne qualche eccezione: Taiwan, Singapore, Corea del Sud, Nuova Zelanda e per certi versi la Germania.  Tutti, in particolare i leader “sovranisti”: Donald Trump in America, Boris Johnson in UK, Jair Bolsonaro in Brasile, Nerendra Modi in India. Horton dedica vari passi del libro al Presidente degli Stati Uniti. Considera del tutto ingiusti i suoi attacchi alla Cina e un crimine contro l’umanità la sua decisione di tagliare i contributi all’OMS. Gli dedica inoltre alcune sferzanti osservazioni del tipo: “Rifiutiamo la dottrina del globalismo e abbracciamo quella del patriottismo”, ha dichiarato il presidente Trump nel suo intervento all’Assemblea generale delle Nazioni unite nel 2018. E ancora nel 2019: “Il futuro non appartiene ai globalisti, il futuro appartiene ai patrioti”. Ma questa restrittiva definizione di patriottismo non tiene
    in considerazione una dura realtà: i virus non hanno nazionalità”.
  3. In molti paesi l’incapacità di organizzare una adeguata vigilanza sulle epidemie è stata causata dal decennio di austerità, seguito alla crisi finanziaria del 2007-8. Le politiche di austerità ridussero drasticamente la spesa pubblica e il settore sanitario risultò tra i più colpiti dalla crisi.

Le cose sono andate storte soprattutto a casa dell’Autore, nel Regno Unito, a causa delle scelte ritenute scellerate del governo, con cui Horton entra in diretta polemica, anche attraverso le colonne della sua rivista.  “Non eravamo pronti” ammette Ian Boyd, uno dei principali consulenti scientifici del governo, in un articolo del marzo 2020, e aggiunge candidamente:“Abbiamo capito cosa sarebbe stato utile, ma non abbiamo messo in pratica tutte le lezioni imparate”. Boyd allude all’operazione “Cygnus”, la simulazione dello scenario  di un’influenza pandemica avvenuta nell’ottobre 2016. La conclusione fu che il livello di preparedness della nazione era del tutto insufficiente ad affrontare le “domande estreme di una grave epidemia”. Ma negli anni seguenti non venne fatto nulla per rimediare.

Horton è spietato nell’elencare tutti gli errori e le omissioni del governo Johnson, la prima e più clamorosa quella di optare inizialmente per la strategia dell’immunità di gregge. Fu Graham Medley, principale advisor scientifico del governo a illustrarla: “Bisogna incoraggiare l’epidemia controllata di un largo numero di popolazione al fine di generare l’immunità di gregge”. L’ordine di grandezza di tale immunità doveva raggiungere il 60% della popolazione. L’Imperial College di Londra fece subito le stime dell’impatto di questa strategia: con una mortalità dell’1% del 60% di una popolazione di 66 milioni di abitanti l’applicazione di quella strategia avrebbe provocato 400 mila morti e travolto con i malati gravi il NHS. Subito dopo, come se nulla fosse, il governo fece retromarcia.

Al pari di molti altri governi, quello inglese è stato sopraffatto la pandemia. Non è stato in grado di mettere in campo le risorse necessarie per eseguire la necessaria quantità di tamponi, per tracciare i contatti e isolare i malati; non è stato in grado di fornire le necessarie protezioni al personale sanitario che lavorava nelle prime linee esponendolo a gravissimi, spesso mortali, rischi; non è riuscito a proteggere le persone più fragili, in particolare quelle che vivevano nelle residenze per anziani.  Nonostante la catastrofe in atto, quando il ministro tutti i giorni si presentava in conferenza stampa a fare il conto dei casi e dei morti, aveva al suo fianco consulenti scientifici che tacevano e annuivano.  “Ricercatori e politici – afferma Horton – hanno infatti agito in combutta per proteggere il Governo e per illudere
gli altri Paesi che il Regno Unito fosse un ‘esempio internazionale’ da imitare, facendo credere di essere in grado di prendere le decisioni
giuste al momento giusto e su basi scientifiche”.  A causa del crollo di credibilità degli scienziati che facevano parte della commissione di esperti nominata dal governo – Scientific Advisory Group for Emergencies (SAGE) – si auto-costituì una commissione alternativa, una SAGE indipendente, presieduta da Sir David King, professore emerito all’Università di Cambridge.  Commissione che non ha risparmiato critiche alla gestione della Covid-19, facendo tra l’altro notare come – nell’indifferenza del governo – la pandemia avesse fatto esplodere e dilatare le già profonde diseguaglianze economiche e razziali all’interno del paese.

Come evitare che si ripeta

L’ultimo capitolo del libro di Horton – 130 pagine che si leggono tutte d’un fiato – s’intitola “Verso la prossima pandemia”. “I disastri – scrive l’autore, riportando un’affermazione di Slavoj Žižek, filosofo sloveno – possono diventare catalizzatori di cambiamenti sociali e politici significativi e sorprendenti. Ecco cosa devono fare le società se vogliono prevenire le pericolose conseguenze della prossima pandemia.”

Cambiamenti riassunti in un elenco di cinque punti:

  • Covid-19 cambierà le società
  • Covid-19 cambierà i governi
  • Covid-19 cambierà le persone
  • Covid-19 cambierà la medicina
  • Covid-19 cambierà la scienza.

Tutti dovranno capire che la pandemia è una crisi politica e non semplicemente una crisi sanitaria. E dovranno capire anche che la salute non è una questione casalinga, ma un fondamentale problema di politica estera, per la sicurezza globale e la sicurezza nazionale. Tutti dovranno collaborare perché tutte le nazioni facciano significativi progressi verso la copertura sanitaria universale, perché la sicurezza della salute individuale è indispensabile per la sicurezza della salute globale. Dovrà essere rafforzato il ruolo dello Stato nell’organizzazione sanitaria, come nell’economia, per garantire la lotta alle diseguaglianze. Nel 2013 Boris Johnson, allora sindaco di Londra, affermò che la diseguaglianza era essenziale per il successo della società e che lo spirito dell’invidia sociale era un ottimo stimolo per l’attività economica. Queste idee – osserva Horton – non sono più accettabili. I governi devono contrastare le diseguaglianze in ogni atto politico.

Il capitalismo  – scrive l’autore  – ha molti pregi. Ma la sua forma più estrema venuta a galla negli ultimi quarant’anni ha indebolito qualcosa di essenziale nel tessuto sociale delle nostre società. Queste debolezze hanno contribuito a creare il tragico bilancio di morti. Dopo la Covid-19, non è più accettabile considerare le persone come mezzi piuttosto che come obiettivi. Una volta che ci saremo ripresi da questa pandemia, troveremo un momento per ridefinire insieme i nostri valori e i nostri obiettivi?”.

Bibliografia

  • Richard Horton. Covid-19. La catastrofe. Prefazione di Giuseppe Ippolito. Roma: Il Pensiero Scientifico Editore, 2020.

FONTE LAVOROESALUTE.ORG

In questo numero

Perchè votare NO al referendum
4- editoriale. Non solo covid, c’è anche questa politica
6- Referendum: le ragioni del NO
SANITA’
8- Aziendalizzazione e privatizzazione, come invertire la rotta
19- “ Racconto il mio inferno covid di medico in Valsusa”
20- Prevennzione o morte dei sistemi sanitari pubblici
22- Pandemia in Emilia e Romagna. Raccontare marzo
22- Come aderire a Medicina Democratica Onlus
23- Sanità pubblica in ritirata? Operatori delusi e malati in attesa
24- Contratti sanità: quanto abbiamo perso in 20 anni

SICUREZZA E LAVORO
25- Eliminare le molestie e la violenza sul lavoro?
26- Vademecum sicurezza sul lavoro
25- I rischi sul lavoro garantiti da una clausola non scritta
26- In 253 giorni oltre 770 i crimini sul lavoro
27- Racconti nell’insicurezza sul lavoro
28- Vaccini e lavoratori. Intervista a Marco Caldiroli
30- Per abbattere i pregiudizi sui lavoratori con disabilità
32- Bonomi: un uomo con gli stivali
32- L’economia va male perché crollano i consumi, e i redditi!
34- Dicono che il lavoro c'è, se non lo trovi è solo colpa tua
37- Le puntate della tragedia italiana

...continua a leggere "E’ disponibile online il periodico Lavoro Salute n° 8 settembre 2020"

Le agenzie di collocamento operano al centro di quasi tutte le professioni chiave dei lavoratori, impiegando circa un milione di lavoratori nel Regno Unito . È stata a lungo un'industria piena di sfruttamento, comprese le truffe di reclutamento, il mancato pagamento e persino la schiavitù moderna.

Ma secondo SAFERjobs, un ente di beneficenza che aiuta i lavoratori dell'economia flessibile, il picco della disoccupazione causato dalla pandemia COVID-19 viene capitalizzato dai criminali. L'ente di beneficenza ha registrato un aumento del 66% dei reclami su truffe e sfruttamento da parte delle agenzie di collocamento da quando il Regno Unito è entrato in blocco.

Rachel Keane, 25 anni, è diventata disoccupata all'inizio del blocco dopo che un'offerta di lavoro è stata ritirata. Ha subito caricato il suo CV online e si è candidata a oltre 50 ruoli, dal portiere di cucina all'addetto alle pulizie e al negozio.

.

...continua a leggere "GB.Rivelato come le agenzie di collocamento disoneste stanno sfruttando la crisi COVID"

Covid-19_ gli effetti della pandemia, dell’isolamento sociale e del lockdown sulla salute mentale degli italiani from Edra on Vimeo.

 

Intervengono
Ernesto Caffo, Professore Ordinario di Neuropsichiatria Infantile - Università di Modena e Reggio Emilia, Presidente di Telefono Azzurro
Padre Alberto Carrara, Direttore Gruppo di Neurobioetica - Università Europea di Roma
Andrea Fagiolini, Professore Ordinario di Psichiatria - Università degli Studi di Siena
Ranieri Guerra, Assistant Director-General for Strategic Initiatives OMS
Armando Piccinni, Presidente Fondazione BRF, Professore Straordinario Unicamillus Roma
Alberto Siracusano, Direttore U.O.C. Psichiatria e Psicologia Clinica - Fondazione Policlinico Tor Vergata
Enrico Zanalda, Presidente Società italiana Psichiatria

Coordina
Beatrice Lorenzin, Deputata, già Ministro della Salute e coordinatrice Health&Science Bridge

Fonte Epicentro.Iss.it

Ultimi aggiornamenti

3/9/2020 - Le nuove sfide nella gestione del COVID-19: l’esperienza dei Servizi di prevenzione 

In questa fase di convivenza con il COVID-19, la comunità rappresenta il luogo dove si “gioca” il controllo dell’epidemia ma dove, allo stesso tempo, si possono trovare nuove opportunità per interventi di prevenzione e promozione della salute. Questa affermazione è confermata dall’esperienza sul campo dei professionisti che nella fase di emergenza sono stati impegnati nei Dipartimenti di Prevenzione delle strutture territoriali dei Servizi sanitari regionali, gli stessi Dipartimenti che, nella fase successiva al lockdown, sono stati riconosciuti come elemento chiave nel controllo della pandemia. I ricercatori ISS hanno raccolto le riflessioni di alcuni professionisti che lavorano nei Dipartimenti di Prevenzione di Regioni diverse e che svolgono attività differenziate in base alle loro specifiche professionalità. Leggi l’approfondimento a cura di Barbara De Mei, Chiara Cattaneo, Ilaria Lega, Letizia Sampaolo, Monica Valli (Centro Nazionale per la Prevenzione delle malattie e la Promozione della Salute, CNAPPS - ISS).

Fonte :  mente politica
Francesco Domenico Capizzi * - 26.08.2020

Assistenza sanitaria

 

 

 

Raccontava Clemente Riva, vescovo ausiliario di Roma, segretario della Conferenza Episcopale Italiana e fervente studioso di Rosmini, sul finire degli anni ‘80 a Bologna nel Convegno di Amnesty International sulla tortura nel Mondo, Italia compresa, che interrogato su “cosa avrebbe posto al centro della città ideale”, ospite quale era di un’assise romana di Architettura, “una basilica, un teatro, una fontana?” rispose “niente di tutto questo, al centro metterei l’Uomo con i suoi bisogni!”. Risposta perentoria, forse inaspettata da parte di un alto prelato di altri tempi, il quale aggiunse, rivoltosi al sottoscritto con tono da confessionale, ma con microfono evidentemente aperto: “c’è da chiedersi se le Istituzioni, comprese le ecclesiastiche, siano organizzate davvero su questa centralità”. Un’idea assai minoritaria in tutte le specie di Istituzioni: destrutturarle per porre al centro l’Uomo, “non la persona umana, ma lui, quest’uomo, molto semplicemente” (S. Weil: La persona e il sacro, a cura di M. Sala, G. Gaeta, Adelphi 2012). Un proposito oggi perseguito in particolare e significativamente dal magistero di Francesco: “chi sono io per giudicare? ...la Chiesa non ha bisogno di tanti burocrati e funzionari, ma di missionari entusiasti … ”. (27.7.2013; 9.4.2018).

Se la domanda fosse oggi rivolta a medici e responsabili di Organizzazioni sanitarie, la risposta confermerebbe la centralità insita nel malato, non in “lui, quest’uomo, molto semplicemente”, ma “nel Diritto della persona all’assistenza sanitaria” come sancito da Costituzione e Carta dei Diritti fondamentali: sostanzialmente nella ricerca di soluzioni diagnostico-terapeutiche mentre, per quanto avanzate, queste non garantiscono verità scientifiche ma livelli di approssimazione senza potere evitare che le patologie neoplastiche, cronico-degenerative ed infettive assumano incalzanti caratteri pandemici con esiti spesso sconfortanti.

Nel Mondo in dieci anni i casi di tumori risultano aumentati del 42%: da 12,7 mln a 18,1 mln con relativi decessi passati da 7,6 mln a 9,6 mln che corrispondono a circa  il 50% dei tumori accertati, pressoché come negli ultimi 50 anni; in Europa, pur possedendo il continente soltanto il 9% della popolazione mondiale, di tumori se ne sono registrati il 23,4% con un quinto dei decessi di tutto il globo (ISTAT, AIRTUM, OMS 2019).  Da sottolineare che, come ormai è accertato e noto, la patologia neoplastica risulta in crescita costante in relazione alla diffusione di fattori ambientali nocivi e di stili di vita scorretti non contrastati da informazioni e misure adatte ad evitare la malattia (prevenzione primaria).

Non solo: in Europa i tumori in stadio avanzato risultano in significativa costante ascesa, tanto che negli ultimi 10 anni l’utilizzo di farmaci oncologici è quasi triplicato a partire dai 12,9 mld. In questo specifico aspetto l'Italia si trova al terzo posto, dopo Germania e Francia, con un andamento analogo ed una spesa che sfiora i 6 mld di euro per anno, in crescita costante.

Il problema che si pone per tutta l’Europa, stando a questi dati, a parte lo scarso e quasi inesistente impegno nella prevenzione primaria, risiede anche in inadeguati tassi di adesione agli screenings preventivi (prevenzione secondaria)ad esempio, la media europea di mammografia si attesta sul 60%, nel nostro Paese sul 55% (53.500 nuovi casi stimati in Italia nel 2019); itest per la ricerca del sangue occulto per la diagnosi precoce del cancro del colon-retto in Europa conta il 49.5% di adesioni, in Italia il 45.7% (49.000 casi nel 2019); soltanto il 41% delle donne europee, come le italiane, si sottopone al Pap-test per la diagnosi precoce del cancro della cervice uterina. Da notare che nel meridione italiano i test sono inesistenti oppure molto scarsamente frequentati.

 E’ ovvio che un maggior numero di tumori in fase avanzata comporti un relativo peggioramento della prognosi. Infatti, le probabilità di guarigione sono direttamente proporzionali alla precocità della diagnosi e al grado di crescita neoplastica. Ogni giorno, in Italia, vengono diagnosticati oltre 1.000 nuovi tumori di cui il 40-60% complessivi in stadio avanzato.

Quanto accennato vale per tutte le classi di malattie cronico-degenerative: è urgente potenziare la prevenzione primaria perché molte, troppe persone continuano ad ammalarsi ed a perire nonostante l’impegno del personale sanitario ed amministrativo, quasi dei prestanome che non agiscono in solitudine, che apprendono dalle esperienze altrui e qualcosa trasmettono ad altri contribuendo a formare cultura e tradizioni. La responsabilità dell’esito finale ricade sui protagonisti, ma chiama in causa tutta la Medicina e tutte le Istituzioni politiche rappresentative, la loro storia, le loro scelte culturali e dottrinarie, organizzative e pedagogiche che informano e permeano, spesso nel solco del conformismo, l’intera Società. Il medico non è che un esile segmento nell’Ospedale. Il cittadino-persona, più che destinatario di Diritti che richiedono forza per esigerli, non è che propriamente lui “ quest’uomo, molto semplicemente”.

 Già docente di Chirurgia generale nell’Università di Bologna  e direttore della Chirurgia generale degli Ospedali Bellaria e Maggiore di Bologna

Fonte Rivista Micron 

Autrice : IRENE SCIURPA

Il corpo dell’uomo è stato sempre considerato il corpo umano per eccellenza e la donna una sua variazione. Un pregiudizio, specialmente in ambito medico, ancora oggi duro a morire. Ma perché? E con quali conseguenze per la salute delle donne? Ne abbiamo parlato con gli esponenti di due importanti centri di ricerca a livello mondiale impegnati su questo fronte.

Per secoli, partendo da Aristotele, si è considerata la donna come una versione in scala ridotta, o peggio, mutilata, dell’uomo. Le ovaie sono state chiamate “testicoli femminili” fino al XVII secolo e stessa sorte è toccata anche all’utero, chiamato invece “scroto femminile”.

Il corpo dell’uomo è stato considerato il corpo umano per eccellenza e la donna una sua variazione e questo pregiudizio, specialmente in ambito medico, è duro a morire.

Uno studio del 2008 pubblicato su ScienceDaily mostra come negli atlanti medici, raccomandati da alcune prestigiose università europee canadesi e americane, su un totale di 16.329 immagini analizzate il corpo maschile, rispetto a quello femminile, veniva utilizzato tre volte più spesso quando si parlava di parti neutre (come un braccio o una gamba) prolungando questo male-bias anche nei medici di domani. Ancora oggi, se ci capita di sfogliare un libro di medicina possiamo notare che le cose non sono cambiate di molto, come ha sottolineato la giornalista del The Guardian Caroline Criado Perez dopo giornate passate nella sezione di medicina di una libreria a Londra.

...continua a leggere "Medicina di genere non è medicina delle donne."

Fonte : Sbilanciamoci

Autori 

La risposta italiana alla pandemia di SARS-CoV-2 è stata soprattutto la ricerca del “paziente zero”; il modello “centrato sui pazienti” e sul ruolo degli ospedali ha prevalso rispetto al modello “centrato sulla comunità”. Ora occorre rovesciare quest’approccio e investire sulla prevenzione.

Da quando, il 9 gennaio 2020, il Center for Disease Control cinese ha annunciato l’isolamento del nuovo coronavirus SARS-2 come fonte del cluster di polmoniti gravi nella città di Wuhan [1], tutto il Servizio sanitario italiano si è mobilitato in attesa del paziente zero. Il suo identikit era chiaro: un cinese, in arrivo via aerea direttamente da Pechino o Shangai. La strategia sembrava aver avuto successo: il 30 gennaio, ecco la coppia di cinesi, provenienti da Wuhan, ricoverati all’ospedale Spallanzani di Roma e positivi al SARS-CoV-2 (5 febbraio 2020), proprio come era stato previsto. L’immediata sospensione dei voli dalla Cina era stata vista come una efficiente reazione di sanità pubblica per bloccare il virus in arrivo.

Ma la realtà era diversa, e avremmo potuto prevederlo. Anche i nostri cugini francesi, dopo la Grande Guerra, avevano eretto la loro linea Maginot per difendersi dall’aggressività tedesca, lungo il confine con la Germania e con il Lussemburgo. Sappiamo come è andata a finire: le truppe del Reich hanno mandato truppe civetta davanti alla linea Maginot, ingannando le difese francesi, ma hanno fatto il giro dal Belgio, invadendo facilmente la Francia. ...continua a leggere "La sanità pubblica e la prevenzione dopo il Covid-19"

Nota di Editor.  Un noto  leader politico nel corso di un Convegno celebrato a Roma qualche giorno fa ha affermato: " La libertà di pensiero è un bene a rischio. I bollettini dei contagi sono terrorismo mediatico". Riteniamo per davvero che i cittadini meritino rispetto e abbiano diritto ad essere informati con dati reali e non con discorsi deliranti che negano la realtà e i problemi. Per questo, per tutto il mese di agosto e oltre continueremo a diffondere i dati delle curve epidemiche pubblicati dal Ministero della Salute e dall'Istituto Superiore di Sanità. Con buona pace del senatore Salvini e di chi la pensa come lui....

LA SCHEDA30 luglio 2020 - Aggiornamento casi Covid-19 Dati aggregati quotidiani Regioni/PPAA - Ministero della Salute - Istituto Superiore di Sanità

Download

.................................................................................

I dati Covid 19 su scala globale

WHO.Rapporti sulla situazione luglio 2020

Rapporto sulla situazione - 192
malattia di Coronavirus 2019 (COVID-19) 
30 luglio 202

----------------------------------------------------------------

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Photostreet  in Berlin - 2017 - foto gierre 
ll Senato berlinese, ha emanato il settimanale controllo dell'epidemia e ha registrato semaforo verde da tutti e tre gli indici utilizzati per valutarne la pericolosità (R=0,89, nuove infezioni, terapie intensive). In poche parole situazione è sotto controllo. Una certa preoccupazione inevitabile per i vacanzieri che rientrano dopo i bagordi delle ferie, per cui controllo in aereoporto (volontario ma se non lo fai vai in quarantena obbligatoria), aperture per le attività sportive, qualche limite per le riunioni e le feste e la rassicurazione dell'esperto dell'SPD relativamente ad una seconda ondata che, coraggiosamente, definisce normale in tutte le epidemie e non una evento eccezionale (vedi paesi asiatici). Si ribadiscono con una certa monotonia le regole di prevenzione.
Mi viene in mente che qui non è mai stato obbligatorio portare la mascherina all'aperto. A parte gli operatori sanitari e sociali, l'obbligo è stato imposto solo quando è stata autorizzata la ripresa delle attività. Imposizione e multe relative che hanno riguardato sia i lavoratori che i cittadini, che si trovano in luoghi chiusi. Per il resto, si è sempre potuto andare a spasso, con i bambini nei parchi aperti, in bicicletta, a correre e fare sport tutte le volte che si voleva, senza dover rendere conto a nessuno e senza mascherina, purchè distanziati e non affollati. Praticamente non esistono luoghi chiusi (trasporti, negozi, ristoranti, uffici, etc.) nei quali si possa stare vicini e senza mascherina allo stesso tempo e la regola funziona anche perchè c'è un controllo, gentile ma fermo. All'aperto è più facile violare le regole ovviamente, sia perchè ci sono ovunque i birichini che credono di saperne una più del diavolo, sia perchè si sprecano gli studi scientifici che rassicurano dicendo che non ci sono evidenze scientifiche che mostrino la utilità della mascherina in luoghi aperti.
Ho concluso il mio rapido memo con una osservazione banale: se per contenere l'epidemia fosse stato così importante ed esiziale l'uso della mascherina anche all'aperto, con poco meno di 4 milioni di cittadini che girano giornalmente nella città, non tutti sempre rispettosi delle regole e del principio di precauzione, in 5 mesi di „troppa libertà per il virus“ e anche con le scuole e asili aperti in gran parte, ci saremmo dovuti aspettare una ecatombe. Viceversa non è successo assolutamente nulla di problematico. Infatti.....semaforo verde decretato dalla pubblica autorità, di concerto con l'autorità scientifica..
Ciò mi permette di concordare con il Prof. Zangrillo che sostiene, in Italia, che distanziamento, igiene e mascherine al chiuso sono sufficienti per la prevenzione (siamo sempre alle ormai plurisecolari norme) e di fara finita con inutili allarmismi!!!
Credo infatti che proseguire col mantra del virus che circola ancora (dall'inizio della vicenda si sa che resterà in giro per anni, anche dopo il vaccino, se e quando mai si troverà), del restare vigili, dell'annuncio permanente della seconda ondata autunnale (ditecelo quando arriva, per favore!), ripetuto ad oltranza prima e dopo i pasti, continuando a scaricare sui cittadini il „peso“ della epidemia, sia oltre che estremamente inutile, anche fortemente dannoso.
Credo che il Governo e i media dovrebbero fare un lavoro ben più serio, che poi sarebbe il loro: il primo verificando se ciò che gli compete, ovvero organizzare il contenimento dei focolai di infezione, si sta facendo per benino (il Dott.Crisanti ne dubita e credo abbia ragione) e magari cominciare a buttare giù un piano di riorganizzazione del sistema sanitario, prima di dire quanto costa e di cominciare a litigare con le Regioni. Sui secondi non mi pronuncio perchè i mali di questo mondo sono notoriamente diagnosticati, gravi e alcuni difficilmente curabili.
Dimenticavo di precisare che il fatto che il Prof. Zangrillo sia il medico di Berlusconi è per me una ulteriore garanzia di qualità.
Mi interesso dei fatti italiani perché pago ancora le tasse in patria e ci ho lasciato tre quarti dei figli e il 100% dei nipoti, e la loro sorte mi preme.

 

 

Ministero dell'Istruzione. Adozione del Documento per la pianificazione delle attività scolastiche, educative e formative in tutte le Istituzioni del Sistema nazionale di Istruzione per l’anno scolastico 2020/2021

IL TESTO DEL DOCUMENTO

il riposo del mimo

Per le vie di Berlino - Photostreet - foto di gierre 

 

di Franco DiGiangirolamo 

Non c'è dubbio che i decessi (di o da) Covid sono un argomento che si tratta malvolentieri. Se mi soffermo è perchè le conclusioni della Commissione Regionale Lombarda sul caso Trivulzio, il frasario che ha imperversato sui social e le tesi del capo della AfD,partito di destra con non pochi deputati nel Bundestag, hanno provocato un cortocircuito nei miei pochi neuroni funzionanti, al punto che "se non mi sfogo in qualche modo, scoppio“.
L'affermazione della Commissione secondo la quale il coronavirus avrebbe accelerato per alcuni pazienti processi degenerativi già in stato avanzato, ancorchè basata su una verità incontestabile, la classificherei tra le scoperte inutili che, tuttavia, se vengono strombazzate con la delicatezza di un rinoceronte, alludono ad una deresponsabilizzazione del virus nei confronti di una persona che era già incamminata verso "l'al di là.“. Non so se si voleva manifestare un intento "consolatorio“, ma sono convinto che l'affermazione, oltre che inutile, nella sua ridondanza si è manifestata, purtroppo, anche dannosa.Vorrei
annoverare questo caso, mettendolo da parte, nel quadro del modello comunicativo sulla crisi pandemica che i posteri avranno modo di valutare freddamente e che io trovo (ma guai a dirlo !!) uno dei punti più critici della gestione politica italiana della Pandemia.

...continua a leggere "Ignoranze pericolose"

 

E' disponibile online il numero 7 - luglio 2020 - del periodico Salute e Lavoro

Scarica Salute e Lavoro in formato digitale 

Dal Sommario

3- editoriale No lotta? No lavoro!
4- Un governo di semplice facciata
4- Un operaio vive 5 anni in meno di un dirigente
7- Il virus è di classe. Si allargano le differenze sociali
8- La scuola scialuppa
9- Autonomia differenziata. Il silenzio interessato
SANITA’
10- Ecco la sanità nel Lazio
12- “Era solo vento; non abbiamo portato salvezza al Paese”
13- Gualtieri: con il MES, non un euro in più per la sanità
14- Vaccinazione antinfluenzale. Utile o dannosa?
16- Personale della sanità pubblica sempre più precario
17- Giovani medici contro politica inappropriata
18- Campania: la salute mentale torna in manicomio
19- Come aderire a Medicina Democratica Onlus
20-Lettera da Bergamo. La sanità in Italia
21- Siamo stanchi. Lettera di un’infermiera ...continua a leggere "E’ disponibile online Salute e Lavoro – n° 7 luglio 2020"

 

Autore: Francesco Domenico Capizzi * - 08.07.2020

“L’Uomo crea l’Universo attorno a sé con il lavoro. Ricordati dello sguardo che tu gettavi sui campi dopo una giornata di raccolto. Come era diverso dallo sguardo del passante per il quale i campi non sono che un fondale!” (S. Weil, Quaderni, G. Gaeta, vol. I, pag.127, Adelphi 1982). Infinità di strumenti mediatici, ritenuti o percepiti e divenuti indispensabili, invadono tutti gli spazi possibili e immaginabili, tradotti in film, fotografie, interviste, osservazioni, numeri, grafici, impressioni e previsioni, pareri e proclami in nome di una scientificità a volte, e spesso, deformata e violata, aggiornamenti in tempo reale, non senza contraddizioni, sulla pandemia, le sue conseguenze socio-sanitarie e i possibili rimedi strutturali e organizzativi presenti e futuri…Ora, almeno momentaneamente, trascorso il periodo emergenziale virale, da più parti emersa la necessità di  potenziare il Servizio sanitario pubblico, sarebbe opportuna una riflessione diversa dallo sguardo del passante per rivisitare le fondamenta su cui poggia il nostro Sistema sanitario, riesaminarne funzioni e disfunzioni, insufficienze e inadeguatezze e nel medesimo tempo combattere le origini delle grandi classi di malattie (neoplasie, processi degenerativi, cirrosi, obesità, virosi, demenze) per riorganizzarsi, evitarle fin dal nascere, prevenirle e poterle curare nelle fasi iniziali. Ecco, sono questi i campi di lavoro ben differenti dai fondali della pubblicistica d’occasione. 

Dal 1994 il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) assume il carattere aziendale con l’intento di imprimervi efficienza e risparmio mediante un sistema dualistico:

a-     Aziende Sanitarie Locali (ASL) con prestazioni territoriali di igiene-sicurezza e diagnostico-terapeutiche di base e con prestazioni complesse da acquistare dalle Aziende Ospedaliere (AO) avvalendosi di finanziamenti statali-regionali proporzionati al numero di cittadini residenti secondo la quota capitaria di lire 1.550 annue, oggi di euro 2.000;

b-     Aziende Ospedaliere (AO) che offrono prestazioni complesse alle ASL secondo la remunerazione dei DRG (Diagnosis Related Groups) utilizzati dalle assicurazioni USA per gli emolumenti di ogni singolo trattamento.

...continua a leggere "Era solo vento; non abbiamo portato salvezza al Paese”"

 

Pubblichiamo la Nota delle Associazioni di professionisti che si occupano di prevenzione, Associazione Nazionale Assistenti Sanitari, Società Italiana di Igiene Sezione Lombardia, Società Nazionale degli Operatori della Prevenzione. Unione Nazionale Personale Ispettivo Sanitario Italiano inviata alla Presidenza della Regione Lombardia e all'Assessorato Regionale alla Sanità.Nella Nota vengono indicati i cambiamenti necessari per fare uscire dalla crisi il Servizio Sanitario Regionale per quanto attiene la Prevenzione. Vedremo quale sarà la risposta del presidente Fontana e dell'Assessore Gallera.

LA NOTA

 

 

E' disponibile online il periodico Lavoro e Salute n°6 2020
con articoli molto interessanti sul futuro del SSN. Come sempre critico severo e propositivo per salvare il nostro SSN dai privatizzatori,  un giornale di parte per la difesa della sanità pubblica.

LAVORO e SALUTE  IN FORMATO .PDF 

Fonte: mentepolitica.it

Francesco Domenico Capizzi * - 13.06.2020

Contagio Stati Uniti

 

 

 

 

La notizia che la pandemia abbia portato gli Stati Uniti alla testa della triste classifica mondiale dei contagi e dei decessi e, nel contempo, causato finora  oltre 20 milioni di disoccupati, difficilmente riassorbibili nel mercato del lavoro, conduce ad inevitabili considerazioni che sconfessano uno dei fondamenti su cui è costruita la Costituzione americana: “ tutti gli uomini sono stati creati uguali… dotati di Diritti inalienabili, fra questi la Vita, la Libertà, la ricerca della Felicità”. Infatti, la situazione di precarietà socio-sanitaria degli USA poggia su uno storico, e ancor solido modello liberista, gravato dal più elevato tasso di privato conosciuto in ogni ambito delle organizzazioni sanitarie dell’Occidente con l’effetto inevitabile di divaricare le diseguaglianze sociali fino alla rottura con conseguenze incalcolabili, estensibili in ogni piega della società.

Difficile mantenere intenti ideali tanto alti, addirittura di stampo teleologico, se perfino la American Medical Association nel 2007 ha dichiarato pubblicamente la sua  “contrarietà alla Riforma sanitaria per un possibile deragliamento del sistema sociale verso un modello d’impianto socialista” di fronte alla volontà e alle iniziali misure dell’Amministrazione Obama di estendere, a fasce bisognose di popolazione, la gratuità dei diritti assistenziali.

...continua a leggere "Quel mattino di primavera"

L’uscita dalla condizione di quarantena, che ha modificato profondamente le abitudini quotidiane di tutti, è l’occasione per vedere nascere una comunità rinnovata e consapevole. L’appello è rivolto alle istituzioni perché predispongano reali organismi di partecipazione e ai cittadini perché esercitino la responsabilità in modo attivo, nella convinzione che al centro della cura c’è la persona e che la salute è un bene comune, fondamentale e garantito dalla Costituzione.

INVESTIRE NEL TERRITORIO

Il sistema sanitario è stato travolto dall’emergenza pandemia che è un evento di portata gravissima. Il rischio di collasso del sistema di cura non dipende solo dalla diminuzione di posti letto in terapia intensiva o dalla mancanza di ulteriori strutture specializzate di ricovero, ma soprattutto dal fatto che in questo Paese c’è un’insufficiente organizzazione dell’assistenza territoriale e domiciliare.

Chiediamo un aumento dei fondi per la sanità pubblica finalizzati ad interventi preventivi, di cura e sociali nel territorio.

...continua a leggere "Vogliamo un futuro per la nostra salute – appello per ripartire con coraggio"

Un articolo dal Centro di studi di politica economica del Maryland,MDCEP,che spiega le ragioni per cui è necessario e opportuno innalzare i salari minimi dei lavoratori, dagli operai , di chi lavora nell'assistenza e nella cura delle persone anziane, dei commessi e delle cassiere. L'articolo si schiera contro le pressioni delle lobbie dei datori di lavoro che vorrebbero congelare i salari minimi.

"La pandemia di coronavirus ha fatto luce sulla profonda dipendenza delle comunità del Maryland dagli operai che alimentano le famiglie, si prendono cura degli adulti anziani e mantengono spazi pubblici sanitari. Eppure questi stessi lavoratori troppo spesso portano a casa stipendi che non possono sostenere una famiglia, figuriamoci per compensare i rischi quotidiani richiesti dal loro lavoro. Mentre i politici rispondono alla crescente crisi economica, devono riconoscere la necessità di supportare i lavoratori essenziali che supportano il resto di noi. Ciò significa rafforzare le protezioni di base come il salario minimo e il diritto a guadagnare giorni di malattia retribuiti, non tornare indietro alle promesse che hanno già fatto. Il congelamento del salario minimo del Maryland al suo livello attuale e inadeguato danneggerebbe proprio le persone che ora sostengono le nostre comunità, indebolire l'economia del Maryland e, alla fine, ci renderebbero tutti peggio:

Congelare il salario minimo costerebbe a un tipico lavoratore a basso salario più di $ 7.000 in salari persi entro il 2025, anche se le basi come l'alloggio e l'assistenza sanitaria continuano a diventare più inaccessibili. Un congelamento di due anni proposto - sebbene legalmente dubbio - costerebbe a un lavoratore tipico ben oltre $ 14.000 entro il 2026.
Il congelamento del salario minimo danneggerebbe le donne e i lavoratori di colore che sono sovrarappresentati nei lavori a basso salario.
Il congelamento del salario minimo deprimerebbe la spesa dei consumatori e indebolirebbe l'economia del Maryland per gli anni a venire.
Inoltre, le recenti affermazioni dei lobbisti aziendali ignorano la migliore ricerca sull'economia del salario minimo." L'ARTICOLO PROSEGUE ALLA FONTE

L'ARTICOLO ALLA FONTE MDCEP

 

FONTE SERVIZI PUBBLICI INTERNAZIONALE   La federazione sindacale globale dei lavoratori nei servizi pubblici

Antonio Capodieci, un infermiere di pronto soccorso italiano che lavora all'ospedale Maggiore di Bologna, ha appena pubblicato un video in cui mostra la cruda realtà dei suoi colleghi infermieri che hanno combattuto il coronavirus nelle navate dell'ospedale negli ultimi mesi
Il video "Non sono un eroe", ideato e diretto da Capodieci, un infermiere con la passione per il video e la fotografia, non risparmia critiche al buon senso controproducente promosso dai media che insiste nel chiamare eroi infermieri - mentre la lotta per migliori salari e dignità sul lavoro è appena menzionata.

"Non sono un eroe, sono lo stesso che hai urlato qualche mese fa, quello che hai insultato per 30 anni a causa delle tue lunghe attese, quello che lavora a Natale e a metà agosto, quello che ha aiutato quando guidavi ubriaco o quello che volevi picchiare ", dice il video di 3 minuti.

Fonte Regioni.it 3852 - 29/05/2020

On line il monitoraggio delle ordinanze regionali e dei provvedimenti del Governo

Al centro dell'agenda del confronto Governo-Regioni cìè ora il tema degli spostamenti interregionali. "Con la prossima settimana ci avviamo a una sfida sarà ancora più importante perché sarà liberalizzata la mobilita tra regioni e anche quella internazionale. Questo richiederà una capacità ancora più attenta di monitorare e rispondere a focolai", ha detto il presidente dell'Istituto superiore di sanità (Iss), Silvio Brusaferro, durante l'audizione in Commissione Bilancio della Camera,
Secondo Alessio D'Amato, assessore alla sanità del Lazio, "Ci sono troppe pressioni, anche sul Comitato tecnico scientifico. Se servirà, prenderemo delle contromisure. Non accetteremo forzature". "Voi pensate - rimarca in un colloquio con il Messaggero - che, se ci sarà il via libera agli spostamenti interregionali, tutti i milanesi andranno solo in Sardegna? Sapete quanti treni ci sono ogni giorno tra Roma e Milano? Io spero che ci sia grande scrupolo nel prendere le decisioni, vedo troppe pressioni". ...continua a leggere "Emergenza Covid-19 e spostamenti interregionali nell’agenda Governo-Regioni"

 

Il tedesco Christian Drosten, probabilmente il virologo più autorevole in Europa e l’autore del capolavoro della sanità tedesca, che è riuscita a contenere al massimo gli effetti devastanti della pandemia, non è un santo e non tutto quello che dice può essere preso come oro colato. A scriverlo è il quotidiano popolare e viscerale Bild Zeitung, a pensarlo sono molti tedeschi insofferenti delle regole blande rispetto alla situazione italiana, ma ferme, che il potere politico ha imposto alla cittadinanza nelle scorse settimane.

L'ARTICOLO PROSEGUE ALLA FONTE SU PRIMAONLINE

 

Riportiamo questa dichiarazione della Segretaria generale del Sindacato inglese Frances O'Grady che ci offre la dimensione degli impatti sociali che potrà avere il programma di test e tracciamenti Covid-19 ,proposti dal Servizio Sanitario Nazionale inglese,  sui lavoratori che saranno testati positivi e posti in autoisolamento.

 

Frances O'Grady Segretaria generale TUC ( FOTO Wikipedia )

Commentando il lancio (mercoledì) del programma dei test e dei tracciamenti del Servizio Sanitario Nazionale  NHS, il segretario generale della TUC, signora  Frances O'Grady, ha  dichiarato:

“Abbiamo bisogno di un programma di test e di tracciamenti  attivo e operativo il più presto possibile.

“Ma non sarà efficace se i lavoratori vengono messi  in difficoltà quando devono autoisolarsi.

“La retribuzione per malattia obbligatoria è di soli £ 95 a settimana - e due milioni di lavoratori non ne hanno nemmeno diritto.

“Se i lavoratori non possono permettersi l'auto isolamento, saranno costretti a continuare a lavorare. Ciò metterà a rischio loro, i loro compagni di lavoro e la loro comunità locale e minerà l'intero programma di test e rintracciabilità.

"Il governo deve estendere la retribuzione per malattia a tutti - indipendentemente da ciò che viene pagato - e portarla al livello del salario reale, £ 260 a settimana. E il regime di sostegno al reddito autonomo deve rimanere in atto come fonte di sostegno finanziario per coloro che sono costretti a isolarsi autonomamente. Ecco come dimostrare che siamo davvero tutti insieme. "

Infine essa ha aggiunto:

“Se un lavoratore ( di una scuola o di una struttura per l'infanzia. ndr) risulterà positivo, l'intero posto di lavoro potrebbe essere chiuso durante la notte. Ciò potrebbe portare alla chiusura improvvisa delle scuole e delle strutture per l'infanzia, forse ripetutamente. Il governo deve stabilire chiaramente in che modo si aspettano che i datori di lavoro trattino il proprio personale  ( i genitori dei minori che si ritrovano la scuola chiusa . ndr ) ,  in questa situazione e quale supporto è disponibile ?  ”.

- Il TUC ha pubblicato un rapporto sulle implicazioni sul posto di lavoro di test e tracciabilità, disponibile qui:  https://www.tuc.org.uk/sites/default/files/2020-05/Testing%20and%20Tracing.pdf

.
L'ho riletto varie volte. Non sono riuscito a convincermi nè delle ragioni di tale richiamo (forse per mie lacune conoscitive che spero di colmare) nè delle finalità (nobili e genericissime, valide ieri, oggi, domani). Condivido solo l'ultimo capoverso laddove si parla del dolore e della preoccupazione per le troppe morti di persone anziane in questi ultimi tre mesi. Unica motivazione che ho compreso mi pare essere quella di combattere l'idea che sia possibile sacrificare le vite degli anziani in favore di altre. Come non essere d'accordo su una concezione talmente ovvia!!!! Ma dove sarebbe stata propagandata e, soprattutto, dove sarebbe stata praticata una assurda cultura di sanità selettiva? Chi la sostiene, dove, come e quando è stato violato in modo tanto grave un principio basilare che ha fatto indignare così tanto fior fiore di personalità che hanno aderito all'appello? ...continua a leggere "SENZA ANZIANI NON C’E’ FUTURO – Una riflessione sull’Appello della Comunità di Sant’Egidio di Franco Di Giangirolamo"

 

Cigni nei laghi Wansee nei dintorni di Berlino foto gierre

 

A metà di questa settimana un po' fatidica e di un mese „ di passaggio“ verso una nuova normalità e, spero, verso la definizione concreta di alcune condizioni di base che ci permettano di convivere senza eccessivi danni con il corona-virus, raccolgo alcuni flashes sulla situazione berlinese.

Sul piano sanitario non ci sono state evoluzioni significative, a parte l'Indice Ro che ha toccato il livello di 1,13 a livello nazionale e messo in allarme l'Istituto Koch. Sempre a livello nazionale siamo sui 7.500 decessi , in gran parte registrati in Baviera (oltre 2.000), in Baden Wuerttenberg (1,500) e Nordrehin Westfalen (1.500). A Berlino si resta attorno ai 165 morti e 6.269 contagiati con 5.586 guariti. Motivo di rassicurazione nella capitale è la inaugurazione del cosiddrtto „Ospedale senza pazienti“ allestito prsso la Halle 26 della Fiera, struttura flessibile/modulare con 488 posti letto per terapie intensive, da tenere di riserva nella evenienza di una ondata epidemica eccezionale. Una garanzia più che solida, visto che attualmente sono ricoverati in Ospedale 447 malati da Coronavirus, di cui 135 trattati in terapia intensiva. Costo della struttura 43 milioni di euro, Albrecht Broemme il coordinatore, un mese e mezzo tempo dell'allestimento, che fa pensare a molti berlinesi ai 16 anni di ancora inutile attesa del nuovo aereoporto.

...continua a leggere "Cronache da Berlino al tempo della pandemia – 13 maggio 2020 – di Franco Di Giangirolamo"

di Francesco Domenico Capizzi * - 06.05.2020

Fonte Mente Politica

Marco Aurelio

 

 

 

 

Dopo quasi due millenni bisogna plaudire l’imperatore Marco Aurelio quando sostiene che “schiavo è colui che si sente sottomesso ad una natura capricciosa, cittadino del Mondo è chi riconosce di vivere in mezzo ad una natura governata da leggi rigorose” (I Pensieri”, Mondadori 1974). L’aforisma è quanto mai attuale perché dà origine ad interpretazioni opposte degli eventi “naturali” che si susseguono, fra cui l’attuale pandemia. La visione capricciosa della natura rende l’organizzazione sociale rigida, nello stesso tempo incerta, financo evanescente, e favorisce la concezione misterica dei molti mali che attanagliano i popoli: guerre, carestie, razzismi, sfruttamenti, diseguaglianze, dittature, malattie, epidemie...

E’ quanto è accaduto nel corso dell’emergenza attuale: prima e dopo l’evento acuto scaturito in Cina ha prevalso l’inerzia, finalmente sono state adottate misure organizzativo-socio-sanitarie di contrasto mentre si andavano affinando misure cautelative e strumenti diagnostico-terapeutici. A parte l’incertezza iniziale, tutto ben fatto di fronte alla pandemia conclamata, preceduta dall’epidemia in Wuhan che qualcosa avrebbe dovuto insegnare sotto ogni punto di vista, scientifico e operativo.

...continua a leggere "Cittadini del mondo"

 

" A due mesi dall'inizio della pandemia da Covid-19 è possibile tracciare un primo bilancio e far tesoro di alcuni insegnamenti per il futuro, al di là di ogni polemica di parte. Analizzando i dati ufficiali, la Liguria è una delle regioni più colpite. Al 23 aprile, in Lombardia ci sono stati 129 decessi ogni 100 mila abitanti, in Liguria 67 contro una media nazionale di 42. ...." 
L'articolo prosegue alla fonte su Repubblica Genova

Fonte SNOP.IT 

Diario Prevenzione segnala, come contributo importante al confronto che si svilupperà in Italia, dopo questa fase acuta e drammatica di epidemia Covid-19, sulle priorità, sulle forme organizzative e sulle risorse con le quali migliorare il Servizio Sanitario Nazionale, questo articolo a firma Claudio Calabresi, Roberto Calisti, Anna Maria Di Giammarco della Società Nazionale degli Operatori della Prevenzione (SNOP)

L'ARTICOLO (pdf)

 

Pubblichiamo il Documento "Coronavirus. L’emergenza Bergamo e Lodi e l’inefficienza del sistema sociosanitario lombardo" nel quale vengono descritte con approfondimenti le incongruenze organizzative e le disfunzioni del modello ospedale-centrico che ha reso difficile e ostacolato una risposta adeguata all'emergenza sanitaria originata dall'infezione virale  Covid-19. Il documento vuole essere un contributo di conoscenza e di riflessione destinato ai decisori politici della Regione Lombardia e a tutti gli operatori del Servizio Sanitario. Hanno partecipato alla elaborazione del Documento:
per la Segreteria del Movimento per la Difesa e il miglioramento del SSN: Bruno Pesenti.

Hanno collaborato alla stesura del documento:
Eugenio Ariano
Lalla Bodini
Susanna Cantoni
Vittorio Carreri

IL DOCUMENTO (PDF)

 

 

Quando si parla di diritto alla salute, di solito si pensa a due cose: che le istituzioni mettano in atto una serie di misure appropriate per prevenire il più possibile che le persone si ammalino e che quando ci si ammala si possa essere curati. In breve, il diritto alla salute è una richiesta che rivolgiamo alle istituzioni affinché pongano in essere misure che limitino la morbilità delle persone e garantiscano loro l’accesso alle cure mediche in caso di bisogno. Chiaramente per tutelare il diritto alla salute nel primo senso inteso occorre realizzare una serie di misure, il più delle volte non strettamente sanitarie, come per esempio quelle che provvedono alla salubrità degli ambienti (domestici, lavorativi, sociali ecc.), mentre per garantire il diritto alla salute nel secondo senso occorre mettere a disposizione trattamenti sanitari appropriati (e senza discriminazioni di censo, di residenza geografica ecc.).

L'articolo prosegue alla fonte  Il Mulino

Fonte Inchiestaonline

 

 

Emilio Rebecchi è uno psichiatra di Bologna

Due scene si sono impresse nella mia mente negli ultimi giorni.

Una e’ quella di sanitari che trasportano qualcuno ( uomo. , donna) colpito da corona virus . La scena avviene in Cina , in una immensa città’ che neppure sapevo esistesse ( l’ignoranza non ha limite), ed e’ una scena molto angosciante.

La seconda e’ recentissima. Un’infermiera e una dottoressa vengono intervistate durante uno speciale del Tg1. Siamo , mi sembra, a Cremona . Sono affrante per il lavoro che debbono svolgere. Il lavoro e’ troppo. Non hanno i mezzi necessari. La gente muore. Forse dovranno scegliere fra chi continuare a curare e chi lasciar morire. E alla domanda del giornalista se abbiano paura, si’ urlano disperate. Si’. Sono immagini di guerra, anche se ufficialmente viviamo in pace, e forse , per alcuni, nel migliore dei mondi possibili.

...continua a leggere "Emilio Rebecchi: La salute non è in vendita"

Fonte mente politica

Francesco Domenico Capizzi * - 18.03.2020

Coronavirus

Molti si stanno chiedendo, e qualche lettore di “Mentepolitica” mi ha interrogato a proposito, se i decessi avvengano “per il virus o con il virus” viste le età avanzate, accompagnate da pluri-morbilità, di larga parte delle persone ricoverate in Reparti di terapia sub-intensiva e intensiva e decedute. Per sciogliere questo dilemma bisogna giustapporre i dati acquisiti ai processi fisiopatologici di base, cioè affacciarsi sulla catena di fenomeni che precedono e dominano ogni patologia d’organo e di organismo, dalle infezioni alle già pandemiche malattie croniche e degenerative.
Cominciamo dai dati statistici disponibili su questa epidemia nazionale. Parlano chiaro: nei due terzi le persone decedute presentano nelle loro anamnesi da 2 a 3 malattie associate (in prevalenza ipertensione arteriosa, diabete, obesità), con età media di 81 anni e con circa 20 anni in più rispetto all’età media delle persone risultate positive al virus. In particolare, i decessi si sono verificati nel 14.1% con età superiori ai 90 anni,  nel 42,4% nella fascia compresa fra gli 80 e gli 89 anni con una lieve prevalenza del sesso maschile, nel 32.4% fra i 70 e i 79 anni, nell’8.4% fra i 60 e i 69 anni, nel 2.8% tra i 50 e i 59 anni (Istituto Superiore di Sanità).

 

In questo momento è più che mai necessaria l'unità d'intenti per sconfiggere la pandemia Covid-19. Il Servizio Sanitario nazionale italiano è messo a dura prova da questa emergenza. La natura universalistica del SSN italiano ha già segnato positivamente, pure tra difficoltà e contraddizioni, la capacità di risposta della sanità pubblica rispetto alla drammaticità del momento. Vi sono ancora sacrifici e restrizioni prima di pervenire all'uscita dal tunnel della pandemia, ma ne usciremo. E' più che mai necessario sin d'ora cominciare a pensare e a progettare il dopo pandemia anche dal punto di vista delle politiche sociali, economiche e sanitarie nella loro complessità. Per questi motivi assume rilevanza e significato il Manifesto-Appello sul Diritto alla Salute sottoscritto da decine di professionisti della medicina e da personalità della cultura e della società. Riteniamo per davvero importante la diffusione e la condivisione di questo Manifesto-Appello sia come riferimento in questo momento cruciale sia per il dopo emergenza Covid-19. Editor (Gino Rubini)

MANIFESTO-APPELLO SUL DIRITTO ALLA SALUTE: LA MEDICINA PARLI,LAPOLITICA E LE ISTITUZIONI ASCOLTINO E
AGISCANO CON DECISIONE ED URGENZA --->  IL DOCUMENTO (pdf)

Riproduciamo da ILMITTE.COM questo importante articolo. Ringraziamo il Mitte e l'Autore.

 

di Maurizio Costa Clari

Carissimi lettori, in questo periodo di emergenza Coronavirus (COVID-19) vorrei brevemente mettere a confronto la situazione della sanità pubblica italiana e tedesca.

Le notizie che riceviamo giornalmente dall’Italia non ci danno pace e in non pochi casi sono frutto di speculazioni o di storture, vediamo quindi dati alla mano quali le differenze tra i due Paesi. Vorrei sottolineare anche che la mia analisi comparativa non vuole creare un clima da “tifoseria”, ma semplicemente analizzare numeri e dati, nel difficile tentativo di mettere a fuoco temi specifici in un momento così denso di comprensibile angoscia e confusione.

Iniziamo con un problema più che mai attuale, quello relativo al numero di posti letto in terapia intensiva all’interno delle strutture sanitarie. Questo tipo di analisi è più che mai importante, soprattutto considerando che la saturazione degli ospedali e la conseguente incapacità di continuare a fronteggiare un contagio esteso sono problemi chiave, in questo difficile momento.

Quanti posti in terapia intensiva possiedono l’Italia e la Germania?

Al momento la Germania è la nazione che può contare del maggior numero dei posti letto in terapia intensiva in Europa in rapporto al numero di abitanti, con circa 28.000 posti letto totali contro i circa 5000 dell’Italia, che si colloca al 19° posto su 23 Paesi europei.

...continua a leggere "Coronavirus e posti letto: un confronto tra Italia e Germania"

 

 

Pubblichiamo il Documento diffuso ieri dal Dipartimento Salute e Welfare del PD Milano metropolitana e la sua sintesi, che contengono osservazioni critiche sulle scelte della Regione Lombardia per il contenimento del contagio da Coronavirus con controproposte utili anche altrove. Editor

Siamo medici, ricercatori, operatori sanitari, sociali e amministratori accomunati dalla passione per il sistema salute e preoccupati dall’attuale pandemia e che hanno a cuore l’efficacia e l’efficienza del nostro Sistema Sanitario che sempre, ma soprattutto oggi, deve essere mantenuto in condizione di curare le persone e salvare vite.
La situazione sanitaria lombarda è sempre più preoccupante e continua a rappresentare oltre la metà dei casi in Italia e l’argine al contagio non può essere in modo prioritario lo stare a casa, anche se rappresenta il principale intervento di prevenzione della diffusione del coronavirus.

IL DOCUMENTO DEL DIPARTIMENTO SALUTE E WELFARE DEL PD di Milano

SINTESI DELLE PROPOSTE

 

"Non era mai accaduto che il mondo improvvisamente si fermasse a causa della circolazione di un virus. Il quale ci ha ricordato che il mondo non è così controllabile, come credevamo. Il quale ci ha fatto scoprire molto più fragili e
indifesi di quanto pensassimo. Speriamo di uscirne migliori."

Scarica l'articolo Una sola salute dal sito Saluteinternazionale che ringraziamo

L'ARTICOLO (PDF)

IL DIRITTO ALLA SALUTE AI TEMPI DEL CORONAVIRUS
di Gino Rubini

1) Memoria storica degli scenari in cui il paese ha fronteggiato epidemie, pandemie e quasi pandemie
2) Le differenze con gli episodi epidemici precedenti
3) La salute al tempo della globalizzazione - Servizio sanitario nazionale, modelli organizzativi decisionali a fronte di eventi emergenziali
4) Le vere criticità del SSN rispetto all’epidemia di coronavirus;
5) La discussione sulla “riforma” del SSN regionalizzato. Un tema del dopo emergenza
6) Come contenere gli sconvolgimenti economici e sociali
7) La comunicazione al tempo del Coronavirus

L'ARTICOLO ( formato .pdf )

Segnaliamo questo articolo di Pietro Greco pubblicato il 24 febbraio su Strisciarossa.it perchè contiene un'analisi accurata delle criticità nella gestione dell'epidemia provocata da Coronavirus. ( editor )

Coronavirus, è emergenza Informazione e trasparenza
per evitare la psicosi di Pietro Greco

Nelle ultime quarantott’ore la cronaca ci ha proposto qui in Italia due ordini di fatti (solo) in apparenza contraddittori. Stiamo parlando del virus battezzato SARS-CoV2, che causa la sindrome respiratoria a sua volta ribattezzata Covid-19. Sì, insomma, con parole più chiare dell’epidemia provocata dal nuovo coronavirus.

Abbiamo appreso delle decisioni del governo di isolare due zone, una nel lodigiano, in Lombardia, l’altra nel patavino, in Veneto. Abbiamo appreso anche delle decisioni di alcune regioni del Nord, in stretto contatto con i ministeri competenti, di chiudere pro tempore le scuole di ogni ordine e grado, oltre che di sospendere molte manifestazioni pubbliche, incluse le celebrazioni del carnevale a Venezia e di svariate partite di calcio.

Giuste misure precauzionali.

Quanto dobbiamo preoccuparci? Abbastanza, ma non troppo. Dobbiamo certamente aumentare il livello di prudenza ma altrettanto certamente non dobbiamo farci prendere dal panico.

Calma e gesso, direbbe un giocatore di biliardo. Ben sapendo però che qui la posta in gioco non è un caffè al bar ma la salute degli italiani.

Veniamo, dunque, alle due notizie in apparenza contraddittorie che ci hanno raggiunto nelle scorse ore.

L'ARTICOLO PROSEGUE ALLA FONTE SU STRISCIAROSSA.IT 

Fonte : Diseguaglianzedisalute

Il rapporto OMS sulle disuguaglianze in ambiente e salute nella Regione Europea, uscito nel 2019, aggiorna precedenti analisi, e allarga l’attenzione a fattori di rischio ambientali quali l’inquinamento dell’aria, l’esposizione ad agenti chimici, i siti contaminati. Le disuguaglianze ambientali sono in aumento ed è necessario sviluppare sistemi di monitoraggio per guidare interventi ‘equity oriented’ a livello internazionale, nazionale e locale.

Nel corso del 2019 le principali agenzie internazionali con competenze in Ambiente e Salute nell’ambito europeo, ossia il Centro Europeo Ambiente e Salute dell’OMS e l’Agenzia Ambientale Europea (EEA), hanno pubblicato dei rapporti sul tema delle disuguaglianze.

L’obiettivo della riduzione delle iniquità in ambiente e salute è stato sottolineato come trasversale al perseguimento delle priorità di azione identificate dai Ministri di Ambiente e Salute della Regione Europea OMS in occasione della ultima conferenza interministeriale, organizzata nel 2017: “Any action should consider the distribution of impacts across the population and avoid equity-related side effects” (http://www.euro.who.int/__data/assets/pdf_file/0008/341945/Annex1_13June.pdf). ...continua a leggere "Promozione dell’equità nel settore ambiente e salute: una priorità in Europa"

+T -T
(Regioni.it 3768 - 31/01/2020) “Seguo minuto per minuto le evoluzioni dell'emergenza”, così il presidente della regione Lazio, Nicola Zingaretti, sulle evoluzioni relative all'emergenza Coronavirus.
Vertice in regione Lazio con l'assessore regionale alla Sanità, Alessio D'Amato, per fare il punto su tutte le misure messe in atto e le eventuali altre azioni da intraprendere.
“Ringrazio tutti gli operatori e i medici del Sistema Sanitario Regionale, - rileva Zingaretti - che in questi giorni stanno affrontando con professionalità e serietà l'emergenza in atto. Un particolare ringraziamento va a tutto il personale dell'Istituto Spallanzani di Roma per il grande sforzo messo in campo per far fronte a questa emergenza”.
Anche la regione Lombardia assicura, attraverso l'assessore lombardo al Welfare, Giulio Gallera, che “il sistema regionale è solido e strutturato e sta dando una grande prova”. ...continua a leggere "Coronavirus: misure di prevenzione sul territorio"

FONTE : DISEGUAGLIANZE DI SALUTE

Il primo Rapporto europeo sull’equità nella salute (Health Equity Status Report- HESR), rivela che le disuguaglianze di salute in molti dei 53 paesi d’Europa, sono rimaste le stesse o sono peggiorate nonostante i tentativi da parte di governi di affrontarle. Il Rapporto inoltre identifica 5 fattori chiave che impediscono a molti bambini, giovani, uomini e donne di conseguire un buono stato di salute e di condurre esistenze sicure e dignitose.

“Per la prima volta HESR fornisce ai governi dati e strumenti per fronteggiare le disuguaglianze di salute e ottenere risultati tangibili in periodi di tempo relativamente brevi, anche nell’ambito di una legislatura di 4 anni” sostiene Dr Zsuzsanna Jakab, Direttore regionale di OMS Europa.

Le politiche indicate nel Rapporto stimolano sviluppo sostenibile e crescita economica. Secondo il Rapporto ridurre le disuguaglianze di salute del 50% produrrebbe benefici finanziari ai paesi convolti, che variano dal 0,3% al 4,3 % del prodotto interno lordo.

 

...continua a leggere "OMS Europa: i progressi sull’equità nella salute sono in stallo"