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Autore Gavino Macciocco

Fonte : Saluteinternazionale

Ai cittadini è stata instillata l’idea che la salute è un costo e non un diritto, che il SSN non è sostenibile, che un sistema universalistico, come quello fondato nel 1978, è un lusso che non ci possiamo permettere, che – alla fine, per sicurezza – è meglio ricorrere a un’assicurazione privata.

Un affollato ascensore di un ospedale fiorentino. Nella discesa verso il pianoterra un signore di circa 50 anni ha cominciato a inveire contro chi gli aveva comunicato che l’intervento chirurgico di cui aveva urgente bisogno era stato fissato per il giugno 2020, tra un anno.

“E quando sono andato a chiedere spiegazioni di un’attesa così lunga mi hanno chiuso la porta in faccia”. All’uscita dall’ascensore, il signore – forse incoraggiato da un mio cenno di attenzione – si è soffermato a parlare della sua situazione. Da oltre un anno gli è stata diagnosticata una sindrome del tunnel carpale: vari interventi terapeutici – da infiltrazioni di cortisone a cicli di agopuntura – non hanno sortito alcun effetto. Ultimamente i dolori alla mano destra sono diventati insopportabili. Dolori che unitamente alla perdita della forza e della sensibilità gli impediscono di svolgere il proprio lavoro, quello di operaio orafo.

...continua a leggere "La salute bene comune. Anzi no"

FONTE MINISTEROSALUTE 

Si apre oggi a Ginevra la 72ma Assemblea Mondiale della Salute, il principale organo decisionale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che riunirà al Palazzo delle Nazioni Unite, fino al prossimo 28 maggio, le delegazioni dei 194 Stati membri dell’organizzazione.

L’Italia si è fatta promotrice di una proposta di risoluzione dell’Assemblea Mondiale della Salute sulla trasparenza delle contrattazioni dei medicinali, dei vaccini e delle altre tecnologie della salute e, in tale contesto, co-organizza con la Repubblica di Corea un side-event ufficiale sullo stesso tema.

Un ulteriore side-event intitolato “Nutrition4Health”, questa volta co-organizzato con il Bangladesh, affronterà il legame tra nutrizione, salute e malattie non trasmissibili, sottolineando l’importanza delle diete tradizionali, salutari e sostenibili, come la dieta mediterranea.

L’Assemblea Mondiale della Salute costituisce un forum unico e privilegiato di confronto, a livello internazionale, sui principali temi relativi alla salute globale. L’agenda include temi di assoluta attualità: oltre alle questioni inerenti al bilancio dell’OMS ed alla riforma della sua governance, legati al 13° Programma Generale di Lavoro promosso dal Direttore Generale Tedros Adhanom Ghebreyesus, le delegazioni nazionali saranno chiamate a discutere, tra gli altri temi, di accesso ai medicinali, dei programmi sanitari di emergenza (come quello volto a fronteggiare l’epidemia di ebola), di malattie non trasmissibili e dei preparativi per l’evento di alto livello dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sulla copertura sanitaria universale.

 

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LAVORO & SALUTE N°3 - MAGGIO 2019 

 

Indice

3- editoriale. La colpa di sentirsi incolpevoli
4- 17 milioni a rischio di povertà assoluta
5- I costi dell’illegalità
6- Negare l’evidenza
7- Immigrazione, salute e fake news, facciamo chiarezza
8- Italiani di nuovo emigranti
9- Per i diritti delle e dei migranti
10- Accordo Governo_Regioni: largo alle assicurazioni
11- Spezzare il legame tra Sanità e Politica, ma cosa significa?
12- Così sarà autonomia delle disuguaglianze
14- Storia “comune” di un lavoratore esternalizzato
15-16-17 Come evitare le liste d’attesa

...continua a leggere "E’disponibile online il periodico Lavoro & Salute , n°3 maggio 2019."

Pubblicato report nazionale su sistema di indicatori per il monitoraggio condiviso con Regioni e Province autonome
Immigrati, salute e assistenza 

È stato pubblicato il rapporto redatto dall'Osservatorio epidemiologico nazionale su migrazioni e povertà (OENIP di INMP) con i risultati relativi all'anno 2016 sul monitoraggio dello stato di salute e di assistenza sanitaria alla popolazione immigrata da parte dei Servizi sanitari regionali. Il monitoraggio viene effettuato attraverso un sistema condiviso tra le Regioni, che permette anche un confronto fra le Regioni stesse.

Il rapporto Sistema di monitoraggio dello stato di salute e di assistenza sanitaria alla popolazione immigrata: risultati anno 2016" a cura dell’Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà (INMP) contiene l’aggiornamento di molteplici indicatori di vari settori assistenziali, in grado di esprimere sia l’intensità di problemi di salute della popolazione immigrata sia la risposta da parte dei Servizi sanitari. ...continua a leggere "Immigrati, salute e assistenza"

 

“Tutti sapevamo che in tanti ospedali c’erano fior di delinquenti che operavano persone che sarebbero guarite con semplici terapie mediche e lo facevano per guadagnare soldi: asportavano tonsille e uteri per mero profitto personale”. Mario Ruffin è un ex primario di quasi 90 anni, uno che ha trascorso una vita nelle corsie ospedaliere. Ha iniziato la carriera nella prima divisione medica all’ospedale di Treviso, come assistente poi come aiuto, sempre in seguito ad un concorso pubblico. Oggi ha deciso di denunciare tutto, per questo ha scritto “La Villa di tonsille. Dalla medicina di mercato alla medicina politica” (Piazza Editore, 2018): un libro-verità che narra le criminali realtà attraversate dalla medicina ospedaliera d’Italia, vissute personalmente da amici medici e da lui stesso.

LEGGI L'ARTICOLO ALLA FONTE MICROMEGA

 

Paolo Vineis, epidemiologo di fama internazionale attualmente lavora al Centre for Environment and Health School of Public Health Imperial College London.

Abbiamo trovato sulla Rivista Epidemiologia e Prevenzione questo editoriale del 2013 ancora di straordinaria attualità.

Perché bisogna difendere il Servizio pubblico
Why Public service is to be safeguarded
Paolo Vineis 1
Centre for Environment and Health, School of Public Health, Imperial College, London

 

Segnaliamo altresì il suo libro

Salute senza confini
Le epidemie al tempo della globalizzazione

Autore: Paolo Vineis

In un mondo globalizzato in costante mutamento, più facile da percorrere ma anche più caotico e difficile da controllare, i concetti di salute e malattia stanno cambiando: non più semplici processi biologici ma fenomeni complessi che investono la sfera ambientale, sociale, economica, politica e culturale. Oggi il cambiamento climatico, i flussi migratori, la crisi economica e l’industrializzazione della produzione alimentare sono fenomeni fondamentali per comprendere lo stato di benessere (o malessere) delle popolazioni. Vineis traccia un quadro completo degli aspetti che compongono la salute globale, e propone una tesi forte sul piano politico: in un panorama così mobile e articolato, la salute a livello mondiale potrebbe andare incontro a un deterioramento simile a quanto sta avvenendo in economia.

...continua a leggere "Una buona notizia: Paolo Vineis eletto vicepresidente del Consiglio Superiore di Sanità."

Fonte Pressenza.com 

25.02.2019 - Vittorio Agnoletto

Il Modello Formigoni ha spalancato le porte ai privati
(Foto di fr-Linkedin)

Il business è nella sanità, nella privatizzazione del Servizio sanitario. Affermare che c’è chi specula sulla nostra salute non è ideologia, ma la pura verità. Ieri, oggi e, se non saremo capaci di fermare chi tenta di distruggere il Servizio Sanitario Nazionale, sarà così anche domani.

Questa è la cruda conclusione che si può trarre dalla vicenda Formigoni, legata intrinsecamente alla storia della sanità lombarda, settore che costituisce circa il 75% di tutto il bilancio regionale.  Eletto nel 1995 presidente della Lombardia, Formigoni è il regista della legge regionale n.31 dell’11/7/1997 che rivoluziona la sanità lombarda e che ha come principio ispiratore la sussidiarietà solidale per assicurare l’erogazione uniforme  dell’assistenza sanitaria. Attraverso questo principio il privato entra prepotentemente nel Servizio Sanitario Regionale, formalmente per cooperare alla pari con le strutture pubbliche, nei fatti per essere supportato e foraggiato dal pubblico, riservando per sé i settori più remunerativi della sanità e dell’assistenza, quali ad esempio i reparti di alta specializzazione in cardiologia o le Residenze Socio Assistenziali lasciando al  pubblico la gestione dei settori meno redditizi quali ad es. i servizi di pronto soccorso e la psichiatria. In questa gara impari il pubblico si vedrà tagliare migliaia di posti letto sostituiti dalle strutture private accreditate.

La riforma inserisce la separazione in aziende differenti dei servizi sul territorio e degli ospedali, con un continuo impoverimento dei primi sia in risorse materiali che umane. Anche le assunzioni del personale vengono orientate in modo da potenziare alcuni reparti più remunerativi  e abbandonare ulteriormente a se stessi gli altri.

Sono  ridotti i controlli regionali sulle strutture accreditate e molti servizi vengono esternalizzati. Viene lasciata mano libera all’organizzazione dell’intramoenia, ossia all’esercizio della professione privata da parte dei medici dipendenti delle strutture pubbliche, che cresce fortemente e che diventa il modo più semplice per ovviare, da parte di chi può pagare, alle liste d’attesa che aumentano proprio sotto la gestione Formigoni.

In nome dell’eccellenza la regione si riserva di distribuire una parte delle risorse economiche destinate alla sanità secondo criteri soggettivi che non a caso hanno fatto la fortuna di più d’una struttura privata, che oggi, dopo la condanna definitiva, dovrebbero essere chiamate a restituire quanto ricevuto  indebitamente.

Contemporaneamente si è sviluppata l’occupazione dei posti strategici nella macchina sanitaria regionale da parte di uomini fidati del presidente, spesso contigui alla Compagnia delle Opere, anche attraverso la nomina a tappeto di direttori generali di ASL e di Aziende Ospedaliere fedeli al capo.

Queste scelte hanno avuto anche un retroterra ideologico che si è manifestato ad esempio nella distruzione della rete dei consultori pubblici e spesso nel totale isolamento dei medici non obiettori all’interruzione volontaria di gravidanza. Ideologia che si è materializzata anche in altri settori, ne è un esempio il massiccio finanziamento alle famiglie che sceglievano le scuole private.

Formigoni ha sempre potuto contare sulla non belligeranza di una gran parte del  centrosinistra che, convinto che vincere in Lombardia fosse impossibile, ha sempre ricercato forme di compartecipazione al potere attraverso accordi diretti o mediati da rappresentanze sociali sul territorio; senza ignorare la sponda e la libertà di azione  offerte a Formigoni dai governi di centro sinistra. Per citare un solo esempio possiamo ricordare il ministro della sanità Umberto Veronesi, non proprio indifferente al destino delle strutture sanitarie private in Lombardia.

La privatizzazione della sanità, proseguita da Maroni, ha raggiunto dei livelli talmente inaccettabili che Fontana, attuale presidente leghista della Lombardia, ha dovuto dichiarare che avrebbe apportato qualche cambiamento per rispondere all’esasperazione di milioni di persone, che devono ricorrere alla sanità a pagamento di fronte alle interminabili liste di attesa.  Considerato che ampie fette di ceti popolari da anni in Lombardia votano Lega è difficile per l’attuale presidente ignorare il malcontento crescente, in nome della tutela degli interessi dei tre/quattro gruppi economici che dominano la sanità lombarda. Ma ai buoni propositi tanto reclamizzati, non ha fatto seguito alcun atto concreto e la privatizzazione procede spedita.

 

Autrice : Gabriella Bosco

 

Abstract

L'Organizzazione Mondiale per la Sanità ha più volte affermato che l'azione di comunità e l'empowerment costituiscono i pre-requisiti per la salute. In quest’ottica, in cui l’empowerment diventa sia strumento che obiettivo, la proposta dell’autore costituisce una metodologia funzionale alla pianificazione, all’implementazione e alla valutazione dei programmi per la salute pubblica

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L’Ufficio europeo dell’Oms ha pubblicato il primo report sulla salute di migranti e rifugiati nei 53 Paesi della Regione dal titolo “Report on the health of refugees and migrants in the WHO European Region: no public health without refugee and migrant health”. Questo documento, che raccoglie e analizza le evidenze contenute in più di 13.000 documenti di letteratura a partire dal 2014, è stato realizzato in partnership con l’Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà (Inmp).

Nei 53 Paesi della Regione europea Oms ci sono circa 90,7 milioni di migranti internazionali, che rappresentano circa il 10% della popolazione (920 milioni). Un dato importante in termini di sanità pubblica se consideriamo che nei Paesi i sistemi sanitari vengono organizzati in maniera differente, soprattutto per le modalità di accesso ai servizi, di implementazione di strategie a livello regionale, e di raccomandazioni e politiche sanitarie, soprattutto per i migranti irregolari. ...continua a leggere "Dall’Oms Europa un rapporto sulla salute delle popolazioni rifugiate e migranti"

Nel Regno Unito vi è il rischio tra non molto che non ci sia più il numero di infermieri adeguato a coprire il fabbisogno del SSN . Il testo è stato tradotto con Google Translator .. (editor)

 

FONTE RCN ( Royal College of Nursery )

Nonostante un piccolo aumento rispetto allo scorso anno, gli ultimi dati dell'UCAS mostrano che le domande di laurea per infermieri in Inghilterra sono diminuite di 13.000 dal 2016.

Il RCN ( Royal College of Nursery ) ha avvertito che il piano a lungo termine del NHS non avrà la possibilità di avere successo se la negazione  delle richieste di assistenza agli studenti non viene annullato. Il College sta sollecitando il governo a investire almeno 1 miliardo di sterline all'anno in infermieristica per l'istruzione superiore in Inghilterra, al fine di capovolgere la tendenza.

Le cifre pubblicate da UCAS mostrano che il numero di persone che si iscrivono allo studio infermieristico in Inghilterra è diminuito di oltre 13.000 dal 2016, gli studenti dello scorso anno hanno ricevuto la borsa di studio. 

Con 40.000 posti di lavoro vacanti in Inghilterra, l'RCN ha detto che il calo del numero di studenti mette ulteriormente a rischio la futura disponibilità di infermieri e mette a rischio la cura del paziente. 

Dame Donna Kinnair, Chief Executive Officer di RCN, ha dichiarato: "Queste cifre mostrano la portata della sfida della forza lavoro che ci attende, e l'incapacità di agire ora rischia la cura del paziente per una generazione. Il piano a lungo termine merita di avere successo, ma non può farlo senza che le infermiere lo consegnino.

"Con i numeri dei candidati che non mostrano alcun segno di recupero dopo la rimozione dei finanziamenti di sussidi agli studenti, i servizi sanitari alla fine avranno ancora meno infermieri per curarci nei nostri ospedali, case, scuole e cliniche". 

Le cifre mostrano che il numero di richieste di studenti infermieri maturi da parte di persone oltre i 25 anni in Inghilterra ha visto un declino ancora maggiore, calando del 41% da quando la borsa è stata rimossa.

Ciò significa che le aree specialistiche maggiormente colpite dalla più ampia crisi di personale, come la specializzazione ad assistere le disabilità e l'assistenza infermieristica, continueranno a lottare per reclutare le (gli) infermiere/i di cui hanno bisogno.

Entrambe queste aree si basano su studenti con una significativa esperienza di vita - con meno studenti maturi che si candidano, le cifre indicano che i livelli di personale potrebbero scendere ulteriormente.

"Le cifre di oggi mostrano che tutti abbiamo bisogno di lavorare insieme per affrontare la crisi della forza lavoro, non solo attraverso gli investimenti nella formazione infermieristica in Inghilterra, ma attraverso una strategia della forza lavoro che riflette le richieste della popolazione in ogni paese. Ciò deve essere sostenuto da una legislazione che garantisca il giusto numero di infermieri e personale infermieristico per fornire assistenza sicura ed efficace ".

La campagna "Our Our Future" del RCN  chiede al governo di investire almeno 1 miliardo di sterline all'anno in istruzione infermieristica per aiutare a fermare il declino del numero di infermieri degli studenti e reclutare il personale infermieristico necessario per mantenere i pazienti al sicuro.

Il Collegio ha presentato al governo proposte costate come una borsa di mantenimento per tutti gli studenti infermieri, o una combinazione di sovvenzioni e prestiti perdibili, oltre a un sostegno pratico per le tasse universitarie.

Per garantire la consegna del piano a lungo termine di NHS, l'RCN chiede al governo di destinare il denaro come parte della revisione della spesa in primavera.

Segnaliamo la Newsletter Salute-UE come strumento importante di informazione e aggiornamento sui temi della salute e delle politiche sanitarie a livello europeo

Newsletter Salute-UE n. 229 - Focus

La comunità medica preme per discutere del collegamento tra inquinamento atmosferico e salute

Veronica Manfredi, a capo della direzione Qualità di vita presso la direzione generale Ambiente della Commissione europea, parla delle misure promosse dall'UE per ridurre l'inquinamento atmosferico e i suoi effetti sulla salute, una questione sotto i riflettori in tutto il mondo.

Quali sono le dimensioni del problema dell'inquinamento atmosferico nell'UE? Si tratta di un problema principalmente esterno all'UE?

In India, a Nuova Delhi, i medici trovano adolescenti con polmoni anneriti e danneggiati tanto quanto quelli dei settantenni negli anni '80. Sì, si tratta dell'India e nell'UE fortunatamente abbiamo una legislazione che prevede limiti per l'inquinamento atmosferico, ma nonostante questo, più di 130 città europee non soddisfano tutte le norme. In alcuni casi, nelle ore di punta l'inquinamento atmosferico delle aree urbane può raggiungere gli stessi livelli riscontrati a Nuova Delhi.

L'inquinamento atmosferico è un problema a livello mondiale. Le stime dell'OMS indicano che più di 4,2 milioni di morti premature all'anno sono attribuibili all'inquinamento atmosferico esterno. Per quanto riguarda l'Europa, l'Agenzia europea dell'ambiente ritiene che ogni anno si verifichino oltre 400 000 morti premature dovute soprattutto a particolato, biossido di azoto e ozono.

Che cosa ha fatto fino a ora l'UE per affrontare il problema dell'inquinamento atmosferico?

Abbiamo una legislazione che istituisce obiettivi di qualità dell'aria, si impegna a limitare le emissioni a livello nazionale e definisce norme in merito alle principali fonti di inquinamento. Inoltre, concediamo finanziamenti per sostenere misure a favore della qualità dell'aria. Per esempio, per il periodo 2014-2020 sono stati stanziati a questo scopo 1,8 miliardi di euro nell'ambito dei Fondi strutturali e di investimento europei. Anche altri tipi di finanziamenti, come l'investimento di 45 miliardi di euro nell'economia a basse emissioni di CO2, possono contribuire indirettamente a migliorare la qualità dell'aria.

I finanziamenti sono un incentivo: sono la famosa carota, ma abbiamo anche il bastone. Abbiamo la possibilità e il dovere di adire le vie legali per far valere le norme dell'UE e i casi di violazione potrebbero essere portati davanti alla Corte di giustizia. Attualmente, siamo fortemente preoccupati riguardo a 30 casi in 20 Stati membri in cui continuano a essere superati i limiti legali per il particolato, il biossido di azoto e l'anidride solforosa.

Tuttavia, è importante ricordare che l'azione legale è semplicemente uno dei mezzi per raggiungere l'obiettivo; ce ne sono anche altri. Facilitiamo infatti la condivisione delle buone pratiche, per esempio istituendo o partecipando attivamente a diverse reti specifiche e organizzando insieme agli Stati membri dialoghi sull'aria pulita e sul riesame dell'attuazione delle politiche ambientali.

Quali ulteriori misure potrebbero essere adottate?

È necessario cercare di ridurre ulteriormente le emissioni in tutti i settori economici, come industria, trasporti, riscaldamento domestico e agricoltura. Per quanto riguarda quest'ultima, dobbiamo diminuire l'uso di ammoniaca e di nitrati nei fertilizzanti, per contenere l'inquinamento atmosferico e delle acque.

È ormai tempo che in tutta l'Unione europea vengano rispettate le norme di qualità dell'aria. Dobbiamo inoltre migliorare ancora più sensibilmente la qualità dell'aria esterna, avvicinandoci ai livelli raccomandati dall'OMS.

La situazione sembra estremamente grave. Ci sono buone notizie?

Sì: sappiamo che la politica "Aria pulita" funziona! Grazie agli sforzi congiunti dell'UE e delle amministrazioni nazionali, regionali e locali, negli ultimi decenni l'inquinamento atmosferico in Europa è diminuito. Anche le emissioni di inquinanti si sono ridotte in maniera significativa, perfino durante un periodo di costante e forte crescita economica. Abbiamo intrapreso il percorso giusto, ma abbiamo ancora della strada da fare. Il nostro scopo è dimezzare le emissioni inquinanti entro il 2030 con gli impegni nazionali di riduzione sanciti dal diritto dell'Unione e perciò diminuire gli effetti sulla salute della metà rispetto al 2005.

Per raggiungere questo obiettivo è necessario agire ora. Gli Stati membri devono adottare programmi ambiziosi e dare loro completa attuazione, e la comunità medica deve fornire il massimo supporto e impegno.

Forum per il Diritto alla salute

                                                         FIRENZE, sabato 16 febbraio 2019

Consiglio Regionale, via Cavour 18

 

ore 9,30-13.30

REGIONALISMO DIFFERENZIATO.

COLPO FINALE AL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE

convegno nazionale

Il regionalismo differenziato è arrivato al traguardo con il governo Conte ma è una pratica istruita dal governo Gentiloni, che, pochi giorni prima delle elezioni del 4 marzo, ha sottoscritto una preintesa con ognuna delle tre regioni. La devoluzione alle regioni riguarda le 23 materie previste dal terzo comma dell’art. 117, tra cui: politiche del lavoro, istruzione, salute, tutela dell’ambiente, rapporti internazionali e con l’Unione Europea. La più potente criticità di questa fase della storia del nostro paese è l’aumento delle diseguaglianze. Stanno minando alla base il bene salute. Universalismo e globalità del SSN sono a rischio. Il problema non è di fare il conto delle risorse tra lo stato e la singola regione, ma di quanto il trasferimento ‘in più’ ad alcune regioni incida sul trasferimento che deve essere assicurato a tutte le altre del nostro paese. Se questa riforma va avanti nei termini in cui è stata annunciata, senza un intervento del parlamento e una discussione in tutto il paese, creerà problemi gravi al sistema dell’istruzione e soprattutto al servizio sanitario nazionale. L’autonomia differenziata si sostanzierà nel trattenimento delle proprie risorse da parte dei territori più ricchi. Dobbiamo batterci contro questa ‘secessione dei ricchi’.

 

ore 14.30 – 16.30

Assemblea del Forum Diritto alla Salute

FONTE SALUTEINTERNAZIONALE

Inserito da  on 30 Gennaio 2019 – 09:44Un commento

Giacomo Galletti 

The Lancet denuncia la rottura del contratto sociale post-bellico, di cui l’NHS è (era?) il riferimento più riconoscibile; denuncia lo smantellamento dei servizi pubblici; denuncia il mutamento degli stessi valori costitutivi della società britannica, interpretando le azioni politiche come pericolose addirittura per l’identità sociale e culturale nazionale. Denuncia il tradimento delle idee liberali di Beveridge! Il problema non è più economico (sostenibilità del Welfare), è identitario, e si risolve attraverso la strenua ed insistita difesa dei valori e dei principi costitutivi del tessuto sociale Britannico da un’aggressione costante da parte della volontà politica.


Attacco a White Hall” potrebbe suonare come il titolo di un ennesimo “action movie” dove il protagonista è il classico eroe complessato a causa di un qualche tipo di stress post traumatico e che si riscatta salvando la nazione dalla minaccia di un qualche terrorista eccentrico. Qui, il canovaccio in salsa British è però diverso: i cattivi stanno dentro i palazzi dell’amministrazione di governo Britannico (indicata genericamente come, appunto, White Hall) e i buoni sono quelli che bombardano i policy maker a suon di articoli su rinomate riviste scientifiche. ...continua a leggere "La povertà come scelta politica (succede in Inghilterra, ma non solo)"

Sul regionalismo differenziato serve una mediazione intelligente ma serve anche qualcuno in grado di proporla. Il governo, quindi il presidente del consiglio dei ministri Conte, prenda in mano la questione perché se essa ci sfugge di mano sono dolori per tutti

 

 

24 GEN - Relativamente alle dichiarazioni fatte ieri dal ministro Grillo sul regionalismo differenziato (QS 23 gennaio 2019) rispondo: no, caro ministro Grillo tra “il rischio di una giungla normativa” e quello di “non erogare i servizi” ci dovrebbe essere un ministro della Salute capace di fare il suo mestiere con intelligenza, con onestà intellettuale, con spirito riformatore e soprattutto con coerenza nei confronti del mandato politico che ha ricevuto dai propri elettori, nell’interesse primario del suo governo e del suo paese.

Lei come ministro dovrebbe, prima di ogni cosa fare il suo dovere quindi proporci politiche adeguate per evitare sia la giungla normativa che la non erogazione dei servizi.

Se non è il governo a farlo mi dica ministro, chi dovrebbe farlo?

Che senso ha far fare alle regioni quello che dovrebbe fare lei come governo ma che non fa?

La mia impressione è che lei:
- non abbia ancora capito che il regionalismo differenziato è la modifica del riparto costituzionale delle competenze in materia di salute tra Stato e regioni cioè è la rinuncia da parte dello Stato centrale quindi del governo di potestà legislative, senza le quali questo sistema smette di essere universalistico

- non abbia ancora capito che l’autonomia differenziata consente l'attribuzione alle regioni di competenze statali relative ai principi fondamentali in materia di salute e ricerca scientifica e che grazie a questa attribuzione il SSN non ci sarà più

Lei ministro Grillo sta avallando la fine del SSN. Se ne rende conto o no?

Un ministro che non ci ha detto subito la verità
Lei ministro ci ha fatto credere, in questi mesi, di essere contraria al regionalismo differenziato, quando risulta dalle sue stesse dichiarazioni che lei, senza nessun mandato politico da parte del suo movimento, quindi senza nessuna condivisione, è sempre stata favorevole a questa sciagurata contro riforma.

“Concordiamo assolutamente con questa direzione e sarà quella che cercheremo di seguire in questi anni di mandato governativo”. E’ quanto ha dichiarato 6 mesi fa in occasione di una visita alla regione Toscana. (QS 31 luglio 2018).

Mi chiedo chi l’ha autorizzata del Movimento a distruggere il SSN? Dove è scritto che il Movimento 5 stelle propone di distruggere il SSN? Si rende conto o no dell’enormità di quello che sta facendo?

Non un solo elettore M5S l’ha votata idealmente come ministro della Salute per mandare in malora l’attuale sistema sanitario pubblico. Il suo Movimento è stato votato da milioni di cittadini per difendere un patrimonio quello del SSN, senza il quale l’applicazione universale del diritto costituzionale non sarebbe possibile. Lei come M5S sta facendo quello che neanche il PD ha osato fare. Ridiscutere la natura nazionale e universale del sistema.

Ora ci viene a dire che “ho letto le richieste di autonomia e sono legittime e dobbiamo dare alle regioni che lo vogliono la possibilità di usare i propri strumenti per erogare i servizi”. Ma scherza?

Nel dare via libera al regionalismo differenziato chiesto da tre regioni su 21, non solo lei sta tradendo il suo mandato politico, quindi milioni di cittadini, ma sta mettendo nei guai il proprio governo perché in nessun modo, lei, come ministro della Salute, ne sta garantendo l’autorevolezza e la credibilità. Il suo dovere non è calare le brache perché non sa dove andare a parare, ma è mettere in campo soluzioni equilibrate a garanzia prima di tutto del governo del paese.

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FONTE SALUTEINTERNAZIONALE.INFO
Autore: Enrico Materia

Nei paesi dove più ampie sono le diseguaglianze di reddito, l’ansia sociale, legata al timore che le persone hanno di essere valutate per la propria posizione economica, lavorativa e sociale, risulta essere più elevata. Ne deriva un ventaglio di possibili effetti psicologici quali bassa stima di sé, insicurezza e depressione, ma anche l’“aumento dell’io” e il narcisismo come risposta all’ansia valutativa. Non solo: tanto maggiore è l’ansia derivante dal proprio stato sociale, tanto maggiore la ritrosia a interagire con altre persone e a partecipare alla vita associativa; più ampie le distanze sociali, più grande la diffidenza e il timore degli altri. Numerosi studi mostrano infatti che la fiducia civica e la propensione delle persone a essere coinvolte in associazioni civiche e di volontariato siano più deboli nei paesi con distribuzione delle risorse molto diseguale.


Le società dove le differenze di reddito tra ricchi e poveri sono più ampie patiscono un peggior funzionamento della vita sociale e dello stato di salute. Sono in breve le conclusioni di “The Spirit Level”, un libro degli epidemiologi britannici Richard Wilkinson e Kate Pickett, pubblicato nel 2009 e tradotto in più di venti lingue, che metteva in luce come gli effetti negativi delle diseguaglianze non riguardano solo le fasce più povere della popolazione ma agiscono sull’intera collettività (vedi Perché le società egualitarie stanno meglio )[1].

Diseguaglianze nella mente

Nel nuovo libro “The Inner level” pubblicato nel 2018, gli stessi Autori, sulla scorta di ricerche in diversi campi disciplinari, spiegano come le diseguaglianze “entrino nella nostra mente” e si ripercuotano sulla salute mentale fino a condizionare le relazioni interpersonali[2].

Nel mondo di oggi “fragile e frammentato”, la salute mentale è considerata un bene comune globale sempre più a rischio, i disturbi depressivi rappresentano la terza principale causa di anni vissuti con disabilità e quasi un milione di persone muoiono ogni anno per suicidio[3]. La salute mentale è stata inclusa tra gli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile con i disturbi mentali associati alle malattie croniche non trasmissibili sia perché la frequenza di tutte queste condizioni dipende da un gradiente sociale sia perché richiedono approcci integrati a livello assistenziale.

Sta inoltre diventando sempre più chiaro come i determinanti sociali (tra cui le diseguaglianze di reddito) e i fattori biologici interagiscano a livello individuale con i processi del neuro-sviluppo, soprattutto durante i periodi prenatale e postnatale, nel determinismo dei disturbi mentali[4].

Come documentato da Wilkinson e Pickett, al di là degli effetti materiali della povertà, nei paesi dove più ampie sono le diseguaglianze di reddito, l’ansia sociale, legata al timore che le persone hanno di essere valutate per la propria posizione economica, lavorativa e sociale, risulta essere più elevata[5]. Ne deriva un ventaglio di possibili effetti psicologici quali bassa stima di sé, insicurezza e depressione, ma anche l’“aumento dell’io” e il narcisismo come risposta all’ansia valutativa. Gli Autori mettono in relazione queste risposte emozionali con l’associazione esistente tra diseguaglianze di reddito e disturbi mentali, confermata anche delle revisioni sistematiche della letteratura[6]. Vengono riportate correlazioni dirette, a livello ecologico, tra diseguaglianze di reddito e depressione, disturbi narcisistici, schizofrenia, ludopatia, e bullismo tra gli adolescenti[7-11].

L'ARTICOLO PROSEGUE ALLA FONTE SALUTEINTERNAZIONALE.INFO 

Riproduciamo dal sito della Organizzazione Mondiale della Sanità questo documento che azzera molte credenze e percezioni sbagliate tra i cittadini  rispetto ai rischi di malattie di cui sarebbero portatori migranti e rifugiati. Questi dati dovrebbero essere a conoscenza delle autorità del governo italiano che stanno legiferando in direzione contraria a quanto prescrive l'Organizzazione Mondiale della Sanità. Il decreto sicurezza voluto dal ministro degli interni Salvini invece di rafforzare le difese  della salute dei migranti e dei rifugiati, con la chiusura degli SPRAR ove si opera con progetti d'integrazione, li butta per la strada. Non ci sono altre parole per definire le politiche dissennate  di questo governo e in fattispecie del ministro degli interni. editor


 FONTE WHO 

[ PER LA TRADUZIONE DALL'INGLESE ALL'ITALIANO ABBIAMO USATO GOOGLE TRANSLATOR...]

Copenhagen, Ginevra, 21 gennaio 2019

È probabile che migranti e rifugiati abbiano una buona salute generale, ma possono essere esposti al rischio di ammalarsi durante il periodo di transizione o durante il soggiorno nei paesi di accoglienza a causa di cattive condizioni di vita o di adeguamenti nel loro stile di vita. Questa è la principale conclusione del primo "Rapporto sulla salute dei rifugiati e dei migranti nella regione europea dell'OMS", pubblicato oggi dall'Ufficio regionale per l'Europa dell'OMS.

"Oggi i sistemi politici e sociali stanno lottando per raccogliere la sfida di rispondere agli sfollati e alle migrazioni in modo umano e positivo. Questo rapporto è il primo del suo genere e fornisce un'istantanea della salute dei rifugiati e dei migranti nella regione europea dell'OMS, in un momento in cui il fenomeno migratorio si sta espandendo in tutto il mondo ", afferma il dott. Zsuzsanna Jakab, direttore regionale dell'OMS per Europa.

Il rapporto riassume le ultime prove disponibili sulla salute dei rifugiati e dei migranti nella regione europea dell'OMS - da una revisione di oltre 13 000 documenti - e i paesi in progresso hanno fatto per promuovere la loro salute. È stato sviluppato in collaborazione con l'Istituto Nazionale per la Salute, la Migrazione e la Povertà (INMP).

Vulnerabilità a malattie non trasmissibili e trasmissibili

Rifugiati e migranti sembrano essere meno colpiti delle loro popolazioni ospitanti da molte malattie non trasmissibili all'arrivo; tuttavia, se si trovano in condizioni di povertà, la durata della loro permanenza nei paesi di accoglienza aumenta il rischio di malattie cardiovascolari, ictus o cancro. Poiché i migranti e i rifugiati rischiano di cambiare stile di vita per dedicarsi a meno attività fisica e consumare meno cibo sano, sono anche più inclini a fattori di rischio per malattie croniche.

I processi di spostamento possono rendere i rifugiati e i migranti più vulnerabili alle malattie infettive. Tuttavia, la relazione sottolinea che, ad esempio, la proporzione di rifugiati e migranti tra i casi di tubercolosi (TB) di un paese ospitante varia ampiamente a seconda della prevalenza della tubercolosi nella popolazione ospite; e che una percentuale significativa di migranti e rifugiati che sono sieropositivi hanno acquisito l'infezione dopo il loro arrivo in Europa. Nonostante l'opinione diffusa al contrario, esiste un rischio molto basso di rifugiati e migranti che trasmettano malattie trasmissibili alla popolazione ospitante.

"Il nuovo rapporto fornisce informazioni su ciò che deve essere fatto per soddisfare i bisogni di salute di migranti e rifugiati e della popolazione ospitante. Poiché i migranti e i rifugiati diventano più vulnerabili della popolazione ospitante al rischio di sviluppare malattie non trasmissibili e trasmissibili, è necessario che ricevano un accesso tempestivo a servizi sanitari di qualità, come tutti gli altri. Questo è il modo migliore per salvare vite umane e ridurre i costi di trattamento, oltre a proteggere la salute dei cittadini residenti ", sottolinea il dott. Jakab. [ la sottolineatura è nostra.editor ] ...continua a leggere "Migranti e rifugiati a più alto rischio di sviluppare problemi di salute rispetto alle popolazioni ospitanti, lo rivela la prima relazione dell’OMS sulla salute degli sfollati in Europa"

 

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Inglese 

2018, xii + 99 pagine
ISBN 978 92 890 5384 6
Questa pubblicazione è disponibile solo online.

Quasi una persona su 10 nella regione europea dell'OMS è attualmente un migrante internazionale. Trovare lavoro è una delle ragioni principali per cui le persone migrano a livello internazionale, anche se la violenza, i conflitti, i disastri naturali e le violazioni dei diritti umani sono anche dei contributi. Le migrazioni e gli sfollamenti sono fattori sociali determinanti per la salute che influiscono sulla salute di rifugiati e migranti. L'Ufficio regionale per l'Europa dell'OMS ha assunto un ruolo guida nell'assistere gli Stati membri nella promozione della salute dei rifugiati e dei migranti e nell'affrontare gli aspetti sanitari della loro salute. L'ufficio regionale ha istituito il programma Migrazione e salute appositamente per questo scopo. Ottenere una visione generale dello stato di salute dei rifugiati e dei migranti e la risposta del sistema sanitario è fondamentale per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile e assicurare una copertura sanitaria universale,

Questo rapporto, il primo del suo genere, crea una base di prove con l'obiettivo di catalizzare i progressi verso lo sviluppo e la promozione di sistemi sanitari sensibili ai migranti nei 53 Stati membri della Regione europea dell'OMS e oltre. Questo rapporto cerca di illuminare le cause, le conseguenze e le risposte ai bisogni di salute e alle sfide affrontate dai rifugiati e dai migranti nella regione, fornendo anche un'istantanea dei progressi compiuti in tutta la regione. Inoltre, il rapporto cerca di identificare lacune che richiedono ulteriori azioni attraverso la collaborazione, per migliorare la raccolta e la disponibilità di dati di alta qualità e per stimolare iniziative politiche. La relazione rappresenta un impulso tanto necessario per gli Stati membri e le altre parti interessate per garantire un'assistenza sanitaria di alta qualità per tutti.

FONTE  SALUTEINTERNAZIONALE

Autore: Pier Luigi Lopalco

La situazione demografica italiana è preoccupante e complessa e non può essere gestita a botta di slogan demagogici. Saremo capaci di invertire il processo di contrazione della popolazione? Se ciò non avvenisse, volenti o nolenti, una seria politica immigratoria sarà necessaria. Altro che invasione. Perché un Paese in decrescita demografica è un Paese che si avvita in una spirale di crisi economica inevitabile.


Se c’è una cosa che davvero mi preoccupa è che i problemi demografici siano fondamentalmente scomparsi dal dibattito politico. O meglio, quando si parla di popolazioni, ci si riferisce solo al fatto che piccoli gruppi di disperati rischiano la pelle attraversando il Mediterraneo in un fantomatico tentativo di invasione dell’Europa. Se – e sottolineo “se” – a dipingere la situazione fossero le campane della demagogia, il quadro sarebbe quello di una Italia sempre più affollata e, ahimè, inesorabilmente multietnica.

Ma cosa ci dicono i numeri? Non essendo un demografo, farò riferimento ad uno strumento estremamente semplice per poter ragionare sulla situazione demografica del nostro Paese: la piramide dell’età. Si tratta di un grafico che disegna la distribuzione della popolazione residente per fasce di età e sesso. Uno strumento che, per quanto semplice, ci offre degli spunti tanto interessanti quanto inquietanti.

L'ARTICOLO PROSEGUE ALLA FONTE >>> SALUTEINTERNAZIONALE

Fonte Saluteinternazionale

 

Autore : Gavino Maciocco

Lo smantellamento della riforma sanitaria voluta da Barack Obama è stato in testa alle promesse elettorali di Donald Trump. Un obiettivo che però nel tempo si è progressivamente allontanato, fino a diventare un miraggio. Ma una recente sentenza della Corte federale texana ha decretato l’incostituzionalità della riforma. Una sentenza non esecutiva, ma sufficiente a riaprire la battaglia sui destini della sanità americana. E anche l’occasione per fare un bilancio della riforma, le sue molte luci e anche le ombre.


Repeal Obamacare”. Lo smantellamento della riforma sanitaria voluta da Barack Obama è stato in testa alle promesse elettorali di Donald Trump e dopo la sua ascesa, nel 2016, alla presidenza degli USA un obiettivo prioritario che però nel tempo si è progressivamente allontanato, fino a diventare un miraggio. Alla base della promessa “mancata”, l’impopolarità della cancellazione di molte parti della riforma che riscuotono il consenso della maggioranza degli americani (come la norma che vieta alle assicurazioni la possibilità di negare la polizza a chi ha malattie pre-esistenti), ma soprattutto la mancanza di una proposta alternativa in grado di sostituire la tanto osteggiata riforma. I risultati delle elezioni di medio termine  dello scorso novembre che hanno rinnovato la Camera dei rappresentanti, consegnando la maggioranza ai Democratici, sembravano aver allontanato definitivamente ogni tentativo di abrogare la riforma (vedi post La sanità nelle elezioni americane di medio termine).

L'ARTICOLO PROSEGUE ALLA FONTE : SALUTEINTERNAZIONALE.INFO

 

Diario Prevenzione, come sanno bene i lettori che lo frequentano, è un sito che tratta le problematiche che riguardano la gestione dei rischi per la salute e la sicurezza negli ambienti di vita e di lavoro.

Finora non siamo entrati nel merito delle competizioni politiche, la nostra mission è la socializzazione delle conoscenze in materia che ricaviamo da fonti nazionali e internazionali.

Ora la situazione è cambiata: riteniamo molto preoccupante e pericolosa la deriva nazional-populista che caratterizza la cultura e le strategie delle forze politiche di maggioranza che hanno dato vita al governo del nostro paese.

La ricerca di facili consensi elettorali tramite l'esaltazione di politiche isolazioniste, autarchiche che rinchiudono nei confini nazionali la ricerca, la produzione di conoscenze, la costruzione di progetti e di soluzioni per i grandi temi di quest'epoca è destinata a produrre danni gravissimi e irreversibili.

L'attuale legislazione italiana in materia di salute e sicurezza sul lavoro, ad esempio, è il frutto di una Direttiva europea ( 391.89 ) il cui recepimento ha prodotto nel nostro paese la costruzione di un sistema evoluto per la valutazione e gestione dei rischi. Le aziende italiane possono operare in tutti i paesi europei senza dovere adattarsi a 26 sistemi diversi per la gestione della sicurezza.Il ritorno a legislazioni nazionali autarchiche in materia di salute e sicurezza sul lavoro sarebbe una regressione disastrosa.

Per quanto attiene le  tematiche ambientali che rappresentano la sfida più impegnativa e pressante per il prossimo futuro, solo una ricerca integrata e coordinata internazionale potrà offrire percorsi e soluzioni per mitigare e contenere il cambiamento climatico. I sodali internazionali delle forze politiche italiane nazional-populiste sul tema del cambiamento climatico negano le evidenze scientifiche e sostengono l'uso dei combustibili fossili, in particolare il carbone. La chiusura autarchica nei confini nazionali produrrà un rallentamento ed una dispersione di risorse nel campo della ricerca scientifica di base in molti campi.

...continua a leggere "Ambiente Lavoro Salute : le false illusioni della soluzione “sovranista”."

Laurent Vogel di ETUI è intervenuto a Brescia al Convegno internazionale "Nuovi spazi per la cultura della sicurezza sul lavoro. I linguaggi della prevenzione"

La sua relazione analizza il rapporto fra la salute, le diseguaglianze sociali e la precarietà del lavoro che si sta estendendo nel contesto internazionale.

In particolare vengono esposti dati sulle:

  • Cause di mortalità dovuta alle condizioni dirette di lavoro (Takala) rilevando un sensibile aumento fra il 2014 ed il 2017,
  • Distribuzione delle cause di morte per età
  • Patologie da lavoro nelle 7 aree omogenee in cui è stato suddiviso il mondo negli anni 2011 e 2015, evidenziando grandi differenze di distribuzione delle patologie. E definisce è anche un fattore rilevante del peggioramento delle condizioni di salute della popolazione.

E importanti considerazioni su un tema che dilaga

In allegato la presentazione.

 

FONTE SALUTENTERNAZIONALE 

Autore Gavino Maciocco

Nel settore della sanità sono in gioco forti interessi economici. Per questo imparare a riconoscere le condizioni di conflitto di interesse è la base per avviare una seria politica di prevenzione, o di identificazione precoce delle situazioni di rischio che possono arrecare danno alla salute delle persone o compromettere la fiducia dei cittadini. Il libro spiega le strategie messe in atto per influenzare le scelte dei professionisti e dei cittadini, sottolineando la necessità di elaborare strategie per ridurre al minimo i rischi. Per affrontare il conflitto d’interesse la parola d’ordine è: costruire consapevolezza.

Chi paga dà gli ordini (olandese).

Canto la canzone di chi mi dà il pane (ceco, olandese, tedesco).

Non morderai la mano di chi ti nutre (inglese).

Solo in una trappola per topi trovi formaggio gratis (russo).

Non invitare la volpe nel pollaio (inglese).

Non fidarti della capra con il cavolo (ungherese).

Chi suona il piffero dà il tono (inglese).

Non si può essere giudice e giudicato (francese).

Con questo elenco di proverbi popolari di vari paesi si apre il libro di Dirindin, Rivoiro e De Fiore dedicato ai conflitti d’interesse e salute[1]. Un libro (il primo, in italiano, che io ricordi) che tratta in maniera sistematica questo tema, complesso e spinoso. Il lavoro parte da un’attenta analisi della letteratura scientifica sui conflitti di interesse nel settore della salute, per arrivare a discutere le esperienze positive di sostegno all’integrità, ormai numerose in tutto il settore e in tutti i paesi, spesso ancora confinate nell’ambito delle enunciazioni di principio condivise, ma poco praticate.

Gli ambiti connessi col conflitto d’interessi e esplorati in profondità sono cinque: a) la ricerca scientifica; b) il mondo accademico; c) Il mondo dei pazienti e dei cittadini; d) l’industria alimentare; e) la formazione e la comunicazione scientifica. A ognuno di essi è dedicato un capitolo, ognuno dei quali ha una vita autonoma, in modo che il lettore possa approfondire ciò che più lo interessa, ma – suggeriscono gli autori – “ci permettiamo di raccomandare la lettura del primo capitolo che non a caso serve a inquadrare le diverse tematiche sviluppate nei successivi capitoli”.

Il primo capitolo è lì infatti per rispondere a una semplice domanda: “Che cosa sono i conflitti d’interesse?”.

L'ARTICOLO PROSEGUE ALLA FONTE  >>> SALUTEINTERNAZIONALE

La salute ed il lavoro:
come la crisi e la precarietà hanno modificato questo rapporto

Polo del 900, via del Carmine 14, Torino
giovedì 29 novembre 2018, ore 9:00-13:00

Convegno CIPES - Salute Piemonte
sono disponibili le presentazioni

(Regioni.it 3501 - 26/11/2018) La regione Lombardia chiede al Governo, attraverso il suo presidente Attilio Fontana, di istituire un tavolo interregionale sullo smog nella pianura padana.
“Chiedo al presidente del Consiglio Conte di istituire un tavolo con le regioni del bacino padano – afferma Fontana - per creare incentivi che possano dare risposte per arrivare alla sostituzione dei mezzi più inquinanti”. Secondo Fontana la pianura padana è una "zona svantaggiata" per la difficoltà nell'eliminare le sostanze inquinanti e il problema non si può risolvere "solo con i divieti", servono anche degli incentivi, ad esempio per cambiare le caldaie più inquinanti e adeguare le attività produttive.
Questo tavolo di confronto con le regioni del bacino padano, servirà quindi a “mettere in campo una serie di incentivi che, con un aiuto nazionale, possano permettere la sostituzione dei mezzi più inquinanti. Lo stesso discorso dovrebbe essere fatto anche col riscaldamento e le attività produttive perché passino a gas. Bisogna migliorare la situazione perche' l'Europa ci osserva e ha gia' mosso delle infrazioni a cui dobbiamo dare risposta”.
"Quello della sostenibilità – rileva Fontana - è uno dei principali temi di cui ci occuperemo nei prossimi cinque anni. Abbiamo iniziato una serie di politiche fatte di divieti e di incentivi. Solo i divieti - rIbadisce e conclude il PresideNte della Lombardia sarebbero troppo penalizzanti per i nostri cittadini e la nostra realtà produttiva”.

E' disponibile online il periodico Lavoro e Salute diretto da Franco Cilenti

In questo numero

  • Ma Giulia ( il Ministro della Salute ) ha capito come fare sanità pubblica?
  • Dallo Stato di diritto allo Stato di polizia di Alba Vastano
  • Legge 194: 40 anni del sistema di sorveglianza
  • Il decreto del governo contro la libertà delle donne
  • Tante bufale sul TAV.
  • Questa la realtà Pubblico impiego, campo lavoro per nuovi schiavi?
  • 2018: aumentano i morti sul lavoro. Più 8,5%
  • Aumentano i morti sul lavoro. Più 8,5%
  • Lavoratori "spediti" all'estero a rischio
  • La violenza nei confronti dei lavoratori sanitari
  •  Il preposto. Le sentente della Cassazione
  • Vittime sui luoghi di lavoro

Il  periodico Lavoro e Salute novembre 2018

(Regioni.it 3487 - 06/11/2018) “Il Servizio sanitario nazionale è interessato, ormai da diversi anni, da criticità che se non affrontate mettono a rischio la sua sostenibilità”. I sindacati chiedono pertanto al Governo di inserire più risorse per la sanità nella legge di bilancio. Secondo Cgil, Cisl e Uil, infatti, la manovra finanziaria conferma per il 2019 le stesse risorse programmate dal precedente Governo a favore del Sistema sanitario nazionale. Così gli annunci di incrementi sono finiti nel vuoto.
Solo per il 2020 e 2021, rilevano i sindacati, è previsto un aumento, ancora insufficiente, subordinato comunque alla firma del nuovo Patto per la Salute con le Regioni.
“Anche lo stanziamento di 50 milioni di euro, - evidenziano i sindacati confederali - per la riduzione delle liste di attesa, rischia di essere insufficiente, a fronte di mancanza di risorse aggiuntive per nuove assunzioni di personale e per il rinnovo del Ccnl. Inoltre, non c'è alcun riferimento al superamento del super ticket, una tassa iniqua che aggrava pesantemente i bilanci delle famiglie e in particolare di quelle meno abbienti”.
Sempre i sindacati sottolineano anche le “disuguaglianze di salute sul territorio nazionale” e gli stessi “nuovi Livelli essenziali di assistenza, in vigore ormai da quasi due anni”, non sono ancora oggi non garantiti: “le misure, in materia sanitaria, predisposte dal Governo non affrontano le fragilità del sistema sanitario”.
Cgil, Cisl e Uil esprimono quindi “una forte preoccupazione” e chiedono al governo di "aprire un confronto con le organizzazioni sindacali per definire i percorsi e gli interventi necessari per rafforzare e rilanciare il servizio sanitario pubblico che deve essere dotato di risorse adeguate per garantire il diritto di tutela della salute a tutti i cittadini con prestazioni uniformi su tutto il territorio nazionale”.

FONTE : DISEGUAGLIANZEDISALUTE

Durante le ultime decadi in Italia si è visto un progressivo miglioramento delle condizioni di salute e livelli di disuguaglianze sociali che risultano meno pronunciati rispetto ad altri paesi Europei.

Eppure, le medie mascherano l’esistenza di differenze sistematiche: le persone più abbienti stanno meglio, si ammalano di meno e vivono più a lungo.Guardando al periodo 2012-2014, ultimi dati disponibili a livello nazionale, i maschi italiani di 30 anni laureati potevano sperare di vivere 3 anni in più rispetto a coloro che avevano conseguito al massimo il titolo della scuola dell’obbligo, mentre tra le donne laureate il vantaggio sulle meno istruite era di un anno e mezzo.

Allo stesso modo, le regioni italiane più povere mostrano indicatori di salute meno favorevoli. Il Sud e le Isole presentano un’aspettativa di vita più sfavorevole in tutte le fasce di istruzione. Analoghe differenze nella speranza di vita erano già state rilevate in molte realtà locali da precedenti studi longitudinali: a Torino, ad esempio, un uomo che attraversa la città, dalla collina alto borghese (a elevato reddito) alla barriera operaia nel nordovest (a basso reddito), vede ridursi l’aspettativa di vita di 6 mesi per ogni chilometro percorso. Tali differenze sono socialmente determinate e pertanto, evitabili.

Nel tentativo di ridurre l’intensità e l’impatto delle disuguaglianze, sono stati predisposti nel corso degli anni alcuni importanti atti di programmazione sanitaria, in linea con le indicazioni dell’Unione Europea:

1) il Quadro strategico nazionale 2007-2013 che ha definito gli indirizzi programmatici per l’utilizzo dei Fondi strutturali europei, sottolineando la necessità di orientare gli investimenti anche sugli aspetti di salute soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno;

2) il programma nazionale Guadagnare salute – Rendere facili le scelte salutari, coordinato dal Ministero della Salute, che ha riconosciuto l’importanza delle politiche non sanitarie nel contrasto alle disuguaglianze di salute;

3) la strategia Salute in tutte le politiche, sancita nella Conferenza inter-ministeriale di Roma del 2006, ha riconosciuto l’importanza di adottare in tutte le politiche non sanitarie procedure di valutazione d’impatto sanitario attente ai soggetti più vulnerabili. Inoltre, l’Italia ha partecipato, con propri casi studio, tramite l’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali, alla Joint Action “Equity Action”, promossa dalla Commissione europea per accompagnare gli Stati membri nella valutazione dell’impatto delle politiche sulle disuguaglianze di salute. ...continua a leggere "Ridurre e contrastare le disuguaglianze di salute in Italia: le tappe di un percorso iniziato più di dieci anni fa"

FONTE: DORS.IT

Autrici :Grazia Bertiglia, Dors - Elisa Valesio, Regione Piemonte

 

La norma italiana a completamento del Regolamento Europeo 2016/679

Il 10 agosto 2018 è stato approvato il D.Lgs. 101: la scelta è stata, alla fine, di conservare – per quel che si poteva - il Codice italiano (D.Lgs. 196/2003) modificandolo alla luce del Regolamento Europeo.

Il decreto pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il 7 settembre non è di agevole lettura: gran parte è dedicato a modificare abrogare gli articoli del Codice; gli ultimi articoli, da 17 a 26 contengono invece norme originali. Riportiamo perciò in allegato sia il testo del decreto 101/2018, sia il testo modificato del (D. Lgs. 196/2003) in vigore dal 19.9.2018.

Purtroppo la materia specifica di cui trattiamo non è fra quelle su cui la stampa, anche specialistica si sia soffermata con commenti di esperti della privacy: l’attenzione, a partire da maggio di quest’anno, è stata rivolta soprattutto ad aspetti di gestione dei sistemi informativi, di trattamento di dati da parte dei colossi dell’informazione, all’impatto nel mondo privato e alle temute sanzioni. Al momento anche il Garante italiano (ora “autorità di controllo” ) non ha dedicato particolare enfasi agli aspetti inerenti i trattamenti di dati per scopi sanitari e di ricerca. In attesa dell’emanazione del D.Lgs. 101/2018, per evitare un vuoto normativo, il   data ha prorogato le autorizzazioni generali, scadute il 25 giugno, all’indomani dell’entrata in vigore piena del Regolamento europeo.

Le disposizioni del Regolamento Europeo per la sanità.

Quali sono oggi, allora, i punti fermi della nuova normativa privacy per chi opera nei servizi di prevenzione e sanità pubblica, per la promozione della salute, la ricerca scientifica, la programmazione dei servizi sanitari?

In primo luogo, occorre tener conto delle nuove regole che valgono per ogni trattamento di dati personali: base giuridica, informazioni, accountability, minimizzazione e pseudonimizzazione, privacy by design e by default, sicurezza e valutazione di impatto. (già esaminati in precedenti  articoli su questo sito).

Il Regolamento Europeo tratta in particolare di questi ambiti specifici in alcuni punti:

Il Considerando 33 riguardo alla ricerca scientifica riconosce che “in molti casi non è possibile individuare pienamente la finalità … al momento della raccolta dei dati” e dà spazio alle comunità scientifiche per definire regole deontologiche adeguate per tutelare le persone anche senza il loro consenso specifico: questo può riguardare anche la ricerca sanitaria, in particolare tutta la ricerca epidemiologica che si basa su dati raccolti in precedenza per le attività di diagnosi, cura e prevenzione.

Il Regolamento definisce poi puntualmente i dati genetici:

cons 34/art. 4- punto 13: i dati personali relativi alle caratteristiche genetiche ereditarie o acquisite di una persona fisica che forniscono informazioni univoche sulla fisiologia o sulla salute di detta persona fisica, e che risultano in particolare  dall’analisi di un campione biologico di detta persona fisica.

e i dati sanitari:

cons.35/art 4- punto 15: dati personali attinenti alla salute fisica o mentale di una persona fisica, compresa la prestazione di servizi di assistenza sanitaria, che rivelano informazioni relative allo0 stato di salute;

Riguardo alla base giuridica il cons. 45 indica che dove c’è interesse pubblico, allora ci vuole come base giuridica una norma di legge; il consenso al trattamento dei dati personali in sanità è cosa diversa dal consenso informato all’atto medico, previsto dalla legge n. 219/2017 “Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento.” che dice all’art. 1 “La presente legge, nel rispetto dei principi di cui agli articoli 2, 13 e 32 della Costituzione e degli articoli 1, 2 e 3 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, tutela il diritto alla vita, alla salute, alla dignità e all'autodeterminazione della persona e stabilisce che nessun trattamento sanitario puo' essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato della persona interessata, tranne che nei casi espressamente previsti dalla legge.” 

Fermo restando quanto sopra, il consenso al trattamento dei dati personali in sanità viene ristretto (cons. 32- art 7), ma il Regolamento europeo specifica che quando occorre ottenerlo dal soggetto per trattare i suoi dati, questo consenso è sempre revocabile.

L’art 9 del Regolamento disciplina il trattamento di categorie particolari di dati personali tra cui rientrano i dati relativi alla salute, i dati genetici ecc. Nell’ambito sanitario segnaliamo:

Il paragrafo 1 prevede in linea generale che: “E’ vietato trattare dati personali che rivelino l’origine razziale o etnica,….nonchè trattare dati genetici,…., dati relativi alla salute…”

Il paragrafo 2 prevede delle eccezioni. Non si applica il comma 1 se:

a) l’interessato ha prestato il proprio consenso esplicito… e puo’ revocarlo in ogni momento;

oppure il trattamento è necessario per:

b) assolvere gli obblighi ed esercitare i diritti specifici del titolare del trattamento o dell'interessato in materia di diritto del lavoro e della sicurezza sociale e protezione sociale ..;

c) tutelare un interesse vitale dell'interessato o di un'altra persona fisica qualora l'interessato si trovi nell'incapacità fisica o giuridica di prestare il proprio consenso;

g) motivi di interesse pubblico rilevante sulla base del diritto dell'Unione o degli Stati membri, …purchè l’interesse sia proporzionato ;

h) finalità di medicina preventiva o di medicina del lavoro, valutazione della capacità lavorativa del dipendente, diagnosi, assistenza o terapia sanitaria o sociale ovvero gestione dei sistemi e servizi sanitari o sociali ed è condotto da un professionista soggetto a segreto professionale;

i) motivi di interesse pubblico nel settore della sanità pubblica, quali la protezione da gravi minacce per la salute a carattere transfrontaliero o la garanzia di parametri elevati di qualità e sicurezza dell'assistenza sanitaria e dei medicinali e dei dispositivi medici, …;

j) archiviazione nel pubblico interesse ricerca scientifica e statistica (con l’obbligo di pseudonimizzare i dati).

L'ARTICOLO PROSEGUE ALLA FONTE DORS.IT 

Segnalazioni

E' disponibile online il periodico Lavoro & Salute Anno 34 n. 5 settembre 2018 Periodico sostenuto da promotori e lettori * Diretto da franco cilenti * Redazione info@lavoroesalute.org

Buona Lettura

LAVORO & SALUTE  settembre 2018

 

Fonte Strisciarossa.it

La sanità italiana non ha un problema di sostenibilità quanto piuttosto di equità. Federico Spandonaro, professore di economia applicata all’università Tor Vergata di Roma e presidente di, Consorzio per la Ricerca Economica Applicata in Sanità, è chiaro: nonostante se ne parli spesso, quello della sostenibilità è un falso problema. In primo luogo perché l’Italia spende poco per la sanità, circa il 30% in meno di quello che spendono in media gli altri Paesi dell’Europa occidentale. Un divario che è aumentato negli ultimi anni portando l’Italia verso le quote di investimento dell’Europa orientale. Del resto, quando un Paese non cresce economicamente, la tendenza è quella di disinvestire sul welfare, esattamente come sta accadendo ai paesi dell’Europa orientale e all’Italia.

...continua a leggere "L’Italia per la sanità spende  il 30 per cento in meno  degli altri Paesi europei"

Fonte SaluteInternazionale

Inserito da  on 19 settembre 2018 – 09:47Lascia un commento

Marco Geddes

Rapporto Rbm – Censis ci spiega che:  “…sulla base delle simulazioni condotte, la scelta di sottoscrivere una Polizza Sanitaria o di aderire ad un Fondo Integrativo risulta decisamente più conveniente per il cittadino rispetto al pagamento di tasca propria delle cure private”. Questo confronto fra spesa out of pocket e la sua benefica sostituzione con Polizze e Fondi sanitari si basa su tre presupposti, ovvero su tre affermazioni, completamente false.


 

dire, fare, commettere un’i., delle indecenze.
Frequente in frasi esclamative, come espressione di sdegno
davanti a fatti o situazioni sconvenienti, o
che per qualche motivo suscitino risentimento e riprovazione:
è un’i., una vera i.!; che i.!; che cos’è questa indecenza? (Treccani)

Ho letto in questa estate l’aggiornamento del VIII Rapporto Rbm – Censis, pensando che contenesse una eliminazione o quantomeno rettifica alla proposta di Reddito di salute[1]. Al contrario, tale esilarante ipotesi è stata nuovamente avanzata sul supplemento economico del Corriere della sera. “Si potrebbe introdurre un reddito di salute – spiega il CEO di Rbm –   magari come componente strutturale di quello di cittadinanza, oppure assegnare un voucher con cui finanziare un’assicurazione sociale integrativa [cioè, intende, quella che io presiedo…] per tutti coloro che ancora non dispongono di una polizza o di un fondo integrativo. Pagare le cure private di tasca propria, infatti, non solo non è equo, ma soprattutto non è mai conveniente per i cittadino. Al netto dei benefici fiscali, cioè la detrazione per le spese mediche, il costo aggiunto sostenuto da ogni cittadino per le cure private è pari in media a 530 euro. Una polizza o un fondo sanitario integrativo garantiscono un risparmio medio di quasi 245 euro, considerando il differenziale medio fra il costo, gli importi rimborsati e la deduzione media.”[2]

Tale ipotesi, o meglio proposta al nuovo Governo, nasce da un presupposto ampiamente illustrato nel Rapporto, sia a parole che con gli opportuni grafici e figure, che sono assai suggestivi e convincenti. L’illustrazione contenuta nel Rapporto mette infatti a confronto i benefici della sanità integrativa, ove venissero a sostituire la spesa privata out of pocket (OoP)[3] (vedi Figura 1).

La bilancia sulla destra evidenzia il costo medio della spesa out of pocket, che risulta di 654,89 €, entità che viene tuttavia ridotta, grazie ai benefici fiscali di cui si giova (124,43€), a 530, 46€.

Tale spesa, se invece fosse intermediata da Polizze sanitarie o dai Fondi integrativi, come proposto dal Rapporto e poi sviluppato in una serie di ipotesi finanziaria per il totale della popolazione, assommerebbe a 339,81 €  pro capite effettivamente pagati dall’assicurato e 113,27 € finanziati “indirettamente” dallo Stato in ragione della loro natura di oneri deducibili. Il rimborso medio che si ottiene è di 425,96  a cui poi, il Rapporto afferma, è necessario tener conto di un’ulteriore decurtazione di 96,52 €  derivante dal contenimento del costo delle cure private per effetto della negoziazione delle tariffe delle Strutture Sanitarie e/o dei medici convenzionati attuata dalla Compagnia Assicurativa o dal Third Party Administrator del Fondo Integrativo! Il vantaggio medio sarebbe quindi 243,13 €, come indicato anche nella recente dichiarazione al Corriere della sera?

Il Rapporto ci spiega, a commento di tale suggestiva immagine, che:  “… sulla base delle simulazioni condotte, la scelta di sottoscrivere una Polizza Sanitaria o di aderire ad un Fondo Integrativo risulta decisamente più conveniente per il cittadino rispetto al pagamento di tasca propria delle cure private”.

Questo confronto fra spesa out of pocket e sua benefica sostituzione con Polizze e Fondi sanitari si basa su tre presupposti, ovvero su tre affermazioni, completamente false.

  1. La prima affermazione è che nelle attuali Polizze assicurative e Fondi sanitari siano mediamente comprese le prestazioni che il cittadino si paga out of pocket. Ma scherziamo?
    La spesa privata, valutabile a 39.680 milioni di euro (escludendo 3.362 milioni che vengono “restituiti” dallo Stato sotto forma di detrazioni fiscale), ha questa composizione[4]:
  • 1.310 milioni sono relativi all’acquisto di farmaci di fascia A, virtualmente a carico del Ssn, ma che i cittadini acquistano in autonomia per loro volontà (3,3%)
  • 1.500 milioni sono destinati alla compartecipazione della spesa per i farmaci, ma di questi un miliardo viene sborsato per acquistare farmaci brand al posto degli equivalenti (3,8%)
  • 5.900 milioni sono destinati a prodotti omeopatici, erboristici, integratori, nutrizionali, parafarmaci, etc. (14,9%)
  • 5.215 milioni vengono spesi per farmaci di fascia C e di automedicazione, buona parte dei quali sono di efficacia non dimostrata (13,1%)
  • 11.000 milioni (che includono € 1.300 milioni di ticket) sono destinati a visite specialistiche ed esami diagnostici di laboratorio e strumentali, di cui una variabile percentuale del 30-50%, secondo stime internazionali, è inappropriata (27,7%)
  • 8.500 milioni vanno per le cure odontoiatriche (21,4%)
  • 2.255 milioni per l’assistenza ospedaliera (5,7%)
  • 3.000 milioni per la long-term-care ( 7,6%)
  • 1.000 milioni per protesi e ausili (2,5%).Ora voi leggete le offerte assicurative, le polizze, gli accordi che consentono a ormai molteplici categorie di dipendenti di usufruire di Fondi sanitari e spiegatemi da dove ci si può togliere dalla testa che questi “prodotti” sopra elencati, che compongono appunto la spesa out of pocket mostrata nella bilancia, siano offerti, mediamente, ai potenziali “neo mutuati”? I farmaci acquistati per loro volontà, compresi in fascia C? Integratori nutrizionali e omeopatici? La long-term care? Le cure odontoiatriche di qualsiasi tipo, anche la pulizia dei denti (compresa, ovviamente, nella spesa out of pocket)?  ...continua a leggere "Reddito di salute! Una proposta “indecente”?"

Pubblichiamo questa nota di Mauro Valiani sullo stato dell'arte rispetto alle politiche in materia di salute e sicurezza nel lavoro.

Anche grazie agli interventi di una iniziativa organizzata da gruppi e partiti della sinistra organizzata a Calenzano (Fi) nel giugno 2018 (1), si cerca con questa nota di produrre una sintesi che possa essere di un qualche interesse per la prosecuzione della discussione e soprattutto per azioni politiche e sociali da sviluppare ai diversi livelli in cui il tema deve essere affrontato. Il testo attinge anche a numerosi contributi e stimoli emersi negli ultimi tempi.

IL CORPO DEI LAVORATORI
per una svolta nella politica della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro

Fonte : Sbilanciamoci

Prima del 1978 c’erano le casse mutue, oggi si torna a un sistema sanitario “corporativo” e non universalistico attraverso il predominio delle assicurazioni che fanno capo al welfare aziendale di dipendenti semi-paganti e alla spartizione dei finanziamenti pubblici in Fondi regionali che aggravano le disparità geografiche. Con la flat tax il rischio del colpo finale.

Il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) nasce con la Legge 833 del 27 Dicembre 1978 in un clima politico teso, ma fecondo di avanzamenti politici. Il SSN viene avviato al termine di un percorso di graduale integrazione delle Casse Mutue e delle Opere Pie, fino ad allora titolari del finanziamento e dell’erogazione delle prestazioni sanitarie in Italia. Le Casse Mutue e delle Opere Pie rappresentavano un modello “bismarckiano” corporativo di finanziamento ed erogazione, basato sul modello produttivo fordista in cui la figura centrale era il cittadino-lavoratore, tendenzialmente maschio, che contribuiva direttamente al finanziamento del servizio tramite un prelievo dal proprio salario. Con il SSN si passa a un modello “Beveridge” universalista, basato sulla tassazione generale e diretto a tutta la popolazione, di cittadini e non, come recita l’articolo 32 della Costituzione. ...continua a leggere "Come si privatizza il servizio sanitario nazionale"

FONTE OSHA.EU

L’EU-OSHA è un partner ufficiale della campagna mondiale Visione Zero (Vision Zero) e collabora alla diffusione del messaggio secondo il quale tutti gli incidenti, i danni e tutte le malattie sul lavoro si possono prevenire adottando le misure adeguate in tempo utile. Nell’approccio alla prevenzione di Visione Zero, la sicurezza, la salute e il benessere sono integrati in tutti i livelli di lavoro. Grazie alla sua flessibilità, Visione Zero offre vantaggi a tutti i luoghi di lavoro, a tutte le imprese e industrie in ogni regione del mondo.

Questa campagna è stata lanciata a Singapore in occasione del Congresso mondiale sulla salute e sicurezza sul lavoro dall’Associazione internazionale della sicurezza sociale (AISS).

Visita il sito web della campagna mondiale Visione Zero  e unisciti al movimento.

Scopri la guida di Visione Zero con le 7 regole d’oro e le pratiche liste di controllo.