Cronache da Berlino di Franco Di Giangirolamo – 2. novembre 2021

 

 

 

2 novembre 2021

100 anni si sentono e per la Ostbahnhof (Stazione Est ) è tempo di restauri e di rinnovi.

Una selva di gru, alte e imponenti, per un paio di anni si incaricheranno di realizzare il lavoro più faticoso e di esibirsi impudiche agli sguardi e agli obiettivi di macchine fotografiche e videocamere.

Non che lo spettacolo sia raro, perchè in una città che qualcuno ha definito „sempre in divenire senza mai essere“, è difficile scattare una panoramica senza intercettare lavori edili e gru all’opera, ma la particolare collocazione della stazione pare imporre una attenzione straordinaria.

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Cronache da Berlino di Franco Di Giangirolamo 22 ottobre 2021

 

 

Berlino è sotto una bufera di vento e si esce malvolentieri ma debbo spedire una lettera i miei nipotini, sgranchire le gambe e distribuire qualche flyer e prendo il coraggio a due mani. Arrivo fino al Cafè Sibylle sulla K. Marx Allee e mi rintano per un espresso einfach (semplice) E’ un locale particolare, dove si fanno iniziative culturali, musica e che è una eredità della Germania Est. Su internet trovate la sua storia. Mi seggo vicino ad una famosa edizione tedesca delle Opere Complete di Lenin e scorro i giornali. Purtroppo la collezione un po’ malandata dei vecchi libri non è contagiosa e la mia cultura non trarrà alcun profitto da questa vicinanza. In compenso l’espresso non mi sembra dei peggiori ma forse sono io che mi sto abituando al „mediocre“.

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Cronache da Berlino di Franco Di Giangirolamo – 20 luglio 2021

Foto street in Berlin  gierre 2017 

20 luglio 2021

Le mie esplorazioni di Berlino, dal buco della serratura, sono diventate rare e me ne scuso con i miei amici FB che ogni tanto le seguivano,

Pigrizia pandemica e qualche acciacco di troppo, sicuramente, ma anche priorità che si impongono e non tutte piacevoli.

Nulla si potrebbe aggiungere alle informazioni sul disastro che ha interessato vari paesi europei, né sulle sue inevitabili ripercussioni politica, soprattutto in Germania, che a settembre rinnova il Bundestag e la Cancelleria e dove i Verdi sono un concorrente temibile per tutti i partiti, i quali, non a caso, da settimane hanno scatenato una campagna di discredito della loro candidata.

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Il verdetto climatico della Corte costituzionale tedesca

Una sentenza della scorsa settimana della Corte costituzionale tedesca a favore delle ONG ecologiche ha un significato fondamentale, e non solo per la Germania.

 

Giovedì scorso, la Corte costituzionale tedesca ha emesso un verdetto rivoluzionario su cambiamento climatico, libertà e diritti umani. Dopo la prima delle quattro cause giudiziarie giudicate (rappresentate dai due autori), il tribunale interpreta il cambiamento climatico come una duplice sfida per la libertà: il cambiamento climatico stesso e la politica climatica possono diventare altamente rilevanti per i diritti umani alla libertà. E i diritti di libertà sono qualcosa a cui hanno diritto le generazioni future e le persone in tutto il mondo, non solo in Germania. Leggi l’articolo alla fonte su SOCIAL EUROPE.

The climate verdict of the German Constitutional Court
by Felix Ekardt and Franziska Heß on 4th May 2021

TAG:  Corte costituzionale tedesca, Corte costituzionale federale, sentenza sul clima, verdetto sul clima

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Cronache da Berlino di Franco Di Giangirolamo – 11 aprile 2021

Street foto Berlin 2019 – foto gierre 

DI CHE PASTA SIAMO FATTI….

Lasciate alle spalle le feste di Pasqua, e lo strascico bizzarro di bufere di neve e sole estivo polare, peraltro unica sorpresa che Marzo ha regalato ad Aprile, Berlin riprende, dopo la monotonia della settimana santa, il suo ritmo lento, da normale “chiusura soffice”.

Pochissime persone con i trolley in mano alle stazioni, a testimoniare il livello quasi zero del turismo interno, un poco più di traffico in Aeroporto per i rientri dall’estero, con certificati di negatività, in gran parte, si sussurra, autentici, file lunghissime davanti ai pochi supermarket dove sono riusciti ad organizzare il servizio di test rapido obbligatorio che consente, se negativo, di accedere al rito sempreverde dello shopping.

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PASQUOVID 21 di Franco Di Giangirolamo

 

Sprea Berlin – foto gierre – 2014 

Cronache da Berlino di Franco Di Giangirolamo

Il prossimo Aprile si rivelerà piuttosto “cruciale“ almeno per la Germania e per l’Italia, se non per l’Europa. In Germania si dovrebbe capire meglio se tra Stato e Regioni saranno in grado di prendere in mano il governo della terza ondata pandemica e della campagna vaccinale o se si confermerà lo stato di relativa “anarchia“ verso la quale rischia di scivolare il modello federale in un paese che più che un mito, in questo momento sembra un campione mondiale di box che non riesce a smaltire un huppercut al mento.
Anche in Italia mi pare che i prossimi giorni dovranno chiarire se il fronte vaccinale riuscirà ad avanzare e se un più adeguato coordinamento Stato Regioni potrà favorire la discesa della curva epidemica e lasciar preconizzare una estate meno problematica ed un finale di anno scolastico con i ragazzi a scuola.
Se un giudizio complessivo sarà possibile solo alla fine di giugno, le tendenze dovrebbero delinearsi in Aprile.
Restando in Germania, il 3 marzo, ormai c’è consenso generale, si sono assunte decisioni sbagliate.

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La Germania verso un lockdown prolungato: l’allarme dell’Istituto Robert Koch

Fonte : ILMITTE.COM

Lockdown prolungato: in vista del prossimo vertice, che vedrà Angela Merkel e i capi di governo dei singoli Länder discutere delle restrizioni protratte fino al 28 marzo, sembra sempre più difficile che ci potrà essere un allentamento.

Il ministro della salute Jens Spahn ha parlato di numero crescente di casi. L’esperto sanitario dell’SPD Karl Lauterbach teme invece che l’incidenza supererà quota 200 entro metà aprile, soprattutto a causa del pericolo rappresentato dalle nuove varianti. Venerdì mattina, secondo il Robert Koch Institute, l’incidenza è stata di 95,6 e sono state registrate 17.482 nuove infezioni in un solo giorno, circa 5.000 in più rispetto a una settimana fa.

Lockdown prolungato: “Non ci sono alternative!”

Potete girarla come volete, dobbiamo tornare al lockdown!“, ha dichiarato Lauterbech venerdì, in conferenza stampa. Ha aggiunto che non ha senso aspettare e che l’unico modo per uscire prima possibile dal lockdown è il lockdown stesso. L’esperto ha parlato anche dell’inizio di una “terza ondata fulminante” e del pericolo di un sovraccarico delle unità di terapia intensiva entro poche settimane, se non calano i numeri.

Il pericolo delle vacanze di Pasqua

In tutto questo si profila il pericolo che le vacanze di Pasqua possano portare a un rilassamento ulteriore rispetto alle restrizione e a viaggi potenzialmente rischiosi, anche sotto il profilo dell’ingresso in Germania delle varianti del virus.

Lars Chaade, vicepresidente del Robert Koch Institut, ha anche fatto appello in questo senso ai tedeschi, parlando del fatto che si sia nel mezzo di una crescita esponenziale dei casi. “È molto probabile che a Pasqua avremo una situazione come prima di Natale” ha dichiarato, invitando le persone a restare a casa.

(Fonti: Berliner MorgenpostT-Online)

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Cronache da Berlino di Franco Di Giangirolamo – 18 marzo 2021

il cielo di Berlin …. foto di gierre 

MUTTI SUL FILO DI UNA CRISI DI NERVI?

Non posso essere ipercritico nei confronti della Merkel: sarebbe un eccesso di presunzione e una diminutio della stima che si è meritata, ma la scelta frettolosa di sospendere la somministrazione del vaccino AZ la ritengo un grave errore. Anche i paesi che hanno approvato questa scelta hanno amplificato, con l’ effetto domino, l’errore.

L’Istituto Paul Herlich oltre che responsabile è autorevolissimo ma alle sue preoccupazioni si poteva rispondere allertando l’ EMA ai fini di un approfondimento specifico e continuando la vaccinazione. Perché tanta precipitazione? Decidere frettolosamente e senza praticamente coinvolgere nessuno (nè governi, nè UE, nè OMS, etc), più che adozione del principio di precauzione, manifesta un tale livello di allarme che, si voglia o no, è già una sentenza sul vaccino.

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Una LATTINA POTENTE COME UNA BOMBA ATOMICA di Franco Di Giangirolamo da Berlino

Fotostreet.  Berlin Sprea. foto gierre 

Leggo da RND Nachrichten che il matematico Kit Yates si è posto il problema del „VOLUME totale dei virus“. Secondo i suoi calcoli, tenuto conto che il diametro di un virus è un millesimo di quello di un capello, il numero dei virus che circolano nel mondo ammonterebbe a 2 TRILIONI, all’incirca come il numero dei granelli di sabbia del pianeta. Inoltre, Yates, che immagino sia uno dei più simpatici studiosi in circolazione, calcola che, se potessimo catturarli tutti, potremmo imprigionarli in una lattina di 160 MILLILITRI, quasi un’aranciata. Assunte come vere, sono conclusioni che fanno tornare alla mente la potenza micidiale dell’infinitamente piccolo etc. etc. etc.

A Berlino, dopo una settimana di nevicate e gelate non troppo antipatiche, torna il sole e temperature fuori stagione. Il parco Friedrichshain e il Mont Klamott hanno ripreso la loro immagine abituale, dopo aver prestato le loro collinette imbiancate al divertimento di bambini e ragazzi, molti dei quali si sono ruzzolati nella neve per la prima volta.

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Berlino: gli under 65 non potranno più scegliere il vaccino. Per loro solo Astrazeneca.

Fonte : ilMitte.com che ringraziamo 

 

Il dipartimento della sanità del Senato di Berlino l’aveva già anticipato con alcuni tweet, che avevano generato non poca confusione, ma ora la notizia è ufficiale: a Berlino non sarà più possibile scegliere a quale vaccino sottoporsi. Fino a quando i centri vaccinali della capitale tedesca avevano a disposizione solo i prodotti di Biontech e Moderna, i berlinesi potevano scegliere con quale farmaco farsi immunizzare. Con l’arrivo del terzo vaccino, quello di Astrazeneca, questa possibilità decade per tutta la popolazione di età compresa fra i 18 e i 65 anni. In questa fascia, ha infatti dichiarato la senatrice alla sanità Dilek Kalayci (SPD) sarà disponibile solo il vaccino di Astrazeneca.

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VARIANTE INGLESE. Cronache da Berlino – di Franco Di Giangirolamo 14 gennaio 2021

VARIANTE INGLESE.

Sì, proprio quella sequenziata nell’ottobre scorso da tre giovani ricercatori del Dipartimento di Farmacia e Biotecnologia della UNIBO. Sì, proprio quella riscontrata nell’1% degli inglesi e che era già stata riconosciuta come molto più infettiva, anche se non più letale, del ceppo ormai familiare.

E’ forse questa la risposta alla domanda ineludibile che viene spontanea quando si osserva la sproporzione rilevante tra le misure adottate negli ultimi mesi e lo sviluppo apparentemente inarrestabile della pandemia. Perché il lockdown non produce effetti positivi?

Perché la Merkel è passata in pochi mesi dal dichiarare le misure adottate in Ottobre come necessarie, quelle di novembre prima come urgenti e poi come “insufficienti“ e quelle di dicembre come esiziali, fino ad arrivare alle ultime dichiarazioni di Gennaio “Ne avremo fino a Pasqua“?

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Le decisioni del governo tedesco per il contenimento dei contagi di Franco Di Giangirolamo

Street foto in Berlin ( foto gierre)

6 Gennaio 2021

Epifania, festa che in Germania non si celebra e caratterizzata dalle decisioni che, dopo 5 ore di confronto tra il Governo federale e quelli Statali (alias regionali), sono state assunte per il mese di Gennaio.

Si proroga il blocco deciso all’inizio di dicembre fino al 31 gennaio, mantenendo chiuse le scuole e gli asili nido. Tenuto conto che la Pandemia non demorde, sono stati previsti alcuni inasprimenti:

  • restrizioni di contatto (familiari più un solo non familiare)
  • limitazione della mobilità (nei distretti dove si registrano 200 infezioni la settimana su 100.000 abitanti, la mobilità è ridotta nei limiti di 15 km.) che riguarda al momento 67 hot spot.
  • Per i provenienti dall’estero, strategia dei due test, ovvero un test all’arrivo e uno dopo 5 gg. di quarantena dopo la quale, se negativi, si sarà liberi.
  • Sollecitazione agli imprenditori per favorire maggiormente il lavoro da casa.
  • Le gite di un giorno non sono auspicabili (vedasi frequentazione massiccia di zone innevate, come le chiamano qui)

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Decisioni importanti in Germania per la lotta al Coronavirus di Franco Di Giangirolamo

Germania : giornata importante per la lotta al Coronavirus .
Dopo un intenso confronto politico nel Bundestag e con i presidenti delle Regioni, animatosi particolarmente nelle ultime due settimane, a mano a mano che il „teil lock down“ (blocco parziale) si manifestava insufficiente a tenere sotto controllo la dinamica pandemica e i rapporti del RKI (Robert Koch Institut) si facevano sempre più preoccupanti, il Governo Federale e il Governo Statale hanno deciso di rafforzare le misure di prevenzione. La decisione vale per tutto il territorio nazionale, tenuto conto che la diffusione del contagio è diventata sempre più ubiquitaria, fatta salva la possibilità di ulteriori misure locali proporzionate alla distanza dal tasso di infezione ritenuto “gestibile“ di 50/100.000 ab/sett.
Dai comunicati stampa e dalla TV riporto alcune delle scelte operate. Mi scuso per eventuali imprecisioni dovute all’insufficiente dominio della lingua.

Dal 16 dicembre al 10 gennaio chiusura del commercio al dettaglio, eccezion fatta per generi alimentari, farmacie, distributori benzina, e tutte le attività per necessità basiche.

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Vivere a Berlino di Franco Di Giangirolamo – 4 novembre

 

Foto Street Il Ponte degli Orsi …foto gierre 

 

4 novembre 2020

Ficcanasare, ovvero disobbedire a Mutti ( Merkel ndr)  e farsi un giro per Berlin, in una giornata così piena di sole che ti trascina in una viandanza, che mette a dura prova la resistenza del mio fisico, piuttosto indebolito dalla clausura. L’Ueberweisung (bonifico) urgente mi porta in Alexanderplatz con la U5 semivuota di passeggeri rigorosamente distanziati e mascherati. Anche la piazza è abbastanza deserta, come la stazione con i chioschi quasi tutti chiusi e gruppetti di gilet gialli della sicurezza che svolgono una specie di controllo delle misure di sicurezza. Decido di fregarmene dei giornali che parlano solo delle elezioni USA e di Covid e di andare al Zoologisches Garten a vedere com’è la situazione.

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Cronache di vita a Berlin in epoca di corona – Franco Di Giangirolamo – 31 ottobre 2020

 

Street Foto Berlin 25/09/20 Globaler Klimastrekt – Foto gierre 

 

Dopo 3 mesi, con la „zweite welle“ (seconda ondata) riprendo a osservare dal buco della serratura spezzoni di vita berlinese ridimensionata, adattata, violata, soffocata, liberata dalla pandemia.

Evento d’eccezione quest’oggi: inaugurazione del nuovo aeroporto di Schoenefeld (nome d’arte: BER). Celebrazione sottotono per quello che doveva essere l’Aeroporto più moderno d’Europa, il terzo della Germania , che è diventato uno zimbello europeo di cui non c’è motivo di vantarsi. Dopo 30 anni di pianificazione e 14 anni di costruzione e riprogettazioni continue (9 anni più del previsto), un costo triplo (6 miliardi di euro) di quello preventivato, una sequela di errori incredibili di manager, pianificatori, politici, ingegneri, per i quali nessuno finora ha pagato. Nato già con problemi di capacità non mostrerà molto presto i suoi limiti di capacità e logistici, grazie alla pandemia, che terrà molto bassi i livelli di movimentazione (nel 2021 si dovrebbero avere 18 milioni di passeggeri anno, meno della metà della potenzialità prevista.)   A ricordarli ci penserà l’alleanza di protesta „restare a terra“ , in costume da „pinguini“ che chiama l’Aeroporto un „monumento al capitalismo fossile“.

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Coronavirus in Germania: nuove restrizioni a Berlino

Fonte ilmitte.com

A causa del crescente numero di infezioni da Coronavirus e su istanza della senatrice alla sanità di Berlino, Dilek Kalayci, martedì 27 ottobre 2020 il Senato ha approvato il nono emendamento all’attuale ordinanza sulla prevenzione dei contagi e introdotto nuove restrizioni.

Ecco le nuove regole:

  1. In nuove strade di Berlino si dovrà indossare la mascherina anche all’aperto. L’obbligo si riferisce ai soli pedoni e le nuove strade saranno inserite solo a partire dal 30 ottobre in questo elenco ufficiale, che al momento contiene solo le strade in cui l’obbligo era già vigente.
  2. L’obbligo di indossare la mascherina nel caso di eventi all’aperto sussiste a partire dai 20 partecipanti in su.
  3. Le università resteranno chiuse fino al 31 marzo 2021. Le lezioni del semestre invernale 2020/2021 si svolgeranno online e non più in aula a partire dal 02.11.2020. Fanno eccezione i casi in cui non è possibile utilizzare la didattica a distanza e quindi nel caso di aule di laboratorio, insegnamento medico-clinico, lezioni di arte, lezioni di sport pratico, avviamento dei nuovi studenti.
  4. Il numero massimo di partecipanti a un evento è fissato a 500 per gli eventi all’esterno e 300 per quelli all’interno. Questa restrizione può essere modificata o eliminata, dopo la verifica dell’adozione delle norme di igiene previste da parte dell’amministrazione del senato.
  5. I distributori di benzina, i panifici o i punti vendita nelle stazioni ferroviarie potranno vendere determinati prodotti, quali prodotti da forno, fiori e giornali anche tra le 23.00 e le 6.00.

L’ordinanza modificata entrerà in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dello Stato di Berlino, e quindi le nuove restrizioni entreranno in vigore il 31 ottobre 2020.

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Vivere a Berlino nell’epoca del Corona di Franco Di Giangirolamo

Berlino, 24 ottobre 2020

Foto Street in Berlin – gierre 2020

 

La vedo triste, oggi, la nostra simpatica metropoli. Il tempo è discreto ma d’autunno il vestito che si adatta alla città non è questo. Alle spalle due settimane di crescente preoccupazione per il virus, con Spahn (Ministro della Salute) in quarantena, come diversi altri esponenti politici, tutti meravigliati perché, sentendosi quasi in colpa, giurano di aver rispettato tutte le regole di prevenzione. Il discorso pubblico di Mutti ( Merkel. ndr ) ha dato la linea e la rarefatta presenza di viandanti che mi pare di rilevare forse lo testimonia. Il sindaco della città, Mueller, dice che gli appelli non bastano più, che ora si deve parlare di regole e restrizioni. Anche i politici tedeschi non sono miracolati di Lourdes e fanno ciò che possono, federalismo permettendo.
Da oggi il Senato berlinese dichiara formalmente che la strategia del tracciamento è resa impossibile dall’alto numero dei contagiati (+893 in 24 ore a Berlino) e che si scommetterà sulla responsabilità personale dei cittadini. Ergo, l’attenzione del sistema pubblico si concentrerà sul personale di assistenza, sui ricoverati negli ospedali (all’oggi 374, di cui 101 in terapia intensiva), case di cura, e sui senza tetto. I cittadini accertati come positivi si debbono mettere ilprima possibile in isolamento domestico per 14 giorni, senza contattare il Dipartimento di Salute e dovrebbero informare rapidamente le persone di contatto affinché facciano il test e si autocollochino, se positivi, in quarantena.

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Tra emergenze, disinganni, nuovi e antichi insegnamenti. Riflessioni sulla pandemia Coronavirus

 

Foto graffiti in Berlin – gierre 

Autore : Gino Rubini

– Le misure di distanziamento e lockdown
– Gli errori di politica sanitaria e preventiva da evitare per il futuro
– Da dove deriva la sottovalutazione del rischio biologico in grado di produrre una pandemia
– Dal lockdown alle riaperture, i profili di rischio dei lavori e le misure adottate
– La pandemia in Europa e nel mondo
– Riflessioni su ciò che non si dovrà più fare e su ciò che occorre fare per non essere impreparati.
– Il vincolo al cambiamento che deriva dall’esperienza della pandemia
– Conoscenza e comunicazione

Questo articolo è già pubblicato sul numero 208 della Rivista Inchiesta

L’ARTICOLO

 

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Germania, i risultati dei contagi coronavirus del 10 ottobre 2020

Fonte R.Koch Institute 

Numeri di casi in Germania

Stato: 10.10.2020, 00:00 (aggiornato online alle 8:50)

La differenza rispetto al giorno precedente si riferisce ai casi che vengono trasmessi all’RKI su base giornaliera. Ciò include i casi segnalati al dipartimento della salute lo stesso giorno o nei giorni precedenti.

COVID-19 : numeri di casi in Germania e nel mondo 10 ottobre 2020 

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Covid-19. La catastrofe

Autore: Gavino Maciocco

Fonte Saluteinternazionale.info  che ringraziamo

La risposta globale alla pandemia di Covid-19 si è rivelata uno dei più grandi fallimenti politici e scientifici della nostra storia recente. Il libro di Richard Horton:

  • Richard Horton. Covid-19. La catastrofe. Prefazione di Giuseppe Ippolito. Roma: Il Pensiero Scientifico Editore, 2020.

Richard Horton, direttore di The Lancet, col suo libro scritto durante il lockdown[1], ci consegna un appassionante racconto sulla pandemia: una spaventosa crisi globale, crisi politica e etica, prima ancora che sanitaria.

Il racconto si articola in due parti, come suggerisce il sottotitolo: a) quali le cause della crisi, ovvero “cosa non ha funzionato” e b) quali le soluzioni, ovvero “come evitare che si ripeta”.

Cosa non ha funzionato.

Le prime cose che non hanno funzionato sono avvenute in Cina, dove la pandemia ha preso origine.  I ritardi nella comunicazione dei casi all’OMS, la reticenza delle autorità politiche di Wuhan, i provvedimenti disciplinari nei confronti dei medici che all’inizio denunciavano il ritorno della Sars, il ritardo nell’attuazione del lockdown a Wuhan e nella provincia di Hubei (quando ormai 5 milioni di persone si erano mosse per tutta la Cina e all’estero per festeggiare il capodanno). Il governo cinese dovrà dare delle spiegazioni su tutto ciò, tuttavia – scrive l’autore – “i ricercatori e gli operatori sanitari cinesi meritano la nostra gratitudine” per l’enorme mole di lavoro che hanno svolto, per la qualità e la condivisione delle loro importanti ricerche, per essere riusciti a contenere l’epidemia – con un numero limitato di casi e di vittime – in un paese densamente popolato, con oltre un miliardo e 300 milioni di abitanti.

Horton assolve l’operato dell’OMS (una “creatura imperfetta”) e ha parole di sincera simpatia per i suo Direttore generale, l’etiope Tedros  Ghebreyesus, a cui rivolge un unico appunto: quando l’OMS il 22 gennaio dichiarò il massimo allarme per la diffusione del nuovo virus (Public Health Emergency International Concern – PHEIC), Tedros avrebbe dovuto immediatamente convocare l’assemblea di tutti gli Stati membri.

L’impreparazione di fronte alla pandemia è stato l’errore fatale e imperdonabile. Imperdonabile perché negli ultimi 20 anni c’erano stati nel mondo forti segnali dell’emergere di gravi malattie infettive a carattere epidemico: Sars (2002-3) aveva dimostrato con quale rapidità un coronavirus riusciva a superare i confini nazionali; Ebola (2013) si era diffuso in Africa occidentale; MERS (2012-15), altro coronavirus diffuso in Medio Oriente; Zika (2015), virus trasmesso dalle punture di zanzara diffuso in diversi paesi dell’America Latina. In più di un’occasione l’OMS aveva invitato i paesi membri a prepararsi di fronte a una probabile, distruttiva pandemia. Appelli caduti nel vuoto, per vari motivi.

  1. Di fronte a minacce globali sarebbero necessarie risposte globali. Di fronte a virus che non conoscono i confini degli Stati, lo stesso concetto di Stato nei confronti di un’epidemia avrebbe dovuto essere superato a favore di un’entità sovranazionale, l’OMS per l’appunto. Ma così non è stato. La globalizzazione ha ridotto il potere degli Stati (a favore del mercato), ma ha anche fortemente indebolito le organizzazioni multilaterali, come le Nazioni Unite, l’Unesco o l’OMS, quelle cioè che hanno un ruolo fondamentale nella difesa dei beni comuni – la pace, la cultura, la salute.
  2. I governanti hanno sottovalutato il pericolo e si sono trovati impreparati. Tutti, tranne qualche eccezione: Taiwan, Singapore, Corea del Sud, Nuova Zelanda e per certi versi la Germania.  Tutti, in particolare i leader “sovranisti”: Donald Trump in America, Boris Johnson in UK, Jair Bolsonaro in Brasile, Nerendra Modi in India. Horton dedica vari passi del libro al Presidente degli Stati Uniti. Considera del tutto ingiusti i suoi attacchi alla Cina e un crimine contro l’umanità la sua decisione di tagliare i contributi all’OMS. Gli dedica inoltre alcune sferzanti osservazioni del tipo: “Rifiutiamo la dottrina del globalismo e abbracciamo quella del patriottismo”, ha dichiarato il presidente Trump nel suo intervento all’Assemblea generale delle Nazioni unite nel 2018. E ancora nel 2019: “Il futuro non appartiene ai globalisti, il futuro appartiene ai patrioti”. Ma questa restrittiva definizione di patriottismo non tiene
    in considerazione una dura realtà: i virus non hanno nazionalità”.
  3. In molti paesi l’incapacità di organizzare una adeguata vigilanza sulle epidemie è stata causata dal decennio di austerità, seguito alla crisi finanziaria del 2007-8. Le politiche di austerità ridussero drasticamente la spesa pubblica e il settore sanitario risultò tra i più colpiti dalla crisi.

Le cose sono andate storte soprattutto a casa dell’Autore, nel Regno Unito, a causa delle scelte ritenute scellerate del governo, con cui Horton entra in diretta polemica, anche attraverso le colonne della sua rivista.  “Non eravamo pronti” ammette Ian Boyd, uno dei principali consulenti scientifici del governo, in un articolo del marzo 2020, e aggiunge candidamente:“Abbiamo capito cosa sarebbe stato utile, ma non abbiamo messo in pratica tutte le lezioni imparate”. Boyd allude all’operazione “Cygnus”, la simulazione dello scenario  di un’influenza pandemica avvenuta nell’ottobre 2016. La conclusione fu che il livello di preparedness della nazione era del tutto insufficiente ad affrontare le “domande estreme di una grave epidemia”. Ma negli anni seguenti non venne fatto nulla per rimediare.

Horton è spietato nell’elencare tutti gli errori e le omissioni del governo Johnson, la prima e più clamorosa quella di optare inizialmente per la strategia dell’immunità di gregge. Fu Graham Medley, principale advisor scientifico del governo a illustrarla: “Bisogna incoraggiare l’epidemia controllata di un largo numero di popolazione al fine di generare l’immunità di gregge”. L’ordine di grandezza di tale immunità doveva raggiungere il 60% della popolazione. L’Imperial College di Londra fece subito le stime dell’impatto di questa strategia: con una mortalità dell’1% del 60% di una popolazione di 66 milioni di abitanti l’applicazione di quella strategia avrebbe provocato 400 mila morti e travolto con i malati gravi il NHS. Subito dopo, come se nulla fosse, il governo fece retromarcia.

Al pari di molti altri governi, quello inglese è stato sopraffatto la pandemia. Non è stato in grado di mettere in campo le risorse necessarie per eseguire la necessaria quantità di tamponi, per tracciare i contatti e isolare i malati; non è stato in grado di fornire le necessarie protezioni al personale sanitario che lavorava nelle prime linee esponendolo a gravissimi, spesso mortali, rischi; non è riuscito a proteggere le persone più fragili, in particolare quelle che vivevano nelle residenze per anziani.  Nonostante la catastrofe in atto, quando il ministro tutti i giorni si presentava in conferenza stampa a fare il conto dei casi e dei morti, aveva al suo fianco consulenti scientifici che tacevano e annuivano.  “Ricercatori e politici – afferma Horton – hanno infatti agito in combutta per proteggere il Governo e per illudere
gli altri Paesi che il Regno Unito fosse un ‘esempio internazionale’ da imitare, facendo credere di essere in grado di prendere le decisioni
giuste al momento giusto e su basi scientifiche”.  A causa del crollo di credibilità degli scienziati che facevano parte della commissione di esperti nominata dal governo – Scientific Advisory Group for Emergencies (SAGE) – si auto-costituì una commissione alternativa, una SAGE indipendente, presieduta da Sir David King, professore emerito all’Università di Cambridge.  Commissione che non ha risparmiato critiche alla gestione della Covid-19, facendo tra l’altro notare come – nell’indifferenza del governo – la pandemia avesse fatto esplodere e dilatare le già profonde diseguaglianze economiche e razziali all’interno del paese.

Come evitare che si ripeta

L’ultimo capitolo del libro di Horton – 130 pagine che si leggono tutte d’un fiato – s’intitola “Verso la prossima pandemia”. “I disastri – scrive l’autore, riportando un’affermazione di Slavoj Žižek, filosofo sloveno – possono diventare catalizzatori di cambiamenti sociali e politici significativi e sorprendenti. Ecco cosa devono fare le società se vogliono prevenire le pericolose conseguenze della prossima pandemia.”

Cambiamenti riassunti in un elenco di cinque punti:

  • Covid-19 cambierà le società
  • Covid-19 cambierà i governi
  • Covid-19 cambierà le persone
  • Covid-19 cambierà la medicina
  • Covid-19 cambierà la scienza.

Tutti dovranno capire che la pandemia è una crisi politica e non semplicemente una crisi sanitaria. E dovranno capire anche che la salute non è una questione casalinga, ma un fondamentale problema di politica estera, per la sicurezza globale e la sicurezza nazionale. Tutti dovranno collaborare perché tutte le nazioni facciano significativi progressi verso la copertura sanitaria universale, perché la sicurezza della salute individuale è indispensabile per la sicurezza della salute globale. Dovrà essere rafforzato il ruolo dello Stato nell’organizzazione sanitaria, come nell’economia, per garantire la lotta alle diseguaglianze. Nel 2013 Boris Johnson, allora sindaco di Londra, affermò che la diseguaglianza era essenziale per il successo della società e che lo spirito dell’invidia sociale era un ottimo stimolo per l’attività economica. Queste idee – osserva Horton – non sono più accettabili. I governi devono contrastare le diseguaglianze in ogni atto politico.

Il capitalismo  – scrive l’autore  – ha molti pregi. Ma la sua forma più estrema venuta a galla negli ultimi quarant’anni ha indebolito qualcosa di essenziale nel tessuto sociale delle nostre società. Queste debolezze hanno contribuito a creare il tragico bilancio di morti. Dopo la Covid-19, non è più accettabile considerare le persone come mezzi piuttosto che come obiettivi. Una volta che ci saremo ripresi da questa pandemia, troveremo un momento per ridefinire insieme i nostri valori e i nostri obiettivi?”.

Bibliografia

  • Richard Horton. Covid-19. La catastrofe. Prefazione di Giuseppe Ippolito. Roma: Il Pensiero Scientifico Editore, 2020.

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