VARIANTE INGLESE. Cronache da Berlino – di Franco Di Giangirolamo 14 gennaio 2021

VARIANTE INGLESE.

Sì, proprio quella sequenziata nell’ottobre scorso da tre giovani ricercatori del Dipartimento di Farmacia e Biotecnologia della UNIBO. Sì, proprio quella riscontrata nell’1% degli inglesi e che era già stata riconosciuta come molto più infettiva, anche se non più letale, del ceppo ormai familiare.

E’ forse questa la risposta alla domanda ineludibile che viene spontanea quando si osserva la sproporzione rilevante tra le misure adottate negli ultimi mesi e lo sviluppo apparentemente inarrestabile della pandemia. Perché il lockdown non produce effetti positivi?

Perché la Merkel è passata in pochi mesi dal dichiarare le misure adottate in Ottobre come necessarie, quelle di novembre prima come urgenti e poi come “insufficienti“ e quelle di dicembre come esiziali, fino ad arrivare alle ultime dichiarazioni di Gennaio “Ne avremo fino a Pasqua“?

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Le decisioni del governo tedesco per il contenimento dei contagi di Franco Di Giangirolamo

Street foto in Berlin ( foto gierre)

6 Gennaio 2021

Epifania, festa che in Germania non si celebra e caratterizzata dalle decisioni che, dopo 5 ore di confronto tra il Governo federale e quelli Statali (alias regionali), sono state assunte per il mese di Gennaio.

Si proroga il blocco deciso all’inizio di dicembre fino al 31 gennaio, mantenendo chiuse le scuole e gli asili nido. Tenuto conto che la Pandemia non demorde, sono stati previsti alcuni inasprimenti:

  • restrizioni di contatto (familiari più un solo non familiare)
  • limitazione della mobilità (nei distretti dove si registrano 200 infezioni la settimana su 100.000 abitanti, la mobilità è ridotta nei limiti di 15 km.) che riguarda al momento 67 hot spot.
  • Per i provenienti dall’estero, strategia dei due test, ovvero un test all’arrivo e uno dopo 5 gg. di quarantena dopo la quale, se negativi, si sarà liberi.
  • Sollecitazione agli imprenditori per favorire maggiormente il lavoro da casa.
  • Le gite di un giorno non sono auspicabili (vedasi frequentazione massiccia di zone innevate, come le chiamano qui)

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Decisioni importanti in Germania per la lotta al Coronavirus di Franco Di Giangirolamo

Germania : giornata importante per la lotta al Coronavirus .
Dopo un intenso confronto politico nel Bundestag e con i presidenti delle Regioni, animatosi particolarmente nelle ultime due settimane, a mano a mano che il „teil lock down“ (blocco parziale) si manifestava insufficiente a tenere sotto controllo la dinamica pandemica e i rapporti del RKI (Robert Koch Institut) si facevano sempre più preoccupanti, il Governo Federale e il Governo Statale hanno deciso di rafforzare le misure di prevenzione. La decisione vale per tutto il territorio nazionale, tenuto conto che la diffusione del contagio è diventata sempre più ubiquitaria, fatta salva la possibilità di ulteriori misure locali proporzionate alla distanza dal tasso di infezione ritenuto “gestibile“ di 50/100.000 ab/sett.
Dai comunicati stampa e dalla TV riporto alcune delle scelte operate. Mi scuso per eventuali imprecisioni dovute all’insufficiente dominio della lingua.

Dal 16 dicembre al 10 gennaio chiusura del commercio al dettaglio, eccezion fatta per generi alimentari, farmacie, distributori benzina, e tutte le attività per necessità basiche.

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Vivere a Berlino di Franco Di Giangirolamo – 4 novembre

 

Foto Street Il Ponte degli Orsi …foto gierre 

 

4 novembre 2020

Ficcanasare, ovvero disobbedire a Mutti ( Merkel ndr)  e farsi un giro per Berlin, in una giornata così piena di sole che ti trascina in una viandanza, che mette a dura prova la resistenza del mio fisico, piuttosto indebolito dalla clausura. L’Ueberweisung (bonifico) urgente mi porta in Alexanderplatz con la U5 semivuota di passeggeri rigorosamente distanziati e mascherati. Anche la piazza è abbastanza deserta, come la stazione con i chioschi quasi tutti chiusi e gruppetti di gilet gialli della sicurezza che svolgono una specie di controllo delle misure di sicurezza. Decido di fregarmene dei giornali che parlano solo delle elezioni USA e di Covid e di andare al Zoologisches Garten a vedere com’è la situazione.

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Cronache di vita a Berlin in epoca di corona – Franco Di Giangirolamo – 31 ottobre 2020

 

Street Foto Berlin 25/09/20 Globaler Klimastrekt – Foto gierre 

 

Dopo 3 mesi, con la „zweite welle“ (seconda ondata) riprendo a osservare dal buco della serratura spezzoni di vita berlinese ridimensionata, adattata, violata, soffocata, liberata dalla pandemia.

Evento d’eccezione quest’oggi: inaugurazione del nuovo aeroporto di Schoenefeld (nome d’arte: BER). Celebrazione sottotono per quello che doveva essere l’Aeroporto più moderno d’Europa, il terzo della Germania , che è diventato uno zimbello europeo di cui non c’è motivo di vantarsi. Dopo 30 anni di pianificazione e 14 anni di costruzione e riprogettazioni continue (9 anni più del previsto), un costo triplo (6 miliardi di euro) di quello preventivato, una sequela di errori incredibili di manager, pianificatori, politici, ingegneri, per i quali nessuno finora ha pagato. Nato già con problemi di capacità non mostrerà molto presto i suoi limiti di capacità e logistici, grazie alla pandemia, che terrà molto bassi i livelli di movimentazione (nel 2021 si dovrebbero avere 18 milioni di passeggeri anno, meno della metà della potenzialità prevista.)   A ricordarli ci penserà l’alleanza di protesta „restare a terra“ , in costume da „pinguini“ che chiama l’Aeroporto un „monumento al capitalismo fossile“.

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Coronavirus in Germania: nuove restrizioni a Berlino

Fonte ilmitte.com

A causa del crescente numero di infezioni da Coronavirus e su istanza della senatrice alla sanità di Berlino, Dilek Kalayci, martedì 27 ottobre 2020 il Senato ha approvato il nono emendamento all’attuale ordinanza sulla prevenzione dei contagi e introdotto nuove restrizioni.

Ecco le nuove regole:

  1. In nuove strade di Berlino si dovrà indossare la mascherina anche all’aperto. L’obbligo si riferisce ai soli pedoni e le nuove strade saranno inserite solo a partire dal 30 ottobre in questo elenco ufficiale, che al momento contiene solo le strade in cui l’obbligo era già vigente.
  2. L’obbligo di indossare la mascherina nel caso di eventi all’aperto sussiste a partire dai 20 partecipanti in su.
  3. Le università resteranno chiuse fino al 31 marzo 2021. Le lezioni del semestre invernale 2020/2021 si svolgeranno online e non più in aula a partire dal 02.11.2020. Fanno eccezione i casi in cui non è possibile utilizzare la didattica a distanza e quindi nel caso di aule di laboratorio, insegnamento medico-clinico, lezioni di arte, lezioni di sport pratico, avviamento dei nuovi studenti.
  4. Il numero massimo di partecipanti a un evento è fissato a 500 per gli eventi all’esterno e 300 per quelli all’interno. Questa restrizione può essere modificata o eliminata, dopo la verifica dell’adozione delle norme di igiene previste da parte dell’amministrazione del senato.
  5. I distributori di benzina, i panifici o i punti vendita nelle stazioni ferroviarie potranno vendere determinati prodotti, quali prodotti da forno, fiori e giornali anche tra le 23.00 e le 6.00.

L’ordinanza modificata entrerà in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dello Stato di Berlino, e quindi le nuove restrizioni entreranno in vigore il 31 ottobre 2020.

Vivere a Berlino nell’epoca del Corona di Franco Di Giangirolamo

Berlino, 24 ottobre 2020

Foto Street in Berlin – gierre 2020

 

La vedo triste, oggi, la nostra simpatica metropoli. Il tempo è discreto ma d’autunno il vestito che si adatta alla città non è questo. Alle spalle due settimane di crescente preoccupazione per il virus, con Spahn (Ministro della Salute) in quarantena, come diversi altri esponenti politici, tutti meravigliati perché, sentendosi quasi in colpa, giurano di aver rispettato tutte le regole di prevenzione. Il discorso pubblico di Mutti ( Merkel. ndr ) ha dato la linea e la rarefatta presenza di viandanti che mi pare di rilevare forse lo testimonia. Il sindaco della città, Mueller, dice che gli appelli non bastano più, che ora si deve parlare di regole e restrizioni. Anche i politici tedeschi non sono miracolati di Lourdes e fanno ciò che possono, federalismo permettendo.
Da oggi il Senato berlinese dichiara formalmente che la strategia del tracciamento è resa impossibile dall’alto numero dei contagiati (+893 in 24 ore a Berlino) e che si scommetterà sulla responsabilità personale dei cittadini. Ergo, l’attenzione del sistema pubblico si concentrerà sul personale di assistenza, sui ricoverati negli ospedali (all’oggi 374, di cui 101 in terapia intensiva), case di cura, e sui senza tetto. I cittadini accertati come positivi si debbono mettere ilprima possibile in isolamento domestico per 14 giorni, senza contattare il Dipartimento di Salute e dovrebbero informare rapidamente le persone di contatto affinché facciano il test e si autocollochino, se positivi, in quarantena.

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Tra emergenze, disinganni, nuovi e antichi insegnamenti. Riflessioni sulla pandemia Coronavirus

 

Foto graffiti in Berlin – gierre 

Autore : Gino Rubini

– Le misure di distanziamento e lockdown
– Gli errori di politica sanitaria e preventiva da evitare per il futuro
– Da dove deriva la sottovalutazione del rischio biologico in grado di produrre una pandemia
– Dal lockdown alle riaperture, i profili di rischio dei lavori e le misure adottate
– La pandemia in Europa e nel mondo
– Riflessioni su ciò che non si dovrà più fare e su ciò che occorre fare per non essere impreparati.
– Il vincolo al cambiamento che deriva dall’esperienza della pandemia
– Conoscenza e comunicazione

Questo articolo è già pubblicato sul numero 208 della Rivista Inchiesta

L’ARTICOLO

 

Germania, i risultati dei contagi coronavirus del 10 ottobre 2020

Fonte R.Koch Institute 

Numeri di casi in Germania

Stato: 10.10.2020, 00:00 (aggiornato online alle 8:50)

La differenza rispetto al giorno precedente si riferisce ai casi che vengono trasmessi all’RKI su base giornaliera. Ciò include i casi segnalati al dipartimento della salute lo stesso giorno o nei giorni precedenti.

COVID-19 : numeri di casi in Germania e nel mondo 10 ottobre 2020 

Covid-19. La catastrofe

Autore: Gavino Maciocco

Fonte Saluteinternazionale.info  che ringraziamo

La risposta globale alla pandemia di Covid-19 si è rivelata uno dei più grandi fallimenti politici e scientifici della nostra storia recente. Il libro di Richard Horton:

  • Richard Horton. Covid-19. La catastrofe. Prefazione di Giuseppe Ippolito. Roma: Il Pensiero Scientifico Editore, 2020.

Richard Horton, direttore di The Lancet, col suo libro scritto durante il lockdown[1], ci consegna un appassionante racconto sulla pandemia: una spaventosa crisi globale, crisi politica e etica, prima ancora che sanitaria.

Il racconto si articola in due parti, come suggerisce il sottotitolo: a) quali le cause della crisi, ovvero “cosa non ha funzionato” e b) quali le soluzioni, ovvero “come evitare che si ripeta”.

Cosa non ha funzionato.

Le prime cose che non hanno funzionato sono avvenute in Cina, dove la pandemia ha preso origine.  I ritardi nella comunicazione dei casi all’OMS, la reticenza delle autorità politiche di Wuhan, i provvedimenti disciplinari nei confronti dei medici che all’inizio denunciavano il ritorno della Sars, il ritardo nell’attuazione del lockdown a Wuhan e nella provincia di Hubei (quando ormai 5 milioni di persone si erano mosse per tutta la Cina e all’estero per festeggiare il capodanno). Il governo cinese dovrà dare delle spiegazioni su tutto ciò, tuttavia – scrive l’autore – “i ricercatori e gli operatori sanitari cinesi meritano la nostra gratitudine” per l’enorme mole di lavoro che hanno svolto, per la qualità e la condivisione delle loro importanti ricerche, per essere riusciti a contenere l’epidemia – con un numero limitato di casi e di vittime – in un paese densamente popolato, con oltre un miliardo e 300 milioni di abitanti.

Horton assolve l’operato dell’OMS (una “creatura imperfetta”) e ha parole di sincera simpatia per i suo Direttore generale, l’etiope Tedros  Ghebreyesus, a cui rivolge un unico appunto: quando l’OMS il 22 gennaio dichiarò il massimo allarme per la diffusione del nuovo virus (Public Health Emergency International Concern – PHEIC), Tedros avrebbe dovuto immediatamente convocare l’assemblea di tutti gli Stati membri.

L’impreparazione di fronte alla pandemia è stato l’errore fatale e imperdonabile. Imperdonabile perché negli ultimi 20 anni c’erano stati nel mondo forti segnali dell’emergere di gravi malattie infettive a carattere epidemico: Sars (2002-3) aveva dimostrato con quale rapidità un coronavirus riusciva a superare i confini nazionali; Ebola (2013) si era diffuso in Africa occidentale; MERS (2012-15), altro coronavirus diffuso in Medio Oriente; Zika (2015), virus trasmesso dalle punture di zanzara diffuso in diversi paesi dell’America Latina. In più di un’occasione l’OMS aveva invitato i paesi membri a prepararsi di fronte a una probabile, distruttiva pandemia. Appelli caduti nel vuoto, per vari motivi.

  1. Di fronte a minacce globali sarebbero necessarie risposte globali. Di fronte a virus che non conoscono i confini degli Stati, lo stesso concetto di Stato nei confronti di un’epidemia avrebbe dovuto essere superato a favore di un’entità sovranazionale, l’OMS per l’appunto. Ma così non è stato. La globalizzazione ha ridotto il potere degli Stati (a favore del mercato), ma ha anche fortemente indebolito le organizzazioni multilaterali, come le Nazioni Unite, l’Unesco o l’OMS, quelle cioè che hanno un ruolo fondamentale nella difesa dei beni comuni – la pace, la cultura, la salute.
  2. I governanti hanno sottovalutato il pericolo e si sono trovati impreparati. Tutti, tranne qualche eccezione: Taiwan, Singapore, Corea del Sud, Nuova Zelanda e per certi versi la Germania.  Tutti, in particolare i leader “sovranisti”: Donald Trump in America, Boris Johnson in UK, Jair Bolsonaro in Brasile, Nerendra Modi in India. Horton dedica vari passi del libro al Presidente degli Stati Uniti. Considera del tutto ingiusti i suoi attacchi alla Cina e un crimine contro l’umanità la sua decisione di tagliare i contributi all’OMS. Gli dedica inoltre alcune sferzanti osservazioni del tipo: “Rifiutiamo la dottrina del globalismo e abbracciamo quella del patriottismo”, ha dichiarato il presidente Trump nel suo intervento all’Assemblea generale delle Nazioni unite nel 2018. E ancora nel 2019: “Il futuro non appartiene ai globalisti, il futuro appartiene ai patrioti”. Ma questa restrittiva definizione di patriottismo non tiene
    in considerazione una dura realtà: i virus non hanno nazionalità”.
  3. In molti paesi l’incapacità di organizzare una adeguata vigilanza sulle epidemie è stata causata dal decennio di austerità, seguito alla crisi finanziaria del 2007-8. Le politiche di austerità ridussero drasticamente la spesa pubblica e il settore sanitario risultò tra i più colpiti dalla crisi.

Le cose sono andate storte soprattutto a casa dell’Autore, nel Regno Unito, a causa delle scelte ritenute scellerate del governo, con cui Horton entra in diretta polemica, anche attraverso le colonne della sua rivista.  “Non eravamo pronti” ammette Ian Boyd, uno dei principali consulenti scientifici del governo, in un articolo del marzo 2020, e aggiunge candidamente:“Abbiamo capito cosa sarebbe stato utile, ma non abbiamo messo in pratica tutte le lezioni imparate”. Boyd allude all’operazione “Cygnus”, la simulazione dello scenario  di un’influenza pandemica avvenuta nell’ottobre 2016. La conclusione fu che il livello di preparedness della nazione era del tutto insufficiente ad affrontare le “domande estreme di una grave epidemia”. Ma negli anni seguenti non venne fatto nulla per rimediare.

Horton è spietato nell’elencare tutti gli errori e le omissioni del governo Johnson, la prima e più clamorosa quella di optare inizialmente per la strategia dell’immunità di gregge. Fu Graham Medley, principale advisor scientifico del governo a illustrarla: “Bisogna incoraggiare l’epidemia controllata di un largo numero di popolazione al fine di generare l’immunità di gregge”. L’ordine di grandezza di tale immunità doveva raggiungere il 60% della popolazione. L’Imperial College di Londra fece subito le stime dell’impatto di questa strategia: con una mortalità dell’1% del 60% di una popolazione di 66 milioni di abitanti l’applicazione di quella strategia avrebbe provocato 400 mila morti e travolto con i malati gravi il NHS. Subito dopo, come se nulla fosse, il governo fece retromarcia.

Al pari di molti altri governi, quello inglese è stato sopraffatto la pandemia. Non è stato in grado di mettere in campo le risorse necessarie per eseguire la necessaria quantità di tamponi, per tracciare i contatti e isolare i malati; non è stato in grado di fornire le necessarie protezioni al personale sanitario che lavorava nelle prime linee esponendolo a gravissimi, spesso mortali, rischi; non è riuscito a proteggere le persone più fragili, in particolare quelle che vivevano nelle residenze per anziani.  Nonostante la catastrofe in atto, quando il ministro tutti i giorni si presentava in conferenza stampa a fare il conto dei casi e dei morti, aveva al suo fianco consulenti scientifici che tacevano e annuivano.  “Ricercatori e politici – afferma Horton – hanno infatti agito in combutta per proteggere il Governo e per illudere
gli altri Paesi che il Regno Unito fosse un ‘esempio internazionale’ da imitare, facendo credere di essere in grado di prendere le decisioni
giuste al momento giusto e su basi scientifiche”.  A causa del crollo di credibilità degli scienziati che facevano parte della commissione di esperti nominata dal governo – Scientific Advisory Group for Emergencies (SAGE) – si auto-costituì una commissione alternativa, una SAGE indipendente, presieduta da Sir David King, professore emerito all’Università di Cambridge.  Commissione che non ha risparmiato critiche alla gestione della Covid-19, facendo tra l’altro notare come – nell’indifferenza del governo – la pandemia avesse fatto esplodere e dilatare le già profonde diseguaglianze economiche e razziali all’interno del paese.

Come evitare che si ripeta

L’ultimo capitolo del libro di Horton – 130 pagine che si leggono tutte d’un fiato – s’intitola “Verso la prossima pandemia”. “I disastri – scrive l’autore, riportando un’affermazione di Slavoj Žižek, filosofo sloveno – possono diventare catalizzatori di cambiamenti sociali e politici significativi e sorprendenti. Ecco cosa devono fare le società se vogliono prevenire le pericolose conseguenze della prossima pandemia.”

Cambiamenti riassunti in un elenco di cinque punti:

  • Covid-19 cambierà le società
  • Covid-19 cambierà i governi
  • Covid-19 cambierà le persone
  • Covid-19 cambierà la medicina
  • Covid-19 cambierà la scienza.

Tutti dovranno capire che la pandemia è una crisi politica e non semplicemente una crisi sanitaria. E dovranno capire anche che la salute non è una questione casalinga, ma un fondamentale problema di politica estera, per la sicurezza globale e la sicurezza nazionale. Tutti dovranno collaborare perché tutte le nazioni facciano significativi progressi verso la copertura sanitaria universale, perché la sicurezza della salute individuale è indispensabile per la sicurezza della salute globale. Dovrà essere rafforzato il ruolo dello Stato nell’organizzazione sanitaria, come nell’economia, per garantire la lotta alle diseguaglianze. Nel 2013 Boris Johnson, allora sindaco di Londra, affermò che la diseguaglianza era essenziale per il successo della società e che lo spirito dell’invidia sociale era un ottimo stimolo per l’attività economica. Queste idee – osserva Horton – non sono più accettabili. I governi devono contrastare le diseguaglianze in ogni atto politico.

Il capitalismo  – scrive l’autore  – ha molti pregi. Ma la sua forma più estrema venuta a galla negli ultimi quarant’anni ha indebolito qualcosa di essenziale nel tessuto sociale delle nostre società. Queste debolezze hanno contribuito a creare il tragico bilancio di morti. Dopo la Covid-19, non è più accettabile considerare le persone come mezzi piuttosto che come obiettivi. Una volta che ci saremo ripresi da questa pandemia, troveremo un momento per ridefinire insieme i nostri valori e i nostri obiettivi?”.

Bibliografia

  • Richard Horton. Covid-19. La catastrofe. Prefazione di Giuseppe Ippolito. Roma: Il Pensiero Scientifico Editore, 2020.

Germania . Situazione attuale / Situazione relazione del RKI sul COVID-19

 

Fonte Robert Koch Institute

 

Nel rapporto sulla situazione dell’RKI, troverai informazioni aggiornate quotidianamente

  • Situazione epidemiologica in Germania: distribuzione geografica (numero di casi e incidenza di 7 giorni per stato federale), corso temporale, distribuzione demografica, aspetti clinici, assistenza / sistemazione / lavoro nelle istituzioni, focolai, nowcasting e R-stima, informazioni sulla raccolta e valutazione dei dati .
  • Registro intensivo DIVI
  • Valutazione del rischio da parte dell’RKI
  • Raccomandazioni e misure in Germania
  • Situazione epidemiologica globale
  • Raccomandazioni e misure globali

Una volta alla settimana vengono fornite anche le seguenti informazioni:

  • Martedì: presentazione epidemiologica più dettagliata riportando le settimane ( es. Età, sesso, proporzione dei ricoverati); Paesi di esposizione
  • Mercoledì: frequenza e capacità dei test a livello nazionale
  • Giovedì: Risultati di altri sistemi di sorveglianza dell’RKI sulle malattie respiratorie; Uso di pronto soccorso
  • Venerdì: sorveglianza sulla mortalità

Berlino, 20.000 negazionisti del COVID-19 protestano senza mascherina. Ma su Twitter vengono definiti “Covidioti”

Gli organizzatori lo hanno chiamato “Il giorno della libertà”, ma di fatto quello che ieri ha avuto luogo a Berlino è stato un assembramento selvaggio di negazionisti del COVID-19, che si sono radunati in città da tutta la Germania “Senza mascherina, senza rispetto, senza vergogna“, come titolato dal Tagesspiegel.

I manifestanti, 1.3 milioni secondo gli organizzatori, circa 20.000 persone secondo la polizia, rappresentavano un insieme eterogeneo fatto di estremisti di destra, antisemiti, “esperti di esoterismo”, famiglie con bambini, e dai cosiddetti “Ribelli del Corona” di Düsseldorf.

La manifestazione ha avuto inizio alle 10.00 davanti alla Porta di Brandeburgo, per poi snodarsi lungo Friedrichstraße in direzione di Torstraße, passando per Leipziger Straße fino a Straße des 17 Juni.

Secondo il Merkure.de la polizia avrebbe infine dichiarato cessata la manifestazione per mancato rispetto dei requisiti di sicurezza, ma i manifestanti hanno continuato a marciare comunque e quasi 3000 individui si sono radunati in Piazza della Repubblicacome riportato dal Berliner Morgenpost.

Covid19 Berlin photo

Circa 2000 manifestanti hanno inoltre formato una catena umana davanti alla Cancelleria federale, sono stati ripetutamente esortati dalla polizia a osservare le norme di sicurezza, tramite annunci con altoparlanti e interazioni dirette, ma ogni tentativo è caduto nel vuoto.

Del resto, perché dei negazionisti del COVID avrebbero dovuto rispettare queste regole? L’esito della manifestazione poteva essere tranquillamente previsto in anticipo, riteniamo.

Diverse persone sono state infine portate via dalle forze dell’ordine, decine sono state le identificazioni e ad oggi sarebbero state avviate diverse indagini, oltre a un’inchiesta sugli organizzatori della protesta.

Coronavirus photo

Il Tagesspiegel riporta inoltre una frase frequentemente riportata dai negazionisti, vale a dire “Non conosco nessuno che abbia il Corona!”, ricordando che nel mondo, al momento, sono morte quasi 700.000 persone di COVID-19, dall’inizio della pandemia.

La rumorosa protesta dei negazionisti del COVID-19 che ha avuto luogo a Berlino ha fatto rimbalzare sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo le “teorie” dei manifestanti coinvolti, un miscuglio di voci di corridoio, complottismo generalizzato, negazionismo opinionismo elevato a ideologia, antiscientismo e una concezione della libertà rappresentata da una folla urlante che a intervalli regolari insultava i giornalisti che indossavano la mascherina.

Photo by zuzanberlin

Anche la presentatrice di ZDF Dunja Hayali ha dichiarato di essere stata insultata, in quanto “bugiarda”, come tutti i giornalisti che esortano la popolazione a non sottovalutare il COVID-19. “Stampa bugiarda, stampa bugiarda” è stato inoltre il coro intonato davanti agli uffici della ZDF.

Tra gli altri slogan urlati, il sempreverde “Merkel vattene”, ma anche “Siamo qui, siamo rumorosi, perché ci rubate la libertà” e “Coraggio per la verità”, mentre su diverse magliette poteva leggersi “Non date una chance a Gates”.

Come riportato dal Berliner Morgenpost, alcuni partecipanti avrebbero anche sventolato, illegalmente, la bandiera del Reich.

Per quanto possa impressionare la presenza massiccia di tante persone convinte che il COVID-19 non esista, va comunque considerato che si trattava di 20.000 persone e che la maggior parte dei tedeschi non sembra appoggiare questo atteggiamento, né questa manifestazione. Su Twitter ha peraltro fatto tendenza tendenza l’hashtag #Covidioten.

Può interessarvi anche: Coronavirus in Germania. L’Istituto Robert Koch avvisa: situazione preoccupante, i tedeschi sono negligenti

Cliniche in rosso in Germania di Franco Di Giangirolamo

Lo scrive Rainer Stadtler sul Suddeutschezeitung di una settimana fa. Uno studio di Roland Berger sostiene che il 57% dei manager intervistati prevede un deficit per il 2020, a causa del corona e che le cliniche con più di 100 letti avranno perdite nella misura del 72%. Motivo: basso tasso di occupazione nei mesi di marzo e aprile. C’è stata una massiccia trasformazione dei posti letto in terapie intensive, che sono molto costose e che sono state utilizzate per il 70%. Soprattutto i grandi ospedali, che si occupano di terapie complesse e costose, hanno annullato o posticipato interventi e il tasso di occupazione dei p.l. è passato dal 90 al 60-70%, con abbattimento delle entrate fatturabili. Hanno ricevuto circa 560 euro al giorno anche per i p.l.
tenuti liberi ma pare che siano insufficienti. I p.l.liberi vengono compensati con un giornaliero che va dai 360 euro ai 760. Solo a fine anno si saprà se sono stati sufficienti. Si pensa che ci vorranno almeno 6 mesi per tornare alla situazione di normalità precedente l’epidemia. Alcuni studi prevedono anni di recessione, a causa di problemi strutturali prepandemia (numero ospedali e tasso occupazione letti) la cui soluzione dovrebbe accelerarsi con gli interventi straordinari (sinergie tra cliniche, aumento assitenza ambulatoriale, digitalizzazione servizi, etc.). C’è soddisfazione nel mondo politico per la tenuta del sistema sanitario in occasione della Pandemia. D’altra parte (nota mia) destinano al settore una quota di PIL relativamente più elevata di molti paesi europei, Italia compresa.

Coronavirus in Germania. L’Istituto Robert Koch avvisa: situazione preoccupante, i tedeschi sono negligenti

Fonte IlMitte.com

Nelle ultime settimane i casi di Coronavirus in Germania sono aumentati al punto da portare il presidente dell’Istituto Robert Koch, Lothar Wieler, a rilasciare dichiarazioni importanti.

“La situazione è preoccupante”, ha comunicato alla stampa il presidente dell’organizzazione responsabile per il controllo e la prevenzione delle malattie infettive in Germania, direttamente collegata al Ministero Federale della Salute.

Wieler ha inoltre aggiunto: “Siamo nel bel mezzo di una pandemia in rapido sviluppo e questo riguarda il mondo intero”.

Covid19 photo

Non solo focolai, la Germania si sta “rilassando troppo”

Il recente fenomeno dei focolai registrati in Germania motiva in parte l’incremento dei casi degli ultimi giorni, ma questo non esaurisce il fenomeno e lo dice chiaramente la massima autorità in materia del Paese.

L’Istituto Robert Koch, infatti, per bocca del suo presidente, ma anche del suo sito ufficiale (che contiene tutti gli aggiornamenti e che vi esortiamo a consultare), ha parlato anche di un indipendente incremento dei casi nazionali, che sono aumentati stabilmente nelle ultime settimane e in particolare da quando si sono allentate le misure di sicurezza.

Lo scorso martedì, l’Istituto Robert Koch ha segnalato 633 nuovi casi da sommare ai 3611 dei precedenti sette giorni.

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La posizione del Sindacato tedesco Ver.di per la riqualificazione del sistema di pulizie negli ospedali.

FONTE VER.DI

( traduzione  dal tedesco assistita  da google translator _)

La pandemia di coronavirus  mostra l’importanza di una pulizia di alta qualità negli ospedali e nelle strutture di cura. Qui sono richiesti anche requisiti vincolanti per il personale.

Il sindacato Ver.di ha da tempo sottolineato la situazione problematica nella pulizia di ospedali e strutture di cura. È da tempo noto quanto siano importanti per prevenire la diffusione di virus e germi ospedalieri. Tuttavia, i datori di lavoro hanno risparmiato qui negli ultimi anni: un numero particolarmente elevato di personale è stato tagliato nelle aree di servizio, la pulizia e altri servizi sono stati esternalizzati quasi ovunque a filiali o esternalizzati a società esterne. Ad esempio, uno studio condotto negli Stati Uniti mostra che l’outsourcing moltiplica il rischio di infezioni.

Un sondaggio condotto dalla Società tedesca per l’igiene ospedaliera (DGKH) nel 2013 indica anche la connessione tra tagli nella pulizia e rischio di infezioni. A quel tempo, il 60 percento dei medici e degli specialisti dell’igiene affermava che la pulizia era peggiorata negli anni precedenti. In più della metà delle cliniche, la pulizia non viene più effettuata la domenica. E anche negli altri giorni, in particolare sabato e mercoledì, viene spesso rimossa solo la sporcizia più grossolana.

Chiara connessione: se più è esternalizzato, ci sono più infezioni

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Cronache da Berlino di Franco Di Giangirolamo -3 giugno 2020

 

Fotostreet gierre : Geometrie Berlinesi .settembre 2019 – gierre 2019

 

Terminato anche il PONTE DI PENTECOSTE (in Germania è giornata di Festa) e scavallata la Festa della Repubblica (solo per noi emigrati italiani), con il sole che ci accompagna ormai da svariati mesi si va verso una settimana „interessante“. C’è chi ritiene che la Pandemia sia un „evento sociale perfetto“ perchè mette in gioco salute, sociale, economia e mentalità. Penso che in questo gioco il „sanitario“ stia perdendo, neanche tanto gradualmente, la sua centralità. 40 manifestazioni autorizzate sabato 23 maggio e 60 autorizzate per il 30 giugno a Berlino, quasi tutte centrate sul tema dei provvedimenti per contenere la Pandemia, con l’inevitabile confronto di piazza a distanza tra ultradestra e galassie complottiste e movimenti antifascisti e antinazi, danno una idea vaga ma sufficiente delle tensioni che covano nella capitale. Non è mancata una iniziativa di protesta molto partecipata per l’assassinio di George Floyd a Minneapolis.

Mancando attività culturali, artistiche e turismo internazionale, la città non è affollata neanche nei giorni di festa, anche se finalmente si vedono i trolley che vanno avanti ed indietro, ovvero che il movimento interno è ripreso moderatamente. La gastronomia viaggia a scartamento ridottissimo anche perchè a pochi viene voglia di prenotare, per stare seduti un’ora permanendo sempre all’erta, ossia fare un pranzo in modalità „schivavirus“ al quale, diciamolo pure, è molto preferibile un bel take away goduto in modalità „divanista“. I resort delle piazze centrali sono abbastanza pieni ma sono di una malinconia estrema. Pieni invece i parchi, ambiti dai berlinesi di tutte le età, nei quali si ammassano molto volentieri. Distanze rispettate senza ossessioni, le mascherine non sono obbligatorie all’aperto, si può giocare, andarci in bicicletta, per cui è l’unico spazio fruibile quasi come prima dell’epidemia.

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MATTATOI E CORONAVIRUS L’infezione globale

Segnaliamo su Collettiva.it un articolo importante di Davide Orecchio sul profilo di rischio contagio da agenti biologici che risulta molto elevato nei mattatoi e nell’industria della lavorazioni carni.

FONTE  COLLETTIVA.IT  – AUTORE : DAVIDE ORECCHIO   CHE RINGRAZIAMO 

Stati Uniti, Canada, Brasile, Germania. L’industria della macellazione registra tassi di contagio più alti della media. Le possibili cause. Gli errori di Trump. Berlino interviene contro il sistema del subappalto

È successo dappertutto. Nord America, Brasile, Europa. I lavoratori delle industrie di macellazione e confezionamento della carne sono stati contagiati dal Covid-19 con tassi nettamente superiori rispetto alla media della popolazione. Gli esperti (per ora) escludono la possibilità di infezione dovuta all’esposizione alla carne. Bisogna dunque ragionare su un circuito di concause, dalla situazione ambientale e sanitaria dei vari stabilimenti alle condizioni delle comunità locali, alle basse temperature all’interno dei macelli. Ma il fenomeno parte dal racconto dei dati.

Negli Stati Uniti – regno planetario della bistecca in tavola – le infezioni nelle aree vicine agli stabilimenti di produzione di carne hanno mostrato subito, a partire da marzo, tassi superiori a quello nazionale. Cifre raccolte dai Centers for Disease Control and Prevention (CDC) indicano cinquemila lavoratori contagiati e almeno 20 morti in circa 180 impianti di produzione. Ma, a inizio maggio, il sindacato Usa United Food and Commercial Workers International Union ha portato numeri diversi: almeno 30 morti a causa del coronavirus e più di diecimila infettati o esposti. In un mattatoio della Smithfield, a Sioux Falls, in South Dakota, su 3.268 dipendenti ne sono stati infettati 870. Negli Usa grandi multinazionali del settore – come JBS, Cargill, la stessa Smithfield, Tyson – concentrano la produzione e vendita di carne bovina coprendo fino all’80% del mercato interno. In ragione di questi volumi, mentre i contagi esplodevano, il presidente Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo, facendo leva sul Defense Production Act, e ha imposto alle aziende di macellazione di proseguire l’attività “vitale”, ma senza prevedere (e vigilare su) misure di contenimento sanitarie adeguate al rischio cui si esponevano i lavoratori.

A quel punto il coronavirus ha iniziato a diffondersi nei macelli Usa a più del doppio del tasso nazionale. “Nelle contee statunitensi con importanti macelli di carne bovina o suina – rileva la Iuf-Uita (il sindacato internazionale del settore) – i casi confermati di Covid-19 sono balzati del 40% nella settimana successiva all’ordine esecutivo, a fronte di un aumento del 19% a livello nazionale”. Nonostante la decisione sciagurata di Trump, già dopo l’11 maggio scorso almeno cinquanta stabilimenti di carne e pollame, divenuti focolai, sono stati temporaneamente chiusi.

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In Germania giornalisti contro medici. La ‘Bild’ attacca il famoso virologo Christian Drosten. Ma esagera e ‘Spiegel’ lo difende

 

Il tedesco Christian Drosten, probabilmente il virologo più autorevole in Europa e l’autore del capolavoro della sanità tedesca, che è riuscita a contenere al massimo gli effetti devastanti della pandemia, non è un santo e non tutto quello che dice può essere preso come oro colato. A scriverlo è il quotidiano popolare e viscerale Bild Zeitung, a pensarlo sono molti tedeschi insofferenti delle regole blande rispetto alla situazione italiana, ma ferme, che il potere politico ha imposto alla cittadinanza nelle scorse settimane.

L’ARTICOLO PROSEGUE ALLA FONTE SU PRIMAONLINE

Christian Drosten, famoso virologo tedesco: “Il Coronavirus non è domato, è una tigre”. E sulle teorie del complotto: “Pericolose sciocchezze”

Il virologo Christian Drosten ha pubblicamente esortato i tedeschi a non sottovalutare il coronavirus. Lo ha fatto ieri, nel podcast NDR (episodio 42), citando uno studio in cui è coinvolto anche lo Charité, importante struttura sanitaria della capitale tedesca in cui lo stesso Drosten dirige l’Istituto di virologia. Citata dallo studio anche la comunità italiana di Nembro, che nel mese di marzo ha registrato più morti che nell’intero anno precedente.

L’articolo prosegue alla fonte su  ILMITTE.COM  

Cronache da Berlino di Franco Di Giangirolamo 7 maggio 2020

 

Porta Brandeburgo illuminata , suoni e luci 2019  – foto gierre

Governo e Regioni tedesche hanno definito ciò che potrebbe definirsi un “piano“ per una nuova fase di “convivenza non rassegnata“ con l’epidemia. Non l’ho chiamata Fase 2 perché i tedeschi non usano questa terminologia, come d’altra parte neanche quella che ho usato io nella frase precedente. Difficile sintetizzarne l’esito con una frase. Approssimativamente direi: “uniti nella discordia, con un po più di prudente coraggio“, sapendo che è una frase relativamente equivoca..

Frau Dr. Merkel aveva lavorato per una maggiore coesione nazionale delle varie autonomie e sicuramente ne è uscita piuttosto delusa e non ha mancato di manifestarlo con la mimica e non solo. Esprimendo il giudizio condiviso sul fatto che i dati epidemiologici sono molto, ma molto (ripetuto) confortanti, grazie soprattutto alla disciplina dimostrata dai cittadini, ha affermato che ci si può permettere di fare considerevoli passi avanti, senza abbandonare la prudenza.L’assedio dei Presidenti delle Regioni, non certo insensibili ad interessi lobbistici e politici, ha limitato la possibilità di un piano di regole unitario, anche perché alcuni di loro avevano già anticipato delle misure che avrebbero dovuto essere collegialmente discusse.. La “democrazia/federalismo“ e le “specificità regionali“, sono servite da motivazione-paravento per concludere con un significativo spostamento del baricentro del potere decisionale dal livello nazionale al livello regionale. Una più ampia assunzione di responsabilità dei presidenti delle Regioni è il risultato politico del summit, seppure sorvegliata da una Cancelliera che da “anatra zoppa“ ha ritrovato, nella crisi, il suo ruolo di leader indiscussa sia a livello UE che nazionale.Non è un caso che i sondaggi di opinione per ciò che possono contare, registrano un gradimento nell’80% dei suoi cittadini.Le decisioni concrete sono:
– Scuola: entro l’estate riaprono tutte le scuole ma le Regioni decideranno la gradualità ele condizioni per le riaperture, ferme restando le opzioni sulle misure di protezione individuali ,il distanziamento, la sanificazione ed igienizzazione e i divieti diraggruppamento;– Si può aumentare il numero degli asili nido aperti per i bambini dei lavoratori;
– nella seconda metà di maggio riparte la Bundesliga, ovvero il campionato di calcio, che verrà giocato senza spettatori (preferisco non diffondermi su questo punto perchè lo trovo talmente demenziale, tanto quanto ritengo utile consentire a tutti i cittadini di fare sport in condizioni di sicurezza)
– incontri consentiti al massimo a due famiglie di conviventi– consentite le visite ai parenti negli ospedali, nelle case di assistenza per invalidi e negli ospizi per anziani, con tutte le misure di sicurezza necessarie
– aperture ristorazione, etc.: decisioni delegate al livello regionale

Al livello di 7.000 decessi, 166.000 contagiati e 137.400 guariti, con 982 nuovi infettati di ieri, la Merkel ferma il gioco e dice ai Presidenti regionali: occhio che vi tengo sottocontrollo. Se l’infezione si sviluppa al di sopra dei 50 contagiati/giorno per 100.000 abitanti si tira il freno a mano! Almeno è una regola, anche se, opinione personalissima,non sono del tutto convinto che le logiche globali di diffusione della epidemia possano essere contrastate con provvedimenti locali.D’altra parte alla Cancelliera non si poteva chiedere di più. Prima della crisi epidemica era già in fase di dismissione, intenzionata a mettersi a riposo con un unico cruccio (?): quello di trovare chi la potesse sostituire in un partito come la CDU dall’interno del quale, attraverso i pretoriani regionali, le arrivano le maggiori preoccupazioni politiche. Con la crisi sanitaria ed economica attuale si trova di fronte alla sfida più grande della sua carriera, paragonabile solo a quella della ricostruzione post bellica e della unificazione delle due germanie. Altro che fine carriera e uscita di scena!!!!! Mi sa che se le cose non prendono una certa piega le tocca di ricandidarsi per il quinto mandato!!!! Da Mutti (madre della nazione) a salvatrice della patria, il passo è breve e forse anche obbligato.Oltre tutto, il Summit si è svolto sotto l’egida della sentenza pronunziata dalla Corte Costituzionale tedesca sulla incostituzionalità del Quantitative Easing promosso da Draghi quando era al vertice della BCE, la quale, scusate se è poco, mette in discussione l’efficacia delle decisioni della Unione Europea in Germania. Il tema merita altro livello di approfondimento ma, tenendo conto che aprire il varco della solidarietà europea era già stato per la Cancelliera un parto molto difficile, dover rispondere in tre mesi al quesito sollevato dalla Corte rischia di essere un trilemma quasi insuperabile perchè mette in discussione una delle modalità principali  di quella “solidarietà“. Tre nodi durissimi: uno sanitario, uno economico e uno costituzionale, tutti e tre di dimensione sovranazionale la metteranno alla prova in maniera notevole. Spero che le altre due donne “forti“ (Lagarde e von den Layen) le diano una mano per uscirne bene, nell’interesse di tutti,compresi noi italiani espatriati e non.

Un abbraccio da Berlino.

SEGNALAZIONE ARTICOLI DA STAMPA INTERNAZIONALE SU PANDEMIA COVID-19

 

Scientific American USA 

 

 

Il trauma psicologico è la prossima crisi per gli operatori sanitari del coronavirus
Il culto degli eroi da solo non protegge i clinici in prima linea dall’angoscia

https://www.scientificamerican.com/article/psychological-trauma-is-the-next-crisis-for-coronavirus-health-workers/?spMailingID=64672485&spUserID=OTIyNDczMDQ2NTkS1&spJobID=1880629434&spReportId=MTg4MDYyOTQzNAS2

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GB. I sindacati mettono in guardia contro la riapertura prematura delle scuole

I segretari generali di 10 sindacati degli insegnanti in tutto il Regno Unito e in Irlanda hanno scritto ai ministri dell’istruzione in tutte e 5 le giurisdizioni sollecitando “un’attenzione significativa in qualsiasi considerazione relativa alla riapertura delle scuole

https://neu.org.uk/press-releases/unions-warn-against-premature-reopening-schools

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GERMANIA
SINDACATO DELLA FUNZIONE PUBBLICA VER.DI
Stress estremo per i dipendenti
In vista della diffusione del coronavirus, ver.di sottolinea l’elevato onere per gli operatori sanitari e chiede miglioramenti fondamentali

Comunicato stampa, Berlino, 12 marzo 2020.In vista della rapida diffusione del coronavirus (Covid-19) anche in Germania, il sindacato ver.di richiama l’attenzione sulle elevate esigenze del personale ospedaliero e chiede miglioramenti strutturali. “I dipendenti degli ospedali sono professionisti. In una situazione di crisi, fanno tutto il possibile per salvare vite umane e rallentare la diffusione del virus “, ha spiegato Sylvia Bühler, responsabile dell’assistenza sanitaria nel consiglio esecutivo federale ver.di. “Anche senza l’estremo onere dell’epidemia, troppo spesso i dipendenti vanno oltre i propri limiti perché si preoccupano del benessere e della sicurezza dei pazienti. Deve quindi finire che i proprietari della clinica e le persone politicamente responsabili traggano vantaggio da questo impegno. Tutti i responsabili devono ora impostare il segnale: Stiamo lavorando duramente per migliorare le condizioni di lavoro. Innanzitutto, ciò significa più personale “.
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https://gesundheit-soziales.verdi.de/++co++024a869a-6451-11ea-9b22-525400f67940

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Covid-19, l’eccezione tedesca. Perché in Germania il numero dei decessi è inferiore?

FONTE ILMITTE

Covid-19, l’eccezione tedesca. Perché in Germania il numero dei decessi è inferiore?

di Gabriella Di Cagno

Sono in molti a chiedersi con stupore come mai in Germania il numero dei decessi sia così inferiore a quello degli altri Paesi (4538 casi al 19.04.2020 su 143.724 contagiati e su una popolazione di 80 milioni). Parliamo di circa 5 morti ogni 100.000 abitanti, una percentuale incredibilmente inferiore a quella di moltissime altre nazioni europee. Ma come si spiega quella che è ormai definita “l’eccezione tedesca”, in rapporto alla diffusione del Coronavirus?

L’ARTICOLO PROSEGUE ALLA FONTE : ILMITTE.COM

Angela Merkel spiega matematicamente l’epidemia. “Ecco perché ci vuole prudenza, non presunzione”

 

FONTE  ILMITTE.COM  CHE RINGRAZIAMO 

Angela Merkel spiega matematicamente l’epidemia. “Ecco perché ci vuole prudenza, non presunzione”

Nella teleconferenza di mercoledì scorsoAngela Merkel ha spiegato nel dettaglio perché la Germania ridurrà molto lentamente le misure di sicurezza concepite per rallentare la diffusione del Coronavirus.

Laureata in fisica e con un dottorato in chimica quantistica, la cancelliera ha infatti spiegato ai cittadini attraverso un modello matematico di facile comprensione, perché i successi ottenuti dalla Germania fino ad ora sono tuttavia estremamente fragili e vanno consolidati con un contegno responsabile.

Angela Merkel ha inizialmente annunciato che la curva dei contagi in Germania è diventata più piatta, condizione che evita il sovraccarico del sistema sanitario.

“Al momento il nostro indice di contagio è R1” ha spiegato la cancelliera, “significa che ogni persona infetta ne contagia, in media, un’altra. Se arriviamo a un punto in cui ognuno contagia 1.1 persone, entro ottobre satureremo il nostro sistema sanitario e il relativo numero di posti in terapia intensiva.
Se il tasso di trasmissione sale a 1.2 e cioè ognuno contagia il 20% in più e, per esempio, su cinque persone una ne contagia due, e le altre quattro ne contagiano una, il nostro sistema sanitario arriverà al limite entro luglio.
Se arrivassimo a 1.3 persone, il sistema sanitario si saturerebbe a giugno. Vi rendete conto di quanto sia piccolo il margine?”.

Angela Merkel ha quindi aggiunto che l’intero andamento di questo modello è basato sul fatto che si sia al momento in grado di monitorare e tracciare un soggetto contagiato e che grazie a questo possiamo allentare le restrizioni. “Ma si tratta di un equilibrio fragile” ha precisato la cancelliera, citando anche Peter Tschentscher, sindaco di Amburgo, che in precedenza aveva dichiarato: “Stiamo camminando su una sottile lastra di ghiaccio”.

Angela Merkel ha quindi concluso il suo intervento sul tema ribadendo che viviamo in una situazione precaria in cui i successi sono estremamente fragili e in cui all’ordine del giorno. “Dobbiamo usare la prudenza, non la presunzione”, ha ribadito.

Un discorso chiaro, che diventa ancora più importante perché integra l’annuncio dell’allentamento di alcune restrizioni previsto, in Germania, dopo il 3 maggio.

Cronache di Franco Di Giangirolamo da Berlino ai tempi del Coronavirus – 16 aprile 2020

Graffiti in Berlin ( Foto di Gino Rubini- 2017)

 

Aggiornamento noioso oggi. Le curve italiana e tedesca che misurano la crescita delle infezioni si stanno sovrapponendo e convergono con quelle della Spagna e della Francia, mentre la crescita negli USA aumenta più che proporzionalmente.
Ieri il numero totale dei decessi in Germania i è arrivato a 3.445, quello dei guariti a 72.600. I contagiati a Berlino hanno raggiunto il numero di 4.736 mentre il totale dei decessi è stato di 62.
Più interessante il dibattito che anima qui, come ovunque, la individuazione delle strategie per l’uscita dalla crisi. Il Governo tedesco, nella conferenza quindicinale, chiamata impropriamente dai media “giorno delle decisioni” mentre si dovrebbe definire “giorno degli aggiustamenti”, ha scelto il criterio della gradualità, ovvero del giorno per giorno, passo dopo passo, per individuare scelte di ripresa delle attività. Non solo perché, come ha detto la Cancelliera gli esiti del blocco sono “fragili risultati” che non consentono promesse facili ma anche perché prevale tra gli esperti la grande preoccupazione di una ondata di ritorno delle infezioni proprio ora che stanno decrescendo, e perché la Pandemia si può considerare appena cominciata. La Merkel ritiene di dover accettare l’obiettivo fissato dai tecnici, di portare il tasso di infezione al fattore 1,1 (attualmente tra 0.8 e 1,2) perché se il rallentamento già registrato è una buona notizia, la cattiva notizia è che il “ghiaccio resta sottile”. Il sistema sanitario, inoltre, deve rafforzarsi sia sotto il profilo della tutela degli operatori (il numero degli infettati non è eccessivo ma egualmente problematico), che degli strumenti di protezione e delle attrezzature sanitarie che il Governo ha deciso debbano essere prodotte massicciamente in patria.
Nella mediazione del Governo hanno avuto ovviamente importanza le diverse posizioni dei Laender, con i quali è stato concertato almeno il principio della massima omogeneità possibile nella adozione dei provvedimenti che verranno assunti localmente all’interno della cornice nazionale. Superfluo dire che i settori “istruzione” e “produzione industriale” sono centrali nel dibattito.
Ma il convitato di pietra nelle relazioni tra Bundestag e Bundesrat è costitutio dalle elezioni politiche del prossimo anno. Di politica non capisco un gran che, ma è evidente che il protagonismo del Presidente della Baviera e di quello del Nordrehin- Westfalen, rispettivamente della CSU e della CDU, non è motivato esclusivamente dalle indubbie responsabilità di due regioni importanti tra le più colpite dal corona virus, ma è traguardato alle candidature per la prossima Cancelleria. Ecco allora che si scontrano e si esibiscono il Verwandelte (il trasformista) con l’Exit. Eiferer ( il fanatico dell’Exit) nel tirare l’elastico della prudenza e quello dell’economia, magari basandosi sulle non poche piattaforme scientifiche che anche qui non mancano di diversificarsi. Ho l’impressione che questa lotta per “chi sarà il capo futuro” di quella Unione (CSU e CDU) che governa da decenni condizioni la Merkel, ma fino ad un certo punto. Credere che, essendo a fine mandato, la Merkel abdichi alle sue responsabilità è, a mio avviso, una ingenuità, se non altro sotto il profilo statistico, data la quantità di “uomini leaders” che è riuscita a far fuori da quando è diventata Vorsitzender del suo partito (CDU). Semmai dovrebbe essere proprio questo suo limite, ovvero quello di non aver costruito la sua successione, a preoccupare chi volesse alzare la cresta più del necessario. Eppoi, ormai si sa, tutti i veri leaders danno il meglio di sè nei momenti più difficili e Frau Dr. Merkel è tra questi.
Aggiungo una nota a piè di pagina.Per limiti ovvii non posso fare una rassegna stampa, ma sul Suddeutsche Zeitung di Monaco, il giornalista Thomas Steinfeld ha avuto 4 colonne per parlare del clima che regna in Italia sulla discussione della Commissione Europea non ancora conclusa sugli strumenti da adottare per affrontare la crisi economica. Non dovrebbe esserci polemica anche se, furbescamente, ha fatto parlare diversi autorevoli italiani sulla nostra situazione.
Da Berlin saluto gli amici di FB e…a presto.

Angela Merkel sul Coronavirus: “Manteniamo la disciplina, soprattutto in questo weekend di Pasqua!”

Fonte il Mitte 

La cancelliera Angela Merkel ha invitato tutti i cittadini tedeschi, in vista della festività di Pasqua, a non cedere alla tentazione di non rispettare le regole e a non rinunciare agli sforzi necessari per prevenire la diffusione del Coronavirus.

Lo ha fatto dopo l’ultima riunione di Gabinetto, che ha avuto luogo giovedì pomeriggio a Berlino. In una successiva conferenza stampa presso la cancelleria federale, Angela Merkel ha inoltre sottolineato l’importanza di non essere sconsiderati proprio adesso, “perché possiamo distruggere molto rapidamente ciò che abbiamo ottenuto“.

Le ultime cifre sembrerebbero incoraggiare caute speranze, ha inoltre dichiarato Merkel, “l’aumento si sta leggermente appiattendo e il numero di persone infette sta leggermente diminuendo”. Tuttavia, ove si assecondasse questo finto senso di sicurezza, e in questo la Cancelliera è stata chiara, ci si ritroverebbe a dover ricominciare tutto da capo.

Per questo si è rivolta di nuovo ai cittadini, affinché continuino a mantenere la disciplina e ad aderire alle regole e alle restrizioni attualmente applicate. “Abbiamo dimostrato molta forza insieme nelle ultime settimane” ha ribadito, “ora, soprattutto in questo fine settimana di Pasqua, è importante non mollare“.

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Cronache da Berlino di Franco Di Giangirolamo (12)

 

Gita sulla Sprea con barca d’epoca ( Foto Editor )

 

E’ un venerdì santo di festa in Germania. Berlino è assolata come da ormai un mese e ormai temo più la siccità che il corona virus. Poche notizie, se non che questo lungo weekend di 4 giorni sarà anche una prova di tenuta della politica del Sozialdistanzierung.  Poca gente in giro, ma se il Ministro degli interni del Brandeburgo dice che a Pasqua attende le visite dei berlinesi (è una tradizione come quella della pasquetta fuori porta degli italiani) significa che non tutti resteranno a casa, come suggeriscono il prudente direttore dell’Istituto Koch e il Governo. D’altra parte l’epidemia, anche se se ne parla molto ovunque, pare sotto controllo. Dal 30 marzo si fanno oltre 8.000 test al giorno, i letti sia per cure intensive che per cure lievi sono occupati al 70% al netto dei posti letto che sono in allestimento per eventuali ulteriori emergenze (1.050). I contagiati sono circa 4.000, I morti complessivamente registrati dall’inizio dell’epidemia sono una trentina, e i cittadini sono rassicurati no solo economicamente ma anche sotto il profilo sanitario. I dati nazionali confermano visto che i morti sono ancora meno di 2.000 e i guariti più di 36.000, anche se gli esperti di fiducia del Governo non si abbandonano a facili illusioni e tirano il freno su proposte di riapertura a breve delle scuole e delle attività produttive. Domenica 19 è il termine di scadenza dei primi provvedimenti di chiusura e si deciderà la settimana prossima se e come riprendere le attività.
Non senza una certa soddisfazione per aver fatto una facile previsione, ovvero che le tre donne (Merkel, Van den Layen, Lagarde) sarebbero state le artefici di un compromesso europeo per affrontare gli effetti del virus, al di sopra e al di là delle migliaia di sciocchezze sparate su tutto e in ogni dove, avanzo qualche osservazione personale su ciò che riesco, non senza difficoltà, a comprendere delle scelte tedesche per il futuro.

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Germania, il presidente dell’Ordine dei Medici: perché speriamo di non vivere la crisi italiana. Ma niente vacanze estive

Fonte Il Mitte che ringraziamo 

Il presidente dell’Ordine dei Medici tedesco, Klaus Reinhardtha recentemente rilasciato un’intervista al Berliner Morgenpost, spiegando la crisi del Coronavirus in Germania e paragonandola a quella italiana. Con l’Italia Reinhardt ha, peraltro, un rapporto particolare, avendo studiato medicina a Padova e avendo anche ora stretti legami con il nord della penisola, drammaticamente afflitto dal Coronavirus.

A proposito dell’Italia, Reinhardt sostiene che il nostro Paese abbia solo un terzo dei posti di terapia intensiva rispetto alla Germania e aggiunge il fatto che i malati siano anche, in media, significativamente più anziani. Pertanto, le malattie sono spesso molto più gravi e questo avrebbe portato molto presto, in Italia, a molte più carenze e problemi strutturali, proprio a causa dell’insufficienza di mezzi necessari a gestire l’emergenza.

La Germania subirà lo stesso destino dell’Italia?

Alla domanda “Vedremo foto di unità di terapia intensiva sovraccariche, a Pasqua?”, il presidente dell’Ordine dei Medici tedesco risponde di no. “Al momento siamo ancora molto lontani dalla situazione italiana” dichiara, “disponiamo di circa 10.000 letti di terapia intensiva gratuiti. Ma è anche vero che se avremo un numero crescente di contagi, aumenterà anche la percentuale di pazienti in terapia intensiva. Nessuno può prevedere quando raggiungeremo il picco. Ci mancano i dati per questo”.

L’affermazione di Reinhardt è corretta. Ad esempio, nessuno sa quanto sia alto il numero dei contagiati non diagnosticati o quante persone non sottoposte al test siano già sopravvissute al Corona. E questo è il motivo per cui sono importanti, secondo Reinhardt, studi come l’indagine Heinsberger del virologo Hendrik Streeck, che esaminano sezioni rappresentative della popolazione.

In caso di sospetto Coronavirus, a chi si rivolgeranno le persone, in Germania, quando a Pasqua sarà chiusa la maggior parte degli studi medici?

Reinhardt risponde al Morgenpost che molto dipenderà dai sintomi: se qualcuno accuserà disturbi lievi come mal di testa, un po ‘di tosse, mal di gola e febbre alta, dovrà rimanere a casa, mantenere le distanze e fare il test dopo Pasqua. Chi invece accuserà sintomi più gravi, come tosse insistente, febbre alta e difficoltà respiratorie, dovrà chiamare il proprio medico di base e seguire le sue indicazioni.

I medici hanno bisogno di un’indennità di rischio?

Il presidente dell’Ordine risponde negativamente e sottolinea il fatto che indossare delle protezioni adeguate sia molto più importante, così come testare regolarmente medici e infermieri ovunque, dalle praxis alle cliniche e soprattutto nelle case di cura per anziani. Reinhardt ribadisce anche l’importanza che il Covid-19 sia riconosciuto come una malattia professionale e trattata di conseguenza dalle associazioni professionali.

Ci sono le risorse per affrontare la crisi in Germania?

Su 80 milioni di tedeschi, al momento sono più di 100.000 casi conclamati di Coronavirus, senza contare il fatto che non si sia ancora visto il picco della pandemia. Su questo Reinhardt ribadisce al Morgenpost che nonostante il sistema si stia preparando, dall’altro lato, spesso, lo fa anche rimandando interventi meno urgenti. Una pratica che non può essere protratta a tempo indeterminato.

Il presidente dell’Ordine ribadisce che nessuno verrà messo a rischio della vita, ma sostiene anche che è il caso di disciplinare situazioni limite, di cui non si conosce l’immediata pericolosità. L’esempio fatto è quello dei test di screening, come quelli che si fanno per diagnosticare un possibile cancro al seno e che potrebbero subire ritardi.

Le persone anziane e quelle con patologie pregresse dovranno vivere in isolamento fino all’introduzione di un vaccino?

Reinhardt ritiene che non si potranno segregare i soggetti a rischio a tempo indeterminato, ma che dovranno essere protetti in modo speciale sempre. Ciò significa che, ad esempio, quando l’epidemia avrà superato il picco e la curva comincerà a rientrare, le visite nelle case di riposo potranno essere riprese, ma con l’ausilio di ogni cautela igienica e con l’obbligo, per i visitatori, di indossare indumenti protettivi.

I tedeschi potranno andare in vacanza, quest’estate?

La risposta è una condanna senza appello, per tutti quei tedeschi che ogni anno anelano l’estate per andare in vacanza. Reinhardt è infatti irremovibile: “Non penso che i tedeschi possano andare in vacanza, quest’estate. Anche se torneremo gradualmente alla vita di tutti i giorni, con soluzioni intelligenti, la pandemia ci terrà impegnati ancora per un po’”.

L’appello dei media tedeschi ai leader europei: “Più solidarietà tra Paesi. O il Coronavirus spazzerà via l’Europa”

 

Fonte ilmitte.com 

L’appello dei media tedeschi ai leader europei: “Più solidarietà tra Paesi. O il Coronavirus spazzerà via l’Europa”

La crisi del Coronavirus sta affliggendo tutti i Paesi dell’Unione Europea e anche, in senso lato, l’Europa stessa. La particolare vulnerabilità di alcuni Paesi, infatti, e il tentativo frustrato di trovare risposte condivise che vengano incontro a chi si trova in difficoltà, negli ultimi tempi ha messo in crisi persino il concetto stesso di Europa unita e polarizzato, in modo a volte radicale, sia i consensi che i dissensi.

A questo proposito diversi media internazionali si sono fatti latori di un appello che invita l’Europa a ritrovare l’unità attraverso la coesione reale, e non effimera, dei singoli Paesi. Lo stesso appello invita inoltre i leader politici europei a trovare soluzioni reciprocamente accettabili.

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Cronache da Berlino di Franco Di Giangirolamo (10)

 

Poche novità da Berlin. Ieri 2.777 contagiati, ricoverati 380, di cui 92 in unità di terapia intensiva e 15 decessi.
A livello nazionale 70.718 contagiati certificati, 16.100 guariti e 794 morti.
Ancora rilevante la preoccupazione di Mutti (Angela Merkel) che parla di allungare oltre la Pasqua le misure di prevenzione e contenimento di questa “grossartige Leistung” grande forza espansiva del virus. Obiettivo è portare a livello nazionale le infezioni certificate da un raddoppio ogni 8 giorni (valore attuale 8.2) ad un raddoppio ogni 10 giorni e poi a calare verso i 14 giorni. A Berlino, il tempo di raddoppio dei contagiati è al livello dei 12,1 giorni, con 76 casi ogni 100.000 abitanti. In Hamburg, Baden Wuettenberg e Baviera si va dai 120 ai 130 casi ogni 100.000 abitanti. Probabilmente nella capitale siamo ancora nella fase iniziale dell’epidemia. La diffusione massiccia dei test potrebbe aiutare il contenimento della diffusione ma non è tema di cui so abbastanza. Insomma, per dirla in “italiano” la curva non si è abbassata ancora significativamente.
Perciò Pasqua in casa e si vedrà.
Fasce deboli. Rafforzati i piani per i senza tetto e ipotesi di utilizzo degli hotel per garantire un minimo di isolamento e di cura. il discreto funzionamento della erogazione dei sussidi potrebbe consentire di ridurre il disagio della fascia più povera della popolazione, ivi compresi i bambini che vivono in famiglie povere, quasi sempre con un capofamiglia donna, che sono ancora più in difficoltà non ricevendo il pasto a scuola o al Kita.Il quotidiano BZ calcola che in gravi difficoltà siano 1,65 milioni di cittadini, di cui un quarto pensionati e un terzo bambini.
Occorre, in altre parole, oltre ai provvedimenti governativi una “Welle der Solidaritaet”, una ondata di solidarietà da parte del terzo settore, che qui è particolarmente robusto ma che, in una situazione di Sozial Distanzierung fatica ad operare. La povertà in Germania non è mai stata poca e a Berlin supera il 10%, ma non ci si abitua a vedere tante persone rimestare nei cestini del rusco, ve lo posso garantire.
Il discorso di Conte alla TV tedesca è piaciuto abbastanza, almeno per quanto ho potuto capire. Credo che la parte più convincente sia stata quella sulla inesorabilità di un destino comune quando le economie e le storie sono tanto intrecciate come quelle dei paesi fondatori della UE. Peraltro credo personalmente che sia l’unico argomento, assieme al “nessuno si salva da solo” che ha una verità ed una forza intrinseca. La solidarietà la si deve evocare per forza in una situazione come l’attuale, ma non è un argomento molto forte, se non è intesa come bzase della cooperazione. Insomma, il “mors tua vita mea” non è un motto che funziona ai tempo del corona virus, almeno a mio avviso.
Di ragioni per il pessimismo ce ne sono tante, anzi troppe, ma con quel po’ di ottimismo di cui non mi voglio privare, vorrei augurarmi che le prossime due settimane ci diano delle positive sorprese sul terreno economico disastrato dalla crisi. E sono quasi sicuro che ce le daranno tre donne tra le più vituperate in questi ultimi giorni. La Presidentessa della BCE, la Presidentessa della Commissione Europea e la Cancelliera tedesca Angela Merkel.

Covid-19 in Germania: una riflessione a partire dai dati del Robert-Koch Institut

Autore: Federico Quadrelli
Fonte Neodemos

Il caso della Germania, che ha un numero di decessi da Covid-19 estremamente ridotto rispetto al numero dei contagiati, e con una struttura per età assai più giovane di quanto non avvenga in altri paesi, viene trattato da Federico Quadrelli, che mette in rilievo la robusta organizzazione sanitaria del paese a fronte dell’epidemia. Ma resta il sospetto di una forte difformità di criteri nella registrazione dei decessi attribuiti al virus, con ricadute negative per le analisi epidemiologiche comparative.

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Alle 17:30 Angela Merkel ha parlato alla stampa per spiegare la situazione attuale nella lotta al Coronavirus e le nuove disposizioni all’interno del Paese.

Fonte Berlinomagazine  che ringraziamo

“Lunedì avevamo deciso che questo weekend avremmo fatto un bilancio. Le nostre città, il traffico, l’economia, la vita privata e pubblica sono profondamente cambiate rispetto ad una settimana fa. La stragrande maggioranza delle persone ha capito che tutto dipende da loro. Ognuno può e deve fare la sua parte per rallentare la diffusione del virus. Questa cosa mi rende più tranquilla. È così che mostriamo la nostra attenzione alle persone malate ed anziane. Così salviamo vite”.

A pochi giorni dal discorso alla nazione in cui Angela Merkel aveva chiesto a tutti i suoi concittadini di non uscire se non per ragioni improrogabili e di tenere la distanza di sicurezza, la Cancelliera ha dichiarato che per ora non è previsto nessun coprifuoco nazionale. La quarantena è invece in atto in Baviera e Saarland da ieri, sabato.La Merkel, dopo aver chiarito che però i provvedimenti potranno cambiare (“Stiamo noi stessi imparando”), si è poi concentrata su tutte le contromisure in atto e dato ulteriori raccomandazioni con una sorta di decalogo. Subito dopo la conferenza stampa, la Cancelliera si è messa in quarantena per aver incontrato nei giorni precedenti un medico poi scopertosi positivo.

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