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Berlin Street Foto - Luci sulla Sprea (foto gierre )

E' arrivata anche la fine di maggio, notti un poco freddine ma BERLINO SEMPRE IN GRAN SPOLVERO. E'ora del cambio di stagione e di cambiare argomenti di discussione. Perciò, per quanto mi riguarda, chiudo il Festival della Pandemia, con poche info. E' tempo di passare dalla difesa all'attacco, come suggeriscono le 40 manifestazioni autorizzate a Berlino nell'ultimo fine settimana e le 60 dimostrazioni all'aperto che sono state autorizzate dalla Polizia per questo fine settimana e alle quali dovrebbero partecipare non più di 50 persone distanziate, ma si sa che ce ne saranno almeno il quadruplo. Finalmente, dopo un tira e molla del Senato berlinese che per tre giorni aveva registrato semaforo rosso (mix di indice Rt, occupazione posti letto intensivi e numero dei contagi) e temeva una nuova ondata epidemica, finalmente arriva il semaforo verde. Il tasso di riproduzione arriva a 0,88, le nuove infezioni per 100.000 abitanti restano al 4.7, e ci sono solo 56 ricoverati in letti di terapia intensiva. Con 195 morti dall'inizio della pandemia e 6.702 guariti si può parlare di rischio accettabile o, come direbbe Conte, calcolato. Insomma, la „CONVIVENZA CON IL VIRUS“ può proseguire non essendo stata troppo terrificante. Perciò, contando sui poteri e le responsabilità che la Cancelliera Merkel lascia volentieri alle Regioni, limitandosi a fare da osservatrice, dopo un periodo di discussioni faticose sulla distribuzione dei poteri in uno stato federale, il Senato dell'area metropolitana ha deciso che si procede sulla strada intrapresa. Manifestazioni, Cinematografi, Concerti all'aperto, dal 2 giugno sono possibili per 200 persone, dal 16 giugno per 500 persone, dal 30 giugno per 999 persone (i tedeschi son precisi e l'approssimazione non è il loro forte). Fino al 31 agosto vietate le grandi manifestazioni. Celebrazioni e ricorrenze varie restano possibili fino a 50 persone. Altre aperture sono previste ma mi fermo qui ma, in sostanza, tutto è affidato, come ovvio, a distanziamento fisico, non sociale, e igiene. Resta il problema degli asili e delle scuole perché si è aperto un conflitto tra virologi (e ti pareva?!?!) sulla pericolosità dei bambini come portatori sani. Studio contro studio, come nella migliore tradizione. Personalmente la vedo come una questione difficile da risolvere, perché non è sanitaria, ma sociale. Chi ha avuto bambini sa che sono portatori instancabli di ogni tipo di infezione e non vedo perchè il corona virus, che si è trovato così bene con la specie umana, dovrebbe trascurarli. Che possano essere portatori sani di epidemia è sicuro, che non si possano usare le armi preventive della igiene e distanziamento è altrettanto sicuro. Occorre solo decidere come tenerli alla larga da soggetti con deficit immunitari e pluripatologici per ridurre i rischi e come controllare i focolai che potrebbero suscitare. Se questo rischio non si intende assumerlo, occorre dire alle mamme che dovranno restare prigioniere a casa per anni, con grande soddisfazione delle destre reazionarie che ringrazieranno la pandemia per aver rafforzato la loro concezione della donna come generatrice e allevatrice di prole nel focolare domestico.

Vivendo in un Comune dove l'età media della popolazione è di 38 anni che, pur essendo molto rispettosa delle norme di prevenzione, non è per niente allarmata dai dati sull'epidemia, prevedere come va a finire la disputa scientifica non è molto difficile: o si riapre abbastanza prestino o le manifestazioni di protesta diverranno irrefrenabili e nervosette.

C'è anche da dire che il panorama nazionale è molto articolato non solo per differenze oggettive, ma anche perchè la pandemia non è distribuita uniformemente e le sensibilità sono molto diverse, come è noto.

Personalmente, per es. non ho trovato all'oggi, in due mesi e mezzo, una sola persona che „conosca“ un deceduto o un ricoverato in terapia intensiva ed è difficile paragonare questa sensazione con quelle dei bavaresi e metterla giù dura con provvedimenti draconiani.

C'è ancora da attendere una quindicina di giorni, forse la fine di giugno, per capire bene come è andata complessivamente l'apertura, ma a Berlino, nonostante la mancanza di turismo e l'azzeramento della vita culturale e artistica, la vita è ripresa, a scartamento ridotto, in forme nuove, ma direi appieno e con moderata preoccupazione per lo tsunami di infezioni che dovrebbe arrivare. L'onda di ritorno non si è registrata e il rischio calcolato, pare si possa dire che è stato, finora „ben calcolato“. Ciò che rassicura, dice un mio amico che gestisce un piccolo bar, è che sia lui che il suo dipendente, hanno ricevuto dallo Stato, pochi giorni dopo il relativo decreto, soldi molto sufficienti sia per vivere stando a casa, sia per ristrutturare il locale ai fini del distanziamento. Uno dei miei figli, invece, che è in CIG in Italia non ha visto un ghello dopo tre mesi e mezzo e non si sa quando lo vedrà e se perderà il lavoro A proposito di capacità di spesa e di rinascita economica. Lui non è molto sereno e se se ne dovesse fregare della pandemia (non è così, per fortuna) , potrei comprenderlo perchè le mie ragioni di persona a rischio e di garantito dalla pensione non sono certamente le sue.

Ci sentiamo tra una settimana se non diverrò preda della grande giustiziera.

CORONAVIRUS: AGGIORNAMENTO DEL 21 APRILE (se vi sembra utile condividetelo).

CORONAVIRUS: AGGIORNAMENTO DEL 21 APRILE (se vi sembra utile condividetelo).Argomenti trattati: 1) dati statistici; 2) avvio test Anticorpi 3) condizioni di rientro al lavoro 4) lo stato delle terapie... e le vostre domande. Mi sembrano informazioni interessanti da CONDIVIDERE.

Pubblicato da Vittorio Agnoletto su Mercoledì 22 aprile 2020

 

Con le sue indagini fitologiche, Darwin compie numerose scoperte in ambito botanico, dando origine, nel contempo, alla botanica evoluzionistica. Osservando il mondo vegetale, lo studioso britannico individua gli elementi portanti della sua teoria: la variazione, la selezione naturale e la migrazione.

Fonte : Micron   che ringraziamo

Autore Pietro Greco 

Si chiama Dryas octopetala, perché ha otto petali ed è bella come le ninfe delle querce della mitologia greca. Con le sue radici è in grado di colonizzare e stabilizzare i terreni instabili, dopo una frana. Sì, Dryas octopetala è una dimostrazione plastica della capacità delle piante di migrare. E non solo per brevi tratti. La pianta col suo fiore bianco si è spostata, per esempio, dal circolo polare artico all’area mediterranea. La troviamo facilmente sui monti anche in Italia.

Non è certo la sola pianta che migra. A ben vedere tutte le piante migrano. Tanto che i botanici hanno elaborato una vera e propria tassonomia della migrazione delle piante che avviene attraverso un meccanismo estremamente diffuso: per dispersione del seme. Una dispersione di tipo ciclico o non-ciclico; gaussiano o random; per popola-zione o per specie; per anemocoria (a opera del vento) o per barocoria (per gravità); per epizoocoria (a opera di animali con meccanismi di aggancio) o per endozoocoria (gli animali inghiottono il seme e poi lo rilasciano con le feci); per idrocoria (con le acque) o per la non meno importante mirmecocoria (grazie al lavoro infaticabile delle formiche).

Non c’è dubbio: le piante usano ogni mezzo per migrare. Di recente Stefano Mancuso ci ha raccontato L’incredibile viaggio delle piante (Laterza, 2018). Ma già alla fine degli anni ’80 del secolo scorso Jonathan D. Sauer pubblicò un libro straordinario, Plant Migration: la migrazione delle piante e la dinamica della distribuzione geografica delle specie con seme. Per chi sa anche un po’ di botanica, parlare di viaggio o di migrazione delle piante è una nozione più che acquisita. Una banalità. Ma è davvero così?

...continua a leggere "Il seme di Darwin"