E’disponibile on line il periodico ” Lavoro e Salute” – 6 giugno 2021 –

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Il periodico Lavoro e Salute  – 6 giugno 2021 – è scaricabile anche  QUI 

QUARTO RAPPORTO SULLO STATO DEL CAPITALE NATURALE IN ITALIA (2021)

Fonte Ministero Transizione Ecologica 

IL QUARTO RAPPORTO SULLO STATO DEL CAPITALE NATURALE IN ITALIA (2021)

Con il 2021 si aprono i dieci anni fondamentali per avviare concretamente il nostro mondo sulla strada della sostenibilità, in linea con gli impegni derivanti dall’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, dal Green Deal Europeo e dalle nuove Strategie Europee per la Biodiversità e Farm to Fork.

La pandemia da SARS-CoV-2 ha reso ancora più chiara l’urgenza di un radicale cambiamento culturale e sistemico, una transizione verso una società e un sistema economico imperniati sull’importanza centrale della natura per il futuro di tutta l’umanità (One Planet – One Health).

Il Comitato Capitale Naturale ha assunto perciò questa visione: “la nostra deve essere la prima generazione capace di lasciare i sistemi naturali e la biodiversità dell’Italia in uno stato migliore di quello che abbiamo ereditato”.

Al fine di facilitare la lettura e comprensione del rapporto, l’edizione di quest’anno è accompagnata anche da un Summary for policy makers, corredato di infografiche, pensato per veicolare in maniera efficace i messaggi-chiave del rapporto, con una particolare attenzione alle “Azioni prioritarie”.

 

Quarto Rapporto sullo Stato del Capitale Naturale

Allegati tecnici

Summary for Policy Makers

Infografiche

Dossier Mal’Aria di Città – Edizione 2021

Fonte Legambiente Emilia-Romagna

 

Nel 2020 sono 35 i capoluoghi di provincia fuorilegge per polveri sottili: Torino maglia nera con 98 giorni di sforamenti, seguita da Venezia (88) e Padova (84). Tra le città del centro sud il primato spetta ad Avellino (78) e Frosinone (77)

Preoccupa anche il confronto con i parametri OMS: 60 le città italiane che registrano  una media annuale di Pm10 superiore a quanto indicato dall’OMS

Per l’Emilia-Romagna, Modena è tra le 10 città più inquinate in Italia, sia per il numero di sforamenti di PM10 e sia per la media annuale di concentrazione delle polveri..

“L’Italia è indietro sulle azioni da mettere in campo per ridurre l’inquinamento atmosferico. Basta deroghe, servono misure più coraggiose e concrete a partire da mobilità sostenibile ed uso dello spazio pubblico per avere più clean city, città pulite e più vivibili.  Non si sprechino le risorse economiche in arrivo dall’Europa”

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Il mondo sotterraneo e malato del Nord Italia

Fonte Areaonline che ringraziamo 

Tra Piemonte, Lombardia e Veneto un libro di fotogiornalismo racconta e analizza l’eredità tossica lasciata da un’industria nociva e dal traffico di rifiuti nella Megalopoli Padana di Federico Franchini


Inquinamenti industriali, contaminazioni ambientali, traffici di rifiuti, discariche abusive: è il retaggio lasciato nel Nord Italia da un’imprenditoria malata, spesso collusa con la criminalità organizzata. Tutto questo è raccontato – e fotografato – in un recente, bellissimo, libro intitolato “La terra di sotto” (Penisola Edizioni).

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OUTCOME OF THE COUNCIL MEETING:Employment, Social Policy, Health and Consumer Affairs Health .Brussels, 9 December 2019

Vi segnaliamo il link al Documento provvisorio del Consiglio Europeo ESPCO

OUTCOME OF THE COUNCIL MEETING
3737th Council meeting
Employment, Social Policy, Health and Consumer Affairs
Health
Brussels, 9 December 2019
President Krista Kiuru
Minister of Family Affairs and Social Service

IL DOCUMENTO

IL SITO DEL CONSIGLIO EUROPEO 

IL POTERE DELL’EMERGENZA: PERCHÉ CHIEDERE AI GOVERNI DI DICHIARARE LO STATO DI EMERGENZA CLIMATICA È RISCHIOSO

 

di Giacomo D’Alisa

Fonte Le parole e le cose che ringraziamo 

 

La dichiarazione dello stato di emergenza climatica potrebbe rivelarsi controproduttiva e perfino pericolosa, tanto da ostacolare l’azione dei movimenti globali per la giustizia climatica.

Gli attivisti per il clima hanno messo in piedi uno dei più promettenti movimenti globali degli ultimi anni. Milioni di giovani allarmati dalle condizioni ambientali si sono mobilitati per spingere attori della società civile e politici ad agire rapidamente e contrastare i cambiamenti climatici in corso e altri disastri ambientali a essi legati. Eppure, sosterrò in questo scritto che chiedere ai governanti di dichiarare lo stato di emergenza climatica può risultare controproduttivo e pericoloso per gli stessi attivisti. Il mio riferimento principale è la narrativa dell’”emergenza climatica” proposta da Extinction Rebellion (XR) e supportata dagli scioperanti dei Fridays For Future (FFF). Sebbene si debba riconoscere che XR sia un movimento articolato e con specificità territoriali, che esprime un certo grado di autonomia su come le richieste debbano essere localmente sviluppate, resta vero che tutti i membri condividono un piano argomentativo e tre domande, la prima delle quali è indirizzata ai governanti ai quali si chiede di dichiarare lo “Stato di Emergenza Climatica”. Questa domanda è largamente condivisa da personaggi assai influenti, quali Papa Francesco, una coalizione mondiale di migliaia di scienziati e politici americani del calibro di Alexandria Ocasio-Cortez e Nernie Sandres. Le dichiarazioni sono state adottate rapidamente in tutto il mondo: già più di 1.195 governi locali di 23 differenti nazioni, molti governi nazionali e pure il Parlamento Europeo hanno dichiarato l’emergenza climatica.

Ritengo che gli appelli all’emergenza possano vanificare gli sforzi che gli attivisti dei movimenti climatici globali stanno facendo per cambiare il sistema socio-economico mondiale. Non è un caso che una crescente letteratura nel campo dell’ecologia politica suggerisca che l’uso della parola “emergenza” nella governance ambientale serva a riprodurre nuove forme, pratiche e relazioni di potere che consolidano determinate élite a scapito dei poteri pubblici e dei movimenti. Di seguito provo a condividere con lettrici e lettori i risultati di anni di ricerca accademica e intervento politico rispetto agli “stati di emergenza” in Italia.

Casi emblematici dello Stato di Emergenza in Italia: il terremoto dell’Aquila e la crisi dei rifiuti in Campania

Molti ricorderanno quando, nel 2009, l’allora primo Ministro Silvio Berlusconi decise di spostare l’incontro italiano del G8, originariamente previsto nella zona della Maddalena in Sardegna, nella città de L’Aquila. Alcuni giorni prima di prendere quella decisione, il capoluogo abruzzese era stato l’epicentro di un grave terremoto. Il bellissimo centro della città fu quasi completamente distrutto. Il magnifico campanile di San Bernardino crollato divenne presto il simbolo di un evento devastante. Molte persone persero casa, famigliari e amici. Come sempre accade nei casi di disastro socio-ambientale, il primo ministro dichiarò lo stato di emergenza. Eppure, Berlusconi fece qualcosa di più: ebbe la brillante idea di chiedere ai capi di stato che alcuni mesi dopo sarebbero volati in Italia per l’incontro del G8 se fossero disponibili a cambiare rotta e atterrare nell’area in rovina de L’Aquila anziché nell’amena Maddalena. Tutti i presidenti accettarono e applaudirono il piano e si unirono con piacere alla riunione nel mezzo del disastro.

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