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In quindici minuti parliamo di:

- Turbolenze della politica e del clima ….
- Piccoli passi verso una strategia nazionale per salute e sicurezza sul lavoro ?
- … Amazon ‘inizi a trattare i lavoratori come esseri umani, non come robot’.......
- Lo stress sul posto di lavoro aumenta il rischio di infortunio. Un volumetto Suva per voi …..
- Terza indagine europea fra le imprese sui rischi nuovi ed emergenti (ESENER 3)

Podcast Audio in 15 minuti

Keywords:ESENER

La presente relazione illustra la prima analisi dei principali risultati e conclusioni della terza edizione dell’indagine ESENER dell’EU-OSHA, realizzata nel 2019. A più di 45 000 stabilimenti in 33 paesi sono state chieste informazioni sulla loro attuale gestione della sicurezza e della salute sul lavoro (SSL), compresi i principali fattori trainanti e gli ostacoli a una gestione efficace e alla partecipazione dei lavoratori.

L’indagine si concentra in particolare sulla gestione dei rischi psicosociali, quali lo stress e le molestie legati al lavoro, e comprende inoltre domande sulla digitalizzazione. Adottando una visione olistica delle pratiche attuali in materia di SSL in Europa, i risultati dell’indagine mirano a contribuire a plasmare le nuove politiche in materia di SSL e a garantire una gestione più efficace dei rischi nei luoghi di lavoro europei.

IL REPORT : FONTE OSHAEUROPA.EU

SUVA, l'Ente che assicura lavoratori e lavoratrici svizzeri contro gli infortuni su lavoro ha reso disponibile on line un volumetto digitale : "Lo stress sul posto di lavoro aumenta il rischio di infortunio" . Come si afferma nella introduzione : "Lo stress sul lavoro ci impedisce di riconoscere per tempo i pericoli. Qui vi spieghiamo quali sono le correlazioni tra stress e rischio di infortunio e cosa fare per gestire al meglio queste situazioni"

 

 

La Regione Lombardia il 25/06/2019 ha approvato on apposito decreto un documento nel quale viene data risposte alle domande più frequenti in materia di stress lavoro correlato: “FAQ per la valutazione, gestione e miglioramento dello stress lavoro correlato nelle micro e piccole imprese e documenti di interesse”

IL DOCUMENTO (PDF)

Una brochure prodotta da Funzione Pubblica Cgil nazionale.

La Premessa

La violenza nei luoghi di lavoro è ormai riconosciuta sin dal 2002 come un importante problema di salute pubblica nel mondo (World Health Organization, 2002).
Il National Institute of Occupational Safety and Health (NIOSH) definisce la violenza nel posto di lavoro come “ogni aggressione fisica,comportamento minaccioso o abuso verbale che si verifica nel posto di lavoro”. Gli atti di violenza consistono nella maggior parte dei casi in eventi con esito non mortale, ossia aggressione o tentativo diaggressione, fisica o verbale, quale quella realizzata con uso di unlinguaggio offensivo.
Ogni anno in Italia si contano 1200 atti di aggressione ai danni dei lavoratori della sanità, che è come dire che il 30% dei 4mila casi totali di violenza registrati nei luoghi di lavoro riguarda medici infermieri ostetriche, farmacisti… insomma coloro che curano o si prendono cura dei cittadini. E nel 70% dei casi le vittime delle aggressioni sono donne.
La classifica dei luoghi maggiormente colpiti dalla violenza nel 2017: al primo posto troviamo i Pronto soccorso con 456 aggressioni, seguono i reparti di degenza con 400, gli ambulatori con 320, gli Spdc con 72 atti di violenza, le terapie intensive con 62, le aggressioni al 118 sono state 41, 37 invece quelle nell’ambito dell’assistenza domiciliare, 20 nelle case di riposo e, infine, 11 nei penitenziari. >>> segue

LEGGI LA BROCHURE ( 16 pagine . pdf )

 

Autore : Paolo Vineis

Fonte : Fiom Cgil 

Contrariamente all’Italia, gli Stati Uniti sfiorano la piena occupazione. Il marketing politico degli ultimi anni ha battuto incessantemente sulla prodigiosa ripresa economica del Paese. Ma a che prezzo? Le dismissioni industriali dell’ultimo decennio hanno trasfigurato città come Detroit, da Motor City a Ghost Town e ora a Fun Town e Science Town. Il lavoro è diventato flessibile, precario. A seconda che lo si qualifichi con il primo o il secondo termine prevalgono gli aspetti positivi o negativi, i quali probabilmente coesistono. In tutto il mondo non si fa che ripetere che l’automazione sta liberando il lavoro da una pesante eredità di fatiche, lavori fisici e mentali stereotipati, ma almeno per ora sta anche cancellando milioni di posti di lavoro. Alle casse automatiche di Ikea basta ora un lavoratore ogni 4-6 casse, per aiutare i clienti in difficoltà. Quindi via i cassieri, lavoro in via di estinzione, seguito a ruota - seconda la previsione di un rapporto sull’automazione dell’Università di Oxford - da addetti ai call center, sarti, bancari e assicuratori. Non tutti concordano con le previsioni degli autori del rapporto, secondo i quali entro 20 anni sarà a rischio il 47% dei posti di lavoro, sostituibili da macchine. Tuttavia dovrebbe restare valida la teoria della “disoccupazione tecnologica” formulata da John Maynard Keynes: “La scoperta dei mezzi per ridurre l’uso di manodopera procede più rapidamente della scoperta di nuovi usi della manodopera” Si confida piuttosto nel fatto che l’irrompere delle nuove tecnologie dell’automazione nel mondo del lavoro porti una sorta di distruzione creatrice: a licenziamenti immediati seguiranno molte più opportunità di lavoro future. Secondo il World Economic Forum, entro il 2020 l’automazione avrà cancellato 75 milioni di posti di lavoro nel mondo ma al contempo ne dovrebbe creare 122 milioni. A patto però che un imponente processo di formazione consenta alla grande maggioranza dele persone di acquisire competenze digitali considerate ormai necessarie per i nuovi lavori. Secondo la Commissione Europea 9 lavori su 10 richiederanno competenze digitali, possedute per ora solo da 5 europei su 10.

E‘ significativo che nella lista dei lavori che rischiano meno di scomparire a causa dell’automazione vi siano, fra gli altri, psicologi e psicoterapeuti. Il lavoro spesso genera stress, e ancora di più la mancanza di lavoro. Come diceva Woody Allen: “I soldi non danno la felicità, figuriamoci la miseria”. La compromissione della salute mentale è spesso il campanello d’allarme di successivi disturbi fisici. Questo è probabilmente il motivo per cui le indagini epidemiologiche post recessione in paesi come la Grecia e l’Italia hanno individuato il segnale più chiaro nell’aumento dei disturbi mentali, come ansia e depressione, e un aumento della mortalità da queste cause.

...continua a leggere "Lavoro e Salute Mentale di Paolo Vineis"

 

FONTE AREAONLINE.CH 

di Angelo Mastrandrea
Lo chiamano il “passo Amazon”. «Svelto, veloce ma mai di corsa», lo raccontano così i lavoratori del centro di distribuzione di Passo Corese, un paesino tra le colline della Sabina 30 chilometri a nord di Roma dove la multinazionale del commercio elettronico ha aperto il secondo hub italiano. Lo devi tenere dal momento in cui timbri il cartellino con l’apposito badge, mentre sali o scendi le scale senza abbandonare il corrimano, ti dirigi alla postazione seguendo il percorso pedonale o svolgi le tue mansioni, fino a fine turno. Se non lo fai, rischi un feedback negativo, una sorta di ammonizione che peserà sul rate, il tuo punteggio personale, e in definitiva sull’assunzione, se non hai un contratto a tempo indeterminato.

Il gergo di Amazon è rigorosamente anglofono: i lavoratori a termine sono identificati con un green badge, quelli fissi con uno blu, al pianterreno ci sono l’inbound, il reparto di scarico delle merci, e l’outbound, quello di impacchettamento. «Gli instructor ti insegnano i movimenti smart, ora stanno introducendo la job rotation per cercare di alleviare la stanchezza, però poi ti chiedono ritmi insostenibili ed è chiaro che finisci per sbagliare postura», spiega una lavoratrice che, a furia di prelevare merce dagli scaffali – «fino a seicento pezzi all’ora» – dopo un anno si è ritrovata con una mano a pezzi. «Per quello che faccio io devi piegarti per sette ore e mezza. All’inizio hai dolori dappertutto, poi però ti abitui, magari prendi qualche antidolorifico e vai avanti, fino a quando cominci a fare le visite mediche e scopri i malanni», racconta ancora.

...continua a leggere "Il “Passo Amazon”"

FONTE SALUTELAVORO

Emerge un deciso peggioramento delle condizioni di lavoro e la saturazione dei tempi di produzione. Sul fronte della prevenzione degli infortuni. A preoccupare è soprattutto la tendenza a minimizzare situazioni problematiche e che non possono essere affrontate tralasciando interventi di prevenzione che non siano quelli sui dispositivi.

Fca, i diecimila questionari della Fiom per fare il punto della situazione sulla condizione operaia

Pubblicato da 

Partecipanti alla manifestazione della Fiom, questo pomeriggio 16 ottobre 2010 in piazza San Giovanni a Roma. E' il rosso a dominare piazza San
Giovanni in Laterano a Roma dove stanno manifestando gli operai della Fiom. Tante le bandiere della sigla sindacale dei metalmeccanici, Cgil e Rifondazione comunista. Le uniche diverse sono quelle di colore bianco dell'Italia dei valori. La rete studentesca sta mostrando uno striscione con su scritto ''Gelmini dimettiti ricostruiamoci il futuro'' mentre alcune tute blu espongono cartelli con slogan: ''l'indifferenza uccide'', ''gli operai producono per tutti, rispettateli'', ''uniti contro il capitale''. Non mancano critiche al segretario della Cgil; su un cartello si legge ''Epifani con Cisl e Uil lascia stare. C'e' bisogno di lottare''. 
ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Oltre 10.000 questionari distribuiti in 54 stabilimenti Fca, Cnh e Magneti Marelli per approfondire la situazione delle tute blu. Si tratta di una ricerca storica, perché la prima dopo tanti anni fatta dalla Fiom. I risultati sono stati elaborati dalle Fondazioni Sabattini e Di Vittorio e diffusi oggi (12 dicembre), a poche ore dall’apertura del congresso nazionale della Fiom a Riccione. “Fca, il mestiere dell’auto”, questo il titolo che è servito a “dare la voce ai più di cinquantamila dipendenti di tutto il gruppo.

Ritmi alti, salario basso
Dal rapporto, innanzi tutto, emerge un deciso peggioramento delle condizioni di lavoro e la saturazione dei tempi di produzione. Negli stabilimenti ex Fiat, negli ultimi tempi, si è infatti progressivamente passati ad applicare l‘Ergo-Uas, una nuova metrica, cioè un diverso metodo per la determinazione dei ritmi di produzione. L’Ergo-Uas è parte integrante del Wcm (World class manufacturing, ndr), la filosofia giapponese importata da Marchionne e basata sulla creazione di squadre per ridurre gli sprechi e migliorare ritmi e qualità della produzione. Gli operai, in realtà, sono ora sottoposti a ritmi sempre più difficili da reggere: i tempi di lavoro sono valutati come “poco sostenibili” o “insostenibili” dalla metà degli interpellati, mentre il 60% giudica insufficienti le pause, in particolare coloro che dispongono di 3 soste da 10 minuti ciascuna (qui il giudizio negativo arriva al 73%). All’aumento dei ritmi di lavoro, tra l’altro, non è corrisposto alcun aumento del salario. Solo il 23% del campione ritiene infatti soddisfacenti le retribuzioni. Mentre praticamente per tutti (97%) l’aumento del carico di lavoro in presenza di nuove produzioni dovrebbe corrispondere a un incremento dello stipendio. ...continua a leggere "Fca, i diecimila questionari della Fiom per fare il punto della situazione sulla condizione operaia"

 

FONTE IWH 

Traduzione Translator Goggle r

L'Istituto canadese IWH ( Istituto per il Lavoro  e la Salute )  presta le competenze di sviluppo degli strumenti di valutazione dello stress, un nuovo strumento di misura degli ambienti di lavoro ad elevato rischio di stress (psicotossici)

Essere ridicolizzati  e sminuiti, pettegolezzi e pugnalate alle spalle, aspettative di lavoro poco chiare, trattamento ingiusto, richieste di lavoro inarrestabili: la ricerca dimostra che le persone che vivono queste e altre condizioni psicosociali simili sono a rischio di sviluppare lesioni da stress. Sono anche a maggior rischio di una serie di esiti negativi sulla salute. Conseguenze per il posto di lavoro in sé includono scarsa morale e impegno, elevato assenteismo e un elevato ricambio di personale.

Poiché lo stress mentale cronico viene riconosciuto come un danno compensativo correlato al lavoro da un numero crescente di sistemi di compensazione in tutto il Canada, i luoghi di lavoro hanno più che mai motivo di affrontare gli ambienti di lavoro psicotossici  ( TdR ) come qualsiasi altro rischio per la sicurezza.

Per sostenere gli sforzi dei luoghi di lavoro per affrontare i rischi psicosociali, le cliniche di medicina del lavoro dell'Ontario Workers (OHCOW) e il Centro canadese per la salute e sicurezza sul lavoro (CCOHS) hanno rilasciato uno strumento chiamato StressAssess all'inizio di quest'anno. Lo strumento di indagine online gratuito, convalidato con analisi statistiche dall'Istituto per il lavoro e la salute (IWH), può essere utilizzato dai luoghi di lavoro per raccogliere in modo anonimo, collettivo e confidenziale informazioni sulle attuali condizioni di lavoro e rischi psicosociali.

VAI ALL'ARTICOLO ALLA FONTE IWH 

FONTE OSHA.EU

I lavoratori in Europa hanno maggiori probabilità di subire conseguenze negative dei rischi psicosociali, dello stress o dei disturbi muscoloscheletrici (MSD) rispetto a qualsiasi altro problema di salute correlato al lavoro. Questi problemi possono avere gravi conseguenze per le persone e le imprese, che spesso portano a lunghi periodi di congedo per malattia.

Le micro e le piccole imprese in particolare possono trovare difficile affrontare questi problemi, motivo per cui è stata creata una guida pratica. Definisce un processo in cinque fasi per migliorare l'ambiente di lavoro, con molti suggerimenti utili, tecniche facili da usare e consigli diretti per aiutare le piccole imprese a prevenire e gestire i rischi psicosociali, stress e MSD.

Scarica la guida

Vedi le nostre sezioni tematiche su stress e rischi psicosociali e sui disturbi muscoloscheletrici

 

FONTE  RTE (che ringraziamo)

di Ingrid Miley
Corrispondente dell'industria e del lavoro

Lo stress legato al lavoro tra i dipendenti in Irlanda è raddoppiato tra il 2010 e il 2015, secondo un nuovo studio dell'Istituto di ricerca economica e sociale , finanziato dall'Autorità per la sicurezza e la salute.

I suoi risultati suggeriscono che il 17% della forza lavoro ha subito uno stress nel 2015, dall'8% nel 2010 - uno degli aumenti più ripidi tra i dieci paesi dell'Europa occidentale esaminati.

Tuttavia, la cifra irlandese era ancora al di sotto della media del 19%.

Si riteneva che i dipendenti stessero vivendo stress da lavoro se riferivano di sperimentare lo stress "sempre" o "il più delle volte", insieme alle reazioni allo stress come stanchezza generale, ansia e disturbi del sonno.

Tra il 2010 e il 2015, il numero di lavoratori irlandesi che hanno subito una o più reazioni di stress è salito dal 21% al 38%.

I lavoratori con maggiori probabilità di segnalare stress erano nel settore sanitario (18%), nella pubblica amministrazione (16%) e manifatturiero (15%) - mentre la vendita al dettaglio e la costruzione mostravano i più bassi livelli di stress.

Il 20% dei professionisti tecnici / associati segnalano stress, il 16% dei professionisti e il 14% dei manager.

È probabile che lo stress si innesca nei dipendenti irlandesi in base a richieste emotive, tra cui occuparsi di clienti o clienti arrabbiati o essere costretti a nascondere i loro sentimenti.

I lavoratori che hanno a che fare con tali richieste emotive hanno 21 volte più probabilità di sperimentare stress lavorativo rispetto a quelli senza tali pressioni.

Quelli sotto la pressione del tempo erano 10 volte più probabilità di sperimentare stress da lavoro rispetto a quelli senza scadenze ravvicinate.

I dipendenti esposti al bullismo, alle molestie e alla violenza avevano otto volte più probabilità di essere stressati rispetto a quelli in posti di lavoro senza tale esposizione.

Anche le ore di lavoro prolungate possono innescare lo stress - con chi lavora oltre 40 ore alla settimana il doppio delle probabilità di sperimentare stress lavorativo rispetto a chi lavora per 36-40 ore. Il limite legale è di 48 ore settimanali.

Quelli che sentivano di essere sottopagati per quello che facevano erano quattro volte più soggetti a essere stressati - mentre quelli impegnati in lavori fisicamente impegnativi avevano il doppio delle probabilità di soffrire di stress.

I lavoratori irlandesi erano anche più inclini a denunciare bullismo, molestie e altre forme di maltrattamento, ma erano meno propensi a subire una pressione del tempo.

L'indagine si è basata sui dati dell'indagine europea sulle condizioni di lavoro svolta nel 2010 e nel 2015.

Tra gli aspetti positivi, i dipendenti irlandesi hanno riportato livelli relativamente alti di supporto da parte di dirigenti e colleghi di lavoro.

L'ESRI afferma che la relazione condotta in collaborazione con l'HSA sottolinea l'importanza delle imprese irlandesi che hanno politiche in atto per affrontare lo stress sul posto di lavoro tra i dipendenti.

Cita le implicazioni per la salute dello stress, che possono includere malattie cardio-vascolari, depressione, oltre a conseguenze tra cui assenteismo, aumento del turnover del lavoro e riduzione del morale.

Tuttavia, solo il 40% dei datori di lavoro dispone di politiche per affrontare lo stress sul posto di lavoro.

L'ESRI afferma che è urgentemente necessario intervenire per affrontare i rischi psicosociali come il bullismo, le molestie e la violenza, nonché gli alti livelli di richieste emotive e la pressione del tempo.

L'autore Helen Russell ha esortato i datori di lavoro a gestire i rischi per prevenire i costi individuali e organizzativi significativi delle malattie legate allo stress.

Sharon McGuinness, CEO di HSA, ha affermato che la ricerca aiuterà a chiarire in che modo lo stress diventa un problema organizzativo e ha indicato gli strumenti online HSA per aiutare i datori di lavoro.

FONTE TUC

Data di pubblicazione 31 ott 2018

15,4 milioni di giornate lavorative sono state persein Gran Bretagna per stress lavorativo nel 2017/2018 - un aumento di quasi 3 milioni.
Sono stati rilevati 239.000 nuovi casi di stress correlato al lavoro, depressione e ansia riportati nell'ultimo anno.

Commentando i dati pubblicati oggi dall'Ufficio per la salute e la sicurezza che mostrano che 15,4 milioni di giornate lavorative sono andate perse per stress, ansia e depressione legate al lavoro nel 2017/2018, il segretario generale della TUC, Frances O'Grady, ha dichiarato:

"Lo stress legato al lavoro è un'epidemia in crescita. È tempo che i datori di lavoro e il governo lo prendano in considerazione più seriamente.

"Le parole calde non risolveranno questo problema. I manager devono fare molto di più per ridurre le cause dello stress e sostenere i dipendenti che lottano per far fronte.

"Questo significa affrontare problemi come carichi di lavoro eccessivi e bullismo in ufficio. I posti di lavoro stressanti sono dannosi per il personale e la produttività.

"Il mio consiglio a chiunque soffra di stress, ansia e depressione al lavoro è di aderire a un sindacato. Questo è il modo migliore per far sentire le tue preoccupazioni. "

Nota dell'editore
- L'HSE riferisce che 15.4 milioni di giorni lavorativi sono stati persi per stress, ansia e depressione legati al lavoro nel 2017/2018. Nel 2016/17 il numero di giorni persi è stato di 12,4 milioni.

FONTE ETUI 

La Fondation européenne pour l'amélioration des conditions de vie et de travail (Eurofound) a publié en septembre dernier un rapport qui passe en revue les politiques et réglementations adoptées en Europe pour lutter contre le burnout au travail.

Dans l'UE, le burnout n'est actuellement reconnu comme maladie professionnelle que dans deux pays. En Italie, l’Institut national d'assurance contre les accidents du travail (Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, INAIL) inclut le burnout dans sa liste des maladies professionnelles. L'INAIL a recensé 128 cas d'épuisement professionnel entre 2012 et 2016, sur un total de 1 555 cas signalés au cours de la même période.

En Lettonie, l'épuisement professionnel a été reconnu comme une maladie professionnelle sur la base de la loi de 1997 sur l'assurance sociale obligatoire.

En France, la reconnaissance de l'épuisement professionnel comme une forme de stress lié au travail a fait l'objet de nombreux débats ces dernières années. En février 2017, l'Assemblée nationale a adopté le rapport de la mission parlementaire chargée d'examiner la problématique du burnout et d’étudier sa définition et un cadre pour sa reconnaissance comme maladie liée au travail. Toutefois, cette proposition législative, ainsi qu'une nouvelle proposition de texte visant à faire reconnaître comme maladies professionnelles les problèmes de santé mentale liés à la surcharge de travail, ont finalement été rejetées en 2018.

Dans plusieurs autres pays, comme la Belgique, les Pays-Bas et la Bulgarie (uniquement dans certains secteurs spécifiques tels que la santé et l'éducation), des discussions concrètes ont eu lieu afin de déterminer si cette maladie doit être considérée comme une "maladie liée au travail".

Le rapport d'Eurofound examine également dans quelle mesure les autorités nationales ont mis en place des stratégies de prévention de l'épuisement professionnel. Ce phénomène est abordé dans le cadre d'un large éventail de politiques.

La question du burnout est traitée généralement par le biais des politiques de réduction du stress lié au travail, ce qui donne à penser que l'épuisement professionnel est considéré comme la conséquence d’une exposition prolongée à des facteurs de stress chroniques au travail. Dans de nombreux pays, il est fait référence à l'"accord-cadre autonome européen sur le stress lié au travail", adopté par les partenaires sociaux européens en 2004, et aux rapports nationaux de mise en œuvre de celui-ci.

En Belgique, la prévention de l'épuisement professionnel est assurée par la loi de 1996 sur le bien-être au travail. En 2014, cette législation a été mise à jour afin de renforcer la prévention des risques psychosociaux sur le lieu de travail, et notamment de la violence et du harcèlement.

L'Allemagne inclut également les risques psychologiques dans sa stratégie nationale de sécurité et de santé au travail (Gemeinsame Deutsche Arbeitsschutzstrategie) et a introduit une loi en 2015 sur la prévention qui couvre également les risques psychologiques.

En France, l'accent est mis sur la prévention plutôt que sur la reconnaissance comme maladie professionnelle. À cette fin, un ensemble d'actions sur la santé au travail spécifiquement destinées aux petites et moyennes entreprises a été mis en place à la suite de négociations collectives entre les partenaires sociaux et les autres acteurs de terrain.

FONTE  CUPE 

Leggiamo da un comunicato della CUPE, il sindacato dei dipendenti pubblici canadesi , che riporta i risultati di un Convegno dei sindacalisti che si occupano di infortuni e malattie professionali : " ....Tristemente, carichi di lavoro irragionevoli sono vissuti da lavoratori in più settori in tutto il Canada. Nessuno è immune dagli impatti negativi sulla salute di carichi di lavoro pesanti.Tutti i datori di lavoro, compresi i comitati di compensazione dei lavoratori in Canada, hanno compiti legali molto specifici per proteggere i lavoratori in base alla legislazione in materia di salute e sicurezza. I rappresentanti dell'Unione ritengono che il "carico di lavoro eccessivo" costituisca un serio problema di salute e sicurezza che incide negativamente sul benessere psicofisico dei dipendenti."
Molti interventi dei convenuti a questa assise hanno denunciato l'incapacità dei dirigenti ad organizzare il lavoro in modo sostenibile, con carichi di lavoro gestibili.
Per migliorare il sistema organizzativo del lavoro pubblico, afferma una sindacalista, Debbie Wallace, è importante che sia preso in considerazione il punto di vista dei lavoratori, sono i lavoratori che sanno dove il sistema è difettoso e come potrebbe essere migliorato per tutti i lavoratori di tutti i settori.

Questa notizia sindacale proveniente dal Canada potrebbe aprire una riflessione molto utile sulla complessa e non sempre efficace organizzazione del lavoro pubblico in Italia.Spesso le disfunzioni organizzative creano zone operative di sofferenza da sovraccarico e zone non impegnate adeguatamente. Servono a ben poco le campagne contro i  "fannulloni" se non vi è una dirigenza capace di organizzare e distribuire i carichi di lavoro in forme efficaci e sane.

Segnalazione

C.I.I.P

Rischio stress lavoro correlato degli operatori della giustizia in ambito di esecuzione penale esterna
CCP - V.le D’Annunzio 15 – Milano
mercoledì 19 settembre 2018 - ore 9:00-13:00

Seminario CCP Milano - 2a edizione
sono disponibili le presentazioni

LE PRESENTAZIONI: VAI  AL SITO CIIP 

FONTE  NUPGE.CA

"Se parli con qualcuno in prima linea, ti diranno che vedono l'impatto del burnout ogni giorno - lo hanno sperimentato da soli o lo hanno visto nei loro colleghi". - Michelle Gawronsky, Presidente del MGEU

Winnipeg (21 agosto 2018) - Un recente studio conferma ciò che il governo Manitoba e l'Unione dei dipendenti generali (MGEU / NUPGE) ha affermato a nome degli assistenti sanitari da anni: nonostante una forte convinzione delle loro capacità professionali e soddisfazione nel loro lavoro , sono ad alto rischio di burnout.

Lo studio, condotto da Carole A. Estabrooks e Stephanie A. Chamberlain e  pubblicato sull'International Journal of Nursing Studies , ha esaminato circa 1.200 assistenti sanitari di 30 case di cura personale nel Canada occidentale. Scoprirono che gli assistenti sanitari, nonostante trovassero un senso nel loro lavoro e credevano fortemente nelle loro capacità professionali, erano ad alto rischio di esaurimento emotivo.

"Nel nostro studio, abbiamo riscontrato che gli assistenti sanitari lavorano in modo efficiente, a volte in condizioni difficili e con la forte sensazione che ciò che fanno è significativo - ma il rischio di esaurimento è grande."

Studio focalizzato esclusivamente sul lavoro di assistenti sanitari

Come sottolinea correttamente Estabrooks e Chamberlain, il ruolo degli assistenti sanitari è fondamentale per la qualità dell'assistenza negli ospedali e per la qualità della vita dei residenti nelle case di cura. Tuttavia, fino a poco tempo fa, il problema non ha ricevuto l'attenzione che merita perché quando viene studiata la forza sanitaria, in genere assistenti sanitari e infermiere registrate vengono raggruppati insieme dai ricercatori. Quando si concentra uno studio specifico sugli assistenti sanitari, si scopre che il burnout in Canada è dilagante, "affermano Estabrooks e Chamberlain.

"Raccomando i ricercatori per aver esaminato questo importante problema", afferma Michelle Gawronsky, Presidente di MGEU. "Se parli con qualcuno in prima linea, ti diranno che vedono l'impatto del burnout ogni giorno - lo hanno sperimentato da soli o lo hanno visto nei loro colleghi di lavoro". ...continua a leggere "Canada: recenti studi hanno rilevato che gli/le assistenti sanitari/e sono ad alto rischio di burnout"

Newsletter Medico Legale Inca Cgil Numero 8/2018

I Call-center: rischi per la salute

I Call Center raggruppano una grande varietà di attività che vanno dall’assistenza (giuridica, tecnica, medica) al telemarketing passando pe le indagini di mercato, la vendita o il servizio post-vendita.

Queste attività possono esporre i lavoratori  a rischi in grado di nuocere alla loro salute fisica e mentale: rumore, stress, gesti ripetitivi ecc.

Dal punto di vista dell’organizzazione del lavoro  le postazioni di lavoro sono spesso caratterizzate da una attività di tipo individuale, un lavoro ripetitivo e fortemente normalizzato. Anche se appare utile ricordare che esistono degli esempi  di modalità diverse caratterizzate da un rafforzamento del collettivo, una maggiore autonomia ecc.

I principali rischi

 

 

 

Convegno 

Rischio stress lavoro correlato degli operatori della giustizia negli istituti penitenziari
Centro Cultura per la Prevenzione - V.le D’Annunzio 15 – Milano
mercoledì 16 maggio 2018 - ore 9:00-13:00

Nell’organizzazione carceraria lavorano molte persone: dai direttori ai loro collaboratori, dagli amministrativi ai contabili, dagli educatori agli operatori di area pedagogica, dagli psicologi agli assistenti sociali, e il personale della polizia penitenziaria. Tutti questi lavoratori sono esposti a vari fattori di rischio e per cercare di rimuovere o di mitigare i loro effetti sulla salute e sulla sicurezza del lavoro, questo convegno vuole promuovere una strategia preventiva di partecipazione per un miglioramento delle condizioni lavorative.

PROGRAMMA DEI LAVORI

 

8 aprile 2018 (Mainichi, Giappone)
fonte MAINICHI

( SINTESI DEI CONTENUTI DELL'ARTICOLO )

Secondo l'articolo apparso in questo quotidiano giapponese l'abuso verbale da parte dei clienti sarebbe aumentato nei settori della vendita al dettaglio e della distribuzione.
Molti addetti alle vendite verrebero insultati ed esortati a "lasciare il lavoro o a morire". Di solito sono i clienti ad essere responsabili dei problemi per cui danno la colpa ed aggrediscono gli addetti alle vendite.
Nell'articolo vengono riportati diversi esempio di molestie da parte dei clienti contro gli addetti alle vendite.
Si riporta il caso di un commesso quarantenne di un grande magazzino di Tokio vessato da una cliente che voleva comprare un certi prodotto che nel negozio era esaurito. Il commesso aveva suggerito altri negozi della catena ove trovare l'articolo , la donna aveva chiamato poi una decina di volte con insulti e minacce " fammi parlare con il tuo capo".
L'uomo ha dichiarato di essere in ansia per il timore di ricevere nuove telefonate ...
Secondo un addetto all'ufficio reclami di un'azienda della grande distribuzione di Tokio questi episodi sarebbero in forte crescita. Vi sono giovani commessi che non reggono lo stress e si licenziano.
Il sondaggio che ha coinvolto 50.000 intervistati rileva che il 70% avrebbe subito molestie, insulti e minacce da parte dei clienti. Per il 28 % affermano di avere sopportato insulti molto pesanti e offensivi per la loro dignità personale. Oltre 300 hanno dichiarato di avere sofferto di danni psicologici.
Il sindacato ha promosso iniziative di ricerca e ha predisposto la elaborazione di linee guida per aiutare il personale a fare fronte a questi atti di violenza da parte della clientela.
Il sindacato richiede altresì che il governo adotti misure per arginare questo fenomeno in crescita

LINK ALL'ARTICOLO
You fool! Quit your job!': More retail, distribution industry staff abused by customers

by Joy Plemmons

Un articolo interessante da un consulente della Società Gallup sul rischio burnout nelle professioni sanitarie.

Traduzione parziale dell'articolo 

"Trascorro molto tempo negli ospedali come consulente sanitario. Di recente, però, ho sperimentato gli ospedali sotto una nuova luce quando mia zia ha dovuto affrontare problemi di salute terminali.

Durante la permanenza in ospedale di mia zia, sono stato profondamente commosso dal sostegno e dalla gentilezza dimostrata dai suoi operatori sanitari. Medici, infermieri, tecnici e altro personale medico erano estranei alla mia famiglia, eppure mostravano infinita compassione e determinazione nel fornire la migliore assistenza possibile.

Questa esperienza mi ha dato una nuova prospettiva sull'importanza di un problema a cui ho assistito molte organizzazioni sanitarie: il burnout tra i dipendenti. Se gli operatori sanitari si sentono esausti, distaccati e oberati di lavoro, come possono offrire un'assistenza olistica eccezionale a persone come mia zia?

Sfortunatamente, il burnout tra gli impiegati sanitari degli Stati Uniti è un problema crescente con conseguenze di vasta portata.

Il burnout può minare non solo il benessere dei dipendenti, ma anche i risultati dei pazienti, la sicurezza e la qualità delle cure. I dipendenti che sentono il burnout hanno tre volte più probabilità di andarsene e il 63% di probabilità in più di subire una giornata di malattia. Per le organizzazioni, il burnout si traduce in un aumento del turnover, in una perdita di produttività e in un aumento delle cause legali per negligenza.

Mentre i leader della sanità continuano ad affrontare il cambiamento e l'incertezza inesorabili, il burnout è un problema che non possono permettersi. Le seguenti strategie fondamentali sono strumentali per i leader del settore sanitario che cercano di arginare il burnout e, a loro volta, promuovere i risultati dei dipendenti, delle imprese e dei pazienti.

Fornire assistenza per i dipendenti olistici

Come i professionisti del settore medico che offrono un'assistenza olistica ai pazienti, i leader del settore sanitario hanno bisogno di strategie di benessere che si concentrino maggiormente sulla salute fisica dei dipendenti. Investendo in dipendenti come persone, non solo lavoratori, i leader del settore sanitario offrono un'assistenza eccezionale per i caregiver.

Gallup, in collaborazione con Sharecare, ha sviluppato un modello di benessere che considera il modo in cui i dipendenti si relazionano al loro lavoro e, a loro volta, si esibiscono sul lavoro. Definiamo il benessere come cinque elementi correlati: scopo, sociale, finanziario, comunitario e fisico. Le nostre analisi mostrano che quando i dipendenti prosperano in almeno quattro di questi elementi, hanno quattro volte meno probabilità di sentirsi burnout al lavoro.

Con solo il 6% degli operatori sanitari che prosperano in tutti e cinque gli elementi di benessere, vi è un serio margine di miglioramento nel benessere degli impiegati sanitari.
Infermieri che lavorano nel corridoio dell'ospedale.

I dipendenti sono la migliore risorsa dell'organizzazione sanitaria.
Scopri cosa hanno bisogno per avere successo.

Adottando un approccio globale al benessere dei dipendenti, i leader del settore sanitario possono dare ai lavoratori l'energia, la concentrazione e l'adattabilità di cui hanno bisogno.

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FONTE MIROIR SOCIAL

janv 22 2018

Par un arrêt en date du 20 décembre 2017 (n° 16-12569), la Cour de cassation a eu l’occasion de se prononcer sur la mise en place d’un système de géolocalisation.

Plus particulièrement, dans l’arrêt étudié, un employeur a pris la décision de mettre en place un système de géolocalisation afin de permettre, notamment, une meilleure gestion du temps de travail des salariés travaillant à l’extérieur.

...continua a leggere "Géolocalisation : défaut d’information individuelle, pas de décision hâtive !"

FONTE INAIL.IT

Il lavoro illustra i risultati di un progetto che ha coinvolto oltre seicento operatori di sei Aziende sanitarie e ospedaliero-universitarie della Toscana.

Immagine Carichi di lavoro e sicurezza degli operatori sanitari - Benessere di medici e infermieri, performance e conseguenze sulla sicurezza dei pazienti

Tale progetto ha indagato sulle cause che fanno sì che i fattori legati ai volumi di attività e all’organizzazione del lavoro possono avere ricadute sul benessere degli operatori, sull’incidenza delle tecnopatie (al di là di infortuni al sistema muscolo-scheletrico), sulla frequenza di eventi avversi, sulla qualità dell’assistenza e sull’efficienza anche economica del Sistema sanitario in generale.

Prodotto: volume
Edizioni: Inail – 2017
Disponibilità Sì -  Consultabile anche in rete
Info: dcpianificazione-comunicazione@inail.it

 

 dalla Rivista Perspectives interdisciplinaires sur le travail et la santé (PISTES) segnaliamo

Suffering at work, emotional repression and musculoskeletal disorders
Sufrimiento en el trabajo y cuestiones de salud: el papel fundamental de la inflamación y el estrés oxidativo
Philippe Davezies
fonte PISTES