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ESENER 2019: terza edizione dell’Indagine europea fra le imprese sui rischi nuovi ed emergenti

 Sono stati presentati i risultati dell’indagine condotta, nella primavera/estate del 2019, dall’.dall’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA).

L’indagine ha  raccolto le opinioni di  esperti aziendali di  45.420 aziende in merito alla  gestione della sicurezza e della salute sul lavoro e ai rischi connessi al lavoro.

Hanno partecipato all’indagine aziende di 33 paesi (UE a 27 nonché Islanda, Macedonia del Nord, Norvegia, Regno Unito, Serbia e Svizzera) con almeno cinque lavoratori, appartenenti a tutti i settori: il questionario  utilizzato è sostanzialmente uguale a quello  utilizzato per ESENER 2014, al quale è stata  aggiunta una nuova sezione relativa alla digitalizzazione.

La newsletter medico legale Inca Cgil n° 9 / 2020

 

 

FONTE  COLLETTIVA.IT

Chi chiede uno scudo penale generalizzato per le imprese o è in mala fede oppure non sa leggere le disposizioni dei protocolli sottoscritti con le parti sociali. Per il Patronato della Cgil, è importante assicurare le tutele individuali ai lavoratori e alle lavoratrici contagiati da Covid-19 rispettando la normativa sulla prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro. Il principio ispiratore delle norme, contenute nell’articolo 2087 del codice civile, nel Testo Unico 1124/65 e nei Decreti legislativi 38/2000 e 81/2008, è che il datore di lavoro è responsabile e garante della salute e della sicurezza dei lavoratori e che, pertanto, è tenuto ad assicurare la loro integrità psicofisica adottando ogni misura necessaria allo scopo.

Pur comprendendo la drammatica situazione economica causata dalla pandemia da Coronavirus, non si capisce perché nell’attuale emergenza sanitaria si voglia rimuovere ogni possibile responsabilità in capo alle aziende, consentendo loro di non rispondere di eventuali inadempienze che, proprio in ragione dell’altissimo rischio di contagio nei luoghi di lavoro, possono aggravare la diffusione del virus, mettendo a repentaglio non soltanto la salute di quei lavoratori, che non possono lavorare in smart working, ma anche delle loro famiglie. Chiedere, come fanno le associazioni datoriali, che i casi di contagio da Coronavirus in occasione di lavoro siano da considerare come malattia comune e non infortunio, significa, di fatto, che chi ha contratto il virus debba essere trattato alla stregua di chi ha una semplice influenza, senza la copertura assicurativa antinfortunistica Inail, escludendo ogni possibile aggravamento, che pure in questi casi, è quanto di probabile possa accadere.

Richiamare le difficoltà di dimostrare l’origine professionale dei casi di coronavirus non è sufficiente a giustificare la richiesta di uno scudo penale generalizzato. Vorrei ricordare che il nostro Paese ha bandito la commercializzazione dell’Amianto nel 1992, dopo la chiusura per fallimento dello Stabilimento Eternit di Monferrato (1986), a cui sono seguiti numerosi processi, alcuni dei quali ancora in corso. A oltre trent’anni di distanza, nessuno mette più in dubbio l’origine professionale del mesotelioma pleurico e, nonostante i numerosi sforzi, ancor oggi dobbiamo aggiornare costantemente la lista dei decessi per amianto: c’è una ricca legislazione al riguardo che assicura le tutele Inail non soltanto per i lavoratori ex esposti, ma anche per chi è venuto a contatto con l’amianto per motivi ambientali o familiari.

...continua a leggere "Per l’Inca, il Patronato della Cgil, è necessario assicurare le giuste tutele ai contagiati"

Al patronato della Cgil arrivano segnalazioni di alcune “pretese insopportabili” avanzate dall'istituto per dare accesso alla tutela antinfortunistica. Una questione che riguarda anche il personale sanitario. Candeloro (Inca): "Siamo al paradosso"

 

Avevamo tutti creduto che la circolare di Inail avesse sciolto ogni riserva sul diritto dei lavoratori contagiati da Covid-19 alla tutela antinfortunistica, saltando magari qualche passaggio burocratico di troppo, data l’emergenza sanitaria, ma così non è. All’Inca Cgil arrivano segnalazioni preoccupanti circa alcune “pretese insopportabili” da parte di Inail per le denunce.

A Padova, dieci infermieri ospedalieri, sette lavoratori di case di riposo, due dipendenti di una società, che fornisce servizi di pulizia in appalto presso l’ospedale e un sanitario dell’Istituto oncologico di Padova, si sono visti richiedere dall’Inail un altro adempimento per la denuncia di infortunio sul lavoro giustificandolo in questo modo: “Il certificato medico di malattia Inps non può essere preso in esame perché non idoneo ai fini della tutela Inail”, in quanto “privo di alcune informazioni essenziali previste dall’articolo 53 del Testo Unico n.1124/1965 per poter trattare l’evento quale infortunio sul lavoro anche in caso di contagio accertato da Covid-19”.

Per avere accesso alle prestazioni economiche previste dalla normativa antinfortunistica, nonostante l’emergenza sanitaria, per Inail il certificato di malattia da Coronavirus, inviato all’Inps ancor prima della pubblicazione della sua circolare, il lavoratore contagiato da Covid-19 deve acquisire il “consueto certificato di infortunio”, rilasciato dal medico certificatore (di famiglia o ospedaliero), al quale è giunta la segnalazione del contagio, da inviare  telematicamente all’Inail”, nel quale devono essere indicate tutte le circostanze, anche quelle temporali, in cui si è sviluppato il virus.

In esso, oltre alle generalità del contagiato, il giorno e l'ora in cui è avvenuto l'infortunio (come se fosse possibile), le cause e le circostanze di esso, anche in riferimento ad eventuali deficienze di misure di igiene e di prevenzione, la natura e la precisa sede anatomica della lesione, il rapporto con le cause denunciate, le eventuali alterazioni preesistenti. Solo una volta acquisito “il consueto certificato di infortunio” potrà essere formalizzata la denuncia, con il conseguente riconoscimento della tutela.

“Tutte informazioni – spiega Silvino Candeloro, del collegio di presidenza di Inca – che, come considerando le scarse conoscenze scientifiche sulle modalità di diffusione del virus, sono davvero di difficile individuazione”. Questa procedura così irragionevole vale per tutti, anche per il personale sanitario, che pure è stato indicato tra le categorie per le quali vale il principio della semplice presunzione dell’origine professionale della malattia; quel principio per cui si dà per scontato il nesso eziologico, sollevando il lavoratore dall’onere del nesso causale.

“Paradossalmente, quindi – osserva ancora Candeloro – e nonostante all’Inps spetti in via esclusiva la competenza di acquisire i certificati medici su tutto il territorio nazionale, si richiede anche al personale sanitario, indicato tra quelli più meritevoli di tutela, considerando l’alta esposizione al contagio, uno sforzo ulteriore per circostanziare le modalità del contagio, che devono essere avvalorate da un altro medico certificatore (anche medico di base). Senza questo passaggio, per Inail i casi non sono meritevoli di tutela”.

“Ci sta pure che nell’emergenza sanitaria qualcosa non funzioni come dovrebbe – conclude il dirigente del Patronato della Cgil - ma è davvero insopportabile il comportamento di Inail, che assume sempre più la forma di un accanimento su cittadini che si sono contagiati svolgendo un lavoro straordinario per assicurare la cura di tanti malati e il contenimento della diffusione del virus. Per questa ragione è urgente un ripensamento da parte dell’Istituto per evitare che il diritto alla tutela, sancito per legge, si traduca in un nulla di fatto”.

Newsletter Medico Legale Inca Numero 8/2020

In occasione dell’8 marzo l’INAAIL ha presentato i dati relativi alle malattie professionali denunciate dalle lavoratrici.

Si tratta di dati importanti ed utili al nostro lavoro di tutela. Come pure importante anche ai fini della prevenzione e alla evidenziazione del rischio il dato relativo agli infortuni in itinere.

LA NEWSLETTER MEDICO LEGALE INCA  N° 8/2020

Denunciati all'Inail 61.130 casi, il 2,9% in più rispetto al 2018. Scarsa uniformità sul territorio: in Toscana il doppio di denunce che in Lombardia. Candeloro (Inca Cgil): “Numeri impressionanti, ma sottostimati. E solo il 38% di accoglimenti"

 

 

Nel 2019 sono aumentate, anche se di poco rispetto al 2018, le denunce di infortuni sul lavoro all'Inail (641.638, +0,1%), ma, soprattutto, sono aumentate in maniera ben più consistente le denunce di malattie professionali, passate da 59.585 nel 2018 a 61.310 nel 2019 (+2,9%). A testimoniarlo sono i dati della stessa Inail che descrivono un incremento del fenomeno tutto concentrato nel settore “industria-servizi”, mentre sia in agricoltura che nel pubblico (conto Stato) le denunce sono calate. ...continua a leggere "Italia, nel 2019 sono aumentate le malattie professionali di Fabrizio Ricci "

Newsletter Medico Legale Inca Numero 4/2020

La legge di Stabilità 2015 (l. 190 del 23 dicembre 2014, all’articolo 1, comma 166) attribuisce all’Inail competenze in materia di reinserimento e di integrazione lavorativa delle persone con disabilità da lavoro e stabilisce che l’Istituto stesso si faccia carico degli oneri derivanti dagli accomodamenti.

Abbiamo chiesto ad Anna Maria Righi del dipartimento salute e sicurezza della Cgil di Modena e consulente dell’INCA Nazionale di introdurre la problematica, sapendo che nel corso dell’anno dedicheremo ulteriori approfondimenti in particolare in merito al possibile ruolo che può svolgere il medico di Patronato. segue >>>

La Newsletter :  Inserimento lavorativo dopo infortuni o malattie professionali (1)

 

 

Il periodico curato dalla Consulenza statistico attuariale dell’Istituto dedica un articolato approfondimento al settore del legno che è uno dei principali settori di attività del sistema manifatturiero italiano, con il 14,5% delle imprese, l’8,6% degli addetti e il 4,7% del fatturato; secondo per rischio di infortunio solo a quello della metallurgia.

Trenta casi mortali nel quinquennio 2014-2018. Gli infortuni sul lavoro denunciati nel solo settore del legno (taglio e fabbricazione di prodotti) nel 2018 hanno fatto segnare un lieve aumento (+0,7%) rispetto all’anno precedente, ma sono comunque in calo dell’8,7% rispetto alle denunce presentate nel 2014. Concentrando l’analisi sui casi riconosciuti dall’Inail, il decremento è ancora più rilevante. I 2.927 infortuni accertati nel 2018, infatti, sono in diminuzione del 4,3% rispetto ai 3.060 del 2017 e del 16,2% rispetto ai 3.493 del 2014. Nel quinquennio 2014-2018 i casi mortali riconosciuti sono stati 30.

Più infortuni nelle regioni settentrionali. Il 93,7% degli infortuni accertati si è verificato in occasione di lavoro e solo il restante 6,3% in itinere, nel tragitto di andata e ritorno tra la casa e il luogo di lavoro. A livello territoriale, i casi di infortunio si concentrano soprattutto al Nord e, in particolare, nel Nord-Est, con il 42,5% degli infortuni totali. Più di otto infortunati su 10 sono di nazionalità italiana, seguiti dai lavoratori provenienti da Marocco (2,7%), Romania e Albania (2,6% per entrambe).

In quasi un incidente su due sono le mani a subire lesioni. Le parti del corpo che subiscono principalmente le lesioni provocate dagli infortuni sono le mani (quasi il 47% dei casi totali), mentre la tipologia delle lesioni comprende ferite (38,9% dei casi), contusioni (20,3%) e lussazioni (15,9%). In più della metà dei casi l’infortunio è stato causato da un movimento scoordinato o dalla perdita di controllo di un utensile, mentre gli incidenti causati dal contatto con un agente materiale tagliente sono pari al 21,7%.
Il picco avviene nella seconda ora del turno di lavoro. Tra i giorni lavorativi, l’inizio della settimana risulta essere più a rischio. Tra il lunedì e il mercoledì, infatti, si è registrata una percentuale costante di infortuni del 20%, che scende al 18% il giovedì e il venerdì, con un residuo 4% il sabato. Gli infortuni si sono verificati in prevalenza all’inizio del turno lavorativo, con il picco nella seconda ora di lavoro (14,6%).....

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Newsletter Medico Legale  INCA  Numero 2/2020

Gli infortuni e le malattie professionali nei dati  INAIL anno 2019

 

Nella sezione Open Data dell’INAIL sono stati resi pubblici i dati relativi agli infortuni ed alle malattie professionali denunciate all’INAIL nei primi 11 mesi dello scorso anno. Rileviamo che per quanto concerne le malattie professionali minore è il dettaglio statistico.

Le denunce di malattia professionale protocollate dall’Inail nei primi 11 mesi del 2019 sono state 56.556, 1.504 in più rispetto allo stesso periodo del 2018 (+2,7%), non disponibile trattandosi di casi ancora in corso di definizione  è il dato relativo ai riconoscimenti da parte delle sedi INAIL:

In aumento la partecipazione della componente femminile alla numerosità delle denunce di malattie professionale come pure quella dei lavoratori stranieri 1.343 sono infatti le denunce presentate da lavoratori provenienti da paesi dell’Unione Europea e 2.620 quelle  presentate da lavoratori extraUE.

LA NEWSLETTER N° 2 - 2020

Newsletter Medico Legale INCA Numero 10/2019

Le malattie professionali nella relazione annuale INAIL

Nei giorni scorsi si è tenuto l’annuale incontro in cui il presidente dell’ INAIL ha presentato il resoconto dell’attività dell’Istituto per l’anno 2018.

In questa occasione sono stati presentati i dati relativi agli infortuni de alle malattie professionali, pur se rileviamo che per quanto concerne le malattie professionali minore è stato il dettaglio statistico.

Le malattie denunciate nel 2018 sono state circa 59.500, il 2,6% in più rispetto all’anno precedente. Ne è stata riconosciuta la causa professionale al 37%, mentre il 3% è ancora “in istruttoria”.

Le denunce riguardano le malattie e non i soggetti ammalati, che sono circa 43mila, di cui quasi il 40% per causa professionale riconosciuta.

I lavoratori con malattia asbesto-correlata sono stati poco meno di 1.400, mentre quelli deceduti nel 2018 con riconoscimento di malattia professionale sono stati 1.177 (-16,4% rispetto al 2017), di cui 257 per silicosi/asbestosi (il 74% con età al decesso maggiore di 79 anni).

I dati presentati confermano il rilievo che hanno assunto le malattie muscoloscheletriche con oltre 3.2000 casi di tunnel carpale ed altre patologie dei nervi ed oltre 14.5000 malattie del sistema osteoarticolare.

Rimane significativo il dato delle ipoacusie che sono già state oggetto di commento nella precedente newsletter e quello dei tumori anche se risultano in calo i riconoscimenti.

I dati presentati non hanno fornito indicazioni sulla numerosità e tipologia delle patologie legate alla pregressa esposizione all’amianto.

In calo, poi, appaiono anche i disturbi psichici e comportamentali in cui dovremmo ritrovare le condizioni di stress lavoro-correlato anche se appare necessario un approfondimento statistico per verificare quante di queste condizioni di stress e burnout non siano state ammesse a tutela con il codice ICD delle malattie del sistema nervoso.

Le rilevazioni più recenti mostrano un lieve aumento delle denunce anche nei primi cinque mesi del 2019. Le denunce di malattia professionale protocollate dall’Inail tra gennaio e maggio, infatti, sono state 27.385, 372 in più rispetto allo stesso periodo del 2018 (+1,4%).

LA NEWSLETTER INCA 10 2019 CGIL COMPLETA

Newsletter Medico Legale Inca Cgil Numero 9/2019

Ipoacusia da rumore nei dati di MalProf

Nei giorni scorsi l’INAIL ha presentato i dati del sistema Mal Prof relativi all’ipoacusia da rumore sottolineando nel titolo della pubblicazione ”Un problema di salute ancora attuale sul lavoro” come tale patologia e quindi come tale rischio sia ancora presente nei luoghi di lavoro.

In tutto il mondo, circa 360 milioni di persone oggi convivono con una riduzione dell’udito da moderata a grave dovuta a cause diverse, quali esposizione al rumore, difetti genetici, complicanze alla nascita, malattie infettive, otiti croniche, uso di farmaci ototossici e conseguenze dell’invecchiamento.

Si stima che circa la metà di tutti questi casi di perdita dell’udito siano dovuti a fattori evitabili, tra cui il rumore [Who, 2015]. L’effetto del rumore sul sistema uditivo (ipoacusia) è in diretta relazione col livello sonoro e la durata dell’esposizione per cui, superati determinati limiti, c’è rischio di danno irreversibile all’apparato uditivo il cui grado dipende anche da altri fattori come la suscettibilità individuale, la variabilità interpersonale, l’età del soggetto, pregresse e/o concomitanti patologie dell’orecchio. >>> SEGUE

LA NEWSLETTER MEDICO LEGALE INCA CGIL N° 9/2019

Numero 8/2019

I rischi lavorativi nella saldatura 

 

Si ricorda che con il termine saldatura (e processi correlati) “si intende l'unione, la separazione o il rivestimento di materiali di base metallici o termoplastici sotto l'azione del calore o della pressione, con o senza apporto di materiale (elettrodi a filo o a bacchetta, metalli o leghe per il riempimento del giunto saldato, ecc.)”. E il calore “è generato da una fiamma ossidrica o una corrente elettrica (arco voltaico)”.

Complessivamente esistono circa 140 processi di saldatura normati.

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Numero 7/2019

I rischi lavorativi nell’industria farmaceutica

Nell’ultimo numero della rivista ISL è stato pubblicato un approfondimento  dedicato ai rischi lavorativi nell’industria farmaceutica. Di questo interessante lavoro riprendiamo i temi che possono essere utili alla nostra attività di tutela.

L’industria farmaceutica italiana si caratterizza  per un tessuto di imprese di dimensioni prevalentemente medio-piccole, altamente specializzate .La presenza farmaceutica è fortemente concentrata in cinque Regioni: Lombardia, Lazio, Toscana, Emilia Romagna e Veneto che da sole determinano quasi il 90%  dell’occupazione totale.

Secondo gli ultimi dati in Italia operano oltre 2100 aziende specializzate nella produzione di medicinali e vaccini, il 40% è a capitale italiano.

Le principali lavorazioni svolte dalle aziende del comparto  possono essere elencate come segue:

1)      Procedure comuni per la produzione di ogni tipo di forma farmaceutica, ad esempio pesate dei principi attivi ed eccipienti, pulizia-sterilizzazione degli impianti  di lavoro;

2)      Produzione di forme farmaceutiche solide;

3)      Produzione di forme farmaceutiche liquide;

4)      Produzione di forme farmaceutiche semi-solide;

5)      Linee di confezionamento delle differenti forme farmaceutiche.

 

I principali rischi professionali potenzialmente presenti sono dovuti a:

-          Esposizione a polveri;

-          Manipolazione di materiale frangibile;

-          Esposizione a radiazioni ultraviolette (UV);

-          Impegno visivo e posturale;

-          Esposizione a rumore.

 

Esposizione a polveri

Le sostanze chimiche solide manipolate sono di due tipi: eccipienti e principi attivi.

Gli eccipienti in polvere più comuni impiegati nell’industria farmaceutica sono: glucosio, mannitolo, saccarosio, lattosio, spray-dried, amido, cellulosa microcristallina, calcio fosfato bibasico, talco, polivinil pirrolidone (PVP), coloranti naturali e sintetici.

Queste sostanze vengono anche definite inerti, in campo farmaceutico, in quanto generalmente prive di effetti farmacologici ed hanno un diametro particellare compreso fra 0,1 e i 1000 mm e oltre.

L’asma allergico e le dermatiti da contatto sono gli inconvenienti per gli addetti riconducibili farmacologici propri di ogni singola sostanza. Dati rilevati nel comparto riportano valori di polverosità generale e da principi attivi, della sala pesata, come i più alti riscontrati nei reparti interni.

Il rischio a carico delle vie respiratorie rappresenta l’eventualità  più comune, infatti il contatto prolungato  e cronico con esalazioni , polveri sottili, vapori, agenti chimici e preparati sintetici potrebbe  causare danni molto seri alle vie respiratori di chi lavora in tali ambienti. Può accedere che  gli addetti all’industria farmaceutica soffrano di bronchiti di origine professionale anche in maniera grave dopo esposizione a vapori nocivi , i tessuti delle vie respiratorie possono presentare irritazioni ed infiammazioni o addirittura ustioni.

Esposizione a radiazioni ultraviolette (UV)

L’impiego di radiazioni ultraviolette, raggi beta e raggi Ganna  è previsto dalla Farmacopea ma limitato al materiale che non può essere sottoposto ad altro tipo di sterilizzazione.

Durante la permanenza nelle camere sterili, ove sono accese lampade ultraviolette, i lavoratori sono esposti a radiazioni UV: Le radiazioni UV  a bassa lunghezza d’onda portano alla formazione  di ozono per reazione fotochimica con l’ossigeno dell’aria. Questo tipo di procedura è di norma attuato su materiali da medicazione o su contenitori già chiusi. Dal momento che i raggi UV sono nel complesso poco penetranti sono usati soprattutto per la sterilizzazione  degli ambienti. Infatti nei reparti in cui è necessario mantenere un grado di sterilità elevato (es. camere sterili) sono installate lampade ultraviolette alternate alle lampade per la normale illuminazione.

L’esposizione prolungata a radiazioni UV può causare danni alla pelle (eritema, invecchiamento cutaneo, tumori della pelle) e agli occhi (congiuntivi, cataratta).Concentrazioni di ozono nell’aria dell’ambiente  di lavoro maggiori di 0,1 ppm possono causare bruciore agli occhi e irritazione delle vie respiratorie.

Esposizione al rumore

Le sorgenti sonore in questa fase lavorativa sono: molini, compattatori, mescolatori e granulatori. I livelli di rumore derivanti da questo tipo di macchine, anche se insonorizzate,  possono essere rilevanti.

L’esposizione continua a livelli di rumore medio-alti può essere causa di danni uditivi e di danni extrauditivi che si possono manifestare anche per esposizione a livelli inferiori a quelli per i quali la normativa prescrive particolari misure preventive.

Tutta la documentazione citata può essere richiesta alla Consulenza Medico-Legale Nazionale via e-mail all’indirizzo m.bottazzi@inca.it

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