Vaccini anti Covid, la bio-politica dell’Assessora Moratti: “La ripartizione anche in base al Pil della Regione”.

 

Una dichiarazione di apparente “buon senso” quella della neo Assessora alla Salute della Regione Lombardia. Nella distribuzione delle dosi di vaccino, secondo l’Assessora bisognerebbe assegnarne rilevanti quote in più alle Regioni che hanno un PIL più elevato, chi produce più ricchezza deve “ripartire” prima. Come alle corse dei cavalli: puntare su chi può vincere.

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Essenziale ma non protetto: lavoratori altamente mobili nell’UE durante la pandemia Covid-19

 

 

La pandemia Covid-19 ha dimostrato che i lavoratori altamente mobili che si spostano frequentemente all’interno o all’esterno dell’Unione europea (UE) sono insostituibili durante una crisi di salute pubblica. Tuttavia, spesso rimangono i meno protetti e i più vulnerabili.

Le misure introdotte per proteggere i lavoratori con normali rapporti di lavoro durante una crisi di salute pubblica potrebbero non raggiungere determinati gruppi di lavoratori altamente mobili. Di conseguenza, possono essere ancora più marginalizzati in tempi di crisi.
Questa situazione è ulteriormente aggravata dal fatto che questi lavoratori sono spesso stranieri nel paese ospitante. Sia i paesi ospitanti che quelli di origine non li proteggono a sufficienza e questa situazione potrebbe essere ancora più pronunciata per i lavoratori di paesi terzi al di fuori dell’UE.

Durante la pandemia Covid-19, la legislazione europea preesistente non è riuscita a proteggere i lavoratori altamente mobili e, finora, anche gli orientamenti e le misure politiche adottate dalla Commissione europea sono falliti.

Per migliorare la protezione dei lavoratori altamente mobili a lungo termine, è necessario raggiungere una convergenza significativa (verso l’alto) degli standard sociali e del diritto del lavoro tra i paesi e per i diversi gruppi di lavoratori. A medio termine, dovrebbe essere creata una rete di sicurezza sociale paneuropea per le situazioni di crisi, tenendo conto delle esigenze dei lavoratori altamente mobili. E a breve termine, dovrebbero essere adottate misure di emergenza mirate che includano standard sia di sostegno che di protezione per questo gruppo di lavoratori, idealmente a livello dell’UE o, se ciò non è possibile, a livello nazionale.

Download della brochure   10 pagine in formato .pdf

 

 

Rivitalizzare l’attenzione sul disastro globale dell’amianto – registrazione audio pubblicata su SciPod

Fonte Icoh


La sintesi audio del documento “Global Asbestos Disaster” del dott. Jukka Takala et al. è ora disponibile sul canale di comunicazione scientifica SciPod. Link: https://www.scipod.global/revitalising-attention-on-the-global-asbestos-disaster-dr-jukka-takala/ .

Nei paesi sviluppati vi è un’ampia consapevolezza dei pericoli dell’amianto e dei rischi che comporta se scoperto nei nostri ambienti di vita o di lavoro. Potrebbe essere scioccante apprendere che l’amianto provoca ancora circa 255.000 decessi ogni anno in tutto il mondo, con la stragrande maggioranza – l’89% – per esposizione lavorativa. Sebbene l’amianto sia vietato in 55 paesi, è ancora ampiamente utilizzato nei paesi in via di sviluppo e oltre due milioni di tonnellate vengono consumate ogni anno, portando a ciò che descrivono il dottor Jukka Takala, presidente della Commissione internazionale per la salute sul lavoro e un team internazionale di autori come un disastro globale dell’amianto.

Il documento originale “Global Asbestos Disaster” è disponibile all’indirizzo: https://www.mdpi.com/1660-4601/15/5/1000 .

L’esposizione ad agenti biologici: rapporto europeo – Newsletter medico legale Inca

 

Un nuovo rapporto dell’Agenzia  europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA), per altro disponibile solo nella versione inglese, riassume i risultati di un progetto di vasta portata dedicato all’esposizione agli agenti biologici nei luoghi di lavoro ed agli effetti sulla salute dei lavoratori. Le conclusioni di questo progetti, realizzato prima della pandemia da COVID 19, hanno interessato i settori sensibili, i gruppi vulnerabili, i rischi emergenti ed i sistemi di sorveglianza dei rischi.

L’esposizione ad agenti biologici nei luoghi di lavoro è diffusa ed associata a numerosi problemi di salute, in particolare le malattie infettive, le allergie ed i tumori. Si stima che nella sola Unione europea le malattie infettive di origine professionale provochino ogni anno il decesso di circa 5.000 lavoratori. Il nuovo rapporto di EU-OSHA ha come obiettivo quello di accrescere la sensibilità verso questa problematica e di fornire informazioni affidabili per la realizzazione di efficaci misure di  prevenzione.

Il progetto di ricerca mirava a identificare ed a descrivere le più importanti e significative esposizioni ed il rapporto presenta delle analisi approfondite per cinque settori professionali che sono stati ritenuti particolarmente a rischio:

  • le strutture sanitarie di cura
  • le professioni legate agli animali
  • il trattamento dei rifiuti e delle acque reflue
  • le coltivazioni a campo aperto
  • le professioni che comportano il contatto con i viaggiatori.

Il progetto ha anche preso in considerazione i rischi emergenti , in particolare i batteri multiresistenti e l’aumentata propagazione degli agenti infettivi. In tal modo è stato definito un legame  fra il fenomeno della mondializzazione e la comparsa  della sindrome respiratoria acuta severa (SRAS) come anche con l’epidemia da COVID-19 in Europa. La direttrice esecutiva di EU-OSHA, Christa Sedlatschek, sottolinea l’effetto di queste pandemie nel settore della cura e della salute delle persone: «I  problemi sanitari mondiali mettono i sistemi sanitari sotto una forte pressione e, al di la della fornitura di dispositivi di protezione, si rendono necessarie misure urgenti per la protezione dei lavoratori contro le malattie infettive. La sicurezza e la salute del personale di cura deve divenire una priorità nella situazione di emergenza quale quella della pandemia da COVID-19, che ha dimostrato l’importanza della messa in pratica delle  realizzazione di protezioni giuridiche esistenti».

In tutti i paesi dell’Unione esiste un quadro giuridico di protezione dei lavoratori contro i rischi legati all’esposizione ad agenti biologici pericolosi presenti nei luoghi di lavoro, si tratta di farlo conoscere diffusamente ai lavoratori ma anche a tutte le figure interessate al sistema di prevenzione  e tutela compresi i medici che effettuano le prime diagnosi.

In questa prospettiva il progetto di ricerca ha esaminato ed analizzato i sistemi di sorveglianza delle malattie e delle esposizioni. Il rafforzamento della formazione come anche delle linee di orientamento da fornire ai datori di lavoro ed ai lavoratori contribuiranno del pari ad assicurare una prevenzione più sistematica..

Il progetto di ricerca ha messo in evidenza una mancanza di sensibilizzazione al tema dell’esposizione agli agenti biologici in tutti i settori lavorativi con la sola eccezione delle strutture di cura e dei laboratori.  Esistono, però, gruppi particolarmente esposti quali i giovani, gli addetti alle pulizie. i lavoratori migranti e le donne incinte, questo rende essenziale il miglioramento  dell’accesso all’informazione come anche quello di adottare misure specifiche per proteggere questi gruppi..

Esempi tratti  dagli studi di casi mostrano l’importanza di riconoscere i rischi e di adottare misure collettive per gestirli e controllarli. In Finlandia, per esempio, i servizi di medicina del lavoro hanno sfruttato efficacemente i dati della sorveglianza sanitaria per realizzare  interventi mirati rispetto al problema del polmone degli agricoltori. Queste misure hanno permesso di ridurre la prevalenza delle patologie e di aiutare i lavoratori agricoli che presentavano già problemi di salute.

Il rapporto conclude, inoltre che i settori interessati da esposizioni non intenzionali richiedono orientamenti generali e che diviene cruciale fornire adeguate e pertinenti informazioni ai lavoratori. La gerarchia delle  misure di controllo stabilita dalla direttiva e dalle legislazioni nazionali deve essere assolutamente rispettata e deve essere data priorità  alle misure di protezione collettiva piuttosto che a quelle individuali.

Medicina di genere non è medicina delle donne.

Fonte Rivista Micron 

Autrice : IRENE SCIURPA

Il corpo dell’uomo è stato sempre considerato il corpo umano per eccellenza e la donna una sua variazione. Un pregiudizio, specialmente in ambito medico, ancora oggi duro a morire. Ma perché? E con quali conseguenze per la salute delle donne? Ne abbiamo parlato con gli esponenti di due importanti centri di ricerca a livello mondiale impegnati su questo fronte.

Per secoli, partendo da Aristotele, si è considerata la donna come una versione in scala ridotta, o peggio, mutilata, dell’uomo. Le ovaie sono state chiamate “testicoli femminili” fino al XVII secolo e stessa sorte è toccata anche all’utero, chiamato invece “scroto femminile”.

Il corpo dell’uomo è stato considerato il corpo umano per eccellenza e la donna una sua variazione e questo pregiudizio, specialmente in ambito medico, è duro a morire.

Uno studio del 2008 pubblicato su ScienceDaily mostra come negli atlanti medici, raccomandati da alcune prestigiose università europee canadesi e americane, su un totale di 16.329 immagini analizzate il corpo maschile, rispetto a quello femminile, veniva utilizzato tre volte più spesso quando si parlava di parti neutre (come un braccio o una gamba) prolungando questo male-bias anche nei medici di domani. Ancora oggi, se ci capita di sfogliare un libro di medicina possiamo notare che le cose non sono cambiate di molto, come ha sottolineato la giornalista del The Guardian Caroline Criado Perez dopo giornate passate nella sezione di medicina di una libreria a Londra.

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Brasile, Covid-19: la nuova normalità del nuovo fascismo

 

foto Pressenza.com

Fonte : Pressenza.com

Autore Paolo D’Aprile

Lo sterminio deliberato di una comunità, un gruppo etnico, un popolo intero, per azione diretta od omissione di determinate azioni che potrebbero impedirlo, non fa più parte di una nefasta ipotesi, di un timore precoce determinato dalle parole proferite in comizi di piazza: lo sterminio genocida è la realtà che respiriamo ogni giorno. E adesso non più solamente attraverso le frasi mille volte usate durante la campagna elettorale come una promessa per risolvere i mali della nazione; ora quelle frasi sono divenute politica di governo, azione di Stato. L’autoritarismo fascistoide della nuova economia imposto da un mercato onnipresente, ci obbliga a leggere le statistiche e i numeri con la tipica indifferenza di chi ormai ha tutto si è abituato.

I mille morti al giorno… (in realtà 1200, 1300, 1400… ogni giorno, dai primi di maggio fino ad oggi) ormai sono una innocua nota a piè di pagina. E quando si fa menzione al termine “genocidio” non è certamente per banalizzare una parola che fa rabbrividire, ma per dire le cose come stanno veramente.

I documenti parlano chiaro: gli organi dello stesso ministero della salute, tre mesi fa avvisavano il nuovo ministro (il terzo dall’inizio della pandemia, un generale dell’esercito), sulla carenza delle sostanze necessarie alla fabbricazione dei medicinali fondamentali per il trattamento del Covid. E non solo: i documenti avvisavano la mancanza cronica di apparecchi e l’assenza di una logistica distributiva nel territorio nazionale di medicinali e materiali. I documenti arrivano alla stampa che incalza il ministro: “i responsabili della organizzazione sanitaria sono i singoli municipi e i singoli stati, non è il governo federale, né tanto meno il ministero della salute”.

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Podcast di Diario Prevenzione – 23 giugno 2020 – Puntata n° 70

 

 

In questa puntata parliamo di

– Fase 2 : Una spensierata negazione del problema Covid 19, migliaia di persone en plein air con assembramenti sotto gli ombrelloni e lungo la battigia……
– Coronavirus, il disaccordo pubblico tra esperti disorienta la popolazione e genera fake news… un articolo da leggere
– Lo stop al virus non risolverà l’emergenza,  articolo di Vittorio Agnoletto
– Canada.Livelli di ansia tra gli operatori sanitari durante COVID-19 legati a DPI inadeguati
– GB. Il sindacato Unite: Il declassamento della regola del distanziamento sociale di due metri rischia “più focolai” per l’industria della carne
– La parola dei lavoratori. Il potere aziendale.

IL PODCAST – 23 giugno 2020 – Puntata n° 20

Se la pandemia accentua le disuguaglianze di salute

FONTE DISEGUAGLIANZEDISALUTE

Questo articolo pubblicato da Giuseppe Costa e Antonio Schizzerotto su lavoce.info riflette sull’epidemia e le relative  conseguenze sulle disuguaglianze di salute.

Le differenze sono evidenti sia nell’esposizione al rischio sia nelle conseguenze della malattia.  Non tutti i gruppi sociali , a parità di età, sono  esposti nella stessa misura all’epidemia (così come ad altre analoghe infezioni) e le conseguenze della malattia sono più gravi per chi ha patologie croniche che colpiscono i più svantaggiati.

Proseguono con una riflessione sul sistema sanitario e le risorse progressivamente ridotte a seguito delle politiche di austerità su cui è sostengono è necessaria una riconsiderazione generale per affrontare nuove situazioni di crisi epidemiche.

“Ricalibrare su queste necessità la capacità di offerta sanitaria dei nostri territori saprà anche garantire meglio l’equità nello stato di salute, perché di essa sapranno avvantaggiarsi di più le classi sociali inferiori che sono più vulnerabili alle conseguenze della pandemia. Ma per raggiungere pienamente quel risultato sarà anche necessario che il SSN sappia prestare maggiori attenzioni, in epoche, diciamo così normali, ai differenziali di rischio di malattia, di limitazioni funzionali e di sofferenza esistenti tra i vari strati sociali della popolazione, perché questa maggiore vulnerabilità non è una regola genetica, è socialmente determinata e può essere modificata da una sanità di iniziativa più attenta alle disuguaglianze social” concludono gli autori.

 

Leggi l’articolo “Se la pandemia accentua le disuguaglianze di salute” su lavoce.info

Appello-Manifesto sul Diritto alla Salute

 

In questo momento è più che mai necessaria l’unità d’intenti per sconfiggere la pandemia Covid-19. Il Servizio Sanitario nazionale italiano è messo a dura prova da questa emergenza. La natura universalistica del SSN italiano ha già segnato positivamente, pure tra difficoltà e contraddizioni, la capacità di risposta della sanità pubblica rispetto alla drammaticità del momento. Vi sono ancora sacrifici e restrizioni prima di pervenire all’uscita dal tunnel della pandemia, ma ne usciremo. E’ più che mai necessario sin d’ora cominciare a pensare e a progettare il dopo pandemia anche dal punto di vista delle politiche sociali, economiche e sanitarie nella loro complessità. Per questi motivi assume rilevanza e significato il Manifesto-Appello sul Diritto alla Salute sottoscritto da decine di professionisti della medicina e da personalità della cultura e della società. Riteniamo per davvero importante la diffusione e la condivisione di questo Manifesto-Appello sia come riferimento in questo momento cruciale sia per il dopo emergenza Covid-19. Editor (Gino Rubini)

MANIFESTO-APPELLO SUL DIRITTO ALLA SALUTE: LA MEDICINA PARLI,LAPOLITICA E LE ISTITUZIONI ASCOLTINO E
AGISCANO CON DECISIONE ED URGENZA —>  IL DOCUMENTO (pdf)

Covid-19, l’impatto sui diritti delle cittadine e cittadini stranieri e le misure di tutela necessarie

FONTE  ASGI.IT

Nei periodi di crisi, gli effetti delle disuguaglianze formali e sostanziali diventano ancor più evidenti. Le note che seguono forniscono una prima panoramica sui diritti dei cittadini stranieri messi a rischio dall’emergenza COVID-19.”

Così inizia il Documento sottoscritto da decine di associazioni per spezzare il silenzio ed evidenziare le criticità che, in questa drammatica situazione di emergenza da COVID-19, caratterizzano la condizione delle persone straniere ed in particolare dei/delle richiedenti asilo, delle persone senza fissa dimora e dei lavoratori e delle lavoratrici ammassati negli insediamenti informali rurali.

Persone che ad oggi sono prive di effettiva tutela, nella maggioranza dei casi anche degli strumenti minimi di contenimento (mascherine e guanti – acqua, servizi igienici), ed oggettivamente impossibilitate a rispettare le misure previste dal legislatore, vivendo in luoghi che di per sé costituiscono assembramenti.

Il documento non si limita ad enucleare dette criticità ma propone e chiede al legislatore soluzioni concrete ed immediate, che consentano di garantire a tutte le persone le medesime tutele previste dai provvedimenti per contenere il contagio da coronavirus.

Con specifico riguardo ai Centri straordinari di accoglienza (che dalla riforma del cd. decreto sicurezza n. 118/2018 sono diventati grandi contenitori di persone, con significativa riduzione dei servizi, compresi quelli sanitari), le Associazioni firmatarie chiedono che vengano chiusi, riorganizzando il sistema secondo il modello della cd. accoglienza diffusa in piccoli appartamenti e distribuiti nei territori, essendo impossibile nei contesti attuali il rispetto delle misure legali vigenti, a partire dalla distanza tra le persone e al divieto di assembramenti.

Il Documento chiede, altresì, che venga consentito l’accesso al SIPROIMI anche per coloro che ne sono stati esclusi dal decreto sicurezza (titolari di permesso umanitario, richiedenti asilo) e che le persone senza fissa dimora o che vivono negli insediamenti informali rurali (cioè che lavorano per l’agricoltura per fornire i prodotti per la vita quotidiana) siano accolte in strutture adeguate, con dotazione di acqua e servizi igienici, oggi assenti in questi ultimi.

Analoghe richieste chiediamo per i CPR e gli Hot-Spot, evidenziando, quanto ai primi, la necessità di impedire nuovi ingressi e per le persone già trattenute di disporre le misure alternative al trattenimento, stante l’impossibilità attuale di eseguire ogni rimpatrio nei Paesi di origine.

Il documento non si dimentica neppure della situazione in cui versano le persone migranti che anche in questo periodo possono arrivare in Italia, per cercare di sottrarsi a morte e torture nei campi in Libia o in fuga da situazioni di grave pericolo. Rispetto a costoro chiediamo che vengano predisposte misure che consentano la rapida indicazione di un porto sicuro per lo sbarco e la predisposizioni di protocolli atti ad evitare la diffusione della pandemia in corso.

Il Documento non dimentica nemmeno di esortare il legislatore a non ignorare le riforme che da tempo sono urgenti per le persone straniere e per la democrazia tutta, dalla cittadinanza, all’abrogazione dei cd. decreti sicurezza, alla sempre più urgente regolarizzazione.

L’insieme di queste richieste, che ci auguriamo il legislatore e tutte le competenti autorità prendano immediatamente in considerazione, non rispondono solo ad una imprescindibile necessità di trattamento uguale per tutte le persone, “senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali” (art. 3 Costituzione), ma ad una necessità per la salvaguardia dell’intera salute pubblica.


IL DOCUMENTO

EMERGENZA COVID-19. L’IMPATTO SUI DIRITTI DELLE/DEI CITTADINE/I STRANIERE/I E LE MISURE DI TUTELA NECESSARIE: UNA PRIMA RICOGNIZIONE


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Promozione dell’equità nel settore ambiente e salute: una priorità in Europa

Fonte : Diseguaglianzedisalute

Il rapporto OMS sulle disuguaglianze in ambiente e salute nella Regione Europea, uscito nel 2019, aggiorna precedenti analisi, e allarga l’attenzione a fattori di rischio ambientali quali l’inquinamento dell’aria, l’esposizione ad agenti chimici, i siti contaminati. Le disuguaglianze ambientali sono in aumento ed è necessario sviluppare sistemi di monitoraggio per guidare interventi ‘equity oriented’ a livello internazionale, nazionale e locale.

Nel corso del 2019 le principali agenzie internazionali con competenze in Ambiente e Salute nell’ambito europeo, ossia il Centro Europeo Ambiente e Salute dell’OMS e l’Agenzia Ambientale Europea (EEA), hanno pubblicato dei rapporti sul tema delle disuguaglianze.

L’obiettivo della riduzione delle iniquità in ambiente e salute è stato sottolineato come trasversale al perseguimento delle priorità di azione identificate dai Ministri di Ambiente e Salute della Regione Europea OMS in occasione della ultima conferenza interministeriale, organizzata nel 2017: “Any action should consider the distribution of impacts across the population and avoid equity-related side effects” (http://www.euro.who.int/__data/assets/pdf_file/0008/341945/Annex1_13June.pdf). Continua a leggere “Promozione dell’equità nel settore ambiente e salute: una priorità in Europa”

Contrastare disomogeneità e disuguaglianze: la grande sfida del sistema di prevenzione

FONTE  SNOP.IT
Sabato 25 Gennaio 2020 13:19

Il contributo SNOP al seminario inaugurale del Master di I livello in igiene industriale, prevenzione e sicurezza dell’Università di Pisa.

Gli studi sulle disuguaglianze di salute al Convegno dell’Associazione Italiana di Epidemiologia

 

FONTE: DISEGUAGLIANZEDISALUTE.IT CHE RINGRAZIAMO

 

Durante l’ultimo convegno dell’Associazione Italiana di Epidemiologia  che si è tenuto a Catania a ottobre si è dato ampio spazio al tema delle disuguaglianze di salute, attraverso un seminario satellite, due sessioni parallele dedicate e due presentazioni in plenaria.

Gli studi longitudinali presenti a livello italiano e in alcune città come ad esempio Roma, Torino, Bologna, sono in grado di fornire una fotografia nitida sugli esiti di salute, che si confermano peggiori per le classi sociali più svantaggiate, e di fornire spunti per le politiche di contrasto alle disuguaglianze nella salute. In plenaria è stato presentato in particolare il caso della città di Torino, descrivendo l’esperienza dell’approccio dell’Health Equity Audit (HEA) nelle politiche urbane (https://www.epidemiologia.it/wp-content/uploads/2019/11/Zengarini-1.pdf). 

Anche il seminario satellite ha affrontato il tema dell’HEA, applicato però al settore sanitario, riportando i dati di Piemonte, Emilia-Romagna e Sicilia.

Nelle due sessioni dedicate al tema, sono stati presentati numerosi studi focalizzati sulla descrizione dei dati di mortalità e morbosità differenziale per classe sociale, il loro andamento e i possibili determinanti. Sono state indagate in particolare alcune specifiche patologie, quali la sindrome della morte in culla (SIDS), il diabete, le malattie cardiovascolari e la celiachia.

Alcuni studi hanno esplorato aspetti più inediti: primo tra tutti, il lavoro presentato in plenaria sulla relazione tra disuguaglianze sociali e invecchiamento biologico, analizzata con un approccio di epigenetica (https://www.epidemiologia.it/wp-content/uploads/2019/10/Sacerdote.pdf)

Tra gli altri lavori più originali, due studi hanno ricercato la relazione inversa tra salute e stato socioeconomico, concentrandosi l’uno sulla relazione tra narcolessia ed esiti sociali e sull’effetto moderatore della resilienza; l’altro sulla carriera lavorativa di persone sopravvissute ad un tumore del colon retto. Un altro lavoro ha analizzato gli effetti che eventi avversi nel corso della vita, quali la perdita o la malattia della moglie o del marito, possono avere sulla salute dell’altro coniuge; un ultimo, infine, ha valutato il possibile contributo che l’analisi dei contesti attraverso l’indice di deprivazione può dare al miglioramento della copertura della vaccinazione antiinfluenzale negli anziani.

Si è svolta inoltre una sessione di presentazioni brevi di poster, i cui abstract sono raccolti negli atti del convegno.

Di seguito i materiali presentati durante il seminario satellite e le tre sessioni.

 

Gli studi sulle disuguaglianze di salute al Convegno dell’Associazione Italiana di Epidemiologia

FONTE : DISEGUAGLIANZEDISALUTE.IT  CHE RINGRAZIAMO

Durante l’ultimo convegno dell’Associazione Italiana di Epidemiologia  che si è tenuto a Catania a ottobre si è dato ampio spazio al tema delle disuguaglianze di salute, attraverso un seminario satellite, due sessioni parallele dedicate e due presentazioni in plenaria.

Gli studi longitudinali presenti a livello italiano e in alcune città come ad esempio Roma, Torino, Bologna, sono in grado di fornire una fotografia nitida sugli esiti di salute, che si confermano peggiori per le classi sociali più svantaggiate, e di fornire spunti per le politiche di contrasto alle disuguaglianze nella salute. In plenaria è stato presentato in particolare il caso della città di Torino, descrivendo l’esperienza dell’approccio dell’Health Equity Audit (HEA) nelle politiche urbane (https://www.epidemiologia.it/wp-content/uploads/2019/11/Zengarini-1.pdf). 

Anche il seminario satellite ha affrontato il tema dell’HEA, applicato però al settore sanitario, riportando i dati di Piemonte, Emilia-Romagna e Sicilia.

Nelle due sessioni dedicate al tema, sono stati presentati numerosi studi focalizzati sulla descrizione dei dati di mortalità e morbosità differenziale per classe sociale, il loro andamento e i possibili determinanti. Sono state indagate in particolare alcune specifiche patologie, quali la sindrome della morte in culla (SIDS), il diabete, le malattie cardiovascolari e la celiachia.

Alcuni studi hanno esplorato aspetti più inediti: primo tra tutti, il lavoro presentato in plenaria sulla relazione tra disuguaglianze sociali e invecchiamento biologico, analizzata con un approccio di epigenetica (https://www.epidemiologia.it/wp-content/uploads/2019/10/Sacerdote.pdf)

Tra gli altri lavori più originali, due studi hanno ricercato la relazione inversa tra salute e stato socioeconomico, concentrandosi l’uno sulla relazione tra narcolessia ed esiti sociali e sull’effetto moderatore della resilienza; l’altro sulla carriera lavorativa di persone sopravvissute ad un tumore del colon retto. Un altro lavoro ha analizzato gli effetti che eventi avversi nel corso della vita, quali la perdita o la malattia della moglie o del marito, possono avere sulla salute dell’altro coniuge; un ultimo, infine, ha valutato il possibile contributo che l’analisi dei contesti attraverso l’indice di deprivazione può dare al miglioramento della copertura della vaccinazione antiinfluenzale negli anziani. Continua a leggere “Gli studi sulle disuguaglianze di salute al Convegno dell’Associazione Italiana di Epidemiologia”

La più Cara del Reame

Segnaliamo questo articolo apparso il mese scorso su Salute Internazionale. Che un singolo farmaco arrivi a costare milioni di dollari è una aberrazione da combattere… ….Buona lettura

FONTE  SALUTEINTERNAZIONALE

Nicoletta Dentico

Il prezzo di Zolgensma (Novartis) è – in un’unica dose –  di oltre 2 milioni di dollari. Il problema non è (si fa per dire) il prezzo, ma il modo con cui questo è stato costruito: non per i costi di produzione, ma per il suo “valore intrinseco”. Una tendenza da arginare al più presto.

In un rapporto pubblicato lo scorso maggio, Access to Medicines Foundation tenta di rispondere a una domanda importante: le aziende farmaceutiche hanno fatto qualche progresso in materia di salute globale?[1] Lo studio, il primo del genere con una retrospettiva analitica di dieci anni, fissa lo sguardo su 20 aziende e valuta se, e come, sia cresciuto l’impegno di big pharma sul fronte dell’accesso ai farmaci essenziali. Vari sono i profili di misurazione della performance: la ricerca e sviluppo di nuovi farmaci, la partecipazione a partenariati pubblico-privati, la adesione a programmi di donazione dei farmaci, le licenze assegnate ai produttori di farmaci equivalenti, etc.

Qualcosa si muove sotto il sole dell’industria farmaceutica, pare dire il rapporto. Dopo decenni di controversie aspre su questo terreno della salute globale, simbolicamente potente per i tratti di ingiustizia strutturale che configura, le aziende oggi sembrano più disposte a considerare l’accesso ai farmaci un tema strategico. Certo, il loro impegno risente di fluttuazioni correlate a ragioni di mercato (acquisizioni e disinvestimenti), e la partita della proprietà intellettuale resta tutto sommato ancora molto critica: solo 4 aziende su 20 si sono adeguate all’attuazione delle flessibilità previste dall’accordo TRIPS dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (Omc). [2]  Ma decisivi fattori di contesto facilitano oggi il loro impegno, più che in passato.  La comunità internazionale ha dedicato grande attenzione al tema e a partire dalle big three  (Aids, tubercolosi e malaria) sono nate iniziative per ideare soluzioni, sia per l’accesso ai farmaci già disponibili sul mercato che per la ricerca di nuovi trattamenti più adatti. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha avuto un ruolo chiave nel coordinare l’azione internazionale. È aumentato il numero di partnership per l’innovazione e produzione di farmaci contro le (cosiddette) malattie della povertà – da 38 a 90 – e di conseguenza i progetti di ricerca sulle malattie dimenticate. Nuovi incentivi sono in campo per stimolare le aziende a rispondere celermente all’esplosione di focolai epidemici, come quelli di Ebola e Zika.

———-> . L’ARTICOLO PROSEGUE ALLA FONTE SU SALUTE INTERNAZIONALE.IT

Lo sciopero nel XX secolo non scompare, si trasforma ….

 

 

[ Fonte Equaltime .   traduzione assistita dal francese  con google  translator ]

L’AFL-CIO sta lavorando all’organizzazione della Giornata internazionale del lavoro. Questo sindacato, il più grande negli Stati Uniti e in Canada, non dimenticò il 1 ° maggio 1886. Due anni di intensi lavori organizzativi avevano portato a uno sciopero di 350.000 lavoratori (più di 5.000 piante) a Chicago, New York, Detroit e Cincinnati. Titoli di giornali locali pubblicati ” Per otto ore ” o ” Il grande giorno del lavoro “, in riferimento al giorno storico.

Da allora, molto è cambiato in questo paese, che ha 126 milioni di impiegati a tempo pieno. Solo l’11,9% è sindacalizzato e il numero di scioperi è diminuito costantemente dal 1981. Oggi non ce ne sono quasi nessuno. Perché questo declino? Il governo di Ronald Reagan ” con le sue politiche pubbliche anti-operaio “, ” attacchi e modifiche alle leggi e ai regolamenti sul lavoro ” e ” ostacoli alla sindacalizzazione sul posto di lavoro e alla contrattazione collettiva“, afferma Gonzalo Salvador, portavoce dell’AFL-CIO, a Equal Times . L’industria del fast food, in cui ogni marchio è considerato ” indipendente “ E non come settore, è solo un esempio tra tanti.

La classificazione dei posti di lavoro è un’altra trappola. Pertanto, i lavoratori domestici o tutti i lavoratori della piccola economia (” gig economy “) sono considerati ” appaltatori indipendenti “. Questi rappresentano già il 32% della forza lavoro degli Stati Uniti , e lo stesso Bureau of Labor Statistics degli Stati Uniti riconosce che mancano di sociale calendario .

Un altro elemento chiave per Salvador è il fatto che gli amministratori – supervisori e dirigenti inclusi – non possono votare per un sindacato in un’elezione: ” Se in un’azienda di 100 dipendenti, durante la campagna, il datore di lavoro stima che 53 i lavoratori voteranno per il sindacato, promuoverà cinque dipendenti per la posizione di supervisore e si assicurerà che non vi sia una maggioranza a favore dell’unione .

In Europa, anche le controversie sul lavoro stanno diminuendo. Un’infografica del Sindacato Istituto europeo (ETUI) mostra. Nell’Europa orientale, gli scioperi sono quasi inesistenti o non esistono dati per gli ultimi anni. Nei paesi in cui sono state applicate politiche di austerità, lo sviluppo è stato irregolare: in Irlanda e Spagna il numero di scioperi è diminuito considerevolmente, mentre in Grecia – ancor prima della crisi – ea Cipro – dopo – c’è stato un forte aumento. Nel Regno Unito, culla della rivoluzione industriale, il declino ha un’origine politica, afferma Neville Kirk, ricercatore e professore emerito di storia sociale e lavoro presso la Metropolitan University di Manchester. Continua a leggere “Lo sciopero nel XX secolo non scompare, si trasforma ….”

Misurare l’equità in salute

 

FONTE AGENZIA SANITARIA E SOCIALE  REGIONE EMILIA-ROMAGNA

L’Agenzia sanitaria e sociale ha partecipato alla tre giorni del welfare – organizzata dal Comune di Bologna in collaborazione con l’Azienda USL di Bologna -, con un intervento dal titolo “Misurare l’equità in salute: un esempio dallo Studio longitudinale emiliano”.

La rassegna dal 28 febbraio al 2 marzo intendeva raccontare la qualità del welfare sociale, sanitario, educativo, abitativo e culturale, la sua storia e le prospettive nel capoluogo emiliano; la sessione pomeridiana del 1° marzo si è focalizzata in particolare su alcune iniziative per monitorare e contrastare le disuguaglianze di salute a Bologna.

Tra gli strumenti per stimare gli esiti di salute in relazione a caratteristiche socio-demografiche che possono essere desunte dalla statistica ufficiale, lo Studio longitudinale emiliano si caratterizza per una ampia disponibilità di informazioni, anche molto dettagliate, e permette di seguire nel tempo coorti di residenti nei comuni in studio (Bologna, Modena e Reggio Emilia). I professionisti dell’Agenzia hanno presentato alcuni risultati per la città di Bologna: ad esempio, si riscontrano eccessi di rischio di mortalità per cause correlate al fumo e all’alcol nei maschi meno istruiti.

Per saperne di più

La salute di un mondo in movimento: un numero monografico di “The Lancet”

FONTE DISEGUAGLIANZEDISALUTE.IT

Nel dicembre 2018 la UCL-Lancet Commission on Migration and Health (commissione internazionale di 20 esperti) ha pubblicato il resoconto di oltre due anni di analisi basate su studi già pubblicati e ricerche ad hoc. Gli autori definiscono il rapporto “la più completa rassegna finora condotta dei dati disponibili su migrazione e salute”. In effetti il testo fornisce molte informazioni, riflessioni e raccomandazioni.

Allo stesso tempo, nel rapporto troviamo un’ampia discussione su argomenti controversi (spesso utilizzati proprio come punto di forza per il contrasto alle migrazioni) nonché la proposta di soluzioni realizzabili per alcune problematiche diffuse.

In particolare, per esempio, le analisi sull’immigrato-untore sfatano molte false opinioni in merito al rischio di infezioni portato da chi arriva da paesi a forte pressione migratoria, sottolineando come nei paesi ospitanti, i sistemi di sorveglianza facciano sì che il pericolo di epidemie sia praticamente nullo.

Alcuni risultati sono intuibili ed abbastanza prevedibili (i disturbi mentali nelle vittime di tratta, le difficoltà di chi fugge da disastri ambientali, il settore materno infantile), ma la conferma scientifica ci permette di chiedere di inserire tali temi in agenda dei decisori al fine di pianificare delle strategie di contrasto o contenimento o cura. In sostanza, offrire ai migranti un’assistenza sanitaria adeguata porta un beneficio all’intera comunità o, detto in altri termini, negare l’assistenza può determinare costi assai maggiori rispetto ai modesti investimenti che servirebbero a garantire a tutti il diritto alla salute e ad essere attivi e produttivi nella società ospite. “L’accesso universale ed equo ai servizi sanitari e a tutti i determinanti del più alto livello di salute raggiungibile nell’ambito della copertura sanitaria universale, deve essere fornito dai governi alle popolazioni migranti, indipendentemente dall’età, dal genere o dallo status giuridico. Sono necessari interventi mirati per migliorare i diritti dei lavoratori migranti, la loro conoscenza della salute e della sicurezza sul luogo di lavoro e il diritto all’assistenza sanitaria“.

Vi è poi un’ampia sezione sui costi dell’immigrazione mettendo in luce come i versamenti corrisposti con tasse e contributi siano comunque superiori rispetto a quanto gli immigrati ricevono in termini di assistenza. Il rapporto non si limita quindi all’analisi dei dati relativi alla salute, ma valuta anche quali sono, nel mondo, i fattori strutturali e politici che incidono sulle migrazioni e come si svolga questo percorso migratorio dal momento in cui si lascia la propria terra fino al raggiungere la meta desiderata.

Infine sono molti forti le raccomandazioni inerenti le politiche di genere, la tutela di migranti con disabilità, delle persone omosessuali, bisessuali, transessuali o intersessuali. (LGBTI).

Nel testo è fortemente sottolineato come si debba, come priorità, combattere la xenofobia, la chiusura, i pregiudizi: discriminazione, disparità di genere ed esclusione dai servizi sociali e sanitari emergono ripetutamente come influenze negative per la salute dei migranti.

Tra le azioni chiave si specifica come razzismo e pregiudizio dovrebbero essere affrontati con un approccio di tolleranza zero: “i leader pubblici e i funzionari eletti hanno una responsabilità politica, sociale e legale per opporsi alla xenofobia e al razzismo che alimentano il pregiudizio e l’esclusione delle popolazioni migranti. La consapevolezza del razzismo e dei pregiudizi da parte dei professionisti della salute e delle organizzazioni dovrebbe essere rafforzata attraverso organismi di regolamentazione e formazione inclusi accreditamento, corsi di formazione e sviluppo professionale continuo”.

Riferimento bibliografico:

Abubakar I, Aldridge RW, Devakumar D, Orcutt M, Burns R, Barreto ML, Dhavan P, Fouad FM, Groce N, Guo Y, Hargreaves S, Knipper M, Miranda JJ, Madise N, Kumar B, Mosca D, McGovern T, Rubenstein L, Sammonds P, Sawyer SM, Sheikh K, Tollman S, Spiegel P, Zimmerman C; UCL–Lancet Commission on Migration and Health. The UCL-Lancet Commission on Migration and Health: the health of a world on the move. Lancet. 2018 Dec 15;392(10164):2606-2654.

Sintesi e commento a cura di Luisa Mondo, Servizio di Epidemiologia ASL TO3

 

Infortuni nei lavoratori stranieri regolari

Fonte diseguaglianzedisalute.it

Il numero di stranieri presenti regolarmente nel nostro Paese nel 2012 era pari a circa 4 milioni (6,8% della popolazione residente). Nonostante la crisi economica, la quota di immigrati residenti ha continuato a crescere in modo costante: nel 2017, infatti, superava i 5 milioni in termini assoluti (8,3% della popolazione residente) (Istat, 2017)

Secondo stime dell’ISMU, gli stranieri irregolarmente presenti nel nostro Paese, sulla cui presenza non esistono dati ufficiali, si aggirano tra le 400.000 e le 500.000 persone (ISMU, 2017). Si tratta quindi di una quota assai modesta rispetto alla presenza complessiva di stranieri regolari (intorno al 6-8%). La composizione per Paese di provenienza ha subito una forte modificazione a partire dal 2004, in seguito all’inclusione di alcuni Paesi dell’Est Europa nell’Unione Europea, determinando un incremento dei flussi migratori provenienti da tali nazioni: la nazionalità più rappresentata è attualmente la rumena, seguita da quella albanese e marocchina. Continua a leggere “Infortuni nei lavoratori stranieri regolari”

La povertà come scelta politica (succede in Inghilterra, ma non solo)

FONTE SALUTEINTERNAZIONALE

Inserito da  on 30 Gennaio 2019 – 09:44Un commento

Giacomo Galletti 

The Lancet denuncia la rottura del contratto sociale post-bellico, di cui l’NHS è (era?) il riferimento più riconoscibile; denuncia lo smantellamento dei servizi pubblici; denuncia il mutamento degli stessi valori costitutivi della società britannica, interpretando le azioni politiche come pericolose addirittura per l’identità sociale e culturale nazionale. Denuncia il tradimento delle idee liberali di Beveridge! Il problema non è più economico (sostenibilità del Welfare), è identitario, e si risolve attraverso la strenua ed insistita difesa dei valori e dei principi costitutivi del tessuto sociale Britannico da un’aggressione costante da parte della volontà politica.


Attacco a White Hall” potrebbe suonare come il titolo di un ennesimo “action movie” dove il protagonista è il classico eroe complessato a causa di un qualche tipo di stress post traumatico e che si riscatta salvando la nazione dalla minaccia di un qualche terrorista eccentrico. Qui, il canovaccio in salsa British è però diverso: i cattivi stanno dentro i palazzi dell’amministrazione di governo Britannico (indicata genericamente come, appunto, White Hall) e i buoni sono quelli che bombardano i policy maker a suon di articoli su rinomate riviste scientifiche. Continua a leggere “La povertà come scelta politica (succede in Inghilterra, ma non solo)”

Gli effetti psicologici delle diseguaglianze

FONTE SALUTEINTERNAZIONALE.INFO
Autore: Enrico Materia

Nei paesi dove più ampie sono le diseguaglianze di reddito, l’ansia sociale, legata al timore che le persone hanno di essere valutate per la propria posizione economica, lavorativa e sociale, risulta essere più elevata. Ne deriva un ventaglio di possibili effetti psicologici quali bassa stima di sé, insicurezza e depressione, ma anche l’“aumento dell’io” e il narcisismo come risposta all’ansia valutativa. Non solo: tanto maggiore è l’ansia derivante dal proprio stato sociale, tanto maggiore la ritrosia a interagire con altre persone e a partecipare alla vita associativa; più ampie le distanze sociali, più grande la diffidenza e il timore degli altri. Numerosi studi mostrano infatti che la fiducia civica e la propensione delle persone a essere coinvolte in associazioni civiche e di volontariato siano più deboli nei paesi con distribuzione delle risorse molto diseguale.


Le società dove le differenze di reddito tra ricchi e poveri sono più ampie patiscono un peggior funzionamento della vita sociale e dello stato di salute. Sono in breve le conclusioni di “The Spirit Level”, un libro degli epidemiologi britannici Richard Wilkinson e Kate Pickett, pubblicato nel 2009 e tradotto in più di venti lingue, che metteva in luce come gli effetti negativi delle diseguaglianze non riguardano solo le fasce più povere della popolazione ma agiscono sull’intera collettività (vedi Perché le società egualitarie stanno meglio )[1].

Diseguaglianze nella mente

Nel nuovo libro “The Inner level” pubblicato nel 2018, gli stessi Autori, sulla scorta di ricerche in diversi campi disciplinari, spiegano come le diseguaglianze “entrino nella nostra mente” e si ripercuotano sulla salute mentale fino a condizionare le relazioni interpersonali[2].

Nel mondo di oggi “fragile e frammentato”, la salute mentale è considerata un bene comune globale sempre più a rischio, i disturbi depressivi rappresentano la terza principale causa di anni vissuti con disabilità e quasi un milione di persone muoiono ogni anno per suicidio[3]. La salute mentale è stata inclusa tra gli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile con i disturbi mentali associati alle malattie croniche non trasmissibili sia perché la frequenza di tutte queste condizioni dipende da un gradiente sociale sia perché richiedono approcci integrati a livello assistenziale.

Sta inoltre diventando sempre più chiaro come i determinanti sociali (tra cui le diseguaglianze di reddito) e i fattori biologici interagiscano a livello individuale con i processi del neuro-sviluppo, soprattutto durante i periodi prenatale e postnatale, nel determinismo dei disturbi mentali[4].

Come documentato da Wilkinson e Pickett, al di là degli effetti materiali della povertà, nei paesi dove più ampie sono le diseguaglianze di reddito, l’ansia sociale, legata al timore che le persone hanno di essere valutate per la propria posizione economica, lavorativa e sociale, risulta essere più elevata[5]. Ne deriva un ventaglio di possibili effetti psicologici quali bassa stima di sé, insicurezza e depressione, ma anche l’“aumento dell’io” e il narcisismo come risposta all’ansia valutativa. Gli Autori mettono in relazione queste risposte emozionali con l’associazione esistente tra diseguaglianze di reddito e disturbi mentali, confermata anche delle revisioni sistematiche della letteratura[6]. Vengono riportate correlazioni dirette, a livello ecologico, tra diseguaglianze di reddito e depressione, disturbi narcisistici, schizofrenia, ludopatia, e bullismo tra gli adolescenti[7-11].

L’ARTICOLO PROSEGUE ALLA FONTE SALUTEINTERNAZIONALE.INFO 

Cancro e lavoro, se a pesare sono le diseguaglianze sociali

FONTE RASSEGNA.IT CHE RINGRAZIAMO 
di Diego Alhaique
Per un addetto alla manutenzione o per un operaio edile il rischio di contrarre tumori professionali è molto più elevato di quello dei dirigenti della loro azienda. Lo rivela un libro appena pubblicato dall’Etui, l’istituto sindacale europeo

 

I tumori legati al lavoro costano tra 270 e 610 miliardi l’anno nei 28 Paesi dell’Unione europea. Lo rivela il libro appena pubblicato dall’Istituto sindacale europeo (Etui), “Cancro e lavoro-Capire i tumori professionali e adottare le misure per eliminarli”(https://www.etui.org/Publications2/Books/Cancer-and-work-understanding-occupational-cancers-and-taking-action-to-eliminate-them). I tumori occupazionali sono la principale causa di morte per i lavoratori nelle società industrializzate e, ogni anno, più di 100 mila persone vengono uccise da esposizione ad agenti cancerogeni nell’ambiente di lavoro. Secondo recenti stime, la quota di tumori di origine professionale rappresenta l’8% di tutti i nuovi casi di cancro (da 6 a 12% per gli uomini e dal 3 al 7% per le donne).

“Questi tumori sono moralmente inaccettabili, poiché potrebbero facilmente essere evitati attraverso misure di prevenzione adeguate”, afferma Laurent Vogel, ricercatore senior presso l’Etui e curatore del libro. “I tumori sono anche fonte di ingiustizie”, sostiene dal canto suo Tony Musu, cofirmatario dell’opera. “L’esposizione ad agenti cancerogeni durante il lavoro – prosegue – è causa di grandi disuguaglianze sociali di salute in Europa, ma anche nel resto del mondo. Gli operai o il personale infermieristico sono molto più esposti a tumori professionali degli ingegneri o dei bancari. Di fatto, la mappatura socio-professionale per i diversi tipi di tumore, mette in evidenza le disuguaglianze sociali”. Continua a leggere “Cancro e lavoro, se a pesare sono le diseguaglianze sociali”

Disuguaglianze di salute e diritto al benessere

 

FONTE CAREONLINE.IT

Nell’Unione europea peggiorano le disuguaglianze e la condizione dell’ecosistema terrestre, non migliora la situazione riguardo a povertà, alimentazione e agricoltura sostenibile, condizione economica e occupazionale, qualità della governance e cooperazione internazionale.
Va meglio invece per salute, educazione, uguaglianza di genere, sistema energetico, innovazione, condizioni delle città, modelli sostenibili di produzione e di consumo, lotta al cambiamento climatico.
Il risultato è che l’Unione Europea, pur essendo l’area del mondo più avanzata rispetto agli obiettivi di sviluppo sostenibile, mostra segni di miglioramento rispetto al 2010 solo per 8 obiettivi su 17 e, se continua così, non sarà in grado di garantire il raggiungimento di nessuno di questi entro il 2030, come
concordato in sede ONU nel 2015.

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Hilcona ci ha annientato la vita privata

 

FONTE AREAONLINE.CH

di  Veronica Galster
..
Schiena a pezzi, problemi alle mani, alto rischio di infortunio, vita privata inesistente per l’impossibilità di pianificare qualsiasi cosa al di fuori del lavoro e il tutto per un misero salario. C’è da chiedersi se un impiego così non sia meglio perderlo che trovarlo. Fra le testimonianze raccolte, c’è chi in effetti il lavoro l’ha lasciato e chi invece continua a lavorare lì nella speranza che qualcosa cambi.

«Ho lavorato due anni da Hilcona come temporanea tramite Adecco. Ero da poco arrivata nella regione, cercavo un lavoro e mi sono detta: da qualche parte devo pur cominciare, e mi sono ritrovata da Hilcona», ci racconta una ex lavoratrice che preferisce restare anonima.

La chiameremo Laura*. Dopo due anni alle condizioni imposte da questa azienda con sede a Orbe, leader svizzero nel settore dei “prodotti freschi”, il suo medico le ha però detto che doveva scegliere tra la salute e il posto di lavoro: «Non è stato facile: il salario mi serviva, ma la mia schiena era davvero messa male, ero sempre stanca e anche la psiche cominciava ad accusare i colpi, non riuscivo più a stare con la mia famiglia, perciò ho deciso che era meglio smettere», ci racconta a pochi mesi di distanza.
Anche Marc* vuole restare anonimo, lui lavora ancora da Hilcona, è lì da diversi anni e fa prevalentemente i turni di notte. Secondo lui le condizioni di lavoro nell’azienda non sono propriamente in regola: «Io maneggio prodotti chimici e fino a circa un anno fa non ci avevano dotato degli occhiali di protezione, ad un collega è schizzato del prodotto nell’occhio, era pericoloso», racconta. Senza contare la mancata sostituzione di scarpe da lavoro rovinate, o locali nei quali manca la ventilazione e l’aria risulta irrespirabile per l’alta concentrazione di prodotti chimici e per l’umidità.

Le condizioni di lavoro sono fisicamente pesanti, e questo ha portato ai problemi di salute di Laura, ma non è solo questo aspetto che rende la vita difficile ai lavoratori di Hilcona: «Dal momento che entri lì ti puoi scordare di avere una vita privata», ci dicono entrambi. Per Hilcona ogni lavoratore deve essere a disposizione 24 ore su 24 per tutti i giorni della settimana, domenica compresa. «Quando ho iniziato a lavorare lì, il primo giorno mi hanno spiegato come funzionava il lavoro in ditta, le regole base di igiene, i vestiti eccetera. Quando siamo arrivati davanti all’albo con il planning mi è stato chiaramente detto che il mio giorno di libero non era da considerare come giorno di libero, a meno che io non l’avessi bloccato», ma bloccare un giorno non è evidente e soprattutto non lo si può fare spesso, pena il rischio di ammonimento, spiega Laura.

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Intervista audio alla Presidente della Societa’ Nazionale degli Operatori della Prevenzione (SNOP) Dott.ssa Anna Maria Di Giammarco

 

Una riflessione a tutto campo sulle radicali trasformazioni che stanno avvenendo nel lavoro e nella societa’, sulle rappresentazioni di salute e malattia che derivano da questi nuovi contesti: tutto questo cha impatto avra’ sul ruolo e sul lavoro degli operatori della prevenzione pubblici e non pubblici ?

(a cura di Gino Rubini)

L’INTERVISTA
(durata 30 minuti)

Riferimenti:

Il sito della Società Nazionale degli Operatori della Prevenzione:   SNOP.IT

 

Una guida per misurare le disuguaglianze sociali in salute

FONTE AGENZIA SANITARIA E.R.
Online il rapporto “Analisi delle condizioni socio-economiche e salute in Emilia-Romagna attraverso l’uso integrato di dati”

Come misurare oggi le disuguaglianze sociali in salute in Emilia-Romagna?

Il rapporto “Analisi delle condizioni socio-economiche e salute in Emilia-Romagna attraverso l’uso integrato di dati” appena pubblicato offre una risposta nell’ambito dell’uso epidemiologico di dati già esistenti e fornisceindicazioni operative per valorizzare in modo efficiente l’uso integrato dei dati del Sistema informativo sanitario e quelli della Statistica ufficiale.

Grazie a una carrellata su alcune applicazioni sviluppate negli ultimi anni dall’Agenzia sanitaria e sociale, il documento illustra un sistema per monitorare gli effetti delle disuguaglianze sociali sulla salute, che può essere applicato a livello regionale e locale ed è coerente con le metodologie sperimentate in ambito italiano.

Il rapporto si rivolge agli operatori del Servizio sanitario regionale che possono utilizzare gli approcci delineati per effettuare analisi e/o svolgere attività di sorveglianza delle disuguaglianze in salute, tramite la valorizzazione dei dati su salute, uso dei Servizi e i loro determinanti sociali e demografici.

Un esempio di massima integrazione di dati per il monitoraggio delle disuguaglianze di salute descritto nel rapporto è rappresentato dallo Studio longitudinale emiliano (SLEm), che si colloca in una rete di analoghi studi italiani. Applicato a Bologna, Modena e Reggio Emilia, lo SLEm permette di seguire nel tempo coorti di residenti nei comuni in studio, analizzando gli esiti di salute in relazione a caratteristiche socio-demografiche tratte dal censimento. I dettagli sulla rete nazionale e le sue prime applicazioni sono riportati nell’articolo “Cohort profile: the Italian Network of Longitudinal Metropolitan Studies (IN-LiMeS), a multicentre cohort for socioeconomic inequalities in health monitoring” recentemente pubblicato sulla rivista BMJ Open. 

 

 

Se la Sinistra si fa Destra. Il caso Toscana

 Fonte:  Saluteinternazionale che ringraziamo

di Gavino Maciocco

La Toscana è diventata un laboratorio perfetto per affondare in poche mosse il servizio sanitario pubblico. 1. Promuovere lo sviluppo del “secondo pilastro” assicurativo. 2. Definanziare il servizio sanitario regionale. Renderlo inefficiente e caotico. 3. (Semi)privatizzare gli ospedali pubblici.


Lo scorso 4 marzo, il giorno delle elezioni politiche, diversi milioni di elettori di sinistra non si sono sentiti rappresentati dai tradizionali partiti di riferimento e gli hanno voltato le spalle, rivolgendosi ad altri o astenendosi dal voto.  Quei partiti di riferimento avevano cessato di rappresentare non solo i loro interessi materiali, ma anche quelli ideali, come i principi di eguaglianza e di giustizia sociale. Interessi e principi che sono stati accantonati (e in certi casi sbeffeggiati) per essere sostituiti con quelli tipici del mercato (e della Destra), come è successo nelle politiche del lavoro, dell’istruzione e della scuola, e del welfare – inclusa la sanità.

Al riguardo, in un recente post La salute sostenibile avevamo scritto:

Della sanità italiana, del destino del servizio sanitario nazionale, del diritto alla salute sempre più sotto scacco, è necessario parlare e discutere apertamente. Per un dovere d’informazione e di verità e per vincere quel senso di rassegnazione e d’impotenza che attanaglia gli abitanti della società liquida di Bauman dove “privazioni e sofferenze sono frammentate, disperse e diffuse; e così il dissenso che producono. La dispersione del dissenso, la difficoltà di concentrarlo e ancorarlo a una causa comune, per poi dirigerlo contro un colpevole comune, rende le pene ancora più aspre” (Vedì articolo La sanità liquida). Così oggi è disperso – per la mancanza di una rappresentanza politica o sindacale – il dissenso dei milioni di persone che  hanno enormi difficoltà ad accedere al Servizio sanitario nazionale e che alla fine rinunciano a curarsi per motivi economici, per gli infiniti tempi di attesa, per l’eccessiva distanza da un luogo di cura.

Privi di una rappresentanza dei loro bisogni e delle loro sofferenze, questi milioni di persone è più facile che si imbattano in qualcuno che gli spiega che la colpa è del “sistema”, un sistema ormai insostenibile: a causa dell’invecchiamento della popolazione, del costo crescente di farmaci e tecnologie, dell’aumento della spesa sanitaria non compatibile con la stabilità finanziaria. La spiegazione va oltre la definizione del problema e punta direttamente alla sua soluzione:  trovare altre fonti di finanziamento, un altro pilastro, attraverso un sistema assicurativo e i fondi sanitari integrativi. Se, chi può, in base al reddito, ricorre ad un sistema parallelo, alleggerisce il carico di prestazioni che il Ssn deve erogare, che si potrà così orientare verso chi non può permettersi un’assicurazione.

Su questa posizione tipicamente di Destra, che punta a liquidare il Servizio sanitario nazionale per sostituirlo con un sistema basato su mutue e assicurazioni private, si è accodata la Sinistra, anche quella che nell’immaginario collettivo appare la più Rossa di tutte, quella Toscana. Nell’immaginario, appunto, perché nella realtà la Toscana è diventata un laboratorio perfetto per affondare in poche mosse il servizio sanitario pubblico.

Prima mossa. Promuovere lo sviluppo del “secondo pilastro” assicurativo.

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Presentato il Rapporto Osservasalute 2017

FONTE REGIONI.IT

(Regioni.it 3368 – 20/04/2018) Piccoli passi avanti  sugli stili di vita, aumenta la pratica sportiva, ma aumentano anche gli obesi e non diminuiscono i fumatori. Sono questi alcuni dei dati che emergono dal  “Rapporto Osservasalute 2017”. 
In Italia si osservano livelli di cronicità e non autosufficienza tra gli anziani superiori alla media europea, a farne le spese sono soprattutto le donne. Non a caso l’Italia è addirittura 15esima tra i paesi dell’Unione Europea per speranza di vita alla nascita senza limitazioni fisiche. Persiste il divario Nord-Sud, con ricadute anche gravi sulla salute degli italiani lungo lo Stivale, come si vede anche dall’ampia disparità in Italia sulla capacità di prevenire e curare alcuni tipi di tumore. Tali criticità si registrano soprattutto in alcune regioni del Centro Sud.

[Osservatorio Nazionale sulla salute nelle Regioni Italiane] Rapporto Osservasalute 2017 – 19.04.2018

Salute:in Italia piu’ consumatori alcol;numero fumatori costante

Salute: cresce consumo antidepressivi; suicidi stabili

Salute: Iss, fallimento Ssn nel ridurre differenze spesa

Tumori: progressi ma piu’ donne con quello polmonare (+1,6%)

Salute: nel 2016 piu’ obesi ma leggero aumento di chi fa sport  

Salute: speranza vita senza limitazioni tra le piu’ basse in Ue

VACCINI. MODESTA MA PROGRESSIVA RIDUZIONE COPERTURA PER OBBLIGATORI

Difficile da digerire, il lavoro duro dei riders bolognesi

Fonte FiomNotizieBologna

 

 

E’ una serata qualsiasi al circolo Arci RitmoLento.  Sono le dieci e mezza e le attività del circolo sono finite. La maggior parte dei frequentatori inizia ad andare verso il letto. Non è raro che vi siano serate in cui il RitmoLento si riempa di riders. Ma chi sono i riders? I riders sono i tradizionali fattorini inquadrati nel nuovo settore del “food-delivery” (consegna del cibo). Quando termina il turno capita che si riuniscano per conoscersi e confrontarsi.

Dall’autunno scorso i riders della città hanno cominciato a incontrarsi periodicamente e organizzarsi sotto il nome di Riders Union Bologna. L’obiettivo? Rivendicare condizioni contrattuali migliori, ottenere diritti e tutele oggi assenti, divenire un punto di riferimento e di mutuo aiuto per i fattorini della gig economy. L’ultima iniziativa è stata lo sciopero inter-piattaforma di venerdì 23 febbraio, mentre era in corso una pesante nevicata. Nemmeno il freddo e il gelo sono riusciti a impedire il corteo in bicicletta per le vie del centro.

Per comprendere bene in quale contesto si inserisca questo sciopero, quali siano le condizioni dei lavoratori del food delivery e la situazione bolognese, è però necessario fare qualche passo indietro. Fin dall’ inizio del 2016 il settore del food delivery a Bologna era interamente occupato da un’unica piattaforma online che copriva la stragrande maggioranza dei ristoratori bolognesi, PizzaBo, e la cui unica funzione era quella di offrire uno spazio virtuale di incontro tra domanda e offerta. Ogni pizzeria gestiva la consegna degli ordini autonomamente, tramite i propri fattorini. Nel 2016 PizzaBo è stata venduta a Justeat, un colosso mondiale del food delivery. Da quel momento abbiamo assistito a una progressiva invasione di altre compagnie internazionali del settore; una invasione che si è accompagnata a una proliferazione di ristoranti e pizzerie, tanto che Bologna è ormai definita “city of food”(città del cibo).

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E’ disponibile in rete il magazine Lavoro e Salute, marzo 2018

E’ disponibile in rete il magazine Lavoro e Salute, marzo 2018
Anche in questo numero del periodico diretto da Franco Cilenti molti articoli e documenti importanti per comprendere e contrastare l’attacco mortale cui è sottoposto il Servizio Sanitario Nazionale.

LAVORO & SALUTE MARZO 2018 ( PDF . 56 PAGINE)

 

 

 

La salute nelle carceri

I risultati del progetto CCM di monitoraggio di alcune patologie croniche, per individuare i fattori di rischio e il possibile effetto negativo di fattori microclimatici e ambientali.

Il nuovo volume della Collana Dossier presenta i risultati del progetto “La presa in carico del paziente affetto da patologie complesse negli istituti penitenziari: profili epidemiologici e contesto ambientale”; il progetto è stato finanziato dal Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (CCM) del Ministero della salute e ha coinvolto nel periodo 2013-2015 le Regioni Emilia-Romagna (capofila), Toscana, Lombardia e Calabria per un totale di 19 Istituti penitenziari, in collaborazione con il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria.

Il lavoro ha monitorato per un anno l’andamento di alcune patologie croniche nella popolazione degli istituti penitenziari, con l’obiettivo di individuare la presenza di eventuali fattori di rischio e il possibile effetto negativo di fattori microclimatici e ambientali (calore, freddo, microclima, inquinamento indoor).

In sintesi le evidenze principali che sono emerse dallo studio sono:

  • il carcere è anche un problema di sanità pubblica: fumo, sedentarietà, mancanza di lavoro, disagio sono le costanti ambientali di una situazione che non può produrre salute;
  • la sanità può avere un ruolo attivo nel sostenere la persona detenuta affinché il periodo trascorso nell’istituto possa diventare una occasione di riflessione sulle proprie condizioni di salute e sulla possibilità di modificare abitudini e stili di vita;
  • è necessario lavorare per migliorare l’offerta sanitaria e una più favorevole organizzazione penitenziaria.

vai al Dossier n. 263

 

REPORT ON WORK MURDERS RAPPORTO SUI RISCHI PER LA SALUTE E LA SICUREZZA NEL LAVORO IN TURCHIA

 

 

RITENIAMO OPPORTUNO PUBBLICARE QUESTO RAPPORTO DELL’OSSERVATORIO HEALTH AND SAFETY LABOR WATCH SULLO STATO DELL’ARTE DELLE CONDIZIONI DI LAVORO IN TURCHIA. LA MANCANZA DI DEMOCRAZIA IN RAGIONE ANCHE DELLO STATO D’EMERGENZA VOLUTO DAL GOVERNO ERDOGAN STA NEI FATTI IMPEDENDO ANCHE LE PIU’ NORMALI INIZIATIVE SINDACALI PER LA TUTELA DELL’INCOLUMITA’ FISICA DEI LAVORATORI. EDITOR

FONTE : DISK – CONFEDERAZIONE DEI SINDACATI PROGRESSISTI TURCHI
http://disk.org.tr/2018/03/report-on-work-murders-2/

REPORT ON WORK MURDERS
RAPPORTO SUI RISCHI PER LA SALUTE E LA SICUREZZA NEL LAVORO IN TURCHIA
in News / on 7 Mart 2018 alle 12:17 /

( Traduzione svolta con il supporto di Google Translator .)

Health and Safety Labor Watch * ha pubblicato il suo rapporto del 2017: almeno 2.000 lavoratori sono stati uccisi nel 2017!

Fevzi aveva 46 anni e fu sepolto sotto la polpa di carbone nel livello -460 di una fossa di carbone del TTK Karadon … Non vogliamo morire al lavoro …

Şahin aveva 10 anni e cadde nelle acque del Goldenhorn mentre vendeva corone di fiori ai turisti nel mercato di Perşembe …

Nadide aveva 43 anni e fu retrocessa per inadeguata esibizione dalla banca per cui lavorava. Non poteva obiettare per paura di perdere il lavoro e aveva un’emorragia cerebrale …

Mustafa aveva 65 anni e cadde in un pozzo dell’ascensore mentre lavorava al quarto piano di un cantiere di Atakum …

Kadir aveva 18 anni e morì di shock elettrico mentre lavorava per una linea di trasmissione di energia a Beykoz …

Nildanur era una ragazza di 13 anni che venne a Hendek da Kızıltepe al lavoro e morì quando il trattore che trasportava i lavoratori nei giardini di nocciole rotolò su un fossato lungo la strada …

Abdullah era un lavoratore siriano caduto in un deposito di rifiuti di plastica …

Selahattin era un insegnante di studi sociali di 23 anni che non era stato nominato. Si è suicidato, lasciando una nota che diceva: “Ho perso la speranza e la luce” …

Ricordiamo tutti i lavoratori che abbiamo perso per gli omicidi legati al lavoro nella persona dei nostri amici di cui sopra, e promettiamo di lottare per un paese in cui gli omicidi sul lavoro non ci sono più.

Omicidi legati al lavoro nel 2017

Durante l’amministrazione dell’AKP, in cui la precarietà divenne l’ordine corrente del lavoro e della vita proletaria, circa 20-50 mila lavoratori persero la vita per omicidi legati al lavoro. Condizioni di lavoro precarie, flessibili e irregolari sono state aggravate e rese popolari dallo stato di emergenza e dai decreti legislativi. Il risultato è ovvio! Solo nel 2017, i oltre 2000 lavoratori hanno perso la vita per omicidi legati al lavoro. I dati sull’omicidio professionale a cui potremmo accedere per lo più consistono in eventi improvvisi etichettati come “incidenti sul lavoro” nella legislazione. Secondo il database dell’ILO, il rapporto tra “morti per infortuni sul lavoro” e “decessi correlati a malattie professionali” è compreso tra 1 e 6. (A quel tasso, in base ai dati dell’OIL) in Turchia, almeno 12.000 lavoratori potrebbero essere morti dalle malattie legate al lavoro nel 2017, anche se le malattie legate al lavoro sono solo la punta dell’iceberg.

I dati relativi al 2006 lavoratori per settore, causa di morte, sesso, fascia d’età e città sono i seguenti:

116 donne e 1890 lavoratori maschi.
60 bambini lavoratori, di cui 18 hanno meno di 15 anni.
88 lavoratori immigrati / rifugiati, per lo più siriani.
230 lavoratori a Istanbul, 93 lavoratori a Smirne, 88 a Bursa, 79 lavoratori ad Antalya, 72 lavoratori a Konya, 71 lavoratori a Kocaeli, 67 lavoratori ad Ankara, 65 a Manisa, 62 lavoratori ad Adana e 52 lavoratori a Denizli hanno perso la loro vite.
453 lavoratori erano nel settore delle costruzioni, 385 nell’agricoltura, 272 nel settore dei trasporti, 154 nel commercio / uffici, 116 nei lavori in metallo, 93 nel settore minerario, 89 erano lavoratori municipali e 65 nel settore energetico.
446 morirono di incidenti stradali / di servizio, 347 furono schiacciati / sepolti nei relitti, 317 caddero dalle alte sfere, 183 avevano infarto / emorragia cerebrale, 164 furono vittime di violenze e 135 morirono di shock elettrico.
Sono aumentati i decessi nei settori dei metalli, delle miniere e dell’energia. Riteniamo che il motivo dell’aumento sia lo stato di emergenza e i decreti statutari, che hanno reso impossibile per i lavoratori, anche i lavoratori organizzati, difendere i loro diritti. Le seguenti parole del presidente Erdoğan del suo discorso ai datori di lavoro non sono state vane: “Usiamo lo stato di emergenza per l’intervento in luoghi dove c’è una minaccia di sciopero.” Per le autorità, la vita dei lavoratori è un dettaglio banale rispetto al capitale accumulazione. Il differimento della legge sulla salute e sicurezza sul lavoro è un indicatore di questa prospettiva.
Una guerra contro i lavoratori nei luoghi di lavoro …

Quale altra guerra provoca la perdita di tanti amici? Chi lavora in lavori pericolosi, in particolare i lavoratori delle miniere, non può uscire di casa senza dire addio alle proprie famiglie. E cosa sentiamo dal potere politico, in particolare dal Presidente, dalla burocrazia e dai padroni? Incidente, destino, destino, natura, comportamenti non sicuri, mancanza di istruzione e così via … Diciamo no a questa mentalità: la causa di questi omicidi è l’economia neoliberale, le politiche occupazionali precarie e la strategia di accumulazione del capitale. Finché la classe operaia è soggetta a queste condizioni di lavoro, la morte è inevitabile!

Un’epidemia nascosta: malattie professionali

Secondo i dati dell’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), ogni anno 160 milioni di persone in tutto il mondo sviluppano malattie legate al lavoro. Ogni anno, 1 milione 950 mila persone perdono la vita a causa di malattie professionali. Queste cifre sono stime piuttosto che malattie diagnosticate dal lavoro o decessi dovuti a malattie professionali.

Ogni anno sono previste da 4 a 12 nuove malattie professionali per ogni mille lavoratori. Ciò significa che circa 120 mila a 360 mila nuovi lavoratori soffrono ogni anno di malattie professionali in Turchia. Sarebbe sicuro dire che il numero annuo di malattie professionali è superiore a 300 mila in Turchia a causa della lunga durata delle ore lavorative medie, dell’occupazione diffusa precaria e flessibile e della pressione aggiuntiva dello stato di emergenza. Tuttavia, i dati più recenti (2016) del Social Security Institution (SSI), un’organizzazione governativa in Turchia, mostrano solo 597 malattie professionali diagnosticate ogni anno.

Secondo i dati dell’OIL, i decessi legati alle malattie professionali sono 5-6 volte più dei decessi legati agli omicidi di lavoro. Dato che almeno  2006 lavoratori sono morti in omicidi legati al lavoro nel 2017, almeno 12 mila lavoratori devono aver perso la vita a causa di malattie professionali in Turchia. Relativamente, i dati ufficiali SSI relativi alle morti annuali dovute a malattie professionali in Turchia possono essere contati con le dita di due mani. Un confronto tra le stime dell’OIL e i dati SSI dimostra che non esiste un sistema diagnostico per le malattie professionali in Turchia. A parte il fatto che ci sono solo tre ospedali che trattano malattie professionali in Turchia, cioè a Istanbul, Ankara e Zonguldak, i lavoratori sono costretti a rimanere riluttanti a essere diagnosticati con malattie professionali a causa della minaccia di disoccupazione, problemi di disabilità e le lunghe procedure legali e burocratiche che seguono la diagnosi di una malattia professionale.

Le malattie del lavoro, proprio come gli omicidi di lavoro, possono essere completamente prevenute solo se i lavoratori hanno il controllo su tutte le fasi dell’organizzazione del lavoro e hanno voce in capitolo nel lavoro che svolgono. Il potere dei lavoratori derivante dalla produzione è l’unico modo per garantire l’adozione di regolamenti per combattere le malattie professionali a favore di lavoratori come il miglioramento dell’attuale sistema diagnostico, fornendo sicurezza legale per prevenire sofferenze ingiuste dei lavoratori fino e dopo la diagnosi, risultati giudiziari e riabilitazione professionale dopo la diagnosi. La lotta organizzata è l’unico modo per ottenere misure preventive e lavorare senza ammalarsi.
La lotta continua e duratura di 7 anni di Labor Health and Safety Watch a Istanbul …

Ogni anno, migliaia di lavoratori si ammalano, diventano disabili o perdono la vita a causa di cause correlate all’ambiente di lavoro o alle condizioni di lavoro. Questi eventi che causano la perdita della salute e della vita dei lavoratori sono in parte registrati come “incidenti sul lavoro” e quasi mai registrati come “malattie professionali”. Anche nei casi di incidenti sul lavoro registrati, il processo di follow-up spesso comporta tentativi di coprire le ragioni e le persone responsabili. Questi incidenti che infliggono gravi danni ai lavoratori dovrebbero essere imprevedibili / non prevenibili per essere qualificati come “incidenti”. Tuttavia, tutti gli incidenti che si verificano nelle miniere, nei cantieri navali, nelle aree di costruzione, negli impianti, negli uffici e nelle classi sono prevedibili e possono essere prevenuti.

La vera ragione per cui i lavoratori diventano disabili, perdono la loro salute psicologica e fisiologica, o perdono la vita sul posto di lavoro è il sistema di produzione capitalista che vede i lavoratori come un mezzo di produzione di plusvalore piuttosto che di esseri umani. Nel sistema capitalista, insieme all’escalation della competizione tra i gruppi di capitale, i datori di lavoro che competono per ridurre i costi tendono a rifuggire dai regolamenti più semplici per garantire la salute e la sicurezza dei lavoratori al costo della vita dei lavoratori in assenza di opposizione sociale. La maggior parte delle industrie tratta i lavoratori come cavie per testare materiali e tecniche di produzione usando questi materiali e tecniche senza identificare completamente il loro impatto sulle persone. Lo stato trascura anche la sua responsabilità di controllo e controllo che è di vitale importanza per i lavoratori, ricorrendo alla scusa delle condizioni di mercato, che sono determinati in linea con gli interessi del capitale, e spesso viola le regole di salute e sicurezza dei lavoratori pubblici ambienti di lavoro. Questo stato di cose ha conseguenze nefaste per la salute pubblica e ambientale. Quindi è una questione di vita o di morte che il potere politico viene tenuto sotto controllo dall’opposizione sociale attraverso l’informazione, l’organizzazione e l’attivazione dal punto di vista dei lavoratori riguardo allo stato delle cose che porta a perdite di vite e salute a cui si può porre rimedio solo una prospettiva umanistica protettiva che lotta.

Come Osservatorio sulla sicurezza e la salute di Istanbul, consideriamo le morti crescenti dei lavoratori non come “incidenti” o “malattie”, ma come deliberati “omicidi”. Questi omicidi non si concluderanno invocando la misericordia del capitale o la responsabilità dello stato; quindi crediamo che i lavoratori nelle diverse fasi della produzione dovrebbero organizzare e proteggere le loro vite all’interno della lotta organizzata. Il nostro Osservatorio, quindi, mira a lottare mano nella mano con tutti i segmenti pro-lavoro, comprese le reti di famiglie di coloro che hanno perso la vita e lavoratori feriti, sindacati e associazioni professionali, verso l’obiettivo di “lavoro umano, vita umana ”.

Il nostro orologio non tollera discriminazioni e discorsi di incitamento all’odio basati sul genere, l’etnia, la razza, le convinzioni o l’orientamento sessuale. Adottando la prospettiva dei lavoratori in tutti gli ambiti della vita, il nostro Osservatorio mira a creare l’istituzione di una politica per la salute e la sicurezza dei lavoratori indipendente da tutti i tipi di gruppi di potere e pressione politici, economici e culturali.

I passi che intendiamo assumere come Istanbul Health and Safety Labor Watch e le nostre urgenti richieste …
Le nostre richieste urgenti sono le seguenti:

1- Non vi è alcun motivo concreto per mantenere lo stato di emergenza. Al contrario, lo stato di emergenza e i decreti legislativi hanno effetti negativi sui diritti dei lavoratori. L’effetto di questo danno sulle condizioni di salute dei lavoratori può essere dimostrato dall’aumento del 10% dei decessi dovuti al lavoro negli ultimi 18 mesi. La richiesta di abolizione dello stato di emergenza in solidarietà con le organizzazioni sindacali è una parte essenziale della lotta per la salute e la sicurezza dei lavoratori.

2- La principale preoccupazione della lotta per la salute e la sicurezza dei lavoratori (HESA) è quella di organizzarsi. Il nostro obiettivo è quello di combinare il nostro lavoro nel campo della produzione di dati con la nostra lotta contro le pratiche di lavoro non sindacali e precarie. Attraverso questi decessi legati al lavoro, miriamo a creare una politica sanitaria che includa tutte le aree della vita di un lavoratore.

3- Sapendo che il 98% dei lavoratori che hanno perso la vita per omicidi legati al lavoro sono stati non sindacalizzati, lotteremo contro le pressioni sul posto di lavoro da parte dei consigli del lavoro, delle legazioni dei lavoratori e dell’unione sindacale, e ci adopereremo per la libertà di organizzazione .

4- Miriamo a richiamare l’attenzione sulle malattie professionali e ad adottare misure su base nazionale e regionale, nonché sulla base delle industrie e dei luoghi di lavoro.

5- Oltre a Istanbul e Kocaeli, puntiamo a istituire HESA Labor Watch in città come Smirne, Ankara e Bursa, dove ci impegneremo a sviluppare politiche specifiche per queste città.

Il 6 e 22-28 aprile sarà proclamato Hesa ​​Labor Week, in alternativa al 4-6 maggio Hesa ​​Labor Week, durante il quale verranno istituite piattaforme per vocalizzare le attuali richieste della classe lavoratrice, invece delle richieste del governo e del capitale.

FERMIAMO GLI OMICIDI ASSOCIATI AL LAVORO!
* Health and Safety Labour Watch (İşçi Sağlığı ve İş Güvenliği Meclisi) is an intra-professional and independent monitoring platform on HESA.

http://www.guvenlicalisma.org – guvenlicalisma@gmail.com

Continua a leggere “REPORT ON WORK MURDERS RAPPORTO SUI RISCHI PER LA SALUTE E LA SICUREZZA NEL LAVORO IN TURCHIA”

La comunità che fa salute. Le microaree di Trieste per l’equità”

Seminario a Trieste il 14-15 giugno: “La   comunità che fa salute. Le microaree di Trieste per l’equità”
L’evento vuole presentare l’esperienza delle microaree di Trieste e i risultati delle 2 ricerche realizzate dal 2016 al 2018, “Valutazione dell’efficacia sanitaria del progetto Microaree” coordinata dal Prof.Fabio Barbone e “Analisi degli effetti sulla salute del capitale sociale generato dall’intervento nelle Microaree” coordinata dal Prof. Giuseppe Costa.
Vuole altresì promuovere un’ampia discussione tra esperti di varie discipline sul modello culturale e metodologico che sottende l’esperienza e la sua eventuale trasferibilità in altri contesti territoriali e un confronto tra esperienze similari locali, nazionali e internazionali in ambito sanitario e sociale.
Ha confermato la propria partecipazione Sir Michael Marmot.
Scarica la locandina preliminare del seminario