La comunità che fa salute. Le microaree di Trieste per l’equità”

Seminario a Trieste il 14-15 giugno: “La   comunità che fa salute. Le microaree di Trieste per l’equità”
L’evento vuole presentare l’esperienza delle microaree di Trieste e i risultati delle 2 ricerche realizzate dal 2016 al 2018, “Valutazione dell’efficacia sanitaria del progetto Microaree” coordinata dal Prof.Fabio Barbone e “Analisi degli effetti sulla salute del capitale sociale generato dall’intervento nelle Microaree” coordinata dal Prof. Giuseppe Costa.
Vuole altresì promuovere un’ampia discussione tra esperti di varie discipline sul modello culturale e metodologico che sottende l’esperienza e la sua eventuale trasferibilità in altri contesti territoriali e un confronto tra esperienze similari locali, nazionali e internazionali in ambito sanitario e sociale.
Ha confermato la propria partecipazione Sir Michael Marmot.
Scarica la locandina preliminare del seminario

Relazione sulla sostenibilità del Sistema Sanitario Nazionale

Relazione sulla sostenibilità del Sistema Sanitario Nazionale
Fonte Snop.it
Un voto unanime su un buon documento

 

Lista d’attesa in sanità, ennesima puntata!

autore Jean Olivier Mallet

I medias riscoprono il tema delle liste di attesa nel SSN italiano. Uno degli argomenti nei discorsi sulla sanità, accanto a quello dei tickets e a quello delle nomine “politiche”regionali dei direttori e dei primari. E ovviamente la malasanità. E il pagamento “sotto banco” di prestazioni complesse o urgenti.
Espressione di disfunzioni reperite da tempo: attorno al 1999, la ministra Rosy Bindi cercava già di governare il doppio esercizio dei medici ospedalieri tra pubblico e privato col l’uso dell’intramoenia. Con risultati variabili.
A fine Novecento, era un luogo comune dell’economia sanitaria che i sistemi sanitari universalistici (“beveridgiani” come nel Nord Europa, nelle Isole britanniche o in Italia ed altri Paesi del Sud-Europa) si regolavano per parte attraverso un razionamento di risorse, di cui le liste d’attesa erano una espressione. Mentre i sistemi sanitari mutualistici “particolaristi-selettivi” (“bismarckiani” come la Francia e la Germania) e liberali (USA) usavano piuttosto lo strumento della compartecipazione (tickets, supplemento di onorari medici…) o di assicurazioni differenziate secondo i bisogni o le tariffe. Oggi i sistemi sanitari si sono mischiati e i primi conoscono anche i tickets, mentre i secondi non ignorano più le liste d’attesa nel settore pubblico o convenzionato. Leggi tutto “Lista d’attesa in sanità, ennesima puntata!”

Cosa può fare il medico per ridurre le disuguaglianze in sanità? La FNOMCeO presenta il Manifesto per l’Equità della Salute

FONTE DORS.IT

Nadia Coggiola, Scuola di specializzazione in Igiene e medicina preventiva, Università degli Studi di Torino

 

Lo scopo è quello di fornire linee guida per indirizzare l’operato del medico e dei sistemi sanitari verso l’eliminazione della disuguaglianza in sanità. Alcune riguardano la formazione, la partecipazione attiva nella condivisione di informazioni ed esperienze e la collaborazione con gli altri settori; ad esse si aggiungono suggerimenti specifici per gli operatori delle cure primarie. L’equità nell’accesso alle cure è principio fondante del nostro Servizio Sanitario Nazionale e informa tutto il Codice di Deontologia Medica. Per esempio, l’articolo 3 prescrive al medico di agire “senza discriminazione alcuna, quali che siano le condizioni istituzionali o sociali nelle quali opera”. L’articolo 5 è dedicato proprio alla Salute Globale, e raccomanda che “Il medico, nel considerare l’ambiente di vita e di lavoro e i livelli di istruzione e di equità sociale quali determinanti fondamentali della salute individuale e collettiva, collabora all’attuazione di idonee politiche educative, di prevenzione e di contrasto alle disuguaglianze alla salute e promuove l’adozione di stili di vita salubri, informando sui principali fattori di rischio”.

Leggi tutto “Cosa può fare il medico per ridurre le disuguaglianze in sanità? La FNOMCeO presenta il Manifesto per l’Equità della Salute”

Adesso l’amianto presenta il conto: in Lombardia previsti 11mila tumori in trent’anni

Al Policlinico il Registro lombardo: non possiamo perdere un solo caso

di GIULIA BONEZZI

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Amianto

Amianto

Milano, 11 gennaio 2017 – Il picco è atteso è atteso nel 2019, quando si prevede che oltre 450 lombardi s’ammaleranno di mesotelioma: il tumore da amianto ha un’incubazione di 40-50 anni, e gli anni ’70 del Novecento sono stati il periodo di maggior uso. Le stime parlano di 11.274 malati al 2029, contati però dal 2000, quando è partito il Registro dei mesoteliomi della Lombardia.

In 18 anni 6.343 casi trattati (ma occorre qualche anno per consolidare i dati), il 30% del totale italiano e, per un tumore raro, casistica rilevante a livello mondiale. Il Registro è al Policlinico di Milano, Padiglione Devoto, nella Clinica del lavoro più antica del mondo (1906). Previsto per legge e solo in teoria finanziato dallo Stato. Tre stanze a pianterreno, pile di fascicoli. «Il mio lavoro è tanta carta: va tenuta per i procedimenti penali, e perché sono dati preziosi, qui facciamo anche ricerca», dice l’epidemiologa Carolina Mensi, responsabile del Registro dal debutto, anche se è assunta dal 2013. Se ne occupa – del Registro che dal 2008 include quello dei tumori professionali delle cavità nasali e dei seni paranasali, e dal 2014 è diventato Cor, Centro operativo regionale che coordina per la Lombardia tutta la ricerca attiva sui tumori a possibile origine professionale – insieme a una segretaria e a una biologa a contratto, pagate coi fondi per la ricerca. Sotto Natale l’epidemiologa era lì ad aggiornare le statistiche e renderle disponibili non solo in ambito scientifico, ma per qualunque cittadino: «Non possiamo permetterci di perdere neppure un caso».

>>>>  L’ARTICOLO PROSEGUE ALLA FONTE : IL GIORNO 

Gentili lettori e lettrici potete scaricare un utile Dossier  sulle diseguaglianze sociali, economiche e culturali in Europa

 

Gentili lettori e lettrici potete scaricare un utile Dossier  sulle diseguaglianze sociali, economiche e culturali in Europa .

Dear reader,
we would like to draw your attention to a new publication that is available as a free download.
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“Inequality is the defining issue of our time”. This is what then US President Barack Obama said about inequality at the end of 2013. Almost half a decade later we unfortunately have to conclude that it still is one of the defining issues of our time and that we have seen the beginning of a political feedback loop. The unresolved inequality challenges amongst other things contributed to the the Brexit vote in the United Kingdom and the election of Donald Trump in the United States.

“Crisi”, “ripresa” e salute: elementi retrospettivi di Jean Olivier Mallet

Con questo articolo di Jean Olivier Mallet si apre su Diario Prevenzione una riflessione sugli effetti che la crisi economica ha prodotto sul patrimonio di salute della popolazione italiana ed europea. Invitiamo a commentare questo articolo e/o ad inviare alla redazione contributi ed articoli. Editor

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“Crisi”, “ripresa” e salute: elementi retrospettivi.
di Jean Olivier Mallet

L’impatto della crisi economica decennale 2007-2017 sulla salute pubblica (direttamente e attraverso la pressione sul sistema sanitario) a lungo non è stato un punto focale dell’attenzione mediatica ne della ricerca. E’ vero che il divario tra Nord e Sud in Europa non ha favorito l’omogeneità degli sguardi. In un Paese come la Francia, la tematica della crisi è stata forte negli anni 2008-2009, prima di essere rimossa a causa della resistenza del Welfare e delle politiche pubbliche effettive a lungo meno incisive in termini di “riforme strutturali”. Anzi medias e politici si sono spesso di nuovo interessati alle discriminazioni (genere, etnia, orientamento sessuale, disabilità) più che non alle disuguaglianze (sociali), che ovviamente interferiscono con loro. Solo a giugno 2017, il periodico trimestrale Actualité et Dossier en Santé publique (del Haut Comité de Santé publique, comitato consultivo presso il Ministero della Sanità) dedica un numero intero a “Crise économique et santé”. Il secondo biennio della presidenza Hollande e quella Macron con politiche thatcheriane d’urto stanno rilanciando solo ora il tema di una crisi forse più sociale che non economica. Nel numero di dicembre 2014 della Chronique internationale de l’IRES dedicata all’impatto della crisi sulla scuola e la sanità, colpisce l’opposizione tra le politiche di privatizzazione e precarizzazione “di ordinaria amministrazione” in Germania e la violenza delle stesse “riforme strutturali” smantellando velocemente servizi territoriali ed ospedali in Portogallo e in Grecia.

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Primo Annuncio: Meeting Nazionale SIPS 2018

FONTE ASL FROSINONE

VI Meeting Nazionale SIPS – Primo annuncio – Milano 2018

Rigenerare territori, contesti, professioni.
Persone, organizzazioni, istituzioni, reti
per la promozione della salute

VI Meeting Nazionale
Società Italiana per la Promozione della Salute

Milano 1-2 Ottobre 2018
(sede da definire)

La promozione della salute è il processo che consente alle persone di esercitare un maggiore controllo sulla propria salute e di migliorarla. (Ottawa Charter for Health Promotion. WHO, Geneva, 1986)

La promozione della salute rappresenta un processo sociale e politico globale, che non comprende solo azioni volte a rafforzare le abilità e le capacità dei singoli individui, ma anche azioni volte a modificare le condizioni sociali, ambientali ed economiche, in modo da attenuare il loro impatto sulla salute del singolo e della collettività. La promozione della salute è il processo che consente alle persone di esercitare un maggiore controllo sui determinanti di salute e, quindi, di migliorare la propria salute. La partecipazione è fondamentale per supportare le azioni di promozione della salute (OMS, 1988, Health Promotion Glossary – traduzione italiana a cura del Dors) Leggi tutto “Primo Annuncio: Meeting Nazionale SIPS 2018”

Eurostat: il 16% degli italiani non ha i soldi per scaldare adeguatamente la propria abitazione, quasi il doppio della media UE. Salute a rischio per anziani, neonati, malati cronici e disabili 

 

Vivere in una casa fredda oltre che essere disagevole mette anche a rischio la salute. E per gli italiani la situazione sembra peggiorata: nel 2006 in difficoltà a riscaldare la casa era infatti “solo” il 10,4% della popolazione. In Europa dati molto diversi da un Paese all’altro con una media dell’8,7% in progressivo miglioramento dopo il picco negativo nel 2011 con l’11%. La situazione più grave in Bulgaria (39%), seguita da Lituania e Grecia (29%). In Lussemburgo e Finlandia problema quasi inesistente. 

L’articolo prosegue alla fonte  Quotidiano Sanità 

Inégalités entre les sexes dans les usines d’électronique : les femmes mal rémunérées et exposées à des produits chimiques

Dans ce secteur, les femmes exécutent les tâches les plus basiques et gagnent donc en moyenne 16 % de moins que leurs collègues masculins. De par la division du travail, les femmes sont également exposées à un risque accru pour leur santé, car elles sont davantage en contact avec les produits chimiques du fait qu’elles travaillent sur les lignes. Dans cette image de décembre, deux travailleurs arrivent à une usine d’électronique à la périphérie de la capitale thaïlandaise. Leggi tutto “Inégalités entre les sexes dans les usines d’électronique : les femmes mal rémunérées et exposées à des produits chimiques”

L’Italia per l’equità nella salute

 fonte: disuguaglianzedisalute

Venerdì 1 dicembre la ministra della Salute, Beatrice Lorenzin ha presentato a Roma il rapporto “L’Italia per l’equità nella Salute” realizzato su sua commissione da un gruppo di lavoro dei quattro enti centrali (Inmp, Istituto superiore di sanità, Agenas e Aifa) coordinato da Giuseppe Costa.

Il convegno è iniziato con la proiezione del video “L’Italia per l’equità nelle salute”, che ha introdotto i lavori della giornata.  Il video è disponibile al link https://youtu.be/bn2t78Ah14Q

Di seguito un breve resoconto del contenuto del rapporto e una sintesi delle conclusioni e degli impegni assunti nel corso dell’incontro.

Leggi tutto “L’Italia per l’equità nella salute”

Les inégalités sociales de santé au cœur de la conférence de l’ETUI « Travail et cancer »

fonte: etui.org

20 novembre 2017

« Les lieux de travail doivent être considérés comme des lieux de vie. Ce qu’on n’admettrait pas dans les domaines de la santé des consommateurs et de la protection de l’environnement ne peut être admis sur les lieux de travail ». C’est par ces mots que Laurent Vogel, chercheur à l’Institut syndical européen (ETUI), a conclu la conférence « Travail et cancer » organisée par son organisation les 14 et 15 novembre à Bruxelles.

L’évènement a été marqué par la problématique des inégalités sociales de santé, avec en point d’orgue le témoignage vibrant de trois femmes. Ces ex-ouvrières d’une usine des Pays-Bas produisant du Lycra pour le compte du géant américain de la chimie DuPont ont été exposées à un puissant solvant qui était utilisé pour produire la célèbre fibre synthétique. Leur santé en a été gravement affectée (cancers, problèmes gynécologiques), de même que celle de leurs enfants (mort-nés, fausses-couches, retards mentaux).

Après ces courageux témoignages, Marian Schaapman, qui dirige depuis octobre l’unité Conditions de travail, Santé et Sécurité de l’ETUI, a réitéré la demande syndicale d’inclure les toxiques pour la reproduction dans la directive européenne sur les cancérogènes et les mutagènes au travail, actuellement en cours de révision.

Ce cas néerlandais illustre le phénomène d’invisibilité des maladies professionnelles, qui est d’autant plus inacceptable qu’il touche souvent plus fortement les travailleurs les plus précaires (« travailleurs atypiques », femmes, ouvriers peu qualifiés).

Au cours des deux jours de débats, des chercheurs ont en effet mis en évidence la persistance de ces mécanismes d’oblitération des inégalités sociales de santé. David Gee, professeur à l’université Brunel de Londres, a multiplié les exemples. Avant les années 1950, les travailleurs des usines britanniques de caoutchouc ont, dans l’indifférence générale, été décimés par des cancers de la vessie causés par leur exposition aux amines aromatiques. Dans le cas de l’amiante, le pic d’exposition s’est même produit au cours des deux décennies qui ont suivi la confirmation scientifique des effets cancérogènes de cette fibre.

Une étude sur les coûts des cancers professionnels dans l’Union européenne, commandée par l’ETUI à un bureau d’experts, montre que ce sont les travailleurs manuels qui restent les plus exposés aux cancérogènes. En France, par exemple, 36 % des cas de cancer du poumon, 10% des cancers de la vessie et 10 % des cancers du pharynx sont liés à des expositions professionnelles. Ces localisations sont souvent associées à des cancérogènes bien connus dans la construction et l’industrie (amiante, silice, chrome VI, poussières de bois, hydrocarbures polycycliques aromatiques, etc.).

Longtemps, la réponse des instances européennes à cette catastrophe sanitaire occultée – 100.000 morts par an – n’a pas été à la hauteur. Les choses commencent à évoluer. Voulant redorer son « blason social », et poussée dans le dos par le Parlement, la Commission a abattu un travail considérable ces derniers mois afin d’améliorer la législation européenne sur la protection des travailleurs contre les cancérogènes.

Le processus de révision de la directive Cancérogènes et Mutagènes, totalement paralysé sous les présidences Barroso, doit aboutir à l’horizon 2019, si la Commission tient ses promesses, à l’adoption de 50 valeurs limites d’exposition professionnelles contraignantes.  Les discussions en cours portent sur les niveaux de ces valeurs limites. Si un certain consensus a pu être trouvé ces derniers mois sur certaines substances (chrome VI, poussières de bois durs), des désaccords subsistent sur d’autres.

La valeur limite adoptée pour la silice ne convainc pas les syndicats. L’épidémiologiste américain David Michaels, qui a occupé le poste de Secrétaire d’État adjoint sous l’administration Obama, a fait remarquer qu’elle était le double de celle adoptée aux États-Unis lorsqu’il dirigeait l’OSHA, l’Agence américaine de sécurité et santé au travail.

D’autres cancérogènes divisent les parties prenantes. Les gaz d’échappement des moteurs diesel qui auraient dû faire partie du second lot de cancérogènes soumis à une valeur limite ne figurent finalement pas dans la proposition de directive. Tony Musu, l’expert en risques chimiques de l’ETUI, a rappelé que jusqu’à 19 millions d’Européens y sont exposés sur leur lieu de travail. La représentante de la Commission, Charlotte Grevfors, a laissé entendre que les émissions diesel pourraient faire partie d’un prochain lot.

Plusieurs intervenants ont rappelé que derrière l’apparente neutralité de ces processus d’adoption de valeurs limites se déroule en fait tout un jeu de négociation entre parties aux intérêts divergents. Le sociologue français Emmanuel Henry a expliqué que ces valeurs limites ont toujours été le fruit d’un « compromis social », avec pour enjeu central le nombre de vies humaines qu’une société est prête à sacrifier pour préserver certaines activités économiques.

La représentante du ministère du Travail autrichien Anna Ritzberger-Moser, dont le pays assurera au second semestre 2018 la présidence du conseil de l’UE, a rappelé que l’adoption d’une valeur limite devrait toujours être considérée comme un « point de départ ». Soit, une première étape pouvant conduire à la substitution des cancérogènes sur les lieux de travail.

Il est en effet bon de rappeler que la directive impose aux employeurs, « quand cela est techniquement possible », de remplacer des cancérogènes par des alternatives qui le sont moins ou ne le sont pas du tout.

En savoir plus :

Coinvolgimento della comunità per il contrasto alle disuguaglianze di salute

FONTE : DISEGUAGLIANZEDISALUTE

Quali sono le evidenze di efficacia degli interventi che si pongono l’obiettivo di un coinvolgimento attivo della comunità locale? Come le diverse modalità di attivazione della comunità agiscono sulla salute e sulla riduzione delle disuguaglianze?

Quali sono i meccanismi che possono rafforzare i processi partecipativi? Come tali meccanismi si traducono in rinforzo delle competenze e della capacità delle singole persone di prendere le decisioni più adeguate rispetto a stili di vita e comportamenti salutari? Come la comunità può supportare scelte salutari? Quale il ruolo degli operatori in questi processi? Quali cambiamenti culturali e professionali sono necessari? Questi sono alcuni dei quesiti che hanno dato origine a questo report, che si struttura in due contributi distinti.

Leggi tutto “Coinvolgimento della comunità per il contrasto alle disuguaglianze di salute”