Il vuoto sulla sanità

Fonte: Saluteinternazionale che ringraziamo

Autore : Marco Geddes da Filicaia

Nell’assenza di un adeguato progetto per il futuro della sanità pubblica nei diversi programmi elettorali c’è dell’altro. Non solo e non tanto le colpe passate. C’è un’assenza di pensiero.

Facile affaticabilità, pallore, mancanza di respiro, sono sintomi di anemia sideropenica.  La moria di topi un segno evidente dell’approssimarsi della peste. Costruire il nemico, da parte di un Governo, indica la trasformazione di tale istituzione in un regime.

Da alcuni segni, dall’esame del particolare si può presumere, o intravedere, un problema generale. Mi sono tornate alla mente queste considerazioni di fronte a una serie di sintomi che sembrano predittivi di una sistemica crisi del nostro Servizio sanitario nazionale. Si tratta di alcuni eventi, riportati dalla cronaca quotidiana, occorsi in queste ultime settimane.

Mi riferisco, ad esempio, non tanto alla situazione critica in cui versano molti Pronto Soccorso, ma ai conseguenti provvedimenti che sono stati presi in alcune realtà per tappare, alla meno peggio, tali falle del sistema di emergenza urgenza. Si dirà che sono provvedimenti occasionali, giustificati dalla necessità di mettere in atto, con immediatezza, un qualche rimedio e dalla mancanza di alternative. Forse sarà così, ma proprio per questo sono sintomi dello sfascio in cui, in molte situazioni, ci troviamo; segno evidente di aver, come si suol dire, “raschiato il fondo del barile” in assenza di soluzioni più adeguate e di lunga durata. Continua a leggere “Il vuoto sulla sanità”

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Ucraina, sei mesi dopo: l’impatto della guerra sulla salute

Fonte : Scienza in rete che ringraziamo 

 

Qual è l’impatto complessivo della guerra in Ucraina a sei mesi dal suo inizio? Sul Lancet, lo storico Ed Holt descrive uno scenario che va al di là delle persone morte e ferite e un sistema sanitario sottoposto a uno stress pesantissimo, sebbene in molti casi gli operatori sanitari siano riusciti a mantenere attivi i servizi, mentre l’Oms ha avvertito del rischio di focolai di malattie infettive.

Crediti immagine: Daniele Franchi/Unsplash

Dall’inizio dell’invasione russa il sistema sanitario ucraino, già fragile, è stato sottoposto a pesanti attacchi e stress e la salute delle persone minacciata. Le conseguenze si manterranno a lungo anche dopo la fine della guerra.

«A sei mesi dall’invasione russa del Paese, il 24 febbraio, il sistema sanitario ucraino sta lottando per continuare a fornire servizi a una popolazione sempre più traumatizzata dalla guerra in corso. Secondo le Nazioni Unite al 15 agosto erano 5.514 i civili uccisi e 7.698 i feriti confermati, ma le stesse Nazioni Unite affermano che la cifra reale potrebbe essere molto più alta». Lo scrive lo storico Ed Holt su Lancet nella rubrica World Report del 27 agosto.

Lo scenario complessivo dell’impatto della guerra, tuttavia, va ben al di là del numero delle persone uccise o ferite dal conflitto: bisogna infatti considerare i 7 milioni di sfollati all’interno dell’Ucraina (circa un terzo della popolazione è stata costretta a lasciare la propria casa), i quasi 6 milioni di profughi accolti in Europa (in Italia circa 150.000), ma anche i 13 milioni di persone che, al contrario, sono rimaste bloccate nelle aree colpite. «I danni alle infrastrutture si calcolano in circa 110 miliardi di dollari, comprese le strutture sanitarie deliberatamente prese di mira dalle truppe degli invasori: l’Organizzazione mondiale della sanità ha registrato 445 attacchi alle strutture sanitarie a partire dall’11 agosto, attacchi che hanno causato 86 morti e 105 feriti», continua Holt. Il giovane storico inglese, autore di diversi rapporti sulla situazione dell’Ucraina a partire dall’invasione russa, descrive come i combattimenti hanno devastato l’offerta sanitaria: paesi e città sono rimasti senza ospedali o strutture di assistenza primaria, i medici sono pochi e sovraccarichi di lavoro, c’è carenza di medicinali, molte farmacie sono chiuse in modo permanente e servizi di pronto intervento lottano per raggiungere i pazienti attraverso strade e ponti bombardati. Continua a leggere “Ucraina, sei mesi dopo: l’impatto della guerra sulla salute”

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La Rivista Hesamag 25: Lavoro su strada

Fonte ETUI

Non perdere l’evento: Lancio di HesaMag#25: ‘At work on the road’

Dal cibo che mangiamo a colazione che è stato trasportato in nave o camion, ai pasti consegnati in bicicletta o ai treni e autobus che guidiamo ogni giorno per andare al lavoro, agli aerei prenotati per partire in vacanza, abbiamo potuto vedere quel trasporto i lavoratori erano onnipresenti e più che essenziali per le nostre vite.

In questo dossier speciale, attraverso un’intervista esclusiva, Livia Spera della Federazione Europea dei Lavoratori dei Trasporti (ETF) spiega le sfide ambientali per il settore. Più avanti, gli autisti rumeni esprimono il loro disagio delle condizioni di lavoro e della carenza di manodopera, un argomento in più per combattere il  super sfruttamento dei lavoratori nei paesi dell’Est Europa. La carenza è anche una piaga che colpisce l’intera Europa con ben 400.000 posti di camionisti da riempire sul mercato, come si legge nell’apposito dossier. Non è con salari bassi, condizioni di lavoro deplorevoli e separazione permanente della famiglia che riusciremo ad attirare le giovani generazioni a intraprendere il lavoro on the road.

Dal canto loro, dopo aver dato quasi tutto in mare, i portuali olandesi sognano di andare in pensione in buona salute, cosa che sembra sempre meno possibile e fa rivivere il senso del lavoro se incide gravemente sulla nostra salute. Nell’aria, nonostante la ripresa dell’attività da parte delle aziende low-cost, i diritti dei lavoratori restano disperatamente radicati, mentre i lavoratori francesi combattono contro il lavoro notturno e l’esposizione al rischio di cancro. Infine, nel Regno Unito, le nuove riforme ferroviarie mirano a porre rimedio ai misfatti della privatizzazione, che rimette in discussione la politica di liberalizzazione difesa dall’Unione Europea?

Accomodatevi per questo viaggio esclusivo attraverso la realtà sul campo raccontata attraverso il prisma di trasportatori e sindacalisti dall’Europa.

HesaMag_25_Au travail sur la route-2

Per scaricare il file pdf della Rivista Clicca QUI 

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La pandemia della disuguaglianza By Oxfam International 17 Agosto 2022

 

Articolo già pubblicato da Antropocene che ringraziamo

Fonte: Climate&Capitalism – 03.07.2022

La ricchezza miliardaria è aumentata a dismisura durante la pandemia da Covid-19, grazie alle aziende del settore alimentare, farmaceutico, energetico e tecnologico. Nel frattempo, milioni di persone in tutto il mondo stanno affrontando una crisi del costo della vita a causa dei continui effetti della pandemia e del rapido aumento dei costi dei beni di prima necessità, tra cui cibo ed energia.


Estratti da PROFITING FROM PAIN, un documento informativo pubblicato nel maggio 2022 da Oxfam International.

La ricchezza miliardaria e i profitti aziendali sono saliti a livelli record durante la pandemia da COVID-19, mentre oltre un quarto di miliardo di persone in più potrebbero precipitare verso livelli estremi di povertà nel 2022 a causa del coronavirus, della crescente disuguaglianza globale e dello shock dell’aumento dei prezzi dei generi alimentari sovralimentato dalla guerra in Ucraina. La ricerca di Oxfam ha rilevato che:

I miliardari hanno visto le loro fortune aumentare in 24 mesi tanto quanto in 23 anni.

I miliardari del settore alimentare ed energetico hanno visto le loro fortune aumentare di un miliardo di dollari ogni due giorni. I prezzi del cibo e dell’energia sono aumentati ai livelli più alti degli ultimi decenni. Sono stati creati 62 nuovi miliardari del settore alimentare.

Continua a leggere “La pandemia della disuguaglianza By Oxfam International 17 Agosto 2022”

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La portaerei brasiliana Sao Paulo, dismessa dalla marina, piena d’amianto e altre sostanze tossiche in viaggio dal 4 agosto dal Brasile alla Turchia attraverso l’Atlantico

Fonte SHIPBREKINGPLATFORM 

 

La portaerei Sao Paulo ( fonte wikipedia )

Numerose proteste e appelli di organizzazioni ambientaliste che lanciano l’allarme per i rischi che comporta questo viaggio verso i cantieri turchi dove sarà smantellata.

Le vecchie navi debbono essere smantellate per il riciclaggio dei materiali, ma queste operazioni debbono essere svolte in sicurezza. Lo smantellamento delle navi deve essere fatto con modalità organizzative e strutturali che non mettano a rischio gli addetti a queste operazioni. Lo stesso trasporto per 6000 miglia in mare deve avvenire in sicurezza per evitare danni catastrofici all’ambiente marino.
Pare che questa operazione di esportazione della nave sia avvenuta in contrasto con una ingiunzione della 16a Corte Federale che ordinava di restituire la nave a Rio de Janeiro.
Questo piano di trasferimento di questa potenziale “bomba” ambientale, con assicurazioni scadute, avverrebbe scavalcando le procedure previste di notifica agli stati nelle cui acque territoriali il pericoloso carico passa.
La nave da demolire è costituita, secondo alcuni esperti, da 760 tonnellate di amianto,PCB altre sostanze tossiche. Grande preoccupazione in Turchia al porto di Aliaga dove la nave, partita il giorno 4 agosto dovrebbe arrivare nel cantiere per la demolizione. La vicenda mette in luce la situazione drammatica dei lavoratori dei cantieri di demolizione presenti in Turchia, India e altri paesi asiatici. Secondo le normative internazionali la nave dovrebbe essere riportata nel paese esportatore, il Brasile.

“L’esportazione prevista di questa massiccia nave da guerra tossica ad Aliaga ha innescato una forte reazione da parte di gruppi sindacali e ambientalisti in tutta la Turchia. Chiediamo che la nave venga immediatamente restituita in Brasile. Le leggi ambientali globali che vietano il commercio di rifiuti pericolosi non devono essere aggirate così facilmente. Fino a quando questa nave non potrà essere demolita legalmente e in sicurezza, proprio come sarebbe stata realizzata in Francia, dove è stata costruita, la nostra risposta è un chiaro NO”.
Asli Odman – Academic – Istanbul Health and Safety Labor Watch

 

Per maggiori informazioni vedi il sito NGOSHIPBREAKINGPLATFORM  che descrive le condizioni infernali di lavoro nei cantieri di demolizione .

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“Austerità” per i poveri

Fonte Antropocene.org

 

By Prabhat Patnaik

L’adozione di «due pesi e due misure» da parte del FMI mostra la disumanità intrinseca del capitalismo.


Le vite umane in periferia valgono meno delle vite umane nelle metropoli.

Da oltre due anni, il mondo sta affrontando una pandemia che non si vedeva da un secolo e che ha già causato quindici milioni di vittime secondo l’OMS, senza essere lontanamente vicina alla fine. Questa è una crisi senza precedenti per l’umanità nel suo insieme, che richiede uno sforzo enorme da parte di ogni governo, in particolare i governi dei paesi del Terzo mondo, dove le persone sono particolarmente vulnerabili non solo alla malattia ma anche all’indigenza che essa porta con sé.

Essi devono espandere le strutture ospedaliere, tenere pronti un numero adeguato di letti per i ricoveri, creare strutture per i test, rendere disponibili i vaccini e allestire strutture per la vaccinazione e così via. Inoltre, i governi devono fornire soccorso alla popolazione attraverso trasferimenti e aiuto ai piccoli produttori che rischiano di fallire. Tutto ciò richiede un aumento della spesa da parte dei governi.

Continua a leggere ““Austerità” per i poveri”

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Una sentenza contro le donne

 

Ieri, la Corte Suprema degli Stati Uniti, ha emesso una sentenza che lede alla radice il diritto all’autodeterminazione delle donne di quel paese rispetto alla scelta dell’interruzione di gravidanza, un diritto conquistato nel 1973, nel contesto del movimento di lotta diffuso a livello internazionale. Tantissime le voci di protesta, le petizioni, le manifestazioni.

Qui il link al post  Aborto. Cancellato un pezzo di storia, pubblicato sul sito dell’Associazione Orlando che gestisce il Centro delle donne di Bologna,
https://orlando.women.it/news/aborto-cancellato-un-pezzo-di-storia/

 

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Effetti collaterali della pandemia

Fonte: Saluteinternazionale.info

Alice Fanfani, Silvia Mele e Sophia Papini,

La pandemia da COVID-19 ha avuto notevoli ripercussioni sull’uso dei servizi sanitari di base, in particolare quelli di salute materno-infantile, sia a causa delle restrizioni che del minore afflusso dell’utenza, timorosa di contrarre l’infezione nelle strutture sanitarie.

A gennaio 2022 la popolazione mondiale ha superato gli 8 miliardi di persone. Secondo il PRB (Population Reference Bureau) (1) entro il 2050 potrebbe raggiungere i 10 miliardi con un aumento di circa il 24% rispetto al 2020. Nonostante a livello globale il tasso di fertilità totale (TFR), definito come il numero medio di nascite per donna, sia sceso da 3,2 nel 1990 a 2,3 nel 2020 e la situazione pre-pandemica abbia evidenziato la tendenza ad un ritardo nella gravidanza nei paesi ad alto reddito, la percentuale di nascite da madri adolescenti di età compresa tra 15 e 19 anni è rimasta stabile in molti paesi a basso reddito.In questo quadro si inseriscono i dati OMS che raccontano come nel mondo ogni anno circa 370.000 morti al femminile siano causate da gravidanza mentre più di 8 milioni di morti infantili avvengano proprio nei Paesi a basso e medio reddito prima di aver raggiunto i cinque anni di età. Continua a leggere “Effetti collaterali della pandemia”

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Il rapporto OXFAM sul lavoro in Italia .DISUGUITALIA Ridare valore, potere e dignità al lavoro

Fonte Oxfam Italia

Dalle consegne per l’e-commerce, al cibo sulla nostra tavola, al lavoro domestico: “risultanze visibili” di lavoratori “invisibili”, sfruttati, precarizzati, dai
diritti e dignità profondamente erosi e “valore sociale” scarsamente riconosciuto. Questo rapporto restituisce una fotografia delle moderne forme di sfruttamento lavorativo e di un mercato del lavoro nazionale profondamente
iniquo – con ampi divari territoriali, generazionali e di genere – e che produce strutturalmente povertà. E una riflessione sul senso e sul valore del lavoro e su
come le istituzioni dovrebbero riportare la dignità del lavoro al centro dell’agire politico.

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Per scaricare il file pdf dell’articolo clicca QUI

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CNEL. Convegno: A 30 anni dalla messa al bando dell’amianto. Legge 257/92 

Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL) Giornata mondiale dedicata ai morti sul lavoro . A 30 anni dalla messa al bando dell’amianto. Legge 257/92 

 

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What the invasion of Ukraine means for the IPCC’s latest climate change report

Myles Allen, University of Oxford and Hugh Helferty, Queen’s University, Ontario

The UN’s new IPCC report on the mitigation of climate change says that immediate and deep emissions reductions are needed to limit global warming, along with removing carbon dioxide back out of the air in future. Meanwhile, the world’s governments are urging fossil fuel companies to drill for more oil and gas as fast as possible to make up for sanctions on Russia. What on earth is going on?

The job of the IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) is not to conduct research or to express opinions, but to assess the scientific literature. This primarily means papers accepted in academic journals prior to a cut-off date. In the case of this latest report, that was back in October 2021.

Since then, wholesale prices of most fossil fuels have more than doubled. So, what to make of the IPCC’s conclusions? Does Russia’s invasion of Ukraine make it easier or harder to stop climate change? The answer depends heavily on how you frame the problem.

Using the “emitter responsibility” framing adopted by the IPCC – and hence by almost everyone else, including the world’s governments and corporations – climate change means emitters need to reduce “their” emissions. Vendors of the products that cause those emissions are mere bystanders.

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Rapporto Disuguaglianza 2022

Fonte : Volere La Luna che ringraziamo

Il rapporto qui proposto presenta la sintesi più aggiornata degli sforzi internazionali di ricerca per monitorare le disuguaglianze globali. I dati e le analisi presentati si basano sul lavoro di oltre 100 ricercatori in quattro anni, dislocati in tutti i continenti, che contribuiscono al World Inequality Database (WID.world), gestito dal World Inequality Lab. Questa vasta rete collabora con istituzioni statistiche, autorità fiscali, università e organizzazioni internazionali, per armonizzare, analizzare e diffondere dati comparabili sulla disuguaglianza internazionale.

I dati sono univoci: le disuguaglianze di reddito e di ricchezza contemporanee sono molto grandi. Un individuo adulto medio guadagna PPP € 16.700 (PPP USD 23.380) all’anno nel 2021 e l’adulto medio possiede € 72.900 (USD 102.600). Ma queste medie nascondono ampie disparità tra e all’interno dei paesi. Il 10% più ricco della popolazione mondiale attualmente prende il 52% del reddito globale, mentre la metà più povera della popolazione ne guadagna l’8,5%. In media, un individuo del 10% più ricco della distribuzione del reddito globale guadagna 87.200 € (122.100 USD) all’anno, mentre un individuo della metà più povera della distribuzione del reddito globale guadagna 2.800 € (3.920 USD) all’anno.

Continua a leggere “Rapporto Disuguaglianza 2022”

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Le indicazioni dell’Associazione Italiana di Epidemiologia per la scuola nell’attuale fase pandemica

Riprendiamo da Diseguaglianze di salute che ringraziamo questa pagina di indicazioni di grande utilità rispetto alla gestione del problema scuola in questa fase di pandemia. 

 

La pandemia di COVID-19 ha ripreso vigore. L’incidenza in Italia è in continua ascesa da metà ottobre, soprattutto tra le persone non vaccinate. La crescita dei contagi tra i bambini, in particolare al di sotto dei 12 anni, ha caratterizzato soprattutto la fase iniziale della salita della curva epidemica.

Parallelamente alla campagna vaccinale, che a partire dal 16 dicembre riguarderà anche la fascia di età 5-11 anni, occorre continuare a formulare raccomandazioni per il mantenimento della scuola in sicurezza, per la diagnosi precoce dei casi e per la prevenzione di focolai in setting scolastico.

L’Associazione Italiana di Epidemiologia ha formulato delle raccomandazioni per gestire l’attuale fase pandemica nella scuola per far sì che non si debba ricorrere a chiusure o didattica a distanza che hanno inasprito le disuguaglianze sia negli apprendimenti sia negli abbandoni scolastici.

Per accedere al documento “Le indicazioni dell’AIE per la scuola nell’attuale fase pandemica

Altri articoli sul tema:

La scuola a singhiozzo: quali conseguenze sugli apprendimenti

Sullo stesso tema Dors ha scritto:

Dors | Chiusura delle scuole durante la pandemia: quali conseguenze per bambini e adolescenti?

Dors | La trasmissione del SARS CoV-2 all’interno degli ambienti scolastici: chiudere è efficace?

Dors | Riaprire le scuola in sicurezza durante la pandemia: una mappa di tutte le misure messe in atto

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Gru di un cantiere cade sulla strada a Torino: morti tre operai, passanti feriti

Ringrazio Franco Cilenti  e il Blog Lavoro e Salute . Gino Rubini , editor di Diario Prevenzione.

 

In versione interattiva http://www.blog-lavoroesalute.org/lavoro-e-salute…/

archivio PDF http://www.lavoroesalute.org/

Morti sul lavoro. In via Genova una gru di un cantiere è crollata questa mattina in strada travolgendo gli operai che erano al lavoro sulla piattaforma della stessa macchina. Sono rimasti schiacciati dall’intelaiatura del mezzo. Due dei lavoratori sono rimasti uccisi sul colpo, un terzo è stato portato all’ospedale in codice rosso ed è morto poco dopo: aveva 20 anni. Trasferiti in ospedale anche a tre passanti, che sono stati colpiti nel crollo.

 

La timidezza del governo con le imprese sulla sicurezza sul lavoro

Un Decreto palliativo

Racconti di vite perdute e i problemi posti da chi vive ogni giorno la distanza siderale tra le leggi (riprese verbalmente in dichiarazioni, documenti e convegni) e la realtà imposta dai “datori” che non le considera affatto; dalle considerazioni sul campo di chi ha operato per decenni sulle richieste di intervento nei luoghi di lavoro.

Li abbiamo definiti lavoratori che combattono a “mani nude” la guerra di classe che le imprese private, come gli enti pubblici hanno scatenato in questi decenni con spregiudicatezza e senza remore, fidando del silenzio, a contorno delle leggi rimaste inapplicate, di tutti i governi che si sono alternati negli ultimi 30 anni riducendo senza soluzione di continuità i diritti alla salute dei lavoratori.

Ci siamo chiesti chi è oggi un RLS e lo abbiamo fotografato come una figura ibrida. Un soggetto perennemente tagliato fuori dalle dinamiche imposte dall’esterno, siano esse determinate da accordi regionali e nazionali e siano esse catapultate da fenomeni pandemici.

Lo abbiamo fatto proponendo una lettura legata proprio all’evento pandemico, per riflettere sulla scomparsa del ruolo dei RLS come soggetti protagonisti nella verifica delle condizioni di solitudine in cui si sono trovati ad operare i sanitari, deprivati anche della libertà di parola per denunciare l’ignavia degli ambiti politici e aziendali decisori, mentre siamo di fronte a: aumento dello sfruttamento, bassi salari, incremento della precarietà e della flessibilità, aumento brutale dei ritmi e degli orari, tagli continui (anche nella pandemia) alla sanità, appunto per questo stato di cose ai confini della civiltà del lavoro si dovrebbe ridare poteri di contrapposizione conflittuale a chi si sente di esercitarlo, pena la continua conta di infortuni e di morti sul lavoro, al netto delle malattie professionali che si trasformano negli anni anch’esse in disabilità e morti.

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Cinq facteurs qui rendent les effets des changements climatiques sur les océans dangereux pour notre santé

Les eaux océaniques se sont réchauffées, acidifiées et appauvries en oxygène. De plus, la surpêche et la pollution les affectent.
La Presse Canadienne/Andrew Vaughan

Tiff-Annie Kenny, Université Laval; Malaya Bishop, L’Université d’Ottawa/University of Ottawa et Mélanie Lemire, Université Laval

Les humains entretiennent une relation profonde et complexe avec la mer. Elle leur fournit de la nourriture et des nutriments essentiels, des médicaments et de l’énergie renouvelable. Les gens nagent, surfent et font de la plongée sous-marine dans ce « gym bleu ». Les océans constituent même un élément important des loisirs thérapeutiques, comme la thérapie par le surf pour les anciens combattants et les enfants autistes.

L’économie est également liée à la mer. La pêche, le tourisme, la navigation et le transport maritime génèrent des emplois, des revenus et de la sécurité alimentaire, tout en soutenant la culture et d’autres déterminants sociaux de la santé.

Pour nos ancêtres comme pour nos enfants, diverses cultures humaines ainsi que de nombreux moyens de subsistance et modes de vie sont liés à la mer. Mais l’augmentation des émissions de gaz à effet de serre modifie l’océan et met notre santé en péril.

Les eaux océaniques se réchauffent, s’acidifient et s’appauvrissent en oxygène. Les écosystèmes océaniques, déjà mis à mal par la surpêche et la pollution, risquent de voir leur état empirer. Avec la fonte de la banquise, l’élévation du niveau des mers et la multiplication des phénomènes météorologiques extrêmes, la santé et le bien-être des humains sont désormais confrontés à de nombreuses menaces, qui visent principalement les populations côtières.

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Au Brésil, la désinformation a explosé sous l’ère Bolsonaro. Le coût humain est terrible

Il Presidente del Brasile Jair Bolsonaro ( la foto l’abbiamo tratta da Wikipedia.) 

Autori: 

Patrick White, Université du Québec à Montréal (UQAM) et Eddy Célestin, Universidade Federal da Fronteira Sul (UFFS)

La pandémie de Covid-19 a mis en lumière les lacunes des systèmes de soins de santé du monde entier. Mais elle a aussi stimulé la propagation de la désinformation.

Cette désinformation galopante a eu un impact considérable sur un pays d’Amérique du Sud en particulier : le Brésil. Cette situation est intimement liée à un personnage, en l’occurrence le président Jair Messias Bolsonaro. Depuis son arrivée au pouvoir, et même avant, dès la campagne présidentielle de 2018, la désinformation est devenue de plus en plus présente au pays.

Son domaine de prédilection sont les réseaux sociaux. Certains parlent même d’une épidémie de fausses nouvelles qui se serait emparée du Brésil. La pandémie de Covid-19 a exacerbé le phénomène. Le président Bolsonaro, connu pour son autoritarisme, ses attaques racistes, sexistes, homophobes et ses fausses accusations de corruption, utilise des tactiques de déstabilisation pour décrédibiliser l’approche scientifique dans le combat contre la Covid-19 et la vaccination.

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#fridaysforfuture . Una grande manifestazione per le strade di Berlino

 

Molte decine di migliaia le ragazze e i ragazzi che hanno risposto all’appello dello sciopero per il clima. Alle 12 di questa mattina 24 settembre 2021 nel grande parco di fronte al Bundestag sono arrivati con i loro cartelli scritti a mano, con striscioni, molti sono piccoli, poco più che adolescenti. Hanno gli zaini coi libri di scuola e con le merende, si siedono in circolo nel grande prato in attesa che cominci la manifestazione. Dai loro cartelli scritti a mano si comprende perchè sono lì: ” Fermare il cambiamento climatico, non abbiamo un altro pianeta “, ” Care culture not car cultur”, ” il cambiamento climatico è peggio dei compiti a casa” Molti slogan oltre che in tedesco sono scritti in inglese. Questi adolescenti sanno bene come comunicare con efficacia: si piazzano davanti alle camere di tante televisioni internazionali con i loro cartelli. Il movimento, sia pure liquido, senza strutture organizzative visibili e ossificate, ha una propria organizzazione fluida, efficace, il servizio d’ordine svolto da questi adolescenti è inflessibile con coloro che non portano la mascherina o che non mantengono le distanze.

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Greta Thunberg a Berlino: “Non sono qui per supportare partiti, ma per mobilitare persone”

 

Immagine. Greta Thunberg. European Parliament, CC BY 2.0 , via Wikimedia Commons

Fonte : ilMitte.com che ringraziamo

Le elezioni sono ormai imminenti e Greta Thunberg, leader del movimento mondiale Fridays for future, si prepara a manifestare a Berlino venerdì, 24 settembre. Unendo la sua voce a quella degli attivisti che da settimane chiedono a gran voce che la protezione del clima diventi non solo parte del programma di governo, ma anche la priorità assoluta di chiunque diventi cancelliere.

Greta Thunberg a Berlino: ma non per supportare i Verdi

La manifestazione a cui anche Greta Thunberg parteciperà, ha luogo in occasione di quella che è stata pianificata come una giornata mondiale di azione per chiedere “giustizia climatica”.

Nonostante il suo arrivo quasi coincida con le elezioni federali e cittadine, la famosissima attivista svedese ci tiene a precisare che non sarà nella capitale tedesca per supportare partiti politici, neanche quello di Annalena Baerbock. “Non siamo i lobbisti dei Verdi” ha dichiarato al quotidiano tedesco Tagesspiegel.

“In Germania nessuno tratta la crisi climatica come un’emergenza”

Sempre al Tagesspiegel, Greta Thunberg ha affidato una critica netta all’intero sistema politico tedesco. “In Germania nessun politico e nessun partito trattano la crisi climatica come un’emergenza” ha infatti dichiarato, con particolare riferimento alla “terribile tragedia delle inondazioni avvenute in estate (nella Germania occidentale, ndr)”.

Thunberg ha ribadito che da ogni parte si parla di protezione del clima, ma che allo stesso tempo nessuno vuole realmente smettere di bruciare carbone fino al 2038. Per questa ragione l’attivista svedese ritiene che la Germania, “come quasi tutti gli altri Paesi”, mancherà i suoi obiettivi relativi all’accordo di Parigi sul clima e all’aumento massimo della temperatura a non oltre 1,5 gradi.

L’appello dell’attivista svedese: “Bisogna mobilitare le persone”

Ha inoltre aggiunto che non si tratta di scegliere “il partito giusto”, ma che è “Assolutamente cruciale che le persone vadano alle urne e votino per l’opzione che pensano sia la migliore, o la meno peggio, qualunque sia”.

Thunberg ha infine ribadito che la necessità di un cambiamento immediato “è più grande che mai” e che la politica non è ancora riuscita a uscire dalle pastoie che impediscono una rapida ed efficiente soluzione del problema. “Per questo dobbiamo essere attivi, come cittadini di una democrazia, scendere nelle strade e in questo modo mobilitare le persone“.

 

 

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Sondaggio Eurofound. Vivere, lavorare e COVID-19 (Aggiornamento aprile 2021): la salute mentale e la fiducia diminuiscono in tutta l’UE mentre la pandemia entra in un altro anno

 

Fonte : Eurofound 

Autore/i: Ahrendt, Dafne ; Mascherini, Massimiliano ; Nivakoski, Sanna ; Sándor, Eszter

Risultati chiave:

  • Il benessere mentale ha raggiunto il livello più basso in tutte le fasce d’età dall’inizio della pandemia più di un anno fa. Ciò è particolarmente evidente tra i giovani e coloro che hanno perso il lavoro.
  • Le disuguaglianze esistenti si stanno ampliando a causa dell’impatto sproporzionato della pandemia sui gruppi vulnerabili. I risultati mostrano che le difficoltà a far quadrare i conti sono aumentate significativamente tra coloro che già si trovano in una situazione precaria.
  • La soddisfazione dei cittadini per le misure di sostegno in caso di crisi è diminuita drasticamente, con solo il 12% che ora ritiene che le misure di sostegno siano eque, in calo dal 22% nell’estate 2020. Coloro che ritenevano che ottenere sostegno fosse facile ed efficiente sono scesi anche dal 16% nell’estate 2020 al 10% nella primavera del 2021. Quasi uno su dieci intervistati ha visto respinta una richiesta di sostegno finanziario.
  • La fiducia nelle istituzioni è crollata, in particolare nei governi nazionali, che è scesa da 4,6 nell’estate 2020 a 3,9 nella primavera del 2021. La fiducia nei governi nazionali in tutti gli Stati membri è scesa al di sotto dei livelli registrati all’inizio della pandemia. Anche la fiducia nell’UE è diminuita, ma rimane superiore alla fiducia nei governi nazionali.
  • Oltre un quarto delle persone che vivono in Europa indica un’esitazione verso il vaccino COVID-19, con gli uomini che si rivelano più titubanti (29%) rispetto alle donne (25%). L’esitazione vaccinale è anche fortemente associata a bassi livelli di fiducia e utilizzo dei social media, con paesi che registrano bassi livelli di fiducia nel governo che registrano livelli più elevati di esitazione vaccinale.

Abstract

Il terzo round del sondaggio elettronico di Eurofound, condotto a febbraio e marzo 2021, fa luce sulla situazione sociale ed economica delle persone in tutta Europa dopo quasi un anno intero di convivenza con le restrizioni COVID-19. Questo rapporto analizza i principali risultati e tiene traccia degli sviluppi e delle tendenze in corso nei 27 Stati membri dell’UE da quando il sondaggio è stato lanciato per la prima volta nell’aprile 2020. Individua i problemi emersi nel corso della pandemia, come l’aumento dell’insicurezza del lavoro a causa della minaccia di perdita del lavoro, calo dei livelli di benessere mentale, erosione dei recenti progressi nell’uguaglianza di genere, calo dei livelli di fiducia nei confronti delle istituzioni, deterioramento dell’equilibrio tra lavoro e vita privata e crescita dell’esitazione ai vaccini.

E’ disponibile il testo digitale di questo sondaggio alla fonte  Eurofound 

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La vulnerabilità delle donne straniere

Segnaliamo questo articolo pubblicato dal sito Openpolis

Assumere una prospettiva di genere può essere utile per cogliere la specificità dell’esperienza migratoria femminile. In quanto donne e spesso madri, oltre che straniere, le immigrate sono esposte a particolari vulnerabilità e a peculiari situazioni di marginalizzazione.

La presenza straniera femminile in Italia

Degli stranieri residenti in Italia, più della metà sono donne. Parliamo di circa 2,6 milioni di straniere, ovvero il 51,8% di tutta la popolazione straniera residente.

2.607.959 le donne straniere residenti in Italia nel 2020.In alcuni paesi si è sviluppata, negli anni, una migrazione più marcatamente femminile. È il caso delle nazioni dell’Europa orientale (Romania, Ucraina, Bielorussia), ma anche di quelle del Sud Est asiatico (Filippine, Thailandia). Altre nazionalità immigrate nel nostro paese, invece, hanno una presenza più fortemente maschile. Basti pensare all’Africa o all’Asia meridionale.

Nel 2002, gli stranieri si dividevano piuttosto egualmente tra uomini e donne. A partire dal 2006, invece, si è registrato un lieve ma costante aumento nella presenza femminile fino al 2015, quando in Italia risiedevano 293mila donne in più rispetto agli uomini.

L’ARTICOLO PROSEGUE ALLA FONTE SUL SITO OPENPOLIS 

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Una bussola per il rilancio del Sistema Sanitario Nazionale

a cura di  Mara Grasso  Dors

Fonte : Dors.it che ringraziamo

 

Le distorsioni del Sistema Sanitario Nazionale

 

Il rilancio del Sistema Sanitario Nazionale nel periodo post-pandemia può essere avviato se in possesso di una bussola che orienti. Il convegno on-line (8 aprile) dell’AIS (Associazione Italiana di Sociologia) e della sezione di Sociologia della Medicina e della Salute, con il patrocinio dell’ISS – Istituto Superiore di Sanità, ha offerto questa possibilità di riflessione. In questa occasione, è stato presentato il volume Libro Bianco. Il Servizio Sanitario Nazionale e la pandemia da Covid-19. Problemi e proposte” curato da Giovanna Vicarelli e Guido Giarelli ed edito da Franco Angeli (2020) e che è possibile scaricare liberamente al fondo dell’articolo. Un capitolo, a cura di Marco Ingrossi e Giorgio Osti, è dedicato alla promozione della salute e all’importanza di riformare l’assetto dei servizi socio-sanitari per adottare un approccio salutogenico che si basi sulla educazione e promozione della salute in dialogo anche con i temi dell’ambiente.

Durante il convegno sono state analizzate quattro distorsioni del Sistema Sanitario Nazionale: quella distributiva, relativa alle disuguaglianze sociali di salute; quella culturale, relativa alla medicalizzazione della vita; quella strutturale, relativa al regionalismo differenziato; quella funzionale, relativa all’ospedalcentrismo.

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COVID-19 in Brazil: how Jair Bolsonaro created a calamity

Alfredo Saad Filho, King’s College London and Fernanda Feil, Universidade Federal Fluminense

Brazil has had what is arguably the worst pandemic policy response in the world, driven by its far-right president, Jair Bolsonaro. The president’s choices in handling COVID-19 have triggered an unparalleled tragedy in the country, with potentially catastrophic implications worldwide.

Matters have deteriorated considerably since the emergence of a new and more contagious variant
in the country, known as P1. The death toll in Brazil has been rising relentlessly, reaching 4,250 on April 8 – the highest number of daily fatalities from the disease on Earth.

The health system has collapsed in numerous cities. There, oxygen supplies are rationed, ICU beds are fully occupied, and both staff and equipment are lacking.

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I rischi incalcolabili delle riaperture chieste da Salvini

Autore:  Ivan Cavicchi  ( grazie,  Ivan )

Fonte Il Manifesto che ringraziamo  – ( edizione 20 aprile 2021 )

 

Pandemia. Risulta del tutto discutibile che per rispondere ai sostegni economici che non si è riusciti a mettere in campo, si debba rischiare di rimettere in moto la pandemia, in piena campagna vaccinale e per giunta alla soglia dell’estate

Vorrei provare a dare una definizione politica del “rischio calcolato” in base al quale, come è noto, il governo ha deciso di dare inizio, nella situazione epidemiologica data, alle riaperture.
Parliamo del maggior numero di contagi, di ricoveri e quindi di morti, che possono essere causati da una riapertura probabilmente intempestiva delle attività economiche, decisa da un governo che, sulla base di forte pressioni della piazza e della destra, ha deciso per ragioni di consenso di ignorare le evidenze scientifiche disponibili.

Se i tempi delle riaperture non sono più decisi tenendo conto delle evidenze scientifiche, allora si può dire che il “rischio ragionato” altro non è che il tributo in termini di vite umane che il governo ha deciso di pagare alle ragioni elettorali della destra.

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Salute e Prestazione di Gianni Marchetto

Salute e Prestazione.

Le immagini dei lavoratori e delle lavoratrici di Amazon in sciopero, le descrizioni che fanno della loro condizione di vita nel lavoro in Amazon trasformano queste persone in testimoni privilegiati della nostra epoca. Il loro tempo di vita nel lavoro è regolato da algoritmi che richiedono il loro adattamento passivo a flussi di ordini senza mediazioni e adattamenti, una costrittività mai conosciuta prima , forse, neppure nell’epoca del taylorismo più duro…
La lotta per il governo del tempo è una costante del movimento operaio, dalla lotta per le otto ore ai conflitti sui tempi di lavoro della fase Tempi e Metodi. Le lotte per ritmi e carichi di lavoro tollerabili nelle catene di montaggio negli anni 60 – 80 del secolo scorso come le attuali mobilitazioni dei riders o le lotte dei lavoratori e delle lavoratrici di Amazon hanno un denominatore comune, la soggettività dei lavoratori e delle lavoratrici rispetto alla tutela della propria incolumità e salute.

Ringrazio l’amico Gianni Marchetto per la nota di sintesi che , in base alla sua straordinaria esperienza, ha elaborato illustrando i percorsi cognitivi maturati dai protagonisti nelle lotte per la salute in diverse epoche. Uno strumento utile per conoscere rappresentazioni e codici linguistici che hanno accompagnato nel tempo le lotte per la salute di diverse generazioni. Gino Rubini

SALUTE E PRESTAZIONE di Gianni Marchetto ( 55 pagine. pdf )

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Le quattro “i” di un nuovo contratto socio-ecologico

Dal sito di Etui questo articolo importante come riferimento rispetto a politiche ambientali che siano consonanti con obiettivi sociali di maggiore equità e di superamento delle diseguaglianze: un’equazione difficile da risolvere…. 

FONTE ETUI

Un “contratto socio-ecologico” è apparso come mezzo per progettare congiuntamente le transizioni necessarie per uscire dalle crisi attuali e spostarsi verso paradisi più sicuri. Ma cosa implica questo?

Le sfide della transizione ecologica sono immense. Per affrontarlo è necessario un contratto socio-ecologico . La nozione di “contratto” implica la conclusione di un accordo forte, con una prospettiva a lungo termine, che funzioni per tutte le parti coinvolte. Non può essere un accordo vulnerabile ai capricci della politica quotidiana.

Fondamentalmente, un tale nuovo contratto dovrebbe legare insieme le dimensioni sociale e ambientale della transizione, compreso il modello di business sottostante. Questo è stato il tema di una conferenza organizzata a febbraio dall’Istituto sindacale europeo e dalla Confederazione europea dei sindacati.

Il contratto ha quattro dimensioni, o quattro “i”: idee, interessi, istituzioni e indicatori.

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TOOLDIS, un nuovo strumento operativo per contrastare gli effetti delle disuguaglianze sociali

Questo articolo è stato pubblicato dal sito diseguaglianzedisalute.it. Lo riproduciamo per facilitarne la massima diffusione possibile, ringraziamo l’Autore e il sito.

TOOLDIS è una cassetta degli attrezzi per comprendere meglio il complesso fenomeno delle disuguaglianze di salute nelle regioni italiane, per capire quali fattori di rischio comportamentale hanno un peso maggiore, quali di essi sono più influenzati dalle differenze socio-economiche, quali sono le azioni di promozione e prevenzione della salute caratterizzate da un’esplicita attenzione al contrasto delle disuguaglianze.

Anche in Italia le persone più povere di risorse e competenze si ammalano di più, guariscono di meno e muoiono prima. A questo si aggiungono le disuguaglianze geografiche a svantaggio delle Regioni del Sud e delle Isole, dove più si concentrano povertà e disuguaglianze sociali.

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Vaccini anti Covid, la bio-politica dell’Assessora Moratti: “La ripartizione anche in base al Pil della Regione”.

 

Una dichiarazione di apparente “buon senso” quella della neo Assessora alla Salute della Regione Lombardia. Nella distribuzione delle dosi di vaccino, secondo l’Assessora, bisognerebbe assegnarne rilevanti quote in più alle Regioni che hanno un PIL più elevato, chi produce più ricchezza deve “ripartire” prima. Come alle corse dei cavalli: puntare su chi può vincere.

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Essenziale ma non protetto: lavoratori altamente mobili nell’UE durante la pandemia Covid-19

 

 

La pandemia Covid-19 ha dimostrato che i lavoratori altamente mobili che si spostano frequentemente all’interno o all’esterno dell’Unione europea (UE) sono insostituibili durante una crisi di salute pubblica. Tuttavia, spesso rimangono i meno protetti e i più vulnerabili.

Le misure introdotte per proteggere i lavoratori con normali rapporti di lavoro durante una crisi di salute pubblica potrebbero non raggiungere determinati gruppi di lavoratori altamente mobili. Di conseguenza, possono essere ancora più marginalizzati in tempi di crisi.
Questa situazione è ulteriormente aggravata dal fatto che questi lavoratori sono spesso stranieri nel paese ospitante. Sia i paesi ospitanti che quelli di origine non li proteggono a sufficienza e questa situazione potrebbe essere ancora più pronunciata per i lavoratori di paesi terzi al di fuori dell’UE.

Durante la pandemia Covid-19, la legislazione europea preesistente non è riuscita a proteggere i lavoratori altamente mobili e, finora, anche gli orientamenti e le misure politiche adottate dalla Commissione europea sono falliti.

Per migliorare la protezione dei lavoratori altamente mobili a lungo termine, è necessario raggiungere una convergenza significativa (verso l’alto) degli standard sociali e del diritto del lavoro tra i paesi e per i diversi gruppi di lavoratori. A medio termine, dovrebbe essere creata una rete di sicurezza sociale paneuropea per le situazioni di crisi, tenendo conto delle esigenze dei lavoratori altamente mobili. E a breve termine, dovrebbero essere adottate misure di emergenza mirate che includano standard sia di sostegno che di protezione per questo gruppo di lavoratori, idealmente a livello dell’UE o, se ciò non è possibile, a livello nazionale.

Download della brochure   10 pagine in formato .pdf

 

 

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Rivitalizzare l’attenzione sul disastro globale dell’amianto – registrazione audio pubblicata su SciPod

Fonte Icoh


La sintesi audio del documento “Global Asbestos Disaster” del dott. Jukka Takala et al. è ora disponibile sul canale di comunicazione scientifica SciPod. Link: https://www.scipod.global/revitalising-attention-on-the-global-asbestos-disaster-dr-jukka-takala/ .

Nei paesi sviluppati vi è un’ampia consapevolezza dei pericoli dell’amianto e dei rischi che comporta se scoperto nei nostri ambienti di vita o di lavoro. Potrebbe essere scioccante apprendere che l’amianto provoca ancora circa 255.000 decessi ogni anno in tutto il mondo, con la stragrande maggioranza – l’89% – per esposizione lavorativa. Sebbene l’amianto sia vietato in 55 paesi, è ancora ampiamente utilizzato nei paesi in via di sviluppo e oltre due milioni di tonnellate vengono consumate ogni anno, portando a ciò che descrivono il dottor Jukka Takala, presidente della Commissione internazionale per la salute sul lavoro e un team internazionale di autori come un disastro globale dell’amianto.

Il documento originale “Global Asbestos Disaster” è disponibile all’indirizzo: https://www.mdpi.com/1660-4601/15/5/1000 .

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L’esposizione ad agenti biologici: rapporto europeo – Newsletter medico legale Inca

 

Un nuovo rapporto dell’Agenzia  europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA), per altro disponibile solo nella versione inglese, riassume i risultati di un progetto di vasta portata dedicato all’esposizione agli agenti biologici nei luoghi di lavoro ed agli effetti sulla salute dei lavoratori. Le conclusioni di questo progetti, realizzato prima della pandemia da COVID 19, hanno interessato i settori sensibili, i gruppi vulnerabili, i rischi emergenti ed i sistemi di sorveglianza dei rischi.

L’esposizione ad agenti biologici nei luoghi di lavoro è diffusa ed associata a numerosi problemi di salute, in particolare le malattie infettive, le allergie ed i tumori. Si stima che nella sola Unione europea le malattie infettive di origine professionale provochino ogni anno il decesso di circa 5.000 lavoratori. Il nuovo rapporto di EU-OSHA ha come obiettivo quello di accrescere la sensibilità verso questa problematica e di fornire informazioni affidabili per la realizzazione di efficaci misure di  prevenzione.

Il progetto di ricerca mirava a identificare ed a descrivere le più importanti e significative esposizioni ed il rapporto presenta delle analisi approfondite per cinque settori professionali che sono stati ritenuti particolarmente a rischio:

  • le strutture sanitarie di cura
  • le professioni legate agli animali
  • il trattamento dei rifiuti e delle acque reflue
  • le coltivazioni a campo aperto
  • le professioni che comportano il contatto con i viaggiatori.

Il progetto ha anche preso in considerazione i rischi emergenti , in particolare i batteri multiresistenti e l’aumentata propagazione degli agenti infettivi. In tal modo è stato definito un legame  fra il fenomeno della mondializzazione e la comparsa  della sindrome respiratoria acuta severa (SRAS) come anche con l’epidemia da COVID-19 in Europa. La direttrice esecutiva di EU-OSHA, Christa Sedlatschek, sottolinea l’effetto di queste pandemie nel settore della cura e della salute delle persone: «I  problemi sanitari mondiali mettono i sistemi sanitari sotto una forte pressione e, al di la della fornitura di dispositivi di protezione, si rendono necessarie misure urgenti per la protezione dei lavoratori contro le malattie infettive. La sicurezza e la salute del personale di cura deve divenire una priorità nella situazione di emergenza quale quella della pandemia da COVID-19, che ha dimostrato l’importanza della messa in pratica delle  realizzazione di protezioni giuridiche esistenti».

In tutti i paesi dell’Unione esiste un quadro giuridico di protezione dei lavoratori contro i rischi legati all’esposizione ad agenti biologici pericolosi presenti nei luoghi di lavoro, si tratta di farlo conoscere diffusamente ai lavoratori ma anche a tutte le figure interessate al sistema di prevenzione  e tutela compresi i medici che effettuano le prime diagnosi.

In questa prospettiva il progetto di ricerca ha esaminato ed analizzato i sistemi di sorveglianza delle malattie e delle esposizioni. Il rafforzamento della formazione come anche delle linee di orientamento da fornire ai datori di lavoro ed ai lavoratori contribuiranno del pari ad assicurare una prevenzione più sistematica..

Il progetto di ricerca ha messo in evidenza una mancanza di sensibilizzazione al tema dell’esposizione agli agenti biologici in tutti i settori lavorativi con la sola eccezione delle strutture di cura e dei laboratori.  Esistono, però, gruppi particolarmente esposti quali i giovani, gli addetti alle pulizie. i lavoratori migranti e le donne incinte, questo rende essenziale il miglioramento  dell’accesso all’informazione come anche quello di adottare misure specifiche per proteggere questi gruppi..

Esempi tratti  dagli studi di casi mostrano l’importanza di riconoscere i rischi e di adottare misure collettive per gestirli e controllarli. In Finlandia, per esempio, i servizi di medicina del lavoro hanno sfruttato efficacemente i dati della sorveglianza sanitaria per realizzare  interventi mirati rispetto al problema del polmone degli agricoltori. Queste misure hanno permesso di ridurre la prevalenza delle patologie e di aiutare i lavoratori agricoli che presentavano già problemi di salute.

Il rapporto conclude, inoltre che i settori interessati da esposizioni non intenzionali richiedono orientamenti generali e che diviene cruciale fornire adeguate e pertinenti informazioni ai lavoratori. La gerarchia delle  misure di controllo stabilita dalla direttiva e dalle legislazioni nazionali deve essere assolutamente rispettata e deve essere data priorità  alle misure di protezione collettiva piuttosto che a quelle individuali.

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Medicina di genere non è medicina delle donne.

Fonte Rivista Micron 

Autrice : IRENE SCIURPA

Il corpo dell’uomo è stato sempre considerato il corpo umano per eccellenza e la donna una sua variazione. Un pregiudizio, specialmente in ambito medico, ancora oggi duro a morire. Ma perché? E con quali conseguenze per la salute delle donne? Ne abbiamo parlato con gli esponenti di due importanti centri di ricerca a livello mondiale impegnati su questo fronte.

Per secoli, partendo da Aristotele, si è considerata la donna come una versione in scala ridotta, o peggio, mutilata, dell’uomo. Le ovaie sono state chiamate “testicoli femminili” fino al XVII secolo e stessa sorte è toccata anche all’utero, chiamato invece “scroto femminile”.

Il corpo dell’uomo è stato considerato il corpo umano per eccellenza e la donna una sua variazione e questo pregiudizio, specialmente in ambito medico, è duro a morire.

Uno studio del 2008 pubblicato su ScienceDaily mostra come negli atlanti medici, raccomandati da alcune prestigiose università europee canadesi e americane, su un totale di 16.329 immagini analizzate il corpo maschile, rispetto a quello femminile, veniva utilizzato tre volte più spesso quando si parlava di parti neutre (come un braccio o una gamba) prolungando questo male-bias anche nei medici di domani. Ancora oggi, se ci capita di sfogliare un libro di medicina possiamo notare che le cose non sono cambiate di molto, come ha sottolineato la giornalista del The Guardian Caroline Criado Perez dopo giornate passate nella sezione di medicina di una libreria a Londra.

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Brasile, Covid-19: la nuova normalità del nuovo fascismo

 

foto Pressenza.com

Fonte : Pressenza.com

Autore Paolo D’Aprile

Lo sterminio deliberato di una comunità, un gruppo etnico, un popolo intero, per azione diretta od omissione di determinate azioni che potrebbero impedirlo, non fa più parte di una nefasta ipotesi, di un timore precoce determinato dalle parole proferite in comizi di piazza: lo sterminio genocida è la realtà che respiriamo ogni giorno. E adesso non più solamente attraverso le frasi mille volte usate durante la campagna elettorale come una promessa per risolvere i mali della nazione; ora quelle frasi sono divenute politica di governo, azione di Stato. L’autoritarismo fascistoide della nuova economia imposto da un mercato onnipresente, ci obbliga a leggere le statistiche e i numeri con la tipica indifferenza di chi ormai ha tutto si è abituato.

I mille morti al giorno… (in realtà 1200, 1300, 1400… ogni giorno, dai primi di maggio fino ad oggi) ormai sono una innocua nota a piè di pagina. E quando si fa menzione al termine “genocidio” non è certamente per banalizzare una parola che fa rabbrividire, ma per dire le cose come stanno veramente.

I documenti parlano chiaro: gli organi dello stesso ministero della salute, tre mesi fa avvisavano il nuovo ministro (il terzo dall’inizio della pandemia, un generale dell’esercito), sulla carenza delle sostanze necessarie alla fabbricazione dei medicinali fondamentali per il trattamento del Covid. E non solo: i documenti avvisavano la mancanza cronica di apparecchi e l’assenza di una logistica distributiva nel territorio nazionale di medicinali e materiali. I documenti arrivano alla stampa che incalza il ministro: “i responsabili della organizzazione sanitaria sono i singoli municipi e i singoli stati, non è il governo federale, né tanto meno il ministero della salute”.

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